Name
San Vincenzo al Volturno
Date Range
700 – 1100
Monuments
Abbey

Seasons

  • AIAC_4351 - San Vincenzo al Volturno - 2016
    Le indagini archeologiche avviate nel sito di San Vincenzo al Volturno (IS), svolte tra agosto e settembre 2016, hanno interessato l’area del chiostro monastico, antistante la basilica maggiore, con la ripresa dei lavori all’interno dell’area CL/C2 già parzialmente indagata tra 2000/2002 e successivamente nel 2013. In particolare, l’attività archeologica è stata concentrata all’interno degli ambienti N, O e nell’area esterna ad O (Varco Est) del saggio C2. Le ricerche sono state condotte dal team del LATEM (Laboratori di Archeologia Tardoantica e Medievale, UNISOB) afferente alla Cattedra di Archeologia Cristiana e Medievale delll’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli (Prof. F. Marazzi). L’indagine nell’ambiente N ha previsto una lunga ed accurata operazione di pulizia, con la rimozione degli accumuli depositatisi in seguito alla chiusura del saggio nel 2013. L’inizio dello scavo ha previsto, quindi, l’allargamento dell’ambiente N in direzione Est per poco meno di 1 m con la rimozione di uno spesso strato di coltivo già riscontrato durante le campagne precedenti. La rimozione degli strati superiori ha permesso il rinvenimento di un sottile piano in malta adagiato al di sopra di uno spesso accumulo di malta travertinosa e pietrisco utilizzato come preparazione. Tali livelli erano già parzialmente visibili durante la fase di pulizia delle sezioni del saggio sia nell’ambiente N sia nella sezione Sud dell’ambiente O e dovrebbero appartenere ad una fase di risistemazione dell’area coeva o successiva all’XI secolo. Al di sotto di questi, invece, è stato identificato un piano di calpestio in malta, molto simile a quello superiore, ma intaccato dalla fondazione delle strutture di XI sec. e, con tutta probabilità, ricollegabile all’ambiente P poco distante, databile alla fase carolingia del chiostro. Purtroppo, a causa della ristrettezza dell’area scavata, della mancanza di materiale ceramico di riferimento e dell’alta incidenza dei lavori agricoli all’interno dei suddetti strati risulta estremamente difficile avere un’idea chiara e completa circa la datazione e la natura degli accumuli identificati. Lo scavo dell’ambiente O ha permesso di mettere in luce le strutture ed i piani di frequentazione, per i quali era stata proposta una datazione all’XI secolo. Lo scavo, per l’estensione dell’area, è stato concentrato tre distinte zone dell’ambiente, conservando alcuni testimoni nella parte centrale. Il primo approfondimento è stato praticato verso Ovest a ridosso delle strutture murarie ‘bassomedievali’ visibili, con l’apertura di un saggio di 6,2 x 1,3 m. In questa zona è stato rinvenuto un piano relativo ad una piccola area di natura produttiva, probabilmente legata alle pyrotechnie o “arti del fuoco”. E’ difficile al momento stabile la natura dell’attività svolta in loco a causa della mancanza di scorie, scarti od altri indicatori di produzione; tuttavia, l’area risulta quasi interamente rubrificata, con abbondante presenza di tracce di natura carboniosa, piccole porzioni di concotto e, nei punti in cui la temperatura aveva raggiunto picchi elevati, accenni di vetrificazione degli elementi fittili. Il secondo “saggio” è stato aperto sul versante Est dell’ambiente O, ampliando la trincea verso il fiume Volturno di circa 1,2 m. Le indagini archeologiche nell’area hanno permesso di mettere in luce in maniera ottimale un setto murario già visibile durante l’ultima campagna di scavo nel 2013, e di rintracciare una situazione stratigrafica abbastanza complessa. Infatti, la rimozione degli strati superficiali ha permesso di rinvenire due muri, precedenti all’impianto di XI sec., con un andamento tra loro perpendicolare, ed una serie di strati pertinenti a fasi di utilizzo, abbandono e riutilizzo dell’area. I rapporti stratigrafici consentono, per quanto possibile in un’area così ristretta, una comprensione della cronologia relativa degli eventi, con una chiara manifestazione di come l’utilizzo e l’impostazione dell’area sia stata stravolta durante il corso del tempo. Infatti, mentre è palese l’andamento quadrangolare degli ambienti di XI secolo, quello delle fasi precedenti è solo ipotizzabile, osservando l’andamento parallelo che il setto murario rivenuto sull’estremità est dell’ambiente O ha rispetto a quello che sembra essere il muro del corridoio claustrale, sul versante ovest. L’ultima area indagata è quella a ridosso dell’Ambiente O e del c.d. Varco Est. Lo scavo ha permesso di mettere in luce ulteriormente un piano in malta travertinosa abbastanza compatta, obliterato da uno strato in terra e dalle murature di XI secolo. All’interno ed al di sopra di questo insiste una situazione complessa, fornita dal taglio di un muro, totalmente rasato, con un andamento del tutto irregolare rispetto agli altri, ed una zona pavimentata (acciottolato) che, con tutta probabilità, corrispondeva ad un’area di camminamento esterno, probabilmente abbastanza tarda. In conclusione, le stratigrafie indagate durante la campagna di scavo di agosto-settembre 2016 hanno messo in luce una situazione nuova per l’area in esame. Questa apre nuovi scenari per le fasi più antiche del claustrum monastico per cui è possibile ipotizzare, a patto di nuove ed approfondite indagini future nel sito, un differente impianto edilizio delle strutture di IX secolo e le operazioni che hanno portato alla formazione dell’impostazione planimetrica più tarda.
  • AIAC_4351 - San Vincenzo al Volturno - 2018
    Le indagini, svoltesi nel mese di settembre 2018, hanno interessato l’area orientale del chiostro monastico denominata CL/C, dove nelle precedenti campagne di scavo sono stati individuati alcuni ambienti che affacciano sui bracci porticati. In particolare, sono state approfondite le sequenze stratigrafiche dei due vani “N” ed “O”. Nel vano N è stato operato un ampliamento verso Est per verificare l’estensione degli strati di abbandono già individuati nel 2016. Questi interessavano anche l’accesso Ovest che consentiva il collegamento dell’ambiente con un piccolo corridoio trapezoidale. Con l’asportazione degli strati di crollo, è stato messo in luce un muro N-S che costituisce il limite Est dell’ambiente. E’ stato possibile quindi definire la pianta quadrangolare e l’estensione del vano che si caratterizza per la presenza di due perimetrali in comune (Nord ed Est) con il vano “O” posto immediatamente a Nord di esso. La prosecuzione delle indagini ha inoltre portato alla luce una superficie (1 m x 1 m) in laterizi frammentari con tracce di bruciato, interpretabile come piano di cottura pertinente ad un’ultima fase di vita dell’area. In prossimità di queste evidenze è stato poi portato alla luce un reperto piuttosto significativo: un vaso in ceramica con 4 anse e superfici decorate da figure antropomorfe ed iscrizioni graffite. Anche nel vano “O”, contestualmente all’approfondimento della sequenza stratigrafica finora individuata, si è proceduto con un ampliamento del fronte di scavo verso Est. In questo caso, l’approfondimento ha portato alla luce le tracce di frequentazioni precedenti l’impostazione del vano stesso. Si distinguono, infatti, la base circolare di un grande miscelatore per la calce (nella zona Nord) che attesta la presenza di un cantiere edile. Questo è testimoniato anche da una grande fossa (nell’angolo N-O), in parte rivestita di laterizi e con evidenti tracce di combustione, che può essere interpretata come una calcara, affiancata da un accumulo di grandi blocchi in calcare pronti per essere calcinati. Nella zona S-O invece, è stato rintracciato un piano in malta probabilmente in fase con 4 buche di palo di cui però, al momento non è possibile proporre una funzione certa. Infine, l’ampliamento ad Est ha messo in luce il muro perimetrale orientale (prosecuzione Nord di quello rintracciato nel vano N), rinforzato da un secondo muro sempre con andamento N-S. Queste strutture sembrano in fase con un piano in malta posto ad Est che potrebbe rappresentare la traccia di una scalinata. La stratigrafia riscontrata delinea, per entrambe gli ambienti, un fronte di frequentazione dal IX all’XI secolo. L’area, ancora prima di ricevere la sistemazione che prevede l’impostazione di vani contigui, viene impiegata come zona di cantiere per la realizzazione dei bracci porticati, presumibilmente intorno al IX secolo. Subito dopo si realizzano i perimetrali che definiscono gli ambienti oggetto di studio. Questi ambienti sono interessati da diverse fase di crolli, successivamente appianati per consentire una nuova frequentazione che vede l’avvicendarsi di diverse attività produttive, tra cui una calcara e una forgia (vano N). E’ ancora arduo al momento, definire con precisione il periodo che vede la spoliazione di alcune strutture murarie, ma appare chiaro che dopo queste ultime attività si assiste ad un generale abbandono dell’area, successivamente interessata da attività di tipo agricolo collocabili in epoca moderna.

Media

Name
San Vincenzo al Volturno
Year
2016
Summary
it Le indagini archeologiche avviate nel sito di San Vincenzo al Volturno (IS), svolte tra agosto e settembre 2016, hanno interessato l’area del chiostro monastico, antistante la basilica maggiore, con la ripresa dei lavori all’interno dell’area CL/C2 già parzialmente indagata tra 2000/2002 e successivamente nel 2013.

In particolare, l’attività archeologica è stata concentrata all’interno degli ambienti N, O e nell’area esterna ad O (Varco Est) del saggio C2.
Le ricerche sono state condotte dal team del LATEM (Laboratori di Archeologia Tardoantica e Medievale, UNISOB) afferente alla Cattedra di Archeologia Cristiana e Medievale delll’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli (Prof. F. Marazzi).
L’indagine nell’ambiente N ha previsto una lunga ed accurata operazione di pulizia, con la rimozione degli accumuli depositatisi in seguito alla chiusura del saggio nel 2013.

L’inizio dello scavo ha previsto, quindi, l’allargamento dell’ambiente N in direzione Est per poco meno di 1 m con la rimozione di uno spesso strato di coltivo già riscontrato durante le campagne precedenti.

La rimozione degli strati superiori ha permesso il rinvenimento di un sottile piano in malta adagiato al di sopra di uno spesso accumulo di malta travertinosa e pietrisco utilizzato come preparazione.
Tali livelli erano già parzialmente visibili durante la fase di pulizia delle sezioni del saggio sia nell’ambiente N sia nella sezione Sud dell’ambiente O e dovrebbero appartenere ad una fase di risistemazione dell’area coeva o successiva all’XI secolo.

Al di sotto di questi, invece, è stato identificato un piano di calpestio in malta, molto simile a quello superiore, ma intaccato dalla fondazione delle strutture di XI sec. e, con tutta probabilità, ricollegabile all’ambiente P poco distante, databile alla fase carolingia del chiostro.
Purtroppo, a causa della ristrettezza dell’area scavata, della mancanza di materiale ceramico di riferimento e dell’alta incidenza dei lavori agricoli all’interno dei suddetti strati risulta estremamente difficile avere un’idea chiara e completa circa la datazione e la natura degli accumuli identificati.

Lo scavo dell’ambiente O ha permesso di mettere in luce le strutture ed i piani di frequentazione, per i quali era stata proposta una datazione all’XI secolo.
Lo scavo, per l’estensione dell’area, è stato concentrato tre distinte zone dell’ambiente, conservando alcuni testimoni nella parte centrale.

Il primo approfondimento è stato praticato verso Ovest a ridosso delle strutture murarie ‘bassomedievali’ visibili, con l’apertura di un saggio di 6,2 x 1,3 m.
In questa zona è stato rinvenuto un piano relativo ad una piccola area di natura produttiva, probabilmente legata alle pyrotechnie o “arti del fuoco”. E’ difficile al momento stabile la natura dell’attività svolta in loco a causa della mancanza di scorie, scarti od altri indicatori di produzione; tuttavia, l’area risulta quasi interamente rubrificata, con abbondante presenza di tracce di natura carboniosa, piccole porzioni di concotto e, nei punti in cui la temperatura aveva raggiunto picchi elevati, accenni di vetrificazione degli elementi fittili.

Il secondo “saggio” è stato aperto sul versante Est dell’ambiente O, ampliando la trincea verso il fiume Volturno di circa 1,2 m.
Le indagini archeologiche nell’area hanno permesso di mettere in luce in maniera ottimale un setto murario già visibile durante l’ultima campagna di scavo nel 2013, e di rintracciare una situazione stratigrafica abbastanza complessa.
Infatti, la rimozione degli strati superficiali ha permesso di rinvenire due muri, precedenti all’impianto di XI sec., con un andamento tra loro perpendicolare, ed una serie di strati pertinenti a fasi di utilizzo, abbandono e riutilizzo dell’area.
I rapporti stratigrafici consentono, per quanto possibile in un’area così ristretta, una comprensione della cronologia relativa degli eventi, con una chiara manifestazione di come l’utilizzo e l’impostazione dell’area sia stata stravolta durante il corso del tempo. Infatti, mentre è palese l’andamento quadrangolare degli ambienti di XI secolo, quello delle fasi precedenti è solo ipotizzabile, osservando l’andamento parallelo che il setto murario rivenuto sull’estremità est dell’ambiente O ha rispetto a quello che sembra essere il muro del corridoio claustrale, sul versante ovest.

L’ultima area indagata è quella a ridosso dell’Ambiente O e del c.d. Varco Est. Lo scavo ha permesso di mettere in luce ulteriormente un piano in malta travertinosa abbastanza compatta, obliterato da uno strato in terra e dalle murature di XI secolo.

All’interno ed al di sopra di questo insiste una situazione complessa, fornita dal taglio di un muro, totalmente rasato, con un andamento del tutto irregolare rispetto agli altri, ed una zona pavimentata (acciottolato) che, con tutta probabilità, corrispondeva ad un’area di camminamento esterno, probabilmente abbastanza tarda.

In conclusione, le stratigrafie indagate durante la campagna di scavo di agosto-settembre 2016 hanno messo in luce una situazione nuova per l’area in esame. Questa apre nuovi scenari per le fasi più antiche del claustrum monastico per cui è possibile ipotizzare, a patto di nuove ed approfondite indagini future nel sito, un differente impianto edilizio delle strutture di IX secolo e le operazioni che hanno portato alla formazione dell’impostazione planimetrica più tarda.
en The 2016 excavations took place in the area of the monastic cloister, in front of the great church, with the continuation of work in area CL/C2 already partially investigated between 2000-2002 and later in 2013.
In particular, excavations concentrated inside rooms N and O, and the area outside room O (eastern entrance) in trench C2.

The research was undertaken by a team from the Laboratory of Late Antique and Medieval Archaeology at Suor Orsola Benincasa University, Naples.
The work in room N involved lengthy and accurate cleaning, with the removal of the materials that had built up over the area since the last excavations in 2013. The excavation of room N was then extended to the east by just under 1 m with the removal of a deep layer of agricultural soil, already seen during previous campaigns.

The removal of the upper layers revealed a thin mortar surface overlying a make-up formed by a substantial accumulation of crushed travertine mortar and gravel. These levels had been partially visible during the cleaning of the trench sections in room N and in the south section of room O, and should belong to a phase when the area was reorganised, dating to the 11th century or later.
Below these layers, a mortar floor surface was identified, very similar to the one above, but cut by the foundations of the 11th century structures and probably relating to room P nearby, dating to the cloister’s Carolingian phase.
Unfortunately, due to the limited excavation area, the lack of diagnostic pottery, and the high level of damage caused by agricultural activity, it is very difficult to get a clear picture of the dating and nature of the identified accumulations.

The excavation of room O uncovered the structures and floors for which an 11th century date was proposed.
Due to the size of the area, the excavations were concentrated in three different zones, leaving several baulks in the central part of the room.
The first trench (6.2 x 1.3 m) was opened towards the west up against the visible ‘late medieval’ walls.

In this zone, a floor surface relating to a small craft working area, probably linked to the _pyrotechnie_ or “arts of fire”, was uncovered. At present, it is difficult to establish the nature of the activities undertaken here due to the lack of slag, waste materials or other production indicators. However, the area was almost entirely rubified, with abundant presence of charcoal, small baked clay fragments and, in the places where the temperature had been the hottest, evidence of the vitrification of terracotta elements.
The second trench was opened on the eastern side of room O, extending the excavation towards the river Volturno by about 1.2 m.

Work was undertaken to improve the visibility of a wall already seen during the last excavation season in 2013, and to re-trace a rather complex stratigraphy.
In fact, the removal of the surface layers revealed two perpendicular walls, pre-dating the 11th century structures, and a series of layers relating to the occupation, abandonment, and reuse of the area.

As far as possible in such a restricted area, the stratigraphic relationships provided an understanding of the chronology of events, with a clear manifestation of how the use and layout of the area was radically altered during the course of time. Indeed, while the quadrangular plan of the 11th century rooms is clear, that of the preceding phases can only be hypothesised, observing the parallel line taken by the wall found at the far east of room O, which respected what seems to be the wall of the cloister’s corridor, on the west side.
The last area investigated was situated next to room O and the so-called East Passageway. The excavations exposed more of a moderately compact crushed travertine mortar surface that was obliterated by a layer of soil and the 11th century walls.

Within and above this there was a complex situation, consisting of the cut for a wall, completely razed, with an irregular alignment compared to the others, and an area with a cobblestone paving, which probably, corresponded with an external passageway of quite late date.
To conclude, the stratigraphy investigated during the campaign revealed a new situation for the area in question. This opens new scenarios for the earliest phases of the monastic _claustrum_ for which it is possible to suggest, although further excavation is needed, a different layout for the 11th century structures and the operations that led to the formation of the later topography.
Summary Author
Federico Marazzi

Media

Name
San Vincenzo al Volturno
Year
2018
Summary
it Le indagini, svoltesi nel mese di settembre 2018, hanno interessato l’area orientale del chiostro monastico denominata CL/C, dove nelle precedenti campagne di scavo sono stati individuati alcuni ambienti che affacciano sui bracci porticati. In particolare, sono state approfondite le sequenze stratigrafiche dei due vani “N” ed “O”.

Nel vano N è stato operato un ampliamento verso Est per verificare l’estensione degli strati di abbandono già individuati nel 2016. Questi interessavano anche l’accesso Ovest che consentiva il collegamento dell’ambiente con un piccolo corridoio trapezoidale. Con l’asportazione degli strati di crollo, è stato messo in luce un muro N-S che costituisce il limite Est dell’ambiente. E’ stato possibile quindi definire la pianta quadrangolare e l’estensione del vano che si caratterizza per la presenza di due perimetrali in comune (Nord ed Est) con il vano “O” posto immediatamente a Nord di esso. La prosecuzione delle indagini ha inoltre portato alla luce una superficie (1 m x 1 m) in laterizi frammentari con tracce di bruciato, interpretabile come piano di cottura pertinente ad un’ultima fase di vita dell’area. In prossimità di queste evidenze è stato poi portato alla luce un reperto piuttosto significativo: un vaso in ceramica con 4 anse e superfici decorate da figure antropomorfe ed iscrizioni graffite.

Anche nel vano “O”, contestualmente all’approfondimento della sequenza stratigrafica finora individuata, si è proceduto con un ampliamento del fronte di scavo verso Est. In questo caso, l’approfondimento ha portato alla luce le tracce di frequentazioni precedenti l’impostazione del vano stesso. Si distinguono, infatti, la base circolare di un grande miscelatore per la calce (nella zona Nord) che attesta la presenza di un cantiere edile. Questo è testimoniato anche da una grande fossa (nell’angolo N-O), in parte rivestita di laterizi e con evidenti tracce di combustione, che può essere interpretata come una calcara, affiancata da un accumulo di grandi blocchi in calcare pronti per essere calcinati.

Nella zona S-O invece, è stato rintracciato un piano in malta probabilmente in fase con 4 buche di palo di cui però, al momento non è possibile proporre una funzione certa.
Infine, l’ampliamento ad Est ha messo in luce il muro perimetrale orientale (prosecuzione Nord di quello rintracciato nel vano N), rinforzato da un secondo muro sempre con andamento N-S. Queste strutture sembrano in fase con un piano in malta posto ad Est che potrebbe rappresentare la traccia di una scalinata.

La stratigrafia riscontrata delinea, per entrambe gli ambienti, un fronte di frequentazione dal IX all’XI secolo. L’area, ancora prima di ricevere la sistemazione che prevede l’impostazione di vani contigui, viene impiegata come zona di cantiere per la realizzazione dei bracci porticati, presumibilmente intorno al IX secolo. Subito dopo si realizzano i perimetrali che definiscono gli ambienti oggetto di studio. Questi ambienti sono interessati da diverse fase di crolli, successivamente appianati per consentire una nuova frequentazione che vede l’avvicendarsi di diverse attività produttive, tra cui una calcara e una forgia (vano N). E’ ancora arduo al momento, definire con precisione il periodo che vede la spoliazione di alcune strutture murarie, ma appare chiaro che dopo queste ultime attività si assiste ad un generale abbandono dell’area, successivamente interessata da attività di tipo agricolo collocabili in epoca moderna.
en This season, work took place in the eastern area of the cloister denominated CL/C, where in previous campaigns a number of rooms facing onto the porticoed wings were identified. Excavations took place in rooms “N” and “O”.

The excavation in room N was extended towards the east in order to check the extension of the abandonment layers identified in 2016. The abandonment layers were also present in the west entrance that linked the room to a small trapezoidal room. The removal of these layers revealed the N-S wall constituting the east side of the room. It was thus possible to define the quadrangular plan and size of the room that was characterised by having two perimeter walls in common with room “O” immediately to the north. The continuation of the excavations also revealed a surface (1 x 1 m) made up of fragmented tiles with traces of burning interpreted as a cooking surface relating to the final occupation phase of this area. A rather significant find came to light close to this feature: a four-handled ceramic vessel whose surface is covered with anthropomorphic figures and graffiti.

Excavation continued in room “O” and the area was extended towards the east. In this case, the deepening of the excavation revealed occupation evidence pre-dating the construction of the room itself. In fact, the circular base of a large lime mixer was identified (in the north zone), which attests the presence of a building site. This is also attested by a large pit (N-W corner), partially lined with tile and with clear traces of burning, which may be interpreted as a limekiln, flanked by a heap of large limestone blocks ready to be processed.
A mortar floor surface, probably in phase with four postholes, was identified in the S-W zone, but at present its function is not known.
Lastly, the eastwards extension revealed the eastern perimeter wall (northwards continuation of the wall in room N), reinforced by a second wall, also on a N-S alignment. These structures appear to be in phase with a mortar surface to the east, which could represent the bottom of a staircase.
In both rooms, the stratigraphy attested occupation from the 9th to the 11th century. Prior to the construction of the adjoining rooms, the area was used as a building site for the construction of the colonnaded wings, presumably around about the 9th century. Soon afterwards, the perimeter walls defining the rooms in question were built. The latter presented various phases of collapse, subsequently levelled to allow new occupation, which saw a series of diverse production activities, including a limekiln and a forge (room N). At present, it is difficult to precisely define the period that saw the robbing of several walls, but it seems clear that after these activities the area was abandoned and later used for agricultural activities in the modern era.
Director
Federico Marazzi

Media

  • Marazzi-Struttt 2001
    F.Marazzi - K. Strutt, 2001, San Vincenzo al Volturno 1999-2000. Interventi di diagnostica preliminare suil campo, in Scavi Medievali in Italia 1996-1999, a c.di S.Patitucci Uggeri (Atti della II Conferenza Italiana di Archeologia Medievale), Roma: pp 325-344.
  • Marazzi et al 2002
    F. Marazzi, C.Filippone, P.P.Petrone, T.Galloway, L.Fattore, 2002, San Vincenzo al Volturno. Scavi 2000-2002, rapporto preliminare, «Archeologia Medievale» XXIX, pp. 209-274.
  • Marazzi 2002
    F. Marazzi, 2002, San Vincenzo al Volturno. Introduzione ad un cantiere di archeologia medievale, Napoli - S.Agapito: pp. 1 - 128.
  • Dell'Acqua 2002
    F. Dell’Acqua, 2002, Una vetrata “all’antica” di età carolingia, «Journal of Glass Studies», 44, pp. 111 - 114.
  • Sassetti 2004
    C. Sassetti, 2004, Il laboratorio per lo studio e la ricomposizione degli affreschi di San Vincenzo al Volturno, Napoli: pp. 1 - 118, Università Suor Orsola Benincasa, Quaderni della Ricerca Scientifica, 1.
  • Marazzi - Gaia 2005
    F. Marazzi, A.S. Gai, 2005, Il cammino di Carlo Magno. Ipotesi di un percorso europeo di ricerca tra archeologia e storia territoriale, cura del volume, progetto Europeo "Cultura 2000", Quaderni della Ricerca Scientifica dell'Università Suor Orsola Benincasa, Suppl. 2005 (1), Napoli 2005 (pp. 1 - 263).
  • Marazzi 2006
    F. Marazzi, 2006, San Vincenzo al Volturno. Guida allo scavo, ed. Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise, Campobasso.
  • Marazzi 2006
    F. Marazzi, 2006, San Vincenzo al Volturno. Vita quotidiana di un monastero attraverso i suoi reperti, con R.Martino, ed. Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise, Campobasso.
  • Marazzi 2006
    F. Marazzi, 2006, La "terra" di San Vincenzo al Volturno, ed. a cura della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise, Campobasso.
  • Marazzi 2006
    F. Marazzi, 2006, San Vincenzo al Volturno: evoluzione di un progetto monastico fra IX e XI secolo, in Il monachesimo italiano dall'età longobarda all'età ottoniana (VII convegno di studi sull'Italia benedettina), cur. G.Spinelli OSB - Centro Storico Benedettino Italiano, Cesena: pp. 425 - 460.
  • D'Angelo-Marazzi 2006
    F. D’Angelo, F. Marazzi, 2006, "Artes diversas intra monasterio exerceantur" (RB, cap. LXVI). Riflessioni sulla gestione del ciclo produttivo del vetro a San Vincenzo al Volturno nel IX secolo, in Atti del IV Congresso Nazionale di Archeologia Medievale, a c. di R.Francovich e M.Valenti, Firenze 2006, pp. 447 - 454.
  • Chilardi 2006
    S. Chilardi, 2006, I resti di mammiferi dalle cucine dell’abbazia altomedievale di san Vincenzo al Volturno (Isernia), in G. Malerba, P. Visentini (edd.) Atti del 4° Convegno Nazionale di Archeozoologia (Pordenone, 13-15 novembre 2003), Quaderni del Museo Archeologico del Friuli Occidentale, 6, Pordenone: pp. 335 - 359.
  • Carannate 2006
    A. Carannante, 2006, I resti di pesci e molluschi dall’area delle cucine dell’abbazia altomedievale di San Vincenzo al Volturno (IS): risultati preliminari, pp. 361 - 366.
  • De Rubeis 2006
    F. De Rubeis, 2006, I graffiti di Santa Maria in Stelle (Verona) e San Vincenzo al Volturno (Isernia). Due casi per due scritture, in Mensch un Schrift im frühen Mittelalter, ed. P. Erhart - L. Hollenstein, Sankt Gallen, pp. 120 - 127.
  • Marazzi - Gobbi 2007
    F. Marazzi, A. Gobbi, 2007, Il lavoro nella Regola. L'aprrovvigionamento alimentare e il cantiere edile di San Vincenzo al Volturno fra IX e XI secolo, pp. 272, Napoli (Quaderni della Ricerca Scientifica Università Suor Orsola Benincasa, serie Beni Culturali, 8).
  • Marazzi 2007
    F. Marazzi, 2007, San Vincenzo al Volturno, in Roma e i Barbari, catalogo della mostra, Venezia, Palazzo Grassi, Milano: pp. 554 - 556.
  • Marazzi 2007
    F. Marazzi, 2007, DVD-Rom San Vincenzo al Volturno. Epifania di un monastero, Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise, Università Suor Orsola Benincasa - Napoli, Pool Factory Roma. L'opera è risultata vincitrice del premio della sezione didattica della II Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico "Il Capitello d'Oro", Roma, Parco della Musica, 26 maggio.
  • Marazzi 2008
    F. Marazzi, 2008, San Vincenzo al Volturno. L'impianto architettonico fra VIII e XI secolo, alla luce dei nuovi scavi della basilica maior, in Monasteri in Europa Occidentale (secoli VIII - XI): topografia e strutture, edd. F. De Rubeis - F. Marazzi, atti del Convegno Internazionale, Castel San Vincenzo, 27 - 29 settembre 2004, pp.608, Roma 2008., pp. 323 - 390.
  • Gobbi 2008
    A. Gobbi, 2008, Tecniche costruttive e cantieri edilizi nel monastero vulturnense, pp. 401 - 424.
  • Goodson 2008
    C. Goodson, 2008, La cripta anulare di San Vincenzo Maggiore nel contesto dell’architettura di epoca carolingia, pp. 425 - 442.
  • Guidobaldi - Gobbi 2008
    F. Guidobaldi, A. Gobbi, 2008, I pavimenti marmorei di San Vincenzo Maggiore e Santa Restituta, pp. 443 - 476.
  • De Rubeis - Banterla 2008
    F. De Rubeis, E. Banterla, 2008, Scrivere sui pavimenti, scrivere sui muri: materiali originari e riusi architettonico, pp. 477 - 488.
  • Carannate et al 2008
    A. Carannante, S. Chilardi, G. Fiorentino, A. Pecci, F. Solinas, 2008, Le cucine di San Vincenzo al Volturno. Ricostruzione funzionale in base ai dati topografici, strutturali, bioarcheologici e chimici, pp. 489 - 508.
  • Giorleo-Luongo 2008
    M. Giorleo, R. Luongo, 2008,Marmora romana da San Vincenzo al Volturno, pp. 509 - 522.
  • Sogliani 2008
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