Name
Elvira Lo Mele
Organisation Name
Università degli Studi di Bologna

Season Team

  • AIAC_1187 - Castello di Rontana - 2009
    Si è svolta tra agosto e settembre del 2009 la terza campagna di scavi archeologici nel castello di Rontana (Brisighella-RA), un insediamento fortificato le cui prime attestazioni risalgono al X secolo (960 d.C.). Al momento sono stati effettuati 4 saggi principali: il primo sull’area sommitale del castello. In questa area si conserva ancora parzialmente il rudere di un torrione a pianta ogivale simile a quello del vicino castello di Ceparano. Si tratta, nel caso di Rontana, di un adattamento di una precedente torre a base circolare alle nuove tecniche di assedio condotte con armi da fuoco, databile tra la fine del ‘400 e la prima metà del ‘500. In quel momento tutta l’area sommitale del villaggio fortificato venne inserita all’interno di una rocca di stile rinascimentale. Gli scavi hanno riportato alla luce la pavimentazione e i muri perimetrali del cortile interno pavimentato in ciottoli. Al centro del cortile, a pianta quadrangolare è stato rinvenuto un pozzo circolare, alimentato da due vaste cisterne voltate e affiancato da due pozzi verticali. Il pozzo principale, esplorato interamente, raggiunge una profondità di m 7,70 e la stessa quota è raggiunta probabilmente dai condotti laterali. Si tratta di un sistema di conservazione e depurazione delle acque che si afferma in Romagna nel tardo Medioevo, piuttosto diffuso a Venezia a partire dalla fine del X secolo. All’interno delle cisterne l’acqua piovana veniva depurata da un letto di sabbia o ghiaia e raccolta quindi in un pozzo centrale. Nelle cisterne qui indagate è stato rinvenuto un accumulo di circa 60 m3 di sabbia fluviale, solo parzialmente asportata dall’ambiente voltato. Le aperture dei 4 condotti che raccoglievano l’acqua fluviale sono coperte da macine in arenaria, coperte dagli strati di distruzione del castello (fine XVI secolo). All’interno del pozzo è stato identificato un deposito di materiali databili tra la fine del ‘400 e la metà del secolo successivo, bruciati al momento dell’assedio che le truppe pontificie portarono al castello di Rontana nel 1591, controllato da un gruppo di banditi. Sul lato ovest del cortile, all’interno della Rocca, sono stati rinvenuti i resti di oltre 20 individui privi di connessione e sepolti in maniera casuale, successivamente sigillati da un tappo di malta. I materiali consentono di associare queste sepolture sommarie con quelle dei banditi giustiziati dall’esercito pontificio nel 1591. La stessa area era stata utilizzata come cimitero anche nei secoli precedenti, come testimoniano le numerose sepolture identificate al di sotto del piano di frequentazione della Rocca. Di particolare rilievo una sepoltura familiare in cassa, rinvenuta sul margine ovest dell’area di scavo. Al suo interno è stato identificato il corpo di un adulto insieme a 4 riduzioni, la cui cronologia deve essere chiarita. Sul lato nord dell’area sommitale si sviluppa un vasto pianoro di forma trapezoidale, situato ad una quota di circa 6 m al di sotto del piano di calpestio della Rocca rinascimentale. Gli scavi hanno riportato alla luce un ampio tratto delle mura che circondavano il castello sui lati est e ovest. Le mura, in blocchi di gesso legati in malta tenace, furono realizzate alla fine del XIII secolo, probabilmente da Maghinardo Pagani, che conquistò il castello nel 1292 e secondo le testimonianze scritte lo riedificò in pietra. L’intera superficie del pianoro è divisa a metà da un muro realizzato nella stessa tecnica edilizia, rafforzato da contrafforti a base rettangolare. A ridosso delle strutture sono state rinvenute tracce di una atelier di produzione del ferro e un edificio abitativo; sul margine orientale erano buche di palo di grandi dimensioni probabilmente funzionali al contenimento di un precedente recinto difensivo. Sul lato meridionale del sito è stato identificato infine un torrione a base rettangolare ampio ca 30 mq., posto nelle vicinanze del muro di cinta; rimane interamente conservato il piano inferiore, con murature in blocchi alte ca m 3,5, interamente rivestite da intonaco sui paramenti esterni. Il piano inferiore, coperto da una volta a botte, era utilizzato come cisterna, come testimonia la presenza di intonaco idraulico anche sulla pavimentazione. Anche questa struttura fu probabilmente realizzata alla fine del XIII secolo. Presenta tuttavia restauri consistenti databili probabilmente alla metà del secolo successivo. La base della torre venne interamente rivestita da un contrafforte con paramento obliquo, realizzato in pietra e legato da malta tenace. Sul lato nord dell’edificio è stata infine identificata la soglia di ingresso, posta al primo piano della torre, sul lato opposto al muro di cinta.
  • AIAC_1187 - Castello di Rontana - 2010
    Il castello di Rontana è stato oggetto di quattro campagne di scavo tra il 2007 e il 2010. Le indagini si sono concentrate in 4 aree principali, localizzate in posizioni strategiche per la comprensione e l’analisi del sito: l’area sommitale (settore 1000), la ‘bassa corte’ (settore 2000), l’area abitativa (settore 3000), le difese sul versante meridionale della fortificazione (settore 5000). Sono state individuate numerose sepolture appartenenti alla prima fase di frequentazione del castello (X secolo) nei pressi di un edificio in muratura, in gran parte ancora da scavare, nel pianoro che si trova sulla sommità del sito, nei pressi della torre ogivale, che ancor’oggi contraddistingue il castello. Sul lato sud, a picco sulla vallata che si affaccia sul Lamone, è stata riportata alla luce una poderosa torre quadrangolare in blocchi di pietra, intonacata sia sul lato interno che all’esterno, rinforzata, nella seconda metà del ‘200 da un contrafforte obliquo che circonda l’intero perimetro dell’edificio. E’ conservato il primo piano della torre con accesso sul lato nord soprelevato di circa 3 metri rispetto al piano di calpestio. All’esterno un ampia piazzola pavimentata in malta lo separa dalle mura di cinta del castello, qui conservate per circa un metro di altezza. A ridosso della Rocca è stato inoltre identificato un forno per la produzione del pane, nell’area difesa da due murature contraffortate e isolate dal resto dell’insediamento. Nel quartiere est è infine stata riconosciuta un’abitazione con cortile, databile al XIII secolo, con una stratificazione più antica che risale probabilmente alle prime fasi di occupazione del _castrum_.
  • AIAC_1187 - Castello di Rontana - 2011
    Tra agosto e settembre del 2011 si è svolta la quinta campagna di scavi archeologici. Due sondaggi sono stati realizzati nell’area sommitale, sul lato ovest e nell’angolo nord-est, già indagati tra 2007 e 2010 (vd. schede precedenti). Per comprendere la funzione dell’edificio qui individuato è stato aperto un nuovo settore (10x5 m) sul lato opposto del pianoro, dove è stata riportata alla luce una struttura complessivamente ampia circa 3,5 m. conservata in altezza per almeno 5 m. Questa costituiva il limite occidentale di un piccolo edificio in muratura, probabilmente una chiesa signorile, inserita all’interno delle fortificazioni della Rocca quattrocentesca. L’imponente muro era collegato al torrione ogivale, ancora conservato in alzato, e che caratterizzava il sito prima dell’inizio delle indagini archeologiche nel 2007. Nell’angolo nord-est è stata rinvenuta una seconda torre ogivale che modifica interamente l’aspetto del castello. La torre (diam. 9 m), conservata per 6 metri, interamente realizzata in laterizi, presenta almeno tre postazioni da archibugio: due sue fianchi e una sul becco, orientato verso nord, dove si sviluppa il resto dell’insediamento. La struttura si appoggia ad un poderoso muro in blocchi di gesso che costituisce la difesa duecentesca dell’area sommitale e di cui sono stati rinvenuti due tratti sul lato nord e su quello ovest. Un terzo saggio è stato invece effettuato sul lato meridionale del castello, dove negli anni precedenti era stata rinvenuta una torre quadrangolare con alla base una cisterna voltata per la conservazione dell’acqua. E’ stato scavato il deposito che separava la struttura dal muro di cinta che si affaccia sulla vallata del Lamone. In questo modo è stato possibile identificare un palinsesto di 4 diverse fasi di muratura che vanno dalla palizzata originaria, tagliata nel banco roccioso, fino all’ultimo rialzamento in blocchi di gesso regolari. All’interno di una fossa circolare, profonda quasi 2,5 m., è stato inoltre individuato il muro perimetrale di un altro edificio duecentesco di cui al momento non è possibile definire la funzione. Nel versante opposto del pianoro è stato riportato alla luce un fossato tagliato nel banco roccioso che separava la propaggine settentrionale dell’insediamento dall’area sommitale. Questa zona è stata riempita e livellata nel corso del XIII secolo e l’intera superficie è stata delimitata da uno spesso muro in blocchi di gesso al cui interno sono stati identificati due ateliers: uno per la produzione del ferro e uno per la cottura del pane. Un precedente forno, la cui funzione non è ancora stabilita, è stato individuato sotto gli strati di rialzamento del pianoro e verrà indagato nella prossima campagna di ricerche. Un ultimo saggio, realizzato nel settore orientale del castello, ha restituito i materiali più antichi dell’insediamento. Sono state riportate alla luce le murature tardo duecentesche che delimitano il sito e alcune installazioni precedenti che restano ancora da datare. Alcuni elementi che potranno definire ulteriormente la cronologia di queste prime fasi insediative provengono dal fondo di una buca di palo identificata quest’anno, i cui resti lignei verranno sottoposti ad analisi dendrologiche e al C 14. Alcune indagini di superficie hanno inoltre consentito l’identificazione di un’ampia zona del castello finora del tutto ignorata, posta sul versante sud-orientale del manto boschivo. Vi si trovano strutture murarie ancora visibili che proteggono il sito e si affacciano sulla vallata del Lamone. Occupano un falso piano posto a circa 20 metri di dislivello rispetto all’area sommitale e sono probabilmente da identificare come il borgo del castello, segnalato dalle testimonianze scritte.
  • AIAC_1187 - Castello di Rontana - 2012
    In agosto si è svolta la sesta campagna di scavi nel sito del castello di Rontana, condotta in co-direzione tra Dipartimento di Archeologia dell’Università di Bologna (sede di Ravenna) e Soprintendenza per i Beni archeologici dell’Emilia Romagna. Le indagini si erano concentrate in precedenza in 4 aree principali, localizzate all’interno dell’area sommitale (settore 1000), in seguito identificata come Rocca, e in altre zone del pianoro a nord (settori 2000 e 3000), e a sud della fortificazione (settore 5000). Per comprendere meglio la distribuzione dell’abitato e l’estensione del presidio sull’area sommitale, sono stati ampliati i saggi con lo scavo di due settori posti alle estremità opposte della corte rinascimentale (settori 7000-8000). Sono inoltre stati ultimati gli scavi delle stratificazioni associate alle prime fasi di occupazione del castello, sia sul lato ovest che sul lato est. Lo sforzo principale è stato rivolto alla ricostruzione dello sviluppo planimetrico complessivo del castello. L’intero rilievo su cui è costruita la croce è costituito da accumuli di materiale costruttivo, crollato in seguito alla distruzione del castello e al conseguente abbandono, determinato dalla conquista del presidio da parte dell’esercito pontificio nel 1591. É stato inoltre verificato che il torrione ogivale in laterizi si appoggia ad un precedente muro in blocchi di gesso, su cui sono visibili almeno due fasi edilizie, come negli altri settori scavati tra il 2009 e il 2011. A nord dell’area sommitale, circa 6 metri al di sotto del piano di frequentazione del cortile, l’apertura del settore 2000 ha consentito di riportare alla luce un muro in blocchi di gesso che racchiudeva quella che possiamo considerare come una ridotta difensiva antistante la Rocca. In questa zona si concentrano varie attività produttive, i cui resti sono stati indagati tra il 2009 e il 2011. A nord dell’area è stata rinvenuta una forgia per la lavorazione del ferro ed una canaletta, scavata nella roccia, ad essa funzionale. A est una fornace a pianta semiovale; la forma della struttura induce a ipotizzare che si tratti di un forno per la cottura del pane, abbandonato nell’ultimo quarto del XIV secolo. A sud ovest del settore emergono i resti di un’altra fornace e di un fossato che va relazionato al primo sistema difensivo del castello. Nel lato nord-est del sito sono state individuate alcune porzioni di strutture murarie in pietra che costituiscono il limite più avanzato dell’insediamento. Durante la campagna archeologica svoltasi nell’estate del 2011, ad est dell’area sommitale, nel pianoro sottostante la vetta del monte, sono state riportate alla luce numerose tracce di abitazioni. È probabile si tratti di un’area con esclusive funzioni abitative, della quale si ignorava l'esistenza. La sua scoperta consente di rinnovare la planimetria del castello, ampliandone notevolmente la superficie. Presso i limiti esterni del pianoro affiorano in più punti resti di strutture murarie in pietra, forse riferibili a un muro difensivo in pietra, anche se la totale assenza di queste evidenze sul lato opposto, impediscono, al momento, di stabilire se non si tratti invece di abitazioni prive di un recinto murario, ma piuttosto di un borgo a ridosso del principale nucleo del villaggio fortificato.
  • AIAC_819 - Pieve di S. Reparata - 2009
    La seconda campagna di scavo è stata indirizzata a comprendere lo sviluppo planimetrico della pieve medievale e l’occupazione del sito tra Età Romana e Medioevo. Le indagini hanno interessato sia l’interno della chiesa che la zona esterna, in corrispondenza con la scomparsa abside, la navata settentrionale, e la facciata. In base alle indagini archeologiche si può affermare che la prima occupazione nota del sito è rappresentata da un ambiente absidato, probabilmente parte di un più ampio complesso identificabile con una villa rustica di epoca romana. L’ambiente, solo in parte indagato dalle indagini archeologiche a causa della presenza di successive strutture murarie che vi si sono impostate sopra, si configura come un’aula a sviluppo longitudinale a terminazione absidata. In seguito all’abbandono della villa l’area viene occupata da almeno due sepolture ed interessata da diffuse spoliazioni, testimoniate da numerose buche e fosse. La fase successiva, ascrivibile alla tarda Antichità, presenta una monumentalizzazione dell’area con la costruzione di un edificio di culto a pianta cruciforme, articolato in una navata centrale culminante in un’abside circolare a cui si innestano due ambienti laterali. All’interno ed all’esterno della chiesa è presente un’area cimiteriale databile al VI-VII secolo. La chiesa cruciforme rimane in uso per lungo tempo, tanto da essere identificabile con la pieve altomedievale menzionata nelle fonti scritte di X secolo, in seguito sostituita dalla più ampia pieve medievale che si conserva ancora in parte. Quest’ultima si articola in un impianto a tre navate scandite da sei campate sorrette da cinque coppie di pilastri cruciformi; inoltre è presente un’area cimiteriale in adiacenza alla facciata ed alla navata settentrionale. Lo sviluppo volumetrico dell’edificio è facilmente ipotizzabile grazie al buono stato di conservazione delle strutture murarie della navata centrale, mantenute pressoché inalterate fino al colmo del tetto. Le fondazioni della pieve medievale sfruttano in parte le strutture della chiesa precedente, non tanto come appoggio ma piuttosto come contenimento per la spinta laterale dei muri; la navata centrale si imposta infatti all’interno di quella della chiesa cruciforme. L’abside medievale riprende fedelmente le forme di quella precedente, forse mantenendone in uso la struttura che tuttavia viene rinforzata con l’aggiunta di due contrafforti. La pieve presenta una cripta ad oratorio in origine coperta da un sistema di volte a crociera impostate su quattro pilastrini, accessibile da due ingressi laterali aperti sulle navate minori. Durante la costruzione della pieve viene realizzato un impianto per la fusione di campane nell’area della navata antistante alla cripta. Nel corso del tardo Medioevo e del Rinascimento la pieve di Santa Reparata conosce significative trasformazioni che ne alterano decisamente l’aspetto: in particolare si assiste alla demolizione delle navate laterali ed alla conseguente tamponatura delle arcate. Lo spostamento della sede parrocchiale presso la chiesa di Santa Reparata in Terra del Sole, avvenuto tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII secolo, determina l’abbandono dell’edificio di culto, con la conseguente variazione d’uso e la demolizione della facciata.
  • AIAC_827 - Basilica di S. Severo - 2008
    A partire dal 2001 l’insegnamento di Archeologia Medievale dell’Università di Bologna – sede di Ravenna, si è impegnato in una serie di progetti ed interventi di scavo presso la città abbandonata di Classe, a Sud di Ravenna. La città, preceduta da alcune necropoli e ville in età imperiale, nacque nel V secolo come centro-satellite della vicina Ravenna, e in particolare come porto commerciale di quest’ultima, al momento in cui venne scelta come sede imperiale d’Occidente. La basilica di San Severo, individuata sul terreno e parzialmente portata alla luce negli anni’60 del secolo scorso, dal 2006 è al centro di un nuovo progetto di scavo e indagini archeologiche. Le prime tracce di occupazione dell’area consistono principalmente nei resti di una villa suburbana. Si tratta di un complesso notevole, di cui facevano parte svariati ambienti con pavimentazione a mosaico e in cocciopesto, vasche rivestite in marmo e un impianto termale. La fase più antica delle strutture sembra risalire all’età augustea. Non lontana dalla villa si trovava una necropoli. L’impianto fu verosimilmente occupato fino all’inizio del VI secolo, epoca alla quale risale il pavimento a mosaico più tardo. Già nella prima metà del V secolo la zona accolse un piccolo edificio rettangolare absidato, probabilmente il monasterium di S. Ruffillo nel quale venne originariamente traslato il corpo del vescovo Severo. In seguito, verso gli ultimi decenni del VI secolo, il monastero fu affiancato a Sud da un altro edificio a pianta rettangolare, di dimensioni analoghe, e a Nord dalla basilica. Questa era un notevole organismo architettonico a tre navate, preceduto da un nartece e concluso ad Est da un’unica abside, poligonale all’esterno e semicircolare all’interno. Le dimensioni dell’aula sono pari a m 65 x 27. Accanto all’abside fu poi costruita in un secondo momento un’aula di forma quadrata, con orientamento differente, la cui pavimentazione in laterizi risulta realizzata nel corso del VII secolo. Fin dall’epoca della costruzione del complesso alcuni nuclei di sepolture si concentrarono nei pressi della basilica, in particolare attorno all’abside e ai muri perimetrali. Alcune strutture riferibili al monastero altomedievale, la cui prima menzione risale al X secolo, sono state rinvenute a ridosso della basilica sul lato Nord; tra queste si individua una torre. Nel corso del XII secolo si colloca poi la costruzione del campanile, una struttura in laterizi a pianta quadrata (m 7 x 7.40). A Sud della basilica, invece, nel corso della campagna 2008 sono venuti alla luce i resti del chiostro bassomedievale del monastero e di alcuni ambienti affacciati su di esso. Dopo un lungo declino, dovuto anche ad una serie di attività di spoliazione degli arredi interni, la basilica fu poi ricostruita con dimensioni inferiori alle precedenti, una prima volta nel XV secolo ed una seconda nel XVIII.
  • AIAC_827 - Basilica di S. Severo - 2009
    Gli scavi di quest’ultima campagna di indagini si sono svolte in un area di circa 1000 mq posta a sud della chiesa tardoantica, con l’obiettivo di riportare alla luce le strutture del monastero medievale. Pochi cm al di sotto del piano di calpestio sono state identificate le rasature dei muri che costituivano l’imponente complesso monastico. Si tratta di un grande edificio rettangolare (m 60x13), preceduto da un portico sostenuto da colonne e pilastri alternati, parallelo alla navata meridionale della basilica. Sul lato sud di questo edificio sono stati identificati numerosi ambienti di servizio realizzati in materiale deperibile e un altro fabbricato, in muratura, inizialmente distinto dal complesso monastico. Le strutture in laterizi del monastero sono state interamente e sistematicamente spoliate fino alle fondazioni e a pochi filari dell’alzato originario, in un periodo compreso tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo. Solo l’edificio posto a sud-est sembra aver avuto una vita più lunga, con spoliazioni che si datano tra il XVII e il XVIII secolo. Lo scavo ha chiarito che l’impianto originario di questo complesso si data alla prima metà del X secolo, grazie ai materiali associati alle stratificazioni tagliate dalle fondazioni dei muri perimetrali. Un portico monumentale era collegato con un muro di recinzione al sacello funerario che ospitava la sepoltura di S. Severo e lo racchiudeva in un vasto chiostro rettangolare, interrotto sul lato est da un braccio di raccordo tra la basilica e il complesso monastico. Verso la metà del XIII secolo venne realizzato un ulteriore portico che separava il chiostro dal sacello. Il monastero disponeva così di due chiostri: il primo, più piccolo, con la memoria della sepoltura di S. Severo; il secondo, più ampio, con un pozzo nel settore centrale. Nel XIII secolo furono realizzati alcuni vialetti di collegamento tra il centro del chiostro e i la facciata del monastero. Nel settore centrale dell’edificio è stato identificato un ampio refettorio scandito da pilastri rettangolari. Verso la fine del XIV secolo questo edificio subì diverse modifiche e restrizioni che portarono alla realizzazione di un piccolo ambiente quadrangolare, sul lato est, destinato all’essiccazione e all’affumicatura del pesce. Sono state poi identificate le tracce delle numerose installazioni in legno che dovevano sostenere i pesci e il focolare al centro, con migliaia di resti faunistici sul pavimento in malta. L’edificio sembra essere stato abbandonato nella metà del XV secolo, nello stesso periodo in cui anche la basilica subì un ridimensionamento consistente, con l’abbattimento delle navate laterali. L’edificio rinvenuto presso l’angolo sud-est dell’area di scavo era anch’esso originariamente diviso da pilastri centrali. Verso la metà del XIV secolo venne collegato al complesso monastico attraverso una struttura in pisè, rinvenuta sul lato ovest. Dopo un crollo del tetto, avvenuto agli inizi del XV secolo, il lato ovest dell’edificio venne rialzato con uno spesso strato di argilla estremamente selezionata (m 0,5 ca) e sopra fu installato un focolare rettangolare e una struttura di lavorazione in laterizi di forma ovale. L’ambiente fu abbandonato nel XVI secolo e successivamente spoliato. Nei pressi del sacello tardoantico sono state infine scavate alcune sepolture privilegiare realizzate in cassa di laterizi. All’interno vi trovavano posto numerosi individui (fino a 8-9) probabilmente appartenenti allo stesso gruppo familiare. Sepolture individuali sono state invece trovate a ridosso del muro perimetrale del monastero, a testimonianza del perdurare di questa tipologia funeraria anche nel corso del Medioevo inoltrato.
  • AIAC_827 - Basilica di S. Severo - 2013
    L’area archeologica di San Severo a Classe è stata oggetto di otto campagne di scavo tra il 2006 e il 2013. Le indagini si sono concentrate in 5 aree principali, localizzate in posizioni strategiche per la comprensione e l’analisi del sito: l’area interna alla chiesa (area I), l’area posta sul lato nord dell’edificio (area II), l’area posta a sud della chiesa (area III), l’area davanti al nartece (area IV), l’area a est dell’abside (settore 12000). Il deposito indagato in tutti e quattro i diversi settori è caratterizzato da uno spessore di circa un metro, prodotto dalle numerose fasi dalla sequenza insediativa. Nel prosieguo delle indagini (2013), per comprendere meglio la funzione del complesso monastico nell’area III, è stato approfondito lo scavo di alcuni settori situati all’interno e all’esterno del complesso monastico. Sono state identificate alcune zone produttive tra la sala capitolare e un ampliamento del complesso monastico altomedievale, lungo il braccio est, legata alla produzione di una campana. È stato inoltre scavato lo _scriptorium_ e il refettorio, in cui sono state riportate alla luce le fasi originarie che mostrano una diversa articolazione dello spazio interno al monastero. Nel chiostro sono state inoltre scavate due fosse destinate a ossario e una vasca con tracce di recinti marmorei al centro esatto del giardino, di fronte e precedente il lavatoio di XI secolo. Nuove sepolture sono state inoltre scavate nell’area del nartece e all’interno del sacello tardoantico, tra cui spicca la tomba al centro dell’abside, databile alla metà del IV secolo e associata al proprietario della villa nella sua fase tardoromana. Nuove strutture di servizio e _atelier_ per le attività di produzione del monastero sono state infine identificate sul lato sud del complesso, destinate alla lavorazione del metallo e ad altre manifatture legate alla vita quotidiana della comunità monastica (macinazione del grano, immagazzinamento dei cereali, allevamento di pollame).

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