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AIAC_1025 - Monte Petrino - Rocca Montis Draconis - 2001
Nel settembre, sono iniziate le prime esplorazioni presso la rocca di Mondragone ( _Montis Draconis_ ), un insediamento fortificato di età medievale che sovrasta l’attuale abitato.
I risultati di questa prima campagna di scavo hanno evidenziato l’importanza del sito, suggerendo delle strategie di ricerca indirizzate verso un ampliamento delle indagini per comprendere la ricca articolazione di tutto l’insediamento, formato da un recinto d’altura, da un primo borgo fortificato con la chiesa, il torrione pentagonale ed una serie piuttosto numerosa di case ed ambienti di servizio, e da un secondo villaggio, che si estende sul versante meridionale della collina, a sua volta difeso da altre due cortine murarie.
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AIAC_1743 - Cimitero di Mondragone - 2003
E’ stato riportato in luce un altro tratto dell’Appia per circa 50 m (largo m 4,10). In origine era lastricata con basoli di calcare, sostituiti in alcuni punti da altri di trachite e tufo grigio, in occasione di restauri. A monte del tracciato viario sono state individuate strutture a blocchetti di calcare e tufo forse riferibile ad impianti di fontane/abbeveratoi analoghe a quelle viste nel tratto orientale.
La prima delle due canalette, contemporanea alla realizzazione del tratto stradale, è realizzata in basoli di calcare, l’altra, posta a ovest della prima, sembra posteriore anche perché realizzata nel nucleo del muro di terrapieno in opera reticolata.
Al di sotto delle canalette, sul lato sud a valle della strada, è tornato in luce a quota inferiore di circa 80 cm, un tratto di strada basolata, a tessitura molto regolare, con pendenza del 10%, della quale si individua il margine sud mentre quello nord è verisimilmente sottoposto al terrapieno dell’Appia. Sul margine nord del basolato inferiore poggia direttamente il muro di terrapieno realizzato con diverse tecniche: in opera poligonale, in opera quadrata di tufo locale, a seguito, di un intervento di manutenzione e/o restauro del muro in poligonale, in opera reticolata.
Alla luce di quanto è emerso sembra di poter affermare che il tratto di strada su terrapieno è da identificarsi senza dubbio con il percorso dell’Appia per la coerenza del suo allineamento con altri tratti rinvenuti in aree limitrofe; la strada inferiore potrebbe riferirsi ad una precedente viabilità interna al territorio, obliterata con l’opera di Appio Claudio o, considerati i problemi connessi allo smaltimento delle acque, potrebbe trattarsi di un primitivo tracciato dell’Appia, che, nel suo svolgimento, seguiva le curve di livello naturali e dovette poi essere abbandonato a favore di quello sopraelevato.
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AIAC_1744 - Strada statale Incladana - 2001
Nel territorio sinuessano, durante i lavori di ristrutturazione della rete dell'acquedotto, si è rinvenuto, lungo il percorso della strada provinciale Incaldana, ad Est della chiesa di San Giustino, un tratto di mura in opus quadratum di tufo grigio che costituisce il contenimento dell’antica via Appia. Il muro è stato messo in luce per una lunghezza di circa m 40 ed individuato per una lunghezza totale di m 60.
A Sud di esso è stato rinvenuto, al di sotto di uno strato di terreno spesso cm 80, un tratto basolato pertinente all’antica via Appia che, in parte ricalcato dall’attuale Via Incaldana, provenendo dalla colonia romana di Sinuessa, si dirigeva verso Capua. La strada, conservata con qualche lacuna per una lunghezza di circa m 40, risulta avere una larghezza di circa m 4, calcolata dall'interno dei margines, misura quasi del tutto uniforme a quella di ulteriori tratti extraurbani della stessa via Appia (pari a m 4,10, equivalente a 14 piedi romani).
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AIAC_1745 - Masseria San Rocco - 2001
Presso l’attuale masseria San Rocco, è stata esplorata la parte termale della villa produttiva, addossata al muro di chiusura settentrionale dell’edificio. L’ambiente maggiormente significativo, il calidarium, è risultato caratterizzato da suspensurae cilindriche, sorreggenti un pavimento a mosaico in tessere bianche con motivi di tessere nere costituiti da riquadri inseriti in un meandro. Tutta la struttura si daterebbe al I secolo d.C., mentre la fase di abbandono si può porre tra il III ed il IV secolo d.C.
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AIAC_1746 - Starza - 2002
Sul lato nord dell’Appia, rinvenuta non lontano dal Cimitero di Mondragone, è stato rimesso in luce un edificio formato da una serie di ambienti con muri in opera incerta (attualmente ne sono stati individuati circa ventotto), preservati per un’altezza di m 1 circa, su un fronte di m 25 di lunghezza per circa m 20 di profondità.
Tre soglie in trachite immettevano in un cortile, sul cui fondo sono i resti di una vasca ed un piccolo corridoio di accesso ad ambienti di minore superficie, forse cubicula, uno dei quali presenta ancora resti di un pavimento a cubi prospettici di laterizi. Questo complesso architettonico, le cui varie fasi di vita appaiono databili in un arco di tempo che va dalla tarda epoca repubblicana fino alla tarda età imperiale, deve essere in qualche modo connesso alla villa individuata all’interno del Cimitero e a quella, ben più imponente, in località la Starza. La collocazione e la tipologia di questa nuova struttura sembrano configurarlo come un edificio adibito alla sosta e/o al pernottamento, con le vasche e le fontane per l'abbeveraggio.
L'abbandono del sito sembra cadere nel IV-V secolo d.C., quando sulle rovine degli ambienti defunzionalizzati fu impiantata una modesta necropoli di tombe alla cappuccina, con il corredo costituito solo da una lucerna in terracotta.
Sul lato opposto della strada, gli scavi preventivi alla realizzazione di un collettore fognario hanno messo in luce un’altra estesa area sepolcrale tardo-antica, con tombe alla cappuccina, di cui alcune rinvenute ancora intatte.
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AIAC_1853 - Proprietà Pietosi - 2000
Le indagini preliminari alla costruzione di un campetto di calcio hanno fornito dati significativi sulla topografia urbana di _Sessa Aurunca_ (colonia latina del 313 a.C.). L’area esplorata si trova lungo il tracciato delle mura di cinta a ridosso del Foro. Interrati sotto uno scarico di macerie, sono stati scoperti i resti di una poderosa sostruzione in _opus reticulatum_ di tufo del Roccamonfina con ricorsi di bipedali, articolata da una sequenza di nicchie.
Lo scavo dell'orchestra e della fossa scenica all’interno del teatro romano, inoltre, ha restituito molti elementi architettonici e statue di divinità femminili, di _principes_ (prima meta II secolo d.C.), un’erma di Satiro e un' _Aura velificans_. Anche gli ingressi alle versure sono riccamente adornati con clipei in proconnesio, che racchiudono busti in marmo lunense. Di grande monumentalità la sistemazione, promossa da Matidia Minore, delle due basiliche ai lati della scena. Quella verso la città era una grandiosa aula, cui si accedeva dall'alto della città tramite un’imponente scala con gradini in calcare e pareti affrescate. Si apriva sulla _parodos_ sud con un arco a tre fornici rivestiti di marmo sul cui architrave correva la grande iscrizione dedicatoria in onore dell’imperatrice, per celebrare il restauro del teatro e della _porticus_. Di fronte all’ingresso era un grandioso ninfeo (lung. m 13), ricoperto di marmi policromi, di mosaici in pasta vitrea e dotato di una statua del Nilo.
L'aula simmetrica, a nord, aveva un portico corinzio di granito grigio con basi e capitelli in marmo lunense; la trabeazione, anch’essa in lunense, era decorata con un elegante girale di foglie d’acanto.
Nei pressi si è identificata una piccola _crypta_ scavata nel tufo, che metteva in collegamento la viabilità extraurbana e la _parodos_ settentrionale. Presso l’entrata era un sacello con un affresco di larario verosimilmente dedicato al _Genius Theatri_.
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AIAC_1853 - Proprietà Pietosi - 2001
Sono stati completati lo scavo ed il restauro del teatro romano di Suessa Aurunca. Si è anche provveduto al restauro ed alla prima esposizione nel “Castello ducale” delle sculture più significative rinvenute, come le statue loricate degli imperatori Traiano ed Adriano e la sontuosa statua in marmo bigio morato di Matidia Minore sotto forma di _Aura velificans_.
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AIAC_1853 - Proprietà Pietosi - 2003
Oltre al teatro sono state esplorate le aree a valle del complesso. Immediatamente a sud-est della _porticus post scenam_ del teatro (area B), si trova un terrazzo digradante dall’attuale Porta dei Cappuccini occupato in antico da una grandiosa villa suburbana databile forse alla prima metà del I sec. a.C., forse al primo venticinquennio, a ridosso dell’area di rispetto che circondava il teatro.
Le indagini hanno evidenziato che la villa era sostruita da un tratto delle mura urbiche del IV sec. a.C. La chiusura di alcuni vani e la ceramica restituita dallo scavo confermano che la vita della casa si è protratta sino ad epoca medio-imperiale. Si individua un ambiente centrale prospiciente un peristilio pavimentato con _opus spicatum_ in perfetto stato di conservazione. Sul pavimento erano adagiati due grossi frammenti di colonne in granito grigio egiziano. L’ambulacro era collegato con il peristilio tramite intercolumni costituiti da semicolonne in muratura che ribattevano sulla parete le colonne in granito avanzate. Uno degli ambienti scavati presenta pareti rivestite da intonaco con tracce di affreschi, mentre il pavimento è eseguito con cocciopesto misto a tessere marmoree colorate. Il secondo ambiente presenta un affresco con zoccolo giallo con cespo vegetale e pannelli bianchi bordati di rosso.
Sul fondo dell’ambulacro si apre un vasto triclinio rettangolare, delimitato da pareti su cui insistono ancora resti di dipinti. Il pavimento è un mosaico con campo di tessere bianche con angoli affrontati e tappeto centrale di _opus sectile_ incorniciato da un motivo a boccioli incrociati che determinano elementi circolari.
Nella _pars rustica_ il _torcular_ è composto da un ambiente disposto su due livelli: nella parte più alta è incassato nel pavimento in cocciopesto il _lapis pedicinus_, il ripiano più basso presenta, invece, due grosse basi in trachite con resti degli incassi in cui era fissata la _coclea_ che permetteva al _prelum_ di abbassarsi torchiando le uve.
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AIAC_1853 - Proprietà Pietosi - 2005
Continuano le indagini della villa suburbana nell’area dell’attuale Porta dei Cappuccini, posta immediatamente fuori la città di _Suessa_, di cui si sono precisate le fasi cronologiche di sviluppo: la prima, databile alla fine del II sec. a.C., è caratterizzata da strutture murarie in opera incerta; la seconda, ascrivibile alla prima metà del I sec. a.C., è realizzata con muri in opera quasi reticolata; la terza, d’età augustea, è invece caratterizzata da strutture regolari in opera reticolata; l’ultima fase, coincidente con l’abbandono dell’edificio, è databile, sulla base dei frammenti ceramici sottoposti alle strutture in crollo, alla prima metà del II sec. d.C.
Si è definitivamente chiarito che il grande ambiente quadrangolare pavimentato in _opus spicatum_ è un atrio con al centro un impluvio rivestito di lastre di marmo e circondato da un colonnato tetrastilo, di cui restano le basi in marmo bianco e un fusto adagiato sul pavimento in granito grigio egizio. Gli altri ambienti noti del settore residenziale sono il triclinio a pianta rettangolare, pavimentato a mosaico geometrico con al centro l’emblema in _opus sectile_; un ambiente, sul lato meridionale dell’atrio, preceduto da una sorta di anticamera, che presenta notevoli resti di decorazione pittorica in un tardo quarto stile pompeiano (prima metà del II sec. d.C.); un cubicolo, di fianco a quest’ultimo, che conserva un pavimento in cocciopesto con tessere di marmi colorati, in cui è inserito un emblema centrale in mosaico policromo realizzato con tessere bianche, nere, gialle e in pasta vitrea azzurra.
Sul lato sud della corte centrale si snoda un lungo corridoio, che divide gli ambienti residenziali da quelli della parte produttiva della villa, di cui si è portano in luce solo il torchio vinario, descritto in precedenza.
La campagna di scavo, conclusasi nel mese di luglio 2005, ha confermato che la villa si estende ben oltre l’area di scavo attuale.
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AIAC_1856 - Via Domitiana, al km 12+029 - 2000
Lungo la via Domitiana sono state messe in luce due vasche destinate probabilmente alla produzione vinaria e connesse ad un edificio rustico-produttivo, simile ad altri innumerevoli esempi ubicati nella fascia pedemontana del territorio sinuessano. Le vasche, rinvenute in adiacenza all'attuale tracciato della strada statale 7 Domitiana, ad una profondità di circa m 1 e proseguenti al di sotto della stessa, risultano essere orientate approssimativamente secondo un asse nord-ovest/sud-est ed hanno in comune, verso oriente, un muro largo m 0,40. La più meridionale delle due è costruita in laterizi legati con malta e rivestita completamente di cocciopesto impermeabilizzante con i bordi arrotondati in prossimità del fondo. Lungo il lato sud presenta uno scalino, oltre ad una piccola depressione sul pavimento funzionale alla più facile raccolta del prodotto lavorato.
La vasca settentrionale, sempre realizzata in laterizi, ha le pareti coperte di cocciopesto, mentre sul fondo reca una pavimentazione in _opus spicatum_. Anche questa struttura, sul lato sud-est, è dotata di due gradini ed era forse destinata alla raccolta del prodotto nella fase iniziale o degli scarti della lavorazione.
La ceramica sigillata italica, recuperata al suo interno ed alcune forme di ceramica comune, datate tra la fine del I e gli inizi II secolo d.C., permettono di fissare l'abbandono delle strutture, in linea con le indicazioni cronologiche di contrazione fornite dalle ville della zona sinuessana, che manifestano in tale periodo una sensibile contrazione produttiva. Nulla è stato, invece, rinvenuto dell’edificio ad esse associato anche se, presumibilmente, lo stesso doveva estendersi al di sotto dell'attuale via Domitiana ed oltre in direzione ovest.
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AIAC_1857 - Via Appia - 2000
Nel territorio di _Sinuessa_, durante i lavori finalizzati alla messa in opera di tubazioni per alimentazione idrica nella fascia litoranea, è stato scoperto un tratto basolato dell’antica via Appia, conservato per una lunghezza di circa m 48, con una larghezza di m 3,95 (circa 14 piedi romani). La strada, costruita in basoli irregolari di basalto, con restauri antichi costituiti da lastroni in calcare di dimensioni nettamente inferiori, ha un orientamento nord-ovest/sud-est. Nulla è rimasto dell'originario battuto delle crepidini ed anche i _margines_ (piccoli blocchi di calcare arrotondati della larghezza massima di circa cm 30) sono conservati nella loro interezza esclusivamente sul lato meridionale, mentre su quello settentrionale sono stati rinvenuti solo nella parte terminale a sud-est. Da notare come, a distanze variabili, i limiti della crepidine sud presentino dei blocchi di calcare di maggiori proporzioni ed altezza destinati, presumibilmente, a rendere più agevole il montare o lo smontare da cavallo.
La sezione sottostante al basolato ha permesso di individuare, inoltre, uno strato di preparazione variabile tra i 70 e gli 80 cm, composto da terreno compresso contenente scaglie di basalto e calcare. Tra i basoli si osservano, infine, moltissime inserzioni costituite da piccoli frammenti di basalto arrotondate o a cuneo, per garantire una maggiore aderenza tra una _silex_ e l'altra.
Il tratto indagato risulta essere, nel suo complesso, in buone condizioni, situazione da porre in relazione con l'utilizzazione dello stesso asse viario almeno sino agli anni '50-'60 del XX secolo, quando venne creata l'attuale strada statale 7 Domitiana. Tale continuità non ha, tra l'altro, consentito di ritrovare alcun materiale ceramico in giacitura primaria.
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AIAC_1862 - Piscinola - 2005
Nella fascia pedemontana del massiccio di Roccamonfina, in loc. Piscinola, è stata individuata, in occasione di lavori agricoli del Consorzio Aurunco di Bonifica, una necropoli preromana, che si sviluppa su alcuni terrazzamenti, orientati est/ovest e digradanti a nord, verso un piccolo corso d’acqua. Le sepolture, del tipo a cassa di tufo con coperture piana o a doppio spiovente, e a cassa di tegole, sono disposte parallelamente l’una all’altra molto addensate, secondo un orientamento fisso dell’asse maggiore est/ovest; alcune di esse mostrano un carattere monumentale, sia per le dimensioni della cassa sia per la presenza su di essa di decorazioni.
I corredi, in molti casi integri, permettono di datare le sepolture principalmente al IV sec. a.C., sebbene non manchino tombe della fine del V sec. a.C.
Di particolare rilievo è il rituale funerario, che differisce da quello generalmente attestato nelle necropoli di questa epoca. Il corredo, al contrario della norma, si trova infatti collocato all’esterno della cassa. Le tombe monumentali presentano, di solito, l’anfora associata al cratere e ai vasi destinati alla mescita e al consumo del vino. Rari i vasi figurati, tra cui due crateri a campana ascrivibili all’officina del Pittore di Vitulazio, localizzabile a _Teanum Sidicinum_ e alcuni vasi a figure rosse attribuibili ad officine campane fiorenti a partire dalla seconda metà del IV sec. a.C., in particolare quella cumana. Pochi sono gli elementi di ornamento personale, rinvenuti sempre all’interno della cassa, consistenti per lo più in collane, di pasta vitrea o in lamina aurea.
Le deposizioni meno ricche sono contenute o in cassa di tufo con copertura piana o in fossa con copertura piana di tegole. Nei corredi delle deposizioni meno ricche compaiono vasi di uso comune, quali olle e coppe per la conservazione e l’uso delle derrate alimentari, oltre che piccoli vasi a vernice nera.
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AIAC_1863 - San Castrese - 2005
Alla fase di occupazione romana sono riferibili alcuni tratti di acquedotto rinvenuti in prossimità della frazione di S. Castrese. Si tratta di condotti scavati nel banco tufaceo, con copertura a volta e fondo foderato da uno spesso strato di cocciopesto, che definiscono una rete di distribuzione fitta e complessa. I condotti erano accessibili attraverso piccole aperture circolari, praticate nella volta, utilizzate con tutta probabilità per la manutenzione degli impianti. Si tratta, nell’insieme, di evidenze molto diffuse in questa porzione di territorio, segno di una occupazione antropica strutturata attraverso insediamenti rustici e residenziali, le cui tracce si leggono nelle numerose aree di distribuzione di frammenti fittili, individuate nel corso delle ricognizioni effettuate nelle zone adiacenti il tracciato dell’acquedotto moderno.