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AIAC_2055 - Castellina – Fatt. Vetricella - 2008
Il sito in oggetto, indagato archeologicamente a partire dal mese di settembre 2007, è situato al centro della pianura retrostante il golfo di Follonica, ai piedi dei rilievi dei Monti d’Alma su cui sorge anche il centro abitato di Scarlino. Questa attività di scavo fa parte di un più ampio progetto di archeologia dei paesaggi esteso a tutto il territorio comunale di Scarlino e maturato nell’ambito del processo di elaborazione di una cartografia archeologica della Provincia di Grosseto (direzione scientifica Prof. Stefano Campana). Lo scavo archeologico della Castellina si colloca nel centro del territorio oggetto di studio ed è stato scoperto per la prima volta nel 2005 durante attività di ricognizione archeologica aerea, in occasione delle quali si era riconosciuta un’anomalia (tipo crop-mark) costituita da tre tracce circolari concentriche.
L’interesse suscitato dall’individuazione di questa anomalia sul terreno si è accresciuto con i primi approfondimenti a terra, dove le tracce viste dall’aereo hanno corrisposto ad una superficie di terreno rialzata, di forma circolare, al cui interno è stata recuperata una sorprendente concentrazione di manufatti ceramici. L’analisi dei reperti rinvenuti ha consentito di definire una datazione preliminare all’età Altomedievale, tra l’età Carolingia e il primo secolo dopo il Mille (range cronologico ipotizzato: IX-XI secolo d.C.).
La conformazione del terreno, la presenza di tre cerchi concentrici connessi a possibili fossati difensivi e la cronologia suggerita dai resti archeologici hanno contribuito a determinare l’ipotesi di ricerca di trovarsi di fronte ad un castello medievale di pianura, eccezionale nel panorama storico-archeologico nazionale per posizione, conformazione e cronologia.
Queste valutazioni hanno spinto da subito ad avviare i maggiori approfondimenti di indagine possibili, sia dalla superficie che, in ultimo, indagando il sottosuolo. Dall’estate 2005 su quest’area sono stati eseguiti numerosi sopralluoghi archeologici e prospezioni geofisiche per raccogliere il più alto numero di dati su presenza, posizione e consistenza delle evidenze archeologiche sepolte: in collaborazione con numerosi specialisti e Istituti di ricerca sono state avviate attività di misurazioni gradiometriche, prospezioni con geo-radar, rilievi geo-elettrici, nonché ricognizioni eseguite da ricercatori e studenti dell’Università di Siena. I dati raccolti ci hanno permesso di elaborare un quadro completo del potenziale archeologico del sito e di avviare una prima verifica archeologica nel settembre 2007, seguita nell’ottobre 2008 da una seconda campagna di scavo. Le maggiori evidenze archeologiche portate in luce parlano di un possibile insediamento costituito per la maggior parte da strutture in legno e terra, cinto da fossati scavati nel terreno e difesi da separazioni come palizzate o recinti: si tratta di indizi che testimoniano di un possibile insediamento fortificato in legno e terra, dove non è ancora arrivato quell’uso della pietra che sarà caratteristico dei castelli successivi.
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AIAC_2055 - Castellina – Fatt. Vetricella - 2009
La III campagna di scavi ha consentito di allargare le precedenti aree di indagine, sia nell'area centrale del sito, che in corrispondenza del primo elemento circolare, già individuato in passato.
Su tutta la porzione centrale dell'insediamento è stato riconosciuto un profondo intervento di arature da collegare alle prime fasi di dissodamento del fondo agricolo. Infatti le prime stratigrafie individuate corrispondono a quel che resta di un deposito asportato già in precedenza e alterato nel suo spessore: si tratta di strati a componente organica, con elevata presenza di reperti archeologici, privi però di elementi utili per una loro definizione stratigrafica. Al di sotto sono emersi indizi di quella che sembra la frequentazione più recente del sito, caratterizzata dalla presenza di diverse buche di palo, disposte al momento secondo una direttrice nord\est-sud\ovest. Così come già individuato nelle precedenti campagne anche i dati più recenti confermano come tale frequentazione sia conseguente ad un consistente livellamento con riporto di terra a contenente ghiaia. Ad est di queste buche è stato individuato il riempimento ed il taglio di un’ampia fossa di spoliazione, la cui identificazione è basata sulla presenza di calce e resti di malta nello strato che la riempie: si tratta di un intervento che non presenta alcun rapporto diretto con le stratigrafie precedenti, e che pertanto non è ancora collocabile in una sequenza relativa precisa.
Appare invece chiaro come si tratti di una fossa di spoliazione\fondazione che testimonia il perimetro di una grande struttura quadrangolare (messa in luce solo in parte) orientata est-ovest e posta esattamente nel centro del rilievo. Al suo interno sono stati individuati alcuni punti di fuoco, caratterizzati da terra concotta, elevata presenza di carboni e ossi combusti. Benché non sia possibile avanzare alcuna ipotesi sulla natura e la funzione di questa struttura se ne può sottolineare il rapporto topografico con il resto dell’insediamento, in particolare modo con l’elemento circolare più piccolo di cui occupa più della metà dello spazio interno.
Per tale elemento difensivo le indagini 2009 hanno recuperato importanti dati che ne confermano l'identificazione, almeno in una fase della sua vita, con un muro di cinta, caratterizzato da uno spesso basamento in muratura di calce e forse con alzato in materia deperibile. Nell'area esterna a questo muro, dove già nella campagna 2007 erano stati riconosciuti i resti di una possibile canaletta di spoliazione\fondazione di un'ipotetica struttura, è emerso chiaramente il restante perimetro della struttura stessa, purtroppo conservatosi solo per poco più di metà. Di questa struttura possiamo identificare parte delle pareti nord e sud, e l'intera parete ovest (lunghezza 6 m circa): all'interno del perimetro sono stati riconosciuti diversi strati riferibili a successivi piani di calpestio, con riporti di limo, strati di calce e sabbia, e frequenti arrossamenti. Questo contesto testimonia quindi la frequentazione della fascia circolare compresa tra il muro di cinta interno e il “cerchio” intermedio identificato dalle indagini diagnostiche. Proprio in corrispondenza di questo cerchio, così come anche di quello più esterno e più ampio, negli ultimi giorni di scavo sono state aperte due piccole trincee trasversali, con l'intento di individuare la natura e la profondità di conservazione del deposito. I dati emersi da entrambe le trincee sembrano indicare la presenza non tanto di due elementi distinti, ma di un unico grande fossato circolare, di cui i due ampi cerchi individuati con le indagini diagnostiche rappresenterebbero le due sponde.
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AIAC_2055 - Castellina – Fatt. Vetricella - 2012
L’ultima campagna di scavo si è svolta nei mesi di settembre-ottobre ed è stata strutturata soprattutto sottoforma di intervento di ripulitura/ripristino e parziale allargamento delle aree già scavate (rimaste non indagate nel corso della stagione 2010-2011), o come indagine di un nuovo settore posto a S delle zone scavate negli anni precedenti. Gli obiettivi principali di questa indagine erano costituiti dalla pulizia generale dello scavo per garantire una migliore manutenzione conservativa di quanto già messo in luce e dal tentativo di saggiare la consistenza archeologica del deposito a S dell’area centrale dell’insediamento, posto tra la cinta muraria e il fossato/canale individuato nel corso della campagna 2009.
Gli interventi di ripulitura e documentazione di quanto già messo in luce hanno consentito di chiarire molti dei rapporti tra gli elementi stratigrafici relativi al Settore 3, quello corrispondente al limite orientale delle attuali aree di scavo e caratterizzato dal rinvenimento di un’ampia porzione di muratura della cinta difensiva e dei resti di una struttura con canaletta di fondazione/spoliazione.
Nel caso di quest’ultima l’attività di pulizia delle stratigrafie ha consentito l’identificazione di diverse tracce agricole relative alle arature, che in questo punto hanno raggiunto profondità maggiori asportando in parte il deposito archeologico. Sul limite orientale questi tagli risultano intaccare un livello di matrice argillosa con pietrisco caratterizzato da un evidente grado di arrossamento per combustione, simile ad analoghi strati rinvenuti nelle campagne precedenti all’interno della canaletta dell’edificio. All’interno della struttura invece, oltre a riconoscere diverse unità stratigrafiche orizzontali con arrossamenti e presenza di malta biancastra, è stato asportato il livello di malta disfatta già individuato nelle precedenti campagne e che era stato interpretato come possibile livello di disfacimento. Al di sotto si è rinvenuto un contesto di focolare con estese tracce di annerimenti e arrossamenti del terreno, posto esattamente in corrispondenza della porzione centrale della parete sud-ovest dell’edificio.
Le indagini hanno poi portato all’apertura di un nuovo settore IV posto a sud dell’area centrale occupata dall’edificio di grandi dimensioni con l’individuazione del proseguimento della cinta muraria già individuata nel settore III e di tracce di frequentazione antropica riferibili all’ultima fase di vita dell’insediamento (quella rappresentata nell’area centrale dalle buche di palo). Sul limite nord del settore, subito al di sotto del livello di coltivo è stato riconosciuto un accumulo allineato di pietre di medie e grandi dimensioni, alcune delle quali ancora in posto, interpretabile come resto della prima cinta muraria. Si tratta di un allineamento leggermente curvilineo che analizzato nel suo sviluppo completo corrisponde perfettamente con l’andamento circolare della porzione di muro già individuata nel settore 3 e soprattutto con l’anomalia circolare più interna individuata grazie alle prime fotografie aeree. Nel centro del settore, inoltre, nell’area esterna a questa ipotizzabile cinta muraria è stato individuato un piano di calpestio e uno strato di frequentazione piuttosto organico e ricco di frammenti ceramici ed ossei (ossi animali). Forse in relazione a questa frequentazione sono stati messi in luce anche alcuni tagli di buche di palo, talvolta di medie dimensioni e con zeppe litiche, al momento però non riferibili ad alcuna planimetria precisa.
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AIAC_2055 - Castellina – Fatt. Vetricella - 2013
La VI campagna di scavo condotta sul sito di Castellina-Vetricella, effettuata nelle ultime settimane del mese di giugno e nelle prime due settimane del mese di settembre 2013, è stata strutturata soprattutto come intervento di gestione di alcuni degli elementi stratigrafici emersi nella campagna precedente e come allargamento in estensione in vista di successivi affondi di scavo.
L’obiettivo principale della campagna infatti è stato quello di procedere alla rimozione di alcune delle stratigrafie già individuate e parzialmente indagate negli anni precedenti (localizzate in particolare nei settori III e IV) e nell’apertura di nuove porzioni di scavo con la rimozione estensiva dello strato di humus/coltivo presente (in modo da facilitare le successive operazioni di scavo stratigrafico previste per la prossima campagna).
Per questa campagna si è invece preferito sospendere le attività di indagini che riguardavano i settori I/II, dove lo scavo si era particolarmente concentrato nelle passate campagne, al fine di raggiungere una visione più ampia e coerente del contesto stratigrafico a cui appartengono gli elementi già messi in luce, riferibili soprattutto alla prima fase di occupazione del sito.
Nel settore III si è proceduto alla rimozione delle stratigrafie interne alla struttura rettangolare individuata in passato e che costituivano di fatto il piano di calpestio interno al perimetro delimitato dalla canaletta di fondazione. Si tratta di strati già individuati e analizzati nelle campagne precedenti e la cui rimozione ha messo in luce un livello di terreno a matrice sabbiosa di formazione apparentemente naturale.
Come nuovo intervento, invece, nella porzione sud del settore è stato eseguito un allargamento estendendo il limite dell’area di scavo verso sud per circa 3 m, rimuovendo il solo strato di coltivo e arrestando lo scavo ad una quota fittizia, non corrispondente ad elementi stratigrafici antichi, tale da preservare il deposito sottostante e da consentirne un successivo scavo stratigrafico.
L’attività svolta nel vicino settore IV, invece, ha comportato la rimozione degli strati di riempimento di alcune buche individuate l’anno precedente (identificabili come buche per l’infissione di sostegni lignei) e costituiti perlopiù da terra friabile, a matrice limo-sabbiosa, contenente carboni e pietrame.
Analogamente a quanto eseguito nel settore III, anche in questo caso è stato condotto un intervento di allargamento con scavo manuale dell’intero settore, con ampliamento dei limiti di scavo sia verso est che verso sud. In questo caso la strategia di scavo mirava a predisporre la successiva indagine di due porzioni del sito potenzialmente interessanti per la comprensione dei quali strutture fossero presenti nella fascia esterna dalla cinta muraria. L’estensione dello scavo, infatti, ha mirato ad allargare l’indagine sia in direzione del vicino settore III, in previsione di una loro unificazione successiva, sia in direzione di quella che dalle fotografie aeree sembra interpretabile coma la zona di ingresso/accesso al fossato che circonda l’insediamento.
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AIAC_2328 - Podere Pievina - 2009
Lo scavo archeologico in località Podere Pievina, Cinigiano (GR), è parte del più ampio progetto “Scavando la classe contadina romana”, sviluppato in collaborazione fra l’Università di Cornell – Ithaca- New York, ed il Laboratorio di Archeologia dei Paesaggi e Telerilevamento dell’Università di Siena.
Il sito, individuato durante le ricognizioni archeologiche di superficie condotte sul territorio comunale dal 2006 al 2008, risultava articolato in diverse unità topografiche la cui cronologia era compresa fra la tarda repubblica ed il tardo antico.
L’indagine stratigrafica si è concentrata principalmente in un open area posizionata in corrispondenza di anomalie geofisiche precedentemente individuate.
Lo scavo ha rivelato la presenza di due periodi di occupazione del sito: un primo collocabile fra II a.C. e inizio I d.C. ed un secondo fra pieno IV e V secolo d.C.
La fase tardo repubblicana-primo imperiale è caratterizzata dalla presenza di una struttura di cui si sono messi in luce due muri di buona fattura, fra loro perpendicolari. La presenza di depositi alluvionali addossati alla struttura e la risalita della falda acquifera hanno impedito di indagare la struttura e di capirne la reale estensione nonché la funzione, sebbene le dimensioni facciano pensare ad una grande fattoria. Questa è ubicata nella estrema parte E del saggio ed era direttamente coperta da uno strato alluvionale. Presso l’estremità W del saggio, si sono intercettati strati di vita caratterizzati dalla presenza di ceramica a vernice nera, ossa e carboni ed un focolare in parte costituito da una pancia di dolio. Lo scavo dell’estremità N del saggio, ha consentito di intercettare una fornace probabilmente da laterizi. A fianco della fornace è presente un butto di ceramica non prodotta in loco, principalmente costituita da anfore e ceramica comune. Il contesto sembra datarsi al I secolo a.C. A questa fase è riconducibile anche una struttura costituita da pilastri, forse un granaio, ed una serie di muri a secco.
Il secondo periodo individuato, che per cronologia è circoscrivibile al pieno IV e V secolo, è caratterizzato da una serie di fasi di vita che potremmo definire generazionali.
La prima fase tardo antica è caratterizzata dalla presenza di una struttura abitativa che in parte riutilizza un muro del periodo precedente. La struttura, in tecnica mista, è costituita da tre muri e da un ampliamento, contemporaneo o di poco successivo in direzione E. Tale ampliamento è costituito da un’intelaiatura di pali di cui si sono individuate le buche.
L’area esterna W della casa, caratterizzata da strati ricchi in ceramica tardo antica, tre buche di palo ed una canaletta costituita da coppi, è sicuramente da collegarsi alla fase di vita della casa. E’ possibile ipotizzare che il piccolo ambiente e le strutture sorrette da pali andassero a costituire una realtà abitativa in cui uomini e probabilmente animali vivevano vicini.
E’ evidente che l’acqua, non costituiva solamente un elemento di attrazione, ma anche un problema da gestire fin da allora. I drenaggi, costruiti su una sistemazione costituita da piccole pietre e terra sulla quale si impostano anche i muri tardo antichi dell’abitazione, sono una sorta di piccoli tunnel foderati di pietre e riempiti di ciottoli per permettere lo scorrimento dell’acqua. L’ultima fase tardo antica, successiva all’abbandono della casa è caratterizzata da una vasta sistemazione dell’area, in parte in corrispondenza del lungo muro repubblicano, e da uno spesso butto di materiale ceramico ed ossa. Il butto costituisce un’importante testimonianza materiale in quanto potrebbe aiutare a comprendere, a livello cronologico, lo scarto temporale, probabilmente generazionale, fra l’abbandono della casa e la nuova sistemazione. Purtroppo non è stato possibile individuare la struttura abitativa che sicuramente doveva esistere in relazione al butto.
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AIAC_2559 - Case Nuove - 2010
Lo scavo archeologico condotto in località Case Nuove, Cinigiano (GR), è parte del più ampio progetto “The Roman Peasant Project”, sviluppato dalle Università di Pennsylvania, Cambridge e l’Università di Siena.
Si è portata alla luce una vasca ricoperta in cocciopesto e installazioni nelle sue immediate vicinanze: due buche di palo nonché un’ulteriore bacino tagliato nello strato geologico e corredato di ulteriori evidenze negative. Tali elementi hanno fatto pensare alla possibile presenza nei pressi della vasca di un macchinario forse una pressa. A N del bacino si individua un taglio interpretato come alloggio per dolio. Nonostante non vi siano relazioni stratigrafiche a collegare le evidenze circostanti di cui sopra, pensiamo che queste fossero tutte parte di un medesimo processo produttivo.
Presso il bacino si trova un silo foderato in pietre calcaree. In fase con queste strutture è una superficie di lavoro ricoperta in cocciopesto, probabilmente funzionale alla trituratura, macinatura di qualche prodotto agricolo. All’estremità S dello scavo è stata intercettata una cisterna circolare, funzionale alla raccolta di acqua piovana.
Al limite N dell’area scavata è stato individuato un largo taglio ovale, un butto, che conteneva strati interpretati come scarti relativi alla fase costruttiva delle diverse installazioni costituenti il sito, e in parte relativi anche alla fase d’uso dell’area.
Muovendosi a S si trova un largo taglio di forma quadrangolare che intercetta gli strati argillosi della collina. Il taglio era riempito con successivi strati di tegole, ciottoli, mentre gli strati più superficiali, di colore nerastro erano ricchi in carbone. La funzione originaria di questo profondo e regolare taglio rimane tutt’oggi non chiara: abbiamo ipotizzato che, andando ad intercettare starti argillosi il taglio potesse essere funzionale all’estrazione dell’argilla utilizzata per la costruzione di strutture in pisé, come matrice per malta o comunque per altre funzioni costruttive.
L’assenza di livelli di vita, o comunque di una stratigrafia che metta in relazione le installazioni che abbiamo descritto sopra a causa sia delle recenti arature che di fenomeni di erosione significa che gli unici dati cronologici a nostra disposizione sono i riempimenti di queste strutture.
I risultati preliminari suggeriscono la fondazione del sito ed il suo maggiore periodo di utilizzo durante il tardo I secolo a.C. e la prima metà del I secolo d.C.
La cisterna conteneva materiale databile alla seconda metà del II secolo d.C. Il riempimento del taglio quadrangolare era l’unica area del sito caratterizzata dalla presenza di pochi esemplari di sigillata africana prevalentemente databile alla prima metà del V secolo d.C. e un articolatissimo repertorio di vasellame da mensa ingobbiato di rosso, prodotto a scala regionale, e ceramica da fuoco.
Durante la Fase 1 (I secolo a.C.-I secolo d.C.), il sito doveva essere costituito dalla cisterna, dalla superficie di lavoro, dalla vasca circondata da un dolio e un possibile macchinario, nonché un silo. Poteva trattarsi di una produzione a piccola scala di un prodotto liquido che necessitava la mistura con acqua; forse un olio, derivante da nocciole, canapa, o altro vegetale.
In epoca tardo antica le installazioni risultano abbandonate e riempite con detriti.
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AIAC_2560 - San Martino - 2010
Lo scavo archeologico condotto in località San Martino, Cinigiano (GR), è parte del più ampio progetto “The Roman Peasant Project”, sviluppato dalle Università di Pennsylvania, Cambridge e l’Università di Siena.
Il sito presso San Martino, scoperto durante una ricognizione condotta nell’anno 2008 è stato indagato anche con indagini di tipo magnetometrico hanno rivelato la presenza di deboli e scarse anomalie potenzialmente riconducibili a elementi archeologici .
Il saggio di scavo a circa 40 cm di profondità ha individuato i livelli di abbandono e i muri di una grezza costruzione rettangolare di 7x6 m. L’area venne sistematizzata e le pietre dei muri (varietà di pietrame calcareo non sbozzato) collocate parzialmente entro questo livellamento. Il pavimento in battuto di terra si è perso nella sua interezza nella parte più a S. Tuttavia altri elementi si sono conservati, come per esempio una struttura di rinforzo presso il muro W, e ciò indica che il sito non è stato danneggiato interamente dalle arature.
L’assenza di abbondante pietrame in superficie o nei livelli di abbandono rivela che probabilmente gli elevati dei muri erano composti in pisé. Limitato il numero di tegole rinvenute, ciò ha fatto pensare che la copertura del tetto fosse in materiale deperibile, come paglia o legno. Presso l’angolo NE si sono conservati frammenti di pavimento, che si estende per una profondità di circa 50 cm al di fuori. L’apertura qui collocata sembra essere l’unica della struttura. All’esterno di questa, corre parallelo lungo il muro S una sorta di piccola canalizzazione costituita da una superficie resistente in ghiaia, funzionale a far scorrere l’acqua che poteva cadere dal tetto. Avendo identificato questa canalizzazione solo nella parte S della struttura, considerando che l’unica porta poteva essere localizzata sul lato N e valutando la semplicità della costruzione, è possibile che l’edificio avesse un tetto ad un solo spiovente inclinato da N a S.
All’interno della struttura sono stati individuati diversi strati archeologici ma nessuno di questi può propriamente collegarsi a delle installazioni.
Le ceramiche recuperate durante lo scavo, poche e in cattivo stato di conservazione sono databili fra il tardo II secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C.. E’ possibile distinguere due gruppi: gli strati sui quali la struttura si imposta contengono frammenti di Ceramica a vernice nera di II secolo a.C. e non contengono frammenti di sigillata Italica. I livelli di vita, molto frammentari, contengono qualcosa riferibile al II-I secolo a.C. , ceramica a vernice nera e frammenti di anfora Dressel 1, il pavimento e l’arativo contenevano sporadici frammenti di ceramica sigillata Italica. E’ possibile dunque che il sito nasca all’inizio, prima metà del I secolo a.C. e venga abbandonato in età Flavia. La quasi totale assenza di ossi animali, la scarsa presenza di residui di scarti domestici, la mancanza di installazioni per la cottura di alimenti ci ha portati ad interpretare San Martino come un sito utilizzato sporadicamente e non ad una abitazione stabile; un riparo stagionale legato alle attività agricole è una delle possibilità. Gli eccellenti suoli attorno al sito sono ideali per la produzione di grano.