Name
Enrico Angelo Stanco
Organisation Name
Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Province di Napoli e Caserta

Season Director

  • AIAC_1709 - Alife - 2005
    Nell’ambito del progressivo restauro della cinta muraria dell’antica Allifae, sono stati eseguiti due interventi di scavo sul lato interno dei tratti sud-occidentale e nord-orientale del circuito. Entrambi hanno condotto alla scoperta di strutture medioevali addossate alla cinta, con i relativi piani di frequentazione datati dalla ceramica ivi rinvenuta. Sul lato nord, sono state scoperte tre fondazioni in conglomerato cementizio poste a distanze regolari con funzione sia di rinforzo, sia di sostegno delle arcate di un acquedotto pensile il cui condotto è ben visibile sulla sommità delle mura. Sulla base delle osservazioni stratigrafiche non sembra potersi affermare che tale impianto sia di molto successivo alla costruzione delle mura, per la cui datazione (età sillana o triumvirale) permane l’assenza di dati dirimenti. All’interno della fortificazione urbana, nei pressi di Porta Piedimonte, è stata evidenziata, nel corso di indagini preliminari a lavori edilizi, una complessa successione stratigrafica con strutture pertinenti ad età romana imperiale, sulle quali sono impostati muri genericamente riferibili ad età medioevale. La mancanza dei requisiti di sicurezza non ha consentito la pur auspicabile esplorazione integrale dell’area.
  • AIAC_1710 - Alife - 2006
    All’interno del contesto urbano di _Allifae_, durante i lavori di ristrutturazione della sede della Banca Antonio Capasso S.p.A., è stata la scoperta di una porzione della pavimentazione del Foro della colonia romana, in parte già nota ed emersa in ottimo stato di conservazione alla quota di – m 2,45 rispetto al livello degli attuali edifici; essa è costituita da grandi lastroni rettangolari di calcare perfettamente connessi, a conferma del fatto che la piazza forense occupava il settore centrale della città, all’incrocio del _decumanus maximus_ con il _cardo maximus_.
  • AIAC_1711 - Cimitero - 2005
    In loc. Cimitero si è iniziata a scavare una necropoli databile tra la fine del VII e gli inizi del V sec. a.C., riferibile alla comunità di Allifae pre-romana; di essa sono già state portate in luce sessantuno sepolture e ne sono state individuate circa altre trenta. Le tombe, tutte ad inumazione e per lo più orientate est/ovest, sono del tipo a fossa terragna ricoperte da terreno e pietrame. Le pietre, sistemate a tumulo nella parte superiore della fossa, dovevano forse svolgere la funzione di segnacolo. Alcune fosse, solitamente quelle più profonde, sono dotate di una controfossa, che doveva servire come alloggiamento per una copertura in legno o in tegole. In due esempi è stata riscontrata una copertura con tegole alla cappuccina, poggiata direttamente sul fondo della fossa. Solo in pochi casi la parete della fossa era stata foderata da pietre. Il corredo vascolare è costituito da un numero limitato di pezzi, ed è prerogativa soprattutto delle sepolture maschili; si tratta di vasi in impasto o impasto buccheroide ma anche di bucchero etrusco-campano e a vernice nera. Generalmente si riscontra l’insieme oinochoe–coppa e solo in rari esempi si giunge a servizi potori più ricchi; si rinvengono sovente la lancia in ferro e alcune fibule quasi sempre in ferro. I corredi femminili sono generalmente caratterizzati da oggetti di ornamento personale limitati ad una o più fibule, soprattutto in ferro, ma raramente vi sono presenti vaghi in pasta vitrea. Si distingue per la ricchezza dell’ornamento dell’abito il corredo della tomba 57, riferibile con ogni probabilità ad una bambina, composto di diversi vaghi in pasta vitrea, fibule in bronzo e in ferro, un pendaglio in osso e uno in bronzo, una fusaiola. Nelle sepolture infantili si rinvengono, in numero cospicuo, soprattutto vasi di piccole dimensioni; il corredo è generalmente disposto ai piedi del defunto.
  • AIAC_1711 - Cimitero - 2006
    Viene completata l’esplorazione archeologica nell’area di ampliamento del Cimitero di Alife, con la messa in luce di ulteriori sepolture, per un totale di centosettantatre, databili tra la seconda metà del VII agli inizi del IV sec. a.C. Le tombe più antiche sono concentrate nella parte settentrionale dell’area indagata, in modo da convergere verso un punto rilevato della zona occupata dal cimitero moderno. A partire dagli inizi del VI sec. a.C. si assiste ad un mutamento nella distribuzione delle sepolture lungo un asse, presumibilmente stradale, con andamento Nord-Ovest / Sud-Est; nell’ambito di tale organizzazione planimetrica si notano alcuni raggruppamenti, separati da spazi vuoti, forse riferibili ad una distinzione fra nuclei familiari. Le tombe più tarde, risalenti alla fine del V e agli inizi del IV sec. a.C., sembrano invece aggregarsi con un’alta densità nell’area sud-orientale della necropoli, suggerendo una sua espansione progressiva da Nord a Sud. Per la tipologia delle fosse e i ricchi corredi associati alle deposizioni si individuano in questa fase alcune sepolture di rango. Nel settore sud-occidentale dell’area indagata non sono attestate deposizioni, ma sono stati individuati pozzi e cisterne in relazione con le fasi di vita di una successiva vicina villa romana. Altri elementi sono riferibili, invece, a fasi di occupazione di epoca post-classica, difficilmente definibili a causa della perdita delle stratigrafie superiori causata dalle lavorazioni agricole del suolo. In particolare si è osservata una calcara di forma rettangolare (m 3,00 x 3,50), posta nell’area centro-occidentale dello scavo, circondata da depressioni riempite da schegge frantumate di ciottoli calcarei e dotata di un cunicolo scavato in profondità come bocca di alimentazione del fuoco.
  • AIAC_1712 - Pisciariello - 2006
    In località Pisciariello, è stata scoperta una ricca sepoltura a fossa terragna con orientamento Nord-Ovest / Sud-Est e copertura di terra, avente nell’angolo Nord-Ovest una fossa in cui era collocata la maggior parte del corredo. Vi si distingue una grossa olla, che è possibile sporgesse dal piano di calpestio antico costituendo un segnacolo esterno, mentre gli altri vasi, una decina in tutto, erano contenuti in un grande bacino posto accanto all’olla, ad una quota inferiore; altri elementi del corredo – due vasi e due fibule a navicella in bronzo – erano invece collocati lungo il fianco del defunto, di cui non sono stati rinvenuti i resti scheletrici. La tipologia della tomba sembra indicare il rito inumatorio, ma la presenza, quasi a ridosso della fossa, di una cavità ovoidale, contenente tracce di concotto e di carbone, circondata da un vasto piano di argilla concotta, potrebbe suggerire l’identificazione con un’area per l’ _ustrinum_ e per la relativa deposizione ad incinerazione secondaria. Altre due sepolture di età tardo romana, a fossa con copertura “alla cappuccina” (di cui una, infantile, ad _enchytrismòs_ entro anfora), sono state individuate negli immediati dintorni.
  • AIAC_1714 - Porta Pedimonte - 2006
    Nell’immediato suburbio nord-occidentale di Alife, poco fuori Porta Piedimonte, uno scavo effettuato nell’ambito della lottizzazione della Cooperativa Matese 2000 ha evidenziato un tratto di via glareata, che prolungava il _cardo maximus_ costituendo uno degli assi principali della centuriazione del territorio; il manufatto ancora rilevabile, sebbene danneggiato nei secoli, per una larghezza di ca. m 9,50, sembra caratterizzato da una parte centrale, ampia ca. m 3,00, corrispondente o ad una prima fase costruttiva, o ad un differente uso funzionale (ad es. con una sezione carrabile distinta dalle aree pedonali laterali).
  • AIAC_1941 - Proprietà Avecone - 2006
    Un vasto intervento di scavo ha portato alla luce, nella proprietà Avecone, i resti di una _domus_ romana di età augustea, obliterata da importanti livelli di frequentazione di epoca alto-medioevale e medioevale. Le stratigrafie di epoca romana messe in luce in questa indagine sembrano indicare estese distruzioni causate da eventi traumatici e seguite da fasi di ricostruzione, da porre in relazione con fenomeni tellurici, tra i quali certamente il terremoto del 346 d.C. citato nelle fonti epigrafiche, verosimilmente quello datato al 223 d.C., e forse un precedente catastrofico sisma individuabile nell’ambito della seconda metà del I sec. d.C.. Da una prima analisi dei materiali archeologici recuperati, sebbene ancora in corso di studio, sembra possibile datare l’abbandono dell’area urbana tra la fine del V e gli inizi del VI sec. d.C., in consonanza con l’assenza di citazioni di vescovi alifani ai sinodi del 501 e 502 (mentre a quello del 499 aveva partecipato _Clarus episcopus ecclesiae allifanae_ ).
  • AIAC_1942 - Proprietà Di Franco - Sanniti - 2005
    Un limitato intervento di scavo in proprietà Di Franco – Sanniti ha portato in luce resti di un edificio di epoca romana con murature in opera laterizia, sul quale si sono impostate strutture in cementizio di calce e ciottoli di epoca medioevale (XI-XII secolo), relative ad una abitazione e ad un ambiente absidato.
  • AIAC_1968 - Proprietà Isabella - 2005
    Un piccolo sondaggio ha evidenziato strutture relative ad una abitazione di epoca medioevale, che sorgeva allineata all’antico cardine romano presso Porta Napoli. Nella parte interna le murature presentavano una sottile intonacatura bianca. Tali strutture risultano fondate in una stratigrafia composta di livelli di terreno vegetale e di riempimenti da demolizioni murarie, indice dell’abbandono e delle distruzioni delle precedenti fasi della città romana e tardo romana. L’edificio medioevale è stato a sua volta, in seguito, abbandonato e a tale ultima fase sono relativi una serie di livelli che indicano il succedersi di eventi alluvionali (dal vicino Torrente Torano), di demolizioni e di presumibile attività agricola.

Season Team

  • AIAC_1024 - S. Maria in Cingla - 2006
    A poca distanza dal punto in cui il torrente Lete confluisce nel Volturno, su un piccolo pianoro digradante verso il Lete, nel territorio comunale di Ailano, sono i pochi resti del Monastero di S. Maria in Cingla. Il nome del sito (Cingla/Cegna) deriva dall’essere il Monastero, posto su una cengia che s’incunea tra i corsi dei due fiumi, nei pressi della loro confluenza. Tale posizione risultava particolarmente favorita dal punto di vista naturale, e quindi economico, per la presenza dei due fiumi e di alcuni percorsi viari che nell’alto medioevo permettevano il collegamento con i principali insediamenti. Il centro monastico si colloca all’interno del gruppo di fondazioni sorte tra 680 e 770 circa, nell’ambito del ducato beneventano, a seguito dell’adesione al cattolicesimo dei duchi e della locale aristocrazia. Le strutture riferibili alla parte frontale dell’edificio ecclesiastico sono ancora sussistenti. Infatti si riconoscono parte del muro originale nella facciata della chiesa e nel muro perimetrale nord della basilica, e parte della fondazione del colonnato che divideva la navata centrale dalla laterale settentrionale. Questi dati, insieme all’osservazione degli alzati superstiti e al confronto con la documentazione realizzata negli anni Ottanta, permettono di ribadire la somiglianza dell’edificio con altre chiese coeve presenti nella Campania settentrionale, con analoga struttura a 3 navate e altrettanti absidi poco sporgenti e senza transetto, come l’abbazia di S. Angelo in Formis presso Capua. Stando alla pianta del Villani, la terminazione tripartita del coro non sarebbe forse stata visibile dall’esterno (o non interamente), in virtù della presenza di un muro tangente le absidi della chiesa, posto a 90° rispetto all’asse di quest’ultima. In area campana, tra il tardo XI e inizio XII secolo, questa soluzione appare adottata solo nel S. Menna di S. Agata dei Goti, consacrata da Pasquale II nel 1110. Nella pianta redatta dal Villani, vi è la presenza di due muretti trasversali che, sporgendo dai colonnati entro la navata centrale, circa a metà della stessa, sembrano creare una sorta di recinto presbiteriale (in modo analogo appare nella basilica maior di S. Vincenzo al Volturno, in concomitanza con i rifacimenti del pavimento marmoreo nella metà dell’XI secolo). Dalla prospezione di tale area è inoltre apparso che a nord della basilica, in prossimità della facciata dell’edificio stesso, sono presenti strutture riferibili ad un’altra costruzione disposta secondo gli allineamenti della chiesa, ma disgiunta da quest’ultima, ed interpretabile forse come struttura claustrale. Le forme ceramiche rinvenute si datano dal I sec. d.C. sino alla fine del medioevo. La presenza preponderante della ceramica dipinta a bande rosse, tipico del IX e XI secolo, suggerisce una rilevanza delle fasi insediative che dovrebbero essere state oscurate dalle ristrutturazioni volute dagli abati cassinesi all’inizio del XII secolo. Probabilmente l’ultima ricostruzione del monastero non sembra aver interessato l’intera estensione del complesso claustrale, poiché il numero della comunità sembra essersi ridotto con il definitivo passaggio a Montecassino. (MiBAC)
  • AIAC_1026 - Rupe Canina - 2006
    Il sito di Rupe Canina è collocato sulla sommità di un colle, in posizione dominante nella Media Valle del Volturno e costituisce un esempio di villaggio fortificato tardo-medievale. Sulla sommità del colle sorge la rocca signorile, delimitata da un recinto murario di forma trapezoidale, che racchiude al suo interno una serie di edifici pertinenti alla residenza del signore e dominati da un mastio quadrangolare, raggruppati presso l’angolo nord-occidentale del recinto stesso. A questi edifici si aggiunge, nell’angolo opposto, una piccola chiesa ad unica navata, attualmente dedicata a S. Lucia, ma che da ritenersi in origine dedicata alla Vergine, che conserva ancora nell’abside una decorazione pittorica databile alla prima metà del XII secolo. L’abside della cappella forma, all’esterno, il bastione turrito orientale della cinta della rocca. Nella fascia sottostante la rocca si articola la struttura del villaggio vero e proprio, a sua volta delimitato da un ulteriore recinto fortificato che si estende per circa 800 m ed è rinforzato da torri circolari e rettangolari, poste a una distanza l’una dall’altra di circa 100 m e frutto di interventi a più riprese fra il XIII e il XV secolo. Il villaggio era dotato di almeno 2 accessi principali, dei quali quello di nord-est è ben conservato. I resti del villaggio si distribuiscono all’interno di tutta l’area compresa fra la rocca e la cinta inferiore, ma sono più cospicui sui versanti meridionale e occidentale. Si può riconoscere sul versante meridionale la chiesa del villaggio e nell’angolo sud-occidentale del recinto una grande cisterna seminterrata. Nella chiesa sono leggibili tracce della decorazione pittorica che doveva un tempo adornare tutto l’edificio. Il villaggio sembra avere avuto una struttura di tipo spiraliforme, che si sviluppava sulla collina, fino a raggiungere la sommità dove è edificata la rocca. Le fonti storiche documentano che il periodo di maggiore vigore dell’insediamento si colloca tra la fase di formazione e consolidamento della contea normanna di Alife (primo secondo quarto del XII secolo) e la metà del XV, quando un sisma determinò l’abbandono del sito. Due elementi archeologicamente leggibili nell’ambito del sito, la datazione del ciclo di affreschi nella cappella di S. Lucia e l’assenza di significative ristrutturazioni delle fortificazioni, fanno ritenere che l’arco cronologico che emerge dalle fonti sia affidabili. La ceramica rinvenuta (ceramica acroma, dipinta in rosso, invetriata monocroma verde, ceramica decorata in bruno manganese o in bruno e verde sotto vetrina gialla, e protomaiolica) è inquadrabile tra il XIII e il XIV secolo.