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AIAC_2014 - Via Volturno, proprietà Trinchillo - 2002
Lo scavo in via Volturno nella proprietà Trinchillo, a nord-ovest della città antica ha confermato la presenza di un paesaggio antico strutturatosi precocemente, fin dall'età arcaica, in aree coltivate servite da fossati di drenaggio, tra le quali si inseriscono le necropoli connesse con l’urbanizzazione di _Acerrae_, tra la seconda metà del IV e la fine del III secolo a.C.
Nel nuovo campione esaminato è stato individuato un tracciato stradale in terra orientato est/ovest (N 100° E), del quale la ricca stratificazione di battuti attesta un prolungato uso fino ad epoca basso medievale (XII-XIII secolo d.C.). Il livello più antico, realizzato direttamente sullo strato compatto della cinerite dell’eruzione delle “pomici di Avellino”, con due canali di scolo sul lato sud per le acque pluviali, è datato al III secolo a.C. in base ai materiali ceramici e ad un asse della serie della prora. Questa strada, nella quale è possibile ipotizzare un percorso extraurbano che da _Acerrae_ conduceva in direzione di Atella, sembra avere anche formato un limite per la porzione di necropoli localizzata nella zona settentrionale del lotto esplorato.
Si tratta di un denso sepolcreto databile tra la fine del IV ed il III secolo a.C., con tombe di adulti ad inumazione in cassa in tufo ed alla cappuccina con copertura in tegoloni, ed un'area destinata alla deposizione di infanti. In diverse punti, presso le tombe, si sono osservate piccole fosse contenenti resti ossei combusti ed olle sepolte: probabilmente tracce dei rituali funebri successivi alla tumulazione.
Questa necropoli aveva in parte invaso il tracciato di un canale di drenaggio, largo oltre m 6 e profondo m 2,50, orientato est/ovest (N 100° E), quasi perfettamente parallelo all’asse viario. Esso costituisce la più antica presenza nel sito ed era forse in uso fin dal periodo arcaico, come sembrerebbero testimoniare alcuni frammenti ceramici databili tra la metà e la fine del VI secolo a.C.
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AIAC_2018 - Afragola - 2004
Nell’area interessata dal Nuovo Collettore Badagnano, tra la periferia orientale di Afragola ed il Clanis, è attestata un’occupazione di epoca eneolitica in corrispondenza del lotto 16, in una sequenza di arature incrociate e di strade.
Come in altri lotti sulla linea Tav, anche nel lotto 16 sono venute alla luce, sopra il deposito primario dell’eruzione cd. delle Pomici di Avellino (3457 + 66 b.p. XVIII sec. a.C.), una fitta serie di impronte umane ed animali.
Le impronte, che testimoniano un intenso passaggio di individui ed animali in un momento di poco successivo la formazione del deposito stesso, sono impresse nei vari livelli dei fanghi depositatisi nei decenni successivi l’eruzione delle Pomici di Avellino. Tra gli animali si riconoscono impronte di bovini, cani, caprovini ed equini, spesso associate su vaste superfici, straordinariamente affollate. E’ stata eseguita una campagna di rilievo tridimensionale delle impronte più significative allo scopo di recuperare dati antropologici e faunistici del tutto nuovi, attraverso la scannerizzazione laser del suolo.
Al Bronzo Recente-Bronzo Finale appartiene un grande nucleo insediativo di lunga durata, che va dalla fase più antica, cui sono riferibili situle, a quella successiva attestata da un battuto stradale, orientato E/O e da due ampi pozzi con una notevole quantità di grossi contenitori e tazze carenate, una punta di freccia in bronzo, una fibula frammentaria ad arco di violino e una discreta quantità di ceramica Micenea o di tipo miceneo, con motivi a fasce e a spirali correnti del tipo miceneo III B-III C).
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AIAC_2018 - Afragola - 2005
Nell’ambito dei lavori per la costruzione della linea del Treno ad Alta Velocità (TAV), si sono indagate le aree pertinenti al “nuovo collettore Badagnano”, interessate da probabili nuclei insediativi databili nel corso del Bronzo Recente Finale.
Nel saggio B12-13 sono stati individuati e indagati otto pozzi. Sul fondo di uno di questi sono stati recuperati numerosi frammenti in impasto malcotti e scarti di fornace.
Con il saggio B8, nel tratto prossimo all’anello di viabilità della stazione, si è messo in luce un edificio a carattere agricolo di epoca romana imperiale e tardo imperiale, posto a lato di un asse stradale con orientamento nord-ovest/sud-est: del complesso si è conservata a livello di fondazione un’ampia aia di forma ellittica.
Sempre in periodo imperiale si sviluppa il nucleo sepolcrale individuato nel settore sud-orientale dei saggi B12-13: lungo il versante sud/sud-ovest di un battuto stradale, è stata esplorata una necropoli di circa cento sepolture. Le tombe, del tipo ‘alla cappuccina’, a tegole piane e in anfora da trasporto, sembrano disporsi quasi sempre con lo stesso orientamento nord/nord-est/sud/sud-ovest e addensarsi in nuclei. La fase maggiormente rappresentata si colloca tra il III e il V sec. d.C., quando sembra cessare la vita del sepolcreto. Di particolare spicco alcuni corredi di prima età imperiale con vasellame e ornamenti in bronzo.
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AIAC_2018 - Afragola - 2006
Nel lotto 16 si completa lo scavo dei pozzi, che ha portato al recupero di abbondanti materiali in impasto, ceramica micenea e italo-micenea, e oggetti in bronzo.
Nel settore centrale e centro settentrionale, in corrispondenza della linea ferroviaria, sono state messe in luce numerose buche per palo, alcune delle quali sembrano delineare allineamenti di probabili piccole strutture abitative, in fase con due pozzi sul cui fondo sono stati ritrovati diversi vasi interamente ricomponibili.
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AIAC_2065 - Linea A.V., Penetrazione Urbana di Napoli - 2000
A Casoria (località Fontane) si riscontra un tracciato stradale di età tardo antica, un sistema idrico di canali di età ellenistica ed una più cospicua fase preistorica. I paleosuoli coperti dall’eruzione c.d. degli “Astroni” (3700 B.P.), hanno infatti rivelato resti di percorrenze in terra battuta, solcate da carreggiate e con veri e propri incroci, ove gli assi viari secondari confluivano in quelli principali, nonché suoli con arature intersecanti e camminamenti a margine dei campi coltivati.
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AIAC_2126 - Penetrazione Urbana di Napoli, Viadotto Botteghelle - 2000
Nel quadro dei lavori per la costruzione della linea ferroviaria del Treno ad Alta Velocità, nell’area del viadotto “Botteghelle” è stata individuata una forte presenza antropica distribuita in diverse epoche. La zona è attraversata, tra il I secolo d.C. e l’età tardo antica, da una strada.
Accanto a una strada tagliata sul fianco della collina nel III secolo a.C. sono stati localizzati i resti di un santuario (IV-III secolo a.C.). La fase più antica è caratterizzata da una zona aperta con pozzo ed alcune fosse, che hanno restituito numerose coppette a vernice nera, unguentari, frammenti di coroplastica, statuette, riferibili alla seconda metà del IV secolo a.C. La seconda fase del santuario è contraddistinta dalla costruzione di una struttura in blocchi di tufo, forse un portico, delimitante un'area scoperta in cui fu scavata una vaschetta, marginata da tegole infisse verticalmente. A questo periodo risalgono abbondanti materiali ceramici, monete ed una coppa con due lettere graffite (IV secolo a.C.). Nella terza fase il cortile viene pavimentato con cocciopesto, mentre in alcune fosse sono state recuperati molti frammenti di coroplastica e di ceramica a vernice nera. Anche nell'ultima fase, verso la seconda metà del III secolo a.C., quando al posto del porticato si creò un ambiente chiuso, l’edificio conservò forse la funzione sacra originaria.
In un paleosuolo coltivato con solchi paralleli, obliterato dall’eruzione “flegrea B”, si è rinvenuta una quantità notevolissima di materiale archeologico, fittile e litico, databile al Neolitico medio-finale e riferibile alle facies Serra d’Alto-Diana (IV millennio a.C.).
Il repertorio ceramico è caratterizzato da anse a rocchetto, ciotole in impasto depurato, in argilla figulina dipinta a fasce semplici, da anse a nastro con protomi zoomorfe raffiguranti animali domestici (maiale) e appendici con riavvolgimenti semplici. L’industria litica è documentata da un’abbondante attestazione di strumenti interi in selce, ossidiana ed alcuni in diaspro.
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AIAC_2126 - Penetrazione Urbana di Napoli, Viadotto Botteghelle - 2001
È proseguita l’indagine archeologica nell’area del viadotto “Botteghelle”. Nei pressi del santuario, databile tra la fine del IV e la fine del III secolo a.C., è stato individuato un fossato largo oltre m 15 e profondo oltre m 6. Ancora di difficile interpretazione (canale di drenaggio o di captazione di acque sorgive?), esso incide una depressione naturale; perpendicolarmente ad esso correva una strada in terra battuta, impiantata durante il III secolo a.C. Dal riempimento del canale sono emersi grandi blocchi squadrati di tufo e frammenti di laterizi, probabilmente provenienti dalla distruzione del vicino santuario, oltre a ceramica comune ed a vernice nera, che permettono di collocare l’obliterazione della struttura tra il III ed il II secolo a.C.
Per quanto concerne la fase neolitica, l’individuazione, sia sulla superficie che all’interno del paleosuolo sotto l’eruzione “flegrea B2, di resti di arature incrociate fa ipotizzare un continuo sfruttamento agrario di questa zona, che doveva trovarsi agli immediati margini di un villaggio i cui abitanti scaricavano nell’area i loro rifiuti. Si sono anche rinvenuti i resti delle prime fasi di tale insediamento: rimosso il paleosuolo con arature, sotto uno strato di terra mescolato ai prodotti dell’eruzione vesuviana di Mercato (7900 B.P., VI millennio a.C.), è stato messo in luce un piano formato dalla cenere della stessa eruzione, sul quale sono stati evidenziati quattrocento buchi di palo, numerosi pozzetti e fosse, sei focolari in fossa ed un canale curvilineo destinato ad alloggiare la fondazione di una recinzione in legno, in cui si legge la traccia dell'ingresso.
L’abitato deve aver avuto una lunga vita con vari rifacimenti delle strutture in legno, tanto che l'affiancarsi dei numerosissimi buchi non consente neppure di individuare con certezza la forma delle capanne. Gli abbondanti materiali ceramici e d’industria litica recuperati permettono di affermare che, anche in questa fase più antica, la facies era ancora quella di Serra d’Alto-Diana (IV millennio a.C.).