Name
Penetrazione Urbana di Napoli, Viadotto Botteghelle
Date Range
4000 BC – 3000 BC
400 BC – 100 BC

Seasons

  • AIAC_2126 - Penetrazione Urbana di Napoli, Viadotto Botteghelle - 2000
    Nel quadro dei lavori per la costruzione della linea ferroviaria del Treno ad Alta Velocità, nell’area del viadotto “Botteghelle” è stata individuata una forte presenza antropica distribuita in diverse epoche. La zona è attraversata, tra il I secolo d.C. e l’età tardo antica, da una strada. Accanto a una strada tagliata sul fianco della collina nel III secolo a.C. sono stati localizzati i resti di un santuario (IV-III secolo a.C.). La fase più antica è caratterizzata da una zona aperta con pozzo ed alcune fosse, che hanno restituito numerose coppette a vernice nera, unguentari, frammenti di coroplastica, statuette, riferibili alla seconda metà del IV secolo a.C. La seconda fase del santuario è contraddistinta dalla costruzione di una struttura in blocchi di tufo, forse un portico, delimitante un'area scoperta in cui fu scavata una vaschetta, marginata da tegole infisse verticalmente. A questo periodo risalgono abbondanti materiali ceramici, monete ed una coppa con due lettere graffite (IV secolo a.C.). Nella terza fase il cortile viene pavimentato con cocciopesto, mentre in alcune fosse sono state recuperati molti frammenti di coroplastica e di ceramica a vernice nera. Anche nell'ultima fase, verso la seconda metà del III secolo a.C., quando al posto del porticato si creò un ambiente chiuso, l’edificio conservò forse la funzione sacra originaria. In un paleosuolo coltivato con solchi paralleli, obliterato dall’eruzione “flegrea B”, si è rinvenuta una quantità notevolissima di materiale archeologico, fittile e litico, databile al Neolitico medio-finale e riferibile alle facies Serra d’Alto-Diana (IV millennio a.C.). Il repertorio ceramico è caratterizzato da anse a rocchetto, ciotole in impasto depurato, in argilla figulina dipinta a fasce semplici, da anse a nastro con protomi zoomorfe raffiguranti animali domestici (maiale) e appendici con riavvolgimenti semplici. L’industria litica è documentata da un’abbondante attestazione di strumenti interi in selce, ossidiana ed alcuni in diaspro.
  • AIAC_2126 - Penetrazione Urbana di Napoli, Viadotto Botteghelle - 2001
    È proseguita l’indagine archeologica nell’area del viadotto “Botteghelle”. Nei pressi del santuario, databile tra la fine del IV e la fine del III secolo a.C., è stato individuato un fossato largo oltre m 15 e profondo oltre m 6. Ancora di difficile interpretazione (canale di drenaggio o di captazione di acque sorgive?), esso incide una depressione naturale; perpendicolarmente ad esso correva una strada in terra battuta, impiantata durante il III secolo a.C. Dal riempimento del canale sono emersi grandi blocchi squadrati di tufo e frammenti di laterizi, probabilmente provenienti dalla distruzione del vicino santuario, oltre a ceramica comune ed a vernice nera, che permettono di collocare l’obliterazione della struttura tra il III ed il II secolo a.C. Per quanto concerne la fase neolitica, l’individuazione, sia sulla superficie che all’interno del paleosuolo sotto l’eruzione “flegrea B2, di resti di arature incrociate fa ipotizzare un continuo sfruttamento agrario di questa zona, che doveva trovarsi agli immediati margini di un villaggio i cui abitanti scaricavano nell’area i loro rifiuti. Si sono anche rinvenuti i resti delle prime fasi di tale insediamento: rimosso il paleosuolo con arature, sotto uno strato di terra mescolato ai prodotti dell’eruzione vesuviana di Mercato (7900 B.P., VI millennio a.C.), è stato messo in luce un piano formato dalla cenere della stessa eruzione, sul quale sono stati evidenziati quattrocento buchi di palo, numerosi pozzetti e fosse, sei focolari in fossa ed un canale curvilineo destinato ad alloggiare la fondazione di una recinzione in legno, in cui si legge la traccia dell'ingresso. L’abitato deve aver avuto una lunga vita con vari rifacimenti delle strutture in legno, tanto che l'affiancarsi dei numerosissimi buchi non consente neppure di individuare con certezza la forma delle capanne. Gli abbondanti materiali ceramici e d’industria litica recuperati permettono di affermare che, anche in questa fase più antica, la facies era ancora quella di Serra d’Alto-Diana (IV millennio a.C.).

Media

Name
Penetrazione Urbana di Napoli, Viadotto Botteghelle
Year
2000
Summary
it Nel quadro dei lavori per la costruzione della linea ferroviaria del Treno ad Alta Velocità, nell’area del viadotto “Botteghelle” è stata individuata una forte presenza antropica distribuita in diverse epoche. La zona è attraversata, tra il I secolo d.C. e l’età tardo antica, da una strada.

Accanto a una strada tagliata sul fianco della collina nel III secolo a.C. sono stati localizzati i resti di un santuario (IV-III secolo a.C.). La fase più antica è caratterizzata da una zona aperta con pozzo ed alcune fosse, che hanno restituito numerose coppette a vernice nera, unguentari, frammenti di coroplastica, statuette, riferibili alla seconda metà del IV secolo a.C. La seconda fase del santuario è contraddistinta dalla costruzione di una struttura in blocchi di tufo, forse un portico, delimitante un'area scoperta in cui fu scavata una vaschetta, marginata da tegole infisse verticalmente. A questo periodo risalgono abbondanti materiali ceramici, monete ed una coppa con due lettere graffite (IV secolo a.C.). Nella terza fase il cortile viene pavimentato con cocciopesto, mentre in alcune fosse sono state recuperati molti frammenti di coroplastica e di ceramica a vernice nera. Anche nell'ultima fase, verso la seconda metà del III secolo a.C., quando al posto del porticato si creò un ambiente chiuso, l’edificio conservò forse la funzione sacra originaria.

In un paleosuolo coltivato con solchi paralleli, obliterato dall’eruzione “flegrea B”, si è rinvenuta una quantità notevolissima di materiale archeologico, fittile e litico, databile al Neolitico medio-finale e riferibile alle facies Serra d’Alto-Diana (IV millennio a.C.).

Il repertorio ceramico è caratterizzato da anse a rocchetto, ciotole in impasto depurato, in argilla figulina dipinta a fasce semplici, da anse a nastro con protomi zoomorfe raffiguranti animali domestici (maiale) e appendici con riavvolgimenti semplici. L’industria litica è documentata da un’abbondante attestazione di strumenti interi in selce, ossidiana ed alcuni in diaspro.
en During work on the construction of the high speed railway (TAV), occupation was identified dating to various periods. Between the 1st century A.D. and the late antique period the zone was crossed by a road.

Alongside a road cut into the hillside in the 3rd century B.C. the remains of a sanctuary (4th-3rd century B.C.) came to light. The earliest phase was characterized by an open area with a well and a number of pits containing numerous small black glaze cups, unguentaria, fragments of choroplastics and statuettes datable to the second half of the 4th century B.C. The second phase of the sanctuary was distinguished by the construction of a structure of tufa blocks, perhaps a portico, bordering an open area in which a tank, bordered with edgewise placed tiles, had been excavated. A large quantity of pottery, coins and a cup incised with a two letter graffito dated to this period (4th century B.C.). In the third phase the courtyard was paved with _opus signinum_, and for this period the pits produced many fragments from choroplastics and of black glaze pottery. During the last phase, towards the second half of the 3rd century B.C., when the portico was replaced by a closed space, the building may have maintained its cult function.

An ancient cultivated ground surface with parallel furrows, obliterated by the “Flegrea B” eruption, revealed a notable quantity of terracotta and stone archaeological material, datable to the mid-late Neolithic period, related to the Serra d’Alto-Diana _facies_ (4th millennium B.C.).

The pottery assemblage was characterised by reel handles, bowls of levigated impasto, plain ware painted with simple bands, by ribbon handles with zoomorphic projections representing domestic animals (pig) and with simple spiral projections. Lithic working was represented by an abundance of complete flint, obsidian and some jasper tools.
Summary Author
Stefano De Caro
Team
Archaeologists - Società Sosandra s.r.l.

Media

Name
Penetrazione Urbana di Napoli, Viadotto Botteghelle
Year
2001
Summary
it È proseguita l’indagine archeologica nell’area del viadotto “Botteghelle”. Nei pressi del santuario, databile tra la fine del IV e la fine del III secolo a.C., è stato individuato un fossato largo oltre m 15 e profondo oltre m 6. Ancora di difficile interpretazione (canale di drenaggio o di captazione di acque sorgive?), esso incide una depressione naturale; perpendicolarmente ad esso correva una strada in terra battuta, impiantata durante il III secolo a.C. Dal riempimento del canale sono emersi grandi blocchi squadrati di tufo e frammenti di laterizi, probabilmente provenienti dalla distruzione del vicino santuario, oltre a ceramica comune ed a vernice nera, che permettono di collocare l’obliterazione della struttura tra il III ed il II secolo a.C.

Per quanto concerne la fase neolitica, l’individuazione, sia sulla superficie che all’interno del paleosuolo sotto l’eruzione “flegrea B2, di resti di arature incrociate fa ipotizzare un continuo sfruttamento agrario di questa zona, che doveva trovarsi agli immediati margini di un villaggio i cui abitanti scaricavano nell’area i loro rifiuti. Si sono anche rinvenuti i resti delle prime fasi di tale insediamento: rimosso il paleosuolo con arature, sotto uno strato di terra mescolato ai prodotti dell’eruzione vesuviana di Mercato (7900 B.P., VI millennio a.C.), è stato messo in luce un piano formato dalla cenere della stessa eruzione, sul quale sono stati evidenziati quattrocento buchi di palo, numerosi pozzetti e fosse, sei focolari in fossa ed un canale curvilineo destinato ad alloggiare la fondazione di una recinzione in legno, in cui si legge la traccia dell'ingresso.

L’abitato deve aver avuto una lunga vita con vari rifacimenti delle strutture in legno, tanto che l'affiancarsi dei numerosissimi buchi non consente neppure di individuare con certezza la forma delle capanne. Gli abbondanti materiali ceramici e d’industria litica recuperati permettono di affermare che, anche in questa fase più antica, la facies era ancora quella di Serra d’Alto-Diana (IV millennio a.C.).
en Archaeological investigations continued in the area of the “Botteghelle” viaduct. Near the sanctuary, datable to between the end of the 4th and the end of the 3rd century B.C., a ditch over 15 m wide and 6 m deep was found. Difficult to interpret (drainage channel or collection of spring water?), it cut into a natural depression. Perpendicular to the ditch was a beaten earth road, laid down during the 3rd century B.C. Large squared tufa blocks and brick fragments emerged from the fill of the channel, probably relating to the destruction of the nearby sanctuary, as well as coarse ware and black glaze pottery, which dated the obliteration of the structure to between the 3rd and 2nd century B.C.

As regards the Neolithic phase, the identification, both on the surface and within the ancient ground level, below the “flegrea B2” eruption, of intersecting plough lines suggested the area was in continuous use for agricultural purposes. The area must have been at the edge of a village whose inhabitants dumped their rubbish there. The remains of the first phase of this settlement were also found. Below the ancient ground surface with the plough lines was a layer of earth mixed with the products of the “Mercato” eruption of Vesuvius (7900 B.P., VI millenium B.C.), which in turn overlay a surface formed by the ashes of the same eruption. In this surface there were four hundred post holes, numerous pits and holes, six hearths in pits and a curving channel which housed the foundations of a wooden enclosure of which traces of the entrance were visible.


The settlement must have been occupied for a long time, the wooden structures being re-managed several times, so much so that the close positioning of the very numerous post holes made it impossible to identify the shape of the huts with any certainty. The abundance of pottery and stone finds showed that, even in this earliest phase, the facies was still that of Serra d’Alto-Diana (4th millennium B.C.).
Summary Author
Stefano De Caro
Team
Archaeologists - Società Sosandra s.r.l.

Media

  • De Caro 2002
    S. De Caro 2002, L’attività della Soprintendenza archeologica di Napoli e Caserta nel 2001, in Atti del XLI Convegno di Studi sulla Magna Grecia (Taranto 2001), Taranto: 635-675.
  • De Caro 2001
    S. De Caro 2001, L’attività della Soprintendenza archeologica di Napoli e Caserta nel 2000, in Atti del XL Convegno di Studi sulla Magna Grecia (Taranto 2000), Taranto: 865-905.

Location

Location
Castelluccia - Botteghelle
Easting
14.312697
Northing
40.873186