Name
Paolo Nannini
Organisation Name
Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana

Season Team

  • AIAC_2199 - Lo Scoglietto - 2009
    Lo scavo in località Lo Scoglietto ha messo in luce i resti di un tempio la cui costruzione è databile al III secolo d.C., assieme ad una fase tardoantica a partire dal V secolo. La struttura templare è a pianta rettangolare di 11,5x6,5 m, costituita da un podio rialzato rivestito con murature in _opus testaceum_. Prospiciente l’ingresso vi era una piccola scalinata rivestita in marmo che si imposta su di una piazza in _opus spicatum_. La grande concentrazione di reperti ceramici provenienti da tutto il bacino del Mediterraneo offre una vasta panoramica dei commerci e della rete economica alla quale era soggetta l’area del rosellano sin dalla media età imperiale. Il rinvenimento di un cospicuo numero di monete attesta da un lato le possibili transazioni economiche, ma dall’altro rappresenta anche la forma più comune di offerte votive associabile alla presenza di ex-voto ceramici sotto forma di lucerne. Altro indice dei commerci è l’utilizzo di marmi pregiati per la decorazione interna ed esterna del santuario, con provenienze sia dalla Regio VII settentrionale, - Luni -, sia dall’Africa. A seguito della demolizione sistematica del tempio, ascrivibile in via del tutto preliminare nel corso del IV secolo d.C., l’area dello Scoglietto è soggetta ad una rimodellazione urbanistica con la costruzione di una capanna circolare in pisé sul lato meridionale del santuario. Assieme a questa evidenza vi sono tracce di una linea difensiva costituita da due muri in tecnica mista ed una palizzata lignea. Inoltre, un tratto della viabilità interna è stato messo in luce, costituito da argilla frammista a laterizi sminuzzati pressati a creare un piano stradale. La presenza ai piedi della collina dello Scoglietto di una grotta riutilizzata forse a scopi abitativi nel corso del V-VI secolo sembra poter essere messa in relazione con questa nuova fase di utilizzo del sito. Le future ricerche, in programma per il 2010, avranno lo scopo di completare la messa in luce del santuario medio e tardo imperiale, di verificare la presenza di ulteriori strutture tardoantiche e di ricercare le fasi di vita precedenti al tempio già identificato.
  • AIAC_2328 - Podere Pievina - 2009
    Lo scavo archeologico in località Podere Pievina, Cinigiano (GR), è parte del più ampio progetto “Scavando la classe contadina romana”, sviluppato in collaborazione fra l’Università di Cornell – Ithaca- New York, ed il Laboratorio di Archeologia dei Paesaggi e Telerilevamento dell’Università di Siena. Il sito, individuato durante le ricognizioni archeologiche di superficie condotte sul territorio comunale dal 2006 al 2008, risultava articolato in diverse unità topografiche la cui cronologia era compresa fra la tarda repubblica ed il tardo antico. L’indagine stratigrafica si è concentrata principalmente in un open area posizionata in corrispondenza di anomalie geofisiche precedentemente individuate. Lo scavo ha rivelato la presenza di due periodi di occupazione del sito: un primo collocabile fra II a.C. e inizio I d.C. ed un secondo fra pieno IV e V secolo d.C. La fase tardo repubblicana-primo imperiale è caratterizzata dalla presenza di una struttura di cui si sono messi in luce due muri di buona fattura, fra loro perpendicolari. La presenza di depositi alluvionali addossati alla struttura e la risalita della falda acquifera hanno impedito di indagare la struttura e di capirne la reale estensione nonché la funzione, sebbene le dimensioni facciano pensare ad una grande fattoria. Questa è ubicata nella estrema parte E del saggio ed era direttamente coperta da uno strato alluvionale. Presso l’estremità W del saggio, si sono intercettati strati di vita caratterizzati dalla presenza di ceramica a vernice nera, ossa e carboni ed un focolare in parte costituito da una pancia di dolio. Lo scavo dell’estremità N del saggio, ha consentito di intercettare una fornace probabilmente da laterizi. A fianco della fornace è presente un butto di ceramica non prodotta in loco, principalmente costituita da anfore e ceramica comune. Il contesto sembra datarsi al I secolo a.C. A questa fase è riconducibile anche una struttura costituita da pilastri, forse un granaio, ed una serie di muri a secco. Il secondo periodo individuato, che per cronologia è circoscrivibile al pieno IV e V secolo, è caratterizzato da una serie di fasi di vita che potremmo definire generazionali. La prima fase tardo antica è caratterizzata dalla presenza di una struttura abitativa che in parte riutilizza un muro del periodo precedente. La struttura, in tecnica mista, è costituita da tre muri e da un ampliamento, contemporaneo o di poco successivo in direzione E. Tale ampliamento è costituito da un’intelaiatura di pali di cui si sono individuate le buche. L’area esterna W della casa, caratterizzata da strati ricchi in ceramica tardo antica, tre buche di palo ed una canaletta costituita da coppi, è sicuramente da collegarsi alla fase di vita della casa. E’ possibile ipotizzare che il piccolo ambiente e le strutture sorrette da pali andassero a costituire una realtà abitativa in cui uomini e probabilmente animali vivevano vicini. E’ evidente che l’acqua, non costituiva solamente un elemento di attrazione, ma anche un problema da gestire fin da allora. I drenaggi, costruiti su una sistemazione costituita da piccole pietre e terra sulla quale si impostano anche i muri tardo antichi dell’abitazione, sono una sorta di piccoli tunnel foderati di pietre e riempiti di ciottoli per permettere lo scorrimento dell’acqua. L’ultima fase tardo antica, successiva all’abbandono della casa è caratterizzata da una vasta sistemazione dell’area, in parte in corrispondenza del lungo muro repubblicano, e da uno spesso butto di materiale ceramico ed ossa. Il butto costituisce un’importante testimonianza materiale in quanto potrebbe aiutare a comprendere, a livello cronologico, lo scarto temporale, probabilmente generazionale, fra l’abbandono della casa e la nuova sistemazione. Purtroppo non è stato possibile individuare la struttura abitativa che sicuramente doveva esistere in relazione al butto.