Name
Trebbio
Date Range
800 BC – 500 BC

Seasons

  • AIAC_1104 - Trebbio - 2006
    Le indagini in frazione di Trebbio ebbero inizio con regolarità dal 1990, quando si dette avvio ad una serie di ricognizioni sistematiche di superficie che portarono alla luce ceramica, oggetti di metallo e resti faunistici inquadrabili tra la fine del IX e il VII sec. a.C. Nel 2002 ebbero inizio le ricerche e con la prima campagna furono portati alla luce i resti di una importante area produttiva, caratterizzata da diverse strutture, tra cui 3 fornaci ben conservate nella parte interrata, due delle quali possono essere considerate strutture per la cottura delle ceramiche. Queste presentavano una tipologia analoga con prefurnio e camera di combustione circolare dalle pareti rivestite di intonaco. Il rinvenimento di alcune fosse è da mettere in relazione con le attività che si svolgevano intorno alle fornaci. Sul lato ovest dello scavo è stata scoperta una sepoltura bisoma in fossa terragna, priva di corredo. Il termine _post quem_ indicato dai materiali di epoca romana sparsi nel terreno di riempimento della fossa, la tipologia della tomba e l’indagine radiometrica hanno permesso l’attribuzione in epoca altomedievale. Il rinvenimento nel 2004 di una seconda tomba, simile alla prima per orientamento, assenza di corredo, ma con deposizione singola, costituisce un indizio della presenza nell’area di una vera e propria necropoli. La probabile esistenza di un sepolcreto di VI-VIII secolo al Trebbio risulta particolarmente significativa, data la vicinanza in questa località al nucleo storico di Sansepolcro. Nel 2004 e nel 2005 sono state individuate numerose fosse usate per scarichi domestici o connesse ad attività artigianali, e buche di palo. Il recupero di abbondante materiale ceramico nel 2006 documenta come l’insediamento abbia intrattenuto tra il IX e il VI sec. a.C. (epoca a cui ci riporta la presenza di una coppa biansata con piede), scambi e contatti con altri ambienti quali la Pianura Padana, l’Umbria, il Lazio e il mondo Piceno.
  • AIAC_1104 - Trebbio - 2007
    Nei mesi di luglio – agosto 2007 si è svolta la sesta campagna di scavo nel sito di Trebbio (Sansepolcro-AR), sotto la direzione scientifica del Dipartimento di Discipline Storiche “E. Lepore” dell’Università di Napoli “Federico II” e dell’Unità di Ricerca di Ecologia Preistorica del Dipartimento di Scienze Ambientali “G. Sarfatti” dell’Università di Siena, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica della Toscana. Alle indagini, effettuate con l’appoggio del Gruppo Archeologico di Sansepolcro (GRAS) e del Centro Studi sul Quaternario (CeSQ), hanno partecipato studenti, dottorandi e dottori di ricerca delle Università di Siena, Napoli e Roma, oltre a studenti delle scuole medie superiori della provincia di Arezzo. Il complesso insediativo di Trebbio è ubicato nella piana alluvionale sulla sinistra idrografica del Tevere, a 3 km a S-SW di Sansepolcro, alla confluenza dell’Afra con il Tevere (300 metri s.l.m.). Durante l’ultima campagna l’intervento ha interessato l’area già parzialmente indagata nel corso degli scavi 2005-2006. Tale area è stata ampliata al fine di completare l’indagine sulla superficie con fitta concentrazione di ciottoli e frammenti ceramici già denominata “acciottolato” o “struttura 2”, consentendo di mettere in luce resti successivi alla “struttura 2” e di evidenziare alcuni livelli in fase con essa. Nel settore centrale dell’area si è ripreso lo scavo della grande fossa denominata “Struttura 1” (d’ora in poi US 393), posta alcuni metri a sud della “Struttura 2”. La fossa ha restituito ossa animali, fra cui è da segnalare un cranio di probabile canide, notevoli quantità di argilla concotta e numerosi frammenti di ceramica d’impasto granuloso, o più fine di colore arancio-giallastro; sul fondo, si è rinvenuta metà di una coppa a profilo sinuoso con ansa a maniglia, che consente, come del resto tutto il materiale d’impasto rinvenuto in US 379, una datazione nell’ambito del VI secolo a.C. A nord della fossa 393 si è indagato un singolare apprestamento, costituito dai residui di un piccola struttura lignea, di cui restavano piccoli paletti bruciati, allineati all’interno di una canaletta orientata N-S (US 402-401); la struttura sembrava inglobare, o intenzionalmente rispettare, un cippo in arenaria grigia di forma subrettangolare (US 412), presentante evidenti tracce di lavorazione a martellina sulle facce. A sud del masso, si è rinvenuto un coltello in ferro a lama sinuosa, manufatto che potrebbe avvalorare un’interpretazione in senso rituale dell’insieme descritto. Il sito oggetto di questo intervento di scavo riveste grande importanza per la storia più antica dei popoli etrusco-italici. In primo luogo va considerata la sua alta antichità – almeno tra VIII e VI secolo a.C. – e la sua posizione adiacente al Tevere, che com’è noto era sia un fondamentale confine, che divideva il territorio degli Etruschi da quello dei popoli italici di ceppo umbro-sabellico, sia una importante via di transito e commercio. Un rilevante aspetto di novità nel panorama delle conoscenze sulle civiltà italiche è rappresentato dalla grande estensione dell’insediamento, che in base alle ricerche di superficie sembra occupare un’area di 35-40 ettari, misura che va molto al di là di quella che è la norma dei centri abitati italici.
  • AIAC_1104 - Trebbio - 2008
    Si è ripreso l’intervento archeologico in due settori dell’area VI: 1) zona degli “acciottolati” UUSS 375 e 413 e del muro US 400 (denominata Settore NO); 2) zona della fossa US 393, e della canaletta US 402 (denominata Settore SE). _Settore NO_ Un approfondimento solo in una parte dell’area ha consentito di appurare che l’US 375 costituiva il livello più alto del riempimento di una cavità scavata nello sterile di forma subrettangolare (US 420), i cui limiti sono stati messi in luce finora solo in parte. Tale riempimento si era formato con ripetute azioni di scarico/allettamento di grandi quantità di materiali fittili, ciottoli e ossa animali, alternati a matrice ricca di componenti organici. Gli strati più profondi erano caratterizzati da frammenti fittili di grandi dimensioni, a volte pertinenti ad uno stesso vaso parzialmente ricomponibile, fra cui si segnala un pregevole esemplare di coperchio di pisside d’impasto con decorazione incisa e intagliata, riferibile, come forse una gran parte del restante materiale del riempimento, al pieno VII secolo a.C. L’indagine della fondazione di muro US 400, orientata N-S e parallela alla fossa US 420, ma priva di dirette relazioni stratigrafiche con essa, ha permesso di comprendere che la fondazione era costituita da uno stretto cavo, riempito di ciottoli, al di sotto del quale è emerso un buco di palo preesistente; inoltre si è ipotizzata la probabile relazione di US 400 con un analogo allineamento di ciottoli di piccole dimensioni, US 421, che riempiono uno stretto taglio ricavato, incidendo US 409. Le US 400 e 421 potrebbero costituire il residuo di una struttura impiantatasi successivamente alla fossa US 420. Si è continuato a mettere in luce anche il secondo “acciottolato”, US 413. Esso si presentava come una fascia orientata E-O, costituita da una fittissima concentrazione di frammenti fittili di varie dimensioni, e ciottoli per lo più piccoli, disposti in piano, a formare una sorta di massicciata piuttosto compatta. I margini apparivano regolari, benché non rettilinei in quanto disturbati da attività di asporto riferibili presumibilmente a lavori agricoli di età romana. L’asportazione del primo livello, caratterizzato dalla maggiore densità di materiali fittili, ha restituito numerosi frammenti di vasi biconici d’impasto ed elementi a destinazione domestica (pesi da telaio, rocchetti, olle ecc.), databili nell’ambito del VII secolo a.C. A seguito della ripresa dello scavo del riempimento (US 406) di una fossa adiacente l’US 409 contenente numerosi scarichi di frammenti di concotto di dimensioni variabili, e frammenti di ceramiche vascolari, si è verificato che esso era tagliato da quattro grandi buche di palo collegate da un solco di canaletta, che incontrava ortogonalmente altre quattro buche di palo molto più piccole, orientato NE-SO. I materiali associati alle buche di palo sono databili alla prima metà del VI secolo a.C. _Settore SE_ In questa zona, si è completato lo scavo nell’area della grande fossa denominata “Struttura 1” (d’ora in avanti US 393), presente alcuni metri a sud della “zona degli acciottolati” (Struttura 2). Si è in primo luogo asportato integralmente, nella metà meridionale, lo spesso strato di riempimento che colmava la fossa, ricchissimo di carbone, ossa, frammenti di concotto e ceramiche, alla cui base, e parzialmente immersi nel sottostante strato argilloso US 416, si sono rinvenute numerose ampie porzioni di vasellame (coppa, piede a tromba, frammenti di olle) e un anello a fascetta di lamina di bronzo. La US 416 è stata successivamente colmata con gli scarichi di materiali bruciati e ipercotti che potrebbero essere ricondotti ad attività di produzione della ceramica. Il taglio della fossa US 393 potrebbe invece collegarsi ad attività di cava praticate nello sterile argilloso con limo ed una lieve componente sabbiosa, che, in seguito ad alcune verifiche sperimentali, è apparso particolarmente adatto alla lavorazione della ceramica. L’esame preliminare dell’abbondante materiale restituito dalla fossa ne ha confermato la datazione ad un momento probabilmente non avanzato della seconda età del ferro (prima metà VI secolo a.C.).
  • AIAC_1104 - Trebbio - 2009
    Nei mesi di luglio – agosto 2009 si è svolta l’ottava campagna di scavo nel sito di Trebbio (Sansepolcro - AR). L’intervento archeologico ha riguardato l’area già aperta e parzialmente indagata nel corso delle campagne di scavo degli anni precedenti, denominata area VI. Il principale intervento di scavo ha riguardato l’area dell’acciottolato US 409. Di esso si è messo in luce un secondo e più profondo livello caratterizzato da ciottoli di pezzatura maggiore e concentrazioni di grossi frammenti fittili e fauna ancora più fitte che nel I livello. Potrebbe avanzarsene un’interpretazione come risultato di intenzionali azioni di spianamento di materiali di crollo di alcune strutture, come confermato dal rinvenimento, presso il suo margine orientale, di una fascia di ciottoli con orientamento N-S, che potrebbe essere interpretata come residuo di una fondazione muraria. A sud-est dell’area dell’acciottolato, è proseguita la messa in luce dell’US 413. Essa è risultata trattarsi di una massicciata costituita da materiali fittissimi, per lo più ciottoli di varia pezzatura, frammenti fittili e ossa animali; è orientata E-O, di larghezza variabile fra gli 80-90 cm e m 1,10, e, nella parte conservata, raggiunge una lunghezza di circa m 6,50. Lo scavo ha consentito di verificare la presenza di due livelli di materiali, con grossi frammenti fittili spesso presentanti evidenti tracce di esposizione agli agenti atmosferici. Le modalità di realizzazione, verificate in un sondaggio in profondità, potrebbero far pensare ad una sorta di modesto tracciato viario, forse di natura esclusivamente pedonale, oggetto di periodici rifacimenti. Nelle vicinanze di UUSS 409 e 413 è apparsa una fossa il cui riempimento ha restituito materiali che sembrano cronologicamente omogenei con quelli delle UUSS suddette (momenti pieni o antichi del VII secolo a.C.); pertanto è possibile che tutto questo susseguirsi di azioni di accumulo e asporto costituiscano un unico ciclo di attività di durata relativamente circoscritta. Le indagini condotte hanno permesso di accertare che l’area di Spinellina, durante tutto l’arco cronologico della sua durata, è stato oggetto di un’intensa attività costruttiva che, in parte, ha coinvolto il rifacimento delle strutture secondo il medesimo orientamento, anche se talora con tecniche differenti, in parte è stata invece volta all’obliterazione delle opere preesistenti con la successiva trasformazione d’uso della zona interessata. Tali dinamiche sono in particolare state verificate nello smontaggio della fondazione muraria US 400, al di sotto della quale è apparsa una fase costruttiva preesistente, costituita allineamenti di piccoli buchi di palo; in un’altra zona si è invece potuta ricostruire la presenza di un allineamento strutturale costituito da grandi pali (comprendenti anche quelli messi in luce nel 2008), successivamente asportati, sulle cui cavità sono stati scaricati i resti di strutture abitative bruciate. Nell’ambito di tali attività edilizie sembra di poter individuare due fasi: la prima compresa tra il tardo VIII e il VII secolo a.C., la seconda – in parte comportante rifacimenti e obliterazioni delle strutture preesistenti - da collocarsi nel VI sec. a. C. Si è pertanto confermato, almeno per il periodo compreso fra lo scorcio dell’VIII e la metà del VI secolo a.C., il carattere intensivo e prolungato di quest’area del sito di Trebbio, a cui corrispondono anche indizi di sistemazioni infrastrutturali (presunto percorso stradale).
  • AIAC_1104 - Trebbio - 2010
    Durante la campagna svoltasi tra luglio e agosto 2010 si è ripreso l’intervento archeologico nell’area già aperta e parzialmente indagata tra 2005 e 2009 (area VI); inoltre sono stati condotti alcuni saggi esplorativi nella località periferica di Olmo di Costolino. Lo scavo a Spinellina quest’anno è stato per lo più finalizzato a chiarire le dinamiche di formazione delle unità stratigrafiche già messe in luce e i relativi rapporti reciproci. Si è completata l’asportazione degli strati profondi pertinenti la densa fascia di materiali denominata US 413, databile nell’ambito del pieno VII secolo a.C. In particolare, si è scavata una fitta sequenza costituita da successioni di livelli planari di detriti, ceramiche e molto materiale carbonioso, intenzionalmente deposti a colmare un taglio, o cavo di fondazione. Quest’ultima, denominata US 530, si presentava come una trincea a sezione sub-rettangolare a fondo piatto, larga in media 1 metro, e profonda nel punto meglio conservato circa 0,25. L’interpretazione dei riempimenti relativi a US 530 (in particolare UUSS 413 I e II livello) è ancora incerta. In base ai dati raccolti durante la campagna di scavi 2010 sembrerebbe assumere maggiori probabilità l’ipotesi che si tratti di strati preparatori con funzione drenante pertinenti a una grande struttura sovrastante (lunghezza accertata circa m 6,50), completamente cancellata dalle arature. Ancora al VII secolo non avanzato è risultata riferibile la fossa di spoliazione US 539, dei cui riempimenti, contenenti abbondanti ceramiche, si è completato lo scavo. Essa si disponeva al centro fra le varie strutture denominate US 413-530 e 409-555, tagliandole in parte. Si è inoltre appurato come il riempimento di US 539 sia stato tagliato successivamente da una ulteriore fossa, riempita da riporti alternati di terreno grigio, ricchissimo di carboncini, e concentrazioni di ciottoli di medie e grandi dimensioni (UUSS 592 e 594). Quest’ultima sembra potersi datare tra lo scorcio del VII e la prima metà del VI secolo a.C. Come fossa di spoliazione riempita con scarichi di macerie provenienti da strutture dismesse sembra doversi interpretare lo stretto taglio con andamento curvilineo US 571, riempito con grandi frammenti di concotto e ciottoli (US 570, 583). Dal punto di vista stratigrafico essa sembra coincidere con la prima fase del ciclo di attività di asporto e accumulo intenzionale, conclusa con la realizzazione degli ‘acciottolati’ UUSS 375 – 409, indagati negli anni 2005-2009. Nella porzione est dell’area di scavo si è proseguita l’evidenziazione di unità stratigrafiche negative e buche di palo da connettere con porzioni di strutture lignee, in parte di epoca successiva alle strutture di VII secolo. In particolare, si è verificata la presenza di una struttura costituita da allineamenti di piccole buche di palo (US 510) che descriveva un angolo, o più probabilmente una curva, piegando verso ovest. In prosecuzione della stessa struttura è stata individuata una ulteriore buca di palo (UUSS 581-582). Altre cavità da porre in relazione con strutture lignee sono state individuate più a sud (UUSS 573, 575). Nella località di Olmo di Costolino, posta a NO delle maggiori concentrazioni di rinvenimenti pertinenti l’abitato protostorico di Trebbio, sono state scavate alcune trincee con l’ausilio del mezzo meccanico, finalizzate a precisare l’estensione dell’area insediativa antica. Si è verificata la presenza di resti di impianti rurali di età romana (canalette di drenaggio, pozzo, muri in ciottoli), in parte sovrapposti a depositi alluvionali riferibili ad un probabile specchio d’acqua di età pre-protostorica; ciò sembra confermare l’ipotesi che l’area suddetta, benché presentante tracce di frequentazione nel periodo di vita del sito di Trebbio, si collocasse al di fuori di esso, concorrendo a definirne i limiti nordoccidentali.
  • AIAC_1104 - Trebbio - 2011
    Nell’ultima settimana di luglio si è condotta una campagna di sondaggi sul sito dell’età del ferro di Trebbio di Sansepolcro, la cui finalità primaria è stata di raccogliere dati sulla topografia del settore occidentale dell’insediamento. Sono stati pertanto scavati, con l’ausilio della ruspa, 10 sondaggi (trincee e approfondimenti minori) nel campo alla particella catastale 77, in località Commenda. Le trincee, della larghezza di circa 1,60 (eccettuati gli allargamenti) hanno incontrato le evidenze archeologiche ad una profondità media di 40-50 cm dal piano di campagna. In alcuni casi, si è reso necessario raggiungere profondità maggiori per appurare la natura delle evidenze. Le indagini hanno consentito di accertare come la maggior parte dei resti di epoca protostorica/arcaica si concentrasse nella porzione centrale e sudorientale del lotto. Le evidenze relativamente più dense sono state osservate nelle trincee 1 e 2, nel settore centro-orientale del campo. La trincea 1 ha evidenziato, nella sua metà sudorientale, alcune piccole cavità riempite di terreno scuro carbonioso, fra cui spiccava la fossa US 1, contenente strati alternati con scarichi di grossi frammenti di concotto, carboni e frammenti ceramici. A breve distanza era la US 2, piccola buca riempita con uno strato cinereo contenente scarsi frammenti fittili (tra cui un frammento di pisside orientalizzante). Nella Trincea 2, le evidenze, molto distanziate reciprocamente, erano localizzate più a nord. Verso il centro del campo si è individuata e messa parzialmente in luce, mediante lo scavo di un allargamento, un’estesa fascia di terreno antropizzato, US 10, ricchissima di carboni e fortemente disturbata da lavori agricoli recenti. Sulla sua superficie si è raccolto un frammento di tazzetta in bucchero nero sottile (fine VII-inizi VI secolo a.C.). I rinvenimenti archeologici di epoca protostorica/arcaica si diradavano fino a sparire del tutto nelle trincee scavate nelle porzioni nordest e nordovest del campo. Nelle trincee 4 e 6, all’estremo limite meridionale del campo, si è osservata la presenza di estesissimi depositi sabbiosi alluvionali, presumibilmente corrispondenti ad un paleoalveo del Tevere. Questi sono incisi da un grande canale o avvallamento, il cui riempimento più alto, US 14, si data in età romana, mentre i livelli profondi argillosi e di colore nerastro (US 17), raggiunti attraverso un saggio (profondità massima mt 2,70), possono essere riferiti al periodo di massimo sviluppo dell’abitato di Trebbio (VII-VI secolo a.C.). Tali livelli profondi colmano un grande taglio nello sterile, di forma presumibilmente trapezoidale, di cui si è individuato un margine in piano e nella sezione esposta; la struttura è interpretabile come grande canale o elemento di delimitazione dell’abitato (fossato?), le cui caratteristiche topografiche e funzionali restano comunque da definire. I sondaggi hanno pertanto consentito di precisare che i limiti occidentali dell’abitato di Trebbio coincidono con la porzione centrale del campo Commenda 77, a ovest della quale le evidenze insediative, si diradano fortemente fino a scomparire del tutto. Ciò confermerebbe quanto osservato sulla base di dati di superficie e da sondaggi precedentemente condotti. Si è inoltre individuata una presumibile struttura di delimitazione dell’insediamento che si prevede di indagare negli anni successivi.
  • AIAC_1104 - Trebbio - 2012
    Nella campagna di scavo 2012 le indagini nel sito di Trebbio si sono concentrate in località Commenda al fine di chiarire caratteristiche e cronologia della struttura di delimitazione e/o canalizzazione individuata nel corso dell’intervento del 2011. Sono stati effettuati quindi due sondaggi con mezzo meccanico, in uno dei quali è stato possibile rintracciare nuovamente la canalizzazione in corso d’indagine. Il sondaggio, costituito da una trincea lunga più di 12 metri e profonda quasi 4 m, ha interessato l’intera larghezza del canale permettendo di individuarne le dimensioni. In base a quanto visibile lungo le sezioni e sul fondo della trincea è stato possibile osservare che: • il canale risulta scavato nei depositi alluvionali sterili caratteristici della piana del Tevere che, nello specifico, sono costituiti da un alternanza di sabbie più meno grossolane e di limi alterati; • presenta una profondità residua di circa 4 m, ha andamento nord-est / sud-ovest ed era largo 3 m alla base e 12 m circa all’imboccatura. Di particolare interesse si è rivelato il riempimento interno, costituito da limo nerastro antropizzato, con scarsi materiali frammentari, salvo i primi 40 cm formati da arativo. Il terreno di riempimento conteneva nella parte bassa frammenti ceramici di chiara pertinenza all’età del Ferro e quindi in fase con l’insediamento di Trebbio, mentre la porzione superiore ha restituito frammenti di tegole e coppi e una moneta di epoca romana. Tali dati proverebbero che, qualora il canale, come probabile, sia stato realizzato nel corso dell’età del Ferro, esso non era ancora del tutto obliterato in epoca romana. La natura e la funzione di questa imponente struttura sono ancora in gran parte da identificare. Soprattutto rimane da chiarire il suo rapporto con l’insediamento di Trebbio e quindi se si possa o meno parlare dell’esistenza di un fossato difensivo di recinzione dell’abitato.
  • AIAC_1104 - Trebbio - 2014
    Nell’ambito del progetto finalizzato a individuare i confini dell’insediamento dell’età del Ferro di Trebbio, nell’agosto 2014, è stato realizzato un sondaggio nella particella n. 142 del foglio di mappa 62. La trincea effettuata, lunga 20 m e della larghezza di 1,60 m, ha interessato la porzione meridionale della particella, a partire dal margine a contatto con la particella n. 30. L’escavazione ha raggiunto, rispetto al piano di campagna, la profondità media di 100 cm. Nella sezione nord-ovest è stata quasi subito intercettata, a 38 cm di profondità, una chiazza di terreno antropico, situata appena sotto l'arativo, della quale è stato intaccato solo il lembo iniziale. La chiazza, relativa molto probabilmente all’insediamento dell’età del Ferro, conteneva terreno misto a carboni e rari e minuti frammenti ceramici, aveva forma lenticolare e presentava in sezione una larghezza massima di 15 cm. La colorazione scura si interrompeva in maniera decisa per lasciare il posto a un terreno limoso giallastro sterile. Proseguendo con l’escavazione della trincea il terreno si è mantenuto ancora sterile per circa 18 m. Negli ultimi due metri, a una profondità di 35 cm, praticamente a contatto con l’arativo, è emerso in sezione un livello con frammenti di laterizi, in mezzo ai quali è stato recuperato un frammento di coppetta emisferica con listello tipo Goud 38/ forma 34 del Conspectus. Onde evitare di danneggiare ulteriormente il livello romano il sondaggio è stato interrotto.

FOLD&R

Media

Name
Trebbio
Year
2006
Summary
it Le indagini in frazione di Trebbio ebbero inizio con regolarità dal 1990, quando si dette avvio ad una serie di ricognizioni sistematiche di superficie che portarono alla luce ceramica, oggetti di metallo e resti faunistici inquadrabili tra la fine del IX e il VII sec. a.C.

Nel 2002 ebbero inizio le ricerche e con la prima campagna furono portati alla luce i resti di una importante area produttiva, caratterizzata da diverse strutture, tra cui 3 fornaci ben conservate nella parte interrata, due delle quali possono essere considerate strutture per la cottura delle ceramiche. Queste presentavano una tipologia analoga con prefurnio e camera di combustione circolare dalle pareti rivestite di intonaco. Il rinvenimento di alcune fosse è da mettere in relazione con le attività che si svolgevano intorno alle fornaci.

Sul lato ovest dello scavo è stata scoperta una sepoltura bisoma in fossa terragna, priva di corredo. Il termine _post quem_ indicato dai materiali di epoca romana sparsi nel terreno di riempimento della fossa, la tipologia della tomba e l’indagine radiometrica hanno permesso l’attribuzione in epoca altomedievale. Il rinvenimento nel 2004 di una seconda tomba, simile alla prima per orientamento, assenza di corredo, ma con deposizione singola, costituisce un indizio della presenza nell’area di una vera e propria necropoli. La probabile esistenza di un sepolcreto di VI-VIII secolo al Trebbio risulta particolarmente significativa, data la vicinanza in questa località al nucleo storico di Sansepolcro.

Nel 2004 e nel 2005 sono state individuate numerose fosse usate per scarichi domestici o connesse ad attività artigianali, e buche di palo. Il recupero di abbondante materiale ceramico nel 2006 documenta come l’insediamento abbia intrattenuto tra il IX e il VI sec. a.C. (epoca a cui ci riporta la presenza di una coppa biansata con piede), scambi e contatti con altri ambienti quali la Pianura Padana, l’Umbria, il Lazio e il mondo Piceno.
en Investigations in the hamlet of Trebbio began in 1990, when a series of surface surveys began which revealed pottery, metal objects and faunal remains datable to between the end of the 9th and the 7th century B.C.

In 2002 excavations began and the first campaign brought to light the remains of a production area characterized by several structures including 3 well preserved semi-interred kilns, two of which were for pottery production. Both were of the same typology with _praefurnio_ and round combustion chamber with plastered walls. Several pits were found which probably relate to the activities undertaken around the kilns.

On the western side of the excavation an inhumation with two skeletons was found; it contained no grave goods. The _terminus post quem_ indicated by the Roman materials in the fill, the grave typology and radiometric tests place the burial in the early medieval period. In 2004 a second burial was found. This was similar to the first in orientation and the absence of grave goods but contained a single deposition and constitutes evidence for the presence of a necropolis in the area. The probable existence of a 6th-8th century B.C. necropolis at Trebbio is of particular importance, given the vicinity of this locality to the historic centre of Sansepolcro

In 2004 and 2005 numerous pits used for domestic rubbish or connected to craft working activities and post holes were found. The recovery of a large quantity of pottery in 2006 documents the settlement’s trading contacts with areas such as the Padovan Plain, Umbria, _Latium_ and the Piceno area between the 9th and 6th century B.C. (a period indicated by the presence of a footed cup with two handles).
Summary Author
MiBAC
Team
Archaeologist representing the Soprintendenza - Monica Salvini

Media

Name
Trebbio
Year
2007
Summary
it Nei mesi di luglio – agosto 2007 si è svolta la sesta campagna di scavo nel sito di Trebbio (Sansepolcro-AR), sotto la direzione scientifica del Dipartimento di Discipline Storiche “E. Lepore” dell’Università di Napoli “Federico II” e dell’Unità di Ricerca di Ecologia Preistorica del Dipartimento di Scienze Ambientali “G. Sarfatti” dell’Università di Siena, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica della Toscana. Alle indagini, effettuate con l’appoggio del Gruppo Archeologico di Sansepolcro (GRAS) e del Centro Studi sul Quaternario (CeSQ), hanno partecipato studenti, dottorandi e dottori di ricerca delle Università di Siena, Napoli e Roma, oltre a studenti delle scuole medie superiori della provincia di Arezzo.

Il complesso insediativo di Trebbio è ubicato nella piana alluvionale sulla sinistra idrografica del Tevere, a 3 km a S-SW di Sansepolcro, alla confluenza dell’Afra con il Tevere (300 metri s.l.m.).
Durante l’ultima campagna l’intervento ha interessato l’area già parzialmente indagata nel corso degli scavi 2005-2006. Tale area è stata ampliata al fine di completare l’indagine sulla superficie con fitta concentrazione di ciottoli e frammenti ceramici già denominata “acciottolato” o “struttura 2”, consentendo di mettere in luce resti successivi alla “struttura 2” e di evidenziare alcuni livelli in fase con essa.

Nel settore centrale dell’area si è ripreso lo scavo della grande fossa denominata “Struttura 1” (d’ora in poi US 393), posta alcuni metri a sud della “Struttura 2”.
La fossa ha restituito ossa animali, fra cui è da segnalare un cranio di probabile canide, notevoli quantità di argilla concotta e numerosi frammenti di ceramica d’impasto granuloso, o più fine di colore arancio-giallastro; sul fondo, si è rinvenuta metà di una coppa a profilo sinuoso con ansa a maniglia, che consente, come del resto tutto il materiale d’impasto rinvenuto in US 379, una datazione nell’ambito del VI secolo a.C.

A nord della fossa 393 si è indagato un singolare apprestamento, costituito dai residui di un piccola struttura lignea, di cui restavano piccoli paletti bruciati, allineati all’interno di una canaletta orientata N-S (US 402-401); la struttura sembrava inglobare, o intenzionalmente rispettare, un cippo in arenaria grigia di forma subrettangolare (US 412), presentante evidenti tracce di lavorazione a martellina sulle facce. A sud del masso, si è rinvenuto un coltello in ferro a lama sinuosa, manufatto che potrebbe avvalorare un’interpretazione in senso rituale dell’insieme descritto.

Il sito oggetto di questo intervento di scavo riveste grande importanza per la storia più antica dei popoli etrusco-italici. In primo luogo va considerata la sua alta antichità – almeno tra VIII e VI secolo a.C. – e la sua posizione adiacente al Tevere, che com’è noto era sia un fondamentale confine, che divideva il territorio degli Etruschi da quello dei popoli italici di ceppo umbro-sabellico, sia una importante via di transito e commercio. Un rilevante aspetto di novità nel panorama delle conoscenze sulle civiltà italiche è rappresentato dalla grande estensione dell’insediamento, che in base alle ricerche di superficie sembra occupare un’area di 35-40 ettari, misura che va molto al di là di quella che è la norma dei centri abitati italici.
en The sixth excavation campaign was undertaken during July-August 2007 on the site of Trebbio (Sansepolcro-AR), under the direction of the Dept. of History “E. Lepore” of the University of Naples “Federico II” and by the Research Unit on Prehistoric Ecology, Dept. of Environmental Sciences “G. Sarfatti” of Siena University, in collaboration with the Archaeological Superintendency of Tuscany. The investigations were also carried out with the assistance of the Archaeological Group of Sansepolcro (GRAS) and the Study Centre for the Quaternary Period (CeSQ). Students, postgraduates and researchers from the Universities of Siena, Naples and Rome, as well as school students from the province of Arezzo were also involved.

The settlement of Trebbio is situated on the alluvial plane on the left bank of the Tiber, at 3 km S-SW of Sansepolcro, where the river Afra meets the Tiber (300 m a.s.l.).
The latest excavation campaign looked at the area partially investigated in 2005-2006. The latter was enlarged in order to complete the excavation of a surface with a dense concentration of cobbles and pottery fragments, already denominated “cobbled surface” or “structure 2”. This led to the uncovering of the remains succeeding “structure 2” and the identification of several levels in phase with the latter.

Excavation continued in the central sector of the area on the large pit denominated “structure 1” (now known as US 393), situated a few metres south of “structure 2”.
The pit contained animal bones, including what is probably a dog’s skull, large quantities of baked-clay and numerous fragments of impasto pottery, both with coarse fabric and a finer yellowish-orange type. On the bottom of the pit was half of a cup with a curving profile and a horizontal handle which, together with all the other impasto material recovered in US 379, suggests a 6th century B.C. date.

North of pit 393 an unusual feature was excavated, the remains of a small wooden structure, that is a row of small burnt posts placed in inside a small channel on a N-S alignment (US 402-401). The structure seemed to incorporate, or intentionally respect, a grey sandstone sub-rectangular cippus (US 412), which presented clear traces of hammer work on its surfaces. South of the stone an iron knife with curved blade was found, an artifact which could convalidate a ritual interpretation of this structure.

This site is of great importance for the earliest history of the Etruscan-Italic populations. In the first place its great antiquity should be taken into consideration – dating to at least between the 8th-6th century B.C. – as should its position next to the Tiber, known as an important boundary dividing the territory of the Etruscans from that of the Italic populations of Umbrian-Sabellian descent. It was also an important crossroads and commercial centre. The settlement’s great size is an important new addition to the panorama of knowledge regarding the Italic civilizations. On the basis of surface survey it seems to occupy an area of 35-40 hectares, a dimension much larger than is the norm for Italic centres.
Team
Anthropologist - Stefano Ricci
Archaeobotanist - Claudio Milanesi
Archaeobotanist - Massimo Nepi
Archaeologist representing the Soprintendenza - Monica Salvini
Archaeozoologist - Jacopo Crezzini
Field director - Rosy Gennusa
Geologist - Marco Benvenuti
Palynologist - Marta Mariotti

FOLD&R

Media

Name
Trebbio
Year
2008
Summary
it Si è ripreso l’intervento archeologico in due settori dell’area VI: 1) zona degli “acciottolati” UUSS 375 e 413 e del muro US 400 (denominata Settore NO); 2) zona della fossa US 393, e della canaletta US 402 (denominata Settore SE).

_Settore NO_

Un approfondimento solo in una parte dell’area ha consentito di appurare che l’US 375 costituiva il livello più alto del riempimento di una cavità scavata nello sterile di forma subrettangolare (US 420), i cui limiti sono stati messi in luce finora solo in parte. Tale riempimento si era formato con ripetute azioni di scarico/allettamento di grandi quantità di materiali fittili, ciottoli e ossa animali, alternati a matrice ricca di componenti organici. Gli strati più profondi erano caratterizzati da frammenti fittili di grandi dimensioni, a volte pertinenti ad uno stesso vaso parzialmente ricomponibile, fra cui si segnala un pregevole esemplare di coperchio di pisside d’impasto con decorazione incisa e intagliata, riferibile, come forse una gran parte del restante materiale del riempimento, al pieno VII secolo a.C.

L’indagine della fondazione di muro US 400, orientata N-S e parallela alla fossa US 420, ma priva di dirette relazioni stratigrafiche con essa, ha permesso di comprendere che la fondazione era costituita da uno stretto cavo, riempito di ciottoli, al di sotto del quale è emerso un buco di palo preesistente; inoltre si è ipotizzata la probabile relazione di US 400 con un analogo allineamento di ciottoli di piccole dimensioni, US 421, che riempiono uno stretto taglio ricavato, incidendo US 409. Le US 400 e 421 potrebbero costituire il residuo di una struttura impiantatasi successivamente alla fossa US 420.

Si è continuato a mettere in luce anche il secondo “acciottolato”, US 413. Esso si presentava come una fascia orientata E-O, costituita da una fittissima concentrazione di frammenti fittili di varie dimensioni, e ciottoli per lo più piccoli, disposti in piano, a formare una sorta di massicciata piuttosto compatta. I margini apparivano regolari, benché non rettilinei in quanto disturbati da attività di asporto riferibili presumibilmente a lavori agricoli di età romana. L’asportazione del primo livello, caratterizzato dalla maggiore densità di materiali fittili, ha restituito numerosi frammenti di vasi biconici d’impasto ed elementi a destinazione domestica (pesi da telaio, rocchetti, olle ecc.), databili nell’ambito del VII secolo a.C.

A seguito della ripresa dello scavo del riempimento (US 406) di una fossa adiacente l’US 409 contenente numerosi scarichi di frammenti di concotto di dimensioni variabili, e frammenti di ceramiche vascolari, si è verificato che esso era tagliato da quattro grandi buche di palo collegate da un solco di canaletta, che incontrava ortogonalmente altre quattro buche di palo molto più piccole, orientato NE-SO. I materiali associati alle buche di palo sono databili alla prima metà del VI secolo a.C.

_Settore SE_

In questa zona, si è completato lo scavo nell’area della grande fossa denominata “Struttura 1” (d’ora in avanti US 393), presente alcuni metri a sud della “zona degli acciottolati” (Struttura 2).

Si è in primo luogo asportato integralmente, nella metà meridionale, lo spesso strato di riempimento che colmava la fossa, ricchissimo di carbone, ossa, frammenti di concotto e ceramiche, alla cui base, e parzialmente immersi nel sottostante strato argilloso US 416, si sono rinvenute numerose ampie porzioni di vasellame (coppa, piede a tromba, frammenti di olle) e un anello a fascetta di lamina di bronzo. La US 416 è stata successivamente colmata con gli scarichi di materiali bruciati e ipercotti che potrebbero essere ricondotti ad attività di produzione della ceramica. Il taglio della fossa US 393 potrebbe invece collegarsi ad attività di cava praticate nello sterile argilloso con limo ed una lieve componente sabbiosa, che, in seguito ad alcune verifiche sperimentali, è apparso particolarmente adatto alla lavorazione della ceramica.

L’esame preliminare dell’abbondante materiale restituito dalla fossa ne ha confermato la datazione ad un momento probabilmente non avanzato della seconda età del ferro (prima metà VI secolo a.C.).
en Excavations recommenced in two sectors of area VI: 1) the zone of the “cobbled paving” UUSS 375 and 413 and of wall Us 400 (called NW sector); 2) the zone of the ditch US 393 and the channel US 402 (called SE sector).

_The NW sector_

An in depth exploration of part of the area showed that US 375 constituted the uppermost level of the fill of a sub-rectangular cavity (US 420) cut into the natural, whose limits have only partly been identified. This fill was formed by the repeated dumping/setting of large quantities of pottery materials, cobbles and animal bones alternating with a matrix rich in organic components. The lowest levels were characterised by the presence of large fragments of pottery, sometimes belonging to partially reconstructable vases. Of note, a very good example of an impasto pyxis lid, with incised and cut decoration, dating, as perhaps much of the material from the fill, to the full 7th century B.C.

Excavation of the foundation of wall US 400, on a N-S alignment and parallel to ditch US 420, but having no direct straigraphical link with it, showed that the foundation was constituted by a narrow trench, filled with cobbles, below which a pre-existing post-hole emerged. Moreover, it was suggested that US 400 possibly related to an analogous alignment of small cobbles, US 421, which filled a narrow cut made in US 409. The US 400 and 421 may constitute the remains of a structure that post dated ditch US 420.

Excavation continued of the second “cobbled surface”, US 413. This formed a strip on an east-west alignment, constituted by a dense concentration of pottery fragments of various sizes and cobbles, mainly small, arranged on the level to form a sort of compact platform. The edges appeared to be regular, although not straight as they had been disturbed by robbing presumably relating to Roman agricultural activities. The removal of the first level, characterised by a greater density of pottery, produced fragments of biconical impasto vases and artefacts destined for domestic use (loom weights, reels, jars etc.), datable to within the 7th century B.C.

The continuation of the excavation of fill (US 406) in the ditch adjacent to US 409, containing numerous dumps of baked clay fragments and pottery fragments, showed that it was cut by four large post holes linked by a channel. The latter joined at a right angle a further four post holes, much smaller in size, on a north-east/south-west alignment. The materials associated with the post holes date to the first half of the 6th century B.C.

_The SE sector_

In this zone excavation was completed of the large ditch known as “structure 1” (now US 393), situated several metres south of the “cobbled zone” (structure 2).

The southern half of the thick fill of the ditch was completely removed. The fill was very rich in charcoal remains, bone, fragments of baked clay and pottery. At its base numerous large fragments of pottery (cup, trumpet-shaped foot, jars) and a ring made of a strip of bronze lamina came to light, partially embedded in the clay layer below (US 416). The US 416 was gradually filled with dumps of burnt and over-fired material which may be associated with pottery production. The cut of ditch US 393 may be linked to the quarrying of the natural clay. Experiments have shown this clay, containing silt and a small percentage of sand, to be particularly adapt for pottery making.

A preliminary examination of the abundant material from the ditch confirmed the dating to the late Iron Age (first half of the 6th century B.C.).
Team
Anthropologist - Stefano Ricci
Archaeobotanist - Claudio Milanesi
Archaeobotanist - Massimo Nepi
Archaeologist representing the Soprintendenza - Monica Salvini
Archaeozoologist - Jacopo Crezzini
Field director - Rosy Gennusa
Field director - Cristiano Iaia
Geologist - Marco Benvenuti
Palynologist - Marta Mariotti

Media

Name
Trebbio
Year
2009
Summary
it Nei mesi di luglio – agosto 2009 si è svolta l’ottava campagna di scavo nel sito di Trebbio (Sansepolcro - AR). L’intervento archeologico ha riguardato l’area già aperta e parzialmente indagata nel corso delle campagne di scavo degli anni precedenti, denominata area VI.

Il principale intervento di scavo ha riguardato l’area dell’acciottolato US 409. Di esso si è messo in luce un secondo e più profondo livello caratterizzato da ciottoli di pezzatura maggiore e concentrazioni di grossi frammenti fittili e fauna ancora più fitte che nel I livello. Potrebbe avanzarsene un’interpretazione come risultato di intenzionali azioni di spianamento di materiali di crollo di alcune strutture, come confermato dal rinvenimento, presso il suo margine orientale, di una fascia di ciottoli con orientamento N-S, che potrebbe essere interpretata come residuo di una fondazione muraria.

A sud-est dell’area dell’acciottolato, è proseguita la messa in luce dell’US 413. Essa è risultata trattarsi di una massicciata costituita da materiali fittissimi, per lo più ciottoli di varia pezzatura, frammenti fittili e ossa animali; è orientata E-O, di larghezza variabile fra gli 80-90 cm e m 1,10, e, nella parte conservata, raggiunge una lunghezza di circa m 6,50. Lo scavo ha consentito di verificare la presenza di due livelli di materiali, con grossi frammenti fittili spesso presentanti evidenti tracce di esposizione agli agenti atmosferici. Le modalità di realizzazione, verificate in un sondaggio in profondità, potrebbero far pensare ad una sorta di modesto tracciato viario, forse di natura esclusivamente pedonale, oggetto di periodici rifacimenti.

Nelle vicinanze di UUSS 409 e 413 è apparsa una fossa il cui riempimento ha restituito materiali che sembrano cronologicamente omogenei con quelli delle UUSS suddette (momenti pieni o antichi del VII secolo a.C.); pertanto è possibile che tutto questo susseguirsi di azioni di accumulo e asporto costituiscano un unico ciclo di attività di durata relativamente circoscritta.

Le indagini condotte hanno permesso di accertare che l’area di Spinellina, durante tutto l’arco cronologico della sua durata, è stato oggetto di un’intensa attività costruttiva che, in parte, ha coinvolto il rifacimento delle strutture secondo il medesimo orientamento, anche se talora con tecniche differenti, in parte è stata invece volta all’obliterazione delle opere preesistenti con la successiva trasformazione d’uso della zona interessata. Tali dinamiche sono in particolare state verificate nello smontaggio della fondazione muraria US 400, al di sotto della quale è apparsa una fase costruttiva preesistente, costituita allineamenti di piccoli buchi di palo; in un’altra zona si è invece potuta ricostruire la presenza di un allineamento strutturale costituito da grandi pali (comprendenti anche quelli messi in luce nel 2008), successivamente asportati, sulle cui cavità sono stati scaricati i resti di strutture abitative bruciate.

Nell’ambito di tali attività edilizie sembra di poter individuare due fasi: la prima compresa tra il tardo VIII e il VII secolo a.C., la seconda – in parte comportante rifacimenti e obliterazioni delle strutture preesistenti - da collocarsi nel VI sec. a. C. Si è pertanto confermato, almeno per il periodo compreso fra lo scorcio dell’VIII e la metà del VI secolo a.C., il carattere intensivo e prolungato di quest’area del sito di Trebbio, a cui corrispondono anche indizi di sistemazioni infrastrutturali (presunto percorso stradale).
en The eighth excavation campaign on the site of Trebbio (Sansepolcro - AR) took place in July-August 2009. The investigation concentrated on the area opened and partially excavated during the previous years, denominated area VI.

The main excavation worked on the area of cobbled surface US 409. A second and deeper level was exposed characterised by larger cobbles and concentrations of large fragments of terracotta and faunal remains that were even denser than in level I. It is possible to interpret this as the result of levelling of the collapsed material from a number of structures, as attested by the find of a strip of cobbles on a north-south alignment on its eastern edge, which may be interpreted as the remains of a foundation.

To the south-east of the cobbled area excavation of US 413 continued. This exposed a dense make up constituted mainly by cobblestones of various sizes, terracotta fragments and animal bones. It was on an east-west alignment, its width varying between 80-90 cm and 1.10m, and the preserved section reached a length of circa 6.50 m. The excavation revealed the presence of two layers of material, with large terracotta fragments often showing clear signs of exposure to the weather. The Construction method, examined by the excavation of a trench, suggests that this was a sort of modest road, perhaps a pedestrian pathway, that was periodically remade.

In proximity to UUSS 409 and 413 a pit appeared which contained materials that seem to be of the same date as the US mentioned (full or early 7th century B.C.). Therefore, it is possible that the succession of actions of accumulation and removal of material constitute a single cycle of activities over a relatively short time span.

The excavations demonstrated that the area of Spinellina, throughout the chronological arc of its occupation, saw intense construction activity which, in part, involved the rebuilding of the structures on the same alignment, although sometimes using different techniques. On the contrary, part of this activity involved the obliteration of pre-existing structures with the subsequent change in use of the zone involved. Such dynamics were particularly evident when the wall foundation US 400 was dismantled revealing a pre-existing construction phase below it constituted by rows of small post holes. In another zone it was possible to reconstruct a structural alignment constituted by large posts (including those uncovered in 2008), later removed, the holes from which were below the dumped remains of burnt habitations.

This building activity appeared to have two phases: the first dating to between the late 8th century and the 7th century B.C., the second – in part comprising rebuilding and obliteration of pre-existing structures – dating to the 6th century B.C. Thus, at least for the period between the end of the 8th century and the mid 6th century B.C., the intense and prolonged character of activities in this area of the site of Trebbio was confirmed and to which evidence for the building of infrastructures (possible road) also corresponded.
Team
Anthropologist - Stefano Ricci
Archaeologist representing the Soprintendenza - Monica Salvini
Archaeozoologist - Jacopo Crezzini
Geoarchaeologist - Marco Benvenuti
Paleobotanist - Marta Mariotti

Media

Name
Trebbio
Year
2010
Summary
it Durante la campagna svoltasi tra luglio e agosto 2010 si è ripreso l’intervento archeologico nell’area già aperta e parzialmente indagata tra 2005 e 2009 (area VI); inoltre sono stati condotti alcuni saggi esplorativi nella località periferica di Olmo di Costolino.
Lo scavo a Spinellina quest’anno è stato per lo più finalizzato a chiarire le dinamiche di formazione delle unità stratigrafiche già messe in luce e i relativi rapporti reciproci.

Si è completata l’asportazione degli strati profondi pertinenti la densa fascia di materiali denominata US 413, databile nell’ambito del pieno VII secolo a.C. In particolare, si è scavata una fitta sequenza costituita da successioni di livelli planari di detriti, ceramiche e molto materiale carbonioso, intenzionalmente deposti a colmare un taglio, o cavo di fondazione. Quest’ultima, denominata US 530, si presentava come una trincea a sezione sub-rettangolare a fondo piatto, larga in media 1 metro, e profonda nel punto meglio conservato circa 0,25. L’interpretazione dei riempimenti relativi a US 530 (in particolare UUSS 413 I e II livello) è ancora incerta. In base ai dati raccolti durante la campagna di scavi 2010 sembrerebbe assumere maggiori probabilità l’ipotesi che si tratti di strati preparatori con funzione drenante pertinenti a una grande struttura sovrastante (lunghezza accertata circa m 6,50), completamente cancellata dalle arature.

Ancora al VII secolo non avanzato è risultata riferibile la fossa di spoliazione US 539, dei cui riempimenti, contenenti abbondanti ceramiche, si è completato lo scavo. Essa si disponeva al centro fra le varie strutture denominate US 413-530 e 409-555, tagliandole in parte. Si è inoltre appurato come il riempimento di US 539 sia stato tagliato successivamente da una ulteriore fossa, riempita da riporti alternati di terreno grigio, ricchissimo di carboncini, e concentrazioni di ciottoli di medie e grandi dimensioni (UUSS 592 e 594). Quest’ultima sembra potersi datare tra lo scorcio del VII e la prima metà del VI secolo a.C.

Come fossa di spoliazione riempita con scarichi di macerie provenienti da strutture dismesse sembra doversi interpretare lo stretto taglio con andamento curvilineo US 571, riempito con grandi frammenti di concotto e ciottoli (US 570, 583). Dal punto di vista stratigrafico essa sembra coincidere con la prima fase del ciclo di attività di asporto e accumulo intenzionale, conclusa con la realizzazione degli ‘acciottolati’ UUSS 375 – 409, indagati negli anni 2005-2009.

Nella porzione est dell’area di scavo si è proseguita l’evidenziazione di unità stratigrafiche negative e buche di palo da connettere con porzioni di strutture lignee, in parte di epoca successiva alle strutture di VII secolo. In particolare, si è verificata la presenza di una struttura costituita da allineamenti di piccole buche di palo (US 510) che descriveva un angolo, o più probabilmente una curva, piegando verso ovest. In prosecuzione della stessa struttura è stata individuata una ulteriore buca di palo (UUSS 581-582). Altre cavità da porre in relazione con strutture lignee sono state individuate più a sud (UUSS 573, 575).

Nella località di Olmo di Costolino, posta a NO delle maggiori concentrazioni di rinvenimenti pertinenti l’abitato protostorico di Trebbio, sono state scavate alcune trincee con l’ausilio del mezzo meccanico, finalizzate a precisare l’estensione dell’area insediativa antica. Si è verificata la presenza di resti di impianti rurali di età romana (canalette di drenaggio, pozzo, muri in ciottoli), in parte sovrapposti a depositi alluvionali riferibili ad un probabile specchio d’acqua di età pre-protostorica; ciò sembra confermare l’ipotesi che l’area suddetta, benché presentante tracce di frequentazione nel periodo di vita del sito di Trebbio, si collocasse al di fuori di esso, concorrendo a definirne i limiti nordoccidentali.
en During the campaign which took place in July-August 2010 work continued in area IV which had already been investigated between 2005 and 2009. Trial trenches were also dug in the locality of Olmo di Costolino. This year the excavation at Spinellina aimed to clarify the dynamics of the stratigraphic sequence, that had already been uncovered, and the relationships between the layers.

The removal of the deep layers belonging to the dense band of materials denominated US 413, datable to the mid 7th century B.C., was completed. In particular, a dense sequence constituted by a succession of horizontal levels of detritus, pottery and abundant charcoal, intentionally dumped to fill a cut, or foundation trench was excavated. The latter, denominated US 530, had a sub-rectangular section and flat bottom. On average it was one metre wide and at the best preserved point was about 0.25 m deep. The interpretation of US530 is uncertain. On the basis of the data from 2010 it seems likely that these layers formed the make-up, also providing drainage, for a large structure (ascertained length about 6.50 m) which has been completely obliterated by ploughing.

The robber trench US539 is also datable to the early-mid 7th century B.C. Excavation of the fill, containing abundant pottery, was completed. This trench was situated at the centre between various structures denominated US413-530 and 409-555 and partially cut them. It was also seen that the fill of US539 had subsequently been cut by another ditch, filled with alternating dumps of grey earth with abundant charcoal and concentrations of medium to large sized cobbles (US 592 and US594). The latter is probably datable to the end of the 7th-first half of the 6th century B.C.

The narrow curving cut US571 can be interpreted as a robber trench filled with rubble from disused structures. The fill contained large fragments of baked clay and cobbles (US570, 583). From a stratigraphic point of view it seemed to coincide with the first phase of the cycle of activities removing and accumulating materials, which concluded with the creation of the cobbled surfaces US 375-409, investigated in 2005-2009.

In the eastern part of the excavation area work continued on the negative stratigraphy and the post holes associated with timber structures, some of which later than the 7th century structures. One of these structures was constituted by rows of small post holes (US510) which formed a corner, or more probably a curve, to the west. Another post hole (US581-582 was a continuation of this structure. Other cavities relating to timber structures were found further to the south (US 573, 575).

In the locality of Olmo di Costolino, situated north-east of the main concentrations of finds relating to the proto-historic settlement of Trebbio, a number of trenches were dug with the aid of a mechanical digger with the aim of defining the extension of the ancient settlement. The presence of the remains of rural structures of Roman date was ascertained (drainage channels, well, cobble-built walls), some of which overlying alluvial deposits relating to a probable pre/proto-historic expanse of water. This would seem to confirm the hypothesis that this area, although presenting traces of occupation in the same period as the occupation of Trebbio, was situated outside of the settlement and partially formed its north-eastern border.
Team
Anthropologist - Stefano Ricci
Archaeologist - Rosy Gennusa
Archaeologist representing the Soprintendenza - Monica Salvini
Archaeozoologist - Jacopo Crezzini
Geoarchaeologist - Marco Benvenuti
Paleobotanist - Marta Mariotti

Media

Name
Trebbio
Year
2011
Summary
it Nell’ultima settimana di luglio si è condotta una campagna di sondaggi sul sito dell’età del ferro di Trebbio di Sansepolcro, la cui finalità primaria è stata di raccogliere dati sulla topografia del settore occidentale dell’insediamento. Sono stati pertanto scavati, con l’ausilio della ruspa, 10 sondaggi (trincee e approfondimenti minori) nel campo alla particella catastale 77, in località Commenda.

Le trincee, della larghezza di circa 1,60 (eccettuati gli allargamenti) hanno incontrato le evidenze archeologiche ad una profondità media di 40-50 cm dal piano di campagna. In alcuni casi, si è reso necessario raggiungere profondità maggiori per appurare la natura delle evidenze.
Le indagini hanno consentito di accertare come la maggior parte dei resti di epoca protostorica/arcaica si concentrasse nella porzione centrale e sudorientale del lotto. Le evidenze relativamente più dense sono state osservate nelle trincee 1 e 2, nel settore centro-orientale del campo.

La trincea 1 ha evidenziato, nella sua metà sudorientale, alcune piccole cavità riempite di terreno scuro carbonioso, fra cui spiccava la fossa US 1, contenente strati alternati con scarichi di grossi frammenti di concotto, carboni e frammenti ceramici. A breve distanza era la US 2, piccola buca riempita con uno strato cinereo contenente scarsi frammenti fittili (tra cui un frammento di pisside orientalizzante).

Nella Trincea 2, le evidenze, molto distanziate reciprocamente, erano localizzate più a nord. Verso il centro del campo si è individuata e messa parzialmente in luce, mediante lo scavo di un allargamento, un’estesa fascia di terreno antropizzato, US 10, ricchissima di carboni e fortemente disturbata da lavori agricoli recenti. Sulla sua superficie si è raccolto un frammento di tazzetta in bucchero nero sottile (fine VII-inizi VI secolo a.C.).
I rinvenimenti archeologici di epoca protostorica/arcaica si diradavano fino a sparire del tutto nelle trincee scavate nelle porzioni nordest e nordovest del campo.

Nelle trincee 4 e 6, all’estremo limite meridionale del campo, si è osservata la presenza di estesissimi depositi sabbiosi alluvionali, presumibilmente corrispondenti ad un paleoalveo del Tevere. Questi sono incisi da un grande canale o avvallamento, il cui riempimento più alto, US 14, si data in età romana, mentre i livelli profondi argillosi e di colore nerastro (US 17), raggiunti attraverso un saggio (profondità massima mt 2,70), possono essere riferiti al periodo di massimo sviluppo dell’abitato di Trebbio (VII-VI secolo a.C.). Tali livelli profondi colmano un grande taglio nello sterile, di forma presumibilmente trapezoidale, di cui si è individuato un margine in piano e nella sezione esposta; la struttura è interpretabile come grande canale o elemento di delimitazione dell’abitato (fossato?), le cui caratteristiche topografiche e funzionali restano comunque da definire.

I sondaggi hanno pertanto consentito di precisare che i limiti occidentali dell’abitato di Trebbio coincidono con la porzione centrale del campo Commenda 77, a ovest della quale le evidenze insediative, si diradano fortemente fino a scomparire del tutto. Ciò confermerebbe quanto osservato sulla base di dati di superficie e da sondaggi precedentemente condotti. Si è inoltre individuata una presumibile struttura di delimitazione dell’insediamento che si prevede di indagare negli anni successivi.
en During July, excavations were undertaken on the Iron Age site of Trebbio di Sansepolcro, with the aim of collecting data on the topography of the settlement’s western sector. With the help of a bulldozer, 10 areas were opened (trenches and test pits) in the locality of Commenda (in a field in lot 77 of the cadastral map). The trenches, circa 1.60 m wide (some were widened), revealed archaeological evidence at an average depth of 40-50 cm below ground level. In some cases it was necessary to go down to a greater depth before the remains appeared.
The excavations showed that most of the proto-historic/archaic remains were concentrated in the central and south-eastern parts of the lot. Trenches 1 and 2 in the central-eastern sector of the field produced the highest concentration of archaeological remains.

Several small cavities filled with dark charcoally soil were exposed in the south-eastern part of trench 1. In US 1 this soil alternated with dumps of large fragments of baked clay, charcoal and pottery sherds. Nearby there was a small hole (US 2) filled by an ashy layer containing occasional pottery fragments, among which a sherd from an orientalizzing pyxis.

In trench 2 the archaeological remains, situated further towards the north, were more scattered. Towards the centre of the field, an extension to the trench identified a wide strip of terrain showing evidence of occupation, US 10, rich in charcoal and heavily disturbed by recent agricultural activities. A fragment of a thin-walled black bucchero cup was collected from its surface (end of the 7th- beginning of the 6th century B.C.).
The archaeological finds dating to the proto-historic/archaic period thinned out until completely disappearing in the trenches dug in the north-eastern and north-western zones of the field.

In trenches 4 and 6, at the furthest southern edge of the field, the presence of very extensive sandy alluvial deposits was noted, which presumably corresponded to the ancient bed of the river Tiber. These deposits were cut by a large channel or hollow, whose upper fill, US 14, dated to the Roman period. The lowest, blackish clayey levels (US 17), reached in a trench with a maximum depth of 2.70 m, can be dated to the period of the settlement’s greatest development (7th-6th century B.C.). These deep levels filled a large cut in the natural, of presumably trapezoidal shape, of which an edge was identified in plan and in the exposed section. The structure may be interpreted as a large channel or feature forming a boundary to the settlement (ditch?), whose topographical and functional characteristics have yet to be defined.

The excavations documented that the western limits of the settlement of Trebbio coincide with the central zone of the field, to the west of which evidence of the settlement rapidly thins out, then disappears completely. This seems to confirm considerations made on the basis of the results from field survey and previous excavations. Furthermore, a structure presumed to be a settlement boundary was also identified, and will be investigated in coming campaigns.
Team
Archaeologist representing the Soprintendenza - Monica Salvini
Archaeozoologist - Jacopo Crezzini
Geologist - Marco Benvenuti
Paleobotanist - Marta Mariotti

Media

Name
Trebbio
Year
2012
Summary
it Nella campagna di scavo 2012 le indagini nel sito di Trebbio si sono concentrate in località Commenda al fine di chiarire caratteristiche e cronologia della struttura di delimitazione e/o canalizzazione individuata nel corso dell’intervento del 2011. Sono stati effettuati quindi due sondaggi con mezzo meccanico, in uno dei quali è stato possibile rintracciare nuovamente la canalizzazione in corso d’indagine. Il sondaggio, costituito da una trincea lunga più di 12 metri e profonda quasi 4 m, ha interessato l’intera larghezza del canale permettendo di individuarne le dimensioni.
In base a quanto visibile lungo le sezioni e sul fondo della trincea è stato possibile osservare che:
• il canale risulta scavato nei depositi alluvionali sterili caratteristici della piana del Tevere che, nello specifico, sono costituiti da un alternanza di sabbie più meno grossolane e di limi alterati;
• presenta una profondità residua di circa 4 m, ha andamento nord-est / sud-ovest ed era largo 3 m alla base e 12 m circa all’imboccatura.

Di particolare interesse si è rivelato il riempimento interno, costituito da limo nerastro antropizzato, con scarsi materiali frammentari, salvo i primi 40 cm formati da arativo. Il terreno di riempimento conteneva nella parte bassa frammenti ceramici di chiara pertinenza all’età del Ferro e quindi in fase con l’insediamento di Trebbio, mentre la porzione superiore ha restituito frammenti di tegole e coppi e una moneta di epoca romana.

Tali dati proverebbero che, qualora il canale, come probabile, sia stato realizzato nel corso dell’età del Ferro, esso non era ancora del tutto obliterato in epoca romana. La natura e la funzione di questa imponente struttura sono ancora in gran parte da identificare. Soprattutto rimane da chiarire il suo rapporto con l’insediamento di Trebbio e quindi se si possa o meno parlare dell’esistenza di un fossato difensivo di recinzione dell’abitato.
en During the 2012 excavations at Trebbio, work was concentrated in the locality of Commenda with the aim of clarifying the characteristics and chronology of the boundary and/or channel structure identified in 2011. Two trenches were opened with a mechanical digger, in one of which the line of the channel was picked up again. The trench was over 12 m long and almost 4 m deep and exposed the channel’s complete width.

Based on what was visible along the sections and on the bottom of the trench it was seen that:
- The channel was dug into the sterile alluvial deposits characteristic of the Tiber plain, which are constituted by alternating layers of more or less coarse sands and altered silts;
- It presented a residual depth of about 4 m, was on a north-east/south-west alignment and was 3 m wide at the base and about 12 m wide at the top.

The fill was of particular interest, constituted by blackish silt containing scarce fragmentary materials, except for the first 40 cm of plough soil. The lower part of the fill contained fragments of Iron Age pottery that was in phase with the settlement of Trebbio, while the upper part produced fragments of tegulae and imbrices and a Roman coin.

This data indicates that, if as seems likely the channel was created during the Iron Age, it had still not been completely obliterated in the Roman period. The nature and function of this imposing structure are still to be identified. Above all, its relationship with the settlement of Trebbio remains to be determined and therefore whether or not this was a defensive ditch running around it.
Team
Archaeologist representing the Soprintendenza - Monica Salvini
Archaeozoologist - Jacopo Crezzini
Field director - Rosy Gennusa
Geologist - Marco Benvenuti
Paleobotanist - Marta Mariotti

Media

Name
Trebbio
Year
2014
Summary
it Nell’ambito del progetto finalizzato a individuare i confini dell’insediamento dell’età del Ferro di Trebbio, nell’agosto 2014, è stato realizzato un sondaggio nella particella n. 142 del foglio di mappa 62.

La trincea effettuata, lunga 20 m e della larghezza di 1,60 m, ha interessato la porzione meridionale della particella, a partire dal margine a contatto con la particella n. 30. L’escavazione ha raggiunto, rispetto al piano di campagna, la profondità media di 100 cm. Nella sezione nord-ovest è stata quasi subito intercettata, a 38 cm di profondità, una chiazza di terreno antropico, situata appena sotto l'arativo, della quale è stato intaccato solo il lembo iniziale. La chiazza, relativa molto probabilmente all’insediamento dell’età del Ferro, conteneva terreno misto a carboni e rari e minuti frammenti ceramici, aveva forma lenticolare e presentava in sezione una larghezza massima di 15 cm. La colorazione scura si interrompeva in maniera decisa per lasciare il posto a un terreno limoso giallastro sterile. Proseguendo con l’escavazione della trincea il terreno si è mantenuto ancora sterile per circa 18 m.

Negli ultimi due metri, a una profondità di 35 cm, praticamente a contatto con l’arativo, è emerso in sezione un livello con frammenti di laterizi, in mezzo ai quali è stato recuperato un frammento di coppetta emisferica con listello tipo Goud 38/ forma 34 del Conspectus. Onde evitare di danneggiare ulteriormente il livello romano il sondaggio è stato interrotto.
en As part of the project to identify the limits of the Iron Age settlement at Trebbio, a trench was opened in the area of lot n. 142, map 62.

The trench, 20 m long and 1.60 m wide, was placed in the southern part of the lot, starting from the border with lot n. 30 and reached an average depth of 100 cm below present ground level. In the north-western section, a patch of an occupation level was exposed at a depth of only 38 cm, just below the plough soil. This lens of material, probably Iron Age, contained earth mixed with charcoal and occasional minute pottery fragments and in section was a maximum of 15 cm wide. The dark colouring terminated abruptly, giving way to a yellowish, silty, sterile soil. This sterile layer continued in the trench for a further 18 cm.

In the final two metres was found a level with brick/tile fragments appeared in section at a depth of 35 cm, practically in contact with the plough soil. Among these fragments was part of a hemispherical cup with a cordon, Goudineau type 38/form 34 in the Conspectus (fig. 4). In order to avoid further damage to the Roman level excavation was halted.

Media

  • Alberti et al. 2001
    D. Alberti, G.P. Laurenzi, A. Moroni Lanfredini, 2001, Evidenze dell’età del Ferro al Trebbio, in Alta Valtiberina (AR), Rassegna di Archeologia 18: 91-101.
  • Acconcia et al. 2005
    V. Acconcia, A. Ciacci, A. Moroni Lanfredini, S. Ricci, 2005, Una sepoltura altomedievale al Trebbio (Sansepolcro – AR), in Variabilità umana e storia del popolamento in Italia, XV Congresso A.A.I., Chieti 28-30 settembre 2003, Teramo.
  • Alberti et al. 2004
    D. Alberti, A. Ciacci, G. Laurenzi, A. Moroni Lanfredini, S. Uccelletti, 2004, Alle origini di Sansepolcro: l’età del ferro al Trebbio, in N. Negroni Catacchio (a cura di), Miti simboli decorazioni ricerche e scavi, Atti del VI Incontro di Studi Preistoria e Protostoria in Etruria, vol. I, Pitigliano – Valentano, 13-15 settembre 2002, Centro Studi di Preistoria e Archeologia onlus, Milano: 519-522.
  • Moroni Lanfredini et al. c.s.
    A. Moroni Lanfredini, V. Acconcia, S. Arrighi, A. Ciacci, c.s., Risultati delle campagne di scavo al Gorgo del Ciliegio e al Trebbio (Sansepolcro (AR). Anni 2001-2003, E-Book4 free.com.
  • Ciacci, Moroni Lanfredini 2005
    A. Ciacci, A. Moroni Lanfredini, 2005, Trebbio (Sansepolcro- AR), in Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana 1: 370-374.
  • Moroni Lanfredini 2006
    A. Moroni Lanfredini, 2006, Trebbio (Sansepolcro - AR), in Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana 2: 414-415.
  • Catucci 1993
    M. Catucci, 1993, Sansepolcro (AR): la “fornace di Casa Bardinelli”, in Rassegna di Archeologia 11: 245-286.
  • Alberti-Laurenzi 2001
    D. Alberti, G. Laurenzi, 2001, Rinvenimenti dell’età del ferro nell’Alta Valtiberina, in Preistoria e Protostoria della Toscana, Atti XXIV Riunione Scientifica IIPP, Firenze: 595-599.
  • Acconcia et al. 2008
    V. Acconcia, D. Alberti, A. Ciacci, G. Laurenzi, A. Moroni Lanfredini,2008, Risultati della prima campagna di scavi al Trebbio (Sansepolcro - Arezzo) (Anno 2002), in H. Patterson, F. Coarelli (a cura di), Mercator Placidissimus: the Tiber Valley in Antiquity. New research in the upper and middle river valley. (Proceedings of the Conference held at the British School at Rome, 27-28 Feb. 2004), Roma.
  • Gennusa et al. [2007] 2008
    R. Gennusa, C. Iaia, A. Moroni Lanfredini, M. Pacciarelli, [2007] 2008, Sansepolcro (AR). Trebbio, in Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana 3: 545-549.
  • Iaia, Moroni Lanfredini 2009
    C. Iaia, A. Moroni Lanfredini, (a cura di), 2009, L’età del ferro a Sansepolcro. Attività produttive e ambiente nel sito di Trebbio, Sansepolcro.
  • Gennusa et al. 2009
    R. Gennusa, C. Iaia, A. Moroni Lanfredini, M. Pacciarelli, 2009, Sansepolcro (AR). Trebbio, in Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana 5: 305-308.

Location

Location
Sansepolcro
Easting
12.1426
Northing
43.5442