Name
Marisa Bonamici
Organisation Name
Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere, Università di Pisa

Season Director

  • AIAC_1035 - Acropoli – Piano del Castello - 2001
    In 2001 work was undertaken in three trenches: trench P, situated in the pars postica of temple B; trench G, in the area in front of the temple; trench V in the southern excavation area. Trench P, which had already been excavated in the 1980s, was re-opened with the aim of finding, below the wall of a late medieval tower, the northeastern face of the wall which originally constituted the front of the late archaic temple and was subsequently (end of the 3rd century B.C.) incorporated into temple B as a closing wall of the cella. This hypothesis was formed on the basis of the orientation of the medieval wall which diverged from that of contemporary structures and was aligned instead with the Etruscan buildings. It was also so supported by the fact that several blocks were incorporated into the south-west face of the same wall which do not conform to medieval norms and are comparable with those in the foundations of one of the perimeter walls of the late archaic temple. The excavation identified the part of the medieval tower below which was the structure relating to one of the long sides of late archaic temple A. Excavations in trench G, in the area in front of temple B (where earlier campaigns had identified an external floor level relating to the temple and a step from the stairway), revealed a stratigraphic sequence which from the mid 3rd century B.C. went back as far as an artificial fill datable to the end of the 5th century B.C. This fill was probably part of the re-organization of the area around the late archaic temple. Trench V was situated in the area in front of a wall belonging to a service building on a north-south alignment in the southern area of the excavation. Its foundation relates to the cult pools of the 3rd century B.C. found in previous years. The deposit, situated outside the building, revealed a stratigraphy relating to layers of collapse from the structure dating to the 2nd century B.C. and relates to the construction in this part of the sanctuary of the late temple A. An external floor level dating to the end of the 3rd century B.C. was also uncovered. (MiBAC)
  • AIAC_1035 - Acropoli – Piano del Castello - 2002
    Le indagini condotte nel 2002 sono state svolte nel saggio Z ubicato nell’area posta a sud-ovest del saggio V, con lo scopo di recuperare la stratigrafia superficiale, inerente le fasi di vita più tarde svoltesi nel santuario e in generale nell’area. Al di sotto di una serie di strutture tardo-medievali, emerge una situazione di frequentazione all’aperto databile al II d.C., sotto cui si rinvengono resti di una fornace. (MiBAC)
  • AIAC_1035 - Acropoli – Piano del Castello - 2003
    Nel 2003 nel saggio Z l’indagine ha rivelato una grande fossa di età imperiale contenente materiale di età ellenistica, riferibile ad un’opera di livellamento e regolarizzazione del suolo nella fase di abbandono del santuario. Tale deposito, in assenza di strutture edilizie, conferma lo stato d’abbandono dell’area sacra; sotto di esso emerge la stratigrafia di età ellenistica, il cui primo livello consiste in uno strato di obliterazione che copre direttamente le rasature dei muri del saggio V. Lo strato, che contiene materiali di II sec. a.C., è da mettere in relazione con la edificazione del vicino tempio A e con la conseguente realizzazione di un piazzale. Lo scavo del saggio Y ha portato all’individuazione di un probabile lacerto di muro di temenos(?).(MiBAC)
  • AIAC_1035 - Acropoli – Piano del Castello - 2004
    Nel 2004, oltre alla prosecuzione del lavoro entro il saggio Z, è stato aperto un nuovo saggio di collegamento tra quest’ultimo e il saggio T, esplorato nelle campagne degli anni ’90. La nuova area d’indagine, denominata J/K, è collocata in corrispondenza del saggio T, a sud-est del temenos(?). La rimozione di una colmata edilizia databile al I sec. a.C., fa emergere la rasatura di un muro che sembra chiudere il vano portato in luce, il cui piano di frequentazione è composto da matrice sabbiosa contenente materiali di III-II sec. a.C. A differenza delle precedenti campagne, nella parte nord-ovest del recinto (saggio T), dove sono venuti alla luce numerosi bothroi e fosse votive, non sono stati rinvenuti elementi analoghi: pertanto il sito doveva forse servire come una sorta di vestibolo rispetto all’area destinata alle pratiche cultuali. Al di sotto di questo livello di frequentazione emerge il livello di preparazione del pavimento e poi quello di edificazione dell’edificio. (MiBAC)
  • AIAC_1035 - Acropoli – Piano del Castello - 2005
    Nel 2005 l’indagine ha riguardato un nuovo saggio, X, ubicato tra il muro del recinto cultuale in fase con il tempio B e quello relativo ad un altro recinto di poco più antico del precedente. Da segnalare il rinvenimento di una vasca di decantazione dell’argilla, priva del lato sud, probabilmente asportato in occasione della costruzione del muro del recinto cultuale. All’esterno di questa struttura è stato individuato un livello di frequentazione collocabile nel III sec. a.C. (MiBAC)
  • AIAC_1035 - Acropoli – Piano del Castello - 2007
    Lo scavo si è svolto in un sito ubicato lungo il margine sud-occidentale del pianoro dell’acropoli della città prospiciente la valle del Cecina e la costa. Scopo primario della campagna era quello di portare alla luce la planimetria di un edificio di età tardo-ellenistica (metà del II secolo a.C.), che aveva restituito negli anni 1989-1991 un vano affrescato secondo i moduli del c.d. I Stile. Ad esplorazione ultimata l’edificio si è rivelato essere un piccolo tempio ad aula rettangolare analogo per struttura al tempio A e ad esso contemporaneo, con fronte rivolta verso sud-est. Sulla parte frontale il tempietto è dotato di una scalinata di accesso parzialmente andata distrutta per una fossa di asportazione di età post-medievale. L’interno è suddiviso in due spazi: una cella chiusa affrescata accessibile solo dalla fronte e verosimilmente adibita ad ospitare il simulacro di culto di Demetra e un vano al quale era possibile accedere anche da una porta ricavata nel muro perimetrale lungo esposto verso la valle. Dal complesso dei dati relativi ai culti praticati dal santuario possiamo supporre che durante le feste annuali assimilabili alle Thesmoforie di ambito greco, il tempio ospitasse le donne iniziate ai misteri di Demetra, le quali, dopo avere pernottato all’interno dell’edificio, uscivano poi dalla porta posteriore e si avviavano in processione verso la zona dei recinti. La parete posteriore del tempio e le sue adiacenze esterne hanno rivelato alcune peculiarità struttive funzionali all’espletamento dei rituali appena descritti. Infatti la parete posteriore dell’edificio presenta un’insolita apertura dotata di un protiro a due colonne, mentre dalla porta stessa si diparte uno stradello selciato che immette nel recinto cultuale più vicino (recinto IV). Di questa via basolata sono stati messi in luce almeno due livelli sovrapposti, databili rispettivamente nel II e nel I secolo a.C., ancora a riprova della continuità della vita e dei culti tra “epoca etrusca” e “epoca romana”, che appare sempre più un tratto caratteristico di questo santuario. Da notare anche il fatto che, a livello della viuzza selciata, giacevano in notevole quantità, balsamarietti piriformi e fiaccole con tracce di usura.
  • AIAC_1035 - Acropoli – Piano del Castello - 2008
    Nella campagna 2008 l’esplorazione si è concentrata nella zona adiacente al muro perimetrale posteriore del tempietto di Demetra, messo in luce nella campagna 2007. In questo sito è emerso un singolare apprestamento cultuale, composto di una canaletta poco profonda inclinata (una sorta di scivolo) che sbocca in un’area circolare (diametro un metro circa) lievemente abbassata e con la superficie rivestita di grossi frammenti di dolio, a costituire una sorta di filtro. Si tratta probabilmente di un torchio rituale adibito alla spremitura di prodotti vegetali (uva e simili). Il meccanismo prevedeva che i prodotti vegetali venissero pestati all’interno della canaletta e il liquido derivante dalla compressione dei prodotti stessi scivolasse verso il filtro, lasciando le scorie solide (bucce, semi ecc.). Va da sé che il liquido derivante dalla spremitura era destinato a raggiungere le divinità ctonie che abitano nel sottosuolo. Nell’area interna al recinto IV le operazioni di scavo hanno messo in luce una sequenza stratigrafica intatta dalla quale si ricavano elementi di grande importanza per la ricostruzione delle fasi più tarde, tuttora mal conosciute, della vita dell’area sacra. Al di sotto di una serie di riporti di epoca medievale è emersa una fossa di scarico relativa all’abbandono del recinto stesso e databile nel II secolo d.C. Nel riempimento di tale fossa giacevano numerosi oggetti di uso votivo e cultuale sia di età ellenistica che di età romana, tra i quali si distinguono per interesse alcune lucerne del tipo con decorazione a globetti e del tipo Firmalampen. Sul piano interpretativo questi oggetti rivestono una particolare importanza in quanto testimoniano lo svolgimento nel santuario delle processioni notturne in onore di Demetra e dunque il sostanziale perdurare dei culti di età ellenistica. Al di sotto dello strato appena descritto è emerso un livello di focolari databile in età post-sillana e anzi giacente al di sopra di una maceria derivante da un edificio crollato in occasione dei noti scontri militari dell’82 a.C., edificio da identificare con il vicino tempio di Demetra. Da aggiungere che al di sotto del livello della maceria di età sillana è stato identificato lo strato di frequentazione più antico del recinto IV, che ha rivelato una serie di apprestamenti votivi in situ.

Season Team

  • AIAC_5295 - Complesso “ex-Salesiani” - 2012
    Lo scavo ha permesso di documentare una lunga sequenza di occupazione che, con alcuni iati, copre un arco cronologico compreso tra il II secolo a.C. e l’età sub-attuale. Tra II a.C.-II d.C., l’area non sembra occupata da edifici. Le prime chiare tracce di occupazione stabile si pongono preliminarmente tra X-XI secolo, quando sono presenti una chiesa con annessa area cimiteriale e alcune abitazioni. Nel corso del XII secolo viene realizzata un’officina metallurgica e, tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo, dopo la ricostruzione dell’edificio di culto nelle forme attuali, sorge un laboratorio per tessuti, verosimilmente auroserici. Tra la fine del XVI e il XVII secolo, si verificano nuove trasformazioni: gli spazi lungo la viabilità principale, a nord, vengono progressivamente occupati da edifici residenziali mentre, nello spazio retrostante, sorgono orti/giardini. Nel XVIII secolo, l’area ospita un monastero. Il nuovo uso determina l’ampliamento della chiesa a sud e la definizione di una nuova area cimiteriale al di sotto dell’abside e ai lati dell’edificio di culto. Tra XX-XXI secolo, nuovi interventi di modifiche strutturali si devono al passaggio del complesso ai Salesiani e, quindi, al CNR.