Name
Caterina Laganara Fabiano
Organisation Name
Università degli Studi di Bari, Dipartimento di Beni Culturali e Scienze del Linguaggio

Season Director

  • AIAC_1120 - Siponto - 2006
    Lo scavo è stato rivolto allo studio della facies post-classica dell’insediamento, e all’approfondimento delle precedenti fasi insediative più conosciute. Sono venuti alla luce poco al di sotto dell’humus una serie di edifici sviluppati intorno ad uno spazio di circolazione esterna e separati da stretti percorsi. Di alcuni è chiara la destinazione abitativa; in un caso è ipotizzabile la funzione produttiva. Le strutture, realizzate con una tecnica costruttiva molto povera che recupera spesso elementi strutturali precedenti, sono conservate per pochi corsi di elevato e attestano in più zone l’opera di spoliazione cui sono state gradualmente sottoposte dall’abbandono determinatosi dalla seconda metà del XIII secolo per vari fattori. I battuti, quando meglio conservati, sono realizzati in terra con tracce di calcarenite. Il rinvenimento di tegole, seppure allo stato frammentario, documenta il tipo di copertura a tetto. I reperti ceramici, vitrei, metallici e osteologici, attestano l’importante ruolo del centro nell’ambito dei rapporti sia con le zone limitrofe che con l’Oriente Mediterraneo. Si segnala, come unico esemplare finora noto nel Mezzogiorno, il rinvenimento di una quadrangula recante l’effigie dei Santi Pietro e Paolo, collegata al pellegrinaggio in Terrasanta. Sono state intercettate anche talune sepolture terragne, collegabili alla eventuale presenza di un edificio di culto o alla defunzionalizzazione dell’area, adibita a luogo di sepoltura.
  • AIAC_1120 - Siponto - 2007
    Una ricognizione aereofotogrammetrica dell’area del Parco Archeologico di Siponto (Manfredonia – FG), ha preceduto la campagna di indagini topografiche condotta nel settembre 2007 da un gruppo di lavoro di 12 unità (l’équipe era costituita da dottorandi e laureandi dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, Dipartimento di Beni Culturali e Scienze del Linguaggio e dell’Università del Salento, Dipartimento di Beni Culturali LabTaf). Il rilievo sistematico delle emergenze dell’antico circuito murario, la raccolta di superficie all’interno e all’esterno della cinta muraria, per un raggio di 200 m, e la localizzazione topografica delle emergenze archeologiche pregresse, ha consentito di approfondire le conoscenze sul sito ed il suo territorio. In particolare è stato possibile realizzare una nuova pianta topografica dell’antica città, disponendo il circuito murario secondo l’effettiva analisi delle emergenze e delle tracce, georeferenziandone il rilievo planimetrico. L’indagine ha verificato la presenza di un sistema difensivo costituito da due differenti cinte murarie, realizzate con tecniche e materiali diversi in due distinte fasi cronologiche. Il circuito interno, più antico, in opera quadrata realizzata con grossi blocchi di calcarenite, intervallato dalla presenza di torri quadrangolari. Lungo questo primo circuito sono state individuate tre torri di questo tipo, due nel tratto di mura a SudOvest e una in quello a Sud, presso l’angolo occidentale delle mura è stata probabilmente individuata una piccola apertura, forse una posterula. Il circuito esterno, più recente, dista circa 10 m dal più antico ed è realizzato con blocchi di calcarenite, di recupero dalla cinta più antica, e pietre calcaree di diverse dimensioni e forma, allettate in una malta tenace e ricca di inclusi litici e terracotta. A questo secondo circuito corrisponde il repentino salto di quota, leggibile anche dalla foto aerea, che circonda sommariamente l’antica città. L’indagine sul territorio circostante la città ha individuato un’importante area di dispersione di reperti (ceramici, vitrei, metallici, marmi) nella zona sudoccidentale della città, dove si è ipotizzata la presenza di una villa suburbana.
  • AIAC_1120 - Siponto - 2008
    Dall’8 settembre al 17 ottobre 2008 si è svolta la VII campagna di scavo nel Parco Archeologico di Siponto. L’indagine ha interessato in maniera intensiva alcuni edifici già evidenziati nella zona occidentale (ambiente X e XII) e l’area localizzata ad Est dell’ambiente IX. In quest’ultima zona sono emerse le creste di diverse strutture murarie che delimitano due ambienti: il XIV di circa 46 m2 e il XIII di circa 26 m2 (XIII e XIV), entrambi preesistenti all’ambiente IX. Nella metà SudEst dell'ambiente XIII è stato realizzato un saggio conoscitivo fino al primo piano di calpestio. Lo scavo del crollo ha restituito interessanti elementi strutturali: tratti di canalette, due conci e una chiave d’arco. Il piano di calpestio è costituito da un battuto in sabbia di calcarenite compattata, simile a quelli finora ritrovati in altri settori dello scavo. Ad Ovest è stata chiarita la funzione abitativa dell’ambiente X. La rimozione del crollo ha consentito di leggere più chiaramente il perimetro dell’edificio: a pianta rettangolare, lungo 9,00 m e largo 5,20 m, e dotato di un avancorpo nell’angolo NordEst. Sotto il crollo è apparso uno strato consistente di terra scura, mista a cenere e tracce di bruciato, ricco di reperti ceramici, vitrei e metallici in giacitura primaria, forse il risultato di un incendio subito dall’edificio. In relazione con il piano di calpestio in sabbia di calcarenite compattata sono stati scoperti alcuni annessi: un ampio focolare accuratamente realizzato; accanto ad esso un basamento in blocchi di calcarenite squadrati ed infine una vasca litica munita di fori di afflusso e deflusso di liquidi, trovata in giacitura secondaria sul focolare. A Nord di questo edificio è proseguita l’indagine nell’ambiente XII: è stato messo in luce il perimetro, anche se non completamente dal momento che il muro d’ambito orientale prosegue verso Nord, oltre il limite dell'area indagata. L’edificio, anch’esso di forma rettangolare, è lungo 11 m e largo 6,30 m. Lo scavo del crollo, lungo le strutture murarie perimetrali, ha restituito numerosi frammenti di intonaco dipinto. Al di sotto del crollo è apparso un lembo di pavimentazione in ciottolini, simile ad altri resti di piani pavimentali trovati nelle precedenti campagne. Lungo il perimetro interno i muri presentano, in alcuni tratti, un elemento di rinforzo, tecnica che potrebbe motivarsi per l’instabilità delle modeste strutture a seguito dei frequenti episodi tellurici testimoniati dalle fonti nella zona. La zona di circolazione esterna presenta uno stretto vicolo tra gli ambienti X e XII ed un passaggio più largo tra gli ambienti XII e VIII, da cui provengono abbondanti resti di ossa umane scomposte. Addossate ai muri perimetrali di questi edifici si conservano due sepolture plurime: un inumato mostra i segni della rimozione per ospitare la successiva inumazione. La presenza così fitta di resti ossei umani ed i numerosi frammenti di intonaco dipinto fanno pensare alla presenza di un edificio religioso nelle vicinanze, potrebbe essere tale proprio l’ambiente XII.
  • AIAC_1120 - Siponto - 2009
    Dal 7 settembre al 16 ottobre 2009 si è svolta la VIII campagna di scavo nel Parco Archeologico di Siponto. L’indagine a Nord dell’ambiente XII ha evidenziato la zona absidale di un edificio: sono stati scoperti i resti di un’absidiola, in bozze calcaree legate con terra, e una chiara traccia in negativo di un’abside più grande nella parte centrale. All’interno dell’edificio la stratigrafia risulta molto perturbata e di difficile interpretazione. All’esterno è stata individuata una vasta area cimiteriale, molto compromessa dalle attività postdeposizionali (arature). L’intervento è stato limitato allo scavo di due sepolture terragne a ridosso del limite Ovest del saggio. Nell’area a Sud del comparto urbano, dove una campagna di indagini magnetometriche aveva evidenziato forti anomalie, è stato definito il perimetro dell’Ambiente XI e sono stati scoperti due nuovi ambienti, il XV ed il XVI, tutti a pianta rettangolare, orientati in direzione Nord-Sud. Un asse stradale Est-Ovest, largo circa 4 m, separa gli edifici da un complesso di strutture murarie, di spessore e tecniche differenti, che delimitano una superficie di circa 527 mq, a pianta pseudo-trapezoidale, con un’articolata suddivisione dello spazio interno, della quale si individuano per ora almeno quattro ambienti. Particolarmente possente il muro perimetrale meridionale, orientato Est-Ovest, conservato per una lunghezza di 23 m e con uno spessore di circa 1,4 m. La struttura è realizzata a sacco, con doppio paramento in blocchi squadrati di calcarenite, riempimento di pietrame misto a frammenti di terracotta, legante a base di terra mista a sabbia di calcarenite. Particolarmente interessante il rinvenimento, nella zona sudoccidentale, di un’area di preparazione del legante ad uso del cantiere, caratterizzata da uno strato di malta, calcarenite e grassello, molto compatto, di forma quadrangolare, su cui è conservato un residuo informe di malta. Negli ambienti XIII e XIV, nella zona orientale del comparto indagato, è stata condotta un’indagine intensiva fino all’ultimo livello di frequentazione. Nell’Amb. XIII è stata del tutto liberata la superficie del piano di calpestio, parzialmente scoperto nel 2008. Su di esso, a ridosso del muro perimetrale occidentale, è stato individuato un piccolo focolare, realizzato con pietre e laterizi disposti a delimitare un deposito terroso con evidenti tracce di rubefazione. Nel muro settentrionale all’apertura già nota, localizzata sul lato Ovest, si è aggiunta un’altra apertura localizzata sul lato Est, entrambe larghe poco più di 0,8 m e successivamente tompagnate. L’indagine nell’amb. XIV ha accertato la funzione abitativa dell’edificio. La rimozione del crollo dei muri perimetrali ha evidenziato il crollo della copertura, realizzata in coppi, che a sua volta copriva il piano di calpestio, realizzato con sabbia di calcarenite compattata, conservato pressoché uniformemente su tutta la superficie. Fra gli annessi dell’edificio si segnalano quattro buchi di palo, circolari, paralleli al perimetrale Sud e una sistemazione pseudo-quadrangolare di pietre allettate con malta, nell’angolo nordorientale, interpretata come traccia di un focolare.
  • AIAC_1120 - Siponto - 2011
    Dal 29 agosto al 7 ottobre 2011 si è svolta la IX campagna di scavo nel Parco Archeologico di Siponto. Obiettivo della ricerca l’approfondimento dell’indagine nel perimetro del grande edificio individuato nel 2009 nella zona meridionale del comparto urbano già evidenziato nel corso delle precedenti campagne. L’edificio, a pianta pseudo-trapezoidale e con una superficie di circa 525 m2 (21 x 25 m), presenta un’articolata suddivisione degli spazi interni. Allo stato della ricerca si riconoscono almeno sette ambienti, di cui due di notevole ampiezza sul lato orientale e su quello meridionale (rispettivamente 80 m2 e 110 m2). L’attività di spoliazione cui è stato soggetto l’edificio, così approfondita e accurata da apparire programmata, permette la lettura delle strutture solo in negativo o a livello di fondazione, rendendo oltremodo complessa una chiara interpretazione della stratigrafia. Le strutture murarie mostrano differenti tecniche costruttive, evidente indizio di più fasi edilizie e di diversi interventi di ristrutturazione. Di particolare interesse il sistema di raccolta delle acque pluviali, costituito da canalette realizzate sotto il livello pavimentale (ben conservata quella del grande ambiente meridionale) e da due cisterne di volumetria differente, parzialmente colmate da un riempimento di ciottolini, forse utilizzato come sistema drenante. L’approvvigionamento di acqua era inoltre garantito da un pozzo realizzato, in fase di costruzione, nel muro perimetrale del lato Sud. La struttura ha forma cilindrica ed è costituita da blocchi di grandi dimensioni disposti a filari regolari, sagomati a formare un perimetro circolare (diam. 0,5 m). Dalla fase di distruzione provengono interessanti reperti architettonici, frammenti scultorei, reperti ceramici e vitrei che riconducono ad un ambito cronologico databile al pieno XIII secolo e che ad una prima valutazione si rapportano alla koiné culturale mediterranea e ad un milieu elitario.
  • AIAC_2440 - Monte Sannace - 2015
    La campagna di scavo 2015 ha interessato due diverse aree. Si è proseguito nell’indagine dell’area della pianura occidentale (insula III, ambiente T) e si è aperto un nuovo saggio di scavo ad ovest della strada ‘Cavallerizza’ (lato Putignano). _Saggio I (Insula III) (Pianta 1)_ La fase relativa alla frequentazione più tarda, dei primi decenni del III secolo a.C., era stata esplorata durante il 2014, pertanto le unità stratigrafiche messe in luce nel 2015 sono precedenti a questo momento storico. Si è evidenziato uno strato povero di materiale archeologico, frutto dell’intenzionale livellamento operato per la sistemazione dell’area nella II metà del IV secolo. Al di sotto alcune evidenze relative alla precedente occupazione arcaico-classica. Sono state rinvenute inoltre due sepolture. La tomba 1/2015 (V secolo a.C.) è un sarcofago con ripostiglio appartenente ad un infante. Due vasi all’interno del sarcofago; otto vasi nel ripostiglio fra cui un poppatoio (Fig. 1). All’esterno una _hydria_. La tomba 2/2015 (II metà del IV secolo a.C.) è una tomba a fossa di adulto, accompagnato da un corredo composto da sette oggetti ceramici e una punta di giavellotto in ferro (Fig. 2). _Saggio II (zona ‘Cavallerizza’) (Pianta 2)_ L’area era stata interessata da interventi precedenti di diversa natura: ad un sistematico depredamento imputabile a interventi clandestini aveva fatto seguito uno scavo per trincee da parte della Soprintendenza nel 1976, finalizzato all’esproprio dell’area e all’istituzione del Parco Archeologico. Nella parte occidentale del saggio è emerso un ambiente rettangolare – ambiente A – orientato in senso N/S, (m 6,50 x 3,50). Nella parte orientale, adiacente all’ambiente A, sembra definirsi con maggiore certezza la sola presenza di un secondo ambiente – ambiente B – rettangolare, con orientamento E/W, (m 6 x 3,50). L’ambiente A era attraversato dal taglio di una trincea, che intercettava una tomba a semicamera posta lungo l’asse nord-sud. Inoltre, l’ambiente era interessato dall’intervento di scavatori clandestini. Altri tagli sono stati operati invece in antico al fine dell’alloggiamento di tre tombe, la T. 1/2015 (semicamera), la T. 4/2015 ( _enchytrismòs_ nell’angolo NW dell’ambiente) e la T. 3/2015 (tomba a fossa posta lungo il muro occidentale). La T. 3 è una tomba a fossa di adulto, privo di corredo. Il cranio poggiava in parte sulla vicina T. 4: un _pithos_ riverso, mancante della metà superiore. All’interno le ossa di un neonato. La T. 1/2015 (Fig. 3) è una tomba a semicamera costituita da più filari di calcarenite (III secolo a.C.), le cui pareti erano rivestite da uno spesso strato di intonaco conservato in lembi, apparentemente privo di decorazione. Sul fondo pochi resti dell’originario corredo: un unguentario e due valve di conchiglia. Nella limitata parte dell’ambiente B rimasta inviolata dagli interventi precedenti è possibile leggere la seguente successione stratigrafica: lo strato humifero copriva un crollo di tegole; al di sotto è stato possibile intercettare il piano di calpestio. È stata rinvenuta una tomba a cassa, violata, di infante (T. 5/2015); conservato il solo corredo esterno (Fig. 4) che consente la datazione alla II metà del IV secolo a.C. Pianta 1: Saggio I (Insulae III e V) Pianta 2: Saggio II (zona Cavallerizza) Fig. 1: Insula III, ambiente T, Tomba 1, corredo del sarcofago e del ripostiglio. Fig. 2: Insula III, ambiente T, Tomba 2, deposizione e corredo. Fig. 3: Saggio II ‘Cavallerizza’, Ambiente A, Tomba 1. Fig. 4: Saggio II ‘Cavallerizza’, Ambiente B, Tomba 5, corredo esterno.
  • AIAC_3381 - Monte Sannace - 2014
    La campagna di scavo del 2014 della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Università di Bari Aldo Moro presso il Parco Archeologico di Monte Sannace ha interessato una porzione dell’insula V dove si è proceduto nell’asportazione degli strati all’interno dell’ambiente P, in prosecuzione a quanto indagato negli anni passati. Si è messa in evidenza una ulteriore parte della Strada cosiddetta ‘Nuova’, il cui ‘piano stradale’ ora esposto è pertinente all’ultima fase di occupazione dell’area (primi decenni del III secolo a.C.). L’indagine ha interessato inoltre una limitata porzione della limitrofa _insula_ III, dove è stato approfondito lo scavo nel nuovo ambiente definito “T”. In ultimo un ampliamento effettuato immediatamente ad E della cosiddetta casa a _pastàs_ degli scavi De Juliis anni ’80 e finalizzato all’intercettazione del setto murario N/S che avrebbe dovuto chiudere proprio la _pastàs_, ha rivelato l’assenza di tale muro e dunque rimette in discussione la tipologia planimetrica dell’edificio. (Pianta 1). _Insula_ V, ambiente P: l’ambiente era stato indagato nella campagna di scavo dell’anno 2013 relativamente alle unità stratigrafiche della fase ellenistica. Le operazioni di scavo del 2014 hanno dato risultati interessanti circa le fasi insediative precedenti alla costruzione dell’ambiente. La fase più antica è databile al VII secolo a.C. ca, la più recente al VI-V secolo a.C. ca. Gli strati più antichi conservano i resti di una struttura capannicola di grandi dimensioni e forma quadrangolare (foto 1). All’interno di tale struttura erano presenti pochi resti ceramici e un ampio focolare. Le tracce di una fase di vita relativa all’età del Ferro si rivelano di particolare importanza in un’area come quella della pianura occidentale di Monte Sannace in cui quasi nulli erano finora i resti precedenti all’occupazione di età arcaica. La fase di occupazione relativa ai secoli VI e V non ha restituito tracce di strutture murarie, ma molte evidenze di una intensa fase di vita: nell’angolo NW del successivo ambiente P è stato rinvenuto in stato di crollo “intonaco” di argilla concotta con tracce in negativo di canne o rami a sezione circolare. Nell’angolo SW dell’ambiente P si è evidenziato un grosso focolare circolare con resti di carbone e ceneri (foto 2), purtroppo non leggibile nella sua interezza poiché intercettato da un taglio moderno. _Insula_ III, ambiente T: si è denominato ‘ambiente T’ quello spazio posto a N dell’ambiente Q dell’ _insula_ III (foto 3). Poiché lo spazio posto fra l’ambiente E dell’ _insula_ III e l’ambiente P dell’ _insula_ V doveva essere libero da costruzioni - una ‘piazza’ come teorizzato l’anno passato - nella fase databile alla II metà del IV secolo a.C., lo spazio definito T, strettamente collegato a quello definito M con il quale crea un’area a forma di “L”, si definisce solo con i primi decenni del III secolo. All’interno dell’ambiente si è rinvenuta una tomba a cassa (T. 1/2014, foto 4). Essa, parzialmente depredata in antico, conservava la deposizione rannicchiata di un infante con orientamento E/W. Dell’originario corredo si è rinvenuta solo una statuetta di terracotta presso la testata est della cassa litica raffigurante una figura femminile (datazione fra gli ultimi anni del IV e l’inizio del III secolo a.C.).
  • AIAC_3381 - Monte Sannace - 2016
    _Zone di intervento_ Saggio I). Area della pianura occidentale; nuovi ambienti dell’insula V (ambiente Q, R, S, T, seconda metà del IV secolo a.C.). (Saggio II). Indagine nel saggio di scavo ad ovest della strada ‘Cavallerizza’, limite sud. _Saggio I (Insula V) (Pianta 1)_ L’asportazione dello strato humifero ha consentito di mettere in evidenza un complesso (ambienti Q, R, S e T) posto a nord dell’edificio P ed è in connessione spaziale e probabilmente funzionale con esso. Vi si accedeva da est, dove è visibile una soglia, e dall’estremità opposta occidentale. Difficile stabilire da quale punto si avesse accesso all’ambiente R. I rapporti stratigrafici intercorrenti fra le UUSSMM indicano la contemporaneità degli spazi dell’intero complesso. Gli ambienti Q e R erano dotati di un tetto in tegole curve. In R i resti di esposizione al fuoco erano molto vistosi, tanto da far ipotizzare un incendio. Al di sotto degli strati di crollo/abbandono si sono rinvenuti gli strati che testimoniano la vita. Il materiale ceramico non è quantitativamente elevato, cospicua invece la presenza di oggetti in ferro. Fra questi: una palettina, la parte di una bardatura equina (fig. 1), due serrature e un chiavistello, un coltello (fig. 2) e una grossa scoria (10x5 cm). La presenza di materiale in metallo non assegnabile al sostegno delle parti architettoniche è superiore a quanto rinvenuto in altri ambienti delle insulae III e V. Non vi sono evidenze che indichino con più chiarezza la destinazione d’uso degli ambienti: nella parte centrale dell’ambiente Q vi è un punto di fuoco (fig. 3), ca 50x50 cm, composto da lastrine, coperte da argilla rossa concotta. Lungo il muro sud di Q una sepoltura di infante ad enchytrismòs coeva entro un pithos d’impasto (t. 1/2016). _Saggio II (‘Cavallerizza’) (Pianta 2)_ La precedente indagine aveva interessato l’ambiente A, caratterizzato dalla presenza di una tomba a semicamera coeva (t. 1/2015). L’indagine del 2016 ha interessato la parte del saggio ad est dell’ambiente A. Nell’ambiente B si conserva una tomba a semicamera (t. 2/2015, fig. 4), violata, coeva all’ambiente: è orientata in senso ca NS (misure interne massime 2,45x1,17x1,09 m); è costituita dal sovrapporsi di filari disomogenei di pietra calcarea e dal filare superiore di blocchi di calcarenite. Le pareti erano nascoste da intonaco, spesso e bianco, che al momento dell’indagine risultava in grossa parte mancante. Nella zona a sud dell’ambiente B e a est dell’ambiente A si è proceduto nell’indagine della t. 6/2015 (fig. 5), violata: orientata in senso ca NS, è composta in parte da un sarcofago di riutilizzo, in parte dalla sovrapposizione di blocchi di calcare e calcarenite (1,50x0,80 m). Conserva parzialmente i resti di un intonaco grossolano e non decorato. All’interno i resti parziali di una deposizione semi-rannicchiata. Quest’area ebbe nel III secolo a.C. una destinazione funeraria, dedicata alla deposizione di personaggi eminenti come indica la posizione topografica interna alle mura, la tipologia tombale utilizzata e il fatto che le tombe non fossero disposte in uno spazio aperto, ma all’interno di edifici o recinti. DIDASCALIE Pianta 1: Saggio I (Insula V) scala 1:50 Pianta 2: Saggio II (zona Cavallerizza) scala 1:50 Fig. 1: Insula V, ambiente Q, parte di bardatura equina. Fig. 2: Insula V, ambiente R, immanicatura di coltello. Fig. 3: Insula V, ambiente Q, ‘punto di fuoco’. Fig. 4: Saggio II ‘Cavallerizza’, Ambiente B, Tomba 2. Fig. 5: Saggio II ‘Cavallerizza’, Tomba 6.