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AIAC_2122 - Piazza Bovio (stazione metro “Università”) - 2000
L’indagine effettuata lungo il lato meridionale di Piazza Bovio (detta piazza della Borsa), in corrispondenza della stazione “Università”, ha documentato un’occupazione urbanistica dell’area databile dal V al XVI-XVII secolo d.C., prima dell’ultima sistemazione avvenuta in seguito ai lavori del “Risanamento”.
Nella fase tardo antica, tra V e VII secolo d.C., la zona faceva parte della fascia costiera extraurbana (infatti, la linea di costa coincide all’incirca con via dei Lanzieri e via Porto di Maio). Tra IX e XI secolo d.C., in età ducale, vi fu eretto un segmento della nuova fortificazione urbana, una poderosa struttura (conservata per una lunghezza di circa m 20), rinvenuta in fondazione, orientata in direzione est/ovest, la cui presenza, per l'XI secolo d.C., era stata finora solo ipotizzata dagli studiosi sulla base dei documenti d’epoca. Alla cinta muraria si addossarono successivamente alcuni ambienti, datati tra il XIV e il XVI secolo d.C., forse degli scantinati del quartiere medievale adiacente al più piccolo dei porti di Napoli, il Mandracchio. Infine la fortificazione fu ulteriormente riutilizzata come sostruzione della via S. Maria a Mare, rappresentata nelle piante ottocentesche della città.
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AIAC_2122 - Piazza Bovio (stazione metro “Università”) - 2001
Nell’area della stazione “Università” è continuato lo scavo, che ha dimostrato che l\'impianto originario dell\'isolato risale almeno al XII secolo con parziali restauri ed elementi divisori di epoca angioina ed aragonese. L’evidenza di questo quartiere, riconducibile al porto del Mandracchio, trova riscontro nei documenti di età medievale raccolti da Bartolomeo Capasso ed è confrontabile con la pianta della città proposta dallo stesso studioso per l’XI secolo. Tra gli ambienti messi in luce, databili al XIII secolo, si evidenziano una cucina, in cui è ben conservato un forno, una struttura porticata aperta a Sud verso il mare ed alcune canalizzazioni.
A questo assetto si sovrappone l’intervento unitario cinquecentesco, che riorganizza gli spazi e raccorda tra loro le diverse costruzioni. A tale epoca è riferibile una pavimentazione laterizia che ricopre lo slargo interno all\'isolato, sovrapponendosi ad una serie di battuti pavimentali in calce e pomici, l\'ultimo dei quali, posto alla quota di scavo finora raggiunta, risale ad età angioina.
Di grande interesse sono i contesti ceramici sia medievali sia cinquecenteschi: in particolare, quelli databili tra l’XI ed il XII secolo presentano un’alta percentuale di invetriata d’importazione islamica, anfore a cannelures di produzione siciliana, ceramica invetriata e dipinta a bande ed invetriata proveniente dal Mediterraneo orientale (produzioni bizantine). I materiali cinquecenteschi attestano scambi commerciali sia con l’Italia centro-settentrionale sia con la Spagna; vi ricorre, infatti, con frequenza la maiolica policroma delle produzioni di Montelupo (Toscana), Deruta (Umbria) e Castelli (Abruzzo), associata in qualche caso alla maiolica a lustro di provenienza iberica.
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AIAC_2122 - Piazza Bovio (stazione metro “Università”) - 2002
Dopo l’esplorazione negli anni scorsi dei livelli più tardi, l’indagine è ripresa interessando i venticinque pozzi e conserve d’acqua presenti nell’area.
Particolarmente rilevante il riempimento dei pozzi di età vicereale, avvenuto nell’arco del XVI e della prima metà del XVII secolo. Da essi, oltre a monete di bronzo che permettono di definire precisamente la cronologia dell’obliterazione ai primi decenni del 1600, dopo la grande peste, proviene un’ingente quantità di materiale, tra cui ceramica, vetri, metalli ed anche manufatti lignei.
Notevoli le serie ceramiche: a quelle di uso corrente, di produzione locale, si affiancano le importazioni di maioliche policrome di Montelupo, le maioliche valdarnesi dal decoro cosiddetto “alla porcellana”, le ceramiche a smalto berettino di origine ligure, le marmorizzate e le graffite pisane; spiccano i boccali di maiolica dipinta policroma, conservati o ricostruiti quasi integralmente. Per quanto riguarda le maioliche compendiarie e quelle dette “turchine”, sono evidenti i contatti con Castelli d’Abruzzo, sia nelle importazioni, spesso attestate anche dai documenti coevi, sia in quelle realizzate da officine locali ispirandosi ai modelli abruzzesi. Si deve, inoltre, segnalare una produzione di ceramica graffita rinascimentale, rinvenuta recentemente in molti siti dell’Italia centro-meridionale - Abruzzo, Molise e nella stessa Campania - ad ulteriore conferma che i traffici commerciali avvenivano non solo lungo le direttrici tirreniche ma anche verso circuiti interni al regno.
Dal riempimento di alcuni pozzi relativi alle fasi più antiche dell’isolato proviene anche vasellame quattrocentesco: maiolica a lustro d’importazione valenzana, maioliche recanti lo stemma aragonese del Duca di Calabria e maioliche dipinte in blu, ed in blu ed arancio; queste ultime manifestano evidenti confronti con i coevi pavimenti maiolicati di alcune chiese napoletane, come quelli della cappella Caracciolo nella chiesa di S. Giovanni a Carbonara.
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AIAC_2122 - Piazza Bovio (stazione metro “Università”) - 2003
Agli inizi del XII secolo risalgono ambienti situati nella zona meridionale della stazione, costruiti con blocchi di tufo giallo di medie e grandi dimensioni, di forma pseudo poligonale e rettangolare irregolare.
Fra la metà e la fine del XII secolo sul primitivo complesso edilizio si sviluppa l’isolato urbano secondo le forme ancora riconoscibili nel catasto ottocentesco. L’isolato non insiste direttamente su impianti più antichi, ma su livelli di natura limo sabbiosa che portano alla formazione di una palude.
I resti pertinenti alla fase di tale periodo sono rappresentati da un complesso costruito ex novo, che segna l’inizio dell’urbanizzazione dell’area (inizi VII secolo). Esso è localizzato al di fuori del tratto sud-occidentale della fortificazione greca ed è formato da un grande edificio, in blocchi squadrati di tufo giallo, a pianta rettangolare, suddiviso in quattro ambienti mediante semipilastri, dotato di due scale di accesso al piano superiore, a sud del quale si allinea un corridoio di ingresso, mentre ad ovest si dispongono altri due ambienti a pianta trapezoidale. La tipologia semplice dei vani e la loro dimensione ampia indurrebbe ad ipotizzarne una destinazione a magazzini connessi all’area portuale. Il complesso conosce ampliamenti e restauri nell’VIII ed è distrutto fra la fine del IX ed il X secolo. Prima del VII secolo l’area è occupata solo da apprestamenti precari connessi alla lavorazione del vetro e del ferro.
I carotaggi geoarcheologici hanno dimostrato che quest’area corrispondeva a parte di un’insenatura che arrivava a lambire il lato nord della piazza, a valle dell’edificio della Borsa. Questa a partire dal I sec. d.C., subisce progressivi fenomeni di insabbiamenti che portano all’avanzamento della linea di costa che nel VI secolo cogliamo sino al limite sud della piazza. Solo in età medioevale si sarebbero formati cordoni dunali che avrebbero generato i due porti, il Vulpulum a piazza Municipio, l’Arcina nell’area del Molo piccolo.
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AIAC_2122 - Piazza Bovio (stazione metro “Università”) - 2004
I risultati dei nuovi scavi e delle estese campagne di prospezioni geoarcheologiche consentono di delineare il paesaggio costiero nelle sue articolazioni e funzioni, chiarendo, almeno in parte, la questione dell’ubicazione e della morfologia del porto di Neapolis.
Piazza Bovio insieme a piazza Municipio costituivano settori di un’unica grande insenatura delimitata ad ovest da Castel Nuovo e ad est dalla chiesa di Santa Maria di Porto Salvo; l’insenatura occupava quasi l’intera piazza Municipio, e, a piazza G: Bovio, disegnava un’ansa che rappresenta il limite orientale del bacino. Sia a piazza Municipio sia a piazza Bovio lo scavo conferma che l’intera area indagata delle stazioni era occupata dal mare. L’antica linea di costa correva, non molto distante, a monte di entrambe le stazioni.
A Piazza Municipio e a piazza Bovio non sembrerebbero documentate modificazioni del profilo costiero fra età greca ed età romana. A piazza Bovio i più antichi fondali che hanno restituito materiali ceramici risalgono al IV secolo A. C, mentre a piazza Municipio lo scavo ha finora raggiunto come livelli più profondi quelli di III- II secolo a. C. Si tratta di fossati larghi all’incirca 1,80-1,90m, spesso incrociati, di cui si riconoscono le sponde sia sui livelli più superficiali del sostrato naturale, sia sulle sabbie stesse, cosi come è anche possibile osservare i sottili solchi impressi dagli strumenti con cui i dragaggi sono stati realizzati; è anche interessante segnalare il rinvenimento sul fondale di parte di un carico di coppe emisferiche a vernice nera, di metà III secolo a.C., di argilla sicuramente ascrivibile al Golfo di Napoli.