- Item
- AIAC_3025
- Name
- Grotta della Ciota Ciara
- Date Range
- 60000 BC – 1
- Monuments
- Settlement
Seasons
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AIAC_3025 - Grotta della Ciota Ciara - 2012Le indagini archeologiche nella Grotta della Ciota Ciara sono state riprese nel 2009 ad opera dell’Università degli Studi di Ferrara in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte. Precedentemente, gli scavi furono condotti dal Prof. Fedele (Istituto di Antropologia dell’università di Torino) dal dott. Isetti e dal dott. Strobino, nonché dalla Soprintenza del Piemonte. I dati emersi dalla ripresa degli scavi hanno permesso di fare una prima ricostruzione dell’ambiente naturale e delle strategie di sussistenza adottate da _Homo neanderthalensis_ nel corso del Pleistocene medio. Un’analisi preliminare dei materiali rinvenuti durante lo scavo e, in particolare, una prima visione della microfauna, che risulta essere particolarmente ricca e ben differenziata, lasciano pensare a un’attribuzione cronologica dei livelli atriali della Ciota Ciara al Würm antico (80.000 -60.000 BP; MIS 5). Per quel che riguarda la macrofauna, il 90% circa dei resti determinabili rinvenuti sono da attribuirsi a _Ursus spelaeus_, ma sono altresì stati rinvenuti alcuni resti attribuibili a: _Sus scrofa_, _Ungulata_ e _Rupicapra_. Le industrie litiche rinvenute sono state ottenute su materie prime locali quali la selce e, soprattutto, il quarzo. Le aree di approvvigionamento non superano i 2-3 Km in linea d’aria, ad attestare come l’occupazione della grotta sia altresì dovuta alla presenza di materia prime oltre che al fatto di essere collocata all’incrocio di differenti biotopi. I metodi di scheggiatura utilizzati hanno una forte componente opportunistica e prevalgono il metodo S.S.D.A (opportunista) e quello discoide, da segnalare anche la presenza di un débitage Levallois su quarzo (sia di tipo ricorrente centripeto che a scheggia preferenziale). Gli strumenti ritoccati, sebbene costituiscano una piccolissima parte dell’insieme litico, sono essenzialmente costituiti da raschiatoi e, in minor misura, denticolati. L’ottima conservazione delle paleosuperfici lasciano ipotizzare che la grotta sia stata occupata, probabilmente durante i medi più caldi, per periodi piuttosto brevi sebbene le catene operative risultino complete per tutti i metodi di scheggiatura.
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AIAC_3025 - Grotta della Ciota Ciara - 2013Le indagini archeologiche nella Grotta della Ciota Ciara sono state riprese nel 2009 ad opera dell’Università degli Studi di Ferrara in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte. Precedentemente, gli scavi furono condotti dal Prof. Fedele (Istituto di Antropologia dell’università di Torino) dal dott. Isetti e dal dott. Strobino, nonché dalla Soprintenza del Piemonte. I dati emersi dalla ripresa degli scavi hanno permesso di fare una prima ricostruzione dell’ambiente naturale e delle strategie di sussistenza adottate da _Homo neanderthalensis_ nel corso del Pleistocene medio. L’analisi dei resti faunistici (sia micro che macro), che risultano essere particolarmente ricchi e ben differenziati, lasciano pensare un’attribuzione cronologica dei livelli atriali della Ciota Ciara al Würm antico (80.000 -60.000 BP; MIS 5). Per quel che riguarda la macrofauna, il 90% circa dei resti determinabili rinvenuti sono da attribuirsi a _Ursus spelaeus_, ma sono altresì stati rinvenuti alcuni resti attribuibili a: _Sus scrofa_, _Ungulata_ e _Rupicapra_. Le industrie litiche rinvenute sono state ottenute su materie prime locali quali la selce e, soprattutto, il quarzo. Le aree di approvvigionamento non superano i 2-3 Km in linea d’aria, ad attestare come l’occupazione della grotta sia altresì dovuta alla presenza di materia prime oltre che al fatto di essere collocata all’incrocio di differenti biotopi. I metodi di scheggiatura utilizzati hanno una forte componente opportunistica e prevalgono il metodo S.S.D.A (opportunista) e quello discoide, da segnalare anche la presenza di un _débitage Levallois_ su quarzo (sia di tipo ricorrente centripeto che a scheggia preferenziale). Gli strumenti ritoccati, sebbene costituiscano una piccolissima parte dell’insieme litico, sono essenzialmente costituiti da raschiatoi e, in minor misura, denticolati. L’ottima conservazione delle paleo superfici lascia ipotizzare che la grotta sia stata occupata, probabilmente durante i medi più caldi, per periodi piuttosto brevi sebbene le catene operative risultino complete per tutti i metodi di scheggiatura. -
AIAC_3025 - Grotta della Ciota Ciara - 2014Le indagini archeologiche nella Grotta della Ciota Ciara sono state riprese nel 2009 ad opera dell’Università degli Studi di Ferrara in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte. Precedentemente, gli scavi furono condotti dal Prof. Fedele (Istituto di Antropologia dell’università di Torino) dal dott. Isetti e dal dott. Strobino, nonché dalla Soprintenza del Piemonte. I dati emersi dalla ripresa degli scavi hanno permesso di fare una prima ricostruzione dell’ambiente naturale e delle strategie di sussistenza adottate da _Homo neanderthalensis_ nel corso del Pleistocene medio. L’analisi dei resti faunistici (sia micro che macro), che risultano essere particolarmente ricchi e ben differenziati, lasciano pensare un’attribuzione cronologica dei livelli atriali della Ciota Ciara al MIS 5 (80.000 -60.000 BP). Per quel che riguarda la macrofauna, il 90% circa dei resti determinabili rinvenuti sono da attribuirsi a _Ursus spelaeus_ , ma sono altresì stati rinvenuti alcuni resti attribuibili a: _Sus scrofa_ , _Ungulata_ e _Rupicapra_. Le specie di erbivori diventano sempre più importanti scendendo nella stratigrafia, ad attestare un’ occupazione sempre più intensa e duratura della grotta Le industrie litiche rinvenute sono state ottenute su materie prime locali quali la selce e, soprattutto, il quarzo. Le aree di approvvigionamento non superano i 2-3 Km in linea d’aria, ad attestare come l’occupazione della grotta sia altresì dovuta alla presenza di materia prime oltre che al fatto di essere collocata all’incrocio di differenti biotopi. I metodi di scheggiatura utilizzati hanno una forte componente opportunistica e prevalgono il metodo S.S.D.A (opportunista) e quello discoide, da segnalare anche la presenza di un débitage Levallois su quarzo (sia di tipo ricorrente centripeto che a scheggia preferenziale). Gli strumenti ritoccati, sebbene costituiscano una piccolissima parte dell’insieme litico, sono essenzialmente costituiti da raschiatoi e, in minor misura, denticolati. L’ottima conservazione delle paleo superfici lascia ipotizzare che la grotta sia stata occupata, probabilmente durante i mesi più caldi, per periodi più o meno brevi a seconda dell’Unità Stratigrafica.
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AIAC_3025 - Grotta della Ciota Ciara - 2015Le indagini archeologiche nella Grotta della Ciota Ciara sono state riprese nel 2009 ad opera dell’Università degli Studi di Ferrara in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte. Precedentemente, gli scavi furono condotti dal Prof. Fedele (Istituto di Antropologia dell’università di Torino) dal dott. Isetti e dal dott. Strobino, nonché dalla Soprintenza del Piemonte. I dati emersi dalla ripresa degli scavi hanno permesso di fare una prima ricostruzione dell’ambiente naturale e delle strategie di sussistenza adottate da Homo neanderthalensis nel corso del Pleistocene medio. L’analisi dei resti faunistici (sia micro che macro), che risultano essere particolarmente ricchi e ben differenziati, lasciano pensare un’attribuzione cronologica dei livelli atriali della Ciota Ciara al MIS 5 (80.000 -60.000 BP). Per quel che riguarda la macrofauna, l’80% circa dei resti determinabili rinvenuti sono da attribuirsi a _Ursus_ _spelaeus_ , ma sono altresì stati rinvenuti alcuni resti attribuibili a: _Sus_ _scrofa_ , _Ungulata_ e _Rupicapra_. Le specie di erbivori diventano sempre più importanti scendendo nella stratigrafia, ad attestare un’ occupazione sempre più intensa e duratura della grotta. I livelli basali, invece, attestano un’occupazione sporadica probabilmente legata ad attività di caccia. Le industrie litiche rinvenute sono state ottenute su materie prime locali quali la selce e, soprattutto, il quarzo. Le aree di approvvigionamento non superano i 2-3 Km in linea d’aria, ad attestare come l’occupazione della grotta sia altresì dovuta alla presenza di materia prime oltre che al fatto di essere collocata all’incrocio di differenti biotopi. I metodi di scheggiatura utilizzati hanno una forte componente opportunistica e prevalgono il metodo S.S.D.A (opportunista) e quello discoide, da segnalare anche la presenza di un débitage Levallois su quarzo (sia di tipo ricorrente centripeto che a scheggia preferenziale). Gli strumenti ritoccati, sebbene costituiscano una piccolissima parte dell’insieme litico, sono essenzialmente costituiti da raschiatoi e, in minor misura, denticolati. L’ottima conservazione delle paleo superfici lascia ipotizzare che la grotta sia stata occupata, probabilmente durante i mesi più caldi, per periodi più o meno brevi a seconda dell’Unità Stratigrafica.
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AIAC_3025 - Grotta della Ciota Ciara - 2016Le indagini archeologiche nella Grotta della Ciota Ciara sono state riprese nel 2009 ad opera dell’Università degli Studi di Ferrara in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia del Piemonte. Precedentemente, gli scavi furono condotti dal Prof. Fedele (Istituto di Antropologia dell’università di Torino) dal dott. Isetti e dal dott. Strobino, nonché dalla Soprintenza del Piemonte. I dati emersi dalla ripresa degli scavi hanno permesso di fare una dettagliata ricostruzione dell’ambiente naturale e delle strategie di sussistenza adottate dall’uomo preistorico nel corso del Pleistocene medio. L’analisi dei resti faunistici (sia micro che macro), che risultano essere particolarmente ricchi e ben differenziati, lasciano pensare un’attribuzione cronologica dei livelli atriali della Ciota Ciara al MIS 5. Per quel che riguarda la macrofauna, l’80% circa dei resti determinabili rinvenuti sono da attribuirsi a _Ursus spelaeus_, ma sono altresì stati rinvenuti alcuni resti attribuibili a: _Sus scrofa_, _Ungulata_ e _Rupicapra_. Le specie di erbivori diventano sempre più importanti scendendo nella stratigrafia, ad attestare un’occupazione sempre più intensa e duratura della grotta. I livelli basali, invece, attestano un’occupazione sporadica probabilmente legata ad attività di caccia. Su alcuni resti di carnivori (soprattutto _Ursus spelaeus_ ) sono state rinvenute delle tracce di macellazione riconducibili sia ad uno sfruttamento per scopi alimentari che al recupero delle pellicce. Le industrie litiche rinvenute sono state ottenute su materie prime locali quali la selce e, soprattutto, il quarzo. Le aree di approvvigionamento non superano i 2-3 Km in linea d’aria, ad attestare come l’occupazione della grotta sia altresì dovuta alla presenza di materia prime oltre che al fatto di essere collocata all’incrocio di differenti biotopi. I metodi di scheggiatura utilizzati hanno una forte componente opportunistica e prevalgono il metodo S.S.D.A (opportunista) e quello discoide, da segnalare anche la presenza di un _débitage Levallois_ su quarzo (sia di tipo ricorrente centripeto che a scheggia preferenziale). Gli strumenti ritoccati, sebbene costituiscano una piccolissima parte dell’insieme litico, sono essenzialmente costituiti da raschiatoi e, in minor misura, denticolati. L’ottima conservazione delle paleo superfici lascia ipotizzare che la grotta sia stata occupata, probabilmente durante i mesi più caldi, per periodi più o meno brevi a seconda dell’Unità Stratigrafica
Media
- Images
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Fig.1 Attività di scavo presso la zona atriale della grotta della Ciota Ciara (Foto E. Ghelma).jpg
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Fig.2 attività di catalogazione, restauro e pulitura dei materiali proveneinti dalla Grotta della Ciota Ciara (Foto E. Ghelma).jpg
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Fig. 3 scheggia in Quarzo proveneinte dalla Grotta della Ciota Ciara (Foto M. Obradovic).JPG
- Name
- Grotta della Ciota Ciara
- Year
- 2012
- Summary
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it
Le indagini archeologiche nella Grotta della Ciota Ciara sono state riprese nel 2009 ad opera dell’Università degli Studi di Ferrara in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte. Precedentemente, gli scavi furono condotti dal Prof. Fedele (Istituto di Antropologia dell’università di Torino) dal dott. Isetti e dal dott. Strobino, nonché dalla Soprintenza del Piemonte.
I dati emersi dalla ripresa degli scavi hanno permesso di fare una prima ricostruzione dell’ambiente naturale e delle strategie di sussistenza adottate da _Homo neanderthalensis_ nel corso del Pleistocene medio.
Un’analisi preliminare dei materiali rinvenuti durante lo scavo e, in particolare, una prima visione della microfauna, che risulta essere particolarmente ricca e ben differenziata, lasciano pensare a un’attribuzione cronologica dei livelli atriali della Ciota Ciara al Würm antico (80.000 -60.000 BP; MIS 5). Per quel che riguarda la macrofauna, il 90% circa dei resti determinabili rinvenuti sono da attribuirsi a _Ursus spelaeus_, ma sono altresì stati rinvenuti alcuni resti attribuibili a: _Sus scrofa_, _Ungulata_ e _Rupicapra_.
Le industrie litiche rinvenute sono state ottenute su materie prime locali quali la selce e, soprattutto, il quarzo. Le aree di approvvigionamento non superano i 2-3 Km in linea d’aria, ad attestare come l’occupazione della grotta sia altresì dovuta alla presenza di materia prime oltre che al fatto di essere collocata all’incrocio di differenti biotopi.
I metodi di scheggiatura utilizzati hanno una forte componente opportunistica e prevalgono il metodo S.S.D.A (opportunista) e quello discoide, da segnalare anche la presenza di un débitage Levallois su quarzo (sia di tipo ricorrente centripeto che a scheggia preferenziale). Gli strumenti ritoccati, sebbene costituiscano una piccolissima parte dell’insieme litico, sono essenzialmente costituiti da raschiatoi e, in minor misura, denticolati.
L’ottima conservazione delle paleosuperfici lasciano ipotizzare che la grotta sia stata occupata, probabilmente durante i medi più caldi, per periodi piuttosto brevi sebbene le catene operative risultino complete per tutti i metodi di scheggiatura. -
en
In 2009, the University of Ferrara in collaboration with the Superintendency of Piemonte renewed excavations in the Grotta della Ciota Ciara. Preceding excavations had been carried out by Turin University’s Institute of Anthropology.
The excavation data permitted a first reconstruction of the natural environment and the subsistence strategies adopted by _Homo neanderthalensis_ during the middle Pleistocene period.
A preliminary analysis of the finds, in particular, a first look at the abundant and varied micro-fauna, suggests the attribution of the atrium levels of the Ciota Ciara grotto to the early Würm period (80.000 -60.000 BP; MIS 5). As regards the macro-fauna, about 90% of the identifiable remains belonged to _Ursus spelaeus_, but remains of _Sus scrofa_, _Ungulata_ and _Rupicapra_ were also recovered.
The lithic industry used local raw materials, mainly quartz but also flint. The supply areas were no more than 2-3 km “as the crow flies” from the grotto, and shows that its occupation was linked to the presence of raw materials as well to its being situated at the crossroads of different ecological zones.
The flaking methods were largely opportunistic or discoidal. Levallois _débitage_ on quartz was also present (both of the recurrent centripetal type and preferential flake type). There was a small quantity of retouched tools in the lithic assemblage, mainly scrapers, and some denticulates.
The very well-preserved paleo-surfaces suggest that the grotto was probably occupied during the warmer Medians, for rather short periods, although the production chains were complete for all the flaking methods. - Summary Author
- Marta Arzarello
- Research Body
- Università degli Studi di Ferrara
- Funding Body
- Comune di Borgosesia
Media
- Name
- Grotta della Ciota Ciara
- Year
- 2013
- Summary
-
it
Le indagini archeologiche nella Grotta della Ciota Ciara sono state riprese nel 2009 ad opera dell’Università degli Studi di Ferrara in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte.
Precedentemente, gli scavi furono condotti dal Prof. Fedele (Istituto di Antropologia dell’università di Torino) dal dott. Isetti e dal dott. Strobino, nonché dalla Soprintenza del Piemonte.
I dati emersi dalla ripresa degli scavi hanno permesso di fare una prima ricostruzione dell’ambiente naturale e delle strategie di sussistenza adottate da _Homo neanderthalensis_ nel corso del Pleistocene medio.
L’analisi dei resti faunistici (sia micro che macro), che risultano essere particolarmente ricchi e ben differenziati, lasciano pensare un’attribuzione cronologica dei livelli atriali della Ciota Ciara al Würm antico (80.000 -60.000 BP; MIS 5).
Per quel che riguarda la macrofauna, il 90% circa dei resti determinabili rinvenuti sono da attribuirsi a _Ursus spelaeus_, ma sono altresì stati rinvenuti alcuni resti attribuibili a: _Sus scrofa_, _Ungulata_ e _Rupicapra_.
Le industrie litiche rinvenute sono state ottenute su materie prime locali quali la selce e, soprattutto, il quarzo.
Le aree di approvvigionamento non superano i 2-3 Km in linea d’aria, ad attestare come l’occupazione della grotta sia altresì dovuta alla presenza di materia prime oltre che al fatto di essere collocata all’incrocio di differenti biotopi.
I metodi di scheggiatura utilizzati hanno una forte componente opportunistica e prevalgono il metodo S.S.D.A (opportunista) e quello discoide, da segnalare anche la presenza di un _débitage Levallois_ su quarzo (sia di tipo ricorrente centripeto che a scheggia preferenziale). Gli strumenti ritoccati, sebbene costituiscano una piccolissima parte dell’insieme litico, sono essenzialmente costituiti da raschiatoi e, in minor misura, denticolati.
L’ottima conservazione delle paleo superfici lascia ipotizzare che la grotta sia stata occupata, probabilmente durante i medi più caldi, per periodi piuttosto brevi sebbene le catene operative risultino complete per tutti i metodi di scheggiatura. -
en
In 2009, the University of Ferrara reopened excavations in the Grotta della Ciota Ciara. Excavations had previously been conducted by Prof. Fedele (University of Turin Institute of Anthropology), Dr. Isetti and Dr. Strobino, and the Superintendency of Piemonte.
Based on the new data, a first reconstruction has been made of the natural environment and subsistence strategies adopted by _Homo neanderthalensis_ during the Middle Pleistocene period.
The analysis of the rich and diverse assemblage of faunal remains (micro and macro) suggests that the atrium levels of the Ciota Ciara date to the early Würm period (80.000 -60.000 BP; MIS 5).
About 90% of the macro-faunal remains were attributable to _Ursus spelaeus_, other renìmians included _Sus scrofa_, _Ungulata_, and _Rupicapra_. The lithic industry was worked from local raw materials, mainly quartz, and some flint. The supply areas were no more than 2-3 km away (as the crow flies) and this attests that the cavern was occupied due to the presence of raw materials as well as being situated at the crossroads between different biotypes.
The flaking methods used had a strong opportunistic element and the S.S.D.A. (surfaces of alternate débitage) and discoid methods are prevalent. A Levallois débitage was also present on quartz (both of repeated centripetal and preferential flake types). The retouched tools, although constituting a very small part of the lithic assemblage, are essentially scrapers, and a smaller number of toothed implements.
The very well-preserved paleo-surfaces suggest that the cavern was probably occupied during the warmest periods, for rather short lengths of time, although the production lines resulted as complete for all the flaking methods. - Summary Author
- Marta Arzarello
- Research Body
- Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie
- Università degli Studi di Ferrara
- Funding Body
- Comune di Borgosesia
Media
- Name
- Grotta della Ciota Ciara
- Year
- 2014
- Summary
-
it
Le indagini archeologiche nella Grotta della Ciota Ciara sono state riprese nel 2009 ad opera dell’Università degli Studi di Ferrara in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte. Precedentemente, gli scavi furono condotti dal Prof. Fedele (Istituto di Antropologia dell’università di Torino) dal dott. Isetti e dal dott. Strobino, nonché dalla Soprintenza del Piemonte.
I dati emersi dalla ripresa degli scavi hanno permesso di fare una prima ricostruzione dell’ambiente naturale e delle strategie di sussistenza adottate da _Homo neanderthalensis_ nel corso del Pleistocene medio.
L’analisi dei resti faunistici (sia micro che macro), che risultano essere particolarmente ricchi e ben differenziati, lasciano pensare un’attribuzione cronologica dei livelli atriali della Ciota Ciara al MIS 5 (80.000 -60.000 BP). Per quel che riguarda la macrofauna, il 90% circa dei resti determinabili rinvenuti sono da attribuirsi a _Ursus spelaeus_ , ma sono altresì stati rinvenuti alcuni resti attribuibili a: _Sus scrofa_ , _Ungulata_ e _Rupicapra_. Le specie di erbivori diventano sempre più importanti scendendo nella stratigrafia, ad attestare un’ occupazione sempre più intensa e duratura della grotta
Le industrie litiche rinvenute sono state ottenute su materie prime locali quali la selce e, soprattutto, il quarzo. Le aree di approvvigionamento non superano i 2-3 Km in linea d’aria, ad attestare come l’occupazione della grotta sia altresì dovuta alla presenza di materia prime oltre che al fatto di essere collocata all’incrocio di differenti biotopi.
I metodi di scheggiatura utilizzati hanno una forte componente opportunistica e prevalgono il metodo S.S.D.A (opportunista) e quello discoide, da segnalare anche la presenza di un débitage Levallois su quarzo (sia di tipo ricorrente centripeto che a scheggia preferenziale). Gli strumenti ritoccati, sebbene costituiscano una piccolissima parte dell’insieme litico, sono essenzialmente costituiti da raschiatoi e, in minor misura, denticolati.
L’ottima conservazione delle paleo superfici lascia ipotizzare che la grotta sia stata occupata, probabilmente durante i mesi più caldi, per periodi più o meno brevi a seconda dell’Unità Stratigrafica. -
en
The excavations in the Grotta della Ciota Ciara were reopened by the University of Ferrara in collaboration with the Archaeological Superintendency for Piemonte in 2009. Previous excavations were conducted by Turin University.
The data that emerged from the new excavations provided the evidence for a first reconstruction of the natural environment and the subsistence strategies used by _Homo_ _neanderthalensis_ during the middle Pleistocene period.
The analyses of the abundant faunal (micro and macro) remains suggest a chronology for the atrium levels of the Ciota Ciara of MIS 5 (80,000-60,000 BP). Ninety percent of the identifiable macro faunal remains can be attributed to _Ursus_ _spelaeus_, other identified remains were attributed to _Sus_ _scrofa_, _Ungulata_ and _Rupicapra_. The herbivorous species increased in number as the stratigraphy became deeper, attesting an increasingly intense and long-lasting occupation of the cavern.
The lithic industries present were obtained from local raw materials such as flint but mainly quartz. The supply areas were all within 2-3 km “as the crow flies” from the site showing that the cavern’s occupation was also linked to the presence of raw materials as well as being situated at a crossroads between different biotypes.
The flaking methods had a strong opportunistic element and the S.S.D.A. (opportunist) and discoid methods were prevalent. Levallois débitage on quartz was also present, both of the recurring centripetal type, and of the preferential flake type. The retouched tools only constituted a very small part of the lithic assemblage and were mainly scrapers plus a smaller number of serrated implements.
The well-preserved paleo-surface suggests that the cavern was probably occupied during the warmer periods of the year, for more or less short periods, depending on the straigraphic unit. - Summary Author
- Marta Arzarello
Media
- Name
- Grotta della Ciota Ciara
- Year
- 2015
- Summary
-
it
Le indagini archeologiche nella Grotta della Ciota Ciara sono state riprese nel 2009 ad opera dell’Università degli Studi di Ferrara in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte. Precedentemente, gli scavi furono condotti dal Prof. Fedele (Istituto di Antropologia dell’università di Torino) dal dott. Isetti e dal dott. Strobino, nonché dalla Soprintenza del Piemonte.
I dati emersi dalla ripresa degli scavi hanno permesso di fare una prima ricostruzione dell’ambiente naturale e delle strategie di sussistenza adottate da Homo neanderthalensis nel corso del Pleistocene medio.
L’analisi dei resti faunistici (sia micro che macro), che risultano essere particolarmente ricchi e ben differenziati, lasciano pensare un’attribuzione cronologica dei livelli atriali della Ciota Ciara al MIS 5 (80.000 -60.000 BP). Per quel che riguarda la macrofauna, l’80% circa dei resti determinabili rinvenuti sono da attribuirsi a _Ursus_ _spelaeus_ , ma sono altresì stati rinvenuti alcuni resti attribuibili a: _Sus_ _scrofa_ , _Ungulata_ e _Rupicapra_. Le specie di erbivori diventano sempre più importanti scendendo nella stratigrafia, ad attestare un’ occupazione sempre più intensa e duratura della grotta. I livelli basali, invece, attestano un’occupazione sporadica probabilmente legata ad attività di caccia.
Le industrie litiche rinvenute sono state ottenute su materie prime locali quali la selce e, soprattutto, il quarzo. Le aree di approvvigionamento non superano i 2-3 Km in linea d’aria, ad attestare come l’occupazione della grotta sia altresì dovuta alla presenza di materia prime oltre che al fatto di essere collocata all’incrocio di differenti biotopi.
I metodi di scheggiatura utilizzati hanno una forte componente opportunistica e prevalgono il metodo S.S.D.A (opportunista) e quello discoide, da segnalare anche la presenza di un débitage Levallois su quarzo (sia di tipo ricorrente centripeto che a scheggia preferenziale). Gli strumenti ritoccati, sebbene costituiscano una piccolissima parte dell’insieme litico, sono essenzialmente costituiti da raschiatoi e, in minor misura, denticolati.
L’ottima conservazione delle paleo superfici lascia ipotizzare che la grotta sia stata occupata, probabilmente durante i mesi più caldi, per periodi più o meno brevi a seconda dell’Unità Stratigrafica. -
en
The University of Ferrara, in collaboration with the Archaeological Superintendency for Piemonte, renewed excavations in the Grotta della Ciota Ciara in 2009. Previous excavations had been carried out by Prof. Fedele (Institute of Anthropology, Turin), Dr. Isetti, Dr. Strobino and the Superintendency.
The new excavations uncovered enough evidence for a reconstruction of the natural environment and the subsistence strategies employed by _Homo_ _neanderthalensis_ during the middle Pleistocene period.
Analyses of the faunal remains (macro and micro), which were particularly abundant and varied suggest a chronology of the atrium layers of the Ciota Ciara at MIS 5 (80,000-60,000BP). About 80% of the identifiable remains can be attributed to _Ursus_ _spelaeus_, but remains of _Sus_ _scrofa_, Ungulata_ and _Rupicapra_ were also present. Lower down in the stratigraphy, the herbivore remains became more numerous, attesting an increasingly intense and enduring occupation of the cavern. On the contrary, the base levels indicated sporadic occupation probably linked to hunting activities.
The lithic artefacts were made from local raw materials such as flint and primarily quartz. The area in which materials were sourced did not extend beyond 2-3 km as the crow flies, demonstrating that the occupation of the cavern was due both to the presence of raw materials as well as its position at the crossroads between various biotypes.
The flaking methods used showed a strongly opportunistic element and the S.S.D.A. (opportunist) and discoid methods were predominant. Levallois débitage on quartz (both recurring centripetal and preferential knapping) was also present. The retouched tools formed a very small part of the lithic assemblage and were essentially constituted by scrapers and a lesser number of denticulate tools.
The very good state of preservation of the palaeo-surfaces suggests the cavern was probably occupied during the warmer months, for more or less short periods depending on the stratigraphic context. - Summary Author
- Marta Arzarello
Media
- Name
- Grotta della Ciota Ciara
- Year
- 2016
- Summary
-
it
Le indagini archeologiche nella Grotta della Ciota Ciara sono state riprese nel 2009 ad opera dell’Università degli Studi di Ferrara in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia del Piemonte. Precedentemente, gli scavi furono condotti dal Prof. Fedele (Istituto di Antropologia dell’università di Torino) dal dott. Isetti e dal dott. Strobino, nonché dalla Soprintenza del Piemonte.
I dati emersi dalla ripresa degli scavi hanno permesso di fare una dettagliata ricostruzione dell’ambiente naturale e delle strategie di sussistenza adottate dall’uomo preistorico nel corso del Pleistocene medio.
L’analisi dei resti faunistici (sia micro che macro), che risultano essere particolarmente ricchi e ben differenziati, lasciano pensare un’attribuzione cronologica dei livelli atriali della Ciota Ciara al MIS 5. Per quel che riguarda la macrofauna, l’80% circa dei resti determinabili rinvenuti sono da attribuirsi a _Ursus spelaeus_, ma sono altresì stati rinvenuti alcuni resti attribuibili a: _Sus scrofa_, _Ungulata_ e _Rupicapra_. Le specie di erbivori diventano sempre più importanti scendendo nella stratigrafia, ad attestare un’occupazione sempre più intensa e duratura della grotta. I livelli basali, invece, attestano un’occupazione sporadica probabilmente legata ad attività di caccia.
Su alcuni resti di carnivori (soprattutto _Ursus spelaeus_ ) sono state rinvenute delle tracce di macellazione riconducibili sia ad uno sfruttamento per scopi alimentari che al recupero delle pellicce.
Le industrie litiche rinvenute sono state ottenute su materie prime locali quali la selce e, soprattutto, il quarzo. Le aree di approvvigionamento non superano i 2-3 Km in linea d’aria, ad attestare come l’occupazione della grotta sia altresì dovuta alla presenza di materia prime oltre che al fatto di essere collocata all’incrocio di differenti biotopi.
I metodi di scheggiatura utilizzati hanno una forte componente opportunistica e prevalgono il metodo S.S.D.A (opportunista) e quello discoide, da segnalare anche la presenza di un _débitage Levallois_ su quarzo (sia di tipo ricorrente centripeto che a scheggia preferenziale). Gli strumenti ritoccati, sebbene costituiscano una piccolissima parte dell’insieme litico, sono essenzialmente costituiti da raschiatoi e, in minor misura, denticolati.
L’ottima conservazione delle paleo superfici lascia ipotizzare che la grotta sia stata occupata, probabilmente durante i mesi più caldi, per periodi più o meno brevi a seconda dell’Unità Stratigrafica -
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Archaeological investigations in the Ciota Ciara Cave were resumed in 2009 by the University of Ferrara in collaboration with the Piedmont Archaeological Superintendency. Previously, excavations were conducted by Prof. Fedele (Anthropology Institute of the University of Turin) by Dr. Isetti and Dr. Strobino, as well as by the Piedmont
Superintendency of Archaeology. The data that emerged from the resumption of the excavations allowed a detailed reconstruction of the natural environment and subsistence strategies adopted by prehistoric man during the Middle Pleistocene. The analysis of the faunal remains (both micro and macro), which are particularly rich and well differentiated, suggest a chronological attribution of the atrial levels of the Ciota Ciara to MIS 5. As far as the macrofauna is concerned, around 80% of the determinable remains found are attributable to Ursus spelaeus, but some remains attributable to: Sus scrofa, Ungulata and Rupicapra. The herbivore species become more and more important as one moves down the stratigraphy, attesting to an increasingly intense and lasting occupation of the cave. The basal levels, on the other hand, attest to a sporadic occupation probably linked to hunting activities.
On some carnivore remains (especially Ursus spelaeus), traces of butchery were found that can be traced back to both exploitation for food and the recovery of fur.
The lithic industries found were obtained from local raw materials such as flint and, above all, quartz. The supply areas do not exceed 2-3 km as the crow flies, attesting that the occupation of the cave is also due to the presence of raw materials as well as the fact that it is located at the crossroads of different biotopes. The chipping methods used have a strong opportunistic component, with the S.S.D.A (opportunist) and discoid method prevailing, and the presence of a Levallois débitage on quartz (both centripetal recurring and preferential chipping types) should also be noted. The retouched tools, although constituting a very small part of the lithic assemblage, are
essentially made up of scrapers and, to a lesser extent, denticulates.
The excellent preservation of the palaeo surfaces suggests that the cave was occupied, probably during the warmer months, for shorter or longer periods depending on the Stratigraphic Unit - Summary Author
- Marta Arzarello
- Funding Body
- Comune di Borgosesia
Media
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Arzarello et al. 2012M. Arzarello, S. Daffara, G. Berruti, G. Berruto, D. Bertè, C. Berto, C. Peretto, 2012. Borgosesia, Monte Fenera. L’occupazione musteriana della grotta della Ciota Ciara. Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte, 27: 331-336.
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ARZARELLO M., DAFFARA S., BERRUTI G., BERRUTO G., BERTE’ D., BERTO C., GAMBARI F.M., PERETTO C., 2012ARZARELLO M., DAFFARA S., BERRUTI G., BERRUTO G., BERTE’ D., BERTO C., GAMBARI F.M., PERETTO C., 2012. The Mousterian settlement in the Ciota Ciara Cave: the oldest evidence of Homo nenanderthalensis in Piedmont (Northern Italy). Journal of Biological Research, LXXXV-1: 71-76.
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ARZARELLO M., DAFFARA S., BERRUTI G., BERRUTO G., BERTE’ D., BERTO C., PERETTO C., 2013.ARZARELLO M., DAFFARA S., BERRUTI G., BERRUTO G., BERTE’ D., BERTO C., PERETTO C., 2013. Borgosesia, Monte Fenera. Grotta della Ciota Ciara. Nuovi dati sull’occupazione musteriana e aspetti divulgativi. Quaderni Della Soprintendenza Archeologica Del Piemonte, 28: 298-300.
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Aranaud et al. 2014ARANAUD J., ARZARELLO M., BERRUTI G., BERRUTO G., BERTE’ D., BERTO C., BUCCHERI F., CASINI A., DAFFARA S., LUZI E., LOPEZ GARCIA J.M., PERETTO C.,2014. Borgosesia, Monte Fenera. Grotta della Ciota Ciara. Nuovi dati sull’occupazione musteriana. Quaderni Della Soprintendenza Archeologica Del Piemonte,29: 204-206.
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Angelucci et al. 2015ANGELUCCI D. E., ARANAUD J., ARZARELLO M., BERRUTI G., BERRUTO G., BERTE’ D., BERTO C., BUCCHERI F., CASINI A., DAFFARA S., LUZI E., LOPEZ GARCIA J.M., PERETTO C., ZAMBALDI M., 2015 L’occupazione musteriana della grotta della Ciota Ciara, nuovi dati dalla campagna di scavo 2014. Quaderni Della Soprintendenza Archeologica Del Piemonte,30: 400-402.
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Daffara et al. 2014DAFFARA S., ARZARELLO M., BERRUTI G., BERRUTO G., BERTE’ D., BERTO C., CASINI A.I., 2014. The Mousterian lithic assemblage of the Ciota Ciara cave (Piedmont, Northern Italy): exploitation and conditioning of raw materials. Journal of Lithic Studies, 1:2, doi: doi:10.2218/jls.v1i2.1102.
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Buccheri et Al. 2016F. Buccheri, D. Bertè, G. Berruti, I. Caceres, L. Volpe, M. Arzarello, 2016. Taphonomic analysis on fossil remains from the Ciota Ciara cave (Piedmont, Italy) and new evidence of cave bear and wolf exploitation with simple quartz flakes by Neanderthal. Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia, 122(3):41–54.


