Name
Arnaud Coutelas
Organisation Name
ArkéMine

Season Team

  • AIAC_2184 - Panificio I 12, 1-2 - 2008
    The main objective of the “Piastrina – research on bakeries in Roman Italy” project is to define, on an archaeological basis, the chronology of the transition from purely domestic to commercial bread making, following the evolution of techniques, in particular in relation to the oven, and the organisation of productive spaces. The first step towards this aim is the creation of an exhaustive catalogue, based mainly on the sites of Pompeii and Ostia, of the various types of equipment present in the workshops: mill-stones, mixers, work tables, ovens, water supply and furnishings. Using this catalogue it will be possible to propose a faithful reconstruction of the production line in bakeries. From this it will then be possible to make a spatial analysis of the organisation of the production areas which takes into account the available spaces and how they were used to satisfy the necessities of the production line. This analysis will be necessary at Pompeii in particular, as the bakeries were located in spaces that were originally domestic and thus had to be adapted for the new activity. These problems were increased by the sismic activity which affected the city during its final years. As regards Pompeii, a production of excess flour may be hypothesized from the absence of mill-stones in some spaces which had an oven and from the existence of premises that only undertook milling. Besides, the presence of tabernae at the front of a number of bakeries suggests the sale of freshly baked bread straight out of the oven. It is also necessary to consider the possible sales outlets used by bakeries which were not attached to a taberna. The three objectives of the 2008 campaign were: to define the chronology for the setting up of the bakery; the understanding of how the mill room functioned; the understanding of the transformations within the bakery. Through the analysis of scattered elements such as half of a mill-stone reused twice – first as a mixer and then as an element within the water supply system -, or the different layouts of the mills– only three out of four had a basalt floor –, it can already be suggested that the bakery increased its size over several phases. The reinterpretation of a more or less unpublished electoral inscription ([A].[Tre]bium A[edilem), painted on the west wall of the mill room, and the blocking, in the same room of a door of the same width as those of shops, suggests that the bakery had a commercial outlet on Via dell’Abbondanza until the second half of the 70s A.D. The vegetal remains preserved in the beaten floors of the same room showed how olive stones were used as fuel for bread baking. Despite construction work still being in progress at the moment of the eruption it appears that the bakery was functioning – perhaps at a reduced level – until the last moment.
  • AIAC_2184 - Panificio I 12, 1-2 - 2009
    L’obiettivo principale del progetto “Pistrina – ricerca sui panifici dell’Italia romana” è di definire, su base archeologica, la cronologia del passaggio dalla panificazione prettamente domestica a quella commerciale, seguendo le evoluzioni tecniche, in particolare quella del forno e l’organizzazione degli spazi produttivi. A seguito della campagna 2009, i vari saggi eseguiti hanno permesso di proporre una cronologia relativa – ancora ipotetica – per lo sviluppo del panificio, percepito attraverso la sala delle macine. Dopo una fase forse originaria per la casa che compredeva una bottega, il panificio è stato creato con la costruzione di uno spazio contenente due macine. In una fase successiva, una terza macina viene aggiunta a nord delle due prime, dopo l’obliterazione della bottega che fronteggeva la via dell’Abbondanza. Dopo il terremoto del 62, l’architettura della sala viene cambiata: tutti i muri divisori sono abbattuti per creare una grande stanza con due colonne per sopportare il primo piano. L’ultima fase, che si svolge molto probabilmente nella seconda metà degli anni 70 d.C., vede una nuova estensione delle capacità macinatorie del panificio: una volta abattuto il muro divisorio tra la sala principale e la stanza 3, viene aggiunta una quarta macina, sprovvista del consueto basolato.
  • AIAC_2184 - Panificio I 12, 1-2 - 2010
    L’obiettivo principale del progetto “ _Pistrina_ – ricerca sui panifici dell’Italia romana” è di definire, su base archeologica, la cronologia del passaggio dalla panificazione prettamente domestica a quella commerciale, seguendo le evoluzioni tecniche, in particolare quella del forno e l’organizzazione degli spazi produttivi. A seguito delle campagne precedenti, lo scavo in estensione della sala delle macine permette di proporre una cronologia ipotetica per lo sviluppo del panificio, rinnovata rispetto a quella proposta nel 2009. Dopo una fase forse originaria marcata da una casa (non datata) che compredeva una bottega, il panificio è stato creato in età tiberiana ( _terminus post quem_ numismatico: 22 d.C.) con la costruzione di uno spazio contenente due macine. In una fase successiva, consecutiva al terremoto del 62 d.C., due ambienti sono scavati, raggiungendo i livelli delle eruzioni ante-pliniane, forse per verificare lo stato delle fondazioni dopo la scossa. Di seguito, una terza macina viene aggiunta a nord delle due prime, dopo l’obliterazione della bottega che fronteggeva la via dell’Abbondanza. La sala delle macine è rimaneggiata con l’aggiunta di una colonna. L’ultima fase, che si svolge molto probabilmente nella seconda metà degli anni 70 d.C., vede una nuova estensione delle capacità macinatorie del panificio: una volta abattuto il muro divisorio tra la sala principale e la stanza 3, viene aggiunta una quarta macina, sprovvista del consueto basolato.
  • AIAC_2185 - Panificio VII 12, 13 - 2008
    L’obiettivo principale del progetto “Pistrina – ricerca sui panifici dell’Italia romana” è di definire, su base archeologica, la cronologia del passaggio dalla panificazione prettamente domestica a quella commerciale, seguendo le evoluzioni tecniche, in particolare quella del forno e l’organizzazione degli spazi produttivi. Per raggiungere tale scopo, fondandosi principalmente sui siti di Pompei e di Ostia, verrà innanzitutto realizzato un catalogo esaustivo dei diversi apprestamenti presenti nelle officine: macine, impastatrici, tavole di lavorazione, forni, adduttori d’acqua e suppellettili. Usando questo inventario, sarà possibile proporre una restituzione fedele della catena operativa dei panifici. Di qui si potrà, poi, ricavare un’analisi spaziale dell’organizzazione dei locali di produzione che tenga conto degli spazi disponibili e di come vengano utilizzati per soddisfare le esigenze della catena produttiva. Tale analisi sarà particolarmente necessaria a Pompei in quanto i panifici si sono inseriti in spazi originariamente domestici che necessitarono pertanto un adattamento in funzione di queste nuove attività; problemi accresciuti dai diversi movimenti tellurici che hanno colpito la città durante i suoi ultimi anni di vita. Per quanto riguarda Pompei, una produzione di farina in eccedenza si potrebbe ipotizzare tanto dall’assenza di macine in certi locali provvisti di un forno che dall’inesistenza di officine solamente molitorie. D’altronde, la presenza di _tabernae_ in facciata di alcuni panifici permette di supporre una commercializzazione dei pani appena usciti dal forno. Di qui bisognerà iniziare una riflessione sui possibili luoghi di smercio per il prodotto dei panifici sprovvisti di _taberna_. Nell’ambito della campagna svolta nel settembre 2008, due saggi sono stati aperti con l’obbiettivo di determinare il momento di costruzione del forno. Nell’attesa dei primi risultati dello studio dei reperti ceramici rinvenuti, si è svolta un’analisi del costruito nella zona del forno. Tra le cinque fasi messe in evidenza, tre sono legate al forno e alle trasformazioni da lui subite. La sua installazione cancella l’impianto primitivo grazie alla costruzione di un muro che cambia la distribuzione degli spazi nella parte sud della casa. Sopra le nuove fondazioni viene costruito un arco che permette il passaggio tra due nuovi ambienti; può essere che questa costruzione sia anteriore a quella del forno – in questo caso si tratterebbe di una fase di cantiere. Nella fase successiva, l’ambiente sud-est viene occupato dal forno, che presenta una probabile struttura di scaldacqua inclusa nella sua facciata. Ad un momento ancora posteriore, insieme alla costruzione di un ceneraio, la camera di cottura del forno viene trasformata: la sua pianta quasi circolare si allunga per diventare piriforme. Un ulteriore cambiamento avviene durante le ultime anni di vita del panificio con il rialzamento del piano di circolazione.
  • AIAC_2186 - Panificio IX 3, 19-20 - 2008
    L’obiettivo principale del progetto “Pistrina – ricerca sui panifici dell’Italia romana” è di definire, su base archeologiche, la cronologia del passaggio dalla panificazione prettamente domestica a quella commerciale, seguendo le evoluzioni tecniche, in particolare quella del forno e l’organizzazione degli spazi produttivi. Per raggiungere tale scopo, fondandosi principalmente sui siti di Pompei e di Ostia, verrà innanzitutto realizzato un catalogo esaustivo dei diversi apprestamenti presenti nelle officine: macine, impastatrici, tavole di lavorazione, forni, adduttori d’acqua e suppellettili. Usando questo inventario, sarà possibile proporre una restituzione fedele della catena operativa dei panifici. Di qui si potrà, poi, ricavare un’analisi spaziale dell’organizzazione dei locali di produzione che tenga conto degli spazi disponibili e di come vengano utilizzati per soddisfare le esigenze della catena produttiva. Tale analisi sarà particolarmente necessaria a Pompei in quanto i panifici si sono inseriti in spazi originariamente domestici che necessitarono pertanto un adattamento in funzione di queste nuove attività; problemi accresciuti dai diversi movimenti tellurici che hanno colpito la città durante i suoi ultimi anni di vita. Per quanto riguarda Pompei, una produzione di farina in eccedenza si potrebbe ipotizzare sia dall’assenza di macine in certi locali provvisti di un forno che dall’inesistenza di officine solamente molitorie. D’altronde, la presenza di tabernae in facciata di alcuni panifici permette di supporre una commercializzazione dei pani appena usciti dal forno. Di qui bisognerà iniziare una riflessione sui possibili luoghi di smercio per il prodotto dei panifici sprovvisti di taberna. Oltre ai rilevamenti fotogrammetrici mirati ad eseguire un’analisi completa del costruito della casa nella quale viene installato il panificio IX 3, 19 20, la campagna di pulizia ivi eseguita ha permesso di rimettere in luce una sistemazione finora unica nei panifici pompeiani. L’uso del cocciopesto in due stanze, in una delle quali si osserva notevolmente un puteale di cisterna, associato a più fistulae plumbee che portavano l’acqua nella casa, permette di seguire una proposta da G. Fiorelli che interpretava queste strutture come un punto di pulizia del grano prima della sua macinazione. La pulizia dell’ambiente che ospitava l’impastatrice ci ha permesso di capire il modo di installazione di tale macchina: inserita in una fossa scavata nel pavimento, era mantenuta stabile grazie ad una trave che supportava l’asse destinato a mischiare i diversi elementi dell’impasto.
  • AIAC_2186 - Panificio IX 3, 19-20 - 2009
    L’obiettivo principale del progetto “Pistrina – ricerca sui panifici dell’Italia romana” è di definire, su base archeologica, la cronologia del passaggio dalla panificazione prettamente domestica a quella commerciale, seguendo le evoluzioni tecniche, in particolare quella del forno e delll’organizzazione degli spazi produttivi. Durante questa campagna, abbiamo approfondito i saggi iniziati nel 2008, ad ovest della stanza della macine. Malgrado le forti perturbazioni della stratigrafia – dovute ad un cedimento del terreno – si sono potute osservare le grandi modifiche attorno al panificio, nelle stanze 118 e 121. Lo scavo ha permesso di riconoscere e di studiare le trasformazioni del sistema di approviggionamento idrico, le cui cisterne sono state individuate o localizzate. L’installazione del panificio in questa casa potrebbe risalire alle conseguenze del terremoto del 62 d.C. In concomitanza con la creazione dell’impianto di lavorazione del grano, viene trasformato anche il sistema idraulico, funzionale alla costruzione di un sistema che potrebbe permettere di lavare il grano. Tuttavia, il collegamento con l’aqua proveniente del castellum aquae non avviene prima dell’ultima fase della casa, dopo importanti lavori di ristrutturazione.
  • AIAC_2186 - Panificio IX 3, 19-20 - 2010
    L’obiettivo principale del progetto “ _Pistrina_ – ricerca sui panifici dell’Italia romana” è di definire, su base archeologica, la cronologia del passaggio dalla panificazione prettamente domestica a quella commerciale, seguendo le evoluzioni tecniche, in particolare quella del forno e delll’organizzazione degli spazi produttivi. Durante questa campagna, tre saggi sono stati realizzati, due nella stanza delle macine, il terzo nella stanza 117. Nell’angolo sud-est di questa sala, il saggio ha permesso di intravedere due fasi precedenti all’installazione del panificio, probabilmente legate ad una funzione di produzione. In corrispondenza della più antica di esse un dolio seminterrato è stato rinvenuto. L’analisi delle pareti in gascromatografia (HRGC) ha permesso di identificare due contenuti successivi: olio seguito da una materia che necessita un rivestimento di pece, forse del vino. Lungo la parete ovest della stessa sala, abbiamo continuato il saggio iniziato l’anno scorso malgrado una stratigrafia sconvolta dall’affossamento di una cisterna. Vestigia di infrastrutture idrauliche successive sono state rinvenute, tutte anteriori all’installazione del panificio. Pochi elementi permettono di collegare queste strutture con quelle osservate durante la campagna 2009 nella stanza 120. Un terzo saggio è stato condotto nell’angolo nord-orientale della stanza 117. La più antica fase osservata è caratterizzata da un pavimento in _opus signinum_ decorato di tesselle bianche. Si sviluppava a nord e forse ad ovest. La seconda fase vede la riduzione di quest’ambiente con la costruzione di un muro nord-sud. In una terza fase, l’ambiente viene rialzato. È solo dopo un’estensione verso sud che l’ambiente prende la forma attuale mantenuta fino all’eruzione con la costruzione del muro di separazione tra le stanze 117 e 120.
  • AIAC_2533 - Santuario della Fortuna Augusta - 2010
    Messo in luce tra l’ottobre del 1823 e il febbraio del 1824, il santuario della Fortuna, che unisce un tempio monumentale e gli annessi destinati all’organizzazione del culto con alloggi, cucine e sale da banchetto (VII, 4, 1 e 2), costituisce una scoperta vecchi che non ha potuto mai beneficiare di uno studio specifico, malgrado la qualità del dossier associato a una buona conservazione delle vestigia archeologiche e a una ricca documentazione architettonica e epigrafica. Facendo intervenire un’equipe interdisciplinare che unisce architetti e archeologi, lo studio intrapreso offre l’opportunità di ricostruire tutte le tappe della genesi del luogo di culto, oltre alla costruzione e consacrazione del tempio sul terreno privato dell’evergete e alla gestione pubblica del culto da parte di un collegio di magistri nominato dalla città. Gli scavi operati negli annessi del tempio e sulla proprietà del fondatore, _M. Tullius_, completano l’analisi e ne portano di nuovi sulle diverse fasi del cantiere, sull’organizzazione e l’evoluzione liturgica degli spazi del santuario e sulla funzione precisa degli annessi del tempio, infine sulla storia, dall’epoca arcaica alle origini della città, del quartiere scelto per accogliere la divinità della Fortuna Augusta. Questo confronto inedito e globale di informazioni archeologiche, storiche e architettoniche offre finalmente l’opportunità di riesaminare l’insieme delle nostre fonti concernenti l’installazione di un culto nella città romana.
  • AIAC_2533 - Santuario della Fortuna Augusta - 2011
    L’étude du temple de Fortune Auguste et de ses annexes, entreprise en 2008, s’est poursuivie en avril/mai 2011, faisant intervenir une équipe de 24 personnes. La surface du podium a été fouillée sur la totalité de l’emprise du pronaos (secteur 6a) ainsi que sur deux quarts de la cella (secteur 6b sud-est et nord-ouest). Le sondage installé dans la cella en 1910 a été ré-ouvert et continué jusqu’au soubassement du temple (secteur 6c). Un sondage installé à l’extrémité du couloir passant derrière le temple a permis de compléter les observations sur la structure du podium (secteur 13). L’étude de deux sondages des annexes (5a et 7) implantés en 2010 a été achevée. Un sondage ouvert dans l’arrière-boutique de la _caupona_ VII, 4, 4 avait pour but de compléter la longue coupe nord-sud et de travailler sur l’organisation et l’évolution du quartier dans lequel fut construit le temple de Fortune. Ce travail a été complété par des relevés architecturaux du temple, des annexes et des boutiques mitoyennes ainsi que par l’analyse des blocs d’ornement, des maçonneries et des techniques du bâti. Parallèlement au travail de terrain, le mobilier a été conditionné et étudié, les sédiments tamisés pour l’examen des restes carpologiques, anthracologiques et des microrestes zoologiques. Une session d’étude au musée de Naples avait enfin pour objectif de recenser et d’étudier une partie du mobilier provenant du temple et découvert en 1824 (chapiteaux de pilastre, inscriptions, statues).
  • AIAC_2665 - Panificio VII 1, 25.46-47 - 2010
    L’obiettivo principale del progetto “Pistrina – ricerca sui panifici dell’Italia romana” è di definire, su base archeologica, la cronologia del passaggio dalla panificazione prettamente domestica a quella commerciale, seguendo le evoluzioni tecniche, in particolare quella del forno e l’organizzazione degli spazi produttivi. Durante questa campagna, si è iniziato ad indagare la zona del dismesso panificio della _domus_ Sirici (VII 1, 25.46-47) ed, in particolare, la parte destinata originariamente alle macine. Al momento dell’eruzione, infatti, il panificio di questa grande dimora era stato smantellato ed in parte occupato da un grande ambiente che si apre sull’atrio principale della casa. Di esso, oltre al pavimento in basoli si conserva il forno che nel 79 non veniva probabilmente più utilizzato. Le indagini si sono concentrate all’interno dei due negativi lasciti nei basoli dalle macine e davanti il forno stesso al fine di definire cronologicamente il momento di smantellamento del panificio. I risultati più significativi sono emersi durante il sondaggio praticato nel negativo della macina orientale. Infatti oltre ad aver messo in evidenza le sequenze costruttive del montaggio della macina stessa e del basolato le indagini si sono approfondite sino a raggiungere la stratigrafia geologica situata a circa 27 m s.l.m. dove è apparsa una struttura realizzata in _opus incertum_ allettata in abbondante malta dello spessore visibile di circa 0,8 m e per una lunghezza di 1,5 m ca. Essa è stata costruita direttamente nel suolo non antropizzato e, malgrado il suo profilo irregolare, traccia una linea N/S formante un angolo di circa 34° con il muro sud della stanza. La creazione del panificio ha sensibilmente intaccato tale struttura che viene interpretata sulla base delle sue caratteristiche struttive come una fondazione. Il suo orientamento lascia presupporre che faccia parte di una sistemazione dell’area molto differente rispetto all’attuale. La ridotta superficie del sondaggio non può, per il momento, fornire ulteriori dati per una corretta interpretazione che si cercherà di chiarire nelle prossime campagne. Un secondo sondaggio è stato praticato all’interno del negativo della macina occidentale. In questo punto la situazione è stata compromessa da due interventi. Insiste infatti in questo punto la costruzione dell’angolo N-E della grande stanza aperta sull’atrio della _domus_ Sirici. Essa è stata realizzata dopo il terremoto del 62 e fornisce dunque un valido termine _ante quem_ per l’abbandono del panificio. Nello stesso punto e in un momento posteriore alla realizzazione di questa stanza lo scavo ha evidenziato dei lavori connessi alla posa di una _fistula_ plumbea funzionale all’approvvigionamento di un bacino posto poco più a nord. Questo ulteriore intervento ci informa dunque su almeno due fasi del periodo _post_ sismico della _domus_ e dell’ex panificio. Davanti al forno, infine, lo scavo si è limitato, per il momento, all’asporto dei residui di cenere e lapilli dell’eruzione del 79 d.C. non intaccati dallo scavo moderno. In attesa di precisare la cronologia con dati ceramologici si sono dunque osservate differenti fasi sia precedenti che posteriori all’installazione del panifico.