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V. Carsana

Season Team

  • AIAC_2110 - Piazza Municipio; Castel Nuovo - 2000
    A Piazza Municipio gli scavi archeologici per la realizzazione della stazione sotterranea hanno evidenziato, nel fossato cinquecentesco della fortificazione di Castel Nuovo, il portico e le canalette fiancheggianti una strada angioina che collegava il centro antico della città alla Reggia. Sono stati, inoltre, identificati ulteriori resti di edifici coevi, probabilmente pertinenti a quei palazzi, noti dalle fonti, che Roberto d’Angiò fece costruire per i figli e ai quali dovevano affiancarsi quelli dei notabili del regno.
  • AIAC_2110 - Piazza Municipio; Castel Nuovo - 2003
    L’indagine ha messo in luce la prosecuzione delle strutture, già in parte individuate in precedenza, pertinenti al sistema di fortificazione di Castelnuovo, in particolare dei muri di delimitazione del terzo fossato, esterno alla cinta bastionata. Si sono individuate tre fasi costruttive delle strutture, dal primo impianto cinquecentesco, quando il muro di delimitazione del fossato presentava un’ampia curvatura in corrispondenza della torre circolare della cinta bastionata, alle ristrutturazioni settecentesche e ottocentesche. La parte dell’attuale piazza Municipio oggetto dell’indagine costituiva in età bassomedievale una zona aperta, non occupata da edifici, che invece dovevano interessare la zona adiacente, sia a nord che ad ovest di Castel Nuovo. All’interno dell’ingombro del fossato l’unica struttura di età bassomedievale rinvenuta è costituita da un sistema di pozzo-cisterna, il cui riempimento ha restituito vasi quasi integri in ceramica invetriata e protomaiolica insieme a reperti lignei. Le strutture bassomedievali poggiano su grossi accumuli naturali progressivi di natura eluviale, formatisi tra il VII e il XIII sec. d.C. Al di sotto di tali accumuli, nella parte centrale dello scavo, è venuto alla luce un percorso stradale orientato in direzione est-ovest - forse diramazione in direzione del porto di una via extramuraria - costruito su piani sabbiosi compattati, delimitato ai lati nord e sud da due massicciate derivate da macerie di materiale costruttivo. Si sono individuati dieci livelli di battuti sovrapposti, dalla metà del VI secolo d.C., al pieno VII secolo. A quest’ultima fase risale l’inserimento, al di sotto della strada, di due canalizzazioni parallele, probabilmente collegate all’acquedotto del Serino. La strada era fiancheggiata da sepolture, concentrate soprattutto nella zona meridionale. Si sono individuate 7 tombe “a cappuccina” prive di corredo, ma stratigraficamente databili tra la metà del VI e il VII secolo d.C. Ai lati del percorso stradale, soprattutto nella zona meridionale, si estendono piani coltivati con fosse per piante, palizzate di sostegno e canalizzazioni per il deflusso delle acque.
  • AIAC_2110 - Piazza Municipio; Castel Nuovo - 2004
    Lo scavo ha confermato che l’intera area indagata era occupata dal mare; nel bacino indagato, è venuta in luce una successione di fondali marini pertinenti alla zona più prossima alla ripa dove potevano penetrare ed attraccare barche di piccolo tonnellaggio. Fra m. 3 e 4,00 sotto l’attuale livello del mare, sono stati individuati i più recenti livelli sabbiosi relativi alla frequentazione del sito risalente al IV sec. d.C. Nella parte nord dell’area di scavo sono emersi pontili in legno di cui si conservano pali infissi nella sabbia. Per tale periodo l’esplorazione ha restituito numerosi materiali ceramici e vitrei. Al di sotto di questo livello è attestato nel corso del III secolo d.C. un momento di stasi in cui sono ormai abbandonate e obliterate le strutture del periodo precedente. Al I secolo d.C. risale un molo perpendicolare alla linea di costa, orientato in direzione est-ovest, costituito da una gettata di pietre calcaree messe in opera a secco, contenute da pali di legno infissi verticalmente. A nord della struttura sono emerse tre imbarcazioni: la prima, affondando, con la poppa penetra nella fiancata della seconda, danneggiandola. Le barche sembrano essere state dismesse vicine al molo nel corso del I secolo. d.C., i loro scafi si sono colmati con un livello di sabbia formatosi nel II secolo d.C. che ne determina la obliterazione totale. Su questo livello sono realizzati due pontili, i cui pali penetrano nelle barche ormai insabbiate, rompendone il fasciame. Due barche rientrano nella specie delle navi commerciali marittime (onerariae) utilizzate per un commercio di medio-piccolo cabotaggio. La terza barca è una più rara horeia, un barcone a fondo piatto con prua a specchio verticale, utilizzato per servitù portuale, per il carico e lo scarico delle merci oppure per la pesca. Per la fase di I e II secolo d.C. sono stati scoperti sul fondale numerosi reperti quasi integri. Inoltre si sono conservati in gran numero oggetti e strumenti in materiale organico: attrezzature di barche, strumenti da pesca e da lavoro. Agli inizi del V secolo d.C., i fenomeni di impaludamento e insabbiamento determinano l’abbandono di questa parte del bacino portuale e l’avanzamento della linea di costa.
  • AIAC_2110 - Piazza Municipio; Castel Nuovo - 2005
    Si indagano le strutture della fortificazione esterna di Castel Nuovo e delle sue successive trasformazioni fino alla fine del XIX secolo. Gli elementi più antichi sono stati individuati finora ad ovest di Castel Nuovo e sono costituiti da una torre circolare, legata ad una cortina orientata in direzione est/ovest, che presenta un rivestimento in blocchi modanati di piperno. Le strutture possono essere messe in relazione con la cosiddetta porta della cittadella aragonese. Lo scavo ha inoltre portato alla luce tratti dei muri occidentali e settentrionali della cinta bastionata collegati al Torrione dell’Incoronata. All’interno del Torrione è venuto in luce un ambiente voltato; a sud esso è in comunicazione con un cunicolo, anch’esso voltato, orientato nord/sud, il cui piano di calpestio è costituito da una rampa pavimentata in laterizi intervallati da grossi blocchi rettangolari di pietra lavica posti di taglio e con l’estremità arrotondata. La rampa, carrabile, consentiva i collegamenti all’interno della torre e il passaggio dal secondo fossato. L’area delimitata dal secondo fossato nel settore nord-occidentale della cinta bastionata è occupata da una serie di edifici già dall’età vicereale. Infine, nell’angolo sud-est di piazza Municipio, in corrispondenza dell’incrocio con via C. Colombo è stato condotto un saggio di scavo finalizzato a verificare l’esatta localizzazione e lo stato di conservazione del Torrione/Baluardo del Molo della fortificazione. Al di sotto del manto stradale attuale è subito affiorata la superficie del nucleo in opera cementizia del baluardo, verosimilmente riferibile alla fase cinquecentesca. A sistemazioni successive dell’area, effettuate nel XIX secolo risalgono, invece, due imponenti gallerie di raccolta delle acque pluviali, voltate a botte e tra loro comunicanti, che sfruttano il nucleo cementizio del Torrione intaccandone il paramento settentrionale.
  • AIAC_2110 - Piazza Municipio; Castel Nuovo - 2006
    A piazza Municipio sono proseguiti i lavori di scavo archeologico intorno Castel Nuovo. L’indagine è continuata con l’esplorazione della parte nord-occidentale della cinta bastionata che circondava il secondo fossato e gli edifici sorti al suo interno, già in parte messi in evidenza. E’ stato individuato il muro di delimitazione del primo fossato del castello, in parte ricalcato da quello attuale, costituito da una bassa struttura merlata, risalente al periodo della ristrutturazione di Castel Nuovo voluta da Alfonso d’Aragona. Il suo paramento è conservato sul lato Nord fin quasi alla sommità, mentre sul lato Sud solo dalla quota di ca. m 4,75 s.l.m. per un’altezza di ca. m 3,10, poiché intaccato da rifacimenti moderni. Tale muro fu rispettato anche con la realizzazione del recinto a bastioni di epoca vicereale nel XVI secolo. Lo scavo ha rivelato che, in tale periodo, esso in parte delimitava a Sud un piano inclinato, il quale si estendeva fino al fronte meridionale degli ambienti presenti nel secondo fossato e costituiva uno dei percorsi utilizzati per gli spostamenti all’interno dei fossati e i collegamenti tra questi e Castel Nuovo. Questa rampa, individuata da una serie di battuti sovrapposti, con solchi impressi sulla loro superficie dal passaggio dei carri, databili dal XVI al XIX secolo, era connessa con la porta della cosiddetta cittadella aragonese. Al disotto di questi piani di calpestio lo scavo ha messo in luce una sequenza stratigrafica di macerie, che obliterano strutture più antiche, per le quali un’indicazione cronologica è fornita dal rinvenimento nei livelli di obliterazione di ceramica databile al XV secolo. E’ proseguita anche l’indagine all’interno degli edifici sorti nel secondo fossato. I locali, pertinenti a queste strutture, svolgevano la funzione di depositi per munizioni, come dimostrano le palle di cannone in ferro e in calcare recuperate nel corso dello scavo. Anche se sono databili tra la fine del XVI e il XVII secolo, il proseguimento delle ricerche sta rivelando fasi precedenti con un uso differente e una diversa organizzazione planimetrica della zona.
  • AIAC_2111 - Piazza Nicola Amore - 2000
    Nella stazione “Duomo”, a piazza Nicola Amore (detta dei Quattro Palazzi), aperta durante il “Risanamento”, sono stati rinvenuti degli edifici medievali (XIII-XIV secolo d.C.) a significare un cambiamento d’uso dell’area, con l’obliterazione della cinta difensiva che, dall\'età greca (V-IV secolo a.C.) fino all\'epoca ducale (XI secolo d.C.), aveva caratterizzato topograficamente questa zona, situata lungo il lato settentrionale della piazza attuale, all’incrocio con via Duomo. Delle mura greche si conservano due briglie in blocchi di tufo, pertinenti alla fase di V-IV secolo a.C., che, sul fronte a mare, partendo dalla sporgenza della collina di San Marcellino, formavano un’ampia rientranza fino a piazza Nicola Amore, per poi proseguire al di sotto del Corso Umberto I verso via P. Colletta e piazza Calenda. La cortina muraria interna si è preservata, riutilizzata in una fogna medievale, mentre quella esterna fu spoliata nella stessa epoca; ma le tracce in negativo dei blocchi di tufo asportati restano impresse sul nucleo cementizio di un poderoso muro a scarpa in conci quadrangolari di tufo, conservato per oltre m 5 di altezza, rinforzato con setti in opera cementizia; esso fu probabilmente realizzato durante i lavori di restauro e ampliamento della cinta muraria fatti eseguire da Valentiniano III nel V secolo d.C., ovvero rientra tra quelli messi in atto da Narsete nel VI secolo d.C., durante la guerra greco-gotica.
  • AIAC_2111 - Piazza Nicola Amore - 2004
    Il rinvenimento di statue ed epigrafi avutisi nell’area di corso Umberto e piazza N. Amore nel momento degli sbancamenti della Società del Risanamento aveva fatto ipotizzare l’esistenza di monumenti di prestigio a destinazione pubblica. Il carattere agonistico di numerose iscrizioni connesse ai giochi isolimpici istituti dall’imperatore Augusto a Neapolis nel 2 d.C., aveva suggerito di localizzare nella fascia litoranea antistante la città antica il ginnasio, lo stadio e l’ippodromo. Lo scavo per la stazione Duomo ha confermato la presenza di un importante edificio templare immediatamente all’esterno delle mura di età greca, che correvano allo sbocco di via Duomo su piazza N. Amore. L’espansione urbana aldilà delle fortificazioni greche sembra avvenire agli inizi del I secolo d.C, impostandosi su una spiaggia emersa formatasi prima del III secolo a.C. Del tempio si conserva il podio in laterizi circondato da un ambulacro esterno, pavimentato a mosaico di grandi tessere marmoree, pertinente ad un restauro databile fra III e IV secolo d.C. Una larga scala dotata di balaustre marmoree e frutto di un restauro seriore è stata realizzata lungo il lato breve occidentale del podio. L’imponente decorazione architettonica in marmo e alcune sculture recuperate inducono ad inquadrare la costruzione del tempio in età giulio-claudia. L’edificio di culto ingloba al suo interno una struttura più antica di cui resta il pavimento a mosaico in esagoni, in piccole tessere in bianco e nero, inquadrabile agli inizi del I secolo d.C. L’abbandono dell’edificio risale probabilmente alla fine del IV-inizi V secolo d.C., mentre il crollo delle decorazioni avviene intorno alla metà del VI secolo d.C. Poco dopo è ripristinato l’antico ciglio delle mura greche i cui resti sono inglobati in una possente cortina in blocchetti quadrangolari di tufo, rinvenuta allo sbocco di via Duomo, ascrivibile all’intervento di restauro delle fortificazioni operate da Narsete. L’area viene così destinata a necropoli, sviluppatasi tra fine VI e X sec. d.C.
  • AIAC_2111 - Piazza Nicola Amore - 2005
    Carotaggi geo-archeologici hanno rivelato un ambiente sommerso, in una stretta insenatura che penetrava sino alla base della scarpata, sulla quale venne edificata successivamente la cinta muraria di età greca. Lo scavo ha portato in luce livelli di spiaggia, con materiali databili a partire dall’età del Bronzo Recente. Circa alla metà del VI sec. a.C. è riferibile, invece, una lastra di rivestimento a doppia treccia, che costituisce un indizio della presenza di un edificio sacro precedente alla fondazione di _Neapolis_. Nella seconda metà del V sec. a.C. viene occupata la fascia litoranea esterna alle mura: a sud del pozzo della stazione è stata scoperta, infatti, un’area sepolcrale, che sinora ha restituito tombe di infanti, incinerati e deposti in olla. Allo stesso periodo sembra risalire un edificio, costruito a nord della necropoli, di cui restano tre cortine murarie parallele in blocchi di tufo, alternati a setti di scaglie di tufo. Alla fine del IV sec. a.C. viene poi elevato un nuovo edificio, orientato con la cinta muraria retrostante e delimitato a nord da un battuto stradale di tufo. Si tratta di una sala rettangolare dotata di un vano per banchetti: di quest’ultimo si conserva un pavimento con le banchine laterali per le _klinai_, realizzato in signino e decorato da tessere in calcare bianco. La presenza di oggetti votivi potrebbe fare ipotizzare la funzione santuariale del complesso che sembra essere rimasto in uso sino alla metà del III sec. a.C. Esso viene definitivamente abbandonato agli inizi del II sec. a.C., quando i pozzi per il suo approvvigionamento idrico sono obliterati da scarichi di officine ceramiche. Intorno alla metà del II sec. a.C., la spiaggia davanti alle mura, fu interessata da un riassetto monumentale, testimoniato, al momento, solo a sud del pozzo della stazione, dalle strutture di un porticato in blocchi di tufo con numerosi segni di cava.
  • AIAC_2111 - Piazza Nicola Amore - 2006
    E’ ancora in corso l’esplorazione in piazza Nicola Amore del tempio con relativo porticato facente parte del santuario dei Giochi isolimpici. Nella parte meridionale dello scavo è stata riportata alla luce una strada che si impianta nel III sec. a.C. ed è utilizzata fino ad età augustea. Essa costeggia a Nord il muro di fondo del portico e a Sud una struttura in blocchi databile agli inizi del III sec. a.C. La strada è composta da livelli di battuti di terra e tufo giallo, fra i quali si distingue un lastricato in calcare della metà del II sec. a.C., su cui è poi realizzato un giardino in età augustea. La realizzazione della strada è parte di una sistemazione urbanistica, imperniata sulla costruzione del portico colonnato agli inizi del II sec. a.C. Lo scavo di quest’ultimo, e degli spazi ad esso adiacenti, permette di capire le dinamiche costruttive di questa struttura. Infatti, se verso l’interno le pareti presentano paramenti a vista, sovrapposti dal II sec. a.C. alla fine del I o agli inizi del II sec. d.C., all’esterno, tutto l’apparato murario è realizzato contro terra, in opus coementicium nella fase flavio - traianea e in opus incertum in quella augustea. A Nord e a Sud del muro di fondo del portico emerge la continuazione del complesso architettonico del V-IV sec. a.C. dove è venuta in luce un’ampia sala a pianta rettangolare. L’intervento effettuato nell’area del tempio è stato, inoltre, finalizzato alla comprensione delle sue fasi costruttive anche attraverso alcuni saggi conoscitivi. Lo smontaggio della platea cementizia interna del podio ha rivelato un mosaico a tessere bianche e nere, ad esso sottostante e ascrivibile agli inizi del I sec. d.C. Nell’ambulacro che circonda il podio si è proceduto anche alla pulizia della pavimentazione emersa sotto il mosaico del III sec. d.C., della quale si conserva la preparazione di malta. La costruzione del massetto è databile, in base all’analisi dei materiali rinvenuti nella sequenza stratigrafica alla metà del II sec. d.C.
  • AIAC_2121 - Stazione Toledo della Metropolitana (Via Diaz, Via Roma) - 2000
    Nel corso dei lavori per la realizzazione della linea della Metropolitana, della stazione “Toledo”, a via Diaz, sotto i resti dell'isolato urbano inserito nei “Quartieri Spagnoli” in epoca vicereale (secoli XVI-XVII d.C.) e distrutto negli anni '30 del Novecento, sono stati identificati elementi e contesti di interesse archeologico che spaziano nel tempo dal periodo neolitico all’epoca medievale. Così un paleosuolo, compreso fra un’eruzione flegrea dell’8200 B.P. e la cinerite dell’eruzione c.d. di Paleoastroni 1, ha restituito le tipiche tracce dei solchi di aratura associate a ceramiche d’impasto. La struttura più rilevante è costituita da un impianto termale extraurbano, di età romana. Il reimpiego di parte dei muri negli elevati delle strutture vicereali ne rende difficile la lettura planimetrica; si sono comunque individuati: il muro di delimitazione del terrazzamento sul quale sorgevano gli ambienti e che regolarizzava l’andamento del pendio originario, un corridoio di servizio seminterrato e una vasca con il relativo sistema di canalizzazione. La tecnica edilizia ed i reperti rinvenuti datano la costruzione delle terme tra la fine del I e gli inizi del II secolo d.C., con restauri importanti nel IV secolo d.C. Nel corso del V secolo d.C., spoliate dei rivestimenti architettonici e parzialmente crollate, esse ospitarono delle sepolture, per essere poi definitivamente abbandonate alla metà del VI secolo d.C., quando l’area fu obliterata da un terrapieno artificiale. L'età medievale è, infine, rappresentata da fosse di scarico di età angioina.
  • AIAC_2121 - Stazione Toledo della Metropolitana (Via Diaz, Via Roma) - 2001
    Si è concluso lo scavo nell'area della stazione “Toledo” a via Roma delle terme di età imperiale (inizi II-IV secolo d.C.). Le indagini hanno riguardato il _praefurnium_ ed i vani circostanti: in particolare si è messo in luce un vano voltato in _opus latericium_ che doveva costituire il punto di innesto del praefurnium alle sale termali. Si è indagata anche la sequenza di epoca preistorica, interessata da livelli eruttivi della “serie piroclastica Flegreo-Vesuviana”. Sulla superficie dell’eruzione detta di “Paleoastroni 2” (2170+/-50 a.C.) è stato trovato un canale di scorrimento delle acque, che ricalca un fossato artificiale nello strato dell'eruzione “Agnano 3” (2530-2440 a.C.). La superficie di questo livello presenta vaste zone di dispersione di legno combusto ed una fila di buchi di palo pertinenti alla palizzata di delimitazione della sponda occidentale del fossato. Si è quindi esaminato, per un’estensione circa 1.200 m2, il paleosuolo arato sottostante, nel quale sono stati recuperati materiali ceramici e litici (Neolitico finale). Rimosso questo livello, la superficie esposta sottostante corrisponde al paleosuolo del VI millennio a.C. formatosi sull’eruzione detta di “Pigna San Nicola” (8200 B.P.). Vi si sono trovati centinaia di buchi di palo, distribuiti omogeneamente, in alcuni casi leggibili come insiemi che delineano spazi circolari, al centro dei quali sono sempre collocati due o più fori ravvicinati tra loro. Una situazione analoga è venuta in luce anche sul paleosuolo precedente (8600-8200 B.P.) creatosi su di un deposito piroclastico, riconosciuto per la prima volta in quest'occasione dai vulcanologi dell'Osservatorio Vesuviano. I fori, circolari od ellissoidali piccoli e medi, diffusi su tutta l'area, si alternano a fori circolari di grandi dimensioni, concentrati nella fascia centrale dello scavo. L'ipotesi al momento più convincente è che si tratti di buchi di palo che dovevano delimitare piccole capanne, stazzi e recinti, connessi all’allevamento non stanziale di bestiame.