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AIAC_4468 - Notarchirico - 2023Il sito di Notarchirico (Venosa, Basilicata) presenta un insieme eccezionale di depositi vulcano-sedimentari nei quali sono conservati più livelli di occupazione umana (40’58”08.33 N/15’53”17.70E). Gli scavi di Marcello Piperno negli anni 1980-1990 hanno messo in luce una sequenza stratigrafica di 7 livelli archeologici, i cui depositi sono in gran parte legati all’attività stratovulcanica del Monte Vulture. Questi livelli sono ricchi in fauna e industria litica e alcuni tra essi hanno restituito bifacciali.
In uno dei livelli superiori della sequenza (livello alfa) è stato rinvenuto un femore umano attribuito a Homo heilderbengensis, datato con 40Ar/39Ar, TL, ESR e ESR/U-Th tra 610-675 Ka. Tale datazione è in accordo con i dati desunti dallo studio della fauna e della microfauna che localizzano la sequenza nella fase di Ponte Galeria (Galeriano, inizio del Pleistocene medio). La base della sequenza resta in gran parte sconosciuta, benché alcuni livelli archeologici più antichi fossero stati già individuati con dei sondaggi.
Con la ripresa degli scavi nel 2016, il nuovo progetto multidisciplinare ha lo scopo di precisare la cronologia e le modalità di formazione delle più antiche fasi di occupazione del sito, collocandolo a più di 675.000 anni e rendendolo, ad oggi, il più antico contesto con evidenze dell’Acheuleano di Italia. Lo scopo è osservare l’habitat in cui gli ominidi hanno vissuto nell’Italia meridionale e descrivere il loro comportamento e le modalità di adattamento al cambiamento delle condizioni ambientali in un contesto vulcanico attivo.
Altro obiettivo è stato quello di descrivere più precisamente le strategie degli uomini che vissero in Europa tra 700 e 600 Ka, periodo chiave che corrisponde all’arrivo di un nuovo ominide, Homo heilderbengensis, alla comparsa dei primi bifacciali e ad alcune innovazioni comportamentali, tra cui quelle legate alla gestione del territorio o alla produzione di utensili. L’applicazione delle nuove metodologie allo studio dei materiali archeologici rinvenuti nei nuovi scavi permetterà di chiarire le strategie utilizzate dagli uomini tra 700 e 600 ka in Europa meridionale e di confrontarle con quelle attuate nell’Europa del Nord-Ovest.
La campagna di scavo 2023 ha interessato solo i livelli I1 e I2. L’area di scavo è stata allargata attraverso l’utilizzo di un mezzo meccanico per poter accedere su di un areale maggiore al letto di ciottoli, noto anche come livello I2, datato a 700.000 anni e rappresentante la più antica occupazione del sito. L’obiettivo, oltre ad indagare l’estensione di questo strato è stata anche quella di trovare più reperti. L’area di scavo al termine della campagna sul livello I2 è di 30 metri quadrati. Tra i reperti rinvenuti durante la campagna di scavo si segnala un frammento di zanna di Elephas antiquus e un frammento di osso lungo sempre appartenente ad Elephas antiquus. Nei dintorni di tali reperti sono state rinvenute diverse schegge (di cui alcune ritoccate) in varie litologie di selce (flysch e chert e nodulare), oltre ad altri reperti faunistici prevalentemente frammentati (resti di elefante, cervidi, bovidi, avifauna). Nessun bifacciale è stato finora rinvenuto in I2 e la problematica riguardante possibili tradizioni culturali o attività specifiche svolte nel sito influenzanti l’assenza o la presenza di tali manufatti rimane aperta, rendendo ulteriori indagini fondamentali per la comprensione dell’insieme litico di tale strato. I nuclei rinvenuti sono pochi.
Soltanto un quadrato appartenente a livello I1 è stato scavato durante tale campagna di scavo. I reperti rinvenuti consistono di alcune shcegge in selce e due mandibole appartenenti a cervidi di grandi dimensioni.
Didascalie
Foto 1. Il sito Notarchirico e i livelli di occupazione
Foto 2. Livello I2 datato a 700.000 anni fa con resti di Elephas antiquus su un letto di ciottoli, resti di rive lacustri.