- Item
- AIAC_2978
- Name
- Cavità n. 254
- Date Range
- 1000 BC – 700 BC
- 600 BC – 450 BC
- 1200 – 1700
Seasons
-
AIAC_2978 - Cavità n. 254 - 2012Da Maggio 2012 è iniziato lo scavo archeologico nella cavità 254, nel centro storico di Orvieto (proprietà Pagliaccia, concessione ministeriale alla Fondazione per il Museo C. Faina). La cavità, nel corso del ’900, è stata laboratorio di falegnameria ed officina ceramica per i Vascellari (Ilario Ciaurro e Pericle Perali) ed anche per i Riccardi, questi ultimi noti falsari di inizio secolo. La ricerca è parte del progetto “Orvieto Ipogea” e ha interessato un ambiente a pianta quadrangolare, dotato di gradini ricavati nel masso. Le indagini hanno consentito di individuare, a quota -1,75/1,81, un livello tardo-rinascimentale, al disotto del quale è comparso un piano di calpestio che sigillava uno strato caratterizzato da frammenti ceramici d’epoca medievale. A quota di -2,53 è stato individuato un primo livello archeologico databile alla metà del V secolo a.C.; si è documentata una serie di operazioni di riempimento della cavità verticale sia con materiale pozzolanico pressoché sterile sia con scarichi effettuati dai gradini della scala lungo la parete ovest del vano. A quota -3.50, nella parete meridionale, è apparsa la volta di un cunicolo che conduce ad una struttura simile già parzialmente svuotata in passato. Il consistente materiale recuperato, concentrato lungo le pareti del vano, è costituito da forme aperte in bucchero grigio, frammenti di bucchero nero e di ceramica attica a figure nere e rosse, numerose olle di ceramica comune, bracieri, _dolia_, bacini, scarsi frustuli di metallo (oro, bronzo e ferro), laterizi esclusivamente di impasto rossiccio. Interessante la presenza di un numero consistente (almeno 20) di lettere incise e di brevi graffiti su coppe in bucchero grigio e sugli orli delle olle. E’ da sottolineare la presenza di ceramica protostorica negli strati di V secolo a.C. Per i contesti orvietani del pianoro costituisce un dato piuttosto consistente, con frammenti di vasi di grandi dimensioni, decorati a graffito e non, coppe con bugne e, forse, due frammenti dell’età del Bronzo (una parete decorata ed un’ansa con piccolo bottone e presa forata). Dal punto di vista strutturale la cavità si articola su pianta quadrangolare con sezione verticale a tronco di piramide. L’allargamento verso il basso del vano è avvertibile lungo le pareti orientale e occidentale; al momento è comunque prematuro fornire indicazioni sulla natura del vano ad imbuto rovesciato ma si può escludere una utilizzazione quale cisterna in quanto manca uno strato impermeabilizzante, la forma non è quella dei pozzi per acqua noti in ambito volsiniese ed il trattamento delle pareti non consente di individuare con certezza eventuali fronti di cava (solamente su una parete - quella E - rimangono i resti di una risega a scala).
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AIAC_2978 - Cavità n. 254 - 2013Le indagini si sono concentrate nell'ambiente, denominato "A", in precedenza utilizzato come cantina e di forma tronco-piramidale. Lo scavo ha permesso di identificare una serie distinta di operazioni di riempimento, cronologicamente collocabili nella seconda metà del V sec. a. C. I materiali che ad oggi permettono di datare il riempimento sono ceramiche attiche a vernice nera: si tratta in particolare di un frammento di _skyphos_ della "delicate class", frammenti di una coppa a vernice nera con tralcio d'olivo sovradipinto in bianco e di un frammento di _kantharos_ caratterizzato da decorazione impressa raffigurante la saga di Perseo. Nel corso del 2013 si è asportato un grande scarico, rovesciato dalla scalinata che corre sulla parete W. Lo strato a matrice prevalentemente argillosa e di colore marrone scuro, era caratterizzato dalla presenza di bozze di tufo e frammenti fittili, concentrati in prevalenza lungo le pareti Nord ed Est, per effetto del rotolamento sul cono di detriti. La seriazione stratigrafica presenta anche lenti di diversa consistenza e composizione, ma frutto della medesima operazione di obliterazione. Abbondantissimo è il materiale archeologico recuperato nel corso della campagna di scavo: forme aperte in bucchero grigio e ceramica comune ne rappresentano percentualmente la maggioranza. Per quest'ultima classe sono notevoli le attestazioni di olle cilindro-ovoidi e ciotole-coperchio della c.d. Officina della Spirale a Stralucido. Sui frammenti ceramici sono state individuate almeno 15 iscrizioni, che vanno ad arricchire il già cospicuo _corpus_ epigrafico restituito dal sito. Esse sono in prevalenza incise dentro la vasca di forme vascolari in bucchero grigio o attorno all'orlo di olle in ceramica comune; nella vasca di una coppetta in ceramica comune si legge chiaramente "ati". Tra le ceramiche di importazione sono stati individuati pezzi di eccezionale qualità e rarità, tra i quali si segnalano due frammenti pertinenti ad una grande forma aperta ( _phiale_ ?) in ceramica attica a figure nere su sfondo bianco. Tra i frammenti a figure rosse si segnala invece uno _skyphos_ con la raffigurazione di un'erma itifallica. Di particolare rilevanza è il recupero di frammenti di _molae trusatiles_ in leucitite che costituiscono finora la più antica attestazione dello sfruttamento delle cave nel territorio volsiniese, che enorme importanza conoscerà invece nel corso dell'età romana. Numericamente significativa è anche la quantità di frammenti di impasto non tornito, riferibile tanto all'età villanoviana quanto alle fasi più antiche dell'Orientalizzante. A questa _facies_ cronologica sono riferibili un frammento di forma aperta con bugna conica, puntualmente confrontabile con esemplari da contesti di Crocifisso del Tufo, ed un frammento di ansa con applicata una protome umana a tutto tondo. Entrambi i manufatti sono in ceramica d'impasto bruno lucidata a stecca. Un'altra classe di materiale per ora solo sporadicamente attestata è quella delle terrecotte architettoniche. Oltre ad un frammento del toro a squame di una lastra di rivestimento del 510 - 500 a.C., puntualmente accostabile a modelli veienti, si segnalano alcuni frammenti di tegole di gronda con _anthemia_ dipinti in rosso e bruno. Ad un ambito sacrale potrebbero rimandare anche alcune forme miniaturistiche in bucchero grigio, e in particolare un _kyathos_ e alcune ciotoline. Un cavallino policromo in terracotta forse indica l'ambito domestico, se interpretato quale giocattolo, o, di nuovo, ambito sacro se si trattasse di una offerta votiva.
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AIAC_2978 - Cavità n. 254 - 2015Le attività di scavo si sono concentrate all’interno dell’ambiente troncopiramidale convenzionalmente denominato “A”. Sono stati asportati alcuni scarichi di terreno molto ricchi di materiale archeologico. Tutti vanno a costituire coni detritici con apice localizzato nei pressi della parete occidentale della cavità. Si riscontra, ancora una volta, la presenza di attacchi tra le varie unità stratigrafiche. La profondità ad oggi raggiunta, rispetto alla volta, è pari a -10 metri. I reperti sono assolutamente eterogenei, per tipologia e cronologia. A datare la colmata sono vari frammenti di ceramica attica a figure rosse ed a vernice nera, verosimilmente databili entro la seconda metà del V sec. a.C. Di grande rilevanza sono centinaia di frammenti ceramici assegnabili alla classe dell’impasto non tornito. Alla classe della ceramica da cucina si riferiscono olle cilindro-ovoidi e ciotole-coperchio, spesso da ricondurre alla c.d. “Officina della spirale”. Il bucchero grigio è documentato da coppe emisferiche e piattelli, con più rare forme miniaturistiche. La ceramica di importazione ateniese è rappresentata, massimamente, da forme aperte a figure rosse. Si segnalano anche frammenti di un cratere e di alcune _lekythoi_. Molto rari i reperti in metallo, tra i quali si segnalano chiodi in ferro, poche fibule in bronzo e dell’aes rude. Tra le terrecotte architettoniche è di particolare pregio il frammento di un altorilievo raffigurante un guerriero abbattuto, in cui sembrerebbe suggestivo riconoscere un Gigante. Tra le testimonianze riconducibili alle attività quotidiane ed artigianali si ricorda la presenza di numerosi pesi da telaio in terracotta, macinelli in leucitite e frammenti di matrici fittili per la fusione dei metalli. Cospicua è la mole di reperti osteologici, riferibili a _taxa_ diversi, e talvolta caratterizzati da tracce che permettono di ipotizzare macellazione o esposizione al fuoco. Sui reperti in ceramica comune e bucchero grigio sono stati frequentemente individuate iscrizioni in caratteri etruschi, in corso di studio. L’analisi dei reperti e della sequenza stratigrafica permette di appurare come il riempimento della struttura, di cui si ignora ad oggi la funzione, sia avvenuto in un lasso di tempo ridotto, verosimilmente entro l’ultimo trentennio del V sec. a.C. Questa azione, che sembra contestuale all’obliterazione di una serie di strutture idrauliche nell’area di Piazza Ranieri, potrebbe essere stata funzionale alla parziale riorganizzazione degli spazi urbani in questo settore del pianoro. Le macerie prodotte a causa della demolizione di questi edifici potrebbero essere state utilizzate per colmare ambienti ipogei, non più funzionali per l’assetto che il centro abitato avrebbe, di lì a poco, assunto.
Media
- Name
- Cavità n. 254
- Year
- 2012
- Summary
-
it
Da Maggio 2012 è iniziato lo scavo archeologico nella cavità 254, nel centro storico di Orvieto (proprietà Pagliaccia, concessione ministeriale alla Fondazione per il Museo C. Faina). La cavità, nel corso del ’900, è stata laboratorio di falegnameria ed officina ceramica per i Vascellari (Ilario Ciaurro e Pericle Perali) ed anche per i Riccardi, questi ultimi noti falsari di inizio secolo.
La ricerca è parte del progetto “Orvieto Ipogea” e ha interessato un ambiente a pianta quadrangolare, dotato di gradini ricavati nel masso. Le indagini hanno consentito di individuare, a quota -1,75/1,81, un livello tardo-rinascimentale, al disotto del quale è comparso un piano di calpestio che sigillava uno strato caratterizzato da frammenti ceramici d’epoca medievale. A quota di -2,53 è stato individuato un primo livello archeologico databile alla metà del V secolo a.C.; si è documentata una serie di operazioni di riempimento della cavità verticale sia con materiale pozzolanico pressoché sterile sia con scarichi effettuati dai gradini della scala lungo la parete ovest del vano. A quota -3.50, nella parete meridionale, è apparsa la volta di un cunicolo che conduce ad una struttura simile già parzialmente svuotata in passato.
Il consistente materiale recuperato, concentrato lungo le pareti del vano, è costituito da forme aperte in bucchero grigio, frammenti di bucchero nero e di ceramica attica a figure nere e rosse, numerose olle di ceramica comune, bracieri, _dolia_, bacini, scarsi frustuli di metallo (oro, bronzo e ferro), laterizi esclusivamente di impasto rossiccio.
Interessante la presenza di un numero consistente (almeno 20) di lettere incise e di brevi graffiti su coppe in bucchero grigio e sugli orli delle olle.
E’ da sottolineare la presenza di ceramica protostorica negli strati di V secolo a.C. Per i contesti orvietani del pianoro costituisce un dato piuttosto consistente, con frammenti di vasi di grandi dimensioni, decorati a graffito e non, coppe con bugne e, forse, due frammenti dell’età del Bronzo (una parete decorata ed un’ansa con piccolo bottone e presa forata).
Dal punto di vista strutturale la cavità si articola su pianta quadrangolare con sezione verticale a tronco di piramide. L’allargamento verso il basso del vano è avvertibile lungo le pareti orientale e occidentale; al momento è comunque prematuro fornire indicazioni sulla natura del vano ad imbuto rovesciato ma si può escludere una utilizzazione quale cisterna in quanto manca uno strato impermeabilizzante, la forma non è quella dei pozzi per acqua noti in ambito volsiniese ed il trattamento delle pareti non consente di individuare con certezza eventuali fronti di cava (solamente su una parete - quella E - rimangono i resti di una risega a scala). - Summary Author
- Claudio Bizzarri
- Director
- David George
Media
- Name
- Cavità n. 254
- Year
- 2013
- Summary
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it
Le indagini si sono concentrate nell'ambiente, denominato "A", in precedenza utilizzato come cantina e di forma tronco-piramidale. Lo scavo ha permesso di identificare una serie distinta di operazioni di riempimento, cronologicamente collocabili nella seconda metà del V sec. a. C.
I materiali che ad oggi permettono di datare il riempimento sono ceramiche attiche a vernice nera: si tratta in particolare di un frammento di _skyphos_ della "delicate class", frammenti di una coppa a vernice nera con tralcio d'olivo sovradipinto in bianco e di un frammento di _kantharos_ caratterizzato da decorazione impressa raffigurante la saga di Perseo.
Nel corso del 2013 si è asportato un grande scarico, rovesciato dalla scalinata che corre sulla parete W. Lo strato a matrice prevalentemente argillosa e di colore marrone scuro, era caratterizzato dalla presenza di bozze di tufo e frammenti fittili, concentrati in prevalenza lungo le pareti Nord ed Est, per effetto del rotolamento sul cono di detriti. La seriazione stratigrafica presenta anche lenti di diversa consistenza e composizione, ma frutto della medesima operazione di obliterazione.
Abbondantissimo è il materiale archeologico recuperato nel corso della campagna di scavo: forme aperte in bucchero grigio e ceramica comune ne rappresentano percentualmente la maggioranza. Per quest'ultima classe sono notevoli le attestazioni di olle cilindro-ovoidi e ciotole-coperchio della c.d. Officina della Spirale a Stralucido. Sui frammenti ceramici sono state individuate almeno 15 iscrizioni, che vanno ad arricchire il già cospicuo _corpus_ epigrafico restituito dal sito. Esse sono in prevalenza incise dentro la vasca di forme vascolari in bucchero grigio o attorno all'orlo di olle in ceramica comune; nella vasca di una coppetta in ceramica comune si legge chiaramente "ati". Tra le ceramiche di importazione sono stati individuati pezzi di eccezionale qualità e rarità, tra i quali si segnalano due frammenti pertinenti ad una grande forma aperta ( _phiale_ ?) in ceramica attica a figure nere su sfondo bianco. Tra i frammenti a figure rosse si segnala invece uno _skyphos_ con la raffigurazione di un'erma itifallica. Di particolare rilevanza è il recupero di frammenti di _molae trusatiles_ in leucitite che costituiscono finora la più antica attestazione dello sfruttamento delle cave nel territorio volsiniese, che enorme importanza conoscerà invece nel corso dell'età romana.
Numericamente significativa è anche la quantità di frammenti di impasto non tornito, riferibile tanto all'età villanoviana quanto alle fasi più antiche dell'Orientalizzante. A questa _facies_ cronologica sono riferibili un frammento di forma aperta con bugna conica, puntualmente confrontabile con esemplari da contesti di Crocifisso del Tufo, ed un frammento di ansa con applicata una protome umana a tutto tondo. Entrambi i manufatti sono in ceramica d'impasto bruno lucidata a stecca. Un'altra classe di materiale per ora solo sporadicamente attestata è quella delle terrecotte architettoniche. Oltre ad un frammento del toro a squame di una lastra di rivestimento del 510 - 500 a.C., puntualmente accostabile a modelli veienti, si segnalano alcuni frammenti di tegole di gronda con _anthemia_ dipinti in rosso e bruno. Ad un ambito sacrale potrebbero rimandare anche alcune forme miniaturistiche in bucchero grigio, e in particolare un _kyathos_ e alcune ciotoline. Un cavallino policromo in terracotta forse indica l'ambito domestico, se interpretato quale giocattolo, o, di nuovo, ambito sacro se si trattasse di una offerta votiva. -
en
The excavations concentrated on room A, previously used as a truncated pyramid-shaped cellar. A series of distinct fills were identified, dating to the second half of the 5th century B.C.
The dating is based on the Attic black glaze pottery present in the fill, in particular a fragment of a _”delicate class”_ _skyphos_ , fragments of a black glaze cup with a white painted olive shoot, and a _kantheros_ fragment with impressed decoration illustrating the story of Perseus.
This season, a large dump of material that had been thrown down from the stairway on the west wall was removed. The matrix was predominantly dark brown clay, characterised by the presence of tufa lumps and terracotta fragments, mainly concentrated along the north and east walls. The stratigraphy also presented lenses of diverse consistency and composition, however all part of the same obliteration.
A large amount of archaeological material was recovered, grey bucchero and coarse ware open forms were predominant. Among the coarse wares, there were notable examples of cylindrical-ovoid jars and bowl-lids of the so-called “Officina della Spirale a Stralucido”. At least 15 inscriptions were found on the pottery fragments, which add to the site’s substantial epigraphic corpus. The inscriptions were mainly seen inside the bowls of the grey bucchero forms or around the rim of the coarse ware jars; the word “_ati_” is clearly legible inside the bowl of a small coarse ware cup.
Pieces of exceptional quality and rarity were among the imported wares, including two fragments from a large open form (_phiale_?) in Attic Black figure on a white background. The Red figure fragments included a _skyphos_ showing a phallic herm. Fragments of a leucite _molae_ _trusatiles_ are of particular importance as they represent the earliest evidence of quarrying in the territory of Volsini, quarries that were to be of great importance in the Roman period.
A significant number of handmade impasto sherds were also recovered, dating to the Villanovan and to the early Orientalizing periods. They include a fragment from an open form with a conical boss, which has parallels in examples from contexts at Crocifisso del Tufo, and a handle fragment with applied human protome in full relief. Both were in burnished brown impasto. Some fragments form architectural terracottas were also found. In addition to part of the ‘scaled’ torus from a facing plaque dating to 510-500 B.C. parallel to examples from Veii, fragments of gutter tiles with red and brown painted _anthemia_. A number of miniature grey bucchero forms, in particular a _kyathos_ and several small bowls, suggest a sacred context. A small polychrome terracotta horse is indicative of a domestic context if interpreted as a toy, or again a sacred context if seen as a votive offering. - Summary Author
- Claudio Bizzarri – direttore PAAO
- Director
- Claudio Bizzarri- Parco Archeologico ed Ambientale dell’Orvietano
- David B. George- S. Anselm College, NH, USA – direttore Dipartimento di Studi Classici
Media
- Name
- Cavità n. 254
- Year
- 2015
- Summary
-
it
Le attività di scavo si sono concentrate all’interno dell’ambiente troncopiramidale convenzionalmente denominato “A”. Sono stati asportati alcuni scarichi di terreno molto ricchi di materiale archeologico. Tutti vanno a costituire coni detritici con apice localizzato nei pressi della parete occidentale della cavità. Si riscontra, ancora una volta, la presenza di attacchi tra le varie unità stratigrafiche. La profondità ad oggi raggiunta, rispetto alla volta, è pari a -10 metri. I reperti sono assolutamente eterogenei, per tipologia e cronologia.
A datare la colmata sono vari frammenti di ceramica attica a figure rosse ed a vernice nera, verosimilmente databili entro la seconda metà del V sec. a.C. Di grande rilevanza sono centinaia di frammenti ceramici assegnabili alla classe dell’impasto non tornito. Alla classe della ceramica da cucina si riferiscono olle cilindro-ovoidi e ciotole-coperchio, spesso da ricondurre alla c.d. “Officina della spirale”. Il bucchero grigio è documentato da coppe emisferiche e piattelli, con più rare forme miniaturistiche. La ceramica di importazione ateniese è rappresentata, massimamente, da forme aperte a figure rosse. Si segnalano anche frammenti di un cratere e di alcune _lekythoi_. Molto rari i reperti in metallo, tra i quali si segnalano chiodi in ferro, poche fibule in bronzo e dell’aes rude. Tra le terrecotte architettoniche è di particolare pregio il frammento di un altorilievo raffigurante un guerriero abbattuto, in cui sembrerebbe suggestivo riconoscere un Gigante. Tra le testimonianze riconducibili alle attività quotidiane ed artigianali si ricorda la presenza di numerosi pesi da telaio in terracotta, macinelli in leucitite e frammenti di matrici fittili per la fusione dei metalli. Cospicua è la mole di reperti osteologici, riferibili a _taxa_ diversi, e talvolta caratterizzati da tracce che permettono di ipotizzare macellazione o esposizione al fuoco.
Sui reperti in ceramica comune e bucchero grigio sono stati frequentemente individuate iscrizioni in caratteri etruschi, in corso di studio.
L’analisi dei reperti e della sequenza stratigrafica permette di appurare come il riempimento della struttura, di cui si ignora ad oggi la funzione, sia avvenuto in un lasso di tempo ridotto, verosimilmente entro l’ultimo trentennio del V sec. a.C. Questa azione, che sembra contestuale all’obliterazione di una serie di strutture idrauliche nell’area di Piazza Ranieri, potrebbe essere stata funzionale alla parziale riorganizzazione degli spazi urbani in questo settore del pianoro. Le macerie prodotte a causa della demolizione di questi edifici potrebbero essere state utilizzate per colmare ambienti ipogei, non più funzionali per l’assetto che il centro abitato avrebbe, di lì a poco, assunto. -
en
The excavation activities focused primarily on the interior of room A that in plan was shaped like a truncated pyramid. Several dumps of earth containing a wealth of archaeological material were removed. These dumps had formed cones of detritus near the western wall of the cavity. The various stratigraphic units were again seen to be contiguous. The excavation has now reached a depth of about 10 m below the vault. The finds are heterogeneous, both in type and chronology. The fill can be dated by various fragments of red-figure and black-glaze Attic pottery, plausibly dating to the second half of the 5th century B.C. Of considerable importance are hundreds of handmade impasto pottery fragments. Kitchen wares were represented by cylindrical-ovoid jars and bowl-lids, often attributable to the so-called “Spiral workshop”. The grey bucchero was documented by hemispherical cups and small plates, and occasional miniature forms. Imported Attic pottery was mainly present as red-figure open forms. Fragments from a krater and several _lekythoi_ were also found. Metal finds were very rare and included iron nails, bronze fibulae and an _aes_ _rude_.
Among the architectural terracottas a fragment in high-relief representing a fallen warrior, perhaps a giant, is of particular note. Evidence for daily and craft working activities was provided by numerous terracotta loom weights, grindstones in leucitite and fragments of clay matrixes for casting metal. A large quantity of bones belonging to diverse species was present, some with possible showing traces that might indicate butchery or exposure to fire.
Inscriptions in Etruscan letters, currently being studied, were frequently found on coarse ware pottery and grey bucchero finds.
Analysis of the finds and the stratigraphic sequence indicates that the structure, whose function is still unknown, was filled in during the last thirty years of the fifth century B.C. This may have taken place at the same time as a series of hydraulic structures in the area of Piazza Ranieri were blocked up, in view of a partial reorganization of the urban spaces in this part of the plateau. The rubble produced by the demolition of these buildings could have been used to fill the underground rooms, no longer functional to the future layout of the inhabited center. - Summary Author
- Claudio Bizzarri
- Director
- Claudio Bizzarri
- Research Body
- Fondazione per il Museo Claudio Faina di Orvieto
Media
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Bizzarri 2013C. Bizzarri, Archeologia urbana ad Orvieto: la cavità 254 in via Ripa Medici, in Da Orvieto a Bolsena: un percorso tra Etruschi e Romani, catalogo della mostra 24 Aprile 2013 – 3 Novembre 2013, Pisa: 76-81
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George, Bizzarri 2015D. George, C. Bizzarri, 2015, A Field Report of the Excavations of Cavità 254 in Orvieto (2012-2014), in Etruscan Studies 18: 40-53.
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Bizzarri, Binaco 2015C. Bizzarri, D. George, P. Binaco, 2015, Lo scavo della cavità 254 in Via Ripa Medici – Orvieto, in Annali della Fondazione per il Museo “Claudio Faina” di Orvieto 22: 515-534.