- Item
- AIAC_659
- Name
- Castelraimondo
- Date Range
- 400 BC – 1000
Seasons
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AIAC_659 - Castelraimondo - 2005Nel periodo fra IV e I secolo a.C. il villaggio controllava i percorsi commerciali delle valli dell'Arzino e del Tagliamento e un territorio a pascolo e bosco con piccoli giacimenti di ferro (Monte Prat, Planc de la Fontana) che diedero luogo ad una attività artigianale metallurgica. Fra II e I secolo a.C., momento di grandi tensioni fra il regno celtico del Noricum, le popolazioni locali e i Romani, sempre più interessati all'Italia settentrionale e all'Europa transalpina, venne costruito attorno al villaggio un grande muro di fortificazione, secondo la tecnica edilizia in terra, pietra e legno caratteristica del murus gallicus (fortificazione celtica descritta un secolo dopo da Cesare). Nel I secolo a.C. il villaggio era entrato nell'orbita romana, come testimoniano anfore vinarie e ceramiche di importazione. La sua funzione strategica venne potenziata dai Romani con la costruzione di una specula, torre di avvistamento e articolati sistemi di terrazzamento e difesa che ne fecero una vera fortezza. Intorno al 270 d.C. i tetti degli edifici crollarono, forse per un evento bellico, ma i restauri furono immediati e comportarono ampliamenti e miglioramenti. La fortezza fu attiva fino al 430 d.C. circa, quando venne attaccata, incendiata e distrutta. Dopo qualche decennio di abbandono, i ruderi furono rioccupati da una popolazione poverissima, che trovava qui rifugio dai pericoli della pianura: entro le abitazioni convivevano uomini e animali, in una situazione di miseria e precarietà. Gli ultimi muri della grande casa (santuario della fase più antica e sede dei poteri politico e religioso della comunità) crollarono per un evento sismico verso il 650 d.C. Il colle divenne pascolo e bosco e i ruderi della torre furono occasionalmente rioccupati dai fuochi di bivacco dei pastori e come calcara attorno alla metà del X secolo d.C. Nel X secolo, in un periodo di forte ripresa demografica ed economica, un grande edificio di legno fu costruito sopra la grande casa, ormai completamente sepolta e dimenticata. (Sara Santoro Bianchi)
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AIAC_659 - Castelraimondo - 2006Durante le indagini condotte nel 2005 nell’ambito dei lavori di valorizzazione dell’abitato di altura pluristratificato sono stati individuati tre tratti di mura realizzati in pietre calcaree sbozzate, legate da malta, denominati, partendo da ovest, settore XXII, XXIII e XXIV, orientati nord/ovest-sud/est perpendicolarmente alla pendenza del versante, pertinenti ad un’unica struttura che cingeva completamente il versante meridionale del colle. I muri sono ben conservati, ad eccezione di quello del settore XXII (del quale restano solo i due filari inferiori), e appaiono realizzati con una certa cura, in particolare quello del settore XXIV, dove le pietre sono messe in opera in filari regolari. La malta è abbondante, soprattutto nei muri dei settori XXIII e XXIV, mentre la scarsa presenza di malta nel muro del settore XXII è imputabile al dilavamento al quale è stato sottoposto. Sono stati rinvenuti piccoli frammenti di laterizi, in particolare _imbrices_ e _tegulae_, alcuni frammenti di anfora, due tappi d’anfora, un berrettone in ferro da macchina da getto a sezione quadrata. (MiBAC)
Media
- Name
- Castelraimondo
- Year
- 2005
- Summary
- it Nel periodo fra IV e I secolo a.C. il villaggio controllava i percorsi commerciali delle valli dell'Arzino e del Tagliamento e un territorio a pascolo e bosco con piccoli giacimenti di ferro (Monte Prat, Planc de la Fontana) che diedero luogo ad una attività artigianale metallurgica. Fra II e I secolo a.C., momento di grandi tensioni fra il regno celtico del Noricum, le popolazioni locali e i Romani, sempre più interessati all'Italia settentrionale e all'Europa transalpina, venne costruito attorno al villaggio un grande muro di fortificazione, secondo la tecnica edilizia in terra, pietra e legno caratteristica del murus gallicus (fortificazione celtica descritta un secolo dopo da Cesare). Nel I secolo a.C. il villaggio era entrato nell'orbita romana, come testimoniano anfore vinarie e ceramiche di importazione. La sua funzione strategica venne potenziata dai Romani con la costruzione di una specula, torre di avvistamento e articolati sistemi di terrazzamento e difesa che ne fecero una vera fortezza. Intorno al 270 d.C. i tetti degli edifici crollarono, forse per un evento bellico, ma i restauri furono immediati e comportarono ampliamenti e miglioramenti. La fortezza fu attiva fino al 430 d.C. circa, quando venne attaccata, incendiata e distrutta. Dopo qualche decennio di abbandono, i ruderi furono rioccupati da una popolazione poverissima, che trovava qui rifugio dai pericoli della pianura: entro le abitazioni convivevano uomini e animali, in una situazione di miseria e precarietà. Gli ultimi muri della grande casa (santuario della fase più antica e sede dei poteri politico e religioso della comunità) crollarono per un evento sismico verso il 650 d.C. Il colle divenne pascolo e bosco e i ruderi della torre furono occasionalmente rioccupati dai fuochi di bivacco dei pastori e come calcara attorno alla metà del X secolo d.C. Nel X secolo, in un periodo di forte ripresa demografica ed economica, un grande edificio di legno fu costruito sopra la grande casa, ormai completamente sepolta e dimenticata. (Sara Santoro Bianchi)
- en Between the 4th to 1st century B.C. this settlement controlled the trade routes along the Arzino and Tagliamento valleys and a territory with pasture, woodland and small deposits of iron ore (Monte Prat, Planc de la Fontana) which gave rise to metal working activities. A fortified wall was built around the settlement sometime between the 2nd and 1st century B.C., a period of great tension between the Celtic kingdom of Noricum, the local population and the Romans, who were taking an increasing interest in northern Italy and transalpine Europe. This wall was built of earth, stone and wood using the technique typical of the murus gallicus (a Celtic fortification described by Ceasar). During the 1st century B.C. the settlement entered Rome’s sphere of action, as attested by the presence of wine amphora and imported pottery. Its strategic importance was increased by the construction of a specula (watch tower) and a system of terraces and defensive works which turned the settlement into a true fortress. In about 270A.D. the roofs collapsed, perhaps due to an act of war, however restoration work was immediately undertaken which also involved the enlargement and improvement of the buildings. The fortress was in use until the end of 430A.D circa when it was attacked, set on fire and destroyed. After several decades of abandonment the ruins were re-occupied by a very poor population who took refuge here from the dangers of the low-lands. Both men and animals shared the dwellings in conditions of uncertainty and poverty. Around 650A.D. an earthquake caused the last walls of the great house, which had been a sanctuary in the sites earliest phase and the seat of political and religious power within the community, to collapse. The hill became pasture and woodland and the ruins of the tower were occasionally used as a shelter by shepherds and in the mid 10th century as a lime kiln. In the 10th century, during a period of strong demographic and economic growth, a large wooden structure was built over the great house which was by then completely buried and forgotten. (Sara Santoro Bianchi)
- Director
- Sara Santoro Bianchi
Media
- Name
- Castelraimondo
- Year
- 2006
- Summary
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it
Durante le indagini condotte nel 2005 nell’ambito dei lavori di valorizzazione dell’abitato di altura pluristratificato sono stati individuati tre tratti di mura realizzati in pietre calcaree sbozzate, legate da malta, denominati, partendo da ovest, settore XXII, XXIII e XXIV, orientati nord/ovest-sud/est perpendicolarmente alla pendenza del versante, pertinenti ad un’unica struttura che cingeva completamente il versante meridionale del colle.
I muri sono ben conservati, ad eccezione di quello del settore XXII (del quale restano solo i due filari inferiori), e appaiono realizzati con una certa cura, in particolare quello del settore XXIV, dove le pietre sono messe in opera in filari regolari. La malta è abbondante, soprattutto nei muri dei settori XXIII e XXIV, mentre la scarsa presenza di malta nel muro del settore XXII è imputabile al dilavamento al quale è stato sottoposto.
Sono stati rinvenuti piccoli frammenti di laterizi, in particolare _imbrices_ e _tegulae_, alcuni frammenti di anfora, due tappi d’anfora, un berrettone in ferro da macchina da getto a sezione quadrata. (MiBAC) -
en
During investigations undertaken in 2005, as part of the work to renovate this multilayered hill town, three stretches of wall were identified. These were built of rough hewn limestone blocks, bonded with mortar, denominated, starting from the west, sectors XXII, XXIII and XXIV. They stood on a north/west-south/east alignment perpendicular to the southern hillside.
The walls were well preserved, with the exception of sector XXII (of which only the two lower course remain) and seem to have been built with some care, especially sector XXIV, where the stones were placed in regular courses. The mortar was abundant especially in sectors XXIII and XXIV, whilst the lack of mortar in sector XXII is probably due to its being washed away.
Small fragments of tiles, especially _imbrices_ and _tegulae_ were found together with several amphora fragments, two amphora stoppers and an iron square sectioned bolt-head from some type of ballistic weapon. (MiBAC)
Media
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Cavalieri 2002M. Cavalieri, 2002, Note interpretative sulla dracma venetica rinvenuta a Castelraimondo. Campagna di scavo 2002, in Aquileia Nostra LXXIII: 217-231.
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Santoro Bianchi 1992S. Santoro Bianchi, 1992, Castelraimondo: scavi 1988-90. I. Lo scavo, Roma.
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Santoro Bianchi 1995S. Santoro Bianchi, 1995, Castelraimondo: scavi 1988-90. II. Informatica, archeometria e studio dei materiali, Roma.
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Santoro Bianchi 2001aS. Santoro Bianchi, 2001, Forgaria nel Friuli, Castelraimondo. Scavi 1999-2001 e realizzazione del parco culturale, in Aquileia Nostra LXXII: 459-480.
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Santoro Bianchi 2001bS. Santoro Bianchi, 2001, Edilizia abitativa negli insediamenti d’altura nell’Italia nord-orientale: alcune riflessioni, in Antichità Altoadriatiche XLIX, 2: 411-424.
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Santoro Bianchi 2001cS. Santoro Bianchi, 2001, Gli scavi di Castelraimondo e gli studi sugli insediamenti minori d’altura di età romana, in Archeologia e risorse storico-ambientali nella Pedemontana e nelle Valli del Friuli occidentale (Atti del convegno, Palazzo Cossis, Meduno, 6-7 ottobre 2000), Pordenone: 59-66.
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Santoro Bianchi 2002S. Santoro Bianchi, 2002, Forgaria nel Friuli, Castelraimondo. Scavi 2002, in Aquileia Nostra LXXIII: 664-668.
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Santoro Bianchi 2003S. Santoro Bianchi, 2003, Forgaria nel Friuli, Castelraimondo, IX campagna di scavo, 2003: attività scientifiche, didattiche e divulgative, in Aquileia Nostra, LXXIV: 737-740.
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Santoro et al. 2003S. Santoro Bianchi, G. Mainardi Valcarenghi, A. Novellini, 2003, L’Antoninianus di Probo, in Aquileia Nostra, LXXIV: 740-742.