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AIAC_1035 - Acropoli – Piano del Castello - 2006
Nella campagna 2006 il lavoro sul campo si è svolto nella zona del vano aggiunto secondariamente al recinto III. Dallo scavo è risultata definitivamente confermata la cronologia della edificazione del vano stesso, da porsi attorno alla metà del II secolo a.C. in concomitanza con l’obliterazione del recinto I, ubicato davanti alla fronte del tempio B. L’esplorazione della stratigrafia interna ha inoltre evidenziato il fatto che tale vano ebbe la funzione esclusivamente di vestibolo e non ospitò apprestamenti cultuali. L’esplorazione si è inoltre estesa alle adiacenze del recinto III dalla parte di sud-ovest, in un sito che più recentemente è risultato da includere in un quarto recinto.
Il rinvenimento più notevole in questo saggio è costituito da un butto di un gruppo di oggetti metallici in giacitura disordinata. Del gruppo fanno parte due oggetti in bronzo (manico di situla e manico di infundibulum) e più numerosi oggetti in ferro, tra i quali si distinguono: una chiave, una spada munita di fodero, un fascio di pila, due punte di giavellotto. Si tratta di un rinvenimento da connettere con ogni probabilità all’episodio militare (82 a.C.) che coinvolse Volterra in occasione dello scontro tra i partigiani di Mario e quelli di Silla. E’ verosimile che in tale frangente materiali metallici appartenenti alle riserve del santuario siano state sottoposte a dispersione e saccheggio.
Al di sotto del livello di giacitura appena descritto è stata rinvenuta una piccola fornace a pianta rettangolare con pareti formate da laterizi infissi nel terreno, databile nella seconda metà del II secolo a.C. Insieme ad altre analoghe strutture rinvenute nelle precedenti campagne, la piccola fornace testimonia che nell’ambito del santuario si producevano oggetti in ceramica verosimilmente ad uso dei devoti, come olle da cottura, balsamarietti, fiaccole di uso cultuale. Tutti materiali abbondantemente documentati in giacitura sia primaria che secondaria nell’ambito dell’area sacra.
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AIAC_1035 - Acropoli – Piano del Castello - 2007
Lo scavo si è svolto in un sito ubicato lungo il margine sud-occidentale del pianoro dell’acropoli della città prospiciente la valle del Cecina e la costa. Scopo primario della campagna era quello di portare alla luce la planimetria di un edificio di età tardo-ellenistica (metà del II secolo a.C.), che aveva restituito negli anni 1989-1991 un vano affrescato secondo i moduli del c.d. I Stile. Ad esplorazione ultimata l’edificio si è rivelato essere un piccolo tempio ad aula rettangolare analogo per struttura al tempio A e ad esso contemporaneo, con fronte rivolta verso sud-est. Sulla parte frontale il tempietto è dotato di una scalinata di accesso parzialmente andata distrutta per una fossa di asportazione di età post-medievale. L’interno è suddiviso in due spazi: una cella chiusa affrescata accessibile solo dalla fronte e verosimilmente adibita ad ospitare il simulacro di culto di Demetra e un vano al quale era possibile accedere anche da una porta ricavata nel muro perimetrale lungo esposto verso la valle.
Dal complesso dei dati relativi ai culti praticati dal santuario possiamo supporre che durante le feste annuali assimilabili alle Thesmoforie di ambito greco, il tempio ospitasse le donne iniziate ai misteri di Demetra, le quali, dopo avere pernottato all’interno dell’edificio, uscivano poi dalla porta posteriore e si avviavano in processione verso la zona dei recinti.
La parete posteriore del tempio e le sue adiacenze esterne hanno rivelato alcune peculiarità struttive funzionali all’espletamento dei rituali appena descritti. Infatti la parete posteriore dell’edificio presenta un’insolita apertura dotata di un protiro a due colonne, mentre dalla porta stessa si diparte uno stradello selciato che immette nel recinto cultuale più vicino (recinto IV). Di questa via basolata sono stati messi in luce almeno due livelli sovrapposti, databili rispettivamente nel II e nel I secolo a.C., ancora a riprova della continuità della vita e dei culti tra “epoca etrusca” e “epoca romana”, che appare sempre più un tratto caratteristico di questo santuario. Da notare anche il fatto che, a livello della viuzza selciata, giacevano in notevole quantità, balsamarietti piriformi e fiaccole con tracce di usura.
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AIAC_1035 - Acropoli – Piano del Castello - 2008
Nella campagna 2008 l’esplorazione si è concentrata nella zona adiacente al muro perimetrale posteriore del tempietto di Demetra, messo in luce nella campagna 2007.
In questo sito è emerso un singolare apprestamento cultuale, composto di una canaletta poco profonda inclinata (una sorta di scivolo) che sbocca in un’area circolare (diametro un metro circa) lievemente abbassata e con la superficie rivestita di grossi frammenti di dolio, a costituire una sorta di filtro. Si tratta probabilmente di un torchio rituale adibito alla spremitura di prodotti vegetali (uva e simili). Il meccanismo prevedeva che i prodotti vegetali venissero pestati all’interno della canaletta e il liquido derivante dalla compressione dei prodotti stessi scivolasse verso il filtro, lasciando le scorie solide (bucce, semi ecc.). Va da sé che il liquido derivante dalla spremitura era destinato a raggiungere le divinità ctonie che abitano nel sottosuolo.
Nell’area interna al recinto IV le operazioni di scavo hanno messo in luce una sequenza stratigrafica intatta dalla quale si ricavano elementi di grande importanza per la ricostruzione delle fasi più tarde, tuttora mal conosciute, della vita dell’area sacra.
Al di sotto di una serie di riporti di epoca medievale è emersa una fossa di scarico relativa all’abbandono del recinto stesso e databile nel II secolo d.C. Nel riempimento di tale fossa giacevano numerosi oggetti di uso votivo e cultuale sia di età ellenistica che di età romana, tra i quali si distinguono per interesse alcune lucerne del tipo con decorazione a globetti e del tipo Firmalampen. Sul piano interpretativo questi oggetti rivestono una particolare importanza in quanto testimoniano lo svolgimento nel santuario delle processioni notturne in onore di Demetra e dunque il sostanziale perdurare dei culti di età ellenistica.
Al di sotto dello strato appena descritto è emerso un livello di focolari databile in età post-sillana e anzi giacente al di sopra di una maceria derivante da un edificio crollato in occasione dei noti scontri militari dell’82 a.C., edificio da identificare con il vicino tempio di Demetra. Da aggiungere che al di sotto del livello della maceria di età sillana è stato identificato lo strato di frequentazione più antico del recinto IV, che ha rivelato una serie di apprestamenti votivi in situ.
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AIAC_1035 - Acropoli – Piano del Castello - 2009
Nella campagna 2009 l’esplorazione si è svolta sia all’interno del recinto IV sia all’esterno del medesimo recinto dalla parte orientale. All’interno del recinto è stata rintracciata la prosecuzione del muro perimetrale esposto a sud, fortemente danneggiato a causa di interventi di distruzione di epoca medievale. Nell’area esterna al recinto, al di sotto di un potente livello di colmata di età post-medievale, pressoché sterile, è stato messo in luce un livello di frequentazione databile al I secolo a.C. recante materiali votivi in situ, livello parzialmente danneggiato da una grande fossa di asportazione databile al II-III secolo d.C. Nell’andamento di tale fossa di asportazione è probabilmente da leggere la struttura di un avancorpo pertinente all’ingresso monumentale all’area dei recinti.
Al limite est dell’area di scavo è emersa una fossa di forma irregolare oblunga (2,60 x 0,80 m) riempita con una cospicua quantità di ossa animali (cranii interi e ossa lunghe), tra le quali si sono al momento identificati resti di pecora, maschio e femmina, resti di bue, di maiale e un femore di cane. La presenza di specie animali come la pecora e il cane, che hanno carattere decisamente infero, indica con ogni probabilità che nell’area sacra era ospitato, oltre a quello della madre Demetra, anche un culto della figlia Persefone. Al centro la fossa ospitava un pozzetto quadrangolare con pareti di lastre di pietra e coperto da un grosso frammento di antefissa di un tipo pertinente alla copertura del vicino tempietto di Demetra. Rimuovendo il frammento appena menzionato, è venuta in luce un’anforetta integra parzialmente verniciata databile nel I secolo a.C. Secondo un’interpretazione preliminare potrebbe trattarsi di un deposito di abbandono relativo all’edificio templare appena menzionato, il cui crollo abbiamo potuto datare con certezza, nelle precedenti campagne, in età sillana. Infine, al di sotto degli strati e delle strutture appena descritte, lo scavo ha messo in luce un livello di frequentazione che include una preparazione selciata databile al II secolo a.C. e interpretabile come parte di uno stradello di accesso al recinto IV.
Nella zona adiacente ai recinti dalla parte ovest è stato portato in luce un livello di frequentazione con focolari alloggiati entro piccole cavità praticate nel terreno contenenti ceneri, carboni e resti ossei prevalentemente di volatili, e databili globalmente in età augustea. Il rinvenimento testimonia ancora una volta la perdurante vitalità del santuario già ampiamente attestata dalle numerose iscrizioni in lingua e alfabeto latino recuperate a più riprese nello scavo e tuttora in corso di stampa nella Rivista di epigrafia di Studi Etruschi.
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AIAC_1035 - Acropoli – Piano del Castello - 2010
L’esplorazione dell’anno 2010 si è concentrata in due aree distinte, entrambe ubicate nel settore sud-orientale del santuario. Nelle adiacenze esterne al più meridionale dei recinti all’aperto dedicati al culto di Demetra (saggio R4), è stata individuata una serie di fosse cultuali di diversa tipologia, ubicate a breve distanza l’una dall’altra e praticate su un piano di frequentazione, già in parte messo in luce nella campagna 2009. Si tratta di un pozzetto circolare (diametro 83 cm) rivestito con pietre di piccole dimensioni che conteneva ossa animali di piccola taglia, residui di ceneri e carbone e pochi frammenti di un’olletta di impasto. Si tratta evidentemente di un piccolo focolare colmato, al momento dell’abbandono, con i residui delle operazioni del sacrificio di animali. Ben più articolata è risultata la stratigrafia del riempimento di una seconda fossa (dimensioni 1,50 m x 1 m), costituito anch’esso da residui di sacrifici, un chiodo di ferro e tre balsamarietti piriformi; al di sotto si trovava un livello di ossa animali combuste serie di vasi potori rovesciati attorno ad un balsamario piriforme tagliato a metà contenente ossa di piccoli animali.
Sul medesimo livello di frequentazione si apriva anche il grande bothros già individuato e parzialmente scavato nella scorsa campagna e attribuito al culto di una divinità di carattere infero, verosimilmente Persefone. Procedendo all’asportazione del riempimento rimasto in situ, al di sotto di uno strato di pietre di piccola e media pezzatura, è stato rinvenuto uno strato di terra carboniosa contenente coppe a vernice nera databili verso la fine del II secolo a.C. e un frammento di matrice di terracotta architettonica. All’estremità Nord della fossa si congiungeva una struttura interpretabile come un piccolo condotto, adibito ad un rituale che prevedeva l’immissione dentro il bothros di sostanze liquide, come acqua o altro tipo di libagioni.
Nel settore orientale del complesso (saggio Z1), dove durante le precedenti campagne era stata messa in luce una serie di vani di servizio con orientamento Nord-Sud, divergente rispetto a quello di tutti gli edifici sacri finora messi in luce nell’ambito dell’area sacra, si è messa in luce una porzione del crollo di un muro, pertinente all’edificio di servizio sopra citato, che sappiamo dalle precedenti campagne essere andato in disuso in concomitanza con la costruzione del tempio A. Sotto un potente strato di colmata post-medievale, è stato indagato in particolare un vano che presentava il crollo della copertura ancora in situ, come dimostra la disposizione di tegole e coppi sovrapposti addossati al muro perimetrale sopra menzionato. Proseguendo nell’esplorazione si è potuto inoltre accertare che questo sistema dei vani, datati a suo tempo alla metà del III secolo a.C., si appoggia ad un probabile edificio più antico, del quale è emerso al momento un lacerto di muro con direzione Est-Ovest e che rimane da esplorare nelle prossime campagne.
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AIAC_1035 - Acropoli – Piano del Castello - 2011
L’indagine dell’anno 2011 si è svolta interamente nel quartiere occidentale del santuario.
All’estremità sud-est al di sotto di un potente terrapieno di età moderna (XVIII secolo) è stata messa in luce l’originaria linea di smottamento della rupe, che ha parzialmente trascinato a valle la sistemazione dell’area antistante al tempietto di Demetra. Questa sistemazione doveva essere una struttura complessa, composta di una gradinata munita di due ali laterali, originariamente rivestita di intonaco del quale sono state rinvenute tracce. Nell’area nord-est del saggio AB è stata portata in luce una cisterna a pianta circolare rimaneggiata in età moderna (XVIII secolo) ma originariamente in fase con il tempio adiacente. Nell’opera di pulitura delle strutture si è constatato che la cisterna era stata costruita (II secolo a.C.) in posizione addossata ad un muro di terrazzamento arcaico (VII-VI a.C.), con andamento Nord-Est/Sud-Ovest. Da quanto si osserva dalla sezione, la struttura è addossata verso ovest ad un bancone di roccia regolarizzata ed è composta di grandi blocchi di forma pseudo-parallelepipeda rincalzati con lastrine più sottili e piccole schegge. La circostanza ha fatto sì che di tale muro si conservasse un breve tratto, della lunghezza di circa un metro, che dovrà essere accuratamente indagato nelle prossime campagne.
Nel saggio AA, localizzato nell’area adiacente al muro perimetrale posteriore del tempio, è stato rinvenuto il muro di chiusura di un ulteriore recinto (recinto V) che rappresenta l’ultima operazione edilizia nell’ambito del quartiere. La messa in opera di questo cortile ebbe con ogni evidenza lo scopo di colmare lo spazio vuoto interposto tra il recinto IV e il tempietto di Demetra, ambedue preesistenti. All’interno del cortile, in gran parte danneggiato dall’impianto di una fabbrica medievale, è stato rinvenuto in situ uno strato con piccoli focolari caratterizzati dalla presenza costante di balsamarietti votivi e chiodi di ferro. Il quartiere occidentale del santuario dedicato ai culti di Demetra, risulta così composto da una sequenza di cinque aree recintate all’aperto, concluse verso valle da un edificio templare.
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AIAC_1035 - Acropoli – Piano del Castello - 2013
Il lavoro è consistito nell’esplorazione dell’area situata immediatamente a est dell’ambiente con pavimento in opera tessellata messo in luce nella campagna 2012.
Dopo aver ampliato di circa sette metri il limite est del saggio ed aver asportato un livello di obliterazione di epoca tardomedievale, è stato individuato uno strato di frequentazione relativo all’edificio pavimentato, esteso su tutta l’area di scavo e caratterizzato dalla presenza di alcuni focolari. Uno di questi, posto sul margine nord-ovest del saggio, era delimitato da un circolo di pietre e ha restituito molto materiale ceramico databile tra la fine del II e gli inzi del I sec. a.C. (ceramica a vernice nera Campana B, balsamarietti, una lucerna e un frammento di statuetta in terracotta) e numerosi frammenti di mandibole di suini e ovini.
Nella zona sud del saggio questo livello è stato intaccato da opere edilizie realizzate in epoca tardomedievale. In particolare, sono stati individuati i resti di una costruzione quadrangolare, probabilmente da interpretare come una torretta e un tratto di stradello lastricato costituito da mattoni e spezzoni di tegole e alcuni frammenti di maiolica arcaica.
Nel settore orientale del saggio è stato messo in luce completamente il tratto di muro già individuato nella precedente campagna, conservato per una lunghezza di cinque metri. Lo strato più antico in fase con questa struttura, che si appoggia al paramento occidentale, ha restituito una moneta di bronzo e un tegame da cucina quasi integro databili alla fine del II secolo a.C. Parimenti, lo scavo della zona a est del muro ha consentito di individure il suo piano di frequentazione costituito da uno strato di argilla grigia con carboni, sul quale era stata praticata una buca livellata con terra mista a moltissimi frammenti di matrici, terrecotte architettoniche, scorie di metallo e ceramica a vernice nera di avanzato II secolo. In attesa di poter allargare l’indagine verso nord e verificare l’eventuale sua prosecuzione, la struttura muraria, la cui costruzione si colloca nella seconda metà del II secolo a.C., appare al momento interpretabile come un tratto della recinzione relativa ad una fase tarda di ampliamento dell’area sacra.