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Giancarlo Iannone

Season Team

  • AIAC_1952 - Alba Fucens, Forum (parte orientale) - 2007
    Le ricerche effettuate nel luglio del 2007 hanno fornito informazioni sull’assetto dell’isolato in cui sorgeva la Casa del Miliario (messa in luce dalla missione belga negli anni ’60 del Novecento) finora conosciuto solo nella sua parte settentrionale. Le indagini hanno permesso di individuare: a) il limite meridionale dell’_insula_, delimitato da un muro in opera quasi reticolata con cantonali in blocchi di breccia; b) un importante incrocio stradale, su cui convergevano via del Miliario, una strada basolata proveniente da Colle San Pietro (cd. Via del Grifo, dal ritrovamento di un trapezoforo raffigurante l’animale mitico) ed una via diretta al tempio di Iside e al teatro; c) una serie di ricercati oggetti di arredo domestico (fra cui il trapezoforo ed erme marmoree utilizzate nella decorazione di giardini e peristili) che suggerivano la presenza di altre dimore di rango nell’area. Via del Grifo - larga 2,80 m. e databile nell’impianto attualmente visibile in età tardo-repubblicana - è del tutto simile alle altre vie messe in luce nella città e ha una lastricatura costituita da basoli di calcare di dimensione variabile, con due blocchi di attraversamento pedonale sistemati in corrispondenza dell’incrocio con Via del Miliario. Quest’ultima sistemazione, finora attestata unicamente lungo Via dei Pilastri - e dunque caratteristica solo delle strade più importanti della città - si spiega con l’esistenza in questo punto di un trivio che collegava Via del Miliario (la cui sede stradale passa da 3.80 m a 5.05 m di larghezza), Via del Grifo e la strada di andamento obliquo diretta al tempio di Iside e al teatro, già messa parzialmente in luce da precedenti scavi (saggi 184-184bis). Al di sotto di Via del Grifo è stato individuato il collettore fognario costituito da blocchi di calcare e spallette in arenaria locale. Le strade hanno infine mostrato una serie di interventi di risistemazione e spoglio effettuati tra il IV ed il V sec. d. C. Riassumendo, la campagna ha documentato diversi interventi in questa parte dell’abitato, che comprendono: 1) la definitiva edificazione degli isolati, compiutasi in concomitanza alla lastricatura dei principali assi viari; 2) il progressivo abbandono delle strutture abitative e commerciali, indiziato dalla formazione di uno spesso strato di accumulo costituito da elementi edilizi e decorativi appartenuti agli edifici presenti negli isolati; 3) limitati lavori di ripristino degli assi viari, conseguenti alla parziale distruzione dell’impianto fognario, che comportarono una risistemazione dei basoli; 4) la formazione di un ampio accumulo di terra e di materiale archeologico di scarto.
  • AIAC_1952 - Alba Fucens, Forum (parte orientale) - 2008
    Le ricerche effettuate nel 2008 hanno proseguito le indagini nel settore meridionale dell’isolato della _domus_ di Via del Miliario e lungo Via del Grifo. Si è potuto stabilire che in questa parte dell'_insula_ si affacciavano su Via del Miliario tre botteghe e che pertanto le abitazioni dovevano trovarsi nella parte retrostante ed aprirsi sulla strada secondaria. I dati provenienti dalle due botteghe indagate stratigraficamente ( _tabernae_ 1 e 2) documentano la loro lunga frequentazione: edificate in origine addossando a possenti sostruzioni in opera poligonale murature realizzate in materiale probabilmente deperibile quali il pisé e il legno, esse vennero ricostruite nel corso del I secolo a.C. e furono utilizzate, con molteplici ristrutturazioni, fino a quando un devastante incendio mise fine alla loro utilizzazione primaria. Dopo quella data, la frequentazione risulta sporadica, con gli antichi ambienti utilizzati come luogo di accumulo e di recupero di materiale, talvolta anche di pregio; tra i rinvenimenti della _taberna_ 1 riferibili a questa fase si segnalano infatti numerosi frammenti architettonici e un’elegante statuetta marmorea di Venere del tipo “che si slaccia il sandalo”, provenienti probabilmente i primi dal vicino Santuario di Ercole e la seconda da una delle _domus_ situate nella parte retrostante dell’isolato. La struttura della _taberna_ 1, nel complesso ben conservata, è molto simile a quella degli altri esercizi commerciali affacciati su Via del Miliario e su Via dei Pilastri, con una tripartizione dello spazio al pianterreno, dove si trovavano la bottega aperta sulla strada e, dietro di essa, una grande stanza di soggiorno e la latrina. Un incendio mise fine all’utilizzazione a fini commerciali di questo impianto e di quello con esso confinante a nord ( _taberna_ 2), solo parzialmente messo in luce. La datazione di questo catastrofico evento può essere fissata con una certa precisione alla seconda metà del IV secolo d.C. sulla base del rinvenimento di un “tesoretto” nello strato di incendio della taberna 2 composto da più di 250 monete (delle quali più di 70 riferibili al regno di Costanzo II, 337-361).
  • AIAC_2487 - Fossa - 2009
    Il paesaggio storico dell’odierno comune di Fossa è il risultato di una serie di mutamenti delle forme insediative in un periodo di “lunga durata”, durante il quale gli stanziamenti dell’età del Ferro e preromana (villaggio e cinta di Monte Cerro, necropoli vestina), di età romana ( _praefectura_ di _Aveia_ ) e medievale si distribuirono in un’area di pochi chilometri quadrati senza sovrapporsi distruttivamente. Al fine di documentare le evidenze riferibili all’età romana (mura e i probabili resti di un teatro) e in considerazione del fatto che la città romana di Aveia, identificata fin dal Settecento, non era mai stata oggetto di ricerche sistematiche, l’Università di Napoli “L’Orientale” aveva programmato dal 2007, in accordo con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo, l’esecuzione di una serie di rilevamenti georadar e di sondaggi stratigrafici. Il terremoto del 6 aprile 2009, causa di tragiche distruzioni nel tessuto abitativo della città moderna di Fossa, ha reso ancora più impellente un intervento finalizzato all’identificazione e al recupero di tutte le evidenze archeologiche presenti nel territorio; e ciò non solo per la salvaguardia di quanto si è conservato dell’antica Aveia, ma anche perché la sensibilità e l’interesse mostrati dalla popolazione locale nei confronti delle proprie origini all’indomani dello scavo della grande necropoli vestina hanno rilevato come l’archeologia possa rappresentare un fattore di coesione per una comunità già duramente provata nella propria identità storica e culturale dal calo demografico causato dalla grande migrazione della seconda metà del Novecento. L’interesse dell’équipe dell’Università di Napoli “L’Orientale” si è concentrato nello studio delle mura di Aveia, con il duplice scopo di favorire la tutela del sito archeologico - individuandone chiaramente i limiti sul terreno, specie nella zona ‘bassa’ della città, ove questi erano di fatto scomparsi alla vista - e di definire l’entità e la cronologia degli interventi antichi, dall’epoca della nascita dell’insediamento romano a quella del suo abbandono. La prima operazione è consistita nell’identificazione e pulizia di tutte le evidenze riconoscibili delle mura, in gran parte nascoste alla vista da una fitta vegetazione, al fine di poter eseguire un dettagliato rilievo 3D. Nella zona ‘bassa’ della città, in particolare nella parte che si supponeva coincidente con l’angolo sud-orientale della cinta muraria, sono stati effettuati due sondaggi stratigrafici e l’intera pulizia di un tratto lungo circa 120 metri. Quanto emerso dallo scavo ha mostrato che in quel punto le mura – dall’andamento leggermente curvilineo secondo quanto prescritto dai trattati di architettura della tarda età repubblicana (Vitruvio, I, 5, 5) – piegavano decisamente per formare un angolo di raccordo fra i tratti est e sud. Per proteggere meglio questo settore, considerato evidentemente molto vulnerabile, alle mura fu addossata una semitorre, interpretabile (in attesa di un ampliamento dello scavo) come camera di lancio per macchine da guerra (catapulte o baliste), ricovero per il corpo di guardia o torre di fiancheggiamento di una porta urbica. La sistematica operazione di spoglio delle mura, protrattasi per lungo tempo dopo l’abbandono definitivo di _Aveia_, rende molto difficile un sicuro inquadramento cronologico della loro costruzione; ciò nonostante, sulla base di alcuni materiali recuperati nella fossa di fondazione di una canalizzazione realizzata contemporaneamente alle mura, si può al momento proporre per la realizzazione della cinta una datazione ai primi decenni del I secolo d.C.