Name
Piazza Bovio (stazione metro “Università”)
Date Range
500 – 1300
1300 – 1700

Seasons

  • AIAC_2122 - Piazza Bovio (stazione metro “Università”) - 2000
    L’indagine effettuata lungo il lato meridionale di Piazza Bovio (detta piazza della Borsa), in corrispondenza della stazione “Università”, ha documentato un’occupazione urbanistica dell’area databile dal V al XVI-XVII secolo d.C., prima dell’ultima sistemazione avvenuta in seguito ai lavori del “Risanamento”. Nella fase tardo antica, tra V e VII secolo d.C., la zona faceva parte della fascia costiera extraurbana (infatti, la linea di costa coincide all’incirca con via dei Lanzieri e via Porto di Maio). Tra IX e XI secolo d.C., in età ducale, vi fu eretto un segmento della nuova fortificazione urbana, una poderosa struttura (conservata per una lunghezza di circa m 20), rinvenuta in fondazione, orientata in direzione est/ovest, la cui presenza, per l'XI secolo d.C., era stata finora solo ipotizzata dagli studiosi sulla base dei documenti d’epoca. Alla cinta muraria si addossarono successivamente alcuni ambienti, datati tra il XIV e il XVI secolo d.C., forse degli scantinati del quartiere medievale adiacente al più piccolo dei porti di Napoli, il Mandracchio. Infine la fortificazione fu ulteriormente riutilizzata come sostruzione della via S. Maria a Mare, rappresentata nelle piante ottocentesche della città.
  • AIAC_2122 - Piazza Bovio (stazione metro “Università”) - 2001
    Nell’area della stazione “Università” è continuato lo scavo, che ha dimostrato che l\'impianto originario dell\'isolato risale almeno al XII secolo con parziali restauri ed elementi divisori di epoca angioina ed aragonese. L’evidenza di questo quartiere, riconducibile al porto del Mandracchio, trova riscontro nei documenti di età medievale raccolti da Bartolomeo Capasso ed è confrontabile con la pianta della città proposta dallo stesso studioso per l’XI secolo. Tra gli ambienti messi in luce, databili al XIII secolo, si evidenziano una cucina, in cui è ben conservato un forno, una struttura porticata aperta a Sud verso il mare ed alcune canalizzazioni. A questo assetto si sovrappone l’intervento unitario cinquecentesco, che riorganizza gli spazi e raccorda tra loro le diverse costruzioni. A tale epoca è riferibile una pavimentazione laterizia che ricopre lo slargo interno all\'isolato, sovrapponendosi ad una serie di battuti pavimentali in calce e pomici, l\'ultimo dei quali, posto alla quota di scavo finora raggiunta, risale ad età angioina. Di grande interesse sono i contesti ceramici sia medievali sia cinquecenteschi: in particolare, quelli databili tra l’XI ed il XII secolo presentano un’alta percentuale di invetriata d’importazione islamica, anfore a cannelures di produzione siciliana, ceramica invetriata e dipinta a bande ed invetriata proveniente dal Mediterraneo orientale (produzioni bizantine). I materiali cinquecenteschi attestano scambi commerciali sia con l’Italia centro-settentrionale sia con la Spagna; vi ricorre, infatti, con frequenza la maiolica policroma delle produzioni di Montelupo (Toscana), Deruta (Umbria) e Castelli (Abruzzo), associata in qualche caso alla maiolica a lustro di provenienza iberica.
  • AIAC_2122 - Piazza Bovio (stazione metro “Università”) - 2002
    Dopo l’esplorazione negli anni scorsi dei livelli più tardi, l’indagine è ripresa interessando i venticinque pozzi e conserve d’acqua presenti nell’area. Particolarmente rilevante il riempimento dei pozzi di età vicereale, avvenuto nell’arco del XVI e della prima metà del XVII secolo. Da essi, oltre a monete di bronzo che permettono di definire precisamente la cronologia dell’obliterazione ai primi decenni del 1600, dopo la grande peste, proviene un’ingente quantità di materiale, tra cui ceramica, vetri, metalli ed anche manufatti lignei. Notevoli le serie ceramiche: a quelle di uso corrente, di produzione locale, si affiancano le importazioni di maioliche policrome di Montelupo, le maioliche valdarnesi dal decoro cosiddetto “alla porcellana”, le ceramiche a smalto berettino di origine ligure, le marmorizzate e le graffite pisane; spiccano i boccali di maiolica dipinta policroma, conservati o ricostruiti quasi integralmente. Per quanto riguarda le maioliche compendiarie e quelle dette “turchine”, sono evidenti i contatti con Castelli d’Abruzzo, sia nelle importazioni, spesso attestate anche dai documenti coevi, sia in quelle realizzate da officine locali ispirandosi ai modelli abruzzesi. Si deve, inoltre, segnalare una produzione di ceramica graffita rinascimentale, rinvenuta recentemente in molti siti dell’Italia centro-meridionale - Abruzzo, Molise e nella stessa Campania - ad ulteriore conferma che i traffici commerciali avvenivano non solo lungo le direttrici tirreniche ma anche verso circuiti interni al regno. Dal riempimento di alcuni pozzi relativi alle fasi più antiche dell’isolato proviene anche vasellame quattrocentesco: maiolica a lustro d’importazione valenzana, maioliche recanti lo stemma aragonese del Duca di Calabria e maioliche dipinte in blu, ed in blu ed arancio; queste ultime manifestano evidenti confronti con i coevi pavimenti maiolicati di alcune chiese napoletane, come quelli della cappella Caracciolo nella chiesa di S. Giovanni a Carbonara.
  • AIAC_2122 - Piazza Bovio (stazione metro “Università”) - 2003
    Agli inizi del XII secolo risalgono ambienti situati nella zona meridionale della stazione, costruiti con blocchi di tufo giallo di medie e grandi dimensioni, di forma pseudo poligonale e rettangolare irregolare. Fra la metà e la fine del XII secolo sul primitivo complesso edilizio si sviluppa l’isolato urbano secondo le forme ancora riconoscibili nel catasto ottocentesco. L’isolato non insiste direttamente su impianti più antichi, ma su livelli di natura limo sabbiosa che portano alla formazione di una palude. I resti pertinenti alla fase di tale periodo sono rappresentati da un complesso costruito ex novo, che segna l’inizio dell’urbanizzazione dell’area (inizi VII secolo). Esso è localizzato al di fuori del tratto sud-occidentale della fortificazione greca ed è formato da un grande edificio, in blocchi squadrati di tufo giallo, a pianta rettangolare, suddiviso in quattro ambienti mediante semipilastri, dotato di due scale di accesso al piano superiore, a sud del quale si allinea un corridoio di ingresso, mentre ad ovest si dispongono altri due ambienti a pianta trapezoidale. La tipologia semplice dei vani e la loro dimensione ampia indurrebbe ad ipotizzarne una destinazione a magazzini connessi all’area portuale. Il complesso conosce ampliamenti e restauri nell’VIII ed è distrutto fra la fine del IX ed il X secolo. Prima del VII secolo l’area è occupata solo da apprestamenti precari connessi alla lavorazione del vetro e del ferro. I carotaggi geoarcheologici hanno dimostrato che quest’area corrispondeva a parte di un’insenatura che arrivava a lambire il lato nord della piazza, a valle dell’edificio della Borsa. Questa a partire dal I sec. d.C., subisce progressivi fenomeni di insabbiamenti che portano all’avanzamento della linea di costa che nel VI secolo cogliamo sino al limite sud della piazza. Solo in età medioevale si sarebbero formati cordoni dunali che avrebbero generato i due porti, il Vulpulum a piazza Municipio, l’Arcina nell’area del Molo piccolo.
  • AIAC_2122 - Piazza Bovio (stazione metro “Università”) - 2004
    I risultati dei nuovi scavi e delle estese campagne di prospezioni geoarcheologiche consentono di delineare il paesaggio costiero nelle sue articolazioni e funzioni, chiarendo, almeno in parte, la questione dell’ubicazione e della morfologia del porto di Neapolis. Piazza Bovio insieme a piazza Municipio costituivano settori di un’unica grande insenatura delimitata ad ovest da Castel Nuovo e ad est dalla chiesa di Santa Maria di Porto Salvo; l’insenatura occupava quasi l’intera piazza Municipio, e, a piazza G: Bovio, disegnava un’ansa che rappresenta il limite orientale del bacino. Sia a piazza Municipio sia a piazza Bovio lo scavo conferma che l’intera area indagata delle stazioni era occupata dal mare. L’antica linea di costa correva, non molto distante, a monte di entrambe le stazioni. A Piazza Municipio e a piazza Bovio non sembrerebbero documentate modificazioni del profilo costiero fra età greca ed età romana. A piazza Bovio i più antichi fondali che hanno restituito materiali ceramici risalgono al IV secolo A. C, mentre a piazza Municipio lo scavo ha finora raggiunto come livelli più profondi quelli di III- II secolo a. C. Si tratta di fossati larghi all’incirca 1,80-1,90m, spesso incrociati, di cui si riconoscono le sponde sia sui livelli più superficiali del sostrato naturale, sia sulle sabbie stesse, cosi come è anche possibile osservare i sottili solchi impressi dagli strumenti con cui i dragaggi sono stati realizzati; è anche interessante segnalare il rinvenimento sul fondale di parte di un carico di coppe emisferiche a vernice nera, di metà III secolo a.C., di argilla sicuramente ascrivibile al Golfo di Napoli.

Media

Name
Piazza Bovio (stazione metro “Università”)
Year
2000
Summary
it L’indagine effettuata lungo il lato meridionale di Piazza Bovio (detta piazza della Borsa), in corrispondenza della stazione “Università”, ha documentato un’occupazione urbanistica dell’area databile dal V al XVI-XVII secolo d.C., prima dell’ultima sistemazione avvenuta in seguito ai lavori del “Risanamento”.

Nella fase tardo antica, tra V e VII secolo d.C., la zona faceva parte della fascia costiera extraurbana (infatti, la linea di costa coincide all’incirca con via dei Lanzieri e via Porto di Maio). Tra IX e XI secolo d.C., in età ducale, vi fu eretto un segmento della nuova fortificazione urbana, una poderosa struttura (conservata per una lunghezza di circa m 20), rinvenuta in fondazione, orientata in direzione est/ovest, la cui presenza, per l'XI secolo d.C., era stata finora solo ipotizzata dagli studiosi sulla base dei documenti d’epoca. Alla cinta muraria si addossarono successivamente alcuni ambienti, datati tra il XIV e il XVI secolo d.C., forse degli scantinati del quartiere medievale adiacente al più piccolo dei porti di Napoli, il Mandracchio. Infine la fortificazione fu ulteriormente riutilizzata come sostruzione della via S. Maria a Mare, rappresentata nelle piante ottocentesche della città.
en The investigation undertaken along the southern side of Piazza Bovio (called piazza della Borsa), in correspondence with the “Università” station, documented urban occupation of the area datable from the 5th to 16th-18th century A.D., prior to the latest reorganistaion of the area following the “Risanamento”.

In the late antique phase, between the 5th and 8th century A.D., the zone was part of the suburban coastal strip (in fact the coastline coincided more or less with via dei Lanzieri and via Porto di Maio). Between the 9th and 11th century A.D., in the Ducal period, a segment of the new city fortifications was erected here. This was an imposing structure (preserved for a length of circa 20 m), discovered at foundation level, on an east-west alignment, whose presence for the 11th century had to date only been hypothesised on the basis of documents from the period. Subsequently a number of rooms were built up against the city wall, dating to between the 14th and 16th century. These were perhaps cellars belonging to the medieval quarter next to the smallest of the ports of Naples, “il Mandracchio”. Lastly, the fortifications were further reused as the substructure for via S. Maria a Mare, shown on the 19th century plans of the city.
Summary Author
Stefano De Caro
Team
Archaeologist - S. Pomante
Archaeologist - Amelia Cerrato
Archaeologist - S. Febbraro
Archaeologist - Rosanna Immarco
Archaeologist - B. Rondella
Archaeologist - V. D’Amico

Media

Name
Piazza Bovio (stazione metro “Università”)
Year
2001
Summary
it Nell’area della stazione “Università” è continuato lo scavo, che ha dimostrato che l\'impianto originario dell\'isolato risale almeno al XII secolo con parziali restauri ed elementi divisori di epoca angioina ed aragonese. L’evidenza di questo quartiere, riconducibile al porto del Mandracchio, trova riscontro nei documenti di età medievale raccolti da Bartolomeo Capasso ed è confrontabile con la pianta della città proposta dallo stesso studioso per l’XI secolo. Tra gli ambienti messi in luce, databili al XIII secolo, si evidenziano una cucina, in cui è ben conservato un forno, una struttura porticata aperta a Sud verso il mare ed alcune canalizzazioni.

A questo assetto si sovrappone l’intervento unitario cinquecentesco, che riorganizza gli spazi e raccorda tra loro le diverse costruzioni. A tale epoca è riferibile una pavimentazione laterizia che ricopre lo slargo interno all\'isolato, sovrapponendosi ad una serie di battuti pavimentali in calce e pomici, l\'ultimo dei quali, posto alla quota di scavo finora raggiunta, risale ad età angioina.

Di grande interesse sono i contesti ceramici sia medievali sia cinquecenteschi: in particolare, quelli databili tra l’XI ed il XII secolo presentano un’alta percentuale di invetriata d’importazione islamica, anfore a cannelures di produzione siciliana, ceramica invetriata e dipinta a bande ed invetriata proveniente dal Mediterraneo orientale (produzioni bizantine). I materiali cinquecenteschi attestano scambi commerciali sia con l’Italia centro-settentrionale sia con la Spagna; vi ricorre, infatti, con frequenza la maiolica policroma delle produzioni di Montelupo (Toscana), Deruta (Umbria) e Castelli (Abruzzo), associata in qualche caso alla maiolica a lustro di provenienza iberica.
en Excavations continued in the area of the “Università” station demonstrating that the original layout of the block dated to at least the 12th century, with partial restorations and dividing elements dating from the Angevin and Aragonese periods. The evidence from this area, which can be related to the port of Mandracchio, finds confirmation in the medieval documents collected by Bartolomeo Capasso and is comparable to the plan he proposed for the 12th century. Amongst the rooms uncovered, datable to the 13th century, was a kitchen, in which an oven was well preserved, a porticoed structure open to the south towards the sea and a number of channels.

Overlying this layout was the unitary 14th century intervention which reorganised the spaces and joined together the various constructions. Brick paving covering an open space within the block dated to this period, overlying a series of lime and pumice beaten floor surfaces. The last of these, situated at the lowest point reached by the excavation so far, dated to the Angevin period.

Both the medieval and 16th century pottery contexts were of great interest. In particular, those datable to between the 11th and 12th century presented a high percentage of imported Islamic glazed ware, cannelures amphorae of Sicilian production, glazed ware and banded painted and glazed ware from the eastern Mediterranean (Byzantine production). The 16th century materials attested commercial exchanges with both central-northern Italy and Spain. In fact, there were frequent finds of polychrome majolica produced at Montelupo (Tuscany), Deruta (Umbria) and Castelli (Abruzzo), associated in some cases with lustre ware of Iberian provenance.
Summary Author
Stefano De Caro
Team
Archaeologist - S. Pomante
Archaeologist - Amelia Cerrato
Archaeologist - S. Febbraro
Archaeologist - Rosanna Immarco
Archaeologist - B. Rondella
Archaeologist - V. D’Amico
Field director - Daniela Giampaola

Media

Name
Piazza Bovio (stazione metro “Università”)
Year
2002
Summary
it Dopo l’esplorazione negli anni scorsi dei livelli più tardi, l’indagine è ripresa interessando i venticinque pozzi e conserve d’acqua presenti nell’area.

Particolarmente rilevante il riempimento dei pozzi di età vicereale, avvenuto nell’arco del XVI e della prima metà del XVII secolo. Da essi, oltre a monete di bronzo che permettono di definire precisamente la cronologia dell’obliterazione ai primi decenni del 1600, dopo la grande peste, proviene un’ingente quantità di materiale, tra cui ceramica, vetri, metalli ed anche manufatti lignei.
Notevoli le serie ceramiche: a quelle di uso corrente, di produzione locale, si affiancano le importazioni di maioliche policrome di Montelupo, le maioliche valdarnesi dal decoro cosiddetto “alla porcellana”, le ceramiche a smalto berettino di origine ligure, le marmorizzate e le graffite pisane; spiccano i boccali di maiolica dipinta policroma, conservati o ricostruiti quasi integralmente. Per quanto riguarda le maioliche compendiarie e quelle dette “turchine”, sono evidenti i contatti con Castelli d’Abruzzo, sia nelle importazioni, spesso attestate anche dai documenti coevi, sia in quelle realizzate da officine locali ispirandosi ai modelli abruzzesi. Si deve, inoltre, segnalare una produzione di ceramica graffita rinascimentale, rinvenuta recentemente in molti siti dell’Italia centro-meridionale - Abruzzo, Molise e nella stessa Campania - ad ulteriore conferma che i traffici commerciali avvenivano non solo lungo le direttrici tirreniche ma anche verso circuiti interni al regno.

Dal riempimento di alcuni pozzi relativi alle fasi più antiche dell’isolato proviene anche vasellame quattrocentesco: maiolica a lustro d’importazione valenzana, maioliche recanti lo stemma aragonese del Duca di Calabria e maioliche dipinte in blu, ed in blu ed arancio; queste ultime manifestano evidenti confronti con i coevi pavimenti maiolicati di alcune chiese napoletane, come quelli della cappella Caracciolo nella chiesa di S. Giovanni a Carbonara.
en Following the exploration in previous years of the later levels, investigations recommenced by looking at the twenty-five wells and reservoirs present in the area.
The filling of the wells dating to the Viceregal periodwhich occurred between the 16th century and the first half of the 17th century, was of particular importance., as well Beside the bronze coins which precisely dated the obliteration to the first decades of 1600 after the Great Plague, this produced a vast quantity of material including pottery, glass, metal and even wooden artefacts. The pottery series was outstanding: beside the locally produced pottery for daily use there was polychrome majolica imported from Montelupo, majolica from the Val d’Arno with so-called “alla porcellana” decoration, pottery with “berettino” enamel from Liguria, marbled and sgraffito wares from Pisa. The painted majolica polychrome jugs were outstanding and either preserved intact or reconstructable almost to their intact state. As regards the compendium majolica and the so-called “turchine”, the contacts with Castelli d’Abruzzo were clear, both in the imports, often attested by contemporary documents, and in those made in local workshops inspired by the Abruzzo types. Furthermore, worthy of note was a production of Renaissance sgraffito pottery, recently found on many sites in central-southern Italy – Abruzzo, Molise and Campania itself – further confirmation of the commercial traffic not only along the Tyrrhenian routes but also towards the internal circuits of the kingdom.
The fills of a number of wells belonging to the earliest phases of the block produced 15th century pottery: lustre ware imported from Valencia, majolica with the Aragonese arms of the Duke of Calabria and majolica painted in blue and blue and orange; the latter showing clear parallels with coeval majolica paving in some of the Neapolitan churches, such as those of the Caracciolo chapel in the church of S. Giovanni a Carbonara.
Summary Author
Stefano De Caro
Team
Archaeologist - S. Pomante
Archaeologist - Amelia Cerrato
Archaeologist - S. Febbraro
Archaeologist - Rosanna Immarco
Archaeologist - B. Rondella
Archaeologist - V. D’Amico

Media

Name
Piazza Bovio (stazione metro “Università”)
Year
2003
Summary
it Agli inizi del XII secolo risalgono ambienti situati nella zona meridionale della stazione, costruiti con blocchi di tufo giallo di medie e grandi dimensioni, di forma pseudo poligonale e rettangolare irregolare.

Fra la metà e la fine del XII secolo sul primitivo complesso edilizio si sviluppa l’isolato urbano secondo le forme ancora riconoscibili nel catasto ottocentesco. L’isolato non insiste direttamente su impianti più antichi, ma su livelli di natura limo sabbiosa che portano alla formazione di una palude.

I resti pertinenti alla fase di tale periodo sono rappresentati da un complesso costruito ex novo, che segna l’inizio dell’urbanizzazione dell’area (inizi VII secolo). Esso è localizzato al di fuori del tratto sud-occidentale della fortificazione greca ed è formato da un grande edificio, in blocchi squadrati di tufo giallo, a pianta rettangolare, suddiviso in quattro ambienti mediante semipilastri, dotato di due scale di accesso al piano superiore, a sud del quale si allinea un corridoio di ingresso, mentre ad ovest si dispongono altri due ambienti a pianta trapezoidale. La tipologia semplice dei vani e la loro dimensione ampia indurrebbe ad ipotizzarne una destinazione a magazzini connessi all’area portuale. Il complesso conosce ampliamenti e restauri nell’VIII ed è distrutto fra la fine del IX ed il X secolo. Prima del VII secolo l’area è occupata solo da apprestamenti precari connessi alla lavorazione del vetro e del ferro.

I carotaggi geoarcheologici hanno dimostrato che quest’area corrispondeva a parte di un’insenatura che arrivava a lambire il lato nord della piazza, a valle dell’edificio della Borsa. Questa a partire dal I sec. d.C., subisce progressivi fenomeni di insabbiamenti che portano all’avanzamento della linea di costa che nel VI secolo cogliamo sino al limite sud della piazza. Solo in età medioevale si sarebbero formati cordoni dunali che avrebbero generato i due porti, il Vulpulum a piazza Municipio, l’Arcina nell’area del Molo piccolo.
en The rooms situated in the southern part of the station dated to the beginning of the 12th century. They were built with medium to large yellow tufa blocks of pseudo polygonal and irregular rectangular form.

The urban block developed, in the form still recognisable in the 19th century cadastral register, on top of the early building complex between the middle and the end of the 12th century. The block did not directly overlie the earliest structures, but levels of sandy silt which came to form a marsh.

The evidence dating to this period was represented by a completely new construction which marked the beginning of the urbanisation of the area (beginning of the 7th century). It was situated outside the south-western stretch of the Greek fortifications and was constituted by a large rectangular building in squared yellow tufa blocks, divided into four rooms by the use of semi-pilasters. It had two staircases providing access to the upper floor, south of which was an entrance corridor, whilst to the west were another two rooms with trapezoidal plan. The simple typology of the rooms and their ample size suggests they were used as storage facilities related to the port area. The complex was enlarged and restored during the 8th century and destroyed between the end of the 9th and the 10th century. Prior to the 7th century the area was occupied only by temporary structures connected with glass and metal working.

Geo-archaeological core sampling demonstrated that this area corresponded with part of an inlet which reached the northern side of the piazza, below the stock-exchange building. From the 1st century A.D. onwards the area suffered progressive silting which led to the advance of the coastline which in the 6th century was seen to have reached the area of the southern edge of the piazza. It was only in the medieval period that the cordons of dunes formed that were to generate the two harbours, the _Vulpulum_ at piazza Municipio and the Arcina in the area of the Molo piccolo.
Summary Author
Stefano De Caro
Team
Archaeologist - S. Pomante
Archaeologist - Amelia Cerrato
Archaeologist - S. Febbraro
Archaeologist - Rosanna Immarco
Archaeologist - B. Rondella
Archaeologist - V. D’Amico

Media

Name
Piazza Bovio (stazione metro “Università”)
Year
2004
Summary
it I risultati dei nuovi scavi e delle estese campagne di prospezioni geoarcheologiche consentono di delineare il paesaggio costiero nelle sue articolazioni e funzioni, chiarendo, almeno in parte, la questione dell’ubicazione e della morfologia del porto di Neapolis.

Piazza Bovio insieme a piazza Municipio costituivano settori di un’unica grande insenatura delimitata ad ovest da Castel Nuovo e ad est dalla chiesa di Santa Maria di Porto Salvo; l’insenatura occupava quasi l’intera piazza Municipio, e, a piazza G: Bovio, disegnava un’ansa che rappresenta il limite orientale del bacino. Sia a piazza Municipio sia a piazza Bovio lo scavo conferma che l’intera area indagata delle stazioni era occupata dal mare. L’antica linea di costa correva, non molto distante, a monte di entrambe le stazioni.

A Piazza Municipio e a piazza Bovio non sembrerebbero documentate modificazioni del profilo costiero fra età greca ed età romana. A piazza Bovio i più antichi fondali che hanno restituito materiali ceramici risalgono al IV secolo A. C, mentre a piazza Municipio lo scavo ha finora raggiunto come livelli più profondi quelli di III- II secolo a. C. Si tratta di fossati larghi all’incirca 1,80-1,90m, spesso incrociati, di cui si riconoscono le sponde sia sui livelli più superficiali del sostrato naturale, sia sulle sabbie stesse, cosi come è anche possibile osservare i sottili solchi impressi dagli strumenti con cui i dragaggi sono stati realizzati; è anche interessante segnalare il rinvenimento sul fondale di parte di un carico di coppe emisferiche a vernice nera, di metà III secolo a.C., di argilla sicuramente ascrivibile al Golfo di Napoli.
en The results from excavations and an extensive campaign of geo-archaeological survey made it possible to delineate the layout and functions of the coastal landscape, clarifying, at least in part, the question of the site and morphology of the port of Neapolis.

Piazza Bovio together with piazza Municipio constituted sectors of a single large inlet delimited to the west by Castel Nuovo and to the east by the church of Santa Maria di Porto Salvo. The inlet covered at least the whole of piazza Municipio and at piazza Bovio formed a bight which represented the eastern edge of the basin. Both at piazza Municipio and piazza Bovio excavations confirmed that the entire investigated area of the stations was occupied by the sea. The ancient coastline ran, not too far off, on the inland side of the stations.

At Piazza Municipio and at piazza Bovio no modifications to the coastal profile seemed to be documented between the Greek and Roman periods. At piazza Bovio the earliest sea beds that produced pottery finds dated to the 4th century B.C. To date the deepest levels reached by the excavation in piazza Municipio area those of the 3rd-2nd century B.C. These were ditches circa 1.80-1.90m wide, often intersecting, of which the sides were identifiable both on the upper levels of the natural substratum and on the sands themselves. It was also possible to observe the narrow impressed grooves left by the tools used for the dredging operations. Of note the discovery on the sea bed of part of a cargo of hemispherical black glaze cups, dating to the mid 3rd century B.C., made of clay that can certainly came from the bay of Naples.
Summary Author
Stefano De Caro
Team
Archaeologist - S. Pomante
Archaeologist - S. Febbraro
Archaeologist - Rosanna Immarco
Archaeologist - V. D’Amico
Archaeologist - Amelia Cerrato
Archaeologist - B. Rondella

Media

  • Zevi 2004
    F. Zevi 2004, L’attività archeologica a Napoli e Caserta nel 2003, in Atti del XLIII Convegno di Studi sulla Magna Grecia (Taranto 2003), Taranto: 853-923.
  • Sampaolo 2005
    V. Sampaolo 2005, L’attività archeologica a Napoli e Caserta nel 2004, in Atti del XLIV Convegno di Studi sulla Magna Grecia (Taranto 2004), Taranto: 663-705.
  • De Caro 2002
    S. De Caro 2002, L’attività della Soprintendenza archeologica di Napoli e Caserta nel 2001, in Atti del XLI Convegno di Studi sulla Magna Grecia (Taranto 2001), Taranto: 635-675.
  • De Caro 2001
    S. De Caro 2001, L’attività della Soprintendenza archeologica di Napoli e Caserta nel 2000, in Atti del XL Convegno di Studi sulla Magna Grecia (Taranto 2000), Taranto: 865-905.
  • De Caro 2003
    S. De Caro 2003, L’attività della Soprintendenza archeologica di Napoli e Caserta nel 2002, in Atti del XLII Convegno di Studi sulla Magna Grecia (Taranto 2002), Taranto: 569-621.

Location

Ancient Site Name
Neapolis
Location
Napoli
Easting
14.256317
Northing
40.845415