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AIAC_2035 - Afragola, TAV, V sottotratta, lotto 7 - 2004
Nel lotto 7, è venuto alla luce un battuto ascrivibile al IV sec. a.C., il quale, considerata la differenza di allineamento rispetto agli altri battuti centuriati rinvenuti negli altri lotti del territorio di Afragola, è da identificarsi con un percorso viario di collegamento tra _Acerra_ e _Neapolis_, affiancato da una necropoli con tombe a cassa di tufo gia depredate. È stata rintracciata anche una struttura in blocchi di tufo, pertinente forse ad una piccola villa rustica di cui rimane la fondazione, nel cui cavo sono stati rinvenuti frammenti di vernice nera di II sec a.C.
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AIAC_597 - Porta Decumana - 2005
Fondata nel 25 a.C., al termine delle guerre contro i Salassi, abitanti il territorio compreso tra Eporedia (Ivrea) e i valichi dell'Alpis Poenina (Gran S. Bernardo) e dell'Alpis Graia (Piccolo S. Bernardo), la colonia di Augusta Praetoria si inseriva anche in un progetto di organizzazione dei percorsi verso i valichi alpini. Nel cuore della città, infatti, la strada proveniente da Eporedia si biforcava per raggiungere il Gran S. Bernardo attraverso la Porta Principalis Sinistra, sul lato nord della cinta muraria, e il Piccolo S. Bernardo dalla Porta Decumana, sul lato ovest.
Una prima indagine archeologica nel sito della Porta Decumana - area urbana a continuità di vita, nell'odierna via E.Aubert - si svolse tra il 1988 e il 1991, durante la costruzione della nuova Biblioteca Regionale; ulteriori ricerche furono eseguite nel corso dei lavori per il tunnel tecnologico urbano (1999-2001). La campagna di scavo condotta tra la fine del 2004 e la primavera del 2005, infine, ha visto interventi puntuali nell'intera area occupata da strutture antiche.
I dati di scavo consentono di delineare la fisionomia della porta nella piena età romana imperiale: tre arcate, di cui la centrale più ampia, si aprivano in una doppia cortina muraria fiancheggiata da torri; quella nord si conserva per un'altezza considerevole, mentre la meridionale, rasata quasi per intero al livello delle fondazioni, è visibile nell'interrato della Biblioteca. Si sono evidenziati anche ampi tratti del basolato in lastre di bardiglio del decumanus maximus (età tiberiana), al quale si sovrappone nell'altomedioevo un selciato, di cui si conserva un ampio lembo; nel corso del IV-V secolo si ha la poderosa chiusura del fornice nord della porta, con riduzione del passaggio all'arcata centrale, un assetto, questo, forse dettato da necessità difensive, che favorisce l'impianto di un'abitazione nel settore escluso dal transito.
Un dato importante riguarda la presenza di resti strutturali di una fase della Porta Decumana anteriore a quella sopra descritta, la cui fisionomia è al momento in corso di studio. (Antonina Maria Cavallaro)
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AIAC_598 - Prés-fossés - 2004
A seguito delle prime operazioni di sbancamento per la costruzione di un parcheggio ad Aosta, in un'ampia area inedificata a cui si accede dalla via Prés-Fossés, venivano alla luce fondazioni murarie orientate in senso nord-sud ed est-ovest (sicuramente non precedenti al XVII secolo). Il riconoscimento di un canale interrato corrente in senso est-ovest, sottostante le strutture di cui sopra, e l'identificazione di livelli antropici relativi all'ultima età del Ferro emersi nella zona occidentale del cantiere, comportavano l'estensione delle indagini per valutare le vicende occorse nell'area.
Sono stati accertati allineamenti risalenti all'età del Ferro (La Téne D) di grossi ciottoli fluviali associati a piani e parzialmente sistemati nell'area a ovest del cantiere; ad oriente si snoda un importante accumulo di pietrame, sorta di terrapieno costruito con materiale selezionato. Una pausa di natura alluvionale copre questi resti e li isola dagli eventi successivi.
La frequentazione di età romana, di carattere coltivo, è testimoniata dalle fosse di bonifica con riempimenti disomogenei, contenenti macerie provenienti dalla distruzione di parti costruite, come ciottoli spaccati, laterizi, frammenti anforacei. Si tratta, anche il dato numismatico lo confermerebbe, di dispositivi relativi all'ultima fase di coltura di epoca tardoantica.
Lo stato di abbandono della zona sembra confermato dal rinvenimento di un sepolcreto nell'area centro-occidentale di 21 inumati, privi di corredo e seppelliti in fosse terragne circondate da pietre infisse nel terreno, risalenti verosimilmente al V-VI secolo d.C. Non è possibile appurare l'estensione della necropoli in direzione nord per la presenza di un canale. Da un punto di vista stratigrafico è difficile risalire all'epoca del suo primo allestimento. Per certo in epoca altomedievale o medievale la sua sponda settentrionale viene risistemata con la realizzazione di un muro di rinforzo. Probabilmente questi dispositivi anti-erosione sono dovuti all'intenzione degli abitanti del Borgo Sant'Orso, di rinforzare la parte meridionale del loro quartiere dislocato al di fuori della cinta muraria di epoca romana. (Patrizia Framarin)
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AIAC_75 - Le Vignacce a Ponte Galeria - 2002
Sul lato nord della via Portuense al Km. 17.500 sono state individuate tre distinte e sovrapposte strade glareate, in uso nel complesso dalla fine del IV secolo a.C. al XVI secolo d.C.
Le strutture archeologiche si trovano in un'area pianeggiante tra il rio Galeria, il Tevere e il mare, zona questa in antico legata al Porto di Roma. La strada più antica viene costruita direttamente sul terreno naturale ed è costituita da una preparazione compatta ed omogenea in scaglie di tufo, al di sopra del quale vengono disposte due crepidini laterali sempre in tufo e la carreggiata costituita da uno strato di ghiaia dell'ampiezza di 2 metri. La strada risulta essere in uso almeno a partire dalla fine del IV-inizi III secolo a.C., mentre il suo abbandono è dovuto alla costruzione dell'asse viario soprastante da riferirsi al periodo claudio-neroniano.
La strada 2 era limitata da due crepidini costituite con molta probabilità da blocchi di tufo ed aveva la carreggiata in glareato della dimensione di m. 4 tale da poter consentire il transito simultaneo di due carri. Essa, costruita in relazione al Porto di Claudio, viene abbandonata poco dopo quando Traiano, allargando lo scalo commerciale, costruirà una nuova percorrenza.
La strada 3 è caratterizzata dal rialzamento del terreno di circa m. 1, contenuto da due possenti muri di limite in opera reticolata rafforzati da contrafforti esterni e posti a distanza regolare. All'interno, al di sopra di vari livelli di preparazione, viene steso un compatto ed omogeneo strato di ghiaia. La strada che raggiunge ora la larghezza di m. 6,80 è attraversata, ad intervalli più o meno regolari, da viadotti che permettevano il deflusso delle acque. Tale percorrenza venne utilizzata senza soluzione di continuità dall'età traianea fino alle grandi alluvioni del XVI secolo.
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AIAC_94 - Foro di Traiano - 2000
The principal objective of the recent excavations in the Forum of Trajan within the modern city was to extend our knowledge of the urban complex desired by the emperor and carried out by the architect Apollodorus of Damascus (A.D: 107-112). Only a small part of the forum had been revealed by previous excavations: by now 40% of the entire area has been uncovered. The Forum, which originally covered 29,000 square metres, comprised the piazza, the Basilica Ulpia, the historiated column and the two libraries, Greek and Roman, adjacent to it. We are still trying to establish the position of the Temple of Divine Trajan, known only from the sources. The recent excavations have allowed us to understand the stratigraphic sequence extending from the Roman period to the present day in a central area of the city and to clarify much of the plan of the Forum itself. This includes the foundation trench for the equestrian statue of the emperor, allowing us to place this monument correctly for the first time inside the open piazza. The bronze statue, so admired by ancient authors, must have been at least half again as large as that of Marcus Aurelius.
The piazza itself was completely despoiled of its marble paving slabs around the middle of the ninth century. We have also recovered innumerable fragments of the decoration of the porticoes that surrounded the piazza, among which figured two colossal statues and the splendid head of a Dacian prisoner in white marble. The south wall, originally supposed to have been semicircular, is now revealed as composed of three straight segments, one parallel to the north wall, flanked by two oblique segments. These were decorated with gigantic engaged columns. (Roberto Meneghini)