Name
Antoine Gailliot
Organisation Name
Université de Paris-I

Season Team

  • AIAC_2184 - Panificio I 12, 1-2 - 2008
    The main objective of the “Piastrina – research on bakeries in Roman Italy” project is to define, on an archaeological basis, the chronology of the transition from purely domestic to commercial bread making, following the evolution of techniques, in particular in relation to the oven, and the organisation of productive spaces. The first step towards this aim is the creation of an exhaustive catalogue, based mainly on the sites of Pompeii and Ostia, of the various types of equipment present in the workshops: mill-stones, mixers, work tables, ovens, water supply and furnishings. Using this catalogue it will be possible to propose a faithful reconstruction of the production line in bakeries. From this it will then be possible to make a spatial analysis of the organisation of the production areas which takes into account the available spaces and how they were used to satisfy the necessities of the production line. This analysis will be necessary at Pompeii in particular, as the bakeries were located in spaces that were originally domestic and thus had to be adapted for the new activity. These problems were increased by the sismic activity which affected the city during its final years. As regards Pompeii, a production of excess flour may be hypothesized from the absence of mill-stones in some spaces which had an oven and from the existence of premises that only undertook milling. Besides, the presence of tabernae at the front of a number of bakeries suggests the sale of freshly baked bread straight out of the oven. It is also necessary to consider the possible sales outlets used by bakeries which were not attached to a taberna. The three objectives of the 2008 campaign were: to define the chronology for the setting up of the bakery; the understanding of how the mill room functioned; the understanding of the transformations within the bakery. Through the analysis of scattered elements such as half of a mill-stone reused twice – first as a mixer and then as an element within the water supply system -, or the different layouts of the mills– only three out of four had a basalt floor –, it can already be suggested that the bakery increased its size over several phases. The reinterpretation of a more or less unpublished electoral inscription ([A].[Tre]bium A[edilem), painted on the west wall of the mill room, and the blocking, in the same room of a door of the same width as those of shops, suggests that the bakery had a commercial outlet on Via dell’Abbondanza until the second half of the 70s A.D. The vegetal remains preserved in the beaten floors of the same room showed how olive stones were used as fuel for bread baking. Despite construction work still being in progress at the moment of the eruption it appears that the bakery was functioning – perhaps at a reduced level – until the last moment.
  • AIAC_2186 - Panificio IX 3, 19-20 - 2008
    L’obiettivo principale del progetto “Pistrina – ricerca sui panifici dell’Italia romana” è di definire, su base archeologiche, la cronologia del passaggio dalla panificazione prettamente domestica a quella commerciale, seguendo le evoluzioni tecniche, in particolare quella del forno e l’organizzazione degli spazi produttivi. Per raggiungere tale scopo, fondandosi principalmente sui siti di Pompei e di Ostia, verrà innanzitutto realizzato un catalogo esaustivo dei diversi apprestamenti presenti nelle officine: macine, impastatrici, tavole di lavorazione, forni, adduttori d’acqua e suppellettili. Usando questo inventario, sarà possibile proporre una restituzione fedele della catena operativa dei panifici. Di qui si potrà, poi, ricavare un’analisi spaziale dell’organizzazione dei locali di produzione che tenga conto degli spazi disponibili e di come vengano utilizzati per soddisfare le esigenze della catena produttiva. Tale analisi sarà particolarmente necessaria a Pompei in quanto i panifici si sono inseriti in spazi originariamente domestici che necessitarono pertanto un adattamento in funzione di queste nuove attività; problemi accresciuti dai diversi movimenti tellurici che hanno colpito la città durante i suoi ultimi anni di vita. Per quanto riguarda Pompei, una produzione di farina in eccedenza si potrebbe ipotizzare sia dall’assenza di macine in certi locali provvisti di un forno che dall’inesistenza di officine solamente molitorie. D’altronde, la presenza di tabernae in facciata di alcuni panifici permette di supporre una commercializzazione dei pani appena usciti dal forno. Di qui bisognerà iniziare una riflessione sui possibili luoghi di smercio per il prodotto dei panifici sprovvisti di taberna. Oltre ai rilevamenti fotogrammetrici mirati ad eseguire un’analisi completa del costruito della casa nella quale viene installato il panificio IX 3, 19 20, la campagna di pulizia ivi eseguita ha permesso di rimettere in luce una sistemazione finora unica nei panifici pompeiani. L’uso del cocciopesto in due stanze, in una delle quali si osserva notevolmente un puteale di cisterna, associato a più fistulae plumbee che portavano l’acqua nella casa, permette di seguire una proposta da G. Fiorelli che interpretava queste strutture come un punto di pulizia del grano prima della sua macinazione. La pulizia dell’ambiente che ospitava l’impastatrice ci ha permesso di capire il modo di installazione di tale macchina: inserita in una fossa scavata nel pavimento, era mantenuta stabile grazie ad una trave che supportava l’asse destinato a mischiare i diversi elementi dell’impasto.
  • AIAC_2533 - Santuario della Fortuna Augusta - 2010
    Messo in luce tra l’ottobre del 1823 e il febbraio del 1824, il santuario della Fortuna, che unisce un tempio monumentale e gli annessi destinati all’organizzazione del culto con alloggi, cucine e sale da banchetto (VII, 4, 1 e 2), costituisce una scoperta vecchi che non ha potuto mai beneficiare di uno studio specifico, malgrado la qualità del dossier associato a una buona conservazione delle vestigia archeologiche e a una ricca documentazione architettonica e epigrafica. Facendo intervenire un’equipe interdisciplinare che unisce architetti e archeologi, lo studio intrapreso offre l’opportunità di ricostruire tutte le tappe della genesi del luogo di culto, oltre alla costruzione e consacrazione del tempio sul terreno privato dell’evergete e alla gestione pubblica del culto da parte di un collegio di magistri nominato dalla città. Gli scavi operati negli annessi del tempio e sulla proprietà del fondatore, _M. Tullius_, completano l’analisi e ne portano di nuovi sulle diverse fasi del cantiere, sull’organizzazione e l’evoluzione liturgica degli spazi del santuario e sulla funzione precisa degli annessi del tempio, infine sulla storia, dall’epoca arcaica alle origini della città, del quartiere scelto per accogliere la divinità della Fortuna Augusta. Questo confronto inedito e globale di informazioni archeologiche, storiche e architettoniche offre finalmente l’opportunità di riesaminare l’insieme delle nostre fonti concernenti l’installazione di un culto nella città romana.