- Item
- AIAC_2522
- Name
- Rocca Cerbaia
- Date Range
- 900 – 1500
- Monuments
- Castle
Seasons
-
AIAC_2522 - Rocca Cerbaia - 2004Lo scavo ha interessato il vano rettangolare d’ingresso (A) di 5x4 m dell’edificio posto nella parte sudoccidentale del sito, nelle immediate adiacenze della porta meridionale della cinta muraria. Si tratta di un edificio a pianta rettangolare orientato NE/SO, di ca. 11x12 m, costituito da almeno 3 ambienti (A, B e C). L’edificio, di cui non è stato individuato il lato nordorientale, in origine poteva raggiungere ca 20 m di lunghezza ed è interpretabile come il palatio novo, citato in un documento del 1339, probabilmente, costruito tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo. L’edificio, eretto perpendicolarmente alla curve di livello, era disposto su due livelli: il piano terra (forse composto da un unico ambiente), delimitato a nordest dalla parete rocciosa, ed il piano superiore impostato, a nordest, sul piano roccioso e in aggetto a sudovest. L’unico accesso individuato, posto al piano terreno lungo il lato sudorientale, aveva una porta in legno a doppio battente, chiusa con un duplice sistema di pali orizzontali che scorrevano all’interno della muratura e da una serratura in ferro. Lo scavo ha messo in evidenza la presenza di una scala, addossata al muro sudoccidentale dell’ambiente e parzialmente rifatta tra la fine XV ed inizio XVI secolo, composta da un basamento in muratura e da un elevato ligneo. L’indagine stratigrafica ha permesso di chiarire come, all’inizio del XVI secolo, dopo un periodo di abbandono durato circa un secolo, l’edificio venga ristrutturato e trasformato in corpo di guardia per i soldati inviati dal governo fiorentino a controllare la Val Bisenzio nel timore che questa fosse la via di transito scelta dalle truppe spagnole dirette su Prato e Firenze. Il grande vano al piano terra viene suddiviso in tre distinti ambienti (A, B e C) e viene realizzata una nuova pavimentazione formata da lastre scistose e frammenti laterizi posti di piatto. Viene probabilmente rifatto anche il solaio del piano superiore, che in questa fase presenta una pavimentazione in mezzane. La copertura era realizzata in embrici e coppi ed era, probabilmente, ad un solo spiovente, inclinato da nordest verso sudovest. Il focolare posizionato al centro dell’ambiente, attestato dalle tracce di termotrasformazione e da un sottile strato di cenere e carboni, risulta di difficile collocazione cronologica e potrebbe essere sia funzionale al riscaldamento dei soldati, sia di eventuali e successivi frequentatori occasionali. L’abbandono della struttura sembra essere effettivo già tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII, quando crolla il solaio del piano superiore, sul quale in parte era già crollato il tetto. La quantità minore di embrici e coppi, rispetto alle mezzane del solaio potrebbe indicare un parziale recupero di questi materiali prima del crollo del solaio stesso. I numerosi frammenti ceramici, interi o ricostruibili, di graffita policroma, di area fiorentina ed emiliana, e di maiolica di Montelupo databili tra la fine del XV e la prima metà del XVI secolo, associati a testi in ceramica grezza, potrebbero testimoniare la presenza, al piano superiore, di un refettorio e di una cucina.
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AIAC_2522 - Rocca Cerbaia - 2008Le indagini archeologiche sono state eseguite all’interno del Palazzo pentagonale, nel punto altimetricamente più levato dell’insediamento. Anteriormente all’XI secolo l’area è caratterizzata da una forte pendenza verso sudest. Le tracce della più antica frequentazione antropica sono determinate dalla presenza di quattro buche per palo e di due focolari, posti nella porzione nordorientale. Le buche, due delle quali con zeppe litiche al proprio interno, sono tagliate direttamente nel cappellaccio argillitico. La disposizione delle buche e dei focolari, fa pensare alla presenza di due distinte strutture lignee - due capanne? - poste nella porzione sommitale del rilievo. L’assenza di reperti non permette una datazione più precisa, che pertanto è stata determinata in maniera relativa, come anteriore alla successiva fase cimiteriale. Nel corso dell’XI-XII secolo, infatti, si instaura una piccola area cimiteriale composta da 7 sepolture infantili, 6 concentrate nella parte orientale del cimitero, orientate E/O, con la testa ad occidente, ed una nella porzione nordorientale, orientata sudovest-nordest con la testa rivolta a sudovest. Le sepolture sono tutte in fossa terragna, ad eccezione di una che è in cassa litica con lastre di copertura. In un momento di poco posteriore all’utilizzo cimiteriale, viene realizzata un cassero, eretto con una muratura in bozze di arenaria, che probabilmente occupava tutta la sommità, e della quale rimane traccia della porzione nordorientale del muro perimetrale settentrionale e di parte del muro sudorientale, tra loro immorsati. Tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo l’area sommitale viene spianata e il cassero demolito, per la costruzione della doppia struttura pentagonale (Palazzo con torre centrale). La costruzione inizia dalla torre centrale, mentre una parte del cantiere si impianta nella porzione meridionale, dove sono presenti la fossa per impastare la calce ed una serie di buche di palo. Ad un momento posteriore, probabilmente durante i lavori di rifacimento databili al XIV secolo, è da riferire la realizzazione di una struttura in pietra, interrata, concava, semicircolare, lunga 4,90 m, larga 0,50 m e profonda 2m, con un dente nella parte centrale, che è stata interpretata come l’alloggiamento per la ruota lignea di un argano sollevatore, avente un elemento verticale, anch’esso in legno, alloggiato nel dente centrale. Terminato l’utilizzo, l’alloggiamento interrato viene obliterato con materiale macerioso, viene costruita una scala in pietra e viene stesa una pavimentazione in lastre di argilloscisti giustapposte a secco, divise in quattro settori corrispondenti agli spigoli della torre. Lo scavo non ha permesso di individuare fasi relative al XV secolo, confermando, almeno in quest’area, un momento di abbandono o quantomeno di scarsa frequentazione dell’edificio. Solo nella prima metà del XVI secolo il Palazzo subisce alcuni interventi di ripristino forse da ricollegare al riarmo della fortezza in funzione antispagnola o ad una nuova proprietà. All’inizio del XVI secolo viene, infatti, rifatta parte della pavimentazione nella porzione sudorientale e ristrutturata la scala, quindi vengono riorganizzati gli spazi interni con la creazione di tre piccoli vani comunicanti antistanti l’ingresso.
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AIAC_2522 - Rocca Cerbaia - 2009Rocca Cerbaia è stata interessata, nel corso del biennio 2008-2009, da un consistente intervento di restauro conservativo ed integrativo, atto conclusivo della prima fase di un percorso finalizzato alla valorizzazione del sito e alla realizzazione di un parco archeologico. I lavori di restauro sono stati così affiancati da una continua attività di assistenza archeologica. L’area corrispondente alla zona del tracciato delle prima cinta muraria, è stato oggetto di una cospicua attività di scavo. I lavori, finalizzati alla ricostruzione parziale del muro di cinta necessaria a consentire una migliore e più sicura accessibilità del sito, erano volti ad individuare le tracce ancora presenti della struttura difensiva, per consentire di comprenderne la disposizione planimetrica e le dinamiche di crollo. Lo scavo, eseguito sia a mano, sia con l’ausilio di un piccolo mezzo meccanico, ha interessato un’area a forte pendenza posta a Sud del Palazzo pentagonale, ed ha permesso di notare come le mura, di cui rimanevano brevi tratti del sacco, aderenti al profilo roccioso, siano state erette ai piedi della parte più rilevata della sommità, direttamente contro roccia, regolarizzando la base di imposta, senza che fosse scavata una fossa di fondazione. Il muro di cinta si dispiegava, quindi, a ventaglio, con una serie di angoli ottusi, che venivano a formare sei lati successivi che seguivano piuttosto fedelmente il profilo dell’affioramento roccioso. Il potente deposito archeologico è risultato costituito da elementi di crollo che si presentavano sia come singoli conci associati a grumi di malta, sia come porzioni consistenti di muratura che conservavano ancora almeno uno dei paramenti e, in alcuni casi, entrambi. Due di queste porzioni, ripulite e lasciate in loco, a testimoniare sia le tracce originarie delle muratura, sia l’avvenuto crollo della struttura stessa, corrispondono a due differenti angoli della struttura difensiva ed in un caso conservano anche la traccia delle buche pontaie allineate. Un ulteriore blocco di muratura di minori dimensioni, è stato interpretato sulla base sia della tecnica muraria, sia del suo spessore come parte del crollo del soprastante palazzo. L’assenza di elementi di datazione, non consente di definire con precisione la cronologia del crollo, che appare, comunque essere il risultato di un lungo processo diacronico avvenuto durante il periodo di abbandono postmedievale del sito. Le cause sembrano, invece, da rintracciare nella natura stessa del litotipo del substrato roccioso, dovuto alla sua scarsa coesione che porta ad uno scivolamento, anche attuale, dei differenti piani rocciosi verso sud, come ben testimonia la posizione delle stesse murature crollate, che appaiono scivolate e non ribaltate.
Media
- Name
- Rocca Cerbaia
- Year
- 2004
- Summary
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it
Lo scavo ha interessato il vano rettangolare d’ingresso (A) di 5x4 m dell’edificio posto nella parte sudoccidentale del sito, nelle immediate adiacenze della porta meridionale della cinta muraria. Si tratta di un edificio a pianta rettangolare orientato NE/SO, di ca. 11x12 m, costituito da almeno 3 ambienti (A, B e C). L’edificio, di cui non è stato individuato il lato nordorientale, in origine poteva raggiungere ca 20 m di lunghezza ed è interpretabile come il palatio novo, citato in un documento del 1339, probabilmente, costruito tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo. L’edificio, eretto perpendicolarmente alla curve di livello, era disposto su due livelli: il piano terra (forse composto da un unico ambiente), delimitato a nordest dalla parete rocciosa, ed il piano superiore impostato, a nordest, sul piano roccioso e in aggetto a sudovest. L’unico accesso individuato, posto al piano terreno lungo il lato sudorientale, aveva una porta in legno a doppio battente, chiusa con un duplice sistema di pali orizzontali che scorrevano all’interno della muratura e da una serratura in ferro. Lo scavo ha messo in evidenza la presenza di una scala, addossata al muro sudoccidentale dell’ambiente e parzialmente rifatta tra la fine XV ed inizio XVI secolo, composta da un basamento in muratura e da un elevato ligneo. L’indagine stratigrafica ha permesso di chiarire come, all’inizio del XVI secolo, dopo un periodo di abbandono durato circa un secolo, l’edificio venga ristrutturato e trasformato in corpo di guardia per i soldati inviati dal governo fiorentino a controllare la Val Bisenzio nel timore che questa fosse la via di transito scelta dalle truppe spagnole dirette su Prato e Firenze.
Il grande vano al piano terra viene suddiviso in tre distinti ambienti (A, B e C) e viene realizzata una nuova pavimentazione formata da lastre scistose e frammenti laterizi posti di piatto. Viene probabilmente rifatto anche il solaio del piano superiore, che in questa fase presenta una pavimentazione in mezzane. La copertura era realizzata in embrici e coppi ed era, probabilmente, ad un solo spiovente, inclinato da nordest verso sudovest. Il focolare posizionato al centro dell’ambiente, attestato dalle tracce di termotrasformazione e da un sottile strato di cenere e carboni, risulta di difficile collocazione cronologica e potrebbe essere sia funzionale al riscaldamento dei soldati, sia di eventuali e successivi frequentatori occasionali. L’abbandono della struttura sembra essere effettivo già tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII, quando crolla il solaio del piano superiore, sul quale in parte era già crollato il tetto. La quantità minore di embrici e coppi, rispetto alle mezzane del solaio potrebbe indicare un parziale recupero di questi materiali prima del crollo del solaio stesso. I numerosi frammenti ceramici, interi o ricostruibili, di graffita policroma, di area fiorentina ed emiliana, e di maiolica di Montelupo databili tra la fine del XV e la prima metà del XVI secolo, associati a testi in ceramica grezza, potrebbero testimoniare la presenza, al piano superiore, di un refettorio e di una cucina. -
en
Excavations were undertaken in the rectangular entrance (A), 5 x 4 m, of the building situated in the south-western part of the site, in the immediate vicinity of the south gate in the curtain wall. The building had a rectangular plan on a north-east/south-west alignment, measuring circa 11 x 12 m and constituted by at least three rooms (A, B and C). The structure, whose north wall was not found, could originally have reached a length of circa 20 m. It can be interpreted as the palatio novo, mentioned in a document of 1339, probably constructed between the end of the 13th-beginning of the 14th century. The building had two levels: the ground floor (perhaps just one room), was delimited to the north-east by the rock face, and the upper floor was built to the north-east on the bedrock and projected to the south-west. The only entrance identified, situated on the ground floor in the south-eastern side, had a double wooden door, closed by a double system of horizontal poles which ran inside the walls and by an iron lock. The excavation revealed the presence of a staircase up against the south-western wall, comprising a masonry built base and wooden steps. It was partially rebuilt between the end of the 15th-begionning of the 16th century. The stratigraphy showed that, at the beginning of the 16th century, following circa a century of abandonment, the building was restructured and transformed into a guardhouse for soldiers sent by the Florentine government to control the Val Bisenzio for fear that this was the route chosen by the Spanish troops marching on Prato and Florence.
The large space forming the ground floor was divided into three distinct rooms (A, B and C) and the floor newly paved with shale slabs and tile/brick fragments laid flat. The upper floor was also probably remade and presented a paving of mezzane tiles. The roof was constituted by imbrices and tiles and probably had a single slope, north-east to south-west. The hearth was positioned at the centre of the space, as attested by traces of thermo-transformation and a thin layer of ash and charcoal. It is difficult to date and could have been used both by the soldiers and later, occasional occupants. The structure seems to have been definitively abandoned between the end of the 16th century and the beginning of the 17th century, when the upper floor, onto which part of the roof had already fallen, collapsed. The smaller number of imbrices and tiles with respect to the mezzane tiles may indicate a partial recovery of this material before the collapse of the roof itself. The large amount of pottery including intact or reconstructable vases, polychrome graffita from the Florentine and Emilian areas and majolica from Montelupo datable to between the end of the 15th century and the first half of the 16th century, associated with course ware testi, may attest the presence of a refectory and kitchen on the upper floor. - Summary Author
- Gabriele Gattiglia
- Director
- Marco Milanese
- Research Body
- Università degli Studi di Pisa
Media
- Name
- Rocca Cerbaia
- Year
- 2008
- Summary
-
it
Le indagini archeologiche sono state eseguite all’interno del Palazzo pentagonale, nel punto altimetricamente più levato dell’insediamento. Anteriormente all’XI secolo l’area è caratterizzata da una forte pendenza verso sudest. Le tracce della più antica frequentazione antropica sono determinate dalla presenza di quattro buche per palo e di due focolari, posti nella porzione nordorientale. Le buche, due delle quali con zeppe litiche al proprio interno, sono tagliate direttamente nel cappellaccio argillitico. La disposizione delle buche e dei focolari, fa pensare alla presenza di due distinte strutture lignee - due capanne? - poste nella porzione sommitale del rilievo. L’assenza di reperti non permette una datazione più precisa, che pertanto è stata determinata in maniera relativa, come anteriore alla successiva fase cimiteriale. Nel corso dell’XI-XII secolo, infatti, si instaura una piccola area cimiteriale composta da 7 sepolture infantili, 6 concentrate nella parte orientale del cimitero, orientate E/O, con la testa ad occidente, ed una nella porzione nordorientale, orientata sudovest-nordest con la testa rivolta a sudovest. Le sepolture sono tutte in fossa terragna, ad eccezione di una che è in cassa litica con lastre di copertura. In un momento di poco posteriore all’utilizzo cimiteriale, viene realizzata un cassero, eretto con una muratura in bozze di arenaria, che probabilmente occupava tutta la sommità, e della quale rimane traccia della porzione nordorientale del muro perimetrale settentrionale e di parte del muro sudorientale, tra loro immorsati.
Tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo l’area sommitale viene spianata e il cassero demolito, per la costruzione della doppia struttura pentagonale (Palazzo con torre centrale). La costruzione inizia dalla torre centrale, mentre una parte del cantiere si impianta nella porzione meridionale, dove sono presenti la fossa per impastare la calce ed una serie di buche di palo. Ad un momento posteriore, probabilmente durante i lavori di rifacimento databili al XIV secolo, è da riferire la realizzazione di una struttura in pietra, interrata, concava, semicircolare, lunga 4,90 m, larga 0,50 m e profonda 2m, con un dente nella parte centrale, che è stata interpretata come l’alloggiamento per la ruota lignea di un argano sollevatore, avente un elemento verticale, anch’esso in legno, alloggiato nel dente centrale. Terminato l’utilizzo, l’alloggiamento interrato viene obliterato con materiale macerioso, viene costruita una scala in pietra e viene stesa una pavimentazione in lastre di argilloscisti giustapposte a secco, divise in quattro settori corrispondenti agli spigoli della torre. Lo scavo non ha permesso di individuare fasi relative al XV secolo, confermando, almeno in quest’area, un momento di abbandono o quantomeno di scarsa frequentazione dell’edificio.
Solo nella prima metà del XVI secolo il Palazzo subisce alcuni interventi di ripristino forse da ricollegare al riarmo della fortezza in funzione antispagnola o ad una nuova proprietà. All’inizio del XVI secolo viene, infatti, rifatta parte della pavimentazione nella porzione sudorientale e ristrutturata la scala, quindi vengono riorganizzati gli spazi interni con la creazione di tre piccoli vani comunicanti antistanti l’ingresso. -
en
Excavations were undertaken inside the pentagonal palace, situated on the highest point of the settlement. Prior to the 11th century the area was characterised by a sharp slope to the south-east. Traces of the earliest occupation were represented by four post holes and two hearths, situated in the north-eastern part. The post holes, two of which full of lithics, were cut directly into the clay-capellaccio bedrock. The arrangement of the post holes and hearths suggests the presence of two distinct timber structures – two huts? – situated on top of the hill. Due to the lack of finds the structures are dated generically to a period prior to the cemetery phase. In fact, during the 11th-12th century a small cemetery was laid out, comprising seven infant burials. Six were concentrated in the eastern part, orientated east-west, the heads to the west. One burial was in the north-eastern part, orientated south-west/north-east, with the head to the south-west. All of the burials were in earth graves with the exception of one in a stone coffin with covering slabs. In a period only slightly later than the use of the cemetery, a keep was built in sandstone blocks, which probably occupied the whole of the summit area. Traces remain of the north-eastern section of the north perimeter wall and part of the south-eastern wall which were quoined together.
Between the end of the 12th and the beginning of the 13th century the summit area was levelled and the keep demolished in order to make way for the construction of the double pentagonal structure (palace with central tower). Construction began with the central tower, whilst a part of the building site was set up in the southern part of the area, where the pit for mixing lime and a series of post holes were found. Subsequently, probably during restructuring in the 16th century, a stone structure was put into place. It was sunken into the ground, concave, semicircular, 4.90 m long and 0.50 m wide and 2 m deep, with an indentation in the central part which has been interpreted as the housing for the wooden wheel of a winch having a vertical element, also timber, which fitted into the central indentation. When it fell out of use the structure was obliterated by rubble, a stone staircase was built and a paving of clay-shale slabs was laid without mortar, divided into four sectors corresponding to the four corners of the tower. The excavation did not identify any 15th century phases, confirming, at least in this area, a period of abandonment or at least scarce occupation of the building.
It was only in the first half of the 16th century that the palace underwent some restoration, perhaps to be linked to the rearming of the fortress against the Spanish threat or to new owners. In fact, at the beginning of the 16th century part of the paving in the south-east sector was relaid and the staircase restructured and then the internal spaces were reorganised through the creation of three small intercommunicating rooms in front of the entrance. - Summary Author
- Gabriele Gattiglia
Media
- Name
- Rocca Cerbaia
- Year
- 2009
- Summary
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it
Rocca Cerbaia è stata interessata, nel corso del biennio 2008-2009, da un consistente intervento di restauro conservativo ed integrativo, atto conclusivo della prima fase di un percorso finalizzato alla valorizzazione del sito e alla realizzazione di un parco archeologico. I lavori di restauro sono stati così affiancati da una continua attività di assistenza archeologica. L’area corrispondente alla zona del tracciato delle prima cinta muraria, è stato oggetto di una cospicua attività di scavo. I lavori, finalizzati alla ricostruzione parziale del muro di cinta necessaria a consentire una migliore e più sicura accessibilità del sito, erano volti ad individuare le tracce ancora presenti della struttura difensiva, per consentire di comprenderne la disposizione planimetrica e le dinamiche di crollo.
Lo scavo, eseguito sia a mano, sia con l’ausilio di un piccolo mezzo meccanico, ha interessato un’area a forte pendenza posta a Sud del Palazzo pentagonale, ed ha permesso di notare come le mura, di cui rimanevano brevi tratti del sacco, aderenti al profilo roccioso, siano state erette ai piedi della parte più rilevata della sommità, direttamente contro roccia, regolarizzando la base di imposta, senza che fosse scavata una fossa di fondazione. Il muro di cinta si dispiegava, quindi, a ventaglio, con una serie di angoli ottusi, che venivano a formare sei lati successivi che seguivano piuttosto fedelmente il profilo dell’affioramento roccioso. Il potente deposito archeologico è risultato costituito da elementi di crollo che si presentavano sia come singoli conci associati a grumi di malta, sia come porzioni consistenti di muratura che conservavano ancora almeno uno dei paramenti e, in alcuni casi, entrambi. Due di queste porzioni, ripulite e lasciate in loco, a testimoniare sia le tracce originarie delle muratura, sia l’avvenuto crollo della struttura stessa, corrispondono a due differenti angoli della struttura difensiva ed in un caso conservano anche la traccia delle buche pontaie allineate. Un ulteriore blocco di muratura di minori dimensioni, è stato interpretato sulla base sia della tecnica muraria, sia del suo spessore come parte del crollo del soprastante palazzo. L’assenza di elementi di datazione, non consente di definire con precisione la cronologia del crollo, che appare, comunque essere il risultato di un lungo processo diacronico avvenuto durante il periodo di abbandono postmedievale del sito. Le cause sembrano, invece, da rintracciare nella natura stessa del litotipo del substrato roccioso, dovuto alla sua scarsa coesione che porta ad uno scivolamento, anche attuale, dei differenti piani rocciosi verso sud, come ben testimonia la posizione delle stesse murature crollate, che appaiono scivolate e non ribaltate. -
en
During 2008-2009 substantial restoration work was undertaken at Rocca Cerbaia, which concluded the first phase of a programme for the creation of an archaeological park. The restoration work was flanked by an archaeological watching brief. The area corresponding to the line of the first curtain wall was the object of substantial excavations. The work, aimed towards a partial reconstruction of the curtain wall which was necessary in order to provide better and safer access to the site, looked to identify the traces of the defensive structure that were still present, in order to define their plan and the dynamics of the collapse.
The excavation investigated a steeply sloping area situated to the south of the pentagonal palace. It was seen that the walls, of which short stretches of the rubble core remained, following the profile of the rock, had been built at the foot of the highest part of the summit, directly on the rock which had been levelled without the cutting of a foundation trench. Therefore, the curtain wall fanned out in a series of obtuse angles, which came to form six sides and followed the profile of the rocky outcrop quite closely. The deep archaeological deposit was constituted by elements of collapse which appeared as single ashlar blocks associated with lumps of mortar, and as substantial sections of wall conserving at least one or in some cases both of the facings. Two of these sections, cleaned and left in situ, to attest the original line of the wall and the collapse of the structure itself, correspond to two different corners of the defensive structure. On one of the sections traces of aligned putlog holes were present. Another smaller section of wall was interpreted, on the basis of construction technique and its width, as part of the collapse of the palace above. Due to the absence of dating elements it was not possible to define the chronology of the collapse with precision. However, it appeared to be the result of a long diachronic process during the period of post-medieval abandonment of the site. The causes seem to be found in the formation of the rocky substrata, which due to its scarce cohesion leads to slippage towards the south (even today) of the different rock layers, as attested by the position of the collapsed walls themselves, which appear to have slipped and not tumbled. - Summary Author
- Gabriele Gattiglia
- Director
- Marco Milanese
Media
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Gattiglia, Milanese 2009G. Gattiglia, M. Milanese, 2009, Archeologia medievale in Val di Bisenzio.Indagini archeologiche a Rocca Cerbaia (2000-2008), in Archeologia Medievale 36: 57-80.
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Perazzi, Galetti 2006P. Perazzi, L. Galetti, 2006, Cantagallo (PO). Rocca Cerbaia: scavi archeologici preventivi all’intervento di restauro della fortificazione pentagonale, in Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana 2: 63-67.
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Gattiglia, MilaneseG. Gattiglia, M. Milanese, c.s., Cantagallo (PO): Rocca Cerbaia, assistenza archeologica 2008-2009, in Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana 5.