-
AIAC_2038 - Chiesa di Santa Maria Maggiore - 2008
Lo scavo nella chiesa rinascimentale di Santa Maria Maggiore a Trento, ha restituito una serie di evidenze archeologiche legate alle vicende dello spazio, sempre destinato a vocazione pubblica a partire dalla fondazione del municipium. Sono venuti in luce 4 edifici sacri precedenti alla chiesa conciliare (prerinascimentale, romanico, altomedievale e paleocristiano), e uno spazio pubblico che ha conosciuto varie vicende e destinazioni d’uso fra il I e il IV-V secolo d.C. Gli impianti sacri – tutti canonicamente orientati in senso E-W – conoscono contrazioni e allargamenti progressivi e alteranti, a partire dal primo impianto dell’ecclesia intra moenia di V secolo. Ma l’area, in piena età imperiale e tardo antica, aveva un’altra funzione civica; era adibita in primo luogo forse ad area termale, e successivamente, prima della destinazione a polo religioso, ad uno spazio aperto lastricato che mantenne comunque parzialmente in uso le strutture idrauliche precedenti.
-
AIAC_2265 - Two peristyle house of Phoinike - 2009
Gërmimet e vitit 2009 në banesën me dy peristile, në pjesën e sipërme të qytetit, u përqëndruan në shtresat e mbushjes së ambientit L. Kjo sekuencë shtresash të depozituara në brendësinë e terracimit artificial të realizuar për ndërtimin e banesës helenistike (shek. 3 p.Kr.), është shumë domethënëse për interpretimin jo vetëm të ndërtesës por edhe të zgjerimit urban në këtë anë të qytetit. Sekuenca e ambienteve të vendosura përballë rrugës, në fakt, gjendet në pikën e takimit midis kuotës më të ulët të rrugës urbane dhe asaj më të lartë të katit të sipërm të banesës. Këto ambiente janë të ndarë në dy blloqe nga shkallarja N, e cila lidh dy katet dhe lejon hyrjen në banesën me dy peristile. Në perëndim gjendet ambienti L dhe në lindje ambientet O, P, Q. Ndërkohë që ato në lindje u gërmuan nga poshtë për të krijuar ambente të hapura me nivelin e rrugës, ashtu si edhe shkallarja N, ambienti L mbeti i kalueshëm vetëm nga kuota e sipërme, apo nga peristili i madh. Gërmimi i një kuadrati në anën perëndimore të ambientit L, në vitin 2001, zbuloi material qeramike dhe numizmatike, të datuara në mesin e shek. 3 p.Kr. Për këtë arsye, tashmë në përfundim të kërkimeve në banesën me dy peristile, këtë sezon u gërmua gjysma lindore e depozitës stratigrafike të ruajtur në ambientin L. Megjithatë situata e hasur, duke arritur në të njëjtat kuota të gërmimit të mëparshëm apo rreth pesë metra nën nivelin e peristilit, u shfaq e njëjtë në shtresat sipërfaqësore (njësitë stratigrafike 352-354). Ndërkohë shtresat më të thella (njësitë stratigrafike 355-358) dhanë material që me sa duket është i ndryshëm dhe më pak domethënës në krahasim me atë të vitit 2001, por të datueshëm në shek. 3-2 p.Kr. Megjithatë duhet të priten përfundimet e analizave të materialeve për të kuptuar nëse bëhet fjalë për një situatë të ndryshme stratigrafike apo se duhet saktësuar më mirë datimi në përgjithësi i kompleksit.
-
AIAC_2273 - The ancient building at Matomara - 2008
Gërmimet në sitin e Matomarës vazhduan edhe në vitin 2008. Rezultatet e dala ishin të rëndësishme pasi përcaktuan edhe karakterin e ndërtesës që me sa duket kishte një natyrë agro – blegtorale. Për të vërtetuar këtë shërbente edhe dalja në dritë e një sërë materialesh prej leshi dhe pitosa të përmasave të ndryshme që shërbenin për mbajtjen e drithërva. Por ajo shërbente edhe si një rezidencë, këtë e demonstron më së miri gjetja objekteve fine tё qeramikës me vernik të zi. Duhet theksuar që të gjitha këto gjetje kishin prejardhje nga qyteti i Foinikes, çka tregon më së miri raportet që kishte vetë qyteti me rrethinat e tij. Kjo zonë me sa duket braktiset në periudhën e mesme e të vonë romake dhe kjo demostrohet nga mungesa e të dhënave që vijnë nga kjo epokë.
-
AIAC_283 - Via urbana, Foro, Domus dei Coiedii, Edificio S - 2009
Il sito dell’antico municipio romano di _Suasa_ si trova sulla riva destra della valle del Fiume Cesano nelle Marche e anticamente rientrava nei centri della VI regione augustea. Gli scavi degli ultimi anni hanno interessato soprattutto due settori centrali dell’area urbana antica (estesa circa 18 ettari): da un lato della principale via urbana basolata il Foro e dall’altro l’area di abitazioni che comprende la dimora di epoca medio-imperiale denominata _domus_ dei _Coiedii_. La campagna del 2009 si è concentrata in particolare nell’area settentrionale del Foro.
Sotto la sequenza di taberne che delimita la piazza da questo lato sono, infatti, emersi i resti di alcuni edifici sacri precedenti, riferibili all’epoca repubblicana (circa II sec. a.C.), con alcuni altari antistanti, di cui uno rettangolare già noto e uno circolare, il cui basamento è stato riportato in luce nel 2009. Si tratta di un edificio circolare su podio e di un edificio rettangolare con strutture perimetrali in argilla su zoccolo di muratura. Lo scavo del 2009 ha fatto emergere un’articolazione interna di quest’ultimo edificio data da alcuni muri in tegole ancora in corso di scavo.
Sull’altro fronte di scavo, l’indagine archeologica ha riguardato l’area del cortile della _domus_ dei _Coiedii_ (II sec. d.C.), dove è stato recentemente riportato in luce un bagno privato costruito subito dopo l’impianto principale della grande dimora (seconda metà II sec. d.C.). Nel corso della campagna del 2009 è stato effettuato un ampio saggio stratigrafico per confermare la cronologia dell’impianto.
All’interno del saggio sono emerse alcune strutture murarie relative ad alcune costruzioni successive, relative ad una fase tarda di ruralizzazione dell’area urbana. Queste strutture, successivamente spogliate, parrebbero aver distrutto uno dei _praefurnia_ (o un accesso di ispezione per la pulizia degli ipocausti) di servizio alle strutture termali. Nel complesso le stratigrafie, compreso uno spesso strato di riporto ricco di grossi frammenti di anfore a fondo piatto (II-III sec. d.C), confermano la precedente cronologia dell’impianto dei bagni.
Tra i risultati notevoli delle ultime ricerche si segnala anche quanto emerge dall’analisi della cultura materiale: alcune stratigrafie profonde, connesse talvolta con tratti di strutture, portano in primo piano la presenza di reperti riferibili almeno alla prima metà del III sec. a.C., non solo di importazione ma anche di produzione locale. Non mancano neppure reperti ancora legati alla tradizione picena. Questi dati si aggiungono ad altri pure recenti che stanno costringendo a una revisione della cronologia relativa alla genesi dell’abitato romano. Sembra che la romanizzazione e quindi il processo di urbanizzazione si innesti su un tessuto complesso, stratificato e multicuturale (gallico e piceno) in epoca precoce, almeno dopo la battaglia di Sentino (295 a.C.) e certamente prima della _lex Flaminia_ (232 a.C.).
Infine la parte finale della campagna del 2009 è stata dedicata al progetto di indagini geofisiche e di fotografie aeree da aquilone collegato alla scuola estiva internazionale dell’ateneo bolognese “in profondità senza scavare”. La scuola ha accolto studenti di varie nazionalità (anche di paesi come l’Irak e gli Emirati arabi Uniti) e si è avvalsa dei alcuni dei principali esperti del settore collegati a varie istituzioni di ricerca internazionali (Università di Siena, di Modena e Reggio Emilia, di Denver in Colorado, di monaco di Baviera; CNR di Parigi). I risultati delle ricognizioni, ancora in via di elaborazione finale, fanno già emergere una fisionomia inedita dell’area urbana e danno forse ragione del rapporto tra la città e alcuni grandi edifici pubblici di grandi dimensioni, come il Foro e l’Anfiteatro. Nei prossimi anni queste indagini potranno essere alla base della programmazione delle ricerche, anche per chiarire alcuni aspetti anomali dell’urbanistica suasana (ad esempio non sono note mura urbiche).
-
AIAC_283 - Via urbana, Foro, Domus dei Coiedii, Edificio S - 2010
La città romana di Suasa (III a.C.- VI d.C) si estende (tra le due necropoli sud e nord) ai lati della principale via basolata, con il Foro da un lato (a ovest) e un esteso quartiere di abitazioni dall’altro (con la Domus dei Coiedii, la Casa del prirmo stile, l’Edificio di Oceano). A monte delle abitazioni si trovano gli edifici per spettacolo (Teatro, Anfiteatro). Il resto dell’impianto urbano (mura, starde, altri edifici) può essere in parte ricostruito grazie alle recenti campagne di prospezioni geofisiche e aerofotografiche.
Le ricerche del 2010 hanno interessato l’area corrispondente alle tabernae F 38-40 del Foro di età imperiale (I d.C.). Sotto questi ambienti era già venuto in luce un contesto sacro di età repubblicana (circa II-I a.C.), composto da un tempio circolare su podio a ovest e da un secondo tempio rettangolare su podio poco più a est, con due altari antistanti. Ancora più a est si trova un edificio pavimentato in cotto, di epoca lievemente posteriore (I a.C.). Il nuovo scavo ha interessato l’interno del podio rettangolare (tagliato e coperto dalle fondazioni di F 39). Al suo interno è stata rimossa una spessa successione di livelli di riporto di ghiaia (oltre mezzo metro) che copriva a sua volta alcune strutture murarie fatte con tegole intere legati con argilla e ciottoli (solo parzialmente scoperte nel 2009 e in parte spogliate al momento della costruzione del Foro). Queste strutture (costruite in elevato e poi inghiaiate) delimitano un vano centrale aperto verso sud. I due corpi di fabbrica principali (podio esterno e camera interna) sono collegati tra loro da corti setti murari (due su ogni lato eccetto che sulla fronte). Allo stato attuale sembra che questa struttura interna al podio non fosse praticabile ma coperta di ghiaia sin dall’inizio. Tuttavia l’apertura verso sud di questo ambiente centrale, in asse con la facciata del podio, farebbe pensare a una soglia e quindi a un vano accessibile. Lo stesso piano di calpestio interno potrebbe essere sia un livello di cantiere sia ciò che resta di un pavimento. Restano dunque diverse questioni da chiarire. Allo stato attuale la principale ipotesi, per ora priva di riscontri archeologici, è quella di una scalinata di accesso al podio che sarebbe stata asportata e quindi avrebbe determinato la lacuna e l’apertura centrale. Il podio, con il fronte modanato e aperto (forse sempre per accogliere una rampa) era costruito con zoccolo in muratura ed elevato in argilla cruda, rivestita da intonaco rosso. Dalle fosse di fondazione del Foro provengono inoltre frammenti probabilmente pertinenti al tempio, come stucchi scanalati bianchi (delle colonne) e lacerti di un pavimento in cocciopesto.
All’esterno del podio (in corrispondenza della taberna F 40 che chiudeva l’ala settentrionale del complesso forense) sono state scavate due fosse che incidono profondamente il pavimento fittile dell’edificio a est dell’area sacra. Una di queste è tagliata e coperta dalla fondazione del muro perimetrale est del vano F 40. Sul fondo della buca, a circa due metri di profondità dal pavimento, si trova una struttura che parrebbe appartenere a una fase edilizia molto antica, anteriore non solo al Foro, ma anche all’area sacra di II-I a.C.
-
AIAC_283 - Via urbana, Foro, Domus dei Coiedii, Edificio S - 2011
La annuale Campagna di scavo del Dipartimento di Archeologia di Bologna a Suasa si è svolta tra giugno e ottobre 2011.
Gli scavi hanno interessato l'area della principale via urbana che corre nella zona centrale dell'abitato, tra la _Domus_ dei _Coiedii_ e la Casa del primo stile dal un lato (Est) e il Foro dall'altro (Ovest).
La strada, riportata in luce per ottanta metri (ampia quattro), è basolata, presenta marciapiedi laterali e resti di fistole plumbee. Procedendo da nord verso sud sul frontestrada orientale, si trova l’affaccio dell’Edificio 7 pavimentato con esagonette fittili; il fronte della _Domus_ dei _Coiedii_ con al centro l'Edificio S, l'Edificio 3 sopra l’antico ingresso della Casa del primo stile, gli Edifici definiti 5 e 6. In corrispondenza dell'accesso al Foro il basolato stradale ne copre le fondazioni. Poiché l'impianto del Foro si colloca in età giulio-claudia, se ne può dedurre una cronologia posteriore del basolato. In corrispondenza dell'angolo nord-orientale del Foro la via basolata presenta un incrocio con un'altra strada ortogonale glareata. In questo punto il canale sotterraneo di raccolta delle acque di gronda del Foro, anch'esso già noto dai vecchi scavi, prosegue anche sotto il basolato e verso il limite est di scavo.
Sotto la via basolata (forse di II-III d.C.) si trova una strada inghiaiata più antica (primi decenni del I d.C.). Sopra la via basolata si trovava una strada di terra battuta e macerie compattate di epoca tardo-antica (forse al IV secolo d.C.). Tutta l'area è coperta da un livello di coltivo (V secolo d.C.).
Il frontestrada orientale è tagliato da un acquedotto di fine Ottocento. A nord della _Domus_ dei _Coiedii_ si trova l’Edificio 7, accessibile direttamente dalla strada e ancora in gran parte sotto il limite di scavo.
Procedendo verso sud, si trova il sistema d’ingresso della _Domus_ dei _Coiedii_, solo ora del tutto visibile.
La fascia tra la _Domus_ dei _Coiedii_ (II d.C.) e l'Edificio 3, che copre il sistema d'ingresso della Casa del primo stile (II a.C.), è occupata da un porticato, profondo circa sei metri, che si configura come una sequenza continua di aree coperte, poste in corrispondenza delle strutture retrostanti. Alcune di queste strutture si distinguono per maggiore monumentalità e presentano il pavimento del portico lastricato (l’ aula S, l’Edificio 6, ancora non scavato). Tra l'Edificio 3 e l'Edificio 6 si trova un'altra struttura simile priva di lastricato antistante (Edificio 5).
A sud della _Domus_, sul frontestrada orientale, si trova quindi una sequenza di tre edifici (3, 5, 6) con portico antistante. Dai portici si accedeva alle aule retrostanti, rialzate su podii, per mezzo di gradini in pietra (sulla linea dell’ingresso della _Domus_ ).
L'aula dell'Edificio 3 presenta un pavimento che è stato riferito al III d.C. Sembra però che l’impianto originario risalga al I secolo d.C., quando fu costruito l’antistante Foro e venne distrutto il sottostante ingresso della Casa del primo stile. L'Edificio 3, infatti, si trova esattamente dinanzi l'ingresso centrale del Foro e perciò doveva appartenere al medesimo intervento edilizio concepito in maniera unitaria.
-
AIAC_283 - Via urbana, Foro, Domus dei Coiedii, Edificio S - 2012
L’annuale Campagna di scavo del Dipartimento di Archeologia di Bologna a Suasa si è svolta tra fine giugno e inizi agosto, con una appendice a fine settembre 2012.
Gli scavi hanno interessato: l’edificio 6, affacciato sul ciglio orientale della principale via urbana basolata (a sud degli edifici 3, 5); l’edificio 8, posto sul lato occidentale della strada (a nord del Foro); la necropoli est (poco distante dalla necropoli sud).
L’edificio 6 prosegue la sequenza delle aule aperte sulla via basolata già note (edifici 3, 5). Allo stato attuale è stata riportata in luce un’area lastricata che dava accesso a un’aula retrostante, pavimentata a mosaico (ancora sotto il limite di scavo). L’ampiezza di questo lastricato (13 metri), posto lungo il portico a est della via basolata, fa pensare a un edificio pubblico importante, forse con funzioni civili. La fase meglio conservata (III d.C.) ha subito consistenti spogliazioni e si imposta su una fase precedente.
L’edificio 8 è parte di un più ampio complesso solo parzialmente indagato. Si tratta di un’estesa struttura che, almeno nella parte in luce, sembra avere una destinazione funzionale. Il complesso si data in età medio imperiale ma si imposta su una costruzione precedente. Successivamente si ebbe l’impianto di un pozzo e di una vasca.
La Necropoli est si trova nel campo demaniale a est della strada di Pian Volpello. I suoi resti sono stati individuati grazie a un saggio aperto per verificare una traccia lineare, visibile nelle fotografie aeree e nelle indagini geofisiche, che percorre trasversalmente il pianoro in senso est-ovest, giungendo a ridosso della rive del fiume Cesano. Sotto l’arativo (spesso 80-110 cm) è venuta in luce una strada inghiaiata ampia poco meno di tre meri (2,70 cm), che è stata indagata per circa cinque metri. Lungo il margine meridionale si trova un muro che contiene la strada e funge anche da recinto funerario (area sud). Infatti appena a sud della strada è stata individuata un’area di sepolture di epoca alto e medio imperiale (I-II d-C.). Si tratta di 9 incinerazioni, con i resti per lo più contenuti in anfora, e di una inumazione di infante in cassa laterizia.
Sull’opposto margine settentrionale la via inghiaiata non è delimitata da alcuna struttura di contenimento ma delimita una seconda area di sepolture a incinerazione (area nord) più antiche (II-I a.C.). Alcune di queste tombe conservano i cippi lapidei fuori posto, con l’eccezione di uno, recante l’epigrafe VIBIA GAVIA e una decorazione a falsa porta sul retro. Sia questa stele sia un’altra priva di epigrafe, sono state oggetto di pulitura in laboratorio e presentano sul retro una ciste ricavata nello spessore della stele e sigillata con una lastra lapidea piombata. All’interno si trovavano i resti selezionati delle rispettive tombe a incinerazione. Un terzo elemento lapideo rinvenuto in crollo presenta una figura femminile in rilievo. L’approfondimento dell’indagine nelll’area nord della necropoli ha permesso di individuare una sequenza di livelli di accrescimento del piano stradale (spessa circa 60 centimetri) databili tra l’epoca repubblicana e quella medio imperiale (II a.C. – II d.C.).
-
AIAC_283 - Via urbana, Foro, Domus dei Coiedii, Edificio S - 2013
_Necropoli orientale, Via del Guado_
La Campagna di scavo del 2013 del Dipartimento di Archeologia di Bologna a Suasa si è svolta tra fine giugno e inizi agosto, con un breve appendice a fine settembre 2013.
Gli scavi hanno interessato: La via inghiaiata individuata nel 2012 e la necropoli est che si sviluppa ai suoi lati
A Nord della strada inghiaiata sono stati riportati in luce due segnacoli funerari, posti l’uno dinanzi all’altro rivolti verso la strada, che individuavano altrettante sepolture a incinerazione.
Il primo cippo, alto circa cm 40, è decorato con una testa di Medusa. Il secondo, privo di decorazione, è di maggiori dimensioni (alto cm 50). Entrambi presentano i resti di un incavo superiore per custodire una selezione dei resti (cranio). La collocazione dei cippi e la funzione di cinerari presenta analogie con il cippo di Vibia Gavia e con quello anepigrafe rinvenuti nel 2012. Attorno alla stele di Medusa sono emerse altre sepolture a incinerazione con resti del corredo e delle cerimonie funebri databili tra la fine del II e gli inizi del I a.C.
Nell’area di necropoli posta a Sud della via inghiaiata è stato ripreso lo scavo parallelamente alla strada, per un’ampiezza di oltre m 2 e una profondità massima di poco più di m 2,50. A m – 1,80 dal p.d.c. Sotto la fondazione del muro di contenimento della strada, è emersa una fase di frequentazione della necropoli con nove tombe a incinerazione (entro cassetta lignea, anfora, brocca, fossa terragna). Mentre nel 2012 il cinerario predominante era l’anfora a fondo piatto (circa I-II d.C.), nelle tombe del 2013 sono presenti anche anfore del tipo Dressel 2-6 lievemente più antiche (I d.C.). Le anfore, deposte verticalmente, al dritto o al rovescio con il fondo forato, servivano da cinerari, da segnacoli e da tubuli per le offerte. Più in basso è stato individuata una tomba a incinerazione più antica, sigillata dal crollo della prima fase del muro di contenimento della via inghiaiata.
L’allargamento dello scavo più a ovest ha permesso di indivuduare, appena sotto l’arativo, altre due sepolture di età medio-imperiale.
Verso Est, invece, la zona centrale dell’area di scavo è risultata priva di tombe ma interessata da una successione di _ustrinae_. Altre 4 tombe, analoghe alle precedenti, erano presenti ancora più a Est. Una sola non presentava il solito cinerario ceramico ma una cassetta laterizia alla cui sommità si trovava un collo d’anfora con la funzione di tubulo per le libagioni. Queste sepolture si trovano nei pressi del muro laterizio di contenimento della via inghiaiata, risultato lungo poco più di m 9.
Nei pressi della testata orientale di tale muro è stato rinvenuto un cippo, alto cm 50, recante l’iscrizione IN AGR/PXXX (in agro pedes triginta), che ricorda l’ampiezza del lotto quadrato di sepolture in esame, corrispondente a poco meno di m 9. Il cippo copre i resti in un precedente basamento in opera cementizia riferibile a un monumento funerario distrutto.
Per comprendere meglio l’andamento della via inghiaiata sono stati aperti alcuni saggi lungo il suo percorso, che hanno permesso di riscontrare come essa diventi basolata nell’area urbana.
-
AIAC_283 - Via urbana, Foro, Domus dei Coiedii, Edificio S - 2015
La Campagna di scavo del 2015 del Dipartimento di Storia Culture Civiltà di Bologna a Suasa si è svolta tra fine giugno e fine luglio.
Gli scavi hanno interessato una porzione dell’area sud della Necropoli Orientale, individuata nel 2012.
Nella fascia più occidentale dell’area di scavo sono venute in luce tre inumazioni alla cappuccina. Queste presentavano la copertura di tegoloni interi, disposti per il lungo con le giunture coperte da coppi e frammenti di tegole, e il fondo foderato da altri tegoloni, disposti per piatto. Tali sepolture erano in successione stratigrafica, tagliandosi l’un l’altra; nelle deposizioni inferiori lo scheletro si mostrava, infatti, ridotto e ricollocato in un angolo della tomba, verosimilmente al momento dell’intercettazione da parte della sepoltura successiva. Dal punto di vista cronologico, si segnala la presenza, come corredo, di una moneta di Alessandro Severo del 230 d.C.
Nella zona più meridionale della fascia centrale dell’area di scavo sono state riportate in luce altre due sepolture a inumazione: una con copertura alla cappuccina, con orientamento NO-SE, e un’altra in fossa terragna, priva di copertura e fondo.
L’assenza di sepolture nel resto del settore centrale dell’area di scavo ha permesso di aprire un saggio in profondità fino a circa -2,50 mt. dal p.d.c. per riportare in luce un tratto ampio circa 5 mt del muro in ciottoli che in quest’area delimita la via inghiaiata, già messa in luce dal 2012.
Nella fascia più orientale dell’area di scavo, dove nel corso delle precedenti campagne di scavo erano state scavate numerose sepolture, per lo più addensate nell’area a ridosso del muro di contenimento dell’inghiaiata, sono state portate in luce sei sepolture a incinerazione, i cui corredi, costituiti da pochi e frammentati reperti, datano le deposizioni tra fine I e II sec. d.C.: tre con segnacolo-cinerario costituito dalla parte superiore di un’anfora a fondo piatto, una in fossa terragna semplice e due dalla struttura più complessa.
La prima impiegava come cinerario un piccolo dolio, sul cui orlo si inseriva una sequenza di due tubuli separati da un filtro, evidentemente approntati per consentire le cerimonie di libagione. Il tubulo fuoriusciva di alcune decine di cm dal livello d’uso della necropoli. Verso nord si trovava, inoltre, un basamento quadrangolare (circa 130 x 120 cm), poco fondato, che inglobava parte della terminazione superiore del tubulo stesso e che potrebbe rappresentare una semplice piattaforma funzionale al cerimoniale funerario.
La seconda sepoltura “complessa” ha restituito i resti di una struttura lapidea di arenaria, che ricostruita formava una sorta di “anello” litico sbozzato in maniera grezza. Sotto questa struttura si trovava una fondazione circolare in muratura, con infisso al centro un cippo di calcare fratturato superiormente. Tale struttura copriva parte del riempimento di terra di rogo, che colmava la fossa, al cui interno si trovava l’anfora cinerario infissa al dritto e forata sul fondo.
Nel corso della campagna di scavo del 2015 sono, infine, stati realizzati tre saggi stratigrafici nell’area del già noto Edificio suburbano 9, mettendo in luce alcuni tratti di fondazioni murarie, nonché le fosse di spoliazione di tali muri e uno strato di crollo.
-
AIAC_283 - Via urbana, Foro, Domus dei Coiedii, Edificio S - 2016
La Campagna di scavo del 2016 del Dipartimento di Storia Culture Civiltà di Bologna a Suasa si è svolta tra fine giugno e fine luglio nell’area della Necropoli Orientale. Nel settore meridionale (a sud della via glareata) è stato completato lo scavo della fascia sud del lotto di 30 piedi individuato nel 2012 a partire dalla quota del basamento laterizio con tubulo per le libagioni individuato nello scorso 2015 (Tomba 572). Appena a un metro di profondità dal p.d.c. sono emerse 7 sepolture a cremazione in fosse circolari coperte da anfore con funzione di segnacolo e tubulo per offerte, disposte in fila lungo il limite sud del lotto (Tombe 573-579).
Fa parzialmente eccezione una sepoltura (Tomba 575) in cassetta laterizia coperta da un bipedale piano con un foro circolare al centro. Sul margine esterno del Lotto si trova la sepoltura a inumazione di un infante, in fossa terragna coperta alla cappuccina (Tomba 580). Al di sotto di queste è stato trovato un secondo livello di altre 6 sepolture a incinerazione simili alle precedenti (Tombe 581-583, 585-587). Si segnala la perfetta sovrapposizione dell’anfora della Tomba 578 rispetto alla sottostante Tomba 583: l’anafora superiore era capovolta e l’orlo risultava perfettamente combaciante a quello dell’anfora inferiore a creare un condotto unico, forse per mettere in comunicazione tombe di famiglia. Lo scavo di questo secondo livello di sepolture ha riportato in luce, a poco meno di un metro e mezzo dal p.d.c., 2 basamenti parallelepipedi in pietra, quello orientale monolitico (cm 90 x 60, spesso cm 30) e quello occidentale composto da una serie di 3 blocchi sovrapposti di dimensioni progressivamente minori, con foro centrale per alloggio di una stele nella parte superiore.
Sopra di esso è stata rinvenuta in crollo una testa femminile poco inferiore al vero, con i capelli raccolti, in calcare locale, oltre ad alcuni piccoli frammenti di epigrafe. A di sotto delle sepolture appena descritte è ne emerso un analogo terzo livello (Tombe 590, 591, 593-595, 601-603, 605, 607). In alcuni casi l’affastellarsi di sepolture attorno ai segnacoli lapidei potrebbe essere indizio di legami di famiglia.
Nel settore settentrionale, a nord della strada glareata, è stato riportato in luce un grande sbancamento che parte da una quota molto alta e che potrebbe spiegare l’assenza di altre sepolture in questa zona.
-
AIAC_5359 - Ҫuka e Ajtoit - 2021
In 2021, archaeological research resumed in the ancient center of Çuka e Ajtoit, within a joint project between the Institute of Archeology of Tirana and La Sapienza University of Rome. The site is located on a high hill in the shape of a pyramid in the territory of Konispol in Southern Albania, not far from the state border with Greece. In antiquity this area was part of the ancient territory of Kestrina. The fortification of the Hellenistic period surrounds an area of about 5 ha, while the entire settlement extends over an area of about 14 ha. The settlement is organized with terraces as the terrain is very steep. The houses are placed on the natural rock of the hill, which has been worked to create spaces for construction. Next to the Hellenistic period fortification at the top of the hill there is a Late Antique fortification surrounding a smaller area. Project research in 2021 focused on conducting intensive surveys by applying new methodologies such as the use of drones, orthophoto surveying and creating images in 3D. The results of the survey were very successful, as a large number of ancient dwellings and structures previously unknown and not included in the previous plans drawn up for this settlement, were integrated into the new plan of the settlement. This campaign resulted in a better understanding of the organization of the settlement.