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AIAC_3769 - Gazzo, Ronchetrin - 2018
Nell'ambito del progetto GaVe (Indagini archeologiche a Gazzo Veronese - Verona) condotto in stretta collaborazione fra la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio delle province di Verona, Vicenza, Rovigo, l’Università di Verona e l’Università “La Sapienza” di Roma, fra l'1 ed il 26 ottobre 2018 l'Università di Verona - Dipartimento Culture e Civiltà ha condotto una quinta campagna archeologica nel territorio di Gazzo V.se – loc. Ronchetrin, coordinata da Patrizia Basso, aprendo dei nuovi saggi di scavo e ampliando quelli aperti nel 2014 e 2017, con l'obiettivo di definire l'estensione e la datazione delle aree funerarie disposte sui due lati del tracciato della via Claudia Augusta, già individuate con le campagne precedenti.
Quest’anno si è lavorato sia nel campo di proprietà privata già indagato negli anni 2015-2017 e in quello immediatamente orientale (tramite tre saggi che hanno verificato la continuazione dell’area funeraria orientale a nord e confermato il suo limite a sud) sia nel campo a nord di questo, sempre di proprietà privata, tramite sei saggi che hanno permesso di definire l’estensione della stessa necropoli orientale e i limiti di quella occidentale (a parte quello settentrionale): si tratta di una serie di transetti perpendicolari tra loro che in due casi sono arrivati a intercettare l'asse stradale, evidenziando ancora più precisamente l'andamento dello stesso e l'estensione del fossato laterale.
In un primo momento l'intervento è stato condotto con mezzo meccanico, asportando il livello agrario fino a far emergere le sabbie del dosso oltre il fossato laterale della strada romana, intaccate dai lavori agricoli. L'asporto del livello agrario ha da subito rivelato una fitta presenza di tombe a cremazione, di cui 22 sono state selezionate per lo scavo. Nello svuotamento delle tombe si è fatta attenzione a registrare la posizione puntuale dei corredi e delle ossa e si è raccolta la terra di rogo (distinta a seconda della posizione rispetto alla tomba), che è stata completamente flottata sul campo, così da raccogliere le ossa e i resti vegetali per le analisi paleobotaniche e osteologiche.
Valutando complessivamente quanto emerso nei saggi 2018, la necropoli orientale ha restituito 151 contesti funerari, di cui alcuni restano di rituale incerto, poiché, come si è detto, non è stato possibile scavare tutte le sepolture: fra quelle con rituale riconoscibile, 76 sono in fossa; 21 a cassa laterizia di cui una in struttura di mattoni; due in cassetta singola di embrici; 12 in cassetta di embrici doppia o alla cappuccina, tra le quali una presenta dei coppi sui due lati corti e un tubulo per le libagioni e un’altra mostra una mezza anfora su uno dei due lati corti. La densità delle tombe risulta essere fitta e simile agli anni precedenti (circa 1 tomba ogni 3,5 mq): le deposizioni si dispongono anche in quest’area parallelamente al tracciato viario - che quindi nel paesaggio rurale del tempo funse da elemento attrattore per la deposizione di quanti vivevano in area - fino a un massimo di circa 16 file documentate nel settore più settentrionale, dove è stato messo in evidenza l'intero sviluppo della necropoli da est a ovest, su una lunghezza di 35 metri.
Considerando anche i dati delle precedenti campagne di scavo, è stato possibile determinare l'estensione complessiva di questa area funeraria orientale (circa 4000 mq) e ipotizzare, sulla base della densità di tombe ricavata dai dati di scavo 2015-2018 applicata all'intero areale, la presenza, secondo un calcolo comunque forzatamente approssimativo, di circa 1000 contesti funerari.
La disposizione delle sepolture non sembra rivelare raggruppamenti ben definiti e separati da accessi pedonali ai vari spazi della necropoli, ma la parzialità dell'area indagata unitamente all'assenza dei piani di calpestio dell'epoca non consente di spingersi oltre in tale interpretazione.
Lo studio dei materiali conferma una datazione complessiva delle deposizioni nel I sec. d.C., con pochi casi leggermente più antichi (tra fine I sec. a.C. e prima metà del I sec. d.C.) e qualche attardamento nel I-II sec. d.C.
Per quanto riguarda invece la necropoli occidentale, già indagata nel 2014 e 2017, se ne sono attestati-confermati i limiti a parte, come si è detto, quello settentrionale: quello a sud si pone in corrispondenza della tomba in anfora segata già individuata nel 2014, quello a ovest solo a qualche metro a partire dal limite del fossato laterale: si tratta dunque di un’area funeraria molto meno estesa dell’orientale, meno densa e caratterizzata solo da una fila di tombe allineate lungo la strada. Complessivamente, considerando anche gli anni di scavo precedente, 5 sepolture sono in fossa, 2 in cassa di laterizi, e due in anfora segata.
Anche la datazione dei materiali di queste sepolture sembra attestarsi genericamente al I secolo d.C., più probabilmente tra la fine del I secolo a.C. e la prima metà del I d.C., ma lo studio dei materiali è ancora in corso.
In sintesi, alla già nota disposizione del tracciato viario secondo una linea spezzata al fine di sfruttare i dossi sabbiosi, grazie allo scavo 2018 si è precisata la conoscenza delle caratteristiche delle due aree funerarie (come si è detto) e dei due fossati laterali che fiancheggiavano la strada: quello orientale presenta una larghezza massima di 13 m, dove la strada è ormai in pieno attraversamento della bassura naturale, e diminuisce man mano che si prosegue verso sud-est fino ad arrivare a ridotte dimensioni (larghezza 1,70 m e profondità 0,75 m), del tutto coerenti con le minori necessità di drenaggio legate alla disposizione in alto morfologico di questo tratto viario. Il fossato occidentale è speculare in senso est-ovest e ribaltato in senso nord-sud rispetto al precedente, con un allargamento verso sud in direzione della bassura naturale, e probabilmente un restringimento verso nord, nel tratto in cui la strada correva sul dosso naturale e richiedeva quindi minore capacità drenante. Ma il dato sicuramente più insolito ed interessante è la sostanziale omogeneità cronologica di un numero così elevato di sepolture, ipotizzato attorno a 1000 nell'arco di poco più di un secolo. Tale quantità di contesti sepolcrali insieme a quelli desunti negli anni dalle ricognizioni di superficie lungo il tracciato viario e alla trentina di monumenti funerari reimpiegati nelle chiese del territorio, deve far riflettere sull’organizzazione insediativa di Gazzo Veronese e sulla possibilità di ipotizzarvi la presenza di un vicus.
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AIAC_4322 - Tarquinia - 2016Per prima cosa, si è messa in luce l’area interessata dallo scavo della Soprintendenza nel 2014, diretto dalla dr. Gabriella Scapaticci. Poi lo scavo è stato ampliato sui lati Nord ed Ovest e, per breve spazio, anche verso Sud.
Al margine meridionale dello scavo sono venuti alla luce due pozzi, che si aggiungono agli altri due, individuati dallo scavo precedente, entrambi dotati di vera da pozzo. Il pozzo, collassato in antico due volte, a NE dell’ambiente B, è stato scavato fino alla profondità di 3,5 m, senza poter raggiungere il fondo, data l’esiguità dello spazio disponibile, e lo scavo ha permesso di capire come il pozzo, databile prima del III/II secolo a.C., era stato dotato di una imboccatura in pietra che lo metteva in comunicazione con una pavimentazione posta a poco più di un metro più in alto, legata a lavori di terrazzamento della zona.
I pozzi risultano scavati nello strato geologico in argilla molto compatta, rivestiti di pietrame, e destinati alla captazione delle acque piovane. Immediatamente oltre l’angolo dell’ambiente B è stata messa in luce una piccola parte di pavimento in battuto di VI-V secolo. Nella parte Sud-Ovest dello scavo è venuta alla luce una fontana, pertinente alla fase databile alla fine dell’era repubblicana, quando furono realizzati anche pavimenti in _signinum_ lungo i lati Ovest e Nord dell’area indagata. La fontana è quadrangolare, ha un pavimento in nenfro, tre pareti dotate di una canaletta realizzata con un muro esterno parallelo a quello interno, il quale è dotato di lesene su tre lati, mentre sul terzo c’è la porta.
Al centro resta un foro sul pavimento, dove era alloggiato l’alto piede di un _labrum_ in marmo bianco, di cui si sono trovati frammenti. In età medio-imperiale avanzata la fontana era crollata e il suo interno colmato per livellare il piano. Lo stesso accadde al pozzo a NE, il cui collasso coinvolse parte del pavimento a mosaico che gli stava accanto.
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AIAC_4322 - Tarquinia - 2017Si è continuato lo scavo iniziato nel 2016 estendendo le indagini verso Ovest e Nord. L’abitazione risulta essere molto estesa e ancora non se ne sono riconosciuti i limiti. A Nord, nel settore II.B, è venuto in luce un ambiente con pavimento in _figlinum_ con motivo a scaglie.
Immediatamente a Sud si è trovato un gruppo di due stanze: una grande a forma di T e una più piccola, all’interno della maggiore, in una seconda fase, sono stati creati due tramezzi per ricavare tre ambienti. All’esterno del lato orientale ci sono due linee di blocchi in macco, forse una base o un rinforzo del muro. Più a Sud c’è un’area in cui si sono trovati resti della lavorazione del ferro, un dolio e un’anfora, mentre sulla parte occidentale dell’area un pavimento in grossi blocchi di nenfro fortemente inclinato suggerisce l’esistenza di un pozzo o di una cisterna collassata. Procedendo verso Ovest, da Nord verso Sud, sono venuti alla luce due ambienti, indagati solo parzialmente, poi una stanza rettangolare pavimentata in _scutulatum_ con tessere bianche disposte a rombi, adiacente ad un ambiente su cui resta un tubo in segmenti fittili frammentari. Più a Sud, all’angolo Sud-Ovest dell’area scavata, si è rinvenuta una canaletta di adduzione che alimentava il pozzo o la cisterna collassata, di cui si è detto, e un ambiente di cui resta l’angolo S-O, in _opus spicatum_, fortemente inclinato verso S-O, dove si doveva trovare un pozzo collassato in antico.
Nel grande ambiente B del settore I, scavato nel 2014 dalla Soprintendenza, si è realizzato un approfondimento nella parte S-O, dove il pavimento antico non era conservato, ed è venuto alla luce un più antico pavimento _scutulatum_ di epoca ellenistica.
Infine, si è iniziata l’indagine del fondo della cisterna posta a fianco della fontana. Dopo aver rimosso l’acqua all’interno, si sono scavati gli strati alti dei depositi. Dalla tipologia delle ossa di animali rinvenute e dai resti ceramici, risulta che nella tarda antichità-alto Medioevo la cisterna fosse stata usata come discarica.
Didascalie
Fig. 1. 1 pianta dello scavo della domus del Mitreo a Tarquinia (F.Soriano)
Fig. 2. Fotopiano del medesimo (A.Mastrocinque)
Fig. 3. Pavimento in _figlinum_ con elementi a squame (o pelte)
Fig. 4. Vaschetta con pavimento in _spicatum_, smantellata quando fu realizzato un pavimento tardo-repubblicano.
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AIAC_4322 - Tarquinia - 2018Si è continuato lo scavo iniziato nel 2016 estendendo le indagini verso Ovest ed Est (figg. 1-2). L’abitazione risulta essere molto estesa, almeno 2000 mq, compresi i cortili. A Nord-Ovest, nel settore II è venuto alla luce un ambiente (Q) che, dopo essere stato tagliato da un muro, era stato adibito a triclinium (figg. 3-4). Immediatamente a Nord si sono messi in luce (da E verso O) un piccolo spazio cultuale quadrato (fig. 5), delimitato da lastre di pietra, sormontato da un piccolo altare in macco, riempito di terra e contenente pochi frammentari di oggetti di culto in terracotta; poi una stanza rettangolare (fig. 6) pavimentata in parte in scutulatum e in parte in mosaico con decorazione a meandri in bianco e nero; adiacente, verso O, si trovava un butto di materiali fittili costituito da piccoli mattoni, ceramica comune di forma aperta molto frammentaria e una serie di piccole basi di vasetti, simili a coperchietti, e una pala in ferro molto ossidata; subito a S di questo butto se n’è trovato un altro contente frammenti di ceramica della fase preromana; poco a Ovest si è scavato un pozzo votivo (figg. 7-8) foderato da pietre, profondo ca 1,70 m, contenente resti di animali, frammentari oggetti metallici molto corrosi, due coppe in ceramica comune, mal conservate, qualche coppetta miniaturistica e tre votivi fittili, di cui uno apparentemente in argilla cruda, raffigurante un braccio.
Nel grande ambiente I.B si è approfondito lo scavo della risega di fondazione del muro sul lato Ovest (fig. 9), che risulta spettare al II secolo a.C., mentre il coevo pavimento in scutulatum messo in luce nella precedente campagna è risultato essere un angolo rialzato di ca 40 cm, con pareti soprastanti bene intonacate (fig. 10), in un ambiente del quale si è messo in luce, per ora, un pilastro.
Nella parte Est dell’area scavata si sono messi in luce alcuni ambienti (fig. 11), due dei quali pertinenti circa al III secolo a.C. (fig. 12).
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AIAC_870 - Corna Nibbia - 2006
Le nuove indagini hanno interessato l’area più esterna del riparo, dove si sono indagati i livelli contemporanei alla struttura di forma subrettangolare individuata nel 2004. In questa fase era una piccola area caratterizzata da un terreno limoso marroncino, compattato con tracce di esposizione a elevate temperature; in connessione sono stati rinvenuti un frammento di crogiolo, una forma di fusione per ascia in arenaria e una forma di fusione bivalve in terracotta probabilmente per spillone: l’area doveva essere dunque adibita alla fusione di oggetti da lingotto.
Lo scavo della struttura abitativa permette di riconoscere varie fasi di rifacimento sia del focolare sia del piano di calpestio che poggiavano direttamente su strati di apporto artificiale di terreno e di spianamento dell’area. L’asportazione di questi ultimi ha permesso di indagare l’area esterna alle strutture della necropoli a sepoltura collettiva secondaria dell’età del Rame. L’area antistante i due recinti sepolcrali era infatti caratterizzata da una piattaforma subrettangolare costruita da clasti di varia pezzatura ben connessi l’uno con l’altro, su cui era disteso un livello sabbio-limoso povero di materiale, ma in connessione con vari punti di fuoco. I due recinti erano tra loro connessi da un primo cordone di pietre, rialzato rispetto alla piattaforma e parallelo alla parete rocciosa. A circa un metro dal primo era poi presente un secondo allineamento più a valle, subparallelo al primo, che determinava uno stretto corridoio tra i recinti e la piattaforma. A valle erano presenti una buca di palo forse appartenente a una struttura lignea di contenimento della piattaforma e alcuni livelli di sistemazione del lieve pendio di accesso. Sulla superficie del più antico di questi sono stati rinvenuti numerosi frammenti di teca cranica umana intenzionalmente dispersi. L’analisi di tali dati arricchirà le nostre conoscenze sulle modalità e le fasi degli antichi riti che si svolgevano in quest’area sacra. (Raffaella Poggiani Keller, Marco Baioni)
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AIAC_886 - Lucone - 2007La campagna di scavo 2007 ha comportato l’ampliamento dell’area di scavo 2006, per complessivi 40 mq circa. L’apertura di un’area più grande ha consentito più puntuali osservazioni stratigrafiche. Si è innanzitutto notato che lo strato US 2, composto da depositi carbonatici prodotti da vegetazione lacustre (potamogeti), è sempre lacunoso in corrispondenza delle strutture cumuliformi, che presentano la parte sommitale decapata.
Lo strato limoso di colore grigio nerastro (US 3) si appoggia alle strutture cumuliformi di scarico e corrisponde alle fasi di vita/abbandono del secondo momento abitativo di quest’area (Lucone D). L’alta frequenza di materiali archeologici ha imposto uno scavo a tagli artificiali con successivi e ripetuti fotopiani per documentare i reperti ceramici quasi sempre frammentati in posto.
Lo strato 3 e i livelli ad esso assimilati (USS 9, 11, 16, 18, 19, 25) si appoggiano alle strutture a cumulo: una piuttosto piccola (ES 20) intercettata solo nel Settore S, l’altra molto grande (ES 15), già presente nello scavo 1986/2005, occupa parte del Settore Centrale e del Settore N. La struttura più grande (ES 15) è costituita da una serie caotica di livelletti sovrapposti (USS 17, 23) alcuni di argilla compatta di colore giallo, altri ricchi di cenere e carboni di colore grigio e alcuni di origine vegetale. Parte dei materiali potrebbero essere coerentemente attribuiti a operazioni di pulizia e ripristino di aree di fuoco, mentre le dimensioni dell’area di accumulo potrebbero suggerire anche una funzione strutturale. Asportate US 3 e parte della struttura cumuliforme si è documentato un livello carbonioso (US 4) con matrice limosa di colore nerastro, presente su gran parte dell’area di scavo, legato con ogni probabilità a un episodio di incendio.
Lo strato presenta però differente spessore: in alcune zone arriva ai 10 cm e ingloba elementi lignei carbonizzati, in altri casi segna più che altro un’interfaccia tra US 3 e la successiva US 5. In vari punti si segnalano concentrazioni di particolari materiali carbonizzati, come ad esempio la lente di ghiande presente tra il Settore Centrale e quello Nord. Ma l’elemento maggiormente caratterizzante lo strato US 4 e il tetto del sottostante strato torboso di colore marrone (US 5) è la straordinaria presenza di materiali lignei, con elementi sia verticali che orizzontali.
Gli elementi strutturali lignei verticali in realtà iniziano a comparire già in alcuni rari casi in US 2 e sono stati frequentemente documentati durante l’asportazione di US 3. È però con US3/US5 che si inizia a intravedere la maggior parte dei supporti verticali nelle loro caratteristiche precipue.
Altro discorso riguarda gli elementi lignei orizzontali, presenti a partire esclusivamente dallo strato carbonioso (US4) e probabilmente legati all’episodio di incendio che ha posto fine alla I fase abitativa del Lucone D.
Durante l’asportazione dello strato carbonioso (US 4) è stata individuata una vasca lignea prodotta da un tronco di ontano scavato lunga 1,60 m. Si è proceduto alla documentazione del manufatto, di cui si sottolinea la rarità, e, in accordo con la Soprintendenza competente, al recupero per inviarlo prontamente al restauro.
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AIAC_886 - Lucone - 2008La campagna di scavo 2008 è durata complessivamente 9 settimane, dal 4 agosto al 3 ottobre. Sulla durata dell’intervento ha particolarmente pesato il tempo necessario alla documentazione, all’asportazione con campionatura degli elementi lignei, in tutto oltre 300, che caratterizzavano i livelli di crollo della struttura più antica.
Lo scavo è consistito nella continuazione dello scavo precedente su tutta l’area e nella documentazione accurata della superficie contrassegnata dagli Elementi Lignei Orizzontali (ELO), appartenenti presumibilmente tutti o in parte al crollo della prima struttura abitativa.
Una volta documentata la superficie, si è proceduto all’asportazione di tutti gli elementi lignei, procedendo secondo un protocollo definito insieme al laboratorio di dendrocronologia e l’esperto paleobotanico. Ogni Elemento Ligneo è stato documentato fotograficamente in sito prima dell’asportazione e poi in seguito a una sommaria pulizia. A questo proposito si è definita una scheda di EL con tutte le informazioni necessarie acquisibili direttamente sullo scavo, soprattutto con le indicazioni dei rapporti fisici tra differenti Elementi Lignei Orizzontali..
Una volta completata questa operazione si sono potuti affrontare i livelli culturali della prima fase abitativa costituiti dallo strato torboso di base, ricco di materiale vegetale (Strato F del 1986, US 5), coperto in alcune zone da lenti di scarico. Tra queste la più estesa è costituita da uno strato di argilla mista a torba di colore giallastro (US 27), caratterizzato al tetto da materiali archeologici in massima parte ceramici, in stato decisamente frammentario.
Questi cumuli di scarico presentano caratteristiche molto diverse rispetto a quelle della fase più recente. Sono infatti molto più estesi, appiattiti e stratigraficamente meno complessi. Probabilmente ciò è legato all’ambiente decisamente più umido.
Si è infine potuto affrontare lo scavo dello strato torboso US 5, estremamente ricco di elementi vegetali, tra i quali si possono annoverare frammenti di corteccia derivanti sia dal degrado dei pali sia dall’opera di scortecciamento effettuata prima della messa in posa. Sono inoltre presenti foglie, rametti, semi, gusci e spighe. Durante lo scavo sono stati rinvenuti, oltre i copiosi resti ceramici, anche numerosi manufatti in legno, come due zappette o pareggiatori di terreno, una zappa a cucchiaio, una mazza e un enigmatico oggetto a ciambella. Presenti anche vari esempi di intrecci in fibra vegetale, probabilmente pertinenti a cesti o gerle, nonché un frammento di tessuto di lino.
Particolarmente interessante una collana intera formata da vaghi di marmo bianco alternati con semi di Staphylea pinnata, detta volgarmente “falso pistacchio”, tutt’oggi usata in alcune zone d’Italia per confezionare rosari.
Immersi nella torba sono stati rinvenute alcune tavole in posizione orizzontale o appoggiate in corrispondenza di canalette scavate nel limo lacustre o poste a coltello o in posizione obliqua e piantate direttamente nei fanghi di fondo. Questi ELO potrebbero appartenere a strutture di contenimento e rafforzamento dei pali. Su una l’eccezionale stato di conservazione, che tra l’altro ha suggerito il suo prelievo per il restauro, ha consentito una veloce datazione dendrocronologica al 2034 a.C. del suo abbattimento. Questa costituisce al momento la più antica datazione disponibile per l’abitato.
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AIAC_886 - Lucone - 2009Nel 2009 si è avviata la terza fase delle nuove ricerche archeologiche al Lucone di Polpenazze. Innanzitutto, col sostegno economico di Regione Lombardia, il Comune di Polpenazze del Garda ha acquistato l’area interessata dagli scavi, costituendo il primo nucleo di quello che nelle intenzioni sarà il Parco Archeologico del Lucone.
Si è provveduto ad ampliare la recinzione dell’area di interesse archeologico e a dotare definitivamente di collegamento elettrico e di acqua corrente il cantiere di scavo. Per agevolare le attività di scavo e per permettere una migliore conservazione delle strutture lignee è stata predisposta una tensostruttura a doppio spiovente, larga 16 m e lunga 20 m. Si è poi realizzato il microrilievo dell’area del Lucone, e in collaborazione con l’Università di Pisa (Prof. Carlo Baroni) sono state avviate prospezioni geomagnetiche e geoelettriche con il duplice scopo di definire l’estensione dell’insediamento e di saggiare queste strumentazioni nell’ambito di siti umidi. In contemporanea con le attività di scavo si sono invece realizzati transetti di carotaggi (alcune campionature sono già state studiate dal punto di vista palinologico da V. Valsecchi: VALSECCHI et alii 2005), ma esse sono state prelevate da un’area prospiciente il Lucone A, purtroppo al di fuori di un progetto multidisciplinare) e trincee esplorative fuori dall’area dell’abitato, in collaborazione con l’IDPA - CNR (dott. Cesare Ravazzi) per intraprendere uno studio ambientale del bacino.
L’intervento del 2009 è nato con l’intento di ampliare l’area di scavo fin qui aperta per comprendere tutti gli interventi fatti dal 1986 a oggi in un unico scavo di forma pressappoco quadrata, in modo da acquisire e standardizzare tutta la precedente documentazione. L’area generale di scavo, comprendente anche i precedenti interventi, misura 14 m x 13 m per un totale di 182 mq.
La campagna di scavo 2009 è durata dal 1 luglio al 12 ottobre, con alcune interruzioni per motivi organizzativi. Naturalmente la prima fase dello scavo è consistita nell’asportazione del terreno agrario (US 1). Sotto l’agrario si è documentata la presenza del già noto strato di limo biancastro, ricco di carbonati, con abbondanti resti malacologici che, seppur per larghi tratti decapato, sigilla tutta la stratigrafia precedente (US 2). Asportato questo strato si evidenzia bene una situazione generale costituita da alcuni grandi cumuli compositi di forma allungata, composti da livelli di differente natura, spesso ricoperti o circondati da lenti con ceramica fortemente frammentata. Nelle zone non occupate da queste grandi strutture di scarico, come ad esempio la fascia meridionale dello scavo, la sequenza stratigrafica è piuttosto uniforme. Predominano strati limosi di colore bruno/grigio (USS 40, 41, 50, 51, 58, 60) formatisi in ambiente più o meno umido, che alternano zone di accumulo di materiali ceramici con aree più libere. In questi livelli, tutti affini all’US 3 del 2007, i materiali ceramici sono maggiormente conservati rispetto a quelli posti nei cumuli di scarico. A volte si tratta di vasi integri o frammentati sul posto e con i pezzi ancora in connessione.
Lo scavo dei livelli archeologici del Lucone ha come al solito restituito una copiosa messe di materiali archeologici spesso in buono stato di conservazione. Si tratta in gran parte di materiali ceramici, ma sono presenti vari oggetti in osso-corno, fayance, selce, pietra e metallo. In alcuni fortunati casi anche da livelli così alti sono documentati oggetti in legno, come un frammento di immanicatura di pugnale.
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AIAC_886 - Lucone - 2012La campagna 2012 ha interessato i livelli della palafitta della prima fase insediativa a partire da quelli dell’incendio che ha portato alla sua distruzione. Questo evento, che ora possiamo dire con sicurezza coinvolse l’intero areale del settore scavato, determinò il crollo di vari elementi strutturali in legno lavorati che, cadendo direttamente nell’acqua o comunque in un contesto molto umido, si sono conservati e consentono osservazioni piuttosto dettagliate sulla tecnologia delle costruzioni in legno dell’epoca. Sono infatti stati rinvenuti vari elementi appartenenti all’alzato delle case come assicelle forate o un travetto con terminazioni sbiecate e incavo quadrangolare al centro, probabilmente facente parte delle capriate del tetto. Si segnala inoltre la presenza di elementi frammentari di origine edilizia in terracotta, anch’essi frantumati al suolo. Quest’anno è stato infatti individuato un accumulo di blocchetti di argilla o di impasto argilloso con vario grado di cottura. Un numero piuttosto notevole di questi elementi erano cotti in maniera sufficiente da mantenere la forma originaria e presentavano bordi sagomati di varia natura e tracce di incannucciato, nonché impronte di pali verticali. Alcuni poi presentano una caratteristica ricorrente: un bordo appiattito su cui risultano evidenti le impronte di una serie di cannucce parallele. Da alcune osservazioni fatte _in loco_ e dai primi tentativi di rimontaggio, la struttura in argilla scottata sembrerebbe di pianta sub circolare, forse desinente a cupola. Potrebbe trattarsi di una sorta di silos per contenere vettovaglie o un fornetto per la cottura dei cibi.
Insieme agli elementi strutturali l’incendio e il crollo coinvolsero manufatti di varia tipologia e materiale (ceramica, pietra, osso, metallo), spesso in eccezionale stato di conservazione, come un grande vaso di forma biconica, parzialmente frammentato e deformato dall’esposizione al calore, conservante ancora parte del suo contenuto di spighe di cereali.
Questa campagna di scavo è stata poi caratterizzata da un rinvenimento molto particolare: nella parte dello scavo rivolta verso il centro del lago, immediatamente sopra allo strato pertinente all’incendio, è stato rinvenuto un cranio umano, attribuibile per dimensioni e attraverso una sommaria analisi dentaria a un bambino di 3-4 anni. Il cranio, privo di mandibola, è stato rinvenuto in corrispondenza di un sottilissimo livello torboso, sopra a due grandi travi subparallele in giacitura orizzontale. Per una superficie di circa 2 mq l’area risultava coperta da un sottile strato di corteccia di albero (ontano?), che copriva anche il reperto umano. La scoperta riveste naturalmente un’importanza straordinaria, innanzitutto perché si ricollega al tema del culto dei crani in ambito palafitticolo, questione ampiamente dibattuta e scarsamente corredata di dati provenienti da scavi moderni. In secondo luogo il fatto che sia di bambino apre un’altra serie di interrogativi sul trattamento dei subadulti nelle pratiche funerarie. Per le deduzioni finali si rimanda a un momento più avanzato della ricerca.
Le indagini 2012 si sono interrotte, per la stagionale risalita della falda, durante lo scavo degli strati appartenenti al deposito accumulatosi durante la vita della prima fase della palafitta. Operazione che è stata rimandata alla prossima stagione di scavo.
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AIAC_886 - Lucone - 2013
L’annuale campagna di scavo ha consentito definitivamente di raggiungere su tutta l’area del Settore 1 il fondo del lago, dopo aver asportato la parte più antica della stratigrafia.
Di importanza fondamentale sarà ultimare il programma di datazioni dendrocronologiche previsto per tutti gli elementi lignei verticali.
Per le caratteristiche degli elementi lignei verticali del Lucone D, è stato necessario raggiungere il punto di infissione nel fondo del lago per poter operare il campionamento e per fissare definitivamente la posizione del palo; dati che serviranno per la ricostruzione planimetrica del villaggio.
Il campionamento, iniziato quest’anno nell’angolo NE dello scavo, sarà ultimato nella prossima campagna.
Al momento è emersa chiaramente la possibilità di suddividere la vita dell’insediamento nelle seguenti fasi e sottofasi:
1. Fase di impianto (post 2037-4 ± 10 a.C.)
2. Incendio dell’abitato (da datare con precisione)
3. Fase di ristrutturazione (da datare con precisione)
4. Abbandono (post 1967 ± 10 a.C.)
Alle fasi 2 e 3 sono pertinenti differenti fasi di abbattimento di alberi che devono essere ancora correttamente correlate.
Tra la fase di impianto e quella di ristrutturazione l’abitato presenta un ampliamento verso il centro del bacino. Ciò è riscontrato sia nella stratigrafia, poiché nella fascia verso il lago è praticamente assente il deposito pertinente alla prima fase, sia dalla dendrocronologia, che ha mostrato come i pali in assoluto più recenti provengano dalla trincea verso il lago.
Si è deciso di aprire una trincea di circa 11 metri a partire dall’angolo Sud-Ovest dello scavo principale con orientamento verso Ovest, cioè verso il centro del bacino.
Dopo l’asportazione manuale del terreno superficiale agrario (US 1) si è messa in luce la superficie dello strato di matrice carbonatica che sigilla tutto il deposito archeologico (US 2). Durante l’asportazione di quest’ultimo, si è notato che quello strato piuttosto omogeneo, spesso da 15 a 20 cm, e di consistenza friabile tipico dell’area corrispondente all’insediamento, diviene uno strato particolarmente spesso, anche 80/90 cm, procedendo verso il centro del lago, e si suddivide in differenti livelletti. Grazie a queste osservazioni si è potuto finalmente riconoscere con sicurezza questo strato anche nelle sezioni delle trincee precedentemente aperte.
Asportata US 2 si è constatata con chiarezza la grande differenza, dal punto di vista deposizionale, tra l’area all’interno dell’abitato palafitticoloe l’area esterna. Tra i due ambienti ben evidente la presenza di una fascia di passaggio che presenta frequente interdigitazione di livelletti torbosi e di apporti antropici.
Durante lo scavo di questa fascia si è documentata una serie di elementi lignei orizzontali di notevole interesse per la ricostruzione planimetrica del sito. Particolarmente interessanti sono un plinto a racchetta (EL 995) e una trave rinvenuta in posizione orizzontale, forse connessa al plinto (EL 996). Si tratta del primo esemplare di plinto rinvenuto al Lucone D e presuppone una tecnica costruttiva ben testimoniata al Lavagnone di Desenzano nell’orizzonte Lavagnone 3. I due elementi non sembrano in posto, ma riutilizzati in qualche modo in una fase successiva alla loro realizzazione.
Lo scavo ha restituito materiali ceramici, vari oggetti in osso-corno, fayance, selce, pietra e metallo, materiali in legno e in materia deperibile
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AIAC_886 - Lucone - 2017La campagna 2017 ha interessato il Settore 2, la nuova area di scavo aperta nel 2016, e ha preso avvio a metà luglio per poi finire agli inizi di settembre. Già lo scavo 2016 aveva evidenziato che il Settore 2 si poteva suddividere in una fascia Est, molto simile al vicino Settore 1, pertinente ancora all’area fortemente antropizzata del villaggio, anche se presentava già qualche elemento di interazione con il bacino lacustre. Mentre molto diversa era la parte Ovest del Settore che si presentava molto meno antropizzata, con ampie unità stratigrafiche torbose, sostanzialmente di origine naturale. Tra queste aree correva poi una fascia ad andamento NW-SE caratterizzata da estese lenti di scarico, in parte con componenti vegetali, in parte con componenti argillose, interdigitate tra di loro in maniera complessa e formanti una sorta di cordolo. Questa particolare situazione segnava probabilmente il limite verso lago del villaggio palafitticolo.
La campagna di scavo 2017 si è concentrata soprattutto nello scavo dei livelli formanti questo cordolo nel tentativo di definire i loro complessi rapporti stratigrafici e la natura di questo tipo di deposizione e dei livelli limosi ricchi di materiali presenti nella parte pertinente all’area più antropizzata.
Proprio al limite di quest’area, in prossimità della linea degli scarichi, nell’ambito di Unità Stratigrafiche limo-torbose (US 474-9) è stato rinvenuto un nuovo elemento ligneo interessante. Si tratta della parte terminale di una trave orizzontale (EL 995/1074) originariamente con almeno tre fori quadrangolari, che è stata trovata con un travetto rastremato ancora infisso in uno dei fori (EL 1092). Questi elementi fanno probabilmente parte di tutta una serie di parti strutturali comprendenti le due lunghe travi multiforate (ELL 1104 e 1205) rinvenute gli anni scorsi, che apparteneva alla prima palafitta del Lucone D, che poi nelle prime fasi di vita del secondo villaggio è stata defunzionalizzata.
In prossimità della parte terminale della trave EL 1074 sono stati rinvenuti un frammento di assicella con foro nella porzione distale, affine ad altre due tavole rinvenute nei livelli dell’incendio del Settore 1, e un grande cesto collassato su un fianco.
Anche la campagna di scavo 2017 ha restituito abbondanti reperti di interesse archeologico. Predomina naturalmente la classe ceramica con numerosi vasi integri o con qualche lacuna, oppure perfettamente ricongiungibili. Presenti ma non in grande numero sono le fusaiole in terracotta, così come gli strumenti in pietra. Pochi sono gli strumenti in selce, in gran parte raschiatoi multipli o elementi di falcetto, ma anche qualche raro grattatoio. In pietra levigata bisogna segnalare un bell’esempio di brassard d’archer. In osso-corno sono stati rinvenuti vari punteruoli e due anelloni in corno di cervo, elementi probabilmente d’ornamento al pari dei pendagli in conchiglia, dei frequenti segmenti di dentalium e dei vaghi ricavati dal seme di Staphylea pinnata. Tra i materiali più interessanti naturalmente si possono annoverare gli strumenti in legno, come un’immanicatura d’ascia in legno che reca ancora i segni del legaccio in cuoio, uno strumento di probabile uso agricolo tradizionalmente definito pseudozappa, una mazzetta in legno e il già citato cesto in rametti intrecciati