Name
Debora Ferreri
Organisation Name
Università degli Studi di Bologna

Season Team

  • AIAC_1187 - Castello di Rontana - 2009
    Si è svolta tra agosto e settembre del 2009 la terza campagna di scavi archeologici nel castello di Rontana (Brisighella-RA), un insediamento fortificato le cui prime attestazioni risalgono al X secolo (960 d.C.). Al momento sono stati effettuati 4 saggi principali: il primo sull’area sommitale del castello. In questa area si conserva ancora parzialmente il rudere di un torrione a pianta ogivale simile a quello del vicino castello di Ceparano. Si tratta, nel caso di Rontana, di un adattamento di una precedente torre a base circolare alle nuove tecniche di assedio condotte con armi da fuoco, databile tra la fine del ‘400 e la prima metà del ‘500. In quel momento tutta l’area sommitale del villaggio fortificato venne inserita all’interno di una rocca di stile rinascimentale. Gli scavi hanno riportato alla luce la pavimentazione e i muri perimetrali del cortile interno pavimentato in ciottoli. Al centro del cortile, a pianta quadrangolare è stato rinvenuto un pozzo circolare, alimentato da due vaste cisterne voltate e affiancato da due pozzi verticali. Il pozzo principale, esplorato interamente, raggiunge una profondità di m 7,70 e la stessa quota è raggiunta probabilmente dai condotti laterali. Si tratta di un sistema di conservazione e depurazione delle acque che si afferma in Romagna nel tardo Medioevo, piuttosto diffuso a Venezia a partire dalla fine del X secolo. All’interno delle cisterne l’acqua piovana veniva depurata da un letto di sabbia o ghiaia e raccolta quindi in un pozzo centrale. Nelle cisterne qui indagate è stato rinvenuto un accumulo di circa 60 m3 di sabbia fluviale, solo parzialmente asportata dall’ambiente voltato. Le aperture dei 4 condotti che raccoglievano l’acqua fluviale sono coperte da macine in arenaria, coperte dagli strati di distruzione del castello (fine XVI secolo). All’interno del pozzo è stato identificato un deposito di materiali databili tra la fine del ‘400 e la metà del secolo successivo, bruciati al momento dell’assedio che le truppe pontificie portarono al castello di Rontana nel 1591, controllato da un gruppo di banditi. Sul lato ovest del cortile, all’interno della Rocca, sono stati rinvenuti i resti di oltre 20 individui privi di connessione e sepolti in maniera casuale, successivamente sigillati da un tappo di malta. I materiali consentono di associare queste sepolture sommarie con quelle dei banditi giustiziati dall’esercito pontificio nel 1591. La stessa area era stata utilizzata come cimitero anche nei secoli precedenti, come testimoniano le numerose sepolture identificate al di sotto del piano di frequentazione della Rocca. Di particolare rilievo una sepoltura familiare in cassa, rinvenuta sul margine ovest dell’area di scavo. Al suo interno è stato identificato il corpo di un adulto insieme a 4 riduzioni, la cui cronologia deve essere chiarita. Sul lato nord dell’area sommitale si sviluppa un vasto pianoro di forma trapezoidale, situato ad una quota di circa 6 m al di sotto del piano di calpestio della Rocca rinascimentale. Gli scavi hanno riportato alla luce un ampio tratto delle mura che circondavano il castello sui lati est e ovest. Le mura, in blocchi di gesso legati in malta tenace, furono realizzate alla fine del XIII secolo, probabilmente da Maghinardo Pagani, che conquistò il castello nel 1292 e secondo le testimonianze scritte lo riedificò in pietra. L’intera superficie del pianoro è divisa a metà da un muro realizzato nella stessa tecnica edilizia, rafforzato da contrafforti a base rettangolare. A ridosso delle strutture sono state rinvenute tracce di una atelier di produzione del ferro e un edificio abitativo; sul margine orientale erano buche di palo di grandi dimensioni probabilmente funzionali al contenimento di un precedente recinto difensivo. Sul lato meridionale del sito è stato identificato infine un torrione a base rettangolare ampio ca 30 mq., posto nelle vicinanze del muro di cinta; rimane interamente conservato il piano inferiore, con murature in blocchi alte ca m 3,5, interamente rivestite da intonaco sui paramenti esterni. Il piano inferiore, coperto da una volta a botte, era utilizzato come cisterna, come testimonia la presenza di intonaco idraulico anche sulla pavimentazione. Anche questa struttura fu probabilmente realizzata alla fine del XIII secolo. Presenta tuttavia restauri consistenti databili probabilmente alla metà del secolo successivo. La base della torre venne interamente rivestita da un contrafforte con paramento obliquo, realizzato in pietra e legato da malta tenace. Sul lato nord dell’edificio è stata infine identificata la soglia di ingresso, posta al primo piano della torre, sul lato opposto al muro di cinta.
  • AIAC_1187 - Castello di Rontana - 2010
    Il castello di Rontana è stato oggetto di quattro campagne di scavo tra il 2007 e il 2010. Le indagini si sono concentrate in 4 aree principali, localizzate in posizioni strategiche per la comprensione e l’analisi del sito: l’area sommitale (settore 1000), la ‘bassa corte’ (settore 2000), l’area abitativa (settore 3000), le difese sul versante meridionale della fortificazione (settore 5000). Sono state individuate numerose sepolture appartenenti alla prima fase di frequentazione del castello (X secolo) nei pressi di un edificio in muratura, in gran parte ancora da scavare, nel pianoro che si trova sulla sommità del sito, nei pressi della torre ogivale, che ancor’oggi contraddistingue il castello. Sul lato sud, a picco sulla vallata che si affaccia sul Lamone, è stata riportata alla luce una poderosa torre quadrangolare in blocchi di pietra, intonacata sia sul lato interno che all’esterno, rinforzata, nella seconda metà del ‘200 da un contrafforte obliquo che circonda l’intero perimetro dell’edificio. E’ conservato il primo piano della torre con accesso sul lato nord soprelevato di circa 3 metri rispetto al piano di calpestio. All’esterno un ampia piazzola pavimentata in malta lo separa dalle mura di cinta del castello, qui conservate per circa un metro di altezza. A ridosso della Rocca è stato inoltre identificato un forno per la produzione del pane, nell’area difesa da due murature contraffortate e isolate dal resto dell’insediamento. Nel quartiere est è infine stata riconosciuta un’abitazione con cortile, databile al XIII secolo, con una stratificazione più antica che risale probabilmente alle prime fasi di occupazione del _castrum_.
  • AIAC_1187 - Castello di Rontana - 2011
    Tra agosto e settembre del 2011 si è svolta la quinta campagna di scavi archeologici. Due sondaggi sono stati realizzati nell’area sommitale, sul lato ovest e nell’angolo nord-est, già indagati tra 2007 e 2010 (vd. schede precedenti). Per comprendere la funzione dell’edificio qui individuato è stato aperto un nuovo settore (10x5 m) sul lato opposto del pianoro, dove è stata riportata alla luce una struttura complessivamente ampia circa 3,5 m. conservata in altezza per almeno 5 m. Questa costituiva il limite occidentale di un piccolo edificio in muratura, probabilmente una chiesa signorile, inserita all’interno delle fortificazioni della Rocca quattrocentesca. L’imponente muro era collegato al torrione ogivale, ancora conservato in alzato, e che caratterizzava il sito prima dell’inizio delle indagini archeologiche nel 2007. Nell’angolo nord-est è stata rinvenuta una seconda torre ogivale che modifica interamente l’aspetto del castello. La torre (diam. 9 m), conservata per 6 metri, interamente realizzata in laterizi, presenta almeno tre postazioni da archibugio: due sue fianchi e una sul becco, orientato verso nord, dove si sviluppa il resto dell’insediamento. La struttura si appoggia ad un poderoso muro in blocchi di gesso che costituisce la difesa duecentesca dell’area sommitale e di cui sono stati rinvenuti due tratti sul lato nord e su quello ovest. Un terzo saggio è stato invece effettuato sul lato meridionale del castello, dove negli anni precedenti era stata rinvenuta una torre quadrangolare con alla base una cisterna voltata per la conservazione dell’acqua. E’ stato scavato il deposito che separava la struttura dal muro di cinta che si affaccia sulla vallata del Lamone. In questo modo è stato possibile identificare un palinsesto di 4 diverse fasi di muratura che vanno dalla palizzata originaria, tagliata nel banco roccioso, fino all’ultimo rialzamento in blocchi di gesso regolari. All’interno di una fossa circolare, profonda quasi 2,5 m., è stato inoltre individuato il muro perimetrale di un altro edificio duecentesco di cui al momento non è possibile definire la funzione. Nel versante opposto del pianoro è stato riportato alla luce un fossato tagliato nel banco roccioso che separava la propaggine settentrionale dell’insediamento dall’area sommitale. Questa zona è stata riempita e livellata nel corso del XIII secolo e l’intera superficie è stata delimitata da uno spesso muro in blocchi di gesso al cui interno sono stati identificati due ateliers: uno per la produzione del ferro e uno per la cottura del pane. Un precedente forno, la cui funzione non è ancora stabilita, è stato individuato sotto gli strati di rialzamento del pianoro e verrà indagato nella prossima campagna di ricerche. Un ultimo saggio, realizzato nel settore orientale del castello, ha restituito i materiali più antichi dell’insediamento. Sono state riportate alla luce le murature tardo duecentesche che delimitano il sito e alcune installazioni precedenti che restano ancora da datare. Alcuni elementi che potranno definire ulteriormente la cronologia di queste prime fasi insediative provengono dal fondo di una buca di palo identificata quest’anno, i cui resti lignei verranno sottoposti ad analisi dendrologiche e al C 14. Alcune indagini di superficie hanno inoltre consentito l’identificazione di un’ampia zona del castello finora del tutto ignorata, posta sul versante sud-orientale del manto boschivo. Vi si trovano strutture murarie ancora visibili che proteggono il sito e si affacciano sulla vallata del Lamone. Occupano un falso piano posto a circa 20 metri di dislivello rispetto all’area sommitale e sono probabilmente da identificare come il borgo del castello, segnalato dalle testimonianze scritte.
  • AIAC_1187 - Castello di Rontana - 2013
    Nell’estate 2013 lo scavo si è concentrato in cinque diversi settori: nell’area sommitale, nel quartiere produttivo, nell’area dell’abitato, lungo il circuito difensivo e nell’area del borgo. I dati più consistenti provengono dai margini dell’insediamento, dove sono state rinvenute tre diverse abitazioni, scavate all’interno del banco roccioso e realizzate in blocchi di gesso. Le strutture erano interamente rivestite da un intonaco compatto, separato dal paramento attraverso uno strato di incannucciato, di cui si rinvengono numerosi tratti sia in alzato sia all’interno dei crolli. Le abitazioni erano direttamente addossate al circuito murario e separate da piccoli anditi che si riversano all’interno di una strada che le costeggia risalendo verso l’area commerciale. In uno degli ambienti è stato rinvenuto anche un focolare sostenuto da quattro pilastrini e associato a una pavimentazione in malta gessosa che livella i solchi del banco roccioso originario. Si tratta di abitazioni che presentano caratteristiche simili a quelle visibili nel paesaggio rurale dei Gessi romagnoli sino alle soglie del XIX secolo. Poco più a sud è stato invece riportato alla luce un nuovo impianto per la produzione del metallo, all’interno di un vasto piazzale difeso da mura e articolato in varie officine, forse adibito a mercato castrale, con un forno, una vetreria e altre installazioni produttive. L’area della rocca è stata inoltre scavata sia verso est che verso ovest. Sono stati rinvenuti due ambienti decorati da intonaci dipinti e pavimentati in laterizi, separati da un piccolo ingresso laterale e associati a un’area funeraria con sepolture signorili in cassa di pietrame, tagliate dalla costruzione del pozzo e dalla cisterna ‘trecentesca. Alcune sepolture sono state riportate alla luce, infine, nell’area del borgo, associate a un edificio imponente, la cui planimetria non è ancora chiarissima. Si tratta di sepolture terragne, forse coperte da un assito in legno, come dimostrerebbero alcuni cardini in metallo, rinvenuti ai lati delle tombe.
  • AIAC_1187 - Castello di Rontana - 2014
    Nel mese di agosto si è svolta la settima campagna di scavi nel castello di Rontana (dal 2007). I nuovi settori indagati hanno consentito di comprendere meglio l’articolazione interna del sito e di definire la funzione di alcune aree. Il primo saggio (Settore 1000). È stato effettuato in una delle zone più importanti del sito di Monte Rontana, nell’area sommitale del castello e si tratta prevalentemente di una estensione di un settore già indagato in tutte le precedenti campagne di scavo. Il saggio effettuato quest’anno si trova esattamente al centro di due torri a pianta ogivale, collegate da un muro in laterizi, che costituiscono il perimetrale nord della rocca tardomedievale. Sul lato ovest della stessa area è stato approfondito lo scavo di una importante area funeraria legata alle fasi di occupazione precedenti la costruzione della fortificazione. Si tratta di due gruppi adiacenti di sepolture in connessione, coperte da un grande ossario tardomedievale. Le sepolture sono legate a tre strutture murarie costituite da piccoli blocchi di gesso lavorati, addossati contro le pareti del banco gessoso, al fine di regolarizzarlo. Le sepolture scavate ammontano a circa 30 individui. Le riduzioni poggiano su alcune sepolture in connessione, solo in parte identificate. La più notevole, orientata in senso nord-sud era associata a 13 crani. Si tratta di sepolture signorili, appartenenti probabilmente a un periodo in cui l’intera area era destinata a uso funerario. A nord della Rocca tardomedievale è stato effettuato un ulteriore saggio (Settore 2000) in un area aperta delimitata da spesse mura in blocchi di gesso. Vi sono state individuate una nuova area di arrostimento del ferro e i ruderi di arcate in pietra che coprivano gli spazi tra i pilastri già identificati in superficie, che consentivano un ampliamento della superficie di camminamento lungo le mura di cinta del castello. Altri due settori (Settore 8000 e 14000) sono stati scavati nell’area nord del castello, nel quartiere abitativo. Vi sono state rinvenute due nuove abitazioni, con piani di frequentazione tagliati nel gesso primario e piccoli focolari domestici, databili alla seconda metà del XIII secolo. Un ulteriore saggio (settore 13000) è stato svolto nell’area del borgo, a sudest del castello. Vi sono state rinvenute tracce di un abside che delimitava una piccola edicola funeraria costruita in blocchi di gesso, posta lungo l’asse di accesso al castello, dal versante meridionale della vallata del Lamone. Un grande edificio in pietra con ambienti destinati alla raccolta e conservazione dell’acqua (settore 15000), è stato identificato ai margini del pianoro orientale del castello. Si trovava nei pressi di una posterula attraversata da una piccola strada in terra battuta che delimitava gli edifici su questo settore del villaggio fortificato, fino agli ultimi decenni del XVI secolo.
  • AIAC_1187 - Castello di Rontana - 2015
    Gli scavi del 2015 hanno mostrato che il castello di Rontana fu fondato da una comunità rurale nella prima metà del X secolo, in un area mai occupata, prima del Medioevo, da un insediamento stabile se si esclude una frequentazione databile alla protostoria. Con lo stesso toponimo del castello è conosciuta una pieve databile alla fine del IX secolo, che gestiva anche la pratica funeraria del vicino plebato. Dell’edificio sono emerse alcune strutture murarie durante gli scavi di questa estate insieme parte dell’arredo architettonico, simile per caratteristiche a quello della pieve del Thò (Brisighella –Ra) e a essa contemporaneo, tra cui un capitello marmoreo e diversi rocchi di colonna in breccia rossa ammonitica proveniente dal veronese, reimpiegati nelle costruzioni tardomedievali del castello. Questa estate sono state aperte quattro nuove aree all’interno della Rocca, sull’area sommitale del sito, con reperti che si datano dalla fine del IX all’ultimo decennio del XVI secolo, quando il castello fu abbandonato. Gli ultimi abitanti furono i banditi di Rontana, i latrones, sgominati dall’esercito pontificio nel 1591. Nell’angolo opposto a quello dove si trova il torrione superstite ne era stato già individuato uno gemello, nel 2012. Nella parte interna di questo torrione a pianta ogivale era stato edificato un ambiente residenziale, rinvenuto solo quest’anno, arricchito da un’elegante pavimento in mattoni disposti a spina di pesce. L’ambiente fu aggiunto alla Rocca verso la fine del Quattrocento, quando l’insediamento venne affidato a un amministratore della Repubblica veneziana per controllare la valle del Lamone. Vicino al cortile invece sono proseguiti gli scavi dell’area funeraria. Questa estate è stato avviato un progetto in collaborazione con la Scuola di Medicina e con il Dipartimento di Beni Culturali, per analizzare il DNA della popolazione medievale di questo territorio e confrontarla con la comunità attuale di Brisighella. I prelievi sono stati effettuati all’interno di due celle funerarie che appartenevano al cimitero della chiesa di S. Maria di Rontana, precedente la costruzione della Rocca, databile in un periodo compreso tra la fine del XIII sec. e la seconda metà del secolo successivo. Sul lato opposto della Rocca è stata invece asportata la preparazione pavimentale di un ambiente rettangolare e in questo settore sono state rinvenute le fasi più antiche della chiesa, ma lo scavo è ancora agli inizi e aspettiamo i risultati della prossima campagna di ricerche. Un nuovo saggio è stato inoltre effettuato nell’area produttivo\commerciale del castello e anche in quest’area sono state riportate alla luce le strutture più antiche, con tre ambienti residenziali, colmati in occasione della costruzione delle difese di fine XIII, attribuite a Maghinardo Pagani. Altri due saggi sono stati effettuati a ridosso del muro di cinta orientale e nell’area del Borgo, dove è stata identificata una nuova abitazione a due ambienti paralleli, allineata con un percorso viario che saliva dal lato meridionale dell’insediamento e raggiungeva l’area sommitale. Nella prossima campagna di scavi sono previsti altri saggi all’interno della Rocca e nel settore occidentale dell’insediamento per completare l’immagine complessiva del villaggio fortificato, dalle sue prime fasi di frequentazione fino al suo abbandono.
  • AIAC_1187 - Castello di Rontana - 2016
    Si è svolta in agosto la decima campagna di scavi nel castello di Rontana (Brisighella, Ra). Negli anni passati sono state trovate tracce che mostrano una frequentazione del sito anteriore alla data conosciuta dalle fonti scritte (960 d.C.), già sul finire del IX sec. Nella prima fase di fortificazione, databile alla metà del X secolo, il sito era difeso da una palizzata in legno. Ne sono state trovate numerose tracce anche questa estate in un settore posto a est del pianoro su cui si impostava il castello. Gli scavi hanno consentito il rinvenimento di alcune fasi più recenti, ad esempio nell’area distrutta e sepolta per la realizzazione della fortificazione di fine XIII sec., in uno spazio dedicato a funzioni artigianali, entro una piazza trapezoidale delimitata da arcate in pietra, come avveniva nei più importanti siti fortificati europei. La costruzione di questa struttura portò alla demolizione di un vasto quartiere di abitazioni, in parte tagliate nel banco roccioso e in parte costruite in elevato. Gli interni erano rivestiti da uno spesso intonaco gessoso, in alcuni casi decorato con eleganti stucchi. Vi si trovavano inoltre spazi per la cottura dei cibi con focolari a terra pavimentati con lastrine di pietra tagliata e diversi elementi del corredo domestico, tra cui boccali in maiolica arcaica e recipienti per la cottura dei cibi. Nel corso del XIV secolo l’insediamento occupò anche un pianoro fortemente ribassato al di sotto dell’altura principale, in un’area che consideriamo il borgo del castello. In questa zona sono state rinvenute diverse abitazioni costruite con una tecnica differente e che prevedeva l’uso di legno misto alla pietra. Le pareti degli edifici erano infatti realizzati su una base in pietrame legato da gesso e sopra questa fondazione rialzata venivano infissi i telai lignei. I pavimenti sono dei semplici piani in terra battuta, stesi per livellare le asperità e le irregolarità del banco roccioso, qui meno compatto rispetto al resto del sito. Subito a lato dell’ingresso, nella parte interna dell’ambiente principale si trova la fondazione in pietra di una rampa di scale che consentiva l’accesso al piano superiore. Generalmente disponevano di due ambienti al piano terra. Negli strati di frequentazione sono state rinvenute alcune monete e oggetti della vita quotidiana, in gran parte databili tra Trecento e Quattrocento, spesso legati al rapporto commerciale del territorio con la Toscana. Tre nuovi saggi sono stati aperti all’interno dell’area della Rocca. Sul lato orientale è stato rinvenuto un intero ambiente tardoquattrocentesco, pavimentato in mattoni disposti a spina di pesce. I muri perimetrali di questa nuova ampia sala rettangolare, rinvenuta all’interno della rocca, sono conservati per circa un metro e vi sono tracce di tamponature e restauro, che mostrano la sua continuità fino alle soglie dell’abbandono del castello, avvenuta violentemente nel 1591. Sul lato nord sono state anche rinvenute le tracce di preparazione del cantiere tardomedievale, per la costruzione del circuito difensivo della Rocca. Le fondazioni dei muri e del cortile centrale hanno tagliato in diverse zone il vasto sepolcreto che si trovava nei pressi della chiesa altomedievale.
  • AIAC_2019 - Area portuale di Classe - 2005
    A partire dal 2001 l’insegnamento di Archeologia Medievale dell’Università di Bologna – sede di Ravenna, si è impegnato in una serie di progetti ed interventi di scavo presso la città abbandonata di Classe, a Sud di Ravenna. La città, preceduta da alcune necropoli e ville in età imperiale, nacque nel V secolo come centro-satellite della vicina Ravenna, e in particolare come porto commerciale di quest’ultima, al momento in cui venne scelta come sede imperiale d’Occidente. Nel quartiere portuale di Classe sono innanzitutto venute alla luce alcune tracce di occupazione di età imperiale. Si tratta di poche strutture, probabilmente riconducibili ad una villa suburbana con fasi di II-III secolo. A questa è da riferire, tra l’altro, un pavimento a mosaico in tessere bianche e nere con decorazione geometrica. All’inizio del V secolo risale invece la realizzazione dell’impianto portuale vero e proprio. Si tratta di un porto-canale, articolato su due principali infrastrutture: il canale che poneva in comunicazione la costa con l’interno e, più a nord, la città di Ravenna; e una strada con pavimentazione in basoli che – almeno per un tratto – aveva un andamento parallelo allo stesso canale. Il quartiere era costituito essenzialmente da magazzini, affacciati sul canale e sulla strada. Questi edifici hanno restituito quantitativi straordinari di ceramiche, grazie alle quali sono stati definiti nel dettaglio i rapporti commerciali tra Ravenna e il Mediterraneo. L’impianto ebbe una vita piuttosto lunga, e quasi ogni edificio fu interessato da trasformazioni di carattere differente nel corso del tempo. La lenta scomparsa del porto inizia già nella seconda metà del VII secolo, quando i volumi delle merci si rarefanno a causa del declino del grande commercio transmarino e alcuni magazzini vengono occupati da piccole abitazioni. Contemporaneamente trovano posto nel quartiere alcune sepolture. L’occupazione prosegue almeno fino all’VIII secolo, quando ormai i magazzini sono quasi completamente in rovina e vengono in parte sostituiti da piccole strutture seminterrate in legno.
  • AIAC_2020 - Basilica Petriana - 2009
    Lo scavo si è svolto nell’area dell’antica città di Classe, presso il Podere Mazzotti, dove le indagini magnetometriche hanno permesso l’identificazione dell’edificio ecclesiastico. Sono stati aperti 2 sondaggi e una trincea esplorativa lunga ca 100 m lineari, necessari per verificare le anomalie rilevate dalle indagini geognostiche. All’interno del primo sondaggio (m 7x7) è stata individuata la fossa di spoliazione di un’abside semicircolare situata ad una profondità di ca m 2 dal piano attuale di calpestio. Alla stessa quota è stata identificata la preparazione in malta di un pavimento in mosaico policromo, di cui si conservano modesti lacerti ancora in situ. Secondo la planimetria rilevata dal magnetometro questo ambiente absidato appartiene ad un edificio quadrangolare di grandi dimensioni (m 35x30), con due absidi poste sul lato est, a poche decine di metri dalla basilica. Un secondo sondaggio è stato invece effettuato in corrispondenza dell’area presbiteriale dell’edificio ecclesiastico, per verificare la presenza dell’abside, le cui tracce sono visibili solo in alcune immagini geognostiche. Anche in questo caso è stata identificata una profonda fossa di spoliazione (fino a m 2,5 dal piano di calpestio) di forma semicircolare, interamente riempita da materiale edilizio ricavato dalle spoliazioni della basilica. Il pavimento della basilica risulta in questo tratto interamente spoliato e intaccato da una grande fornace in laterizi di forma circolare. Questo impianto produttivo, di cui si conserva esclusivamente il piano di cottura, è stato realizzato dopo la distruzione e la spoliazione dei muri perimetrali, in un periodo compreso tra la fine dell’VIII e il XV secolo. La trincea aveva invece l’obiettivo di chiarire le reali dimensioni e l’articolazione interna della basilica. Si tratta di un edificio largo m 40, 3 e lungo ca 71, 4 se si esclude l’abside (m 8,5). In corrispondenza della navata centrale dell’edificio sono stati riportati alla luce diversi lacerti dell’originaria pavimentazione in mosaico policromo e, ancora una volta, le fosse di spoliazione dei muri perimetrali, le cui fondazioni sono state identificate a ca m 2 dal piano di calpestio attuale. Nella precedente campagna di scavi era stato identificato il piano pavimentale della navata nord, realizzato in opus sectile, con motivi simili a quelli realizzati per la basilica di S. Croce a Ravenna, costruita nello stesso periodo. Le fondazioni dei muri perimetrali nord e sud erano ancorate agli stilobati della navata centrale da imponenti strutture perpendicolari, poste a distanza di ca 15 m l’una dall’altra. Tali strutture non erano chiaramente visibili in alzato e risultano tuttora coperte dai piani pavimentali della basilica, nei tratti in cui non sono stati oggetto di spoliazione. Al centro della navata mediana sono state anche identificate strutture appartenenti probabilmente al recinto presbiteriale, intaccate da spoliazioni di XV secolo. Un saggio è stato infine effettuato all’esterno dell’edificio, presso il lato meridionale. Qui sono stati identificati alcune strutture di smaltimento delle acque piovane della basilica e un impianto artigianale. Si tratta di impianti legati alla produzione di ceramica e vetro, forse parte di un più ampio quartiere artigianale la cui presenza è ipotizzabile a partire da alcune anomalie dell’immagine prodotta dal magnetometro nel 2008.
  • AIAC_2898 - Castello di Monte Lucio - 2011
    In questa prima campagna di scavo, l’attenzione è stata volta all’indagine di un edificio religioso. La chiesa, orientata est-ovest, era composta da una unica navata, divisa in due distinti settori da un muro ortogonale alla stessa, che separava l’area absidata destinata ai presbiteri da quella dei fedeli. La pavimentazione, che si può ipotizzare fosse costituita da lastre di pietra, non si è conservata, probabilmente perché spoliata già in antico. L’interno della chiesa era occupato quasi completamente da alcuni strati a matrice limo-sabbiosa con inclusi di malta e piccoli frammenti di laterizi. Tutti questi livelli, verosimilmente, facevano parte della fase di cantiere della chiesa: in particolare, sembrano essere stati la preparazione del pavimento dell'edificio ecclesiastico, di cui non è restata traccia. In fase con le murature dell'edificio vi era un pozzetto di piccole dimensioni con la camicia formata da ciottoli, collocato nella zona ovest della chiesa, a ridosso del perimetrale ovest. I materiali rinvenuti all’interno della chiesa sembrano rimandare coerentemente ad un orizzonte basso medievale, grossomodo compreso tra XIII e XIV secolo. All'interno dell'edificio sono state individuate e scavate diverse sepolture. Dei nove individui localizzati, non tutti presentavano lo stesso grado di conservazione. Di alcuni di loro (due sepolture), infatti, si sono rinvenuti solo alcune parti, in genere il teschio, mentre altri (una sepoltura) si presentavano completamente sconvolti da fenomeni post deposizionali, quali l’azione delle radici di grossi alberi. Nei restanti casi si è potuto appurare la presenza di fosse terragne in cui generalmente era deposto un solo inumato. Da segnalare come, ad un primo sguardo, si trattasse sempre di giovani individui, bambini o infanti. Esce dal quadro fin qui descritto una sola tomba, nella quale furono deposti due individui. Si trattava di un adulto (probabilmente una donna, ma su questo saranno più precise le indagini sui resti umani in corso di svolgimento), al cui fianco era stato collocato un piccolo corpo, probabilmente di un neonato. Situazione del tutto diversa presenta invece l’area cimiteriale posta all’esterno dell’edifico di culto, in cui si sono rinvenute altre sei sepolture, riferibili però sempre ad individui adulti. In base a tutti questi elementi, l’impressione è quindi quella di una precisa gestione dello spazio funebre, indice di specifiche pratiche religiose.
  • AIAC_819 - Pieve di S. Reparata - 2006
    The parish church of Santa Reparata is situated between the towns of Terra del Sole and Castrocaro Terme (FC), on the last Apennine slopes of the Valle del Montone. Although demolition and changes in use have partly modified the church’s layout, the original plan and the characteristics typical of Romanesque art which distinguish it are clearly preserved, so much so that the parish church of Santa Reparata is a monument of notable importance in the panorama of Romagna’s architecture. Furthermore, the building’s mention in written sources of 970 A.D. and the complete lack of correspondence between that date and the existing Romanesque structures suggested that an archaeological excavation may possibly reveal much earlier structures. The scientific investigation principally aimed towards: - determining the overall planimetric development of the church in relation to the earlier construction phases and the present one; - gaining an in-depth knowledge of rural parish churches in the early medieval period, in particular those in Romagna and the Apennine area; - identifying any settlement in the area surrounding the site under examination. The excavation was preceded by a campaign of non-destructive geophysical investigations aimed at defining the extension of the area containing the archaeological deposit, identifying any buried walls, evaluating the extent of the archaeological deposit and planning subsequent research. The excavation revealed the presence of a complex settlement situation, characterised by the prolonged occupation of the site from the Roman period onwards. A small room with an apse, probably belonging to a much larger rustic villa dated to this period, more precisely the late antique period. At the moment of its abandonment it was occupied by a cemetery area characterised by large masonry built tombs. During the early medieval period a church with a single nave was built over the late Roman structure. More or less square in shape it terminated in a semicircular apse with burials both in its interior and to the exterior. The subsequent Romanesque phase, characterised by the construction of the building which is still partly preserved today, was attested by the presence of traces of a vast crypt originally situated below the presbytery of the central nave and probably also extending to the terminal parts of the lateral naves. During the Renaissance, the church underwent a period of great changes, with a drastic reduction in size to only a part of the central nave, which was however decorated with a cycle of frescoes. A raised presbytery was built, highlighted by a staircase and capitals in pietra serena with floral motifs which supported the cross vaulted ceiling. During the 17th century the consecration of the parish church of Santa Reparata inside the Medici cittadel of Santa Reparata probably marked the end of the rural parish church which was gradually demolished and also used for residential and agricultural purposes. Research on the site of the parish church of Santa Reparata will continue with the extension of the excavation to the lateral naves and the area behind, the aim being to identify the complete planimetric development of the rural building that is still partly preserved. Extension of the excavation may also lead to the clarification of the dynamics which led from a Roman rustic villa to the construction of a church
  • AIAC_827 - Basilica di S. Severo - 2008
    A partire dal 2001 l’insegnamento di Archeologia Medievale dell’Università di Bologna – sede di Ravenna, si è impegnato in una serie di progetti ed interventi di scavo presso la città abbandonata di Classe, a Sud di Ravenna. La città, preceduta da alcune necropoli e ville in età imperiale, nacque nel V secolo come centro-satellite della vicina Ravenna, e in particolare come porto commerciale di quest’ultima, al momento in cui venne scelta come sede imperiale d’Occidente. La basilica di San Severo, individuata sul terreno e parzialmente portata alla luce negli anni’60 del secolo scorso, dal 2006 è al centro di un nuovo progetto di scavo e indagini archeologiche. Le prime tracce di occupazione dell’area consistono principalmente nei resti di una villa suburbana. Si tratta di un complesso notevole, di cui facevano parte svariati ambienti con pavimentazione a mosaico e in cocciopesto, vasche rivestite in marmo e un impianto termale. La fase più antica delle strutture sembra risalire all’età augustea. Non lontana dalla villa si trovava una necropoli. L’impianto fu verosimilmente occupato fino all’inizio del VI secolo, epoca alla quale risale il pavimento a mosaico più tardo. Già nella prima metà del V secolo la zona accolse un piccolo edificio rettangolare absidato, probabilmente il monasterium di S. Ruffillo nel quale venne originariamente traslato il corpo del vescovo Severo. In seguito, verso gli ultimi decenni del VI secolo, il monastero fu affiancato a Sud da un altro edificio a pianta rettangolare, di dimensioni analoghe, e a Nord dalla basilica. Questa era un notevole organismo architettonico a tre navate, preceduto da un nartece e concluso ad Est da un’unica abside, poligonale all’esterno e semicircolare all’interno. Le dimensioni dell’aula sono pari a m 65 x 27. Accanto all’abside fu poi costruita in un secondo momento un’aula di forma quadrata, con orientamento differente, la cui pavimentazione in laterizi risulta realizzata nel corso del VII secolo. Fin dall’epoca della costruzione del complesso alcuni nuclei di sepolture si concentrarono nei pressi della basilica, in particolare attorno all’abside e ai muri perimetrali. Alcune strutture riferibili al monastero altomedievale, la cui prima menzione risale al X secolo, sono state rinvenute a ridosso della basilica sul lato Nord; tra queste si individua una torre. Nel corso del XII secolo si colloca poi la costruzione del campanile, una struttura in laterizi a pianta quadrata (m 7 x 7.40). A Sud della basilica, invece, nel corso della campagna 2008 sono venuti alla luce i resti del chiostro bassomedievale del monastero e di alcuni ambienti affacciati su di esso. Dopo un lungo declino, dovuto anche ad una serie di attività di spoliazione degli arredi interni, la basilica fu poi ricostruita con dimensioni inferiori alle precedenti, una prima volta nel XV secolo ed una seconda nel XVIII.
  • AIAC_827 - Basilica di S. Severo - 2009
    Gli scavi di quest’ultima campagna di indagini si sono svolte in un area di circa 1000 mq posta a sud della chiesa tardoantica, con l’obiettivo di riportare alla luce le strutture del monastero medievale. Pochi cm al di sotto del piano di calpestio sono state identificate le rasature dei muri che costituivano l’imponente complesso monastico. Si tratta di un grande edificio rettangolare (m 60x13), preceduto da un portico sostenuto da colonne e pilastri alternati, parallelo alla navata meridionale della basilica. Sul lato sud di questo edificio sono stati identificati numerosi ambienti di servizio realizzati in materiale deperibile e un altro fabbricato, in muratura, inizialmente distinto dal complesso monastico. Le strutture in laterizi del monastero sono state interamente e sistematicamente spoliate fino alle fondazioni e a pochi filari dell’alzato originario, in un periodo compreso tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo. Solo l’edificio posto a sud-est sembra aver avuto una vita più lunga, con spoliazioni che si datano tra il XVII e il XVIII secolo. Lo scavo ha chiarito che l’impianto originario di questo complesso si data alla prima metà del X secolo, grazie ai materiali associati alle stratificazioni tagliate dalle fondazioni dei muri perimetrali. Un portico monumentale era collegato con un muro di recinzione al sacello funerario che ospitava la sepoltura di S. Severo e lo racchiudeva in un vasto chiostro rettangolare, interrotto sul lato est da un braccio di raccordo tra la basilica e il complesso monastico. Verso la metà del XIII secolo venne realizzato un ulteriore portico che separava il chiostro dal sacello. Il monastero disponeva così di due chiostri: il primo, più piccolo, con la memoria della sepoltura di S. Severo; il secondo, più ampio, con un pozzo nel settore centrale. Nel XIII secolo furono realizzati alcuni vialetti di collegamento tra il centro del chiostro e i la facciata del monastero. Nel settore centrale dell’edificio è stato identificato un ampio refettorio scandito da pilastri rettangolari. Verso la fine del XIV secolo questo edificio subì diverse modifiche e restrizioni che portarono alla realizzazione di un piccolo ambiente quadrangolare, sul lato est, destinato all’essiccazione e all’affumicatura del pesce. Sono state poi identificate le tracce delle numerose installazioni in legno che dovevano sostenere i pesci e il focolare al centro, con migliaia di resti faunistici sul pavimento in malta. L’edificio sembra essere stato abbandonato nella metà del XV secolo, nello stesso periodo in cui anche la basilica subì un ridimensionamento consistente, con l’abbattimento delle navate laterali. L’edificio rinvenuto presso l’angolo sud-est dell’area di scavo era anch’esso originariamente diviso da pilastri centrali. Verso la metà del XIV secolo venne collegato al complesso monastico attraverso una struttura in pisè, rinvenuta sul lato ovest. Dopo un crollo del tetto, avvenuto agli inizi del XV secolo, il lato ovest dell’edificio venne rialzato con uno spesso strato di argilla estremamente selezionata (m 0,5 ca) e sopra fu installato un focolare rettangolare e una struttura di lavorazione in laterizi di forma ovale. L’ambiente fu abbandonato nel XVI secolo e successivamente spoliato. Nei pressi del sacello tardoantico sono state infine scavate alcune sepolture privilegiare realizzate in cassa di laterizi. All’interno vi trovavano posto numerosi individui (fino a 8-9) probabilmente appartenenti allo stesso gruppo familiare. Sepolture individuali sono state invece trovate a ridosso del muro perimetrale del monastero, a testimonianza del perdurare di questa tipologia funeraria anche nel corso del Medioevo inoltrato.
  • AIAC_827 - Basilica di S. Severo - 2013
    L’area archeologica di San Severo a Classe è stata oggetto di otto campagne di scavo tra il 2006 e il 2013. Le indagini si sono concentrate in 5 aree principali, localizzate in posizioni strategiche per la comprensione e l’analisi del sito: l’area interna alla chiesa (area I), l’area posta sul lato nord dell’edificio (area II), l’area posta a sud della chiesa (area III), l’area davanti al nartece (area IV), l’area a est dell’abside (settore 12000). Il deposito indagato in tutti e quattro i diversi settori è caratterizzato da uno spessore di circa un metro, prodotto dalle numerose fasi dalla sequenza insediativa. Nel prosieguo delle indagini (2013), per comprendere meglio la funzione del complesso monastico nell’area III, è stato approfondito lo scavo di alcuni settori situati all’interno e all’esterno del complesso monastico. Sono state identificate alcune zone produttive tra la sala capitolare e un ampliamento del complesso monastico altomedievale, lungo il braccio est, legata alla produzione di una campana. È stato inoltre scavato lo _scriptorium_ e il refettorio, in cui sono state riportate alla luce le fasi originarie che mostrano una diversa articolazione dello spazio interno al monastero. Nel chiostro sono state inoltre scavate due fosse destinate a ossario e una vasca con tracce di recinti marmorei al centro esatto del giardino, di fronte e precedente il lavatoio di XI secolo. Nuove sepolture sono state inoltre scavate nell’area del nartece e all’interno del sacello tardoantico, tra cui spicca la tomba al centro dell’abside, databile alla metà del IV secolo e associata al proprietario della villa nella sua fase tardoromana. Nuove strutture di servizio e _atelier_ per le attività di produzione del monastero sono state infine identificate sul lato sud del complesso, destinate alla lavorazione del metallo e ad altre manifatture legate alla vita quotidiana della comunità monastica (macinazione del grano, immagazzinamento dei cereali, allevamento di pollame).