Name
Enrico Atzeni
Organisation Name
Università degli Studi di Cagliari, Dipartimento di Scienze Archeologiche e Storico-Artistiche

Season Director

  • AIAC_814 - San Giovanni - 2006
    Le ricerche hanno permesso di individuare una struttura romana della quale sono stati evidenziati dei pavimenti musivi, l’edificio termale e una vicina necropoli di età imperiale databile a partire dal I secolo con tombe ad inumazione e incinerazione. Preesistenze sono rappresentate da un ampio insediamento nuragico dell’età del Bronzo a sud-ovest dell’edificio. Utili all’inquadramento cronologico sono frammenti di ceramica a vernice nera di età repubblicana e ceramica sigillata di età imperiale. Il rinvenimento di anfore di epoca punica permette di ipotizzare un precedente utilizzo agricolo, conseguente all’occupazione cartaginese della Sardegna. La prosecuzione in età romana e poi in età medievale dell’uso dell’area rientra nei canoni dell’insediamento rurale sardo. La chiesa pare riutilizzare parte dell’area e delle strutture di una villa rustica romana, caratterizzata da pavimenti musivi. La parte abitativa potrebbe stendersi verso sud-ovest dai cui terreni provengono frammenti di intonaco e mosaico, il rinvenimento, a est, di _tegolae hamatae_ è indicatore della presenza nell’area di un impianto termale. L’edificio ecclesiatico sembra quindi sovrapporsi ad una precedente villa con annesso edificio termale e necropoli, secondo una tipologia nota nelle aree di pianura della Sardegna. Successivamente il costituirsi di una comunità cristiana in epoca ancora da definire, dotata di una propria necropoli, porta all’impianto di un edificio ecclesiale con la significativa intitolazione al Battista. L’edificio noto, già nel XIII secolo, presenta rimaneggiamenti databili almeno dal XVI e oltre. Lo scavo ha permesso di dare un inquadramento cronologico e culturale dell’area: una fase più antica, non definita cronologicamente, vede la presenza lungo il lato sud di un muro; un pavimento mosaicato al quale si lega un residuo di muro con resto di intonaco; una fase di abbandono dell’area in cui i mosaici subiscono danni; una fase in cui il pavimento mosaicato coperto da terra rossa e da un sottile strato di calce seguito in alcuni punti da strati di calce più spessi e da strati di bruciato forse per la sistemazione di nuove pavimentazioni; la costruzione di un vano a pianta rettangolare che taglia il mosaico sul lato nord ovest del saggio; segue un crollo costituito da pietrame misto a frammenti di intonaco anche dipinto; dopo una nuova fase di abbandono l’area dovette avere una destinazione funeraria come testimoniano la presenza di due inumati; le ultime fasi sono quelle dell’utilizzo a vigneto e poi ad area di pertinenza del santuario. I materiali rinvenuti tra cui sigillate (di cui una Hayes 99 databile dal VI d.C), steccate del tipo delle c.d. “brocche campidanesi”, il cui arco cronologico sembra andare dal II-III al VI-VII d.C, e frammenti di vetro decorati a goccia, costituiscono elementi utili per la datazione. (Simonetta Angiolillo, Maria Adele Ibba)
  • AIAC_814 - San Giovanni - 2007
    Le ricerche, effettuate nell’area adiacente alla chiesa campestre dedicata a San Giovanni Battista, hanno interessato un nuovo settore di scavo (m 8x12) il cui lato breve, orientato NE/SO secondo l’asse dell’edificio di culto, risulta essere il prolungamento settentrionale dell’area indagata negli anni 2002 e 2004. L’asportazione dello strato vegetale ha consentito di evidenziare, nella parte centro settentrionale, alcuni accumuli di materiale legati ai recenti lavori di restauro della chiesa. Nella parte a S è stata invece evidenziata una fossa rettangolare dai limiti netti che recava i chiari segni lasciati dall’intervento di un mezzo meccanico. Si tratta quindi di un’altra buca, che si aggiunge alle sei identificate nella campagna di scavo 2002, legata, come le precedenti, a lavori di risistemazione e piantumazione dell’area realizzati in tempi recenti. La successiva asportazione di due strati terrosi di accumulo e di un crollo ha consentito di evidenziare un battuto pavimentale in malta di calce interessato dalla presenza di alcune buche e di due tagli, longitudinali e pressoché rettilinei, che, per i limiti netti e regolari, si configurano come trincee. Nei relativi strati di riempimento è stata rilevata oltre alla presenza di evidenze archeologiche (ceramica, fittili da costruzione, strati di preparazione pavimentale, intonaco, una considerevole quantità di tessere musive), anche quella di materiale moderno (grumi di cemento, vetro, plastica) indicatore del fatto che la realizzazione delle trincee sia avvenuta in un periodo corrispondente a una fase di frequentazione contemporanea, non meglio precisata, dell’area. Con la successiva ripulitura delle pareti di sezione delle trincee, relative ai tagli NO e SO del battuto in malta di calce, si è evidenziato uno strato costituito da tessere musive coerente con la presenza di una superficie di rivestimento pavimentale mosaicato. Si tratta di un mosaico policromo (m 2,50x1,20), nel quale è stato possibile riconoscere sia la continuazione e chiusura dei motivi decorativi a trama geometrica vegetalizzata individuati nel 2004 (cornice a treccia, a onda corrente, bordo a ogive e squame, cerchi tangenti con all’interno, alternativamente, un nodo di Salomone o un quadrato a profilo dentato), sia la presenza di nuovi motivi decorativi (losanga, fiori di loto). Nella parte centro meridionale dell’area sono state inoltre individuate due strutture: la prima, di forma quadrangolare (m 0,90x 0,85), è messa in opera con componenti litici in calcare, di cui almeno uno di reimpiego (capitello rovesciato o base di colonna), che mostrano evidenti tracce di ammaltamento; la seconda invece, di forma rettangolare (m 1,60x1), è costituita alla base da una serie di embrici e lastre litiche sistemati di piatto mentre il lato NO, unico attualmente visibile, è delimitato da embrici infissi di coltello. Per tale struttura, parzialmente evidenziata, si ipotizza la pertinenza a una tipologia tombale. Che l’area abbia avuto anche un utilizzo funerario lo attestano infatti le due inumazioni rinvenute nelle precedenti campagne di scavo, oltre alla presenza di sporadici frammenti osteologici umani ritrovati, durante lo scavo, immediatamente a S e a SO della struttura sopra menzionata
  • AIAC_814 - San Giovanni - 2011
    Lo scavo archeologico, effettuato nell’area adiacente la chiesa ha interessato un nuovo settore di scavo che, orientato parallelamente all’asse maggiore dell’edificio di culto, risulta essere il prolungamento settentrionale delle superfici indagate rispettivamente negli anni 2002, 2004 e 2007. La nuova indagine, effettuata in un’area di circa mq 70 ha riguardato infatti l'allargamento (m 2,50x20) del limite settentrionale dello scavo e la rimozione del risparmio di terra (m12x0,80) non asportato durante la campagna 2007 per preservare il mosaico già messo in luce nell’area a O. Sia per i dati raccolti nelle precedenti campagne di scavo, che suggerivano uno sviluppo del mosaico oltre il limite settentrionale della sezione, sia perchè per le parti già messe in luce è in previsione un intervento di restauro, il fine di tale allargamento è stato quello di accertare la prosecuzione e/o probabile conclusione del rivestimento musivo a ridosso del lato meridionale della chiesa per estenderne, anche lì, l’eventuale intervento conservativo. Nella nuova porzione indagata le attività di scavo hanno consentito di individuare: strati terrosi di accumulo, deposito e riempimento alternati a battuti pavimentali in calce, malta di calce o in terra (di cui alcuni presentavano evidenti tracce di termotrasformazione) unitamente ai relativi strati di preparazione. Si sono inoltre evidenziati: una parte di basolato e una struttura rettangolare (m 1,65x0,80) che penetra all’interno del limite settentrionale di scavo, realizzata con materiale litico ed elementi architettonici impiegati in utilizzo secondario, oltre a una nuova porzione di pavimento mosaicato, prosecuzione del mosaico policromo a trama geometrica vegetalizzata già evidenziato nelle precedenti campagne di scavo. Lo sviluppo del mosaico si estende oltre l’attuale limite N della sezione verso il muro meridionale della chiesa mentre sul lato occidentale sembra trovare conclusione nel bordo di tappeto, caratterizzato dal motivo iconografico della scacchiera a quadrati in bianco e nero, che costituisce una novità rispetto agli elementi decorativi già individuati. Il mosaico risulta parzialmente lacunoso: le lacune si riferiscono a tagli irregolari o sub rettilinei praticati in un momento in cui il rivestimento pavimentale aveva perso la sua originaria funzione d’uso visto che lo stesso basolato viene costruito direttamente sopra il mosaico, celandolo sia alla vista sia all’utilizzo. Pertanto, allo stato attuale delle indagini, l’intera area si configura ancora come spazio aperto, mancando quelle attestazioni relative a strutture murarie che possano chiarire una eventuale e originaria suddivisione degli spazi/ambienti occupati dal mosaico. I materiali archeologici rinvenuti attestano una fase preminente di frequentazione dell’area da collocare tra il periodo tardo antico e l’alto Medioevo per gli strati immediatamente sopra il mosaico, dal Medioevo al XVII secolo per gli strati successivi con estensione fino almeno al XIX secolo.

Season Team

  • AIAC_813 - Cuccuru Nuraxi - 2006
    Il complesso nuragico di “Cuccuru Nuraxi”, scavato agli inizi degli anni Sessanta, si estende su una dolce collina conica, alta m 92 s.l.m., che si staglia a sud del contiguo abitato moderno di Settimo S. Pietro, con ampio dominio delle vaste piane circostanti. Alla sommità residuano le possenti strutture ciclopiche dell’insieme monumentale, che consentono, negli smantellati impianti di base, la lettura di almeno due torri, su uno schema planimetrico “a tancato” del tipo cosiddetto ad “addizione frontale trasversale”. Il mastio, a nord, e la torre a sud est, si saldano grazie a una breve cortina rettilinea: sullo spazio sommitale del presumibile cortile, riaffiora un pozzetto votivo, profondo m 3, parte integrante del santuario dedicato al culto delle acque. Il raccordo col tempio ipogeico si evidenzia, lateralmente, attraverso un breve atrio, sfalsato di alcuni leggeri gradini rispetto al piccolo pianerottolo di sosta che immette, illuminato da una finestrella aperta a meridione, in una ripida rampa di scale e quindi, nel fondo, alla tholos sotterranea, caratterizzata da una pseudocupola leggermente schiacciata, alta m 5,75. Centralmente al piano di camera, una monolitica ghiera di marna arenacea, nell’artistica sagoma a coppa carenata, protegge con piatta cornice l’imboccatura della profonda canna d’acqua, che vi cala per circa m 20 sino alla falda freatica alla base del poggio. Lo scavo archeologico propone l’ampia fruizione del monumento da tempi dell’età del bronzo recente fino a momenti protostorici e storici della prima età del Ferro (XIV-VI sec. a.C. circa). Gli scavi attualmente in corso, riaperti nel 1998 sui declivi del colle, attestano, sul primitivo insediamento nuragico, importanti, preziosi momenti di età fenicia nella prospettiva di parallele fasi interattive, con persistenze fino a momenti di tarda età punica-romana. (Enrico Azteni)