Name
Marco Serradimigni
Organisation Name
Università degli Studi di Siena

Season Team

  • AIAC_1855 - Le Pastine - 2008
    Nel febbraio 2006 sulla parete lievemente aggettante di una rupe furono individuate dal prof. Aurelio Manzi una figura antropomorfa e almeno tre figure geometriche, dipinte in rosso, e inoltre due segni cruciformi martellinati. Ulteriori sopralluoghi, effettuati dal prof. Manzi e da chi scrive nell’agosto 2007, hanno permesso di individuare alla base della roccia, subito al di sotto delle pitture, un masso (lung. 2,34, larg. 1,38 m) con la superficie superiore lievemente inclinata da est a ovest; tale superficie è fortemente levigata per circa 2/3 nella fascia vicina alla parete rocciosa. Inoltre presso l’estremità orientale di tale masso sono incise due piccole croci e un cerchio con una “X” inscritta. Una breve campagna condotta nel mese di agosto ha permesso di individuare altre raffigurazioni: 1) presso la parte occidentale della parete tre croci e due segni irregolari dipinti in rosso; 2) un po’ più a est una figura a forma di pugnale sempre dipinta in rosso e un segno irregolare inciso; 3) presso l’estremità est una serie di croci e un probabile antropomorfo ottenuti con lo scavo di un solco o a martellina. Tutte le figure sono state rilevate graficamente (mediante fogli trasparenti tipo crystal) e con fotografia digitale, elaborata poi in AUTOCAD. E’ stato inoltre scavato il terreno in corrispondenza delle raffigurazioni e tutto intorno e sotto al masso, ma non è stato trovato alcun reperto, né alcuna traccia di deposito antropico. L’aspetto più interessante del contesto è costituito dal fatto che, proprio in corrispondenza dell’estremità del masso interessata dalle incisioni, nella parete contigua sono incise due croci e vi è un tratto di parete è fortemente levigato. Tutto sembra indicare che: a) la superficie del masso fosse usata come banco o “letto” per persone che, singolarmente, dovevano sdraiarvisi accostate alla parete; tale operazione, reiterata moltissime volte, deve aver provocato la levigatura del masso, per una larghezza corrispondente a quella di una persona media; b) la levigatura sulla parete verticale, all’incirca all’altezza della testa del “letto”, sembra dipendere da uno sfregamento effettuato soprattutto con la mano destra dalle persone sdraiate, con la testa rivolta verso est; c) tali caratteristiche sembrano corrispondere perfettamente a quelle tipiche di un rito di _incubatio_, cioè a una seduta magico-religiosa che poteva implicare il sonno terapeutico (in Abruzzo è ben noto, in epoca storica, il caso della Grotta di Ciccio Felice, nel Fucino); d) poiché la tecnica e la tipologia delle pitture e delle incisioni corrispondono a quelle finora note per un periodo che va dal Neolitico all’Età dei metalli, il sito si configura come un possibile luogo di culto preistorico.
  • AIAC_2358 - Parete Di Cicco - 2009
    In località Ristretta, a S di Civitaluparella, ad una quota di circa 750 m, su una lunga parete rocciosa, nella primavera del 2008 il sig. Antonino Di Cicco scoprì varie raffigurazioni dipinte e incise. In assenza di un toponimo preciso si è deciso di chiamare il sito “Parete Di Cicco”. Dal 3 al 26 agosto 2009 si è svolta la prima campagna di rilievi e di scavi. La parete rocciosa risulta interessata da raffigurazioni incise e dipinte per un’ampiezza di circa 75 m. E’ stata documentata la seguente successione di raffigurazioni, da SW verso NE: 1) piccola croce martellinata; 2) reticolo a linee ortogonali, sopra di esso un trapezio capovolto e alcuni segmenti, al di sotto una forma oblunga, tutti dipinti in nero; 3) sequenza verticale di tre figure rosse: (dal basso) un cerchio con croce inscritta e due rettangoli con diagonali; 4) serie di segni neri, in parte sbiaditi, che in alcuni punti assomigliano a lettere corsive e in altri sembrano ghirigori; 5) zig-zag e un segno a “8”, dipinti in nero; 6) pannello largo quasi due metri e alto 1,80 m con figure incise, raffiguranti uomini a cavallo e a piedi, animali, croci e un ostensorio; vi sono poi una serie di date (1771, 1801 o 1804, 1811, 1818, 1822, 1839) e un nome inciso a stampatello: “NICCOLA CI ..CO”. All’interno del pannello vi sono alcuni piccoli segni neri, mentre piccoli segmenti poco visibili si trovano nella parte bassa. In tre fessure sono confitti alcuni pezzi di ferro appuntiti e alcuni frammenti di lame di ferro; 7) alcune figure di tipo geometrico e un antropomorfo dipinti in nero; 8) cerchio inciso a martellina, privo di un quadrante e con croce inscritta; 9) una figura complessa leggermente martellinata interpretabile come un quadrato con croce iscritta o forse come tre antropomorfi collegati con le mani; un abbozzo di figura analoga si trova a sinistra in alto rispetto al pannello centrale; 10) due gruppi di segni lineari neri di difficile lettura; 11) due grandi figure rosse complesse e di difficile lettura perché in parte sbiadite; 12) una croce di tipo latino fortemente scalpellata. Un piccolo saggio di scavo verso l’estremità sudoccidentale della parete, in corrispondenza delle prime figure rosse e nere, ha evidenziato la presenza di un terreno grigiastro con piccoli frammenti di carbone, in parte mescolato con altro terreno bruno, che sembrano il riempimento intenzionale (forse per regolarizzare il suolo) dei vuoti fra una serie di grosse pietre di formazione naturale. Sono stati rinvenuti soltanto una microscheggia di selce, un frammentino di ceramica d’impasto e tre reperti in bronzo: una lamina subcircolare (probabimente metà di una bulla), un frammento tubolare e un piccolo bottone circolare piatto, con anellino di attacco e decorazione in leggero rilievo. Sulla base del tipo di pitture e di incisioni riferibili alla preistoria (per colori, motivi, tecniche di incisione) e dei reperti in bronzo si può proporre, in via preliminare, una datazione di tali raffigurazioni all’età del bronzo e all’età del ferro.
  • AIAC_2380 - Riparo l’Oscurusciuto - 2011
    Dal 5 al 23 settembre 2011 sono proseguite le ricerche nel riparo del Paleolitico medio dell'Oscurusciuto a Ginosa (TA). Nella prima parte della campagna è stato ultimato lo scavo dell'unità stratigrafica 11 che negli scorsi due anni ha restituito numerosi focolari impostati in fossette circolari (diam. tra i 20 e i 50 cm, prof. 3-6 cm.). Nell'area di scavo, estesa circa 10 mq, queste strutture sono concentrate in una fascia orientata N/E – S/W e lasciano completamente libera un'area d'angolo del riparo di circa due metri di ampiezza, probabilmente utilizzata dai neandertaliani come giaciglio o zona di stazionamento. Nel corso di questa campagna sono stati rinvenuti una coppia di piccole strutture di combustione in fossette (diam. circa 20 cm), parzialmente sovrapposte, e un focolare di dimensioni maggiori (circa 40 cm di diametro) sottostante un'area del settore Sud dello scavo, caratterizzata da una forte concentrazione di focolari. I focolari dell'unità 11 sono spesso sovrapposti e non è possibile effettuare una correlazione di utilizzo tra le singole strutture rinvenute all'interno del sedimento (8 cm di spessore medio) a causa della mancanza di evidenze di piani intermedi di frequentazione. Fa eccezione l'insieme basale, costituito da 16 focolari con fossette di circa 20 cm di diametro (compresa la coppia di fossette rinvenute durante questa campagna), che caratterizza la parte inferiore dell'unità stratigrafica. Questi focolari sono tutti di dimensioni più piccole rispetto a quelli superiori di US 11 e 9 e probabilmente appartengono ad un'unica fase di frequentazione. Sono ancora in corso le analisi microstratigrafiche che potranno fornire dati su un eventuale diverso utilizzo dei focolari in relazione alle dimensioni delle fossette. Nella parte basale di US 11 aumenta gradualmente la frazione di tefra del sedimento e risultano meno abbondanti i reperti litici e ossei. La seconda fase dello scavo ha interessato l'asportazione della sottostante US 13, in parte messa in luce lo scorso anno, a matrice ricca di tefra e con piccoli frammenti di calcarenite. Nella parte sommitale sono stati rinvenuti 9 focolari in fossette (diam. 20-30 cm) e un'area più ampia di combustione di cui non si conosce la reale forma ed estensione perché in parte asportata dall'erosione di versante. I focolari, per lo più isolati, occupano la stessa zona delle strutture soprastanti: rimane libero da focolari l'angolo N/W del riparo e un corridoio lungo la parete di fondo. Sono quasi tutte strutture isolate: solo tre risultano sovrapposte (83a, 83b, 84). Nello strato i materiali sono sporadici e spesso rinvenuti in piccole concentrazioni. Le ossa, fortemente frammentate, la produzione litica continua ad essere caratterizzata dalla dominanza della modalità Levallois unipolare ricorrente, senza che si siano notate in fase di scavo particolari cambi di gestione nella catena operativa. Questa unità stratigrafica copre uno strato di ceneri vulcaniche compatte dello spessore di circa 60 cm (US 14) che sigilla una paleosuperficie ricca di materiali. I focolari rinvenuti in US 13 sono quindi pertinenti alle prime sporadiche frequentazioni del riparo, successive alla cospicua caduta di ceneri. Le analisi in corso del tefra probabilmente forniranno dati sull'attribuzione e quindi sulla cronologia dell'evento vulcanico. La superficie di US 14 è irregolare, caratterizzata da frequenti depressioni/escavazioni forse legate ad azioni erosive. Queste buche irregolari, in parte ancora da svuotare, risultano riempite da US 13 e hanno restituito pochi reperti litici e ossei. La parte superiore dello strato di ceneri vulcaniche contiene rari materiali antropici penetrati nel sedimento e andrà indagata nella prossima campagna di scavo.
  • AIAC_3291 - Grotta Di Cicco - 2012
    Nell’agosto 2012 si è svolta la seconda campagna di scavi nella Grotta Di Cicco. All’interno della grotta, nella parte destra, quella relativamente più ampia e interessata da una serie di incisioni parietali, è stato asportato il piano pavimentale composto da pietre naturali, ma scelte e messe in opera con una certa cura. Ci si è così accorti che quella che appariva come la pietra più grande e un poco emergente rispetto al livello generale era in realtà la punta di un grosso spuntone roccioso; in altre parole il pavimento era stato livellato e costruito alla quota più bassa possibile, compatibilmente con la conformazione naturale della roccia. E’ stato quindi asportato il deposito sottostante che, sia in orizzontale che in verticale, ha mostrato una composizione sostanzialmente omogenea: un terreno grigio brunastro, con molte pietre, di dimensioni prevalentemente piccole e medie. Tale composizione indica che era stato eseguito un unico intervento di riempimento al fine di livellare il fondo della grotta, fortemente irregolare e non agibile per nessuna attività pratica. Gli unici reperti significativi rinvenuti in tale deposito sono stati alcuni frammenti di tegole, tipo “coppo”; sia per questa caratteristica, sia perché un altro frammento analogo è stato trovato subito all’interno dell’ingresso al di sopra del piano pavimentale, si deve dedurre che il riempimento della grotta e la realizzazione del pavimento sono stati effettuati in epoca storica, molto probabilmente nell’età contemporanea, forse per utilizzare la cavità come silos per il fieno, di cui nel 2011 sono stati trovati alcuni residui. L’asportazione del deposito interno ha permesso di verificare che il riempimento è stato realizzato dopo la costruzione del muro che delimita la fronte della grotta e che arriva fino alla roccia di base sul fondo della stessa, ma che probabilmente non raggiungeva la volta. Sembra improbabile che il muro sia stato costruito dalle stesse persone che realizzarono il riempimento; infatti sarebbe stato molto più semplice riempire e livellare l’interno della grotta (ed eventualmente anche l’area immediatamente antistante) e poi a partire da questo livello innalzare il muro. E’ pertanto probabile che il muro sia stato realizzato nell’ambito di una sistemazione complessiva del contesto esterno risalente alla pre-protostoria. Tale ipotesi sembra supportata anche dal fatto che lo sgombero dell’ingresso, con l’asportazione di molte grosse pietre (probabilmente crollate dal muro) ha permesso di verificare che esso era costituito da una sorta di piccolo dromos, largo 80-90 cm e lungo circa 2 m, ricavato all’interno dell’accumulo artificiale di pietre riconoscibile all’esterno dell’ingresso, ma forse esteso lungo tutto il fronte della grotta. In questa ipotesi, quello che dall’interno della grotta sembra una semplice delimitazione della stessa, sarebbe in realtà il muro di contenimento di una sistemazione esterna molto più consistente, che non sembra avere nessuna funzione pratica. E tutto il contesto costruito esternamente potrebbe essere in funzione di un più ampio paesaggio cerimoniale, di cui verosimilmente fa parte la rupe sovrastante la grotta, che ha il profilo di un rapace e che potrebbe collegarsi alla simbologia solare raffigurata sulla parete delle grotta.
  • AIAC_844 - Grotta Continenza - 2009
    Lo scavo del deposito ha interessato l’area di scavo compresa nei quadrati 4-5-6-7/BB-CC-DD-EE-FF-GG, nella quale è stato raggiunto, a fine scavo, il tetto di uno strato unitario attribuibile al Mesolitico/Sauveterriano. Per semplificare la lettura stratigrafica del deposito, si sono raggruppati sotto un più generico taglio 1 i tagli prima denominati 21, 21 marrone, 22 e 23, ciò anche a causa della sostanziale uniformità del pietrisco nel quale non è possibile distinguere differenze tali da poter fare una netta distinzione in unità diverse. Da questo taglio 1, quasi sterile, vengono rari reperti ossei, manufatti in selce e frammenti ceramici riferibili al vaso di tipo “Guadone” rinvenuto già nelle passate campagne di scavo. Nei quadrati 4 FF/GG è venuto alla luce un accumulo di pietre, denominato taglio 1B/1, con un andamento piuttosto regolare in direzione N-E/S-O, derivato probabilmente da un’azione dei frequentatori mesolitici che hanno liberato l’area dalle pietre accumulate per fare spazio al grande focolare del Tg 24 F. Lo scavo di questa unità stratigrafica ha permesso di riconoscere, in corrispondenza del suo limite più esterno (4/5 FF) un netto cambiamento nella pendenza del deposito. Resta da verificare se ciò sia dovuto al taglio di una fossa, al contatto di due unità stratigrafiche differenti (la deposizione dall’esterno e gli apporti interni), al semplice schiacciamento del sedimento dovuto alla presenza del soprastante accumulo di pietre (taglio 1B/1) o di un livello di grosse pietre sottostante. E’ importante, per quest’anno, segnalare lo scavo del focolare del taglio 24 F, per il quale è stata effettuata una completa e accurata flottazione di tutti i secchi di deposito asportato, per la raccolta del carbone che, in questo livello, è presente in quantità estremamente elevata. Tra i reperti, si segnalano lamelle in selce, varie columbella rustica forate, un geometrico in fase di lavorazione, un denticolato, un piccolo grattatoio e un bulino di grandi dimensioni. In 6 DD, in posizione più interna rispetto al focolare, è stata scavata un’altra chiazza di cenere, forse pertinente ad una ripulitura/svuotamento del focolare stesso. Si è asportato il taglio 25 nei quadrati 4/5 BB e CC, in modo da avere su tutta la superficie di scavo il tetto del taglio 26. Il taglio 25 è stato riconosciuto soltanto nella parte più esterna dell’area di scavo, in quanto è quasi certamente dovuto ad un apporto esterno di pietrisco il cui scivolamento verso l’interno della grotta si è fermato in prossimità dell’imboccatura. Il focolare del taglio 24 (Castelnoviano), quindi, è direttamente a contatto con il taglio 26 (Sauveterriano), di colore grigiastro. Nel quadrato 7 DD, è da sottolineare il rinvenimento di un elemento di pietrisco di forma quadrangolare a spigoli vivi, di circa 10x5 cm, con una chiazza rossa (quasi certamente ocra) su una delle due superfici più ampie. Nel quadrato 4 DD taglio 1B, invece, si sono recuperati un frammento di corno di cervo e due frammenti ossei di grande mammifero, forse pertinenti allo stesso animale. Dal taglio 2 (secondo la nuova nomenclatura dell’interno grotta), quadrati 4/5 FF e GG, inoltre, provengono ancora resti osteologici umani attribuibili agli arti inferiori (piede) di un individuo.