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AIAC_188 - Trescore Balneario - 2006
Scavi archeologici in estensione preventivi alla lottizzazione residenziale dell’area hanno permesso di ricostruire l’evoluzione dell’area dal primo impianto, nel Neolitico Medio/Recente fino agli inizi del II millennio a.C., quando si conclude la vicenda dell’abitato preistorico.
Con la tarda età del Rame (Cultura del Vaso Campaniforme), l’insediamento esteso nella fascia pedecollinare su due distinti terrazzi, presenta una strutturazione organizzata lungo un asse stradale, eccezionalmente conservato, che attraversa in senso NW-SE l’abitato. La strada, una delle più antiche d’Europa, è conservata con solchi di ruote di carro per una lunghezza di m 16 e presenta un tracciato rettilineo (largh. m 1,60/1,70), delimitata ai lati da una canaletta foderata con piccoli sassi calcarei; è ipotizzabile che le due cabalette costituissero l’alloggiamento di pali orizzontali con funzione di contenimento della massicciata stradale.
Al tracciamento della strada fa seguito la costruzione di due capanne a pianta rettangolare, con perimetro segnato da buchi per palo. Una di esse conserva tre livelli di focolare (358030 B.P., cal. 2.030-1820 a.C.; POZ-15089). Dai piani di calpestio provengono frammenti di bicchiere campaniforme e di ciotola con la classica decorazione.
L’insediamento privo di un’organizzazione spaziale regolare alterna campi coltivati e arati.
La ceramica è in pessimo stato di conservazione mentre l’industria litica è abbondante ed espressiva di tutta la catena operativa di confezionamento.
I livelli campaniformi sono caratterizzati da piccole cuspidi di freccia, sia del tipo con corto peduncolo sia del tipo sessile, a goccia. Nel novero delle fogge ceramiche i bicchieri campaniformi, in ceramica fine di colore arancio o cuoio, appaiono poco rilevanti, con decorazione a motivo angolare a pettine, a bande alterne risparmiate e campite di punti, a banda campita da tratti obliqui.
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AIAC_2348 - Fondo Paviani - 2008
La campagna 2008 nel sito arginato di Fondo Paviani svolta dal Dipartimento di Archeologia dell’Università di Padova nell’ambito del “Progetto Fondo Paviani”, si è svolta su due fronti. Da un lato si sono aperti due settori di scavo in open area in corrispondenza di punti che l’analisi della sezione Est-Ovest effettuata nel corso della campagna 2007 aveva consentito di identificare come punti-chiave per una piena comprensione dei cicli di occupazione del sito e dell’evoluzione del suo sistema di perimetrazione; dall’altro si è proceduto nelle indagini di superficie, sia estendendo il survey regolare, sia intensificando in controlli nelle aree adiacenti.
Il primo settore di scavo (Settore 1), della superficie di 49 m2, è stato aperto a cavallo tra la fronte in interna del grande terrapieno e la fascia presumibilmente occupata dalle strutture abitative più periferiche. Date la complessità e l’importanza delle evidenze archeologiche emerse nell’altro settore (Settore 2) le indagini in quest’area sono ad ogni modo state interrotte subito dopo l’asportazione dei livelli arativi moderni e rinviate. Nonostante ciò si è potuto comunque verificare che i livelli di ultima frequentazione del sito, databili localmente al Bronzo recente evoluto, sono perfettamente conservati. Il dato, benché parziale, riveste un’importanza non secondaria, in quanto indica in maniera assai chiara che, con il passaggio al Bronzo finale, l’organizzazione interna dell’insediamento subì delle trasformazioni di notevole portata. Il Settore 2, di 55 m2, è stato aperto invece in un’area interna del sito, dove, grazie alla presenza di uno spesso deposito alluvionale, i livelli corrispondenti all’ultima fase di vita dell’insediamento non sono stati compromessi dalle arature. Data la complessità della stratigrafia non è stato possibile raggiungere il substrato sterile e l’analisi dei livelli di primo impianto del sito è stata quindi giocoforza rinviata alla campagna 2009.
Ferma restando l’impossibilità di definire le caratteristiche di tale orizzonte abitativo, si è potuto comunque precisare anzitutto che nel corso Bronzo recente evoluto l’area non era occupata da case, ma, data la presenza di un cospicuo numero di focolari e di piani di lavoro in argilla scottata, aveva presumibilmente una funzione di tipo produttivo e, in secondo luogo, che, nel corso del Bronzo finale essa ospitava orti e/o campi. Il survey sistematico, condotto anche in questo caso tramite l’impostazione di un reticolo regolare con quadrati di m. 5x5, ha interessato un’area adiacente a quella indagata nel 2007 per un totale 11.500 m2. Numerosi controlli di superficie sono stati tuttavia effettuati anche in settori contermini. Dal punto di vista cronologico i materiali recuperati si collocano tra la fase di passaggio Bronzo medio 3/Bronzo recente e il Bronzo finale iniziale, il che conferma la correttezza delle datazioni proposte sulla base delle analisi dei materiali della Sezione Est-Ovest 2007. Il risultato più importante del survey è stato tuttavia il recupero di sicuri semifiniti e scarti di lavorazione dei materiali vetrosi e, soprattutto, di ben sedici nuovi frammenti di ceramica figulina di tipo egeo-miceneo.
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AIAC_2348 - Fondo Paviani - 2009
Anche la campagna 2009 nel sito arginato di Fondo Paviani è proceduta sia sul fonte degli scavi in open area, sia su quello de survey.
Per quanto riguarda gli scavi ci si è concentrati nel Settore 2, proseguendo l’indagine stratigrafica dei livelli abitativi esposti nel corso della campagna 2008 e ampliando l’area di intervento verso Est per un totale di 24 m2 (Settore 2.1). L’ampliamento ha avuto la specifica finalità di permettere un riesame della sequenza complessiva alla luce dei dati desunti dallo scavo del Settore 2 e di calibrare quindi le scelte operative future. Data la complessità della stratigrafia, le operazioni di scavo hanno subito forti rallentamenti e anche in questo caso non sì è potuto procedere all’indagine dei livelli riferibili al primo impianto del sito se non in un settore molto limitato dove, tuttavia, si è individuata e scavata una profonda fossa contraddistinta dalla presenza di uno scarico di grandi frammenti di diversi grandi dolii. La prosecuzione dello scavo nel Settore 2 ha consentito ad ogni modo di definire nel dettaglio la sequenza delle diverse strutture pirotecnologiche individuate - nello specifico si è appurato che, pur non essendo tutte perfettamente contemporanee, molte erano tuttavia attive nella stessa fase - e di individuare una nuova complessa struttura, preliminarmente interpretate come una piccola fornace.
Per quanto concerne il Settore 2.1. si è invece giunti alla sola esposizione della testa dei livelli ortivi di Bronzo finale. Il survey sistematico, articolato in tre settori non adiacenti, localizzati sia ad Est sia ad Ovest dell’area indagata nel corso delle campagne 2007 e 2008, ha interessato un superficie complessiva di circa 8.000 m2. Come di consueto, tuttavia, sono stati effettuati anche diversi controlli in aree contermini con obiettivo di razionalizzare gli interventi futuri. Anche nell’ambito del campione di materiali di superficie 2009 recuperati all’interno dell’insediamento non sembrano esservi elementi collocabili prima della fase di transizione Bronzo medio 3/Bronzo recente e dopo il Bronzo finale iniziale, il che contribuisce a rendere sempre più solida la proposta di datazione del range complessivo di vita del sito già avanzata in base all’analisi della Sezione Est-Ovest 2007. Va tuttavia rilevato che tra i materiali pertinenti a un recupero effettuato al di fuori dell’area dell’insediamento, poco oltre il lato meridionale del grande terrapieno di cinta, sono presenti elementi riferibili con certezza al pieno Bronzo medio. Il dato, in linea peraltro con quanto già osservato nell’ambito delle indagini di superficie effettuate con il “Progetto Alto-Medio Polesine/Basso Veronese”, è di notevole importanza. Esso dimostra infatti come l’area fu interessata da una frequentazione abitativa, le cui caratteristiche e la cui entità restano tuttavia ancora da comprendere - anche in una fase anteriore alla fondazione del sito arginato.
Il risultato più importante del survey è stato ad ogni modo il recupero di altri sei nuovi frammenti di ceramica figulina di tipo egeo-miceneo. Grazie all’acquisizione in questione, infatti, quello di Fondo Paviani è diventato il più cospicuo campione di ceramica micenea di tutta la Pianura Padana. Particolare importanza riveste tuttavia anche il recupero di un torques in bronzo che trova puntualissimi confronti nell’ambito della facies nord-occidentale di Canegrate.
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AIAC_2374 - Grotta del Col de la Stria - 2007
La Grotta del Col de la Stria (Mossano, VI) si trova sui Colli Berici, a circa 375m di quota, a pochi metri dalla strada che collega Mossano a Soghe, circa 50 m più a valle della già nota Grotta di Paina.
È costituita da un vano piuttosto grande a pianta pressoché quadrata, caratterizzato da due ampie aperture adiacenti. La si raggiunge anche dal versante occidentale del Col de la Stria attraverso altri tre ingressi che danno accesso ad altrettanti pozzetti. Le campagne di scavo condotte negli anni 2004-2008 hanno restituito numerosi resti della frequentazione della grotta nel Paleolitico superiore da parte dell’Uomo anatomicamente moderno (Homo sapiens) (US1÷US4t1), nel Paleolitico medio da parte dell’Uomo di Neandertal (Homo neanderthalensis) (US4t1base) e da parte di grossi carnivori. Il sito è stato ripetutamente abitato dall’orso delle caverne, utilizzato per il letargo invernale: ciò è dimostrato dai numerosi resti di pasto con tracce dei morsi e dai denti da latte persi dai cuccioli. Due datazioni assolute (effettuate col metodo 14C AMS), una effettuata su una mandibola di megacero e una seconda su un osso con tracce di macellazione, datano l’occupazione antropica dello strato 3b tra 30.304±330 BP e 28.342±160 BP. Le testimonianze della frequentazione umana rinvenute nell’U.S 4, alla base del taglio I, costituite da manufatti litici (probabilmente riferibili all’Aurignaziano) e resti di pasto, sono state datate (col metodo del 14C AMS) a 40.829±450 BP. Da questo stesso strato proviene inoltre un frammento di conchiglia marina, probabilmente utilizzato dall’uomo come oggetto ornamentale. Due carboni di legna, rinvenuti assieme ad un’industria litica di tipo laminare all’interno di U.S 2, datati col metodo del 14C AMS, hanno restituito età di 16.037±100BP e 16.802±90BP.
Il progetto di ricerca intende individuare le modalità di frequentazione del sito e le strategie di sussistenza dell’Uomo anatomicamente moderno nel Paleolitico superiore: ambiente di caccia, aree di approvvigionamento di materiali litici, tecnologia litica e su materie dure animali, inquadramento culturale. I risultati andranno ad integrare le attuali conoscenze sulla frequentazione da parte dell’Uomo dei Colli Berici durante il Paleolitico superiore. Gli scavi precedenti condotti nelle Grotte di Paina, nel Covolo Fortificato di Trene, nelle Grotte e nel Riparo del Broion e, più in generale, nel versante meridionale delle Alpi orientali (Monti Lessini, Altopiano di Asiago, Altopiano del Cansiglio, Val Belluna ecc.).
Nel 2007 i lavori di scavo si sono svolti durante il periodo compreso tra il 16 luglio e il 18 agosto. Si è estesa l’area di scavo di 6 mq in direzione Sud rispetto agli scavi precedenti (campagne 2004-2005). Nei riquadri D1,D2,E1,E2,F1,F2 viene scavato il deposito più superficiale rimaneggiato, posto sopra all’US0 costituita da una conoide di colluvi e pietre di crollo fortemente bioturbata spessa fino a 30 cm. Al suo interno sono state rinvenute 6 schegge di selce e rari resti faunistici. Si è quindi proseguiti con l’asportazione delle unità sottostanti, iniziando con l’ US1a e US1b costituite da un sedimento loessico con scheletro calcareo, spesse rispettivamente fino a 30 cm e 50 cm e anch’esse fortemente bioturbate. L’industria litica è rappresentata da 8 schegge e 2 frammenti di lamelle, scarsa macrofauna e numerosi resti di microfauna. Proseguendo con lo scavo, al tetto dell’US 2, viene individuata una chiazza carboniosa dai contorni definiti. In pianta presenta una morfologia circolare suggerita soprattutto dalla disposizione di alcune pietre, poste attorno alla chiazza carboniosa. Nel corso dello scavo vengono ritrovati 2 manufatti in selce al tetto del sedimento carbonioso di US2: si tratta di una lama e di una grande scheggia con tallone a faccette, entrambe realizzate su selce alloctona del Biancone. Attorno al focolare si mette in luce un orizzonte con cenere, qualche carbone e resti faunistici, denominato US2CL e che rappresenta una paleosuperficie.
L’ultima unità indagata è US2, spessa tra i 5 e i 10 cm, caratterizzata dalla presenza di numerose pietre di crollo di dimensioni decimetriche, contenente numerosi resti di micromammiferi e sporadici macromammiferi e priva di ulteriori evidenze archeologiche.
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AIAC_2374 - Grotta del Col de la Stria - 2008
La campagna di scavo 2008 si è svolta tra il 3 e il 28 giugno, con lo scopo di approfondire lo scavo nell’area indagata nel corso della campagna 2007. La superficie visibile all’inizio della campagna corrispondeva al tetto di US2 base, costituita da loess bruno – giallastro parzialmente bioturbato, contenete una flebile chiazza carboniosa, alcune ossa di piccoli carnivori e abbondanti resti di micromammiferi. Dalla porzione inferiore dello strato provengono 4 microschegge di selce, frammenti diafisari di ossa di mammiferi e un mascellare di marmotta. US2 base Conteneva inoltre concrezioni ferrose e alcuni clasti ocracei. L’US3a successiva è rappresentata da clasti calcarei alterati e arrotondati immersi in una matrice limosa - argillosa bruno scura. Conteneva resti faunistici di un cervide e di altri ungulati e industria litica in selce della Scaglia Rossa e della Scaglia Variegata (un nucleo a lamelle, alcune schegge laminari e abbondante débris). Viene quindi indagata l’US3b contraddistinta dalla presenza di grandi massi caduti dalla volta e dalle pareti della grotta. Sotto al crollo il sedimento diviene limo-sabbioso. La parte superiore di US 3b ha restituito pochi frammenti ossei con superficie lucida (forse ingoiati e digeriti da carnivori), denti di orso, resti di pesce e avifauna. Conteneva inoltre qualche microscheggia di selce, due frammenti di lame in Scaglia Rossa (una a ritocco erto marginale). Dalla base di US3 provengono ossa di carnivori e di erbivori, alcune con tracce antropiche. Tra i micromammiferi sono presenti muridi che indicano ambiente di sottobosco. La sottostante unità indagata è US 4tI che si distingue per la presenza di un orizzonte continuo di pietre e massi di crollo, con reperti faunistici e qualche scheggia di selce. Alla base di quest’ultima unità è posto un orizzonte carbonioso di origine antropica. Tra due strutture di combustione erano posti manufatti in selce di tecnica levallois, attribuibili al Musteriano.
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AIAC_2374 - Grotta del Col de la Stria - 2010
The excavation concentrated on two distinct areas, one close to the centre of the cavity and the other in the eastern sector. The first intervention was undertaken in sectors F8-H8, where in H8 digging stopped at a depth of one metre in correspondence with great collapses within unit 1. In F8 and G8 only unit 0 was investigated (about 50 cm thick), constituted by a fan of clayey and organic detritus which had come from the openings along the western wall of the grotto. The finds comprised glazed and decorated wheel-made pottery and two flint flakes. Below the fan a silty deposit (unit 1) with large collapsed stones, appeared. It was disturbed at its roof by pedological activity. In this sector unit 1 produced the remains of bear, marmot, carnivore, bird and fish bones.
The second intervention was undertaken in sector H 11, where the base rock was reached at a depth of 2.85 m. H 11 is situated by the east wall, between the two main arches providing access to the grotto. The stratigraphy comprises, from the top to bottom, a disturbed deposit (RIM) situated at the roof of a deposit of hill detritus with a clay matrix, above which a surface with an active organic horizon (unit 0) had developed. The archaeological content of unit 0 was represented by finds of historical date (decorated glazed pottery). Below this was a silty deposit with collapsed material (unit 1a and 1b), with aeolian and thermo-clastic elements, rich in bone fragments and with few archaeological finds represented by a lithic industry datable to the Upper Paleolithic period.
The next deposit was mainly sandy (units 2, 2a and 3) presenting corrosive and concretionary phenomena with a mainly thermoclastic and hydraulic contribution. There was no evidence of anthropological activity but the deposit was rich in the skeletal remains of large mammals, above all _Ursus spelaeus_ some still in anatomical connection, _Alces alces_, _Rupicapra rupicapra_, _Megaloceros giganteus_ and _Cervus elaphus_. The deepest units (4, 5, 6 and 6a) constituted an ossiferous breccias with a sandy matrix, partially loosened (in particular at the base) where the matrix is carbonaceous with a doughy consistency. The deposit contained a small number of flint flakes with clear pseudo-retouches dating to the Mousterian period. Also present were a large quantity of large mammal skeletal remains blackened through the absorption of Fe/Mn. These included _Canis lupus_, _Cervus elaphus_, _Bos-Bison_ and _Alces alces_ and _Ursus spealeus_. Where it met the base rock, the breccia, like the roof of the embedding rock, was heavily altered by water corrosion.
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AIAC_249 - Lavagnone - 2005
Gli scavi del bacino torbificato del Lavagnone, intrapresi dal 1989, mirano ad una precisa definizione della cronologia e della tipologia degli abitati, soprattutto del Bronzo Antico.
Nel BA, le strutture abitative emergono come un fitto campo di pali: si distinguono l’impianto delle palificate più antiche (2010-2008±10 BC) del BA IA (Lavagnone 2), e l’abitato su plinti (1984±10-1916±10 BC) del BA I B (Lavagnone 3). I livelli sono caratterizzati da scarichi (prevalentemente ceramiche e resti di pasto) da strutture abitative; notevoli alcuni resti di intrecci vegetali. In corrispondenza di un altro settore, allineamenti di pali (fase Ia: 2080-2067±10 BC e sottofasi Ib/c: 2048, 2032±10 BC) potrebbero verosimilmente costituire una delimitazione del villaggio palafitticolo nel tratto verso la sponda nord-orientale, dove la base del deposito ha restituito resti di una struttura interpretata come una timber trackway, cronologicamente coerente con le strutture palafitticole (impianto 207710 BC; intorno al 2048 e 2010-200810 BC successivi interventi). Al Lavagnone la fondazione dell’abitato, con l’impianto delle palafitte, la realizzazione della trackway e forse di una palizzata, sembra configurarsi come un intervento di pianificazione e organizzazione degli spazi e confermerebbe che, inizialmente, l’opzione di un insediamento spondale venne scartata, privilegiando aree almeno periodicamente esondate.
Il BM è il periodo di maggiore espansione dell’insediamento. Sono stati indagati contesti di BM I in tutti i settori di scavo aperti; è del BM II A una capanna costruita a livello del suolo, con perimetro rettangolare (m 13x6), al cui interno si individua un focolare. L’occupazione durante il BM II B è ancora attestata, tra l’altro, da lembi di strutture presso la sponda nord-orientale e presso il centro del bacino.
Lo studio paleoambientale mostra un passaggio brusco dalla foresta naturale a un paesaggio antropogenico caratterizzato da colture, pascoli, prati e di aree forestate di ridotta estensione.
Dati preliminari sui resti faunistici riferiscono di una minima incidenza di fauna selvatica rispetto a quella domestica (superiore al 90%), con una predominanza di ovi-caprini. La base documentaria è costituita da molto materiale in osso e corno, notevole anche per ciò che riguarda le tracce di lavorazione e uso. (Raffaele C. de Marinis, Marta Rapi)
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AIAC_249 - Lavagnone - 2011
La campagna 2011, svoltasi dall’11 luglio al 5 agosto, ha interessato i settori D ed E.
Il settore D, vicino alla palude al centro del bacino e al punto di prelievo dei carotaggi per indagini paleoambientali, è stato aperto nel 2007 per ottenere un riscontro stratigrafico alla sequenza degli orizzonti distinguibili nelle carote. È un piccolo saggio (m 5x5) ove le operazioni di scavo sono fortemente ostacolate dalla ingente ingressione d’acqua.
Lo scavo ha interessato la parte sommitale del deposito individuando una serie di strati caratterizzati da una lieve pendenza E-W, probabilmente una zona di sponda soggetta ad interventi antropici segnati da apporti ghiaiosi. Le dimensioni dell’area limitano la comprensione degli aspetti strutturali, ma si segnala la consistente presenza di elementi lignei: pali verticali (spesso con testa piegata e spezzata) ed anche legni in giacitura orizzontale, come rilevato asportando US 4012, caratterizzata da un intrico di elementi lignei sovrapposti.
I livelli indagati si riferiscono ad un orizzonte di avanzato Bronzo Medio (BM III), fatto di rilievo nel contesto in esame e nell’intera finestra regionale benacense, dove questo orizzonte è scarsamente documentato attraverso scavi stratigrafici; indicatori cronologici sono un’ascia in bronzo ad alette mediane e alcune ceramiche (tra cui un’ansa con espansione semicircolare e profonda insellatura, un’ansa con appendici coniche laterali ed un’ansa a corna tronche con profonda insellatura).
Il settore E è stato aperto nel 2007 tra i settori A/Perini e C, per raccordarne le sequenze; la campagna 2011 si è limitata alla porzione occidentale del settore e più prossima al settore A (quadr. D-M /19-26, per un totale di 64 mq).
L’intervento ha riguardato livelli interpretabili come stesure antropiche di bonifica, caratterizzate da ciottoli in matrice, di evidente apporto artificiale, e da numerosi reperti tra cui ceramiche frammentate in situ.
Approfondendosi, il deposito assume carattere anaerobico ed infatti è a partire da questa quota che affiorano testate di pali verticali. Si rileva un allineamento nei quadr. D21-23, la cui associazione potrà essere avvalorata con analisi dendrocronologiche.
Dal punto di vista cronologico, si anticipano alcune considerazioni preliminari sui contesti più significativi per quantità di reperti. L’US 3073 corrisponde ad un assemblage caratterizzato dalla prevalenza di anse a corna tronche, riferibile al BM IIA; questo orizzonte era già stato individuato al Lavagnone (settore B), ma il complesso del settore E è più consistente e stratigraficamente affidabile. Il sottostante strato segna una fase di transizione BM IIA/BM I: alle anse a corna tronche si accompagnano tipologie più arcaiche: anse ad ascia, a T; si segnalano un frammento di capeduncola con ansa a flabello (confrontabile con esemplari noti a sud del Po: Chiaravalle della Colomba –PC, La Braglia –RE, o con anse ad ascia tipo Monate-Mercurago, riferibili al BM I) e una parete di biconico con enorme ansa a bottone, elemento finora ritenuto esclusivo del Bronzo antico.
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AIAC_249 - Lavagnone - 2012La campagna 2012 rappresenta la continuazione degli interventi dell’Università degli Studi di Milano, in corso dalle precedenti stagioni; ha interessato i settori D ed E, dove le indagini sono volte alle più recenti fasi di occupazione nel bacino. Gli orizzonti di Bronzo Medio pieno e finale che attualmente emergono nei settori D ed E sono stati finora riscontrati al Lavagnone solo in maniera limitata, da livelli superficiali fortemente erosi presso la sponda nord-occidentale (settore B) e da un piccolo sondaggio di Renato Perini verso la sponda sud-orientale.
Più in generale, anche nell’intera finestra regionale benacense queste fasi sono scarsamente documentate attraverso scavi stratigrafici, pertanto le ricerche in corso possono contribuire ad una più compiuta definizione del quadro del popolamento in ambito gardesano, relativamente alle fasi successive a quelle ben più note della antica età del Bronzo. Il contesto restituisce inoltre reperti culturali che si prestano a stabilire connessioni con il settore padano di _facies_ terramaricola.
Presso il settore D, di m 5x5, il contesto è di tipo anaerobico, fortemente intriso d’acqua per la vicinanza alla palude residuale. L’indagine ha interessato una serie di livelli di matrice limosa torbificata, di colore bruno, ricchi di sfasciume ligneo e, talvolta, con frammenti ceramici al tetto; nella parte più occidentale dell’area di scavo il deposito presenta una pendenza da E verso W e si caratterizza per l’alternanza di strati di sabbia grossolana di colore grigio-giallastro, ricchi di macroresti vegetali (corniolo, ghianda, mora...) e strati limo-sabbiosi. Le condizioni anaerobiche garantiscono l’ottima conservazione di reperti organici e di elementi lignei, molti dei quali riferibili a pali; le loro testate risultano spezzate e fortemente inclinate, quasi orizzontali, mentre la reale inclinazione, di circa 45°, è rilevabile negli strati sottostanti.
L’intervento presso il settore E ha interessato un’area di 64 mq; riguarda l’indagine di una serie di unità stratigrafiche estese, costituite da matrice di limo organico e contraddistinte dall’abbondante presenza di ciottoli; numerosi sono anche i reperti culturali, tra cui ceramiche frammentate in situ e abbondanti resti faunistici. Ad un’interpretazione preliminare è possibile si tratti di stesure antropiche con finalità di bonifica.
Con l’approfondimento dello scavo il deposito volge verso una situazione definitivamente anaerobica ed infatti è a partire dai livelli torbosi, raggiunti a fine campagna, che affiorano le teste di numerosi pali. Gli elementi lignei sono sub-verticali o lievemente inclinati in direzione da S a N e si riferiscono a strutture emergenti dai livelli sottostanti non in fase con le superfici esposte. Si rilevano degli allineamenti paralleli, ma la loro effettiva associazione potrà essere avvalorata solo con un programma di analisi dendrocronologiche di dettaglio.
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AIAC_249 - Lavagnone - 2013
La campagna 2013, che si è svolta dall’8 luglio al 6 agosto, rappresenta la continuazione delle indagini dell’Università degli Studi di Milano – Dipartimento di Beni culturali e ambientali avviate fin dal 2007: esse sono volte alle più recenti fasi di occupazione nel bacino, riferibili alla media età del Bronzo.
Gli scavi interessano i settori D (in comune di Lonato, proprietà Grassi), al centro del bacino, ed il settore E (proprietà civica, in comune di Desenzano), rivolto verso la sponda nord-orientale.
Nel settore D l’indagine si è in particolare concentrata sullo scavo di un deposito cumuliforme (us 4016), interessante per gli abbondantissimi indicatori antropici (numerosi frammenti ceramici pertinenti a unità vascolari ricostruibili, resti faunistici anche calcinati, concentrazioni di semi tra cui corniolo, nocciolo) e per l’indicazione indiretta sulla presenza di strutture d’abitato di tipo sopraelevato che tipicamente si correlano a questo tipo di evidenze.
Del resto, il settore D restituisce resti di palificata ancora _in situ_ e ben conservati, che con l’analisi dendrocronologica si spera possano concorrere alla datazione assoluta di questo complesso.
Il repertorio vascolare si riferisce al Bronzo Medio II A o al Bronzo Medio I, vista la presenza di anse con sopraelevazione del tipo a T, di tipo asciforme e di tazze o ciotole carenate con solcature orizzontali e parallele sul colletto.
Nel settore E l’intervento ha riguardato l’area limitrofa al settore C, dove i lavori erano sospesi dal 2008; anche in questo caso si segnala la presenza di un deposito a cumulo stratificato e formato dall’alternanza di livelli giallastri a matrice sabbiosa e ghiaiosa e di livelli grigio-bruni a matrice limosa, ricchi di resti culturali (us 3099-3100, 3101, 3102); si tratta probabilmente di uno scarico localizzato che, essendo purtroppo al limite dell’area di scavo, è risultato indagabile solo marginalmente.
Le evidenze strutturali sono di complessa lettura ed interpretazione per quanto riguarda gli orizzonti in esame:
nella campagna 2013 si è potuta mettere completamente in luce una serie di stesure di bonifica a ciottoli (us 3073, us 3074, us 3083), che interessano longitudinalmente quasi l’intero settore e che erano state parzialmente scavate nel 2011 e nel 2012.
I livelli indagati restituiscono un quadro culturale tipologicamente omogeneo e caratterizzato dalla prevalenza di anse a corna tronche, riferibile al Bronzo Medio IIA.
La campagna si è svolta con fondi dell’Ateneo. Ha potuto giovarsi del prezioso contributo dei signori Vittorio Benedetti e Sergio Guglielmoni della Squadra Provinciale dell’Associazione Nazionale Alpini di Verona per la fornitura a titolo gratuito delle idrovore.
Si ringrazia inoltre per l’amichevole supporto la signora Maura Grassi, il signor Paolo Pegoraro con la famiglia e l’Azienda agricola Il Serraglio di Desenzano.
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AIAC_886 - Lucone - 2008La campagna di scavo 2008 è durata complessivamente 9 settimane, dal 4 agosto al 3 ottobre. Sulla durata dell’intervento ha particolarmente pesato il tempo necessario alla documentazione, all’asportazione con campionatura degli elementi lignei, in tutto oltre 300, che caratterizzavano i livelli di crollo della struttura più antica.
Lo scavo è consistito nella continuazione dello scavo precedente su tutta l’area e nella documentazione accurata della superficie contrassegnata dagli Elementi Lignei Orizzontali (ELO), appartenenti presumibilmente tutti o in parte al crollo della prima struttura abitativa.
Una volta documentata la superficie, si è proceduto all’asportazione di tutti gli elementi lignei, procedendo secondo un protocollo definito insieme al laboratorio di dendrocronologia e l’esperto paleobotanico. Ogni Elemento Ligneo è stato documentato fotograficamente in sito prima dell’asportazione e poi in seguito a una sommaria pulizia. A questo proposito si è definita una scheda di EL con tutte le informazioni necessarie acquisibili direttamente sullo scavo, soprattutto con le indicazioni dei rapporti fisici tra differenti Elementi Lignei Orizzontali..
Una volta completata questa operazione si sono potuti affrontare i livelli culturali della prima fase abitativa costituiti dallo strato torboso di base, ricco di materiale vegetale (Strato F del 1986, US 5), coperto in alcune zone da lenti di scarico. Tra queste la più estesa è costituita da uno strato di argilla mista a torba di colore giallastro (US 27), caratterizzato al tetto da materiali archeologici in massima parte ceramici, in stato decisamente frammentario.
Questi cumuli di scarico presentano caratteristiche molto diverse rispetto a quelle della fase più recente. Sono infatti molto più estesi, appiattiti e stratigraficamente meno complessi. Probabilmente ciò è legato all’ambiente decisamente più umido.
Si è infine potuto affrontare lo scavo dello strato torboso US 5, estremamente ricco di elementi vegetali, tra i quali si possono annoverare frammenti di corteccia derivanti sia dal degrado dei pali sia dall’opera di scortecciamento effettuata prima della messa in posa. Sono inoltre presenti foglie, rametti, semi, gusci e spighe. Durante lo scavo sono stati rinvenuti, oltre i copiosi resti ceramici, anche numerosi manufatti in legno, come due zappette o pareggiatori di terreno, una zappa a cucchiaio, una mazza e un enigmatico oggetto a ciambella. Presenti anche vari esempi di intrecci in fibra vegetale, probabilmente pertinenti a cesti o gerle, nonché un frammento di tessuto di lino.
Particolarmente interessante una collana intera formata da vaghi di marmo bianco alternati con semi di Staphylea pinnata, detta volgarmente “falso pistacchio”, tutt’oggi usata in alcune zone d’Italia per confezionare rosari.
Immersi nella torba sono stati rinvenute alcune tavole in posizione orizzontale o appoggiate in corrispondenza di canalette scavate nel limo lacustre o poste a coltello o in posizione obliqua e piantate direttamente nei fanghi di fondo. Questi ELO potrebbero appartenere a strutture di contenimento e rafforzamento dei pali. Su una l’eccezionale stato di conservazione, che tra l’altro ha suggerito il suo prelievo per il restauro, ha consentito una veloce datazione dendrocronologica al 2034 a.C. del suo abbattimento. Questa costituisce al momento la più antica datazione disponibile per l’abitato.
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AIAC_886 - Lucone - 2009Nel 2009 si è avviata la terza fase delle nuove ricerche archeologiche al Lucone di Polpenazze. Innanzitutto, col sostegno economico di Regione Lombardia, il Comune di Polpenazze del Garda ha acquistato l’area interessata dagli scavi, costituendo il primo nucleo di quello che nelle intenzioni sarà il Parco Archeologico del Lucone.
Si è provveduto ad ampliare la recinzione dell’area di interesse archeologico e a dotare definitivamente di collegamento elettrico e di acqua corrente il cantiere di scavo. Per agevolare le attività di scavo e per permettere una migliore conservazione delle strutture lignee è stata predisposta una tensostruttura a doppio spiovente, larga 16 m e lunga 20 m. Si è poi realizzato il microrilievo dell’area del Lucone, e in collaborazione con l’Università di Pisa (Prof. Carlo Baroni) sono state avviate prospezioni geomagnetiche e geoelettriche con il duplice scopo di definire l’estensione dell’insediamento e di saggiare queste strumentazioni nell’ambito di siti umidi. In contemporanea con le attività di scavo si sono invece realizzati transetti di carotaggi (alcune campionature sono già state studiate dal punto di vista palinologico da V. Valsecchi: VALSECCHI et alii 2005), ma esse sono state prelevate da un’area prospiciente il Lucone A, purtroppo al di fuori di un progetto multidisciplinare) e trincee esplorative fuori dall’area dell’abitato, in collaborazione con l’IDPA - CNR (dott. Cesare Ravazzi) per intraprendere uno studio ambientale del bacino.
L’intervento del 2009 è nato con l’intento di ampliare l’area di scavo fin qui aperta per comprendere tutti gli interventi fatti dal 1986 a oggi in un unico scavo di forma pressappoco quadrata, in modo da acquisire e standardizzare tutta la precedente documentazione. L’area generale di scavo, comprendente anche i precedenti interventi, misura 14 m x 13 m per un totale di 182 mq.
La campagna di scavo 2009 è durata dal 1 luglio al 12 ottobre, con alcune interruzioni per motivi organizzativi. Naturalmente la prima fase dello scavo è consistita nell’asportazione del terreno agrario (US 1). Sotto l’agrario si è documentata la presenza del già noto strato di limo biancastro, ricco di carbonati, con abbondanti resti malacologici che, seppur per larghi tratti decapato, sigilla tutta la stratigrafia precedente (US 2). Asportato questo strato si evidenzia bene una situazione generale costituita da alcuni grandi cumuli compositi di forma allungata, composti da livelli di differente natura, spesso ricoperti o circondati da lenti con ceramica fortemente frammentata. Nelle zone non occupate da queste grandi strutture di scarico, come ad esempio la fascia meridionale dello scavo, la sequenza stratigrafica è piuttosto uniforme. Predominano strati limosi di colore bruno/grigio (USS 40, 41, 50, 51, 58, 60) formatisi in ambiente più o meno umido, che alternano zone di accumulo di materiali ceramici con aree più libere. In questi livelli, tutti affini all’US 3 del 2007, i materiali ceramici sono maggiormente conservati rispetto a quelli posti nei cumuli di scarico. A volte si tratta di vasi integri o frammentati sul posto e con i pezzi ancora in connessione.
Lo scavo dei livelli archeologici del Lucone ha come al solito restituito una copiosa messe di materiali archeologici spesso in buono stato di conservazione. Si tratta in gran parte di materiali ceramici, ma sono presenti vari oggetti in osso-corno, fayance, selce, pietra e metallo. In alcuni fortunati casi anche da livelli così alti sono documentati oggetti in legno, come un frammento di immanicatura di pugnale.
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AIAC_886 - Lucone - 2010Nel giugno 2010 ha preso inizio la seconda campagna di scavo che ha interessato l’area definita nel 2009, con lavori preliminari di sistemazione del cantiere. Le indagini archeologiche vere e proprio hanno avuto inizio giovedì 1 luglio e si sono concluse il 14 ottobre in occasione della visita dell’ispettore ICOMOS determinata dall’inclusione del Lucone tra i siti della candidatura transnazionale seriale delle “Palafitte dell’arco alpino” presso la Lista del Patrimonio dell’UNESCO. Lo scavo archeologico è stato preponderante nei mesi di luglio e di agosto, mentre nel mese di settembre si è soprattutto curato il censimento delle strutture lignee. La strategia di scavo 2010 era quella di portare in fase tutta l’area del Settore 1, dal momento che nel 2009 si era abbandonata la ricerca nell’area NE per questioni di tempo e forza lavoro. La caratteristica principale di questa zona era la presenza di due grandi “cumuli di scarico” dalla struttura stratigrafica particolarmente complessa. Con questo termine, forse inappropriato, si indicano delle strutture di forma allungata in senso E-W composte da lenti eterogenee, spesso chiaramente definibili butti di materiali di varia natura. Il senso di queste strutture ancora sfugge, dal momento che le loro caratteristiche suggeriscono un’interpretazione più complessa che quella di semplici aree di scarico. Per questo motivo lo scavo di queste strutture è stato svolto a definizione piuttosto elevata con frequente campionamento per sezioni sottili ed analisi polliniche ed antracologiche.
Le due strutture cumuliformi citate sono indicate con le denominazioni complessive di US 84, quella più a nord, e di US 88, quella più a sud, parzialmente scavata nel 2009.
Il cumulo di scarico US 84 occupa tutta la porzione N dell’ampliamento a W del 2009, arrivando quasi a ridosso dell’altro cumulo di scarico già individuato nel 2006 (US 10). Esso è composto da numerose lenti eterogenee che si sovrappongono parzialmente e a volte si interdigitano. Si nota una sorta di stratigrafia orizzontale, con le lenti depostesi in un momento più antico posizionate nella parte più orientale della struttura, quella per intenderci più prossima alla riva dell’antico bacino.
Il cumulo più meridionale (US 88) presenta una struttura simile, ma più semplificata. Lo scavo non è stato ancora ultimato, poiché si è deciso di preservarne un testimone per due scopi. Innanzitutto per fini didattici, per mostrare la struttura di un cumulo di scarico, anche in previsione dell’ispezione UNESCO. In secondo luogo, a fini scientifici, per preservare una parte di cumulo per l’analisi geomorfologica con lo scopo di ricostruire le modalità di formazione dei singoli elementi costitutivi.
Altra situazione riguarda le aree libere dai cumuli di scarico, dove sono presenti i vari strati di limo, più o meno ricchi di fibre vegetali che si sono accumulati intorno ai grandi cumuli di scarico della fase due. Dal momento che questa deposizione in un ambiente che alternava momenti secchi a momenti più umidi è stata progressiva e continua durante l’accrescimento dei cumuli attraverso i butti che li compongono, i livelli esterni spesso si interdigitano con le lenti dei cumuli rendendo la lettura stratigrafica molto complessa. Su tutta l’area di scavo compaiono ormai numerosissimi elementi lignei verticali che sono stati catalogati e inseriti nel database di scavo.
Lo scavo dei livelli archeologici del Lucone ha come al solito restituito una copiosa messe di materiali archeologici spesso in buono stato di conservazione. Si tratta in gran parte di materiali ceramici, ma sono presenti vari oggetti in osso-corno, fayance, selce, pietra, metallo e legno.
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AIAC_886 - Lucone - 2011
Dal luglio all’ottobre 2011 sono riprese le ricerche nel sito palafitticolo D del Lucone di Polpenazze. La nuova campagna di scavo ha soprattutto interessato la parte occidentale del Settore 1, l’area delimitata nel 2009. Lo scavo è stato tenuto in attività fino al 6 ottobre in modo da essere visitabile in corrispondenza del Convegno Internazionale “Le palafitte: ricerca, conservazione, valorizzazione, tenutosi a Desenzano del Garda.
Le finalità di scavo erano di portare tutta l’area al tetto dell’incendio che segnò la fine della prima fase insediativa dell’abitato. Lo scopo è stato solo parzialmente raggiunto poiché si è scoperto che la potenza stratigrafica pertinente alla seconda fase si amplia notevolmente verso il lago, dove le operazioni di scavo sono state spesso rallentate dalla decisa presenza di acqua di falda.
Le ricerche hanno evidenziato la complessità dei fenomeni occorsi tra l’incendio e il crollo delle strutture abitative di prima fase e l’impianto delle strutture della seconda. Lo scavo ha innanzitutto accertato che l’incendio ha coinvolto tutta l’area dell’abitato corrispondente al Settore 1, con l’evidente differenza che, mentre nella parte orientale i livelli corrispondenti a questo evento traumatico hanno andamento suborizzontale piuttosto regolare, nell’area occidentale, quella verso il lago, hanno un andamento irregolare e in alcuni casi formano una specie di sponda, lungo la quale si accumulano elementi lignei orizzontali. Lo scavo accurato di un notevole numero di lenti e lenticelle sovrapposte fa inoltre ipotizzare che le strutture coinvolte dall’incendio non siano crollate completamente durante esso, ma abbiano avuto un degrado successivo, che ha coinvolto elementi strutturali che non si erano completamente bruciati: si tratta di parti di pavimenti in argilla, pareti, materiali lignei ecc., nonché di una notevole quantità di grandi pietre che dovevano avere una funzione strutturale. Questi livelli si sono deposti interdigitandosi con strati di origine naturale, provenienti dallo specchio d’acqua, che hanno contribuito a livellare l’originale morfologia dell’area e a rendere meno evidente il limite spondale. Si è avuta dunque la conferma che durante la fase più antica vi era un maggiore apporto lacustre, con più decisa presenza di acqua nella zona occidentale dell’abitato, mentre nella seconda fase l’area diviene relativamente più asciutta e lo specchio d’acqua si allontana. L’individuazione di vari elementi strutturali in legno consentirà inoltre di avviare alcuni tentativi di ricostruzione degli alzati, dove trovavano spazio sia elementi squadrati e ben lavorati accanto a molti altri utilizzati grezzi ancora con la corteccia.
Lo scavo dei livelli archeologici del Lucone ha come al solito restituito una copiosa messe di materiali archeologici spesso in buono stato di conservazione. Si tratta in gran parte di materiali ceramici, ma sono presenti vari oggetti in osso-corno, fayance, selce, pietra e metallo. Grande interesse rivestono i materiali in legno, tra i quali spiccano un falcetto integro con lame in selce trattenute da mastice, varie immanicature, un tronco cavo e alcuni frullini. Di grande interesse sono poi i dati riguardanti i macroresti vegetali, tra i quali si può citare l’eccezionale rinvenimento di un vaso coinvolto dall’incendio colmo di spighe integre di un cereale ancora poco conosciuto.
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AIAC_886 - Lucone - 2012La campagna 2012 ha interessato i livelli della palafitta della prima fase insediativa a partire da quelli dell’incendio che ha portato alla sua distruzione. Questo evento, che ora possiamo dire con sicurezza coinvolse l’intero areale del settore scavato, determinò il crollo di vari elementi strutturali in legno lavorati che, cadendo direttamente nell’acqua o comunque in un contesto molto umido, si sono conservati e consentono osservazioni piuttosto dettagliate sulla tecnologia delle costruzioni in legno dell’epoca. Sono infatti stati rinvenuti vari elementi appartenenti all’alzato delle case come assicelle forate o un travetto con terminazioni sbiecate e incavo quadrangolare al centro, probabilmente facente parte delle capriate del tetto. Si segnala inoltre la presenza di elementi frammentari di origine edilizia in terracotta, anch’essi frantumati al suolo. Quest’anno è stato infatti individuato un accumulo di blocchetti di argilla o di impasto argilloso con vario grado di cottura. Un numero piuttosto notevole di questi elementi erano cotti in maniera sufficiente da mantenere la forma originaria e presentavano bordi sagomati di varia natura e tracce di incannucciato, nonché impronte di pali verticali. Alcuni poi presentano una caratteristica ricorrente: un bordo appiattito su cui risultano evidenti le impronte di una serie di cannucce parallele. Da alcune osservazioni fatte _in loco_ e dai primi tentativi di rimontaggio, la struttura in argilla scottata sembrerebbe di pianta sub circolare, forse desinente a cupola. Potrebbe trattarsi di una sorta di silos per contenere vettovaglie o un fornetto per la cottura dei cibi.
Insieme agli elementi strutturali l’incendio e il crollo coinvolsero manufatti di varia tipologia e materiale (ceramica, pietra, osso, metallo), spesso in eccezionale stato di conservazione, come un grande vaso di forma biconica, parzialmente frammentato e deformato dall’esposizione al calore, conservante ancora parte del suo contenuto di spighe di cereali.
Questa campagna di scavo è stata poi caratterizzata da un rinvenimento molto particolare: nella parte dello scavo rivolta verso il centro del lago, immediatamente sopra allo strato pertinente all’incendio, è stato rinvenuto un cranio umano, attribuibile per dimensioni e attraverso una sommaria analisi dentaria a un bambino di 3-4 anni. Il cranio, privo di mandibola, è stato rinvenuto in corrispondenza di un sottilissimo livello torboso, sopra a due grandi travi subparallele in giacitura orizzontale. Per una superficie di circa 2 mq l’area risultava coperta da un sottile strato di corteccia di albero (ontano?), che copriva anche il reperto umano. La scoperta riveste naturalmente un’importanza straordinaria, innanzitutto perché si ricollega al tema del culto dei crani in ambito palafitticolo, questione ampiamente dibattuta e scarsamente corredata di dati provenienti da scavi moderni. In secondo luogo il fatto che sia di bambino apre un’altra serie di interrogativi sul trattamento dei subadulti nelle pratiche funerarie. Per le deduzioni finali si rimanda a un momento più avanzato della ricerca.
Le indagini 2012 si sono interrotte, per la stagionale risalita della falda, durante lo scavo degli strati appartenenti al deposito accumulatosi durante la vita della prima fase della palafitta. Operazione che è stata rimandata alla prossima stagione di scavo.
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AIAC_886 - Lucone - 2013
L’annuale campagna di scavo ha consentito definitivamente di raggiungere su tutta l’area del Settore 1 il fondo del lago, dopo aver asportato la parte più antica della stratigrafia.
Di importanza fondamentale sarà ultimare il programma di datazioni dendrocronologiche previsto per tutti gli elementi lignei verticali.
Per le caratteristiche degli elementi lignei verticali del Lucone D, è stato necessario raggiungere il punto di infissione nel fondo del lago per poter operare il campionamento e per fissare definitivamente la posizione del palo; dati che serviranno per la ricostruzione planimetrica del villaggio.
Il campionamento, iniziato quest’anno nell’angolo NE dello scavo, sarà ultimato nella prossima campagna.
Al momento è emersa chiaramente la possibilità di suddividere la vita dell’insediamento nelle seguenti fasi e sottofasi:
1. Fase di impianto (post 2037-4 ± 10 a.C.)
2. Incendio dell’abitato (da datare con precisione)
3. Fase di ristrutturazione (da datare con precisione)
4. Abbandono (post 1967 ± 10 a.C.)
Alle fasi 2 e 3 sono pertinenti differenti fasi di abbattimento di alberi che devono essere ancora correttamente correlate.
Tra la fase di impianto e quella di ristrutturazione l’abitato presenta un ampliamento verso il centro del bacino. Ciò è riscontrato sia nella stratigrafia, poiché nella fascia verso il lago è praticamente assente il deposito pertinente alla prima fase, sia dalla dendrocronologia, che ha mostrato come i pali in assoluto più recenti provengano dalla trincea verso il lago.
Si è deciso di aprire una trincea di circa 11 metri a partire dall’angolo Sud-Ovest dello scavo principale con orientamento verso Ovest, cioè verso il centro del bacino.
Dopo l’asportazione manuale del terreno superficiale agrario (US 1) si è messa in luce la superficie dello strato di matrice carbonatica che sigilla tutto il deposito archeologico (US 2). Durante l’asportazione di quest’ultimo, si è notato che quello strato piuttosto omogeneo, spesso da 15 a 20 cm, e di consistenza friabile tipico dell’area corrispondente all’insediamento, diviene uno strato particolarmente spesso, anche 80/90 cm, procedendo verso il centro del lago, e si suddivide in differenti livelletti. Grazie a queste osservazioni si è potuto finalmente riconoscere con sicurezza questo strato anche nelle sezioni delle trincee precedentemente aperte.
Asportata US 2 si è constatata con chiarezza la grande differenza, dal punto di vista deposizionale, tra l’area all’interno dell’abitato palafitticoloe l’area esterna. Tra i due ambienti ben evidente la presenza di una fascia di passaggio che presenta frequente interdigitazione di livelletti torbosi e di apporti antropici.
Durante lo scavo di questa fascia si è documentata una serie di elementi lignei orizzontali di notevole interesse per la ricostruzione planimetrica del sito. Particolarmente interessanti sono un plinto a racchetta (EL 995) e una trave rinvenuta in posizione orizzontale, forse connessa al plinto (EL 996). Si tratta del primo esemplare di plinto rinvenuto al Lucone D e presuppone una tecnica costruttiva ben testimoniata al Lavagnone di Desenzano nell’orizzonte Lavagnone 3. I due elementi non sembrano in posto, ma riutilizzati in qualche modo in una fase successiva alla loro realizzazione.
Lo scavo ha restituito materiali ceramici, vari oggetti in osso-corno, fayance, selce, pietra e metallo, materiali in legno e in materia deperibile