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Season Team
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AIAC_2109 - Fuorigrotta-Piazzale Tecchio - 2005
Le opere per la realizzazione della nuova linea metropolitana di Napoli, nell’area di Fuorigrotta – piazzale Tecchio, hanno permesso l’acquisizione di nuovi dati circa la frequentazione della fascia litoranea napoletana in età proto-storica e romana.
Una massiccia copertura con depositi detritico-alluvionali sigillava il paleosuolo di epoca tardo romana, caratterizzato da numerose e strette solcature, che fanno ipotizzare tracce lasciate dal passaggio di carri.
Al di sotto di questo livello si estendeva un fall cineritico di colore grigio chiaro che ricopriva un suolo agricolo di epoca tardo repubblicana e della prima età imperiale, periodo in cui nel sito furono impiantate coltivazioni specializzate.
L’esplorazione di quest’ultimo livello ha restituito, oltre alla ceramica romana da cucina e da mensa, un discreto numero di frammenti in ceramica d’impasto provenienti dagli strati sottostanti.
La frequentazione protostorica è caratterizzata dalla presenza di un paleosuolo, costituito da un’unità cineritica mediamente unificata, con leggera pendenza verso sud e posto ad una quota media di circa m 18,10 s.l.m. Il paleosuolo s’impostava direttamente sui livelli di riempimento di un sistema di canali incrociati.
Lo scavo, pur non avendo rinvenuto tracce di strutture abitative, ha evidenziato un settore marginale dell’insediamento, forse occupato da strutture utilizzate occasionalmente.
L’abbondantissimo materiale ceramico rinvenuto, spesso associato a resti carboniosi, interpretabili come residui di combustione sia domestica che artigianale, fa ipotizzare la presenza di scarichi.
La tipologia dei reperti rimanda ad un orizzonte cronologico del Bronzo Medio Iniziale (BM1); quasi assente l’industria litica, fatta eccezione per due schegge di selce bruna.
Si può osservare che gli scarsi resti osteologici rinvenuti, relativi a specie domestiche di media e grande taglia, associati alla natura fertile dei suoli, sembrerebbero indicare un’economia stanziale basata sull’agricoltura e sull’allevamento. Il rinvenimento di un galleggiante per reti suggerisce l’integrazione con l’attività di pesca, mentre la presenza di varie scorie di bronzo attesta anche attività di tipo metallurgico.
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AIAC_832 - Longola - 2006
L’insediamento d’ambiente umido di Poggiomarino (loc. Longola), che sorge vicino all’attuale corso del fiume Sarno, si configura come un importante centro di produzione e di scambio. E’ caratterizzato dalla presenza di “isolotti” lambiti da canali di varia portata in parte riadatti dall’uomo o da bacini a bassa energia.
L’esplorazione, condotta dalla Soprintendenza di Pompei a varie riprese nel 2000 (Saggio 1) e dal 2001 al 2006 (Saggi 2A-3B) su una superficie di ca 800 mq., ha interessato finora i livelli dal periodo romano fino alla prima età del Ferro, che hanno restituito strutture abitative ed artigianali e ha dato la possibilità di ricostruire le dinamiche geo-antropiche avvenute nel corso di queste epoche: gli isolotti per esigenze di spazi in asciutto si estendono progressivamente mediante colmate contenute in casseformi e si innalzano con bonifiche stratificate per contrastare la risalita dell’acqua, con la conseguente progressiva sopraelevazione anche dei piani pavimentali delle capanne ivi impiantate.
Il carattere interdisciplinare della ricerca ha consentito anche di proporre alcune ipotesi ricostruttive per le strutture abitative, di acquisire, attraverso analisi archeometriche, nuovi dati sulla provenienza dell’ambra e dei metalli, di elaborare, sulla base dei reperti ceramici una classificazione crono-tipologica. La datazione assoluta del sito, fissata al momento per alcune fasi edilizie, si sta acquisendo attraverso la sequenza dendrocronologica in corso di elaborazione.