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AIAC_2387 - Coriglia - 2011
La campagna di scavo 2011 si è concentrata nell’indagine di quattro saggi, di cui uno aperto quest’anno.
Nel saggio C, il più settentrionale e vasto, sono stati precisati i termini cronologici del complesso termale, il cui primo impianto è ascrivibile all’età repubblicana per il rinvenimento di terrecotte architettoniche di II-I sec. a.C., per l’analisi delle murature su cui s’imposta l’edificio successivo e le pavimentazioni in cocciopesto più volte restaurate e rialzate. Al periodo seguente (I sec. d.C.) si datano gli affreschi parietali, gli stucchi e alcune lastre Campana decorate ad ovoli e soggetto dionisiaco. Per le terrecotte più antiche è attestato il riutilizzo come laterizi, elemento cronologico importante. Ad una fase più recente, datata con la sigillata africana, va riferita la fornace individuata in C, probabilmente per la produzione di laterizi. Si tratta di una struttura quadrangolare con muri perimetrali a tegole sovrapposte, al centro della quale si colloca il mastio in argilla refrattaria. Purtroppo la morfologia del sito potrebbe aver causato la perdita del muro perimetrale Nord, dilavato verso valle. Nell’ampliamento Est si è verificato che le strutture d’epoca romana poggiano su una allineamenti Nord/Sud di pietre calcaree di medio-grandi dimensioni, poste in opera a secco. Quest’ultime erano coperte da strati terrosi estremamente coerenti databili con la vernice nera, riferendosi pertanto alla frequentazione ellenistica del sito.
Per indagare una nuova area, si è deciso di aprire un nuovo saggio (H, 4 X 5 m), ad Est del saggio C.. Ha consentito di documentare strutture in situ di notevole interesse: la cresta di un muro di più di 90 cm di spessore, orientata Est/Ovest, rasata fino ai livelli di fondazione su banco di argilla naturale, probabilmente un altro muro di terrazzamento del complesso d’epoca romana, simile al muro dei saggi A, B, E, G (cfr. campagne precedenti). Immediatamente a Nord di tale muro si trova un allineamento parallelo, realizzato con pietre fluviali di medio-grande pezzatura e un concio tufaceo: una preesistente struttura muraria a secco di epoca etrusca. In corrispondenza del blocco si è notata una fossa semicircolare con piccole pietre inzeppate lungo il profilo. All’interno è stata recuperata un’olletta in pasta grigia con orlo estroflesso, fondo piano ed anse a “tenons perforés”, databile tra la fine del IV ed inizi III sec.a.C., in armonia con la fase ellenistica del sito.
Nel saggio B si è praticato uno scavo in profondità alla base della canaletta sul lato settentrionale del muro di terrazzamento in opera cementizia: il materiale più recente è un fondo di vernice nera con _petites éstampilles_.
L’ultimo saggio di scavo indagato nella campagna 2011 è F, dove vengono individuati i muri perimetrali della vasca principale che sembra fiancheggiata, a valle. da un’altro vascone (collegata alla prima da tubature in piombo e in terracotta individuate in passato) e da due vasche di piccole dimensioni, mal conservate: una sorta di monumentalizzazione del complesso idrico. La campagna di scavo si è conclusa in questo settore con la documentazione dello strato di crollo all’interno del vascone, la cui datazione sembra potersi ascrivere all’orizzonte cronologico della sigillata africana, pur nella genericità che questo arco di tempo comporta.
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AIAC_313 - Campo della Fiera - 2007
La campagna del 2007 ha confermato l’eccezionale continuità di frequentazione del sito di campo della Fiera. Nel settore interessato dal recinto sacro è emerso un tratto basolato parallelo al muro meridionale del podio del tempio individuato nel 2006. L’ambiente occidentale dell’edificio, ove non è più conservato il pavimento in “signino” con punteggiature lapidee, è stato liberato dal riempimento rinvenendo frammenti di ceramica attica e di bucchero, nonché parte di un acroterio a disco. Ad Est del tempio sono emersi due altari, l’uno monolitico in tufo e l’altro in trachite di notevoli dimensioni (ca. m.3 x 2,80). I materiali recuperati vanno dalla ceramica attica a figure nere e rosse alle terrecotte architettoniche etrusche, ad una matrice probabilmente di impronta magno-greca, con continuità testimoniata da ceramiche e coni romani.
Ad Est del recinto è stata ulteriormente liberata la strada etrusca basolata interna al santuario. Un tratto della crepidine è stato tagliato consentendo l’individuazione un precedente percorso viario, anch’esso basolato, databile ad epoca arcaica grazie al rinvenimento di frammenti di bucchero nero. La strada, presumibilmente da considerare quale via sacra, è stata intercettata e rotta in epoca romana da un muro in reticolato che costeggia ambienti termali.
Le esedre di tali ambienti, con pavimenti musivi, fondano sulla via etrusca il cui piano di calpestio venne rialzato fino allo spiccato dei muri delle esedre medesime. Per rialzare il piano sono stati utilizzati ben più antichi elementi lapidei, quali altari etruschi e frammenti scultori in marmo greco.
In epoca post-classica sia sulla strada che sugli ambienti termali si impostarono numerose sepolture, sia in fosse terragne (VI-VII sec. d.C.) che in cassoni di tufo (VIII-IX sec.), da mettere in relazione con la presenza della vicina chiesa di S. Pietro in vetere, nelle cui fondamenta sono stati rinvenuti anche frammenti di plutei carolingi.
Nell’Area Sud, ove nel 2006 sono state messe in luce strutture relative ad una fontana, che ha restituito anche un gocciolatoio a protome leonina tardo-arcaico, ad un recinto in conci di tufo e ad un imponente basamento di edificio, purtroppo in massima parte nascosto da una scarpata di terra, si è proceduto allo scavo del basamento che si è mostrato costituto in fondazione da tre filari di conci allettati di testa. In questo settore sono stati rinvenuti frammenti di età villanoviana in giacitura secondaria in quanto presenti in livelli con ceramica attica e bucchero. In tale zona, al momento, non sono stati trovati elementi di epoca romana.
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AIAC_313 - Campo della Fiera - 2009
Le campagne del 2008 e 2009 hanno confermato l’eccezionale continuità di frequentazione del sito di Campo della Fiera, perdurata per 1900 anni.
Ad Est del recinto sacro è stata ulteriormente liberata la strada etrusca basolata interna al santuario. Ad Est del reticolato tardo repubblicano che ha intercettato la strada etrusca, da considerare quale via sacra, è stata rinvenuta la crepidine orientale nei pressi della quale si situano le fondamenta di un imponente edificio etrusco conservato soltanto nel filare di base. Una moderna strada sovrapposta alle strutture impedisce di continuare l’indagine. A livello della risega di fondazione è stata rinvenuta la preparazione di un piano di calpestio che conserva frammenti di un’anfora attica tipo Agorà 1502 (seconda metà del VI sec. a.C.); inoltre è stato rinvenuto un piccolo deposito con resti di lamina bronzea di carro e una coppa in bucchero.
Il muro in reticolato è relativo ad ambienti termali (eretti in due fasi, delle quali l’ultima di età augustea) le cui esedre, con pavimenti musivi, fondano sulla via etrusca il cui piano di calpestio venne rialzato fino allo spiccato delle esedre medesime. Per rialzare il piano sono stati utilizzati più antichi elementi lapidei, quali altari etruschi, frammenti scultorei in marmo greco ed una protome d’ariete in trachite.
In epoca post-classica sia sulla strada che sugli ambienti termali si impostarono numerose sepolture in fosse terragne (VI-VII sec. d.C.) e in cassoni di tufo (VIII-IX sec.), da mettere in relazione con la presenza della vicina chiesa di S. Pietro in vetere, nelle cui fondamenta sono stati rinvenuti anche frammenti di plutei carolingi.
Nel settore interessato dal “recinto” sacro si è indagato in profondità fra il podio del tempio (pavimentato in cementizio decorato in età augustea) e il tratto basolato meridionale, individuando le fondazioni cui si addossano strati con vernice nera. Lo studio del monumento in trachite ad Est del tempio, con il quale è perfettamente orientato, ha rivelato la sua natura di donario per ex-voto bronzei. Dinanzi l’altare monolitico in tufo, coperto da strati di ceneri, è stato trovato un thesaurus intatto contenete nel contenitore 215 monete di età repubblicana ed augustea (altri sei coni erano sotto il coperchio). All’interno di una struttura quadrangolare prossima al donario e all’altare sono emersi materiali dal VI al III sec. a.C., fra i quali basette per statuette bronzee, un’oinochoe attica configurata a testa di Dioniso, un vaso a testa d’ariete e la base lapidea di una statua in bronzo con iscrizione etrusca di dedica di età arcaica composta da dieci parole: la dedica è alle divinità Tluschva nominate nel fegato di Piacenza. L’offerta è fatta da una donna di origine italica appartenente alla famiglia dei Larecena, titolare di una tomba di Crocifisso del Tufo. Nell’ultimo lemma della dedica è probabilmente restituito il nome etrusco del santuario.
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AIAC_313 - Campo della Fiera - 2010
La campagna di scavo del 2010, con la partecipazione di studenti di diversi atenei, ha avuto luogo dal 12 luglio al 13 agosto 2010. L’attenzione è stata in particolare rivolta ai saggi denominati M, N, R e T, ottenendo risultati che hanno permesso di chiarire alcuni aspetti riferibili al fasi antiche del sito e confermare che si tratta del sito del _Fanum Voltumnae_.
Si è ampliato il saggio M verso Sud: su tutta l’area insiste uno strato iniziale, la cui cronologia all’VIII-IX sec. d.C., che segna la fase di definitivo abbandono dell’area, è fissata da frammenti di vetrina pesante. Al di sotto uno strato con copioso materiale ha come elemento datante sigillata chiara: fra i materiali vanno segnalati una meridiana in marmo e frammenti di una statuina fittile forse identificabile con Artemide. Con l’ampliamento si è verificato anche l’andamento del muro di _temenos_ che ha subito rifacimenti cronologicamente distinti. Nello stesso saggio, nel settore compreso tra _temenos_, donario in trachite e altare monolitico in tufo sono stati definiti i limiti di una fossa di forma piuttosto regolare, divisa in due comparti da un apprestamento la cui natura artificiale è denunciata da materiali di rimpiego ben commessi con spezzoni lapidei di medie dimensioni. La fossa è stata colmata in età augustea con materiali dalla fine del VI sec. a.C. ad epoca tardo-repubblicana.
Nel saggio N le indagini sono state orientate a rintracciare la prosecuzione dei monumentali basamenti di un edificio ubicato nel saggio e a verificare la natura del cassone in lastre di tufo ad esso adiacente. Nella porzione interna all’edificio è stato messo in luce un livello di calpestio, sul quale era presente uno strato con moltissime ceramiche: coppe e piattelli in ceramica attica ed etrusca figurata e frammenti con iscrizioni di carattere cultuale. La cassa in lastre di tufo, perpendicolare al basamento meridionale dell’edificio, ha rivelato sotto i blocchi di copertura, con fori imbutiformi funzionali a pratiche libatorie, un uniforme strato di limo che copriva lo scheletro di un infante di circa tre anni, probabilmente chiuso in cassa lignea. Due gli oggetti di corredo: un attingitoio in pasta grigia ed un piede con stampiglie di coppa a vernice nera, intenzionalmente rotto. A ridosso del margine sud della sepoltura è emersa un’olletta in ceramica comune chiusa da una coppa a vernice nera e riempita da ossa combuste.
Nel saggio R sono stati indagati gli ambienti del _caldarium_. Al di sotto di strati di disfacimento livelli di frequentazione testimoniano l’utilizzo nel IV-V sec. d.C. degli ambienti finalizzato a strutture abitative provvisorie. Il secondo ambiente indagato, a N della vasca absidata del _caldarium_, ha restituito lo strato di crollo della pavimentazione e delle strutture per il riscaldamento che ha costipato l’ipocausto. Quest’ultimo ha pareti rivestite da tegole foderate da coccio pesto. La fodera di tegole termina direttamente al di sopra della pavimentazione del vano realizzata con laterizi simili sui quali appoggiano i mattoni quadrati delle _suspensurae_.
Nuove ricerche (saggio T) sono state avviate con l’obiettivo di intercettare la prosecuzione delle murature dell’imponente edificio etrusco in blocchi di tufo, in parte messo in luce nel saggio N. Nella fascia centro-occidentale del nuovo saggio è stato scoperto un tratto di un tracciato stradale, realizzato con ciottoli di ridotte dimensioni. La contemporaneità cronologica tra questo e l’acciottolato di età arcaica rinvenuto nel saggio N, al di sotto del basolato alto-ellenistico, appare confermata anche dai materiali e trova ulteriore riprova nella perfetta corrispondenza delle quote di affioramento.
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AIAC_313 - Campo della Fiera - 2013
La campagna di scavo del 2013, con la partecipazione di studenti di atenei italiani e statunitensi, ha avuto luogo dal 7 luglio al 30 agosto.
Le indagini hanno interessato sei saggi. Nel saggio H è stato liberato l’intero perimetro della chiesa di San Pietro in vetere rinvenendone la parete frontale. Nel saggio N è proseguito lo scavo di un ulteriore tratto della monumentale Via Sacra etrusca. Nel saggio R si è terminato di scavare i livelli della _domus_ tardo-antica sorta sul disfacimento delle terme delle quali è stato peraltro messo completamente in luce il percorso, dall’ _apodyterion_ (pavimentato in spicato) al _praefurnium_. Nel saggio M si è proceduto, ai fini del restauro, all’imbracamento e allo spostamento del donario in trachite e dell’altare monolitico in tufo in quanto entrambi i monumenti hanno subito danni a seguito delle violente piogge che nel novembre 2012 hanno colpito l’orvietano: al di sotto dell’altare in tufo è emersa un’interessante testa fittile maschile provvista di base modanata.
Il rinvenimento di strutture etrusche avvenuto in seguito al rifacimento di una strada moderna ha condotto all’apertura di un altro saggio, denominato X, interessato da un edificio in tufo che purtroppo prosegue sotto il giardino di una villa: accanto ad una delle pareti dell’edificio è emersa una piattaforma in lastre di tufo, una delle quali forata per consentire di disperdere nel terreno offerte liquide destinate a divinità ctonie. Nell’Area Sud, alla quota più alta finora raggiunta dalle indagini, si è proceduto allo sbancamento di strati argillosi createsi a seguito di imponenti colluvioni e sono stati messi in luce resti di edifici etruschi, fra i quali una canaletta che adduceva l’acqua alla fontana emersa in precedenza ad una quota di circa quattro metri più bassa.
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AIAC_314 - Poggio delle Civitelle - 2006
L’indagine condotta dal 2000 ha ben evidenziato l’evoluzione del sito. I risultati del 2004 hanno permesso di avere un quadro più completo delle fasi di frequentazione del sito che hanno interessato le strutture abitative della collina. Dopo una fase pre-protostorica, sono ben documentate le frequentazioni etrusche, che si inseriscono nel quadro relativo agli influssi volsiniesi. In epoca romana si succedono interventi edilizi a più riprese, con una grande elaborazione del complesso che vede le abitazioni, o le parti di una grande villa, orientarsi con andamento nord-nord/ovest.
Lo scavo condotto nel 2005 ha interessato il saggio 21, cioè il condotto verticale (diametro 1,80) scavato nella collina su uno dei terrazzi artificiali del versante meridionale e da cui provengono materiali ceramici e monete.
Sono state recuperate quantità di resti ossei pertinenti a bovini e equini. Lo scavo del condotto, data la natura omogenea del riempimento, è stato effettuato per tagli artificiali e questi hanno restituito maggiore quantità di ossi nei livelli più superficiali. Sui resti osteologici sono evidenti segni di macellazione e la loro associazione con materiali riferibili ad ambiente domestico (dolia, anforacei, ceramica d’uso), fa ipotizzare la presenza di ambienti legati alla funzione produttiva (cucine?); terrecotte architettoniche indicativamente databili al II a.C, sono emerse nelle zone altimetriche più elevate. Il dato è interessante poiché si tratta dell’unica zona nella quale è esposta la roccia costituente la collina stessa: non vi sono tracce di strutture murarie e/o buche di palo, quasi che non vi fossero mai stati eretti edifici, che sembrano invece essere disposti lungo tutti i terrazzi del colle. Altri analoghi ritrovamenti a breve distanza verso ovest, oltre la cresta del colle, potrebbero indiziare un edificio cui riferire tali terrecotte, non lontano dalla cisterna rinvenuta nelle prime campagne di scavo. (MiBAC)