-
AIAC_373 - Incoronata - 2002
E' ripresa l'attività di ricerca all'Incoronata di Metaponto. L'obiettivo della missione è stato quello di impostare il programma di ricerca e di scavo del prossimo anno, sulla base di un esame puntuale dell'attuale situazione archeologica e territoriale del sito. A tal fine, è stata condotta la ricognizione archeologica sulla collina, alle sue falde e nelle aree ad essa circostanti, la prospezione archeomagnetica sull'area dell'insediamento greco e l'elaborazione di una carta archeologica attraverso l'uso del GPS. Il programma di ricerca è rivolto alla comprensione dell'organizzazione degli spazi dell'insediamento sulla collina, al riesame dei loro aspetti funzionali, alla ricerca delle aree non abitative, e in futuro, alla costruzione di griglie cronologiche, il più possibile precise all'interno delle fasi di vita dell'insediamento.
-
AIAC_373 - Incoronata - 2004
Le ricerche sulla collina dell'Incoronata di Metaponto sono rivolte alla comprensione della topografia, del funzionamento e della natura dell'insediamento greco della prima metà del VII secolo a.C. e delle sue relazioni con il villaggio indigeno dell'età del Ferro. A tal fine è stato ripreso lo scavo del grande plateau nell'area nord-occidentale della collina.
Le ricerche hanno consentito di confermare la natura di questa imponente opera di terrazzamento realizzata con terra argillosa molto compatta, rinsaldata da numerosi mattoni cotti (fratturati e di reimpiego) nella parte più alta, e da ciottoli e frammenti ceramici in quella più profonda, completamente impermeabile, rinforzata alle sue estremità da blocchi irregolari che corrono lungo i limiti della collina e costruita con lo scopo di colmare un'area naturalmente cava. Interessante il rinvenimento, al di sopra del terreno vergine, della fossa rituale di fondazione dell'edificio, caratterizzata da terra nerastra ricca di inclusi di bruciato e di ossa, e dalla metà superiore di un _amphoriskos_ policromo, intero per metà all'atto della deposizione, di probabile importazione, collocabile nella più antica fase dell'insediamento greco. Tale cronologia sembra essere confermata anche dalla tipologia della ceramica inclusa negli strati di riempimento del plateau, per la maggior parte indigena, ma anche di fabbrica coloniale, databile tra la fine dell'VIII e gli inizi del VII secolo a.C. Un ulteriore saggio è stato intrapreso all'estremità nord-occidentale della collina, in corrispondenza di un sondaggio già avviato da Piero Orlandini, in cui erano stati rinvenuti resti di epoca medievale. Infine un piccolo saggio, condotto nell'area nord-orientale della collina, lungo le pendici settentrionali dell'attuale via di accesso, ha riportato alla luce frammenti di fabbrica coloniale: stamnoi, deinoi dipinti, un pithos decorato a rilievo e un perirrhanterion.
-
AIAC_373 - Incoronata - 2011
L’area occidentale del Settore 1, nell’area nord-occidentale della collina, è stata oggetto di un ampliamento di m. 6 x 6, che ha permesso di mettere in luce una nuova porzione della grande pavimentazione US 38, senza tuttavia identificarne il limite. Il battuto di minuscoli ciottoli si sviluppa su una lunghezza di 25 metri, è perfettamente orientato in senso est-ovest, presenta un’altitudine uniforme lungo tutta la sua estensione, e poggia su una possente ruderatio artificiale (in pietre e terra) databile all’VIII secolo a.C. Allo scopo di conoscere la natura e i limiti di questa struttura, abbiamo proceduto ad asportare un’ampia parte del grande strato di fine terra grigiastra che ricopre integralmente tutto il settore posto ai margini della collina, e prende la forma di una concentrazione di grossi ciotoli in corrispondenza della suddetta pavimentazione. La messa in opera di questi giganteschi strati di “copertura” appare il risultato di una grande operazione di spianamento-livellamento e obliterazione. All’interno degli strati di obliterazione sono stati ritrovati un interessante esemplare di ceramica figurata, probabilmente chiota, e una coppa ionica, databili alla fine del VII secolo. Tali testimonianze – in associazione con la datazione delle anfore greco-orientali e laconiche presenti all’interno dei coevi depositi consentono di confermare che la cronologia dell’abbandono del sito non può più cadere, come ritenuto fino a poco tempo fa, nel terzo quarto del secolo, ma scende (almeno) all’ultimo quarto del VII secolo a.C.
Nella zona nord-orientale dello stesso Settore 1 è stato praticato un ampliamento (m 10 x 13) nell’area artigianale (comprendente una cava di argilla ipogea, resti di forni, scarti di fornace, piani di cottura) che si sviluppa a nord della pavimentazione in ciottoli. Lo scavo ha portato alla luce, a pochi centimetri al disotto dell’humus, uno strato di terra che ricopriva l’ampio piano di calpestio proprio dell’ultima fase di utilizzo di quest’area produttiva. Esso appare caratterizzato dalla presenza di marcate concentrazioni di argilla concotta, da strati di terra sottoposti all’azione del fuoco (arrossati e/o anneriti), da resti di materiale organico (vegetale) cotto e annerito e da cospicue concentrazioni di frammenti ceramici appartenenti a uno stesso vaso, in argilla figulina come ad impasto, di produzione greca come di produzione enotria; databili al VII secolo a.C., corrispondono all’ultima fase di occupazione di quest’area artigianale e testimoniano ulteriormente del carattere “misto” della fase di occupazione del sito nel VII secolo.
Più a nord è stato portato alla luce un allineamento di pietre di piccole dimensioni, lungo circa m 3,5 e orientato in senso est-ovest, le cui ridotte misure sembrano attualmente impedire di interpretarlo come un vero e proprio muro. Ancora più a nord, è stata identificata un’area caratterizzata da un’imponente concentrazione di pietre e frammenti di mattoni, rimescolati tra loro alla rinfusa, la cui funzione deve essere ancora compresa.
Un ulteriore settore di indagine archeologica è stato avviato nella zona di contatto tra i piani appartenenti all’area artigianale e il limite orientale della cava di argilla, con l’obbiettivo di analizzare i nessi stratigrafici e cronologici tra questi due elementi. E’ stato così identificato il margine est del taglio della cava di argilla ipogea.
Allo scopo di approfondire lo studio del funzionamento di questo spazio artigianale, è stata inoltre praticata una campionatura della superficie di cottura e di porzioni del lembo di argilla concotta.