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AIAC_1033 - Badia di Montescudaio - 2006
The “Badia”, is the Benedictine convent of Santa Maria, situated on the plateau that slopes gently down to the river Cecina, along the ancient pilgrim route, in the territory of modern Montescudaio. This convent was one of the many ecclesiastical foundations that appeared in 10th century Tuscany. Though remaining under the ecclesiastical jurisdiction of the Bishop of Volterra, it acquired much property and many rights in Montescudaio and the surrounding territory from its founder’s descendants.
Around the middle of the 15th century, following the area’s incorporation into the Florentine state, the convent lost its role as socio-political co-ordinator. However, it retained its economic importance which derived from its landed property. Its final abandonment probably occurred in the 18th century following the abolition of the monastic body.
The convent structures develop over an area situated on a vast plateau, characterised by a slight downslope to the north. At present it is possible to distinguish the area of the central cloister, surrounded on at least three sides by the walled remains of the complex; the church and adjoining cemetery area, situated to the north of the cloister; the southern part made up of service structures.
The sectors investigated in the cloister area correspond to rooms with various functions. The first room examined, situated to the west (sector 2000) seemed to have been used for storage at least between the 13th and 14th centuries. The corridor present in both sectors 2100 and 1500 was used as a roofed cemetery between the 15th and 16th centuries and the area immediately east of this (1700) seemed to have been the capitulary room, at least in the 14th and 15th centuries.
The convent church (area 1000) had a single nave, on an east-west alignment, characterised by a substantial apsidal space linked to a side chapel, perhaps coinciding with the ground floor room of a bell-tower. It was not possible to identify the main entrance with certainty as it was situated on the side of the building that was obliterated by a collapse. At the bottom of several recent illegally dug holes an earlier apse could be seen which seemed to link to part of the northern perimeter wall to form a smaller church. This was probably the church attested before the foundation of the monastic complex in 1901. The cemetery area for lay people, as well as occupying the entire northern corridor of the cloister, seemed to extend around the north and west (in front of the façade) sides of the church.
The out-buildings, with the better preserved walls (standing to a height of circa 1m) were situated in the zone south of the cloister. However, it was not possible to define the spatial organisation due to the cover of vegetation and collapses which made visibility difficult without undertaking an excavation. (MiBAC)
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AIAC_2494 - Palazzo Scotto - 2005
L’indagine svolta nel corso del biennio 2003/2005 su un’estensione di ca. 1000 m2 tra Lungarno Galilei, Lungarno Fibonacci e Giardino Scotto, immediatamente all’interno delle mura, ha permesso di leggere la seguente sequenza stratigrafica. In età romana imperiale viene costruita una struttura non identificabile di cui è stata rinvenuta una porzione di cocciopesto pavimentale spesso ca. 60 cm.
La dimensione sembra essere legata alla necessità di isolare la struttura da un ambiente fortemente umido. Probabilmente nell’altomedioevo la costruzione viene demolita, come indica la profonda rasatura del piano pavimentale, e abbandonata dal momento che l’area viene a trovarsi in una zona paludosa prossima alla riva dell\'Arno. Alla fine dell’XI secolo viene eretta la Chiesa di Sant’Andrea e Vincenzo e si attua un più ampio progetto urbanistico volto a conquistare terre verso l’Arno. Lo scavo ha solo parzialmente messo in luce le prime fasi di vita della parrocchia, che nel corso del XIII secolo sembra legata ad attività di produzione ceramica, come si può desumere associando il dato archeologico al toponimo Baractularia. Nella prima metà del XIV secolo un potente fenomeno esondativo colpisce questo settore del quartiere che viene ricostruito e, in seguito, destinato alla produzione di campane, come dimostrano i resti di un ampio atelier metallurgico.
L’attività produttiva continua fino all’inizio del XV secolo, quando, per volere dei fiorentini l’area viene deputata alla costruzione di una cittadella fortificata atta al controllo della parte orientale della città. La costruzione dura circa 30 anni (dal 1440 a dopo il 1470) e comporta la demolizione della Chiesa di S. Andrea e del limitrofo atelier produttivo. Nel 1495 la cittadella viene parzialmente demolita dai pisani insorti.
Dopo la riconquista fiorentina, sotto la direzione di Giuliano da Sangallo (1509 – 1512), viene eretta una nuova cittadella, che ricalca la precedente e che nella parte indagata si componeva del Baluardo della Cisterna posto a difesa del ponte della Spina. Nel corso del XVI secolo sono apportate alcune modifiche, testimoniate da ulteriori tracce di cantiere; nel XVII secolo viene parzialmente ricostruito l'edificio contenente l'osteria e la casamatta, mentre continue opere di mantenimento della viabilità interna si susseguono fino alla seconda metà del XVIII secolo. Nel 1781 la fortezza viene smilitarizzata ed, in seguito ad un ordine granducale, iniziano le demolizioni del Baluardo; tra il 1785 e il 1787 vengono edificati i primi due piani dell'edificio che in seguito sarà conosciuto come Palazzo Scotto, parte di un vasto complesso residenziale affacciato sull’Arno.
All’inizio del XIX secolo ad oriente del palazzo viene costruito un edificio più basso a cavallo del passaggio per il retrostante giardino. La costruzione, agli inizi degli anni ’30 del XX secolo, di Lungarno Fibonacci porta all’abbattimento dell'edificio con il passaggio e alla realizzazione di un'ala contenete il vano scale. Nel 1936 il palazzo viene trasformato in Regia Questura e parzialmente distrutto nei bombardamenti del 1943. Dopo la guerra l'area viene parzialmente bonificata e la parte ancora in piedi dell'edificio viene trasformata in industria farmaceutica fino agli anni '80.
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AIAC_2522 - Rocca Cerbaia - 2004
Lo scavo ha interessato il vano rettangolare d’ingresso (A) di 5x4 m dell’edificio posto nella parte sudoccidentale del sito, nelle immediate adiacenze della porta meridionale della cinta muraria. Si tratta di un edificio a pianta rettangolare orientato NE/SO, di ca. 11x12 m, costituito da almeno 3 ambienti (A, B e C). L’edificio, di cui non è stato individuato il lato nordorientale, in origine poteva raggiungere ca 20 m di lunghezza ed è interpretabile come il palatio novo, citato in un documento del 1339, probabilmente, costruito tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo. L’edificio, eretto perpendicolarmente alla curve di livello, era disposto su due livelli: il piano terra (forse composto da un unico ambiente), delimitato a nordest dalla parete rocciosa, ed il piano superiore impostato, a nordest, sul piano roccioso e in aggetto a sudovest. L’unico accesso individuato, posto al piano terreno lungo il lato sudorientale, aveva una porta in legno a doppio battente, chiusa con un duplice sistema di pali orizzontali che scorrevano all’interno della muratura e da una serratura in ferro. Lo scavo ha messo in evidenza la presenza di una scala, addossata al muro sudoccidentale dell’ambiente e parzialmente rifatta tra la fine XV ed inizio XVI secolo, composta da un basamento in muratura e da un elevato ligneo. L’indagine stratigrafica ha permesso di chiarire come, all’inizio del XVI secolo, dopo un periodo di abbandono durato circa un secolo, l’edificio venga ristrutturato e trasformato in corpo di guardia per i soldati inviati dal governo fiorentino a controllare la Val Bisenzio nel timore che questa fosse la via di transito scelta dalle truppe spagnole dirette su Prato e Firenze.
Il grande vano al piano terra viene suddiviso in tre distinti ambienti (A, B e C) e viene realizzata una nuova pavimentazione formata da lastre scistose e frammenti laterizi posti di piatto. Viene probabilmente rifatto anche il solaio del piano superiore, che in questa fase presenta una pavimentazione in mezzane. La copertura era realizzata in embrici e coppi ed era, probabilmente, ad un solo spiovente, inclinato da nordest verso sudovest. Il focolare posizionato al centro dell’ambiente, attestato dalle tracce di termotrasformazione e da un sottile strato di cenere e carboni, risulta di difficile collocazione cronologica e potrebbe essere sia funzionale al riscaldamento dei soldati, sia di eventuali e successivi frequentatori occasionali. L’abbandono della struttura sembra essere effettivo già tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII, quando crolla il solaio del piano superiore, sul quale in parte era già crollato il tetto. La quantità minore di embrici e coppi, rispetto alle mezzane del solaio potrebbe indicare un parziale recupero di questi materiali prima del crollo del solaio stesso. I numerosi frammenti ceramici, interi o ricostruibili, di graffita policroma, di area fiorentina ed emiliana, e di maiolica di Montelupo databili tra la fine del XV e la prima metà del XVI secolo, associati a testi in ceramica grezza, potrebbero testimoniare la presenza, al piano superiore, di un refettorio e di una cucina.
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AIAC_2522 - Rocca Cerbaia - 2009
Rocca Cerbaia è stata interessata, nel corso del biennio 2008-2009, da un consistente intervento di restauro conservativo ed integrativo, atto conclusivo della prima fase di un percorso finalizzato alla valorizzazione del sito e alla realizzazione di un parco archeologico. I lavori di restauro sono stati così affiancati da una continua attività di assistenza archeologica. L’area corrispondente alla zona del tracciato delle prima cinta muraria, è stato oggetto di una cospicua attività di scavo. I lavori, finalizzati alla ricostruzione parziale del muro di cinta necessaria a consentire una migliore e più sicura accessibilità del sito, erano volti ad individuare le tracce ancora presenti della struttura difensiva, per consentire di comprenderne la disposizione planimetrica e le dinamiche di crollo.
Lo scavo, eseguito sia a mano, sia con l’ausilio di un piccolo mezzo meccanico, ha interessato un’area a forte pendenza posta a Sud del Palazzo pentagonale, ed ha permesso di notare come le mura, di cui rimanevano brevi tratti del sacco, aderenti al profilo roccioso, siano state erette ai piedi della parte più rilevata della sommità, direttamente contro roccia, regolarizzando la base di imposta, senza che fosse scavata una fossa di fondazione. Il muro di cinta si dispiegava, quindi, a ventaglio, con una serie di angoli ottusi, che venivano a formare sei lati successivi che seguivano piuttosto fedelmente il profilo dell’affioramento roccioso. Il potente deposito archeologico è risultato costituito da elementi di crollo che si presentavano sia come singoli conci associati a grumi di malta, sia come porzioni consistenti di muratura che conservavano ancora almeno uno dei paramenti e, in alcuni casi, entrambi. Due di queste porzioni, ripulite e lasciate in loco, a testimoniare sia le tracce originarie delle muratura, sia l’avvenuto crollo della struttura stessa, corrispondono a due differenti angoli della struttura difensiva ed in un caso conservano anche la traccia delle buche pontaie allineate. Un ulteriore blocco di muratura di minori dimensioni, è stato interpretato sulla base sia della tecnica muraria, sia del suo spessore come parte del crollo del soprastante palazzo. L’assenza di elementi di datazione, non consente di definire con precisione la cronologia del crollo, che appare, comunque essere il risultato di un lungo processo diacronico avvenuto durante il periodo di abbandono postmedievale del sito. Le cause sembrano, invece, da rintracciare nella natura stessa del litotipo del substrato roccioso, dovuto alla sua scarsa coesione che porta ad uno scivolamento, anche attuale, dei differenti piani rocciosi verso sud, come ben testimonia la posizione delle stesse murature crollate, che appaiono scivolate e non ribaltate.