Name
Floriano Cavanna
Organisation Name
Società Arké

Season Team

  • AIAC_2291 - Domo - 2009
    Il sito preistorico di Aia del Castellare (Campagnatico - GR) fu individuato, nel corso degli anni ’70 del secolo scorso, grazie a dei lavori di scasso attuati per la messa in opera dell’acquedotto del Fiora. In quell’occasione vennero recuperati un’interessante industria litica e numerosi reperti faunistici che furono depositati nei magazzini del Museo di Storia Naturale di Grosseto dove, dopo essere stati inventariati nel corso degli anni ’90 a cura della Soprintendenza Archeologica della Toscana, ancora oggi si trovano. Dopo un saggio di scavo preliminare (maggio 2008), effettuato in collaborazione tra la Soprintendenza Archeologica della Toscana (Dott.ssa Gabriella Barbieri) e il Dott. Luca Bachechi (Università degli Studi di Firenze), teso a verificare l’effettiva presenza e la consistenza dell’insediamento preistorico, nei mesi di luglio-agosto 2009 ha avuto luogo una prima campagna di scavo che ha permesso di individuare, al di sotto dell’humus superficiale e di un sedimento sabbioso-argilloso di colore grigio/marrone, sprovvisto di scheletro, di spessore variabile tra i 5 e gli 11 cm, risultato dall’accumulo di materiale proveniente dai lavori di scavo per l’acquedotto, un sedimento concrezionato, ricco in fauna e industria. Una parte dell’area di scavo è risultata essere interessata dalla presenza di una formazione stalagmitica che in alcune zone (quadrati C-1, D-1 e E-1) appare molto potente. Questa formazione stalagmitica, formatasi necessariamente in un ambiente ipogeo, ci suggerisce che l’area indagata, che adesso si presenta aperta alla luce, doveva essere formata da una cavità di morfologia e dimensioni ancora imprecisate Nei quadrati dove non è stata scoperta la stalagmite è presente un piano formato da sedimento concrezionato, più o meno tenacemente, contenente industria litica e resti faunistici. Purtroppo il tempo a disposizione per i lavori non ha consentito di effettuare lo scavo stratigrafico del deposito in posto, ma l’industria litica in esso contenuta pare essere morfologicamente simile a quella recuperata durante i lavori di asportazione del terreno rimosso che copriva il deposito in posto: manufatti di dimensioni generalmente medio-piccole, senza alterazioni superficiali, che tipologicamente sembrano attribuibili a una fase antica del Paleolitico medio. L’intervento di scavo del 2009 conferma dunque che l’area sottoposta ad indagine è un luogo frequentato dall’uomo del Paleolitico medio, un sito nel quale, in giacitura primaria, sono conservati resti alimentari e industre litiche che costituiranno oggetto di ricerca delle prossime campagne di scavo.
  • AIAC_2291 - Domo - 2010
    La terza campagna di scavo in località di Aia del Castellare si è svolta dal 28 giugno al 16 luglio con la partecipazione di una equipe composta da nove persone provenienti da diverse Università italiane. Anche questo intervento ha ribadito l’eccezionale importanza del sito musteriano di Aia del Castellare che, attraverso l’esame tipologico preliminare del complesso litico pare collocabile in un momento molto antico del Paleolitico medio, caratterizzato dalla presenza di faune a grandi mammiferi. Quest’anno sono stati indagati 17 quadrati, situati nelle aree localizzate sia a est che a ovest del condotto dell’acquedotto. In particolare sono state esaminate tre zone del sito: un settore posto a est del tracciato dell’acquedotto del Fiora, venuto in luce in seguito al crollo di un albero (quadrati G-H-I 1-4); un settore localizzato nell’area sud-ovest del sito (quadrati C-D-E -2) e un piccolo settore posto a ovest del tubo dell’acquedotto (quadrati E-F 2). In questo ultimo settore, dopo aver asportato un esiguo lembo di deposito superficiale, si è raggiunto uno strato sabbioso, giallo, contenente industria litica, ma non ancora sottoposto a indagine. Nel settore sud-ovest è stata individuata la superficie di una formazione stalagmitica che prosegue quella delimitata l’anno passato. Particolarmente interessante è risultato il deposito del settore est dove, sotto l’humus smosso a causa della caduta di un piccolo albero, è comparso uno strato di colore bianco tenacemente concrezionato, ricchissimo di industria litica e resti faunistici (che sembra corrispondere a quello individuato lo scorso anno in gran parte del settore ovest) che ricopre uno strato giallo, sabbioso, anch’esso ricco in ossa e strumenti litici e che a sua volta parrebbe essere in relazione con quello scoperto nel settore ovest. Sono stati ritrovati abbondanti materiali litici in tutti e tre i settori: si tratta di elementi di dimensioni generalmente medio-piccole, ma con presenza di diversi strumenti più grandi e tutti mostrano un diffuso impiego del ritocco bifacciale. Inoltre appare ricchissimo anche il dato faunistico che ha permesso, tra l’altro, di individuare la presenza di resti di rinoceronte e, probabilmente, di un proboscidato. Si conferma dunque l’ipotesi che l’area interessata dallo scavo, che attualmente si presenta come uno spazio aperto, fosse costituita da una grande caverna, una grotta di dimensioni piuttosto importanti e l’esistenza di un deposito pluristratificato che si è formato all’interno della cavità stessa durante una fase molto antica del Paleolitico medio. In base ai dati ottenuti si prevede il proseguimento dell’intervento di scavo archeologico al fine di determinare con esattezza la natura dei due strati antropizzati individuati fino ad oggi.
  • AIAC_2291 - Domo - 2011
    Dal 27 giugno al 16 luglio 2011 si è svolta, in località Aia del Castellare, la quarta campagna di scavo che ha visto la partecipazione di un gruppo di ricerca composto da membri di varie Università e Associazioni italiane. Durante i lavori sono stati indagati 11 quadrati, situati nelle aree localizzate sia a est che a ovest del condotto dell’acquedotto: in particolare la ricerca è stata dedicata alla porzione di deposito posto a est del tracciato dell’acquedotto del Fiora (quadrati H-I-J 2, 1, 0, -1), ma nel corso dell’intervento sono stati effettuati dei saggi limitati anche nell’area ovest del sito (quadrati C-D 3, D 2). Nel settore orientale si è potuto constatare come lo strato di colore bianco, tenacemente concrezionato, ricchissimo, a vista, di industria litica e resti faunistici, in precedenza individuato a circa 40-50 cm di profondità dal suolo attuale, si estenda anche nei nuovi quadrati indagati questo anno (H-I-J). Negli stessi quadrati si ripete pure la situazione stratigrafica osservata durante la scorsa campagna di scavo con il passaggio, tra quota -140 e -190 (a causa dell’inclinazione del pendio della collina), fra un sedimento fine, bianco tenacemente concrezionato e un sottostante deposito giallo, sabbioso, molto meno tenace che, procedendo in profondità, sembra assumere un colore più scuro e una maggiore compattezza. Al limite del pendio della collina, alcune formazioni stalagmitiche testimoniano, anche in questa parte del sito, l’anteriore esistenza di un ambiente ipogeo come era stato individuato nel settore occidentale lo scorso anno. Il deposito del settore occidentale interessato dai lavori di quest’ultima campagna (quadrati C-D) sembra presentare la stessa situazione stratigrafica riscontrata nei quadrati orientali, ma più puntuali osservazioni stratigrafiche vengono rimandate a causa della limitata estensione dell’area indagata. In entrambi i settori è proseguito il rinvenimento di abbondante materiale litico, a stato fisico fresco, privo di alterazioni superficiali, caratterizzato da un ampio uso della tecnica a lavorazione bifacciale e di dimensioni prevalentemente medio-piccole che, dal punto di vista tipologico, risulta precisamente inquadrabile in una fase molto antica e modestamente attestata del Paleolitico medio italiano. È stata rinvenuta anche una notevole quantità di reperti faunistici tra i quali si segnala, non individuata in precedenza, la presenza di resti del genere orso.
  • AIAC_2996 - Parrana San Martino - 2012
    Dal 5 al 17 novembre 2012 si è svolta la seconda campagna di scavo nella necropoli protostorica ad incinerazione di Parrana San Martino (Collesalvetti, LI). Il sito è posto lungo il tracciato di una barriera tagliafuoco a 345 m. slm; le opere di deforestazione e i mezzi meccanici utilizzati per la realizzazione della pista hanno intaccato la parte superiore delle sepolture. Nella prima campagna di scavo (2010), realizzata in collaborazione tra la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana e il Museo di Storia Naturale del Mediterraneo di Livorno, è stata recuperata una ingente quantità di materiali disseminati in superficie, sono state messe in evidenza 97 sepolture e sono stati asportati i cinerari più compromessi; nella recente campagna le ricerche hanno interessato i settori più meridionali dell’area, dove sono state rimosse 20 sepolture. La necropoli copre una superficie di 550 metri quadrati; è caratterizzata dalla presenza di uno strato a matrice limo-argillosa e da discontinui affioramenti di calcare marnoso, dislocati lungo le fasce laterali dove è disposto il maggior numero di sepolture. Ogni cinerario risulta deposto all’interno di una piccola cavità praticata nel terreno argilloso o ricavata asportando ciottoli e scaglie dall’affioramento di calcare. Le buche scavate nell’argilla hanno forma circolare o ovale, pareti inclinate con profilo leggermente concavo, fondo generalmente piatto; quelle ricavate asportando elementi di calcare presentano forma circolare e ridotta larghezza tanto che, in molti casi, i cinerari appaiono perfettamente incastrati tra le pareti verticali, il fondo risulta spesso livellato dall’inserimento volontario di un ciottolo appiattito. I riempimenti delle fosse di deposizione sono costituiti da uno strato a matrice argillosa con screziature grigie. All’interno sono presenti granuli di limonite, inclusi litici di piccole dimensioni, cristalli di quarzo e, in alcuni casi, schegge di diaspro e selce. I cinerari, rinvenuti in stato frammentario per la compressione dei mezzi meccanici, conservano forma e posizione originale perché tenuti insieme dal terreno. Le forme sono biconiche, con carena arrotondata, e generalmente monoansate. Molti esemplari hanno superfici ampiamente decorate con motivi a fasci di solcature parallele delimitate da punti impressi, solcature semicircolari, piccoli cerchi concentrici formanti motivi a “sole”, impressioni a falsa cordicella. Le ciotole di copertura ricostruibili sono a profilo convesso e monoansate; si sono conservati solo due grossi frammenti di fondo piatto uno dei quali presenta un motivo decorativo a fasci di linee parallele formanti una croce delimitata da cerchi concentrici. I riempimenti dei cinerari sono caratterizzati da un sedimento a matrice limosa che copre una concentrazione di ossa calcinate aderenti al fondo del vaso. In un cinerario è stata ritrovata in stato frammentario una fibula ad arco serpeggiante con staffa a spirale. L’osservazione preliminare dei materiali rinvenuti nella campagna 2012 sembra confermare la datazione proposta in seguito alla prima campagna di scavo. Il contesto, per il momento, appare riferibile ad un unico orizzonte culturale collocabile cronologicamente tra la fine dell’Età del Bronzo e l’inizio dell’età del Ferro (fine del II° - inizio I° millennio a.C.).
  • AIAC_3336 - Buca dei Pipistrelli - 2013
    La Buca dei Pipistrelli fu individuata nella prima metà degli anni ’60 del secolo scorso dal prof. Alfio Gianninoni, membro del Gruppo Speleologico Maremmano, che vi raccolse elementi di industria litica (tipologicamente ascrivibili al Paleolitico medio e superiore), frammenti ceramici, una discreta quantità di resti faunistici (in buona parte di epoca pleistocenica) e pochi reperti umani, tra i quali un osso parietale sinistro e una grossa porzione di osso frontale, attribuiti all’Età del Bronzo. Dopo una visita al sito e un esame preliminare del materiale rinvenuto durante i sopralluoghi degli anni ’60, si è ritenuto opportuno che il Comune di Campagnatico richiedesse la concessione per poter effettuare nuove ricerche. L’intervento di scavo, finalizzato a verificare l’effettiva presenza di un deposito di interesse archeologico all’interno della cavità e ad iniziarne l’esplorazione scientifica, ha avuto luogo dal 4 al 24 del mese di luglio e ha visto la partecipazione attiva di laureati e laureandi in Archeologia preistorica delle Università degli Studi di Firenze, di Sassari e di Milano. Dopo aver predisposto l’area di scavo è stato aperto un saggio immediatamente all’ingresso della cavità, che ha interessato, in toto o parzialmente, 13 quadrati (Q 4-5-6-7 e R, S, T 5-6-7). Nei quadrati Q6 e R6, sotto l’humus, è comparsa quasi immediatamente una concrezione stalagmitica di discreta potenza. In tutti gli altri settori del saggio, al di sotto dell’humus superficiale, è stato individuato un sedimento sabbioso di colore giallastro, sprovvisto di scheletro, di spessore variabile tra i 10 e i 15 cm; nell’area più prossima alla parete est dell’ingresso, da dove si accede alla cavità, sono stati rilevati alcuni accumuli di pietre che riempivano delle buche, risultato di attività clandestina di scasso. Sia dall’humus superficiale che dal sottostante strato giallastro sono emersi resti animali ed un solo frammento di ceramica, tutti di età moderna. Sotto lo strato giallastro è comparso un sedimento più compatto, di colore rossastro, argilloso, che appare inclinato verso nord. In questo sedimento, al limite fra i quadrati S5 e S6, a quota -95, è affiorato un mucchietto scomposto formato da alcuni denti e diverse ossa umane. Procedendo nei lavori, l’accumulo di ossa e denti è divenuto più consistente: alle ossa umane si sono aggiunti elementi animali e una lamella in ossidiana rotta ab antiquo. Dopo pochi centimetri ancora, intorno a quota -110, insieme a altre ossa, sono venute alla luce alcune piccole pietre e un vaso a fiasco a corpo lenticolare. Il vaso poggiava quasi direttamente sulla roccia, in un piccolo avvallamento naturale, appena accennato. A partire da quota – 200, nei quadrati R e S6 la roccia/concrezione già notata all’inizio dei lavori, ha cominciato ad aumentare in estensione e al termine dei lavori occupava anche gran parte dei quadrati R5, S5-6-7. Alla profondità di -290 si è interrotto lo scavo di questa campagna. La specifica morfologia del reperto ceramico rinvenuto suggerisce un inquadramento culturale del deposito nell’ambito dell’Eneolitico e di conseguenza il sito di Buca dei Pipistrelli costituisce il primo documento ascrivibile a tale periodo nell’area del Comune di Campagnatico.
  • AIAC_3336 - Buca dei Pipistrelli - 2015
    La terza campagna di scavo nel sito di Buca dei Pipistrelli ha avuto luogo dal 13 al 31 luglio 2015 con la partecipazione di laureati e laureandi in archeologia preistorica e archeologia orientale dell’Università degli Studi di Firenze e di membri della Società Naturalistica Speleologica Maremmana e dell’Associazione Arké di Grosseto. Con questa campagna si intendeva proseguire ed ampliare lo scavo della porzione più interna del sedimento archeologico al fine di controllare se anche in quella zona fossero presenti tracce di frequentazione umana, così come era stato riscontrato in prossimità dell’ingresso della cavità. Dopo le attività propedeutiche di routine (verifica dell’assenza di danni al deposito antropico; rimozione della copertura collocata al termine dell’intervento dell’anno passato; ampliamento del reticolo di riferimento) sono iniziati gli scavi nel settore del deposito che procede verso la parte più interna della grotta (quadrati P3, P4 e P5 e, successivamente, P6, Q2 e Q3). In seguito sono proseguite le ricerche anche nelle aree poste al centro (quadrato T5), a ponente (quadrati U5, U6, U7) e a nord (quadrati T6, T7, T8) dell’attuale ambiente di accesso della cavità. Infine è stata rimossa una parte del quadrato S3 per un evidente rischio di frana causato dell’azione di grosse radici presenti nel terreno. Nel complesso, durante la campagna 2015, sono risultati interessati dalle ricerche 14 quadrati. La ricerca nel settore orientale del deposito, iniziata a partire da quota -160 rispetto al livello di riferimento, ha messo in evidenza una situazione stratigrafica che, sotto il livello di humus superficiale, spesso circa 20 cm., intorno a quota -180 presenta direttamente il sedimento argilloso di colore rossastro che in molte altre zone della grotta è preceduto da uno strato giallastro sabbioso, con presenza di buche. Dall’humus superficiale sono emersi esclusivamente residui di frequentazione ed elementi faunistici di età moderna e contemporanea, mentre dal sedimento rossastro provengono abbondanti reperti faunistici pleistocenici. Parte del volume dei quadrati P4, P6 e P6 è risultato essere compromesso dalla presenza di molte tane di istrice che si estendono fino a quota – 285, profondità intorno a cui si rileva la comparsa di un terreno chiaro, più sabbioso e privo di pietre. Nel quadrato P4, a quota -271, è stata rinvenuta una piccola scheggia di diaspro, mentre in P3, a quota -299, sono stati mesi in luce alcuni coproliti di iena. Nel settore P del reticolato di riferimento il deposito prosegue, a partire da quota -300, con un sedimento sabbioso, piuttosto fine, di colore prima giallo-brillante poi più spento che, come era già stato verificato durante la scorsa campagna nella striscia Q, preannuncia la base naturale della cavità. Nella porzione P del deposito lo scavo si è interrotto ad una profondità massima di -310, quando la superficie dei quadrati è risultata essere occupata in gran parte dalla roccia di base. Nei quadrati Q2 e Q3, ove si ripete il contesto stratigrafico del settore P, è da segnalare il ritrovamento di diversi coproliti di iena intorno a quota -300, in un’area limitrofa agli altri simili ritrovamenti avvenuti in P3. In seguito al riscontro della presenza di alcune ossa umane visibili nella sezione, si è proceduto all’indagine delle residue porzioni di deposito presenti in U5 e U6, quadrati nei quali lo scavo, avviato da quota – 155, è terminato a quota -290. Contemporaneamente è stata effettuata anche la ripulitura del quadrato U7 interessato per tutta la sua estensione dalla presenza di una tana, prima di arrivare alla roccia di base. Infine, l’indagine è proseguita nel settore nord del deposito dove gran parte del sedimento antropico è apparso ancora una volta compromesso dall’azione di scavo degli animali. Dal deposito di questo settore (quadrati T6, T7, T8) in cui, intorno a quota -280, i lavori hanno raggiunto la roccia di base, provengono rari reperti di origine umana, indubbiamente pertinenti ad individui della piccola necropoli eneolitica individuata durante la campagna di scavo 2013. Con questo intervento, che ha consentito di raggiungere la base naturale della cavità in un’ampia parte dell’ambiente di accesso, è stato deciso di interrompere le ricerche nel sito che sembra non poter restituire, almeno per il momento, ulteriori testimonianze archeologiche. Per questo motivo, al termine dei lavori, dopo aver provveduto a proteggere e delimitare l’area interessata dallo scavo con un retino plastico traspirante, il livello di riempimento della cavità, di facile accesso dalla strada carrozzabile, è stato colmato con materiale inerte fino ad una quota che non costituisse pericolo per coloro che dovessero cercare di penetrare nell’anfratto. In conclusione, l’intervento archeologico attuato a Buca dei Pipistrelli ha messo in evidenza la presenza di faune pleistoceniche nella parte basale del sedimento, mentre nei livelli superiori, è attestata una frequentazione umana, avvenuta durante l’Eneolitico e testimoniata dalla presenza di una piccola necropoli e di “focolari” probabilmente da mettere in relazione con essa. Sarà molto interessante conoscere i risultati delle datazioni attinenti ai coproliti di iena che ci permetteranno di determinare l’epoca relativa alla prima frequentazione della grotta e quelle concernenti i reperti della necropoli che ci indicheranno con precisione il periodo in cui Buca dei Pipistrelli venne utilizzata dagli uomini dell’età del Rame per lo svolgimento delle loro pratiche funerarie. Anche per il 2015, l’Ufficio Usi Civici di Montorsaio ha sostenuto in maniera sostanziale lo svolgimento dell’attività di scavo fornendo un contributo finanziario e garantendo l’ospitalità per tutti i partecipanti ai lavori.