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AIAC_1974 - San Pietro in Cotto - 2009
Il Dipartimento di Archeologia dell’Università di Bologna – Insegnamento di Archeologia Medievale, in accordo con la Soprintendenza dei Beni Archeologici dell’Emilia Romagna, ha effettuato, nel mese di maggio, la seconda campagna di scavi archeologici presso il sito di podere Faetani.
Lo scavo archeologico è proseguito nei due settori già indagati l’anno passato, mettendo in luce le fasi di frequentazione dell’edificio di età imperiale e quelle di costruzione del percorso viario.
E’stato individuato il primo impianto di una strada glareata di cui erano stati scavati diversi rifacimenti nella campagna di indagini precedente; in base al materiale ceramico rinvenuto, l’esecuzione è da collocare dopo il I secolo d.C. La carreggiata è larga circa 3 metri e costituita da ciottoli di fiume disposti in modo abbastanza regolare; non sono state individuate orme carraie e apprestamenti di deflusso idrico.
Le indagini sono state approfondite anche in corrispondenza dell’edificio di età romana di cui, l’anno passato, erano state indagate le fasi di abbandono e distruzione delle strutture murarie. E’ stata riportata in luce parte di due vani appartenenti a un complesso edilizio piuttosto monumentale, databile all’età repubblicana – imperiale, il cui stato di conservazione è risultato compromesso a causa delle attività di spoliazione. L’edificio era dotato di ambienti riscaldati e di almeno una vasca termale mosaicata; i reperti individuati permettono poi di ipotizzare che fosse decorato con rivestimenti in marmo policromo, affreschi e pavimenti mosaicati. Anche la cultura materiale denota un buon livello qualitativo, come attesta la presenza di ceramica fine da mensa, anche d’importazione, e numerosi oggetti in metallo, sia di ambito domestico sia di uso personale. Tutti questi elementi rendono plausibile interpretare il complesso edilizio come una villa urbano-rustica; a tale proposito merita attenzione il fatto che in passato, per la Piana di San Pietro in Cotto, era già stata formulata l’ipotesi della presenza di una o più villae, se non di un vero e proprio centro aggregativo, inserite nel sistema di appoderamento agricolo.
Il sito mostra una lunga occupazione: le prime tracce di frequentazione sono da porre in età repubblicana (II – I sec. a. C.), come sembrano indicare numerosi frammenti residuali di ceramica a vernice nera; non è possibile specificare tuttavia se a tale periodo vada fatto risalire la presenza del complesso edilizio o una frequentazione di tipo diverso. La villa è attestata sicuramente dalla prima età imperiale, come testimonia il numeroso materiale ceramico di I sec. d.C., fino al V sec., periodo che segna l’abbandono degli ambienti indagati.
Oltre allo scavo archeologico, il progetto prevedeva una serie di prospezioni geomagnetiche effettuate nell’area prospiciente a quella di scavo (posta nel comune di Montefiore Conca) in cui affiorano reperti e materiali fittili, probabilmente da mettere in relazione con le evidenze individuate nell’attiguo podere Faetani. Le prospezioni purtroppo non hanno rilevato evidenze strutturali significative, probabilmente a causa dell’intensa attività agricola svolta nell’area.
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AIAC_2019 - Area portuale di Classe - 2005
A partire dal 2001 l’insegnamento di Archeologia Medievale dell’Università di Bologna – sede di Ravenna, si è impegnato in una serie di progetti ed interventi di scavo presso la città abbandonata di Classe, a Sud di Ravenna. La città, preceduta da alcune necropoli e ville in età imperiale, nacque nel V secolo come centro-satellite della vicina Ravenna, e in particolare come porto commerciale di quest’ultima, al momento in cui venne scelta come sede imperiale d’Occidente.
Nel quartiere portuale di Classe sono innanzitutto venute alla luce alcune tracce di occupazione di età imperiale. Si tratta di poche strutture, probabilmente riconducibili ad una villa suburbana con fasi di II-III secolo. A questa è da riferire, tra l’altro, un pavimento a mosaico in tessere bianche e nere con decorazione geometrica.
All’inizio del V secolo risale invece la realizzazione dell’impianto portuale vero e proprio. Si tratta di un porto-canale, articolato su due principali infrastrutture: il canale che poneva in comunicazione la costa con l’interno e, più a nord, la città di Ravenna; e una strada con pavimentazione in basoli che – almeno per un tratto – aveva un andamento parallelo allo stesso canale.
Il quartiere era costituito essenzialmente da magazzini, affacciati sul canale e sulla strada. Questi edifici hanno restituito quantitativi straordinari di ceramiche, grazie alle quali sono stati definiti nel dettaglio i rapporti commerciali tra Ravenna e il Mediterraneo. L’impianto ebbe una vita piuttosto lunga, e quasi ogni edificio fu interessato da trasformazioni di carattere differente nel corso del tempo. La lenta scomparsa del porto inizia già nella seconda metà del VII secolo, quando i volumi delle merci si rarefanno a causa del declino del grande commercio transmarino e alcuni magazzini vengono occupati da piccole abitazioni. Contemporaneamente trovano posto nel quartiere alcune sepolture. L’occupazione prosegue almeno fino all’VIII secolo, quando ormai i magazzini sono quasi completamente in rovina e vengono in parte sostituiti da piccole strutture seminterrate in legno.
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AIAC_827 - Basilica di S. Severo - 2008
A partire dal 2001 l’insegnamento di Archeologia Medievale dell’Università di Bologna – sede di Ravenna, si è impegnato in una serie di progetti ed interventi di scavo presso la città abbandonata di Classe, a Sud di Ravenna. La città, preceduta da alcune necropoli e ville in età imperiale, nacque nel V secolo come centro-satellite della vicina Ravenna, e in particolare come porto commerciale di quest’ultima, al momento in cui venne scelta come sede imperiale d’Occidente.
La basilica di San Severo, individuata sul terreno e parzialmente portata alla luce negli anni’60 del secolo scorso, dal 2006 è al centro di un nuovo progetto di scavo e indagini archeologiche.
Le prime tracce di occupazione dell’area consistono principalmente nei resti di una villa suburbana. Si tratta di un complesso notevole, di cui facevano parte svariati ambienti con pavimentazione a mosaico e in cocciopesto, vasche rivestite in marmo e un impianto termale. La fase più antica delle strutture sembra risalire all’età augustea. Non lontana dalla villa si trovava una necropoli.
L’impianto fu verosimilmente occupato fino all’inizio del VI secolo, epoca alla quale risale il pavimento a mosaico più tardo. Già nella prima metà del V secolo la zona accolse un piccolo edificio rettangolare absidato, probabilmente il monasterium di S. Ruffillo nel quale venne originariamente traslato il corpo del vescovo Severo. In seguito, verso gli ultimi decenni del VI secolo, il monastero fu affiancato a Sud da un altro edificio a pianta rettangolare, di dimensioni analoghe, e a Nord dalla basilica. Questa era un notevole organismo architettonico a tre navate, preceduto da un nartece e concluso ad Est da un’unica abside, poligonale all’esterno e semicircolare all’interno. Le dimensioni dell’aula sono pari a m 65 x 27. Accanto all’abside fu poi costruita in un secondo momento un’aula di forma quadrata, con orientamento differente, la cui pavimentazione in laterizi risulta realizzata nel corso del VII secolo.
Fin dall’epoca della costruzione del complesso alcuni nuclei di sepolture si concentrarono nei pressi della basilica, in particolare attorno all’abside e ai muri perimetrali.
Alcune strutture riferibili al monastero altomedievale, la cui prima menzione risale al X secolo, sono state rinvenute a ridosso della basilica sul lato Nord; tra queste si individua una torre. Nel corso del XII secolo si colloca poi la costruzione del campanile, una struttura in laterizi a pianta quadrata (m 7 x 7.40). A Sud della basilica, invece, nel corso della campagna 2008 sono venuti alla luce i resti del chiostro bassomedievale del monastero e di alcuni ambienti affacciati su di esso.
Dopo un lungo declino, dovuto anche ad una serie di attività di spoliazione degli arredi interni, la basilica fu poi ricostruita con dimensioni inferiori alle precedenti, una prima volta nel XV secolo ed una seconda nel XVIII.
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AIAC_827 - Basilica di S. Severo - 2009
Gli scavi di quest’ultima campagna di indagini si sono svolte in un area di circa 1000 mq posta a sud della chiesa tardoantica, con l’obiettivo di riportare alla luce le strutture del monastero medievale. Pochi cm al di sotto del piano di calpestio sono state identificate le rasature dei muri che costituivano l’imponente complesso monastico. Si tratta di un grande edificio rettangolare (m 60x13), preceduto da un portico sostenuto da colonne e pilastri alternati, parallelo alla navata meridionale della basilica. Sul lato sud di questo edificio sono stati identificati numerosi ambienti di servizio realizzati in materiale deperibile e un altro fabbricato, in muratura, inizialmente distinto dal complesso monastico.
Le strutture in laterizi del monastero sono state interamente e sistematicamente spoliate fino alle fondazioni e a pochi filari dell’alzato originario, in un periodo compreso tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo. Solo l’edificio posto a sud-est sembra aver avuto una vita più lunga, con spoliazioni che si datano tra il XVII e il XVIII secolo.
Lo scavo ha chiarito che l’impianto originario di questo complesso si data alla prima metà del X secolo, grazie ai materiali associati alle stratificazioni tagliate dalle fondazioni dei muri perimetrali.
Un portico monumentale era collegato con un muro di recinzione al sacello funerario che ospitava la sepoltura di S. Severo e lo racchiudeva in un vasto chiostro rettangolare, interrotto sul lato est da un braccio di raccordo tra la basilica e il complesso monastico. Verso la metà del XIII secolo venne realizzato un ulteriore portico che separava il chiostro dal sacello. Il monastero disponeva così di due chiostri: il primo, più piccolo, con la memoria della sepoltura di S. Severo; il secondo, più ampio, con un pozzo nel settore centrale. Nel XIII secolo furono realizzati alcuni vialetti di collegamento tra il centro del chiostro e i la facciata del monastero.
Nel settore centrale dell’edificio è stato identificato un ampio refettorio scandito da pilastri rettangolari. Verso la fine del XIV secolo questo edificio subì diverse modifiche e restrizioni che portarono alla realizzazione di un piccolo ambiente quadrangolare, sul lato est, destinato all’essiccazione e all’affumicatura del pesce. Sono state poi identificate le tracce delle numerose installazioni in legno che dovevano sostenere i pesci e il focolare al centro, con migliaia di resti faunistici sul pavimento in malta. L’edificio sembra essere stato abbandonato nella metà del XV secolo, nello stesso periodo in cui anche la basilica subì un ridimensionamento consistente, con l’abbattimento delle navate laterali.
L’edificio rinvenuto presso l’angolo sud-est dell’area di scavo era anch’esso originariamente diviso da pilastri centrali. Verso la metà del XIV secolo venne collegato al complesso monastico attraverso una struttura in pisè, rinvenuta sul lato ovest. Dopo un crollo del tetto, avvenuto agli inizi del XV secolo, il lato ovest dell’edificio venne rialzato con uno spesso strato di argilla estremamente selezionata (m 0,5 ca) e sopra fu installato un focolare rettangolare e una struttura di lavorazione in laterizi di forma ovale. L’ambiente fu abbandonato nel XVI secolo e successivamente spoliato.
Nei pressi del sacello tardoantico sono state infine scavate alcune sepolture privilegiare realizzate in cassa di laterizi. All’interno vi trovavano posto numerosi individui (fino a 8-9) probabilmente appartenenti allo stesso gruppo familiare. Sepolture individuali sono state invece trovate a ridosso del muro perimetrale del monastero, a testimonianza del perdurare di questa tipologia funeraria anche nel corso del Medioevo inoltrato.
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AIAC_827 - Basilica di S. Severo - 2013
L’area archeologica di San Severo a Classe è stata oggetto di otto campagne di scavo tra il 2006 e il 2013. Le indagini si sono concentrate in 5 aree principali, localizzate in posizioni strategiche per la comprensione e l’analisi del sito: l’area interna alla chiesa (area I), l’area posta sul lato nord dell’edificio (area II), l’area posta a sud della chiesa (area III), l’area davanti al nartece (area IV), l’area a est dell’abside (settore 12000).
Il deposito indagato in tutti e quattro i diversi settori è caratterizzato da uno spessore di circa un metro, prodotto dalle numerose fasi dalla sequenza insediativa. Nel prosieguo delle indagini (2013), per comprendere meglio la funzione del complesso monastico nell’area III, è stato approfondito lo scavo di alcuni settori situati all’interno e all’esterno del complesso monastico. Sono state identificate alcune zone produttive tra la sala capitolare e un ampliamento del complesso monastico altomedievale, lungo il braccio est, legata alla produzione di una campana. È stato inoltre scavato lo _scriptorium_ e il refettorio, in cui sono state riportate alla luce le fasi originarie che mostrano una diversa articolazione dello spazio interno al monastero. Nel chiostro sono state inoltre scavate due fosse destinate a ossario e una vasca con tracce di recinti marmorei al centro esatto del giardino, di fronte e precedente il lavatoio di XI secolo. Nuove sepolture sono state inoltre scavate nell’area del nartece e all’interno del sacello tardoantico, tra cui spicca la tomba al centro dell’abside, databile alla metà del IV secolo e associata al proprietario della villa nella sua fase tardoromana.
Nuove strutture di servizio e _atelier_ per le attività di produzione del monastero sono state infine identificate sul lato sud del complesso, destinate alla lavorazione del metallo e ad altre manifatture legate alla vita quotidiana della comunità monastica (macinazione del grano, immagazzinamento dei cereali, allevamento di pollame).