Name
Matteo Sordini
Organisation Name
Università degli Studi di Siena

Season Team

  • AIAC_2328 - Podere Pievina - 2009
    Lo scavo archeologico in località Podere Pievina, Cinigiano (GR), è parte del più ampio progetto “Scavando la classe contadina romana”, sviluppato in collaborazione fra l’Università di Cornell – Ithaca- New York, ed il Laboratorio di Archeologia dei Paesaggi e Telerilevamento dell’Università di Siena. Il sito, individuato durante le ricognizioni archeologiche di superficie condotte sul territorio comunale dal 2006 al 2008, risultava articolato in diverse unità topografiche la cui cronologia era compresa fra la tarda repubblica ed il tardo antico. L’indagine stratigrafica si è concentrata principalmente in un open area posizionata in corrispondenza di anomalie geofisiche precedentemente individuate. Lo scavo ha rivelato la presenza di due periodi di occupazione del sito: un primo collocabile fra II a.C. e inizio I d.C. ed un secondo fra pieno IV e V secolo d.C. La fase tardo repubblicana-primo imperiale è caratterizzata dalla presenza di una struttura di cui si sono messi in luce due muri di buona fattura, fra loro perpendicolari. La presenza di depositi alluvionali addossati alla struttura e la risalita della falda acquifera hanno impedito di indagare la struttura e di capirne la reale estensione nonché la funzione, sebbene le dimensioni facciano pensare ad una grande fattoria. Questa è ubicata nella estrema parte E del saggio ed era direttamente coperta da uno strato alluvionale. Presso l’estremità W del saggio, si sono intercettati strati di vita caratterizzati dalla presenza di ceramica a vernice nera, ossa e carboni ed un focolare in parte costituito da una pancia di dolio. Lo scavo dell’estremità N del saggio, ha consentito di intercettare una fornace probabilmente da laterizi. A fianco della fornace è presente un butto di ceramica non prodotta in loco, principalmente costituita da anfore e ceramica comune. Il contesto sembra datarsi al I secolo a.C. A questa fase è riconducibile anche una struttura costituita da pilastri, forse un granaio, ed una serie di muri a secco. Il secondo periodo individuato, che per cronologia è circoscrivibile al pieno IV e V secolo, è caratterizzato da una serie di fasi di vita che potremmo definire generazionali. La prima fase tardo antica è caratterizzata dalla presenza di una struttura abitativa che in parte riutilizza un muro del periodo precedente. La struttura, in tecnica mista, è costituita da tre muri e da un ampliamento, contemporaneo o di poco successivo in direzione E. Tale ampliamento è costituito da un’intelaiatura di pali di cui si sono individuate le buche. L’area esterna W della casa, caratterizzata da strati ricchi in ceramica tardo antica, tre buche di palo ed una canaletta costituita da coppi, è sicuramente da collegarsi alla fase di vita della casa. E’ possibile ipotizzare che il piccolo ambiente e le strutture sorrette da pali andassero a costituire una realtà abitativa in cui uomini e probabilmente animali vivevano vicini. E’ evidente che l’acqua, non costituiva solamente un elemento di attrazione, ma anche un problema da gestire fin da allora. I drenaggi, costruiti su una sistemazione costituita da piccole pietre e terra sulla quale si impostano anche i muri tardo antichi dell’abitazione, sono una sorta di piccoli tunnel foderati di pietre e riempiti di ciottoli per permettere lo scorrimento dell’acqua. L’ultima fase tardo antica, successiva all’abbandono della casa è caratterizzata da una vasta sistemazione dell’area, in parte in corrispondenza del lungo muro repubblicano, e da uno spesso butto di materiale ceramico ed ossa. Il butto costituisce un’importante testimonianza materiale in quanto potrebbe aiutare a comprendere, a livello cronologico, lo scarto temporale, probabilmente generazionale, fra l’abbandono della casa e la nuova sistemazione. Purtroppo non è stato possibile individuare la struttura abitativa che sicuramente doveva esistere in relazione al butto.
  • AIAC_2915 - Santa Marta - 2012
    Il Sito in località Santa Marta è stato individuato nell’anno 2007 nell’ambito delle ricognizioni di superficie per il progetto Carta Archeologica della Provincia di Grosseto. L’area interessata dallo spargimento è stata, dal 2007 ad oggi, indagata con le più moderne metodiche non invasive. Il sito risulta articolato in due macro aree di interesse: una interpretabile come villa romana, con fasi dalla tarda repubblica ad occupazioni tardo antiche e medievali; la seconda interpretabile come chiesa con annessa area cimiteriale. La prima campagna di scavo ha previsto l’apertura di tre aree, due in corrispondenza della villa ed una in corrispondenza della chiesa, con l’obiettivo di valutare il grado di conservazione del deposito, comprenderne in parte l’estensione planimetrica, definirne la natura e le fasi di occupazione. I risultati dell’indagine geofisica ARP hanno guidato, insieme a quelli del survey e delle foto aeree la scelta delle aree. L’area 1000, aperta in corrispondenza di una anomalia interpretabile come complesso edificio ripartito in più ambienti, ha previsto un affondo in uno di questi. Lo scavo ha rivelato una struttura in tecnica mista con muri con zoccolo in pietra ed elevato in materiale deperibile, di cui non si conosce la destinazione, molto limitata infatti è la parte di pavimento e relativo strato di abbandono che si è conservata. Lo strato di abbandono è caratterizzato dalla presenza di materiale ceramico databile al V secolo, il che fornisce un termine _post quem_ per il crollo dell’edificio e delle attività artigianali che su questo si installano. La fase artigianale, impostata sul crollo in _pisé_ dell’edificio ed individuata subito al di sotto dello strato arativo, è caratterizzata da una serie di strati rubefatti e carboniosi, estesi su pressoché tutto l’ambiente. In fase con questi sono due fornacette di forma circolare. Non si rinvengono frammenti di scorie od altri elementi indicativi di una particolare produzione. L’area 4000, localizzata a S rispetto all’area 1000, è stata aperta in corrispondenza di una anomalia da ARP interpretabile come grande edificio. Data l’ampiezza dell’area si è deciso di indagare in questa campagna due piccoli settori. Entrambi sono caratterizzati dalla presenza di arature moderne molto profonde, che hanno intaccato parte della stratigrafia archeologica. L’indagine stratigrafica, al momento, conferma la presenza in quest’area di un edificio di cui è possibile intuire gli allineamenti di parte dei muri perimetrali N e S. La presenza di stucchi policromi, tessere musive e frammenti marmorei suggerisce una destinazione residenziale dell’edificio, la cui cronologia è inquadrabile al momento fra la tarda repubblica ed il primo impero. L’area 5000 è localizzata nella zona NE del sito ed è stata aperta in corrispondenza di una anomalia interpretabile come il perimetro di un edificio absidato. Tale anomalia e la presenza di un’area cimiteriale in corrispondenza e nei pressi di questa avevano suggerito la presenza di una chiesa e precisamente della Pieve di S. Ypolithus de Martura citata in documenti d’archivio. La rimozione dello strato arativo sull’intera superficie dell’area ha consentito di verificare la presenza dell’edificio e di confermarne la planimetria
  • AIAC_2915 - Santa Marta - 2013
    Il Sito in località Santa Marta è stato oggetto della prima campagna di scavo nel 2012. Sono stati portati alla luce resti di un’area produttiva riconducibile all’epoca tardo antica (area 1000), una serie di murature di un edificio del quale non si è individuata la funzione (area 4000), ed è stato portato alla luce l’intero perimetro della chiesa (area 5000). La campagna 2013 si è concentrata presso l’area 4000 con lo scopo di approfondire la conoscenza del deposito archeologico inerente la struttura individuata nel 2012; sono proseguite le indagini presso la chiesa ed è stata aperta la nuova area 8.000. L’area 4.000 è stata estesa fino all’area 1.000, portando alla luce una serie ininterrotta di strutture, tutte caratterizzate dalla presenza di strati ricchi di materiale di pregio (tessere musive, intonaci, marmi), che sembrano essere in deposizione secondaria. Rimane non chiara la funzione di quest’area che è stata inoltre sottoposta a pesanti attività agricole nonché di spoliazione. Come ultima frequentazione attestata al momento in questa zona sono da segnalare una serie di fornacette semiscavate nel terreno, realizzate per la lavorazione di metalli, e databili al periodo tardo antico, già individuate nel 2012 presso l’area 1.000. Le attività nell’area 5.000 hanno previsto un approfondimento nella parte E della chiesa per definire l’andamento dell’abside, in particolare nel punto di unione con il perimetrale S. Contemporaneamente, sono state avviate le indagini stratigrafiche nell’aula della chiesa: il crollo già individuato ed in parte scavato nella prima stagione di scavo era presente su tutta l’area presa in considerazione e si è quindi proceduto ad asportarlo. Al di sotto dello strato di crollo è stato identificato uno strato caratterizzato da un’elevata quantità di reperti osteologici, forse il risultato di una asportazione compiuta in alcune zone cimiteriali. Si è individuata una zona cimiteriale privilegiata nei pressi della facciata della chiesa, caratterizzata da tombe in cassa litica. All’interno delle sepolture femminili sono stati recuperati oggetti di corredo come rosari, aghi da sudario, vaghi isolati in osso e in pasta vitrea, medagliette in bronzo con iconografia sacra, una croce, una medaglia e un pendaglio in bronzo. La nuova area 8000 è collocata a est di un fossato che la separa dai settori 4000 e 5000. Appena sotto lo strato arativo sono state individuate le creste di murature in pietra e mattoni legate da malta che andavano a delineare ambienti precisi. In uno di questi ambienti è stato individuato un ipocausto riconducibile ad una vasca termale caratterizzato da una prima pavimentazione di tegole private delle rispettive alette su cui vanno ad impostarsi le colonnette delle _suspensurae_ . Adiacente all’ambiente A e collegato a questo da un’apertura è l’ambiente B, absidato, anch’esso caratterizzato da un ipocausto a colonnette. Lo scavo in quest’area ha permesso di individuare altri due ambienti, anch’essi plausibilmente correlati alle terme: un ambiente con pavimento musivo policromo ed una cisterna funzionale alla raccolta delle acque per le terme.

Publication Authors