AIAC_2050 - Pieve “nova” di San Giovanni Battista - 2008Nel secolo scorso il ricordo del luogo dove sorgevano le due chiese di San Giovanni Battista a San Giovanni in Galilea (FC), era completamente perduto; le uniche testimonianze erano il toponimo “La Piva”, la tradizione orale degli anziani, i documenti scritti e la frana ancora attiva.
Così nel 1970 l’allora direttore del Museo Renzi, prof. Sergio Foschi e il Soprintendente prof. Gino Vinicio Gentili propongono alla dott.ssa Elsa Silvestri di effettuare alcuni saggi di scavo, in località “La Piva”: dal ciglio della frana, viene alla luce l’imponente muro di fondazione dell’abside dell’antica Pieve, ultimo lacerto risparmiato dalla frana. Le fondazioni hanno uno spessore di 1,40 m ca. e sono costruiti in grossi ciottoli legati da malta; il muro di raccordo di sinistra presenta l’attacco del muro perimetrale della navata, in origine larga 15 m ca.; al centro dell’abside poi un grosso pilastro di 2 m di diametro. E’ questa la Pieve costruita nel VI-VII secolo, con altare rivolto ad oriente e con navata unica.
Nel 2004 iniziano ulteriori ricerche: è necessario capire perché nei documenti scritti si parli di una chiesa piccola e spoglia, totalmente diversa dall’importante Pieve. L’allora direttore del Museo Renzi, prof. Michele Gaudio, sotto la supervisione della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna, nella persona della dott.ssa Maria Grazia Maioli propone all’A.R.R.S.A. (Associazione Riminese per la Ricerca Storica ed Archeologica) degli scavi nell’area subito a est della Pieve: dietro l’antica abside, vengono alla luce numerose strutture, conservate a livello di fondazione, appartenenti sicuramente ad una chiesa, di dimensioni inferiori rispetto a quella più antica.
Non essendo lo scavo ancora concluso, è difficile interpretare con certezza tutte le evidenze murarie ritrovate, ma sicuramente quelle principali, costruite da ciottoli e mattoni, legati da malta, appartengono alla chiesa di San Giovanni Battista, descritta nella “Visita Pastorale” dal Vescovo Pavoni nel 1620. Infatti, sotto la risega di fondazione dei muri perimetrali, dove appoggiava il pavimento ora scomparso, sono stati trovati quattro ossari in muratura, con copertura a volta, uno dei quali dedicato ad infanti e bambini. Ciò trova un perfetto riscontro nella descrizione del Vescovo. Nei tre ossari per adulti sono stati rinvenuti ca. 4000 grani di rosari, collane e braccialetti (pasta vitrea, legno, osso, pietre dure) e 100 ca. medagliette devozionali. Questa chiesa a navata unica, con altare posto ad occidente, misura 15 x 6,5 m ca. ed è stata costruita agli inizi del XVI secolo, come attestano alcune fonti scritte, dato confermato dai materiali rinvenuti. Nell’ultimo anno sono venute alla luce nuove strutture a est degli ossari: un basamento rettangolare, due strutture a L e un lacerto murario probabilmente curvilineo; al momento questi nuovi ritrovamenti sono di difficile interpretazione e solo scavi futuri potranno chiarirne la funzione.
Questo luogo, centro di culto dal VI al XVIII secolo è stato frequentato, senza soluzione di continuità, fino al 1742, quando, a causa dei consistenti movimenti franosi, la chiesa è stata abbandonata e dichiarata inagibile.