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Francesco Pericci

Season Team

  • AIAC_2559 - Case Nuove - 2015
    La campagna di scavi 2015 è stata condotta per 8 settimane, funzionali anche alla messa in luce delle evidenze murarie ed i piani d’uso lungo il corridoio situato tra l’impianto termale denominato balneum 1 e le cisterne al fine di consentire il consolidamento strutturale e l’inizio dei restauri. Gli obiettivi principali di questa campagna erano: comprendere l’estensione, l’assetto topografico, e le architetture dell’area del grande complesso nel periodo del suo utilizzo tra media e tarda età imperiale (II-IV d.C.), nonché gli eventuali riusi e trasformazioni occorsi nella Tarda Antichità (V-VII d.C.); nell’area della chiesa, definire la presenza di una struttura religiosa antecedente a quella romanica (XII secolo d.C.). Il sito di Santa Marta, fu la sede tra fine I/inizio II secolo e IV secolo d.C. di due impianti termali coevi, la cui presenza si può giustificare ipotizzando che l’insediamento si collocasse lungo un importante asse viario di collegamento tra costa ed interno. La necessità di costruire due impianti, che verosimilmente superavano i 900 m2 di estensione, può avere una duplice spiegazione: la coesistenza di un impianto privato ed uno pubblico oppure due impianti pubblici di cui uno dedicato alle utenze maschili ed uno a quelle femminili. Entrambi i balnea erano dotati di ambienti con aria e acqua calda, tiepida e fredda, nonché di strutture sia di rappresentanza ed accoglienza che di servizio. Probabilmente almeno 160 mq dovevano essere originariamente ricoperti di pavimenti musivi, di cui una parte è sopravvissuta. L’eccezionalità della Santa Marta romana e tardo-antica è avvalorata dallo studio in corso dei materiali di scavo. L’analisi dei resti faunistici ci restituisce un quadro caratterizzato da una comunità locale che tra I e inizio VII secolo d.C. godeva di una alimentazione privilegiata che poteva contare su un massiccio apporto proteico fornito prevalentemente da suini, ma anche da bovini e caprovini. Molto importante, almeno tra I e V secolo d.C., anche l’apporto della selvaggina. Lo studio del materiale ceramico mostra un sito privilegiato: è il solo, nelle campagne interne della Toscana meridionale, ad avere avuto accesso fino al VI e VII secolo d.C. a merci di importazione mediterranea, tra cui vasellame da mensa prodotto in Tunisia, vino ed olio contenuti in anfore ed importati sia dal Mediterraneo orientale che dal sud Italia. Infine, la presenza di anfore vinarie prodotte nell’hinterland di Santa Marta e ben documentate presso il nostro sito mostra l’importanza della viticoltura nell’area sin dall’età romana. Le indagini presso area 5.000, concentratesi all’esterno della chiesa romanica, lungo il suo perimetrale nord, hanno portato all’individuazione, al di sotto degli strati del cantiere della chiesa di XII secolo, di parte di un edificio religioso più antico. Tale chiesa, databile tra VIII e IX secolo d.C., aveva almeno due absidi, non si esclude che potesse essere triabsidata. Di grandissimo interesse la presenza, sul paramento interno dell’abside più piccola, di un rivestimento di intonaco dipinto in rosso, ocra e azzurro. Attorno alla chiesa si sono intercettate le prime sepolture relative ad un cimitero altomedievale, con alcune tombe caratterizzate da struttura privilegiata.

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