- Item
- AIAC_2487
- Name
- Fossa
- Date Range
- 300 BC – 400
Seasons
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AIAC_2487 - Fossa - 2009Il paesaggio storico dell’odierno comune di Fossa è il risultato di una serie di mutamenti delle forme insediative in un periodo di “lunga durata”, durante il quale gli stanziamenti dell’età del Ferro e preromana (villaggio e cinta di Monte Cerro, necropoli vestina), di età romana ( _praefectura_ di _Aveia_ ) e medievale si distribuirono in un’area di pochi chilometri quadrati senza sovrapporsi distruttivamente. Al fine di documentare le evidenze riferibili all’età romana (mura e i probabili resti di un teatro) e in considerazione del fatto che la città romana di Aveia, identificata fin dal Settecento, non era mai stata oggetto di ricerche sistematiche, l’Università di Napoli “L’Orientale” aveva programmato dal 2007, in accordo con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo, l’esecuzione di una serie di rilevamenti georadar e di sondaggi stratigrafici. Il terremoto del 6 aprile 2009, causa di tragiche distruzioni nel tessuto abitativo della città moderna di Fossa, ha reso ancora più impellente un intervento finalizzato all’identificazione e al recupero di tutte le evidenze archeologiche presenti nel territorio; e ciò non solo per la salvaguardia di quanto si è conservato dell’antica Aveia, ma anche perché la sensibilità e l’interesse mostrati dalla popolazione locale nei confronti delle proprie origini all’indomani dello scavo della grande necropoli vestina hanno rilevato come l’archeologia possa rappresentare un fattore di coesione per una comunità già duramente provata nella propria identità storica e culturale dal calo demografico causato dalla grande migrazione della seconda metà del Novecento. L’interesse dell’équipe dell’Università di Napoli “L’Orientale” si è concentrato nello studio delle mura di Aveia, con il duplice scopo di favorire la tutela del sito archeologico - individuandone chiaramente i limiti sul terreno, specie nella zona ‘bassa’ della città, ove questi erano di fatto scomparsi alla vista - e di definire l’entità e la cronologia degli interventi antichi, dall’epoca della nascita dell’insediamento romano a quella del suo abbandono. La prima operazione è consistita nell’identificazione e pulizia di tutte le evidenze riconoscibili delle mura, in gran parte nascoste alla vista da una fitta vegetazione, al fine di poter eseguire un dettagliato rilievo 3D. Nella zona ‘bassa’ della città, in particolare nella parte che si supponeva coincidente con l’angolo sud-orientale della cinta muraria, sono stati effettuati due sondaggi stratigrafici e l’intera pulizia di un tratto lungo circa 120 metri. Quanto emerso dallo scavo ha mostrato che in quel punto le mura – dall’andamento leggermente curvilineo secondo quanto prescritto dai trattati di architettura della tarda età repubblicana (Vitruvio, I, 5, 5) – piegavano decisamente per formare un angolo di raccordo fra i tratti est e sud. Per proteggere meglio questo settore, considerato evidentemente molto vulnerabile, alle mura fu addossata una semitorre, interpretabile (in attesa di un ampliamento dello scavo) come camera di lancio per macchine da guerra (catapulte o baliste), ricovero per il corpo di guardia o torre di fiancheggiamento di una porta urbica. La sistematica operazione di spoglio delle mura, protrattasi per lungo tempo dopo l’abbandono definitivo di _Aveia_, rende molto difficile un sicuro inquadramento cronologico della loro costruzione; ciò nonostante, sulla base di alcuni materiali recuperati nella fossa di fondazione di una canalizzazione realizzata contemporaneamente alle mura, si può al momento proporre per la realizzazione della cinta una datazione ai primi decenni del I secolo d.C.
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AIAC_2487 - Fossa - 2010Nell’ottica di un programma di conoscenza e tutela archeologica dell’insediamento dell’antica _Aveia_, nel 2010 si è proceduto al rilievo laserscanner del settore sud-occidentale della cinta, posto a protezione della città “alta” ed edificato lungo le scoscese pendici del Monte Circolo; questo tratto della fortificazione in opera cementizia, conservato per una lunghezza di circa 250 metri e per un’altezza media di 3 metri in elevato, non era mai stato documentato in maniera dettagliata nonostante la conservazione pressoché integrale del paramento, realizzato in una sorta di “piccolo poligonale”. Un piccolo saggio di controllo, eseguito nel punto in cui le mura piegavano formando un angolo ottuso, ha permesso di stabilire che tale andamento anomalo era stato condizionato dalla presenza di un sensibile balzo di quota fra la città “bassa” e la città “alta” di _Aveia_ (da 575 a 600 m.s.m.), che di fatto ne isolava la sommità, costituendone probabilmente l’arx. La ripulitura di tutto il settore della mura dalla fitta vegetazione formatasi negli ultimi trent’anni ha permesso inoltre di identificare, alle spalle di un tratto della fortificazione romana completamente spogliato in età medievale, i resti di una più antica sostruzione in opera poligonale. Questa, per la tecnica edilizia impiegata e per le relazioni stratigrafiche con la fortificazione in cementizio, può essere riferita all’età preromana, senza che per ora si possa essere più precisi sulla sua destinazione ed epoca di realizzazione.
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AIAC_2487 - Fossa - 2011Lo scavo del settore sud delle mura di _Aveia_, effettuato nel luglio del 2011, ha confermato che il punto d’incontro fra il tratto che delimitava la “città alta” e quello proveniente dalla “città bassa” sfruttava in antico un forte dislivello naturale. La fondazione del settore proveniente dalla “città bassa” è stata infatti raggiunta a -2,30 metri dall’attuale piano di campagna, che venne creato artificialmente durante un’operazione di terrazzamento a fini agricoli compiuta in età moderna; nel corso degli stessi lavori furono invece totalmente disseppellite le profonde fondazioni (alt. media m. 2,50) della cinta che delimitava la “città alta”, ove, presumibilmente, si trovava l’_arx_ di _Aveia_. In età post-antica, una o più frane seppellirono gran parte del tratto proveniente dalla “città bassa”, garantendone la conservazione prima del sistematico spoglio cui fu soggetta tutta questa parte della cinta. A differenza delle mura della “città alta”, dalla tessitura in piccolo poligonale, il paramento di questo settore – che nella parte messa in luce dallo scavo è perfettamente conservato - fu realizzato in una regolare opera reticolata, segno che furono contemporaneamente al lavoro cantieri diversi che operavano in totale autonomia, scegliendo all’interno dei rivestimenti murari allora in voga quelli più consoni alla funzione assolta dalla struttura: di tipo decorativo nel tratto della “città bassa”, più strutturale quello destinato a isolare e a sostruire l’_arx_. Lo scavo ha infine messo in luce una calcara, creata al momento dello spoglio dell’angolo formato dall’incontro dei due tratti murari. Grazie agli interventi di scavo compiuti nel triennio 2009-2011, le mura di _Aveia_ sono state inserite fra le priorità nel piano di recupero monumentale del paese di Fossa, al momento ancora abbandonato in seguito ai danni causati dal terremoto del 6 aprile 2009.
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AIAC_2487 - Fossa - 2012La campagna del 2012 ha interessato una porzione dell’abitato dell’antica Aveia (Fossa, Aq); essa aveva lo scopo di verificare sia la cronologia sia la funzione di un edificio antico, riutilizzato sino ad epoca moderna e noto localmente come Palazzo del Re. La struttura, costituita da due ambienti di forma rettangolare affiancati, aveva subito numerosi danneggiamenti in seguito al terremoto del 2009. L’edificio è caratterizzato dalla presenza di numerose strutture antiche, di cui resta solo il nucleo, riutilizzate per realizzare gli attuali ambienti che lo costituiscono. In particolare sono sicuramente riferibili ad epoca romana il muro perimetrale meridionale, che delimita i due ambienti, il muro perimetrale orientale dell’ambiente residenziale ed il muro perimetrale occidentale, di separazione tra i due vani. L’attività archeologica si è concentrata soprattutto in una ripulitura dei due ambienti, rimuovendo, con l’ausilio del personale del Comune di Fossa, innanzitutto la folta vegetazione che occupava sia l’interno sia l’esterno dell’edificio. Si è inoltre operato il parziale svuotamento dell’ambiente A, concentrandosi sul lato orientale, provvisto di ingresso, e si è aperta una trincea in quello meridionale. Nell’ambiente B è stata aperta una trincea di scavo lungo il muro perimetrale orientale, nella sua parte meridionale, al fine di verificare la successione delle strutture murarie, evidenziate nell’analisi della stratigrafia verticale. Al fine di verificare lo stato di conservazione di una struttura muraria in opera reticolata individuata da M. Alimonti negli anni settanta è stato effettuato un secondo saggio di scavo a nord del Palazzo del Re, nell’area della cosiddetta Aia dell’Osteria, a poco più di 50 m. dal Palazzo; a ridosso di un muro di contenimento in cemento armato, che rifodera un muro più antico a secco, è stata individuata una struttura di epoca romana, priva di paramento ed un ambiente voltato completamente interratto.
Media
- Name
- Fossa
- Year
- 2009
- Summary
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it
Il paesaggio storico dell’odierno comune di Fossa è il risultato di una serie di mutamenti delle forme insediative in un periodo di “lunga durata”, durante il quale gli stanziamenti dell’età del Ferro e preromana (villaggio e cinta di Monte Cerro, necropoli vestina), di età romana ( _praefectura_ di _Aveia_ ) e medievale si distribuirono in un’area di pochi chilometri quadrati senza sovrapporsi distruttivamente. Al fine di documentare le evidenze riferibili all’età romana (mura e i probabili resti di un teatro) e in considerazione del fatto che la città romana di Aveia, identificata fin dal Settecento, non era mai stata oggetto di ricerche sistematiche, l’Università di Napoli “L’Orientale” aveva programmato dal 2007, in accordo con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo, l’esecuzione di una serie di rilevamenti georadar e di sondaggi stratigrafici.
Il terremoto del 6 aprile 2009, causa di tragiche distruzioni nel tessuto abitativo della città moderna di Fossa, ha reso ancora più impellente un intervento finalizzato all’identificazione e al recupero di tutte le evidenze archeologiche presenti nel territorio; e ciò non solo per la salvaguardia di quanto si è conservato dell’antica Aveia, ma anche perché la sensibilità e l’interesse mostrati dalla popolazione locale nei confronti delle proprie origini all’indomani dello scavo della grande necropoli vestina hanno rilevato come l’archeologia possa rappresentare un fattore di coesione per una comunità già duramente provata nella propria identità storica e culturale dal calo demografico causato dalla grande migrazione della seconda metà del Novecento.
L’interesse dell’équipe dell’Università di Napoli “L’Orientale” si è concentrato nello studio delle mura di Aveia, con il duplice scopo di favorire la tutela del sito archeologico - individuandone chiaramente i limiti sul terreno, specie nella zona ‘bassa’ della città, ove questi erano di fatto scomparsi alla vista - e di definire l’entità e la cronologia degli interventi antichi, dall’epoca della nascita dell’insediamento romano a quella del suo abbandono. La prima operazione è consistita nell’identificazione e pulizia di tutte le evidenze riconoscibili delle mura, in gran parte nascoste alla vista da una fitta vegetazione, al fine di poter eseguire un dettagliato rilievo 3D.
Nella zona ‘bassa’ della città, in particolare nella parte che si supponeva coincidente con l’angolo sud-orientale della cinta muraria, sono stati effettuati due sondaggi stratigrafici e l’intera pulizia di un tratto lungo circa 120 metri. Quanto emerso dallo scavo ha mostrato che in quel punto le mura – dall’andamento leggermente curvilineo secondo quanto prescritto dai trattati di architettura della tarda età repubblicana (Vitruvio, I, 5, 5) – piegavano decisamente per formare un angolo di raccordo fra i tratti est e sud. Per proteggere meglio questo settore, considerato evidentemente molto vulnerabile, alle mura fu addossata una semitorre, interpretabile (in attesa di un ampliamento dello scavo) come camera di lancio per macchine da guerra (catapulte o baliste), ricovero per il corpo di guardia o torre di fiancheggiamento di una porta urbica.
La sistematica operazione di spoglio delle mura, protrattasi per lungo tempo dopo l’abbandono definitivo di _Aveia_, rende molto difficile un sicuro inquadramento cronologico della loro costruzione; ciò nonostante, sulla base di alcuni materiali recuperati nella fossa di fondazione di una canalizzazione realizzata contemporaneamente alle mura, si può al momento proporre per la realizzazione della cinta una datazione ai primi decenni del I secolo d.C.
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en
The historic landscape of the present-day municipality of Fossa is the result of a series of changes in settlement form over a long period of time, during which the Iron Age and pre-Roman (village and defences of Monte Cerro, the cemeteries of Aveia), Roman (praefectura of Aveia) and medieval settlements were distributed within an area of a few square kilometres without any destructive superimposition. With the aim of documenting the Roman evidence (walls and probable remains of a theatre) and considering the fact that the Roman town of Aveia, identified in the 18th century, had never been the object of systematic research, the “Orientale” University of Naples in agreement with the Archaeological Superintendency of Abruzzo, programmed for 2007 a series of georadar surveys and trial trenches.
The earthquake of the 6th April 2009 caused of tragic destruction to the urban fabric of the modern town of Fossa. This made an intervention to identify and recover the archaeological evidence within the territory even more pressing, not only in order to save what was preserved of ancient Aveia, but also for the sensitivity and interest shown by the local populations towards their origins following the excavation of the great necropoleis. It was seen that archaeology can represent a cohesive factor for a community whose historical and cultural identity had already been put to the test by the population decline caused by the great migrations in the second half of the 20th century.
The interest of the team from the “Orientale” was concentrated on studying the walls of Aveia, with the aim of helping to protect the site by clearly identifying its extension, in particular the “low” part of the town where the walls had disappeared from sight, and of defining the entity and chronology of the ancient interventions, from the foundation of the Roman settlement to that of its abandonment. The first intervention was the identification and cleaning of all the parts of the walls that could be seen, most of which hidden by thick vegetation, in order to undertake a detailed 3D survey.
In the “low” part of the town, in particular the area thought to coincide with the south-eastern corner of the town walls, two trenches were dug and a stretch of wall circa 120 m long was cleaned. What emerged from the excavations demonstrated that at this point the walls, which were slightly curved as prescribed by late Republican treatises on architecture (Vitruvius, I, 5, 5), clearly bent to form a corner between the east and south stretches. In order to provide better protection for this sector, obviously considered very vulnerable, a semi-tower was built abutting the walls. The preliminary interpretation (prior to further excavation) is that this was either a space housing war machines (catapults or ballistas), shelter for the guards or a tower flanking one of the town gates.
The systematic robbing of the walls, which continued for a long period after the abandonment of Aveia, renders dating of their construction difficult. Despite this, on the basis of finds recovered in the foundation trench of a channel built at the same time as the walls, it is possible to suggest, for the moment, that the town walls date to the first decades of the 1st century B.C. - Summary Author
- Fabrizio Pesando
- Director
- Vincenzo D’Ercole
- Research Body
- Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”
Media
- Name
- Fossa
- Year
- 2010
- Summary
- it Nell’ottica di un programma di conoscenza e tutela archeologica dell’insediamento dell’antica _Aveia_, nel 2010 si è proceduto al rilievo laserscanner del settore sud-occidentale della cinta, posto a protezione della città “alta” ed edificato lungo le scoscese pendici del Monte Circolo; questo tratto della fortificazione in opera cementizia, conservato per una lunghezza di circa 250 metri e per un’altezza media di 3 metri in elevato, non era mai stato documentato in maniera dettagliata nonostante la conservazione pressoché integrale del paramento, realizzato in una sorta di “piccolo poligonale”. Un piccolo saggio di controllo, eseguito nel punto in cui le mura piegavano formando un angolo ottuso, ha permesso di stabilire che tale andamento anomalo era stato condizionato dalla presenza di un sensibile balzo di quota fra la città “bassa” e la città “alta” di _Aveia_ (da 575 a 600 m.s.m.), che di fatto ne isolava la sommità, costituendone probabilmente l’arx. La ripulitura di tutto il settore della mura dalla fitta vegetazione formatasi negli ultimi trent’anni ha permesso inoltre di identificare, alle spalle di un tratto della fortificazione romana completamente spogliato in età medievale, i resti di una più antica sostruzione in opera poligonale. Questa, per la tecnica edilizia impiegata e per le relazioni stratigrafiche con la fortificazione in cementizio, può essere riferita all’età preromana, senza che per ora si possa essere più precisi sulla sua destinazione ed epoca di realizzazione.
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en
In 2010 as part of the programme for the study and protection of the archaeological remains of ancient _Aveia_, a laser scan was made of the south-western section of the curtain wall protecting the “high” part of the town and built along the steep slopes of Monte Circolo. This stretch of the fortifications, built in opus caementicium, preserved for a length of circa 250 m and standing to an average height of 3 m, had not been previously recorded in detail, despite the fact that the facing, built in a sort of “small polygonal masonry”, has survived almost intact. A small trench, dug at the point where the wall bent to form an obtuse angle, demonstrated that this anomalous alignment had been conditioned by a notable change in the level between the “lower” and “upper” parts of _Aveia_ (from 575 to 600 m a.s.l.), which in fact isolated the summit, probably constituting the _arx_.
The clearing back of the dense vegetation which had formed over the last thirty years revealed, behind a stretch of the Roman fortification completely robbed in the medieval period, the remains of an earlier substructure in polygonal walling. On the basis of the construction technique and the stratigraphic relationship with the cement fortification, this structure can be dated to the pre-Roman period, although at present it is not possible to be any more precise regarding construction date and function. - Summary Author
- Fabrizio Pesando
- Research Body
- Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”
Media
- Name
- Fossa
- Year
- 2011
- Summary
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it
Lo scavo del settore sud delle mura di _Aveia_, effettuato nel luglio del 2011, ha confermato che il punto d’incontro fra il tratto che delimitava la “città alta” e quello proveniente dalla “città bassa” sfruttava in antico un forte dislivello naturale. La fondazione del settore proveniente dalla “città bassa” è stata infatti raggiunta a -2,30 metri dall’attuale piano di campagna, che venne creato artificialmente durante un’operazione di terrazzamento a fini agricoli compiuta in età moderna; nel corso degli stessi lavori furono invece totalmente disseppellite le profonde fondazioni (alt. media m. 2,50) della cinta che delimitava la “città alta”, ove, presumibilmente, si trovava l’_arx_ di _Aveia_. In età post-antica, una o più frane seppellirono gran parte del tratto proveniente dalla “città bassa”, garantendone la conservazione prima del sistematico spoglio cui fu soggetta tutta questa parte della cinta. A differenza delle mura della “città alta”, dalla tessitura in piccolo poligonale, il paramento di questo settore – che nella parte messa in luce dallo scavo è perfettamente conservato - fu realizzato in una regolare opera reticolata, segno che furono contemporaneamente al lavoro cantieri diversi che operavano in totale autonomia, scegliendo all’interno dei rivestimenti murari allora in voga quelli più consoni alla funzione assolta dalla struttura: di tipo decorativo nel tratto della “città bassa”, più strutturale quello destinato a isolare e a sostruire l’_arx_.
Lo scavo ha infine messo in luce una calcara, creata al momento dello spoglio dell’angolo formato dall’incontro dei due tratti murari. Grazie agli interventi di scavo compiuti nel triennio 2009-2011, le mura di _Aveia_ sono state inserite fra le priorità nel piano di recupero monumentale del paese di Fossa, al momento ancora abbandonato in seguito ai danni causati dal terremoto del 6 aprile 2009.
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en
The excavation of the southern section of the walls of _Aveia_, undertaken in July 2011, confirmed that, in antiquity, the meeting point between the stretch delimiting the “upper city” and that coming from the “lower city” made use of a substantial natural difference in height. In fact, the foundation of the sector coming from the “lower city” was reached at 2.30 m below present ground level, which was artificially created by modern agricultural terracing. The same agricultural operation also completely uncovered the deep foundations (average height 2.50 m) of the wall surrounding the “upper city”, presumably the site of the _arx_ of _Aveia_. In the post-antique period, one or more landslides buried most of the stretch of wall coming from the “lower city”, guaranteeing its preservation prior to the systematic robbing to which all this part of the walls was subjected. Unlike the walls of the “upper city”, made of small polygonal blocks, the facing of this sector – perfectly preserved in the excavated part – was built in uniform _opus reticulatum_. This indicates that diverse building sites were working at the same time and operated in complete autonomy, choosing from among the revetments in fashion at the time those deemed most suitable to the building’s function: the decorative type on the stretch in the “lower city”, more structural than that used to enclose and support the _arx_.
Lastly, the excavation uncovered a lime-kiln, created to deal with the stone robbed from the corner formed by the meeting of the two sections of wall. Thanks to the excavations undertaken between 2009-2011, the walls of Aveia have been inserted into the plan for the recovery of Fossa’s monuments: the town at present is still abandoned due to the damage caused by the earthquake of the 6th April 2009. - Summary Author
- Fabrizio Pesando
- Research Body
- Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”
Media
- Name
- Fossa
- Year
- 2012
- Summary
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it
La campagna del 2012 ha interessato una porzione dell’abitato dell’antica Aveia (Fossa, Aq); essa aveva lo scopo di verificare sia la cronologia sia la funzione di un edificio antico, riutilizzato sino ad epoca moderna e noto localmente come Palazzo del Re.
La struttura, costituita da due ambienti di forma rettangolare affiancati, aveva subito numerosi danneggiamenti in seguito al terremoto del 2009.
L’edificio è caratterizzato dalla presenza di numerose strutture antiche, di cui resta solo il nucleo, riutilizzate per realizzare gli attuali ambienti che lo costituiscono. In particolare sono sicuramente riferibili ad epoca romana il muro perimetrale meridionale, che delimita i due ambienti, il muro perimetrale orientale dell’ambiente residenziale ed il muro perimetrale occidentale, di separazione tra i due vani.
L’attività archeologica si è concentrata soprattutto in una ripulitura dei due ambienti, rimuovendo, con l’ausilio del personale del Comune di Fossa, innanzitutto la folta vegetazione che occupava sia l’interno sia l’esterno dell’edificio. Si è inoltre operato il parziale svuotamento dell’ambiente A, concentrandosi sul lato orientale, provvisto di ingresso, e si è aperta una trincea in quello meridionale.
Nell’ambiente B è stata aperta una trincea di scavo lungo il muro perimetrale orientale, nella sua parte meridionale, al fine di verificare la successione delle strutture murarie, evidenziate nell’analisi della stratigrafia verticale.
Al fine di verificare lo stato di conservazione di una struttura muraria in opera reticolata individuata da M. Alimonti negli anni settanta è stato effettuato un secondo saggio di scavo a nord del Palazzo del Re, nell’area della cosiddetta Aia dell’Osteria, a poco più di 50 m. dal Palazzo; a ridosso di un muro di contenimento in cemento armato, che rifodera un muro più antico a secco, è stata individuata una struttura di epoca romana, priva di paramento ed un ambiente voltato completamente interratto. -
en
The 2012 campaign investigated a sector of the ancient town of Aveia (Fossa, Aq). The aim was to check both the chronology and function of an ancient building, reused up until the modern period and known locally as the Palazzo del Re.
The structure, constituted by two flanking rectangular rooms, was damaged by the 2009 earthquake.
Characterized by the presence of numerous ancient structures, of which only the nucleus remains, It was reused for creating the present rooms. In particular, the southern perimeter wall that delimits the two rooms, the eastern perimeter wall of the residential room and the dividing wall between the two rooms can certainly be dated to the Roman period.
This season concentrated on the cleaning of two rooms, above all clearing away the thick vegetation both inside and outside of the building. The eastern side of room A, where an entrance was present, was emptied and a trench was put into the southern part.
In the southern part of room B, a trench was opened along the eastern perimeter wall in order to check the sequence of the walls, as seen in the vertical stratigraphy.
In order to check the state of preservation of an _opus reticulatum_ wall identified by M. Alimonti in the 1970s, a second trench was excavated north of Palazzo del Re, in the area of the so-called Aia dell’Osteria, at just over 50 m from the Palazzo. Abutting a containing wall in reinforced concrete were a Roman wall without facing and a completely buried vaulted room. - Summary Author
- Fabrizio Pesando
- Research Body
- Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”
Media
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La Torre 1985G.F. La Torre, 1985, Il processo di urbanizzazione nel territorio vestino. Il caso di Aveia, in Archeologia Classica 37: 154-170.
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Pesando 2011F. Pesando, 2011, "Un Impegno per l'Abruzzo", comitato per le ricerche archeologiche a Fossa (Aq). Gli scavi dell'Università di Napoli "L'Orientale" (Luglio 2009), in Il Fucino e le aree limitrofe nell'Antichità III Convegno di Archeologia, Avezzano, 13-15 novembre 2009, Avezzano Archeoclub d'Italia - Sezione della Marsica: 470-475.