Name
Paola Perazzi
Organisation Name
Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana

Season Director

  • AIAC_2522 - Rocca Cerbaia - 2008
    Le indagini archeologiche sono state eseguite all’interno del Palazzo pentagonale, nel punto altimetricamente più levato dell’insediamento. Anteriormente all’XI secolo l’area è caratterizzata da una forte pendenza verso sudest. Le tracce della più antica frequentazione antropica sono determinate dalla presenza di quattro buche per palo e di due focolari, posti nella porzione nordorientale. Le buche, due delle quali con zeppe litiche al proprio interno, sono tagliate direttamente nel cappellaccio argillitico. La disposizione delle buche e dei focolari, fa pensare alla presenza di due distinte strutture lignee - due capanne? - poste nella porzione sommitale del rilievo. L’assenza di reperti non permette una datazione più precisa, che pertanto è stata determinata in maniera relativa, come anteriore alla successiva fase cimiteriale. Nel corso dell’XI-XII secolo, infatti, si instaura una piccola area cimiteriale composta da 7 sepolture infantili, 6 concentrate nella parte orientale del cimitero, orientate E/O, con la testa ad occidente, ed una nella porzione nordorientale, orientata sudovest-nordest con la testa rivolta a sudovest. Le sepolture sono tutte in fossa terragna, ad eccezione di una che è in cassa litica con lastre di copertura. In un momento di poco posteriore all’utilizzo cimiteriale, viene realizzata un cassero, eretto con una muratura in bozze di arenaria, che probabilmente occupava tutta la sommità, e della quale rimane traccia della porzione nordorientale del muro perimetrale settentrionale e di parte del muro sudorientale, tra loro immorsati. Tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo l’area sommitale viene spianata e il cassero demolito, per la costruzione della doppia struttura pentagonale (Palazzo con torre centrale). La costruzione inizia dalla torre centrale, mentre una parte del cantiere si impianta nella porzione meridionale, dove sono presenti la fossa per impastare la calce ed una serie di buche di palo. Ad un momento posteriore, probabilmente durante i lavori di rifacimento databili al XIV secolo, è da riferire la realizzazione di una struttura in pietra, interrata, concava, semicircolare, lunga 4,90 m, larga 0,50 m e profonda 2m, con un dente nella parte centrale, che è stata interpretata come l’alloggiamento per la ruota lignea di un argano sollevatore, avente un elemento verticale, anch’esso in legno, alloggiato nel dente centrale. Terminato l’utilizzo, l’alloggiamento interrato viene obliterato con materiale macerioso, viene costruita una scala in pietra e viene stesa una pavimentazione in lastre di argilloscisti giustapposte a secco, divise in quattro settori corrispondenti agli spigoli della torre. Lo scavo non ha permesso di individuare fasi relative al XV secolo, confermando, almeno in quest’area, un momento di abbandono o quantomeno di scarsa frequentazione dell’edificio. Solo nella prima metà del XVI secolo il Palazzo subisce alcuni interventi di ripristino forse da ricollegare al riarmo della fortezza in funzione antispagnola o ad una nuova proprietà. All’inizio del XVI secolo viene, infatti, rifatta parte della pavimentazione nella porzione sudorientale e ristrutturata la scala, quindi vengono riorganizzati gli spazi interni con la creazione di tre piccoli vani comunicanti antistanti l’ingresso.

Season Team

  • AIAC_1096 - Castelluccio di Lancisa - 2006
    Il sito sul poggio del Castelluccio presso Lancisa fu individuato durante una campagna di ricognizione nel 2003 svoltasi nei Comuni di S. Marcello Pistoiese e di Cutigliano. Allo stato attuale delle ricerche si evidenzia come la sommità di Castelluccio abbia avuto una prima sistemazione con la costruzione di un ampio recinto, parzialmente conservato, nel quale furono costruiti in momenti diversi alcuni edifici con alzati in muratura a secco e copertura con materiali deperibili e travature lignee. Nelle fasi di abbandono le murature furono rasate e gli ambienti colmati con strati di pietrame. Castelluccio di Lancisa ebbe probabilmente fasi di frequentazione antica, come indica la presenza tra i materiali residui di un frammento di anfora greco-italica con impasto a pirosseni. Nel XVIII secolo uno storico locale, Domenico Cini, nelle sue Osservazioni storiche sopra l’antico stato della montagna pistoiese inseriva questa antica fortezza nel contesto della viabilità transappenninica. Il percorso ricordato da Cini verso la Gallia Cisalpina coincideva con una via che collegava Pistoia con Modena, passando per Lancisa e valicando il crinale appenninico presso il lago Scaffaiolo. L’itinerario già utilizzato in età antica, nell’alto medioevo univa la pieve di Lizzano nella diocesi di Pistoia e il monastero di Nonantola, fondato intorno al 750. Questi elementi insieme con le evidenze archeologiche, potrebbero far interpretare il sito come uno stanziamento connesso alla viabilità antica e altomedievale in collegamento con Lucca, con Pistoia e con Modena. Il sito ebbe quasi certamente anche una funzione di controllo del territorio, considerando la localizzazione topografica di sommità tra la montagna pistoiese e la Lucchesia in collegamento visivo con importanti fortezze dell’Appennino pistoiese: il Castel di Mura, il Cerreto e la Sicurana (oggi denominata Torri di Popiglio).