Name
Maria Rosaria Depalo
Organisation Name
Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia

Season Director

  • AIAC_4779 - Corso Italia - 1980
    L’abitato moderno di Santeramo, costituito da strutture murarie con andamento curvilineo, è impostato su di un’area di frequentazione antichissima. Le fondazioni dell’abitato antico sono formate da tre allineamenti affiancati di blocchi calcarei informi, con spessore delle fondazioni di cm 30-40. Pavimento battuto in concotto e tufina. La Dimensione: mq 28. Durante gli scavi avvenuti nel Maggio 1980 a Santeremo, la Soprintendenza ha messo in luce resti di due insediamenti ascrivibili al IX-VIII e V-IV sec. a C. È stato inoltre rinvenuto un importante peso da telaio con la raffigurazione su ambo i lati di una sfinge, un fornello costituito da sottili strati sovrapposti di pietrisco, argilla e carbone, poggianti su di un piano di piccole lastre calcaree, sovrastante una grossa chiazza di cenere e carbone (nella relazione dello scavo). L’insediamento peuceta di Santeramo appartiene alla tipologia dei centri situati all’interno (entroterra) si sviluppò sul promontorio che dominava tutta l’area circostante, posizione geografica di controllo, sfruttando quelle che erano le caratteristiche idrogeomorfologiche del terreno, in corrispondenza dei territori fertili, solchi torrentizi o bacini di raccolta delle acque piovane, le lame e, in presenza di antiche cavità carsiche (grotte). È accertata la presenza dell’antico lago carsico.

Season Team

  • AIAC_2315 - Cittadella Nicolaiana – edificio conventuale di Largo Abate Elia (III Cortile) - 2007
    Fra dicembre 2006 e marzo 2007 è stato effettuato un breve intervento archeologico all’interno di uno dei locali dell’edificio conventuale annesso al Palazzo Priorile della Basilica di San Nicola (cittadella nicolaiana), nel centro storico di Bari. L’indagine così avviata ha permesso di individuare, al disotto del vespaio pavimentale e di strati di terra fortemente sconvolti dalle attività del cantiere impiantato alla metà del secolo scorso (Stagione dei Grandi Restauri), un nucleo di 10 tombe pertinenti ad un sepolcreto urbano probabilmente più esteso, articolate su un duplice livello deposizionale. E’ attestata la tipologia della tomba a fossa foderata da blocchi di pietra, disposta in senso E-O e per file parallele, se si eccettua il caso delle tombe 8 e 9 parzialmente distrutte dai suddetti lavori edili. Alla fase di utilizzo più recente va riferito il gruppo di sepolture infantili (TT.2,3,6,10) in precario stato di conservazione e impostate subito al disopra delle tombe con individui adulti. Quest’ultime hanno restituito, in alcuni casi (TT. 5 e 7), deposizioni in connessione anatomica le cui indagini tafonomiche hanno permesso di acquisire importanti dati relativi all’adozione, in tale nucleo cimiteriale, di talune pratiche deposizionali riscontrate sugli arti inferiori e superiori come anche del cranio, dal probabile risvolto simbolico – rituale senza precedenti al momento per la Bari post-antica. Due di queste tombe (TT. 1 e 7) hanno inoltre restituito manufatti ceramici (pentolini acromi rituali) che orientano la datazione del sepolcreto verso i secoli della ‘riconquista’ bizantina del capoluogo pugliese, come è noto sede della Corte del Catapano dal IX all’XI secolo localizzata sia dalle fonti che dalla maggior parte degli studiosi proprio nell’area sulla quale sorse la Basilica barese con annesse pertinenze. L’approfondimento dell’indagine archeologica proseguita al disotto del sepolcreto bizantino ha inoltre evidenziato un interessante campione di sequenza stratigrafica con livelli di occupazione riferibili alla fase pre-bizantina del sito, posti ad obliterare sottostanti strutture di abitato e strati di distruzione/abbandono solo preliminarmente riconducibili al range cronologico dei secoli V/VI - VII ma significativamente inquadrabili nella fase insediativa più antica del sito. In particolare l’ingente quantitativo di materiale ceramico e anforario, in attesa della prevista campagna di restauro-catalagazione, testimonierebbe con buona probabilità la progressiva antropizzazione in età tardoantica della fascia medio-orientale del basso promontorio costiero su cui sorse il più antico abitato di Bari, prevalentemente concentrato invece sull’estrema punta settentrionale in età protostorica e classica. Ritornando all’area oggetto dell’indagine di scavo, va rilevato che in prossimità dell’estremo limite meridionale del sepolcreto urbano bizantino il potente deposito stratigrafico risultava profondamente intaccato dalla realizzazione, in età angioina, della trincea di fondazione di una notevole struttura muraria E-O evidenziata per una lunghezza complessiva di 30 m e riutilizzata quale fondazione dell’edificio conventuale annesso al Palazzo del Priore della Cittadella Nicolaiana. Dallo scavo dei livelli di riempimento della trincea di fondazione del muro angioino, oltre ad abbondante vasellame di uso comune e da mensa databile, per le classi attestate, fra la fine del XIII e il XIV secolo, è stato possibile recuperare un‘insegna di pellegrinaggio in piombo con l’immagine di San Nicola e le iniziali _S(anctus) N(icolaus)_ ai lati della figura ritratta a mezzo busto e insignito del tipico paramento liturgico, omophorion, secondo lo schema iconografico bizantino. La placchetta con il santo di Myra, esemplare finora unico nellʼintera regione, è di forma quadrangolare con terminazione arcuata e presenta due occhielli sui margini superiori per il fissaggio agli abiti. Dato il particolare contesto di rinvenimento, lʼinsegna plumbea testimonia inequivocabilmente lʼarrivo dei primi pellegrini in visita alla Basilica barese, importante santuario dellʼEuropa cristiana medievale sorto, peraltro, in una città portuale considerata tappa fondamentale per il viaggio in Terrasanta.