- Item
- AIAC_1035
- Name
- Acropoli – Piano del Castello
- Date Range
- 650 BC – 300
Seasons
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AIAC_1035 - Acropoli – Piano del Castello - 2001In 2001 work was undertaken in three trenches: trench P, situated in the pars postica of temple B; trench G, in the area in front of the temple; trench V in the southern excavation area. Trench P, which had already been excavated in the 1980s, was re-opened with the aim of finding, below the wall of a late medieval tower, the northeastern face of the wall which originally constituted the front of the late archaic temple and was subsequently (end of the 3rd century B.C.) incorporated into temple B as a closing wall of the cella. This hypothesis was formed on the basis of the orientation of the medieval wall which diverged from that of contemporary structures and was aligned instead with the Etruscan buildings. It was also so supported by the fact that several blocks were incorporated into the south-west face of the same wall which do not conform to medieval norms and are comparable with those in the foundations of one of the perimeter walls of the late archaic temple. The excavation identified the part of the medieval tower below which was the structure relating to one of the long sides of late archaic temple A. Excavations in trench G, in the area in front of temple B (where earlier campaigns had identified an external floor level relating to the temple and a step from the stairway), revealed a stratigraphic sequence which from the mid 3rd century B.C. went back as far as an artificial fill datable to the end of the 5th century B.C. This fill was probably part of the re-organization of the area around the late archaic temple. Trench V was situated in the area in front of a wall belonging to a service building on a north-south alignment in the southern area of the excavation. Its foundation relates to the cult pools of the 3rd century B.C. found in previous years. The deposit, situated outside the building, revealed a stratigraphy relating to layers of collapse from the structure dating to the 2nd century B.C. and relates to the construction in this part of the sanctuary of the late temple A. An external floor level dating to the end of the 3rd century B.C. was also uncovered. (MiBAC)
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AIAC_1035 - Acropoli – Piano del Castello - 2002Le indagini condotte nel 2002 sono state svolte nel saggio Z ubicato nell’area posta a sud-ovest del saggio V, con lo scopo di recuperare la stratigrafia superficiale, inerente le fasi di vita più tarde svoltesi nel santuario e in generale nell’area. Al di sotto di una serie di strutture tardo-medievali, emerge una situazione di frequentazione all’aperto databile al II d.C., sotto cui si rinvengono resti di una fornace. (MiBAC)
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AIAC_1035 - Acropoli – Piano del Castello - 2003Nel 2003 nel saggio Z l’indagine ha rivelato una grande fossa di età imperiale contenente materiale di età ellenistica, riferibile ad un’opera di livellamento e regolarizzazione del suolo nella fase di abbandono del santuario. Tale deposito, in assenza di strutture edilizie, conferma lo stato d’abbandono dell’area sacra; sotto di esso emerge la stratigrafia di età ellenistica, il cui primo livello consiste in uno strato di obliterazione che copre direttamente le rasature dei muri del saggio V. Lo strato, che contiene materiali di II sec. a.C., è da mettere in relazione con la edificazione del vicino tempio A e con la conseguente realizzazione di un piazzale. Lo scavo del saggio Y ha portato all’individuazione di un probabile lacerto di muro di temenos(?).(MiBAC)
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AIAC_1035 - Acropoli – Piano del Castello - 2004Nel 2004, oltre alla prosecuzione del lavoro entro il saggio Z, è stato aperto un nuovo saggio di collegamento tra quest’ultimo e il saggio T, esplorato nelle campagne degli anni ’90. La nuova area d’indagine, denominata J/K, è collocata in corrispondenza del saggio T, a sud-est del temenos(?). La rimozione di una colmata edilizia databile al I sec. a.C., fa emergere la rasatura di un muro che sembra chiudere il vano portato in luce, il cui piano di frequentazione è composto da matrice sabbiosa contenente materiali di III-II sec. a.C. A differenza delle precedenti campagne, nella parte nord-ovest del recinto (saggio T), dove sono venuti alla luce numerosi bothroi e fosse votive, non sono stati rinvenuti elementi analoghi: pertanto il sito doveva forse servire come una sorta di vestibolo rispetto all’area destinata alle pratiche cultuali. Al di sotto di questo livello di frequentazione emerge il livello di preparazione del pavimento e poi quello di edificazione dell’edificio. (MiBAC)
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AIAC_1035 - Acropoli – Piano del Castello - 2005Nel 2005 l’indagine ha riguardato un nuovo saggio, X, ubicato tra il muro del recinto cultuale in fase con il tempio B e quello relativo ad un altro recinto di poco più antico del precedente. Da segnalare il rinvenimento di una vasca di decantazione dell’argilla, priva del lato sud, probabilmente asportato in occasione della costruzione del muro del recinto cultuale. All’esterno di questa struttura è stato individuato un livello di frequentazione collocabile nel III sec. a.C. (MiBAC)
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AIAC_1035 - Acropoli – Piano del Castello - 2006Nella campagna 2006 il lavoro sul campo si è svolto nella zona del vano aggiunto secondariamente al recinto III. Dallo scavo è risultata definitivamente confermata la cronologia della edificazione del vano stesso, da porsi attorno alla metà del II secolo a.C. in concomitanza con l’obliterazione del recinto I, ubicato davanti alla fronte del tempio B. L’esplorazione della stratigrafia interna ha inoltre evidenziato il fatto che tale vano ebbe la funzione esclusivamente di vestibolo e non ospitò apprestamenti cultuali. L’esplorazione si è inoltre estesa alle adiacenze del recinto III dalla parte di sud-ovest, in un sito che più recentemente è risultato da includere in un quarto recinto. Il rinvenimento più notevole in questo saggio è costituito da un butto di un gruppo di oggetti metallici in giacitura disordinata. Del gruppo fanno parte due oggetti in bronzo (manico di situla e manico di infundibulum) e più numerosi oggetti in ferro, tra i quali si distinguono: una chiave, una spada munita di fodero, un fascio di pila, due punte di giavellotto. Si tratta di un rinvenimento da connettere con ogni probabilità all’episodio militare (82 a.C.) che coinvolse Volterra in occasione dello scontro tra i partigiani di Mario e quelli di Silla. E’ verosimile che in tale frangente materiali metallici appartenenti alle riserve del santuario siano state sottoposte a dispersione e saccheggio. Al di sotto del livello di giacitura appena descritto è stata rinvenuta una piccola fornace a pianta rettangolare con pareti formate da laterizi infissi nel terreno, databile nella seconda metà del II secolo a.C. Insieme ad altre analoghe strutture rinvenute nelle precedenti campagne, la piccola fornace testimonia che nell’ambito del santuario si producevano oggetti in ceramica verosimilmente ad uso dei devoti, come olle da cottura, balsamarietti, fiaccole di uso cultuale. Tutti materiali abbondantemente documentati in giacitura sia primaria che secondaria nell’ambito dell’area sacra.
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AIAC_1035 - Acropoli – Piano del Castello - 2007Lo scavo si è svolto in un sito ubicato lungo il margine sud-occidentale del pianoro dell’acropoli della città prospiciente la valle del Cecina e la costa. Scopo primario della campagna era quello di portare alla luce la planimetria di un edificio di età tardo-ellenistica (metà del II secolo a.C.), che aveva restituito negli anni 1989-1991 un vano affrescato secondo i moduli del c.d. I Stile. Ad esplorazione ultimata l’edificio si è rivelato essere un piccolo tempio ad aula rettangolare analogo per struttura al tempio A e ad esso contemporaneo, con fronte rivolta verso sud-est. Sulla parte frontale il tempietto è dotato di una scalinata di accesso parzialmente andata distrutta per una fossa di asportazione di età post-medievale. L’interno è suddiviso in due spazi: una cella chiusa affrescata accessibile solo dalla fronte e verosimilmente adibita ad ospitare il simulacro di culto di Demetra e un vano al quale era possibile accedere anche da una porta ricavata nel muro perimetrale lungo esposto verso la valle. Dal complesso dei dati relativi ai culti praticati dal santuario possiamo supporre che durante le feste annuali assimilabili alle Thesmoforie di ambito greco, il tempio ospitasse le donne iniziate ai misteri di Demetra, le quali, dopo avere pernottato all’interno dell’edificio, uscivano poi dalla porta posteriore e si avviavano in processione verso la zona dei recinti. La parete posteriore del tempio e le sue adiacenze esterne hanno rivelato alcune peculiarità struttive funzionali all’espletamento dei rituali appena descritti. Infatti la parete posteriore dell’edificio presenta un’insolita apertura dotata di un protiro a due colonne, mentre dalla porta stessa si diparte uno stradello selciato che immette nel recinto cultuale più vicino (recinto IV). Di questa via basolata sono stati messi in luce almeno due livelli sovrapposti, databili rispettivamente nel II e nel I secolo a.C., ancora a riprova della continuità della vita e dei culti tra “epoca etrusca” e “epoca romana”, che appare sempre più un tratto caratteristico di questo santuario. Da notare anche il fatto che, a livello della viuzza selciata, giacevano in notevole quantità, balsamarietti piriformi e fiaccole con tracce di usura.
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AIAC_1035 - Acropoli – Piano del Castello - 2008Nella campagna 2008 l’esplorazione si è concentrata nella zona adiacente al muro perimetrale posteriore del tempietto di Demetra, messo in luce nella campagna 2007. In questo sito è emerso un singolare apprestamento cultuale, composto di una canaletta poco profonda inclinata (una sorta di scivolo) che sbocca in un’area circolare (diametro un metro circa) lievemente abbassata e con la superficie rivestita di grossi frammenti di dolio, a costituire una sorta di filtro. Si tratta probabilmente di un torchio rituale adibito alla spremitura di prodotti vegetali (uva e simili). Il meccanismo prevedeva che i prodotti vegetali venissero pestati all’interno della canaletta e il liquido derivante dalla compressione dei prodotti stessi scivolasse verso il filtro, lasciando le scorie solide (bucce, semi ecc.). Va da sé che il liquido derivante dalla spremitura era destinato a raggiungere le divinità ctonie che abitano nel sottosuolo. Nell’area interna al recinto IV le operazioni di scavo hanno messo in luce una sequenza stratigrafica intatta dalla quale si ricavano elementi di grande importanza per la ricostruzione delle fasi più tarde, tuttora mal conosciute, della vita dell’area sacra. Al di sotto di una serie di riporti di epoca medievale è emersa una fossa di scarico relativa all’abbandono del recinto stesso e databile nel II secolo d.C. Nel riempimento di tale fossa giacevano numerosi oggetti di uso votivo e cultuale sia di età ellenistica che di età romana, tra i quali si distinguono per interesse alcune lucerne del tipo con decorazione a globetti e del tipo Firmalampen. Sul piano interpretativo questi oggetti rivestono una particolare importanza in quanto testimoniano lo svolgimento nel santuario delle processioni notturne in onore di Demetra e dunque il sostanziale perdurare dei culti di età ellenistica. Al di sotto dello strato appena descritto è emerso un livello di focolari databile in età post-sillana e anzi giacente al di sopra di una maceria derivante da un edificio crollato in occasione dei noti scontri militari dell’82 a.C., edificio da identificare con il vicino tempio di Demetra. Da aggiungere che al di sotto del livello della maceria di età sillana è stato identificato lo strato di frequentazione più antico del recinto IV, che ha rivelato una serie di apprestamenti votivi in situ.
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AIAC_1035 - Acropoli – Piano del Castello - 2009Nella campagna 2009 l’esplorazione si è svolta sia all’interno del recinto IV sia all’esterno del medesimo recinto dalla parte orientale. All’interno del recinto è stata rintracciata la prosecuzione del muro perimetrale esposto a sud, fortemente danneggiato a causa di interventi di distruzione di epoca medievale. Nell’area esterna al recinto, al di sotto di un potente livello di colmata di età post-medievale, pressoché sterile, è stato messo in luce un livello di frequentazione databile al I secolo a.C. recante materiali votivi in situ, livello parzialmente danneggiato da una grande fossa di asportazione databile al II-III secolo d.C. Nell’andamento di tale fossa di asportazione è probabilmente da leggere la struttura di un avancorpo pertinente all’ingresso monumentale all’area dei recinti. Al limite est dell’area di scavo è emersa una fossa di forma irregolare oblunga (2,60 x 0,80 m) riempita con una cospicua quantità di ossa animali (cranii interi e ossa lunghe), tra le quali si sono al momento identificati resti di pecora, maschio e femmina, resti di bue, di maiale e un femore di cane. La presenza di specie animali come la pecora e il cane, che hanno carattere decisamente infero, indica con ogni probabilità che nell’area sacra era ospitato, oltre a quello della madre Demetra, anche un culto della figlia Persefone. Al centro la fossa ospitava un pozzetto quadrangolare con pareti di lastre di pietra e coperto da un grosso frammento di antefissa di un tipo pertinente alla copertura del vicino tempietto di Demetra. Rimuovendo il frammento appena menzionato, è venuta in luce un’anforetta integra parzialmente verniciata databile nel I secolo a.C. Secondo un’interpretazione preliminare potrebbe trattarsi di un deposito di abbandono relativo all’edificio templare appena menzionato, il cui crollo abbiamo potuto datare con certezza, nelle precedenti campagne, in età sillana. Infine, al di sotto degli strati e delle strutture appena descritte, lo scavo ha messo in luce un livello di frequentazione che include una preparazione selciata databile al II secolo a.C. e interpretabile come parte di uno stradello di accesso al recinto IV. Nella zona adiacente ai recinti dalla parte ovest è stato portato in luce un livello di frequentazione con focolari alloggiati entro piccole cavità praticate nel terreno contenenti ceneri, carboni e resti ossei prevalentemente di volatili, e databili globalmente in età augustea. Il rinvenimento testimonia ancora una volta la perdurante vitalità del santuario già ampiamente attestata dalle numerose iscrizioni in lingua e alfabeto latino recuperate a più riprese nello scavo e tuttora in corso di stampa nella Rivista di epigrafia di Studi Etruschi.
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AIAC_1035 - Acropoli – Piano del Castello - 2010L’esplorazione dell’anno 2010 si è concentrata in due aree distinte, entrambe ubicate nel settore sud-orientale del santuario. Nelle adiacenze esterne al più meridionale dei recinti all’aperto dedicati al culto di Demetra (saggio R4), è stata individuata una serie di fosse cultuali di diversa tipologia, ubicate a breve distanza l’una dall’altra e praticate su un piano di frequentazione, già in parte messo in luce nella campagna 2009. Si tratta di un pozzetto circolare (diametro 83 cm) rivestito con pietre di piccole dimensioni che conteneva ossa animali di piccola taglia, residui di ceneri e carbone e pochi frammenti di un’olletta di impasto. Si tratta evidentemente di un piccolo focolare colmato, al momento dell’abbandono, con i residui delle operazioni del sacrificio di animali. Ben più articolata è risultata la stratigrafia del riempimento di una seconda fossa (dimensioni 1,50 m x 1 m), costituito anch’esso da residui di sacrifici, un chiodo di ferro e tre balsamarietti piriformi; al di sotto si trovava un livello di ossa animali combuste serie di vasi potori rovesciati attorno ad un balsamario piriforme tagliato a metà contenente ossa di piccoli animali. Sul medesimo livello di frequentazione si apriva anche il grande bothros già individuato e parzialmente scavato nella scorsa campagna e attribuito al culto di una divinità di carattere infero, verosimilmente Persefone. Procedendo all’asportazione del riempimento rimasto in situ, al di sotto di uno strato di pietre di piccola e media pezzatura, è stato rinvenuto uno strato di terra carboniosa contenente coppe a vernice nera databili verso la fine del II secolo a.C. e un frammento di matrice di terracotta architettonica. All’estremità Nord della fossa si congiungeva una struttura interpretabile come un piccolo condotto, adibito ad un rituale che prevedeva l’immissione dentro il bothros di sostanze liquide, come acqua o altro tipo di libagioni. Nel settore orientale del complesso (saggio Z1), dove durante le precedenti campagne era stata messa in luce una serie di vani di servizio con orientamento Nord-Sud, divergente rispetto a quello di tutti gli edifici sacri finora messi in luce nell’ambito dell’area sacra, si è messa in luce una porzione del crollo di un muro, pertinente all’edificio di servizio sopra citato, che sappiamo dalle precedenti campagne essere andato in disuso in concomitanza con la costruzione del tempio A. Sotto un potente strato di colmata post-medievale, è stato indagato in particolare un vano che presentava il crollo della copertura ancora in situ, come dimostra la disposizione di tegole e coppi sovrapposti addossati al muro perimetrale sopra menzionato. Proseguendo nell’esplorazione si è potuto inoltre accertare che questo sistema dei vani, datati a suo tempo alla metà del III secolo a.C., si appoggia ad un probabile edificio più antico, del quale è emerso al momento un lacerto di muro con direzione Est-Ovest e che rimane da esplorare nelle prossime campagne.
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AIAC_1035 - Acropoli – Piano del Castello - 2011L’indagine dell’anno 2011 si è svolta interamente nel quartiere occidentale del santuario. All’estremità sud-est al di sotto di un potente terrapieno di età moderna (XVIII secolo) è stata messa in luce l’originaria linea di smottamento della rupe, che ha parzialmente trascinato a valle la sistemazione dell’area antistante al tempietto di Demetra. Questa sistemazione doveva essere una struttura complessa, composta di una gradinata munita di due ali laterali, originariamente rivestita di intonaco del quale sono state rinvenute tracce. Nell’area nord-est del saggio AB è stata portata in luce una cisterna a pianta circolare rimaneggiata in età moderna (XVIII secolo) ma originariamente in fase con il tempio adiacente. Nell’opera di pulitura delle strutture si è constatato che la cisterna era stata costruita (II secolo a.C.) in posizione addossata ad un muro di terrazzamento arcaico (VII-VI a.C.), con andamento Nord-Est/Sud-Ovest. Da quanto si osserva dalla sezione, la struttura è addossata verso ovest ad un bancone di roccia regolarizzata ed è composta di grandi blocchi di forma pseudo-parallelepipeda rincalzati con lastrine più sottili e piccole schegge. La circostanza ha fatto sì che di tale muro si conservasse un breve tratto, della lunghezza di circa un metro, che dovrà essere accuratamente indagato nelle prossime campagne. Nel saggio AA, localizzato nell’area adiacente al muro perimetrale posteriore del tempio, è stato rinvenuto il muro di chiusura di un ulteriore recinto (recinto V) che rappresenta l’ultima operazione edilizia nell’ambito del quartiere. La messa in opera di questo cortile ebbe con ogni evidenza lo scopo di colmare lo spazio vuoto interposto tra il recinto IV e il tempietto di Demetra, ambedue preesistenti. All’interno del cortile, in gran parte danneggiato dall’impianto di una fabbrica medievale, è stato rinvenuto in situ uno strato con piccoli focolari caratterizzati dalla presenza costante di balsamarietti votivi e chiodi di ferro. Il quartiere occidentale del santuario dedicato ai culti di Demetra, risulta così composto da una sequenza di cinque aree recintate all’aperto, concluse verso valle da un edificio templare.
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AIAC_1035 - Acropoli – Piano del Castello - 2012I lavori di scavo si sono concentrati nel settore sud-orientale del santuario, nell’area compresa tra la fronte del tempietto della dea Demetra e i recinti all’aperto IV e V, individuati nelle ultime campagne. L’intento delle operazioni era quello di indagare le adiacenze della complessa sistemazione di vani ed edifici di culto della parte meridionale dell’area sacra, anche alla luce di alcune prospezioni con georadar, realizzate nella zona nell’estate 2012, che indicavano la presenza di probabili strutture a poca profondità rispetto al piano di calpestio. Le indagini hanno effettivamente consentito di individuare un edificio di forma quadrangolare di circa 6 metri di lato, interamente conservato sul lato nord, mentre il settore meridionale pare essere stato coinvolto in uno smottamento della pendice sud dell’acropoli, le cui tracce sono state individuate nella campagna 2011, che ha intaccato anche parte del piazzale antistante al tempietto di Demetra. Al di sotto di uno strato contenente materiali ceramici databili in epoca tardomedievale è stato individuato il crollo della copertura dell’edificio, costituita da laterizi e coppi, misto a frammenti di maiolica arcaica. Una volta asportato tale cumulo di macerie è stata riportata in luce una superificie pavimentale in cocciopesto, che riveste interamente l’interno del vano. Si tratta di un piano accuratamente sistemato a mosaico in opera tessellata con tessere di pietra travertinoide di colore chiaro, decorato al centro da un emblema quadrato, realizzato con una pietra di colore bluastro, probabilmente gabbro, che racchiude un elemento floreale con sei petali lanceolati. Al di sotto del pavimento è stato indididuato uno strato di preparazione dello spessore di circa 10 cm e composto da calce mescolata con pietre e laterizi triturati. L’analisi preliminare del tessuto musivo sembra collocarne la messa in opera nella seconda metà del II secolo a.C., cosicché l’edificio doveva essere inserito in una scenografica sistemazione a terrazze insieme all’adiacente tempietto demetriaco. Sul lato ovest dell’edificio con mosaico è stato inoltre individuato un livello di calpestio costituito da un piano di malta che si appoggia al muro perimetrale esterno del vano ed è databile, sulla base dei frammenti di ceramica a vernice nera a pasta grigia e di terra sigillata italica antica raccolti, alla prima metà del I secolo a.C. La presenza di un livello di copertura crollata di epoca basso-medievale, posto direttamente a contatto con uno strato di pavimentazione di epoca tardo-ellenistica, suggerisce l’ipotesi che l’edificio sia stato utilizzato a lungo e che abbia subito numerose risistemazioni nel corso del tempo. Presso il limite est del saggio è stato inoltre individuato un tratto di muro lungo circa due metri composto da blocchi di pietra di medie-grandi dimensioni, pertinente con ogni probabilità al temenos del santuario e che rimane da indagare ulteriormente.
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AIAC_1035 - Acropoli – Piano del Castello - 2013Il lavoro è consistito nell’esplorazione dell’area situata immediatamente a est dell’ambiente con pavimento in opera tessellata messo in luce nella campagna 2012. Dopo aver ampliato di circa sette metri il limite est del saggio ed aver asportato un livello di obliterazione di epoca tardomedievale, è stato individuato uno strato di frequentazione relativo all’edificio pavimentato, esteso su tutta l’area di scavo e caratterizzato dalla presenza di alcuni focolari. Uno di questi, posto sul margine nord-ovest del saggio, era delimitato da un circolo di pietre e ha restituito molto materiale ceramico databile tra la fine del II e gli inzi del I sec. a.C. (ceramica a vernice nera Campana B, balsamarietti, una lucerna e un frammento di statuetta in terracotta) e numerosi frammenti di mandibole di suini e ovini. Nella zona sud del saggio questo livello è stato intaccato da opere edilizie realizzate in epoca tardomedievale. In particolare, sono stati individuati i resti di una costruzione quadrangolare, probabilmente da interpretare come una torretta e un tratto di stradello lastricato costituito da mattoni e spezzoni di tegole e alcuni frammenti di maiolica arcaica. Nel settore orientale del saggio è stato messo in luce completamente il tratto di muro già individuato nella precedente campagna, conservato per una lunghezza di cinque metri. Lo strato più antico in fase con questa struttura, che si appoggia al paramento occidentale, ha restituito una moneta di bronzo e un tegame da cucina quasi integro databili alla fine del II secolo a.C. Parimenti, lo scavo della zona a est del muro ha consentito di individure il suo piano di frequentazione costituito da uno strato di argilla grigia con carboni, sul quale era stata praticata una buca livellata con terra mista a moltissimi frammenti di matrici, terrecotte architettoniche, scorie di metallo e ceramica a vernice nera di avanzato II secolo. In attesa di poter allargare l’indagine verso nord e verificare l’eventuale sua prosecuzione, la struttura muraria, la cui costruzione si colloca nella seconda metà del II secolo a.C., appare al momento interpretabile come un tratto della recinzione relativa ad una fase tarda di ampliamento dell’area sacra.
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AIAC_1035 - Acropoli – Piano del Castello - 2014Il lavoro si è svolto nella zona centrale dell’area di scavo nella quale nelle campagne 1999-2001 era stato individuato un complesso di vani quadrangolari con orientamento nord-sud, divergente rispetto agli edifici dedicati alle attività cultuali (templi e cortili all’aperto, disposti secondo l’asse nord-est/sud-ovest) ed interpretati come edifici di servizio. Lo scavo è stato articolato in due saggi contigui: il saggio V, che ha riguardato le immediate adiacenze esterne del recinto I, e il saggio V1, che ha interessato l’interno del vano settentrionale dell’edificio di servizio. L’esplorazione dell’area esterna al recinto I (saggio V) ha confermato la cronologia relativa alla edificazione di questo ambiente, da porsi alla fine del III secolo a.C., in concomitanza con la costruzione del tempio B. Al di sopra del livello in fase con l’edificazione sono emersi una serie di piani di frequentazione esterna del cortile, ricchi di residui di carbone e databili nel corso della prima metà del II sec. a.C. caratterizzati dalla presenza di due grossi focolari alloggiati in cavità poco profonde ricavate sui piani di calpestio, all’interno dei quali sono stati rinvenuti numerosi esemplari di vasi da fuoco, da dispensa, da mensa, in particolare coppe acrome e a vernice nera, e abbondanti resti faunistici. In questi livelli sono stati inoltre rinvenuti due frammenti ceramici che recano iscrizioni relative a divinità venerate nel santuario. Si tratta di un frammento di olla, databile tra fine IV e inizi III sec. a.C., con iscritto il teonimo uṇ[i] e di un frammento di piattello di presigillata recante l’epigrafe ap, abbreviazione di apa. Le due nuove iscrizioni testimoniano la presenza in questa zona del santuario del dio denominato apa/papa, divinità fondatrice del santuario, accompagnato dalla sua paredra Uni (Iuno). Dallo scavo del saggio V1 risulta anzitutto precisata la cronologia della costruzione del vano di servizio, che deve porsi all’inizio del III secolo a.C. La presenza di resti di una fornace fa presumere inoltre che il vano sia stato adibito ad attività produttive nell’ambito del funzionamento dell’area sacra e che fosse quindi scoperto. È possibile, ed è ipotesi che rimane da verificare, che in una fase secondaria l’ambiente sia stato coperto e dotato di una apertura regolare munita di soglia. I livelli sottostanti all’edificio sopra descritto, scavati parzialmente in profondità, risultano attribuibili globalmente alle adiacenze esterne del tempio tardo-arcaico come piani di frequentazione e di deposizione di materiali cultuali e votivi. Di straordinario interesse si è rivelato a questo proposito il rinvenimento di un deposito, databile intorno alla metà del IV secolo a.C., costituito da circa trenta coppette acrome deposte volutamente con l’imboccatura verso il basso, accompagnate da due olle e da un grosso frammento di acroterio a disco, pertinente alla copertura del tempio tardo-arcaico. Si tratta con ogni verosimiglianza di un episodio di libagione collettiva forse da mettere in rapporto con la disattivazione del tempio stesso, rappresentato simbolicamente dall’acroterio a disco.
Media
- Name
- Acropoli – Piano del Castello
- Year
- 2001
- Summary
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en
In 2001 work was undertaken in three trenches: trench P, situated in the pars postica of temple B; trench G, in the area in front of the temple; trench V in the southern excavation area.
Trench P, which had already been excavated in the 1980s, was re-opened with the aim of finding, below the wall of a late medieval tower, the northeastern face of the wall which originally constituted the front of the late archaic temple and was subsequently (end of the 3rd century B.C.) incorporated into temple B as a closing wall of the cella. This hypothesis was formed on the basis of the orientation of the medieval wall which diverged from that of contemporary structures and was aligned instead with the Etruscan buildings. It was also so supported by the fact that several blocks were incorporated into the south-west face of the same wall which do not conform to medieval norms and are comparable with those in the foundations of one of the perimeter walls of the late archaic temple. The excavation identified the part of the medieval tower below which was the structure relating to one of the long sides of late archaic temple A.
Excavations in trench G, in the area in front of temple B (where earlier campaigns had identified an external floor level relating to the temple and a step from the stairway), revealed a stratigraphic sequence which from the mid 3rd century B.C. went back as far as an artificial fill datable to the end of the 5th century B.C. This fill was probably part of the re-organization of the area around the late archaic temple.
Trench V was situated in the area in front of a wall belonging to a service building on a north-south alignment in the southern area of the excavation. Its foundation relates to the cult pools of the 3rd century B.C. found in previous years. The deposit, situated outside the building, revealed a stratigraphy relating to layers of collapse from the structure dating to the 2nd century B.C. and relates to the construction in this part of the sanctuary of the late temple A. An external floor level dating to the end of the 3rd century B.C. was also uncovered. (MiBAC) -
it
Nel 2001 il lavoro è stato svolto in tre saggi: il saggio P, ubicato nella pars postica del tempio B; il saggio G, ubicato nell’area antistante alla fronte dello stesso tempio; il saggio V, posto nella zona sud dell’area di scavo.
L’esplorazione del saggio P, già avviata nelle campagne degli anni ’80, è stata ripresa allo scopo di individuare, al di sotto del muro di una torre tardo-medievale, l’eventuale presenza del paramento nord-est del muro che doveva in origine costituire la fronte del tempio tardo-arcaico e che fu successivamente (fine III sec. a.C.) inglobato nel tempio B con funzione di chiusura della cella. Ipotesi formulata da un lato sulla base dell’orientamento del muro medievale che risultava divergente rispetto a quello delle strutture coeve e allineato, invece, con quello degli edifici di epoca etrusca; dall’altra sul fatto che nel paramento sud-ovest dello stesso muro sono inglobati alcuni blocchi di forma anomala rispetto alla norma medievale e confrontabili con quelli pertinenti alla fondazione di uno dei muri perimetrali del tempio tardo-arcaico. L’esplorazione ha permesso di individuare parte della torre medievale, sotto la quale era la struttura del tempio tardo-arcaico da porre in relazione con uno dei lati lunghi del tempio A.
L’esplorazione del saggio G, nella zona antistante la fronte del tempio B (dove nelle precedenti campagne erano stati individuati il piano di calpestio esterno relativo alla frequentazione del tempio e un gradino pertinente alla scalinata), ha restituito una sequenza stratigrafica che dalla metà del III sec. a.C. risale ad una colmata artificiale databile alla fine del V sec. a.C., rapportabile ad un’opera di risistemazione delle adiacenze del tempio tardo-arcaico.
Il saggio V è stato condotto nell’area antistante un muro pertinente ad un edificio di servizio orientato nord-sud e ubicato nella zona meridionale dell’area di scavo, la cui fondazione è da mettere in relazione con le vasche cultuali di III sec. a.C., rinvenute negli anni precedenti. Il deposito, situato all’esterno dell’edificio, ha restituito una stratigrafia relativa a strati di crollo della struttura databili al II sec. a.C. e rapportabili alla costruzione in questo settore del santuario del tardo tempio A; altre ad un piano di frequentazione esterna della fine del III sec. a.C. (MiBAC) - Director
- Marisa Bonamici
- Funding Body
- Fondazione della Cassa di Risparmio di Volterra
Media
- Name
- Acropoli – Piano del Castello
- Year
- 2002
- Summary
- it Le indagini condotte nel 2002 sono state svolte nel saggio Z ubicato nell’area posta a sud-ovest del saggio V, con lo scopo di recuperare la stratigrafia superficiale, inerente le fasi di vita più tarde svoltesi nel santuario e in generale nell’area. Al di sotto di una serie di strutture tardo-medievali, emerge una situazione di frequentazione all’aperto databile al II d.C., sotto cui si rinvengono resti di una fornace. (MiBAC)
- en The 2002 excavations were undertaken in trench Z in the area south-west of trench V. These aimed to examine the upper stratigrapic layers relating to the later phases of use of the sanctuary and the area in general. Below a series of late medieval structures there was evidence for open-air occupation datable to the 2nd century A.D., below were the remains of a kiln. (MiBAC)
- Director
- Marisa Bonamici
- Funding Body
- Fondazione della Cassa di Risparmio di Volterra
Media
- Name
- Acropoli – Piano del Castello
- Year
- 2003
- Summary
-
it
Nel 2003 nel saggio Z l’indagine ha rivelato una grande fossa di età imperiale contenente materiale di età ellenistica, riferibile ad un’opera di livellamento e regolarizzazione del suolo nella fase di abbandono del santuario. Tale deposito, in assenza di strutture edilizie, conferma lo stato d’abbandono dell’area sacra; sotto di esso emerge la stratigrafia di età ellenistica, il cui primo livello consiste in uno strato di obliterazione che copre direttamente le rasature dei muri del saggio V. Lo strato, che contiene materiali di II sec. a.C., è da mettere in relazione con la edificazione del vicino tempio A e con la conseguente realizzazione di un piazzale.
Lo scavo del saggio Y ha portato all’individuazione di un probabile lacerto di muro di temenos(?).(MiBAC) -
en
TIn 2003 trench Z revealed a large ditch, of Imperial date, containing Hellenistic material. This was probably part of the levelling and re-organisation of the terrain undertaken during the sanctuary’s abandonment. This deposit, in the absence of any structures, confirms the abandoned state of the sacred area. Below emerged the Hellenistic stratigraphy whose first level consisted of a layer of obliteration directly covering the razing of the walls in trench V. The layer, which contained 2nd century B.C. material, relates to the construction of nearby temple A and the subsequent creation of a large square.
The excavation of trench Y uncovered a probable fragment of wall from the temenos(?). (MiBAC) - Director
- Marisa Bonamici
- Funding Body
- Fondazione della Cassa di Risparmio di Volterra
Media
- Name
- Acropoli – Piano del Castello
- Year
- 2004
- Summary
-
it
Nel 2004, oltre alla prosecuzione del lavoro entro il saggio Z, è stato aperto un nuovo saggio di collegamento tra quest’ultimo e il saggio T, esplorato nelle campagne degli anni ’90.
La nuova area d’indagine, denominata J/K, è collocata in corrispondenza del saggio T, a sud-est del temenos(?). La rimozione di una colmata edilizia databile al I sec. a.C., fa emergere la rasatura di un muro che sembra chiudere il vano portato in luce, il cui piano di frequentazione è composto da matrice sabbiosa contenente materiali di III-II sec. a.C.
A differenza delle precedenti campagne, nella parte nord-ovest del recinto (saggio T), dove sono venuti alla luce numerosi bothroi e fosse votive, non sono stati rinvenuti elementi analoghi: pertanto il sito doveva forse servire come una sorta di vestibolo rispetto all’area destinata alle pratiche cultuali. Al di sotto di questo livello di frequentazione emerge il livello di preparazione del pavimento e poi quello di edificazione dell’edificio. (MiBAC)
- en In 2004 work continued in trench Z and a new trench was opened linking this with trench T, which had been excavated in the 90s. The new area, denominated J/K, was situated in correspondence with trench T to the south-east of the temenos(?). The removal of a rubble fill datable to the 1st century B.C. revealed the razing of a wall which seemed to close the room that came to light. The occupation level in the room had a sandy matrix and contained 3rd-2nd century B.C. material. In contrast to the preceding campaigns in the north-west part of the enclosure (trench T), where numerous bothroi and votive pits had come to light, no similar elements were found. Thus the site must have been used as some sort of vestibule with respect to the area destined for cult practices. Below this level was the make up for a pavement and then that for the actual construction of the building. (MiBAC)
- Director
- Marisa Bonamici
- Research Body
- Comune di Volterra
Media
- Name
- Acropoli – Piano del Castello
- Year
- 2005
- Summary
-
it
Nel 2005 l’indagine ha riguardato un nuovo saggio, X, ubicato tra il muro del recinto cultuale in fase con il tempio B e quello relativo ad un altro recinto di poco più antico del precedente.
Da segnalare il rinvenimento di una vasca di decantazione dell’argilla, priva del lato sud, probabilmente asportato in occasione della costruzione del muro del recinto cultuale. All’esterno di questa struttura è stato individuato un livello di frequentazione collocabile nel III sec. a.C. (MiBAC) - en In 2005 excavations were carried out in a new trench, X, situated between the wall enclosing the cult area that was in phase with temple B and the wall relating to another enclosure of slightly earlier date. Worthy of note was the find of a clay settling tank. Its south side was missing and was probably removed when the wall of the sacred enclosure was built. Outside this structure an occupation level dating to the 3rd century B.C. came to light. (MiBAC)
- Director
- Marisa Bonamici
- Funding Body
- Fondazione della Cassa di Risparmio di Volterra
Media
- Name
- Acropoli – Piano del Castello
- Year
- 2006
- Summary
-
it
Nella campagna 2006 il lavoro sul campo si è svolto nella zona del vano aggiunto secondariamente al recinto III. Dallo scavo è risultata definitivamente confermata la cronologia della edificazione del vano stesso, da porsi attorno alla metà del II secolo a.C. in concomitanza con l’obliterazione del recinto I, ubicato davanti alla fronte del tempio B. L’esplorazione della stratigrafia interna ha inoltre evidenziato il fatto che tale vano ebbe la funzione esclusivamente di vestibolo e non ospitò apprestamenti cultuali. L’esplorazione si è inoltre estesa alle adiacenze del recinto III dalla parte di sud-ovest, in un sito che più recentemente è risultato da includere in un quarto recinto.
Il rinvenimento più notevole in questo saggio è costituito da un butto di un gruppo di oggetti metallici in giacitura disordinata. Del gruppo fanno parte due oggetti in bronzo (manico di situla e manico di infundibulum) e più numerosi oggetti in ferro, tra i quali si distinguono: una chiave, una spada munita di fodero, un fascio di pila, due punte di giavellotto. Si tratta di un rinvenimento da connettere con ogni probabilità all’episodio militare (82 a.C.) che coinvolse Volterra in occasione dello scontro tra i partigiani di Mario e quelli di Silla. E’ verosimile che in tale frangente materiali metallici appartenenti alle riserve del santuario siano state sottoposte a dispersione e saccheggio.
Al di sotto del livello di giacitura appena descritto è stata rinvenuta una piccola fornace a pianta rettangolare con pareti formate da laterizi infissi nel terreno, databile nella seconda metà del II secolo a.C. Insieme ad altre analoghe strutture rinvenute nelle precedenti campagne, la piccola fornace testimonia che nell’ambito del santuario si producevano oggetti in ceramica verosimilmente ad uso dei devoti, come olle da cottura, balsamarietti, fiaccole di uso cultuale. Tutti materiali abbondantemente documentati in giacitura sia primaria che secondaria nell’ambito dell’area sacra. -
en
In the 2006 campaign the field work was undertaken in the area of the chamber subsequently added to enclosure III. The excavation results definitively confirmed the building chronology of the room itself, to be dated to around the mid 2nd century B.C. in concomitance with the obliteration of enclosure I, situated in front of temple B. Exploration of the internal stratigraphy also highlighted the fact that this space functioned exclusively as a vestibule and did not house cult structures. The exploration was extended to the south-western vicinity of enclosure III, to a site which was recently shown to include a fourth enclosure.
The most notable find in this trench was constituted by a group of metal artefacts which had been dumped. The group included two bronze objects (a situla handle and the handle of an infundibulum) and numerous iron objects including; a key, a sword and scabbard, a bundle of javelins and two javelin points. This find can probably be linked to a military episode (82 B.C.) involving Volterra when the partisans of Marius clashed with those of Sulla. It is likely that on that occasion metal artefacts belonging to the sanctuary’s reserves were dispersed and looted.
A small kiln was found below the level of the deposit described above. Rectangular in plan with walls formed by bricks fixed into the ground, it dated to the second half of the 2nd century B.C. Together with other similar structures found in previous campaigns, the small kiln attests the production of ceramic objects, within the sphere of the sanctuary, probably for use by the devotees such as cooking jars, small balsamarii, torches for cult use. All this material was abundantly documented in both primary and secondary deposition within the sacred area. - Summary Author
- Marisa Bonamici
- Research Body
- Università degli Studi di Pisa
Media
- Name
- Acropoli – Piano del Castello
- Year
- 2007
- Summary
-
it
Lo scavo si è svolto in un sito ubicato lungo il margine sud-occidentale del pianoro dell’acropoli della città prospiciente la valle del Cecina e la costa. Scopo primario della campagna era quello di portare alla luce la planimetria di un edificio di età tardo-ellenistica (metà del II secolo a.C.), che aveva restituito negli anni 1989-1991 un vano affrescato secondo i moduli del c.d. I Stile. Ad esplorazione ultimata l’edificio si è rivelato essere un piccolo tempio ad aula rettangolare analogo per struttura al tempio A e ad esso contemporaneo, con fronte rivolta verso sud-est. Sulla parte frontale il tempietto è dotato di una scalinata di accesso parzialmente andata distrutta per una fossa di asportazione di età post-medievale. L’interno è suddiviso in due spazi: una cella chiusa affrescata accessibile solo dalla fronte e verosimilmente adibita ad ospitare il simulacro di culto di Demetra e un vano al quale era possibile accedere anche da una porta ricavata nel muro perimetrale lungo esposto verso la valle.
Dal complesso dei dati relativi ai culti praticati dal santuario possiamo supporre che durante le feste annuali assimilabili alle Thesmoforie di ambito greco, il tempio ospitasse le donne iniziate ai misteri di Demetra, le quali, dopo avere pernottato all’interno dell’edificio, uscivano poi dalla porta posteriore e si avviavano in processione verso la zona dei recinti.
La parete posteriore del tempio e le sue adiacenze esterne hanno rivelato alcune peculiarità struttive funzionali all’espletamento dei rituali appena descritti. Infatti la parete posteriore dell’edificio presenta un’insolita apertura dotata di un protiro a due colonne, mentre dalla porta stessa si diparte uno stradello selciato che immette nel recinto cultuale più vicino (recinto IV). Di questa via basolata sono stati messi in luce almeno due livelli sovrapposti, databili rispettivamente nel II e nel I secolo a.C., ancora a riprova della continuità della vita e dei culti tra “epoca etrusca” e “epoca romana”, che appare sempre più un tratto caratteristico di questo santuario. Da notare anche il fatto che, a livello della viuzza selciata, giacevano in notevole quantità, balsamarietti piriformi e fiaccole con tracce di usura. -
en
The excavated site is situated on the south-western edge of the acropolis overlooking the Cecina valley and the coast. The main aim of the investigation was to define the plan of a late Hellenistic building (mid 2nd century B.C.) where, between 1989-1991, a room frescoed according to so-called I style models, had been found. At the end of the excavation the building was revealed to be a small temple with a rectangular aula, the façade facing to the south-east, similar in structure and contemporary with temple A. On the front of the temple there was a flight of steps, partially destroyed by a robber trench of post-medieval date. The interior was divided into two spaces: a closed frescoed cella, accessible only from the front and probably where the sacred image of the cult of Demeter was housed and a room which could also be accessed from a door in the temple’s long side over looking the valley.
From the data relative to the cults practised at the sanctuary it may be supposed that during the annual feasts similar to the Thesmophoria of the Greek world, the temple gave hospitality to the women initiated into the rites of Demeter, who, having spent the night inside the building, then exited via the backdoor and went in procession towards the enclosure area.
The back wall of the temple and the area immediately outside it presented some structural peculiarities linked to the performance of the rituals described above. In fact, the back wall of the building had an unusual opening with a two columned porch, and a paved pathway led from the door itself into the nearest cult enclosure (enclosure IV). At least two overlying levels of this basalt paved road were uncovered, datable to the 2nd and 1st centuries B.C. This evidence provided further confirmation of the continuity of cult life between the “Etruscan period” and the “Roman period”, which increasingly appears to be a characteristic trait of this sanctuary. Also of note the fact that, a substantial quantity of small pyriform balsamarii and torches showing signs of use lay on the same level as the pathway. - Director
- Marisa Bonamici
- Research Body
- Università degli Studi di Pisa
Media
- Name
- Acropoli – Piano del Castello
- Year
- 2008
- Summary
-
it
Nella campagna 2008 l’esplorazione si è concentrata nella zona adiacente al muro perimetrale posteriore del tempietto di Demetra, messo in luce nella campagna 2007.
In questo sito è emerso un singolare apprestamento cultuale, composto di una canaletta poco profonda inclinata (una sorta di scivolo) che sbocca in un’area circolare (diametro un metro circa) lievemente abbassata e con la superficie rivestita di grossi frammenti di dolio, a costituire una sorta di filtro. Si tratta probabilmente di un torchio rituale adibito alla spremitura di prodotti vegetali (uva e simili). Il meccanismo prevedeva che i prodotti vegetali venissero pestati all’interno della canaletta e il liquido derivante dalla compressione dei prodotti stessi scivolasse verso il filtro, lasciando le scorie solide (bucce, semi ecc.). Va da sé che il liquido derivante dalla spremitura era destinato a raggiungere le divinità ctonie che abitano nel sottosuolo.
Nell’area interna al recinto IV le operazioni di scavo hanno messo in luce una sequenza stratigrafica intatta dalla quale si ricavano elementi di grande importanza per la ricostruzione delle fasi più tarde, tuttora mal conosciute, della vita dell’area sacra.
Al di sotto di una serie di riporti di epoca medievale è emersa una fossa di scarico relativa all’abbandono del recinto stesso e databile nel II secolo d.C. Nel riempimento di tale fossa giacevano numerosi oggetti di uso votivo e cultuale sia di età ellenistica che di età romana, tra i quali si distinguono per interesse alcune lucerne del tipo con decorazione a globetti e del tipo Firmalampen. Sul piano interpretativo questi oggetti rivestono una particolare importanza in quanto testimoniano lo svolgimento nel santuario delle processioni notturne in onore di Demetra e dunque il sostanziale perdurare dei culti di età ellenistica.
Al di sotto dello strato appena descritto è emerso un livello di focolari databile in età post-sillana e anzi giacente al di sopra di una maceria derivante da un edificio crollato in occasione dei noti scontri militari dell’82 a.C., edificio da identificare con il vicino tempio di Demetra. Da aggiungere che al di sotto del livello della maceria di età sillana è stato identificato lo strato di frequentazione più antico del recinto IV, che ha rivelato una serie di apprestamenti votivi in situ.
-
en
This excavation campaign concentrated on the zone adjacent to the back wall of the tempietto of Demeter, uncovered during the 2007 campaign.
An unusual cult feature emerged in this area. It comprised a small shallow sloping channel (a sort of chute) which emerged in a slightly lowered circular area (diameter circa one metre) surfaced with large dolia fragments so as to constitute a sort of filter. This was probably a ritual press used for vegetal products (grapes and similar). The mechanism foresaw that the vegetal products were crushed inside the small channel and the liquid produced by the compression of these products flowed towards the filter where the solid waste (peel, pips etc) was deposited. It goes without saying that the liquid produced by the press was destined to reach the Chthonic divinities dwelling below ground.
In the area inside enclosure IV excavations uncovered an intact stratigraphic sequence which produced important data for the reconstruction of the later phases of the cult site which to date were little known.
Below a series of medieval dumps a midden emerged relating to the abandonment of the enclosure itself and datable to the 2nd century A.D. The fill of the midden contained numerous votive and cult objects both of Hellenistic and Roman date. Of particular interest were several lamps of the type decorated with raised points and the _Firmalampen_ type. These objects are of particular importance for the interpretation of the site as they attest that nocturnal processions in honour of Demeter took place and therefore the long lasting continuation of Hellenistic cults.
Below the layer described above a level of hearths emerged datable to the post-Sullan period and overlying a layer of rubble from a building which collapsed during the known military clashes of 82 B.C. The building may be identified with the nearby temple of Demeter. The earliest occupation level of enclosure IV was identified below the level of rubble of Sullan date, presenting a number of in situ votive features. - Director
- Marisa Bonamici
- Research Body
- Università degli Studi di Pisa
Media
- Name
- Acropoli – Piano del Castello
- Year
- 2009
- Summary
-
it
Nella campagna 2009 l’esplorazione si è svolta sia all’interno del recinto IV sia all’esterno del medesimo recinto dalla parte orientale. All’interno del recinto è stata rintracciata la prosecuzione del muro perimetrale esposto a sud, fortemente danneggiato a causa di interventi di distruzione di epoca medievale. Nell’area esterna al recinto, al di sotto di un potente livello di colmata di età post-medievale, pressoché sterile, è stato messo in luce un livello di frequentazione databile al I secolo a.C. recante materiali votivi in situ, livello parzialmente danneggiato da una grande fossa di asportazione databile al II-III secolo d.C. Nell’andamento di tale fossa di asportazione è probabilmente da leggere la struttura di un avancorpo pertinente all’ingresso monumentale all’area dei recinti.
Al limite est dell’area di scavo è emersa una fossa di forma irregolare oblunga (2,60 x 0,80 m) riempita con una cospicua quantità di ossa animali (cranii interi e ossa lunghe), tra le quali si sono al momento identificati resti di pecora, maschio e femmina, resti di bue, di maiale e un femore di cane. La presenza di specie animali come la pecora e il cane, che hanno carattere decisamente infero, indica con ogni probabilità che nell’area sacra era ospitato, oltre a quello della madre Demetra, anche un culto della figlia Persefone. Al centro la fossa ospitava un pozzetto quadrangolare con pareti di lastre di pietra e coperto da un grosso frammento di antefissa di un tipo pertinente alla copertura del vicino tempietto di Demetra. Rimuovendo il frammento appena menzionato, è venuta in luce un’anforetta integra parzialmente verniciata databile nel I secolo a.C. Secondo un’interpretazione preliminare potrebbe trattarsi di un deposito di abbandono relativo all’edificio templare appena menzionato, il cui crollo abbiamo potuto datare con certezza, nelle precedenti campagne, in età sillana. Infine, al di sotto degli strati e delle strutture appena descritte, lo scavo ha messo in luce un livello di frequentazione che include una preparazione selciata databile al II secolo a.C. e interpretabile come parte di uno stradello di accesso al recinto IV.
Nella zona adiacente ai recinti dalla parte ovest è stato portato in luce un livello di frequentazione con focolari alloggiati entro piccole cavità praticate nel terreno contenenti ceneri, carboni e resti ossei prevalentemente di volatili, e databili globalmente in età augustea. Il rinvenimento testimonia ancora una volta la perdurante vitalità del santuario già ampiamente attestata dalle numerose iscrizioni in lingua e alfabeto latino recuperate a più riprese nello scavo e tuttora in corso di stampa nella Rivista di epigrafia di Studi Etruschi.
-
en
Excavations were undertaken both inside enclosure IV and outside its eastern part. Inside the enclosure the continuation of the perimeter wall exposed to the south was uncovered, heavily damaged due to destructive episodes during the medieval period. Outside the enclosure, beneath a massive dump of almost sterile earth of post-medieval date, an occupation level dating to the 1st century B.C. came to light. The level presented _in situ_ votive material and was partially damaged by a large robber trench datable to the 2nd-3rd century A.D. The line of the robber trench probably represents the outline of the structures belonging to the forepart of the monumental entrance to the enclosure area.
On the eastern edge of the excavation area an irregular oblong pit emerged (2.60 x 0.80 m) filled with a substantial quantity of animal bones (intact crania and long bones), to date identified as male and female sheep, ox, pig and a dog’s femur. The presence of species such as sheep and dog, which have attributes associating them with the underworld, indicates in all probability the presence in the sacred area of a cult of Persephone, daughter of Demeter. At the centre of the pit was a quadrangular well, with walls of stone slabs, covered by a large fragment of antefix of a type pertinent to the roof of the nearby tempietto of Demeter. The removal of this fragment revealed an intact, partially glazed, amphoretta datable to the 1st century B.C. A preliminary interpretation suggests this may be an abandonment deposit relating to the temple building mentioned above, whose collapse was securely dated, in the previous campaigns, to the Sullan period. Lastly, below the layers and structures described, the excavation uncovered an occupation level which included a paved make up datable to the 2nd century B.C. and interpreted as part of an access pathway to enclosure IV.
In the zone to the west of the enclosures an occupation level was brought to light which presented hearths within small holes in the ground. These contained ash, charcoal and skeletal remains of birds, and can be generically dated to the Augustan period. The finds again attest the long life of the sanctuary, as attested by numerous inscriptions in the Latin language and alphabet recovered on the excavation and to be published in the _Rivista di epigrafia di Studi Etruschi_. - Summary Author
- Marisa Bonamici
Media
- Name
- Acropoli – Piano del Castello
- Year
- 2010
- Summary
-
it
L’esplorazione dell’anno 2010 si è concentrata in due aree distinte, entrambe ubicate nel settore sud-orientale del santuario. Nelle adiacenze esterne al più meridionale dei recinti all’aperto dedicati al culto di Demetra (saggio R4), è stata individuata una serie di fosse cultuali di diversa tipologia, ubicate a breve distanza l’una dall’altra e praticate su un piano di frequentazione, già in parte messo in luce nella campagna 2009. Si tratta di un pozzetto circolare (diametro 83 cm) rivestito con pietre di piccole dimensioni che conteneva ossa animali di piccola taglia, residui di ceneri e carbone e pochi frammenti di un’olletta di impasto. Si tratta evidentemente di un piccolo focolare colmato, al momento dell’abbandono, con i residui delle operazioni del sacrificio di animali. Ben più articolata è risultata la stratigrafia del riempimento di una seconda fossa (dimensioni 1,50 m x 1 m), costituito anch’esso da residui di sacrifici, un chiodo di ferro e tre balsamarietti piriformi; al di sotto si trovava un livello di ossa animali combuste serie di vasi potori rovesciati attorno ad un balsamario piriforme tagliato a metà contenente ossa di piccoli animali.
Sul medesimo livello di frequentazione si apriva anche il grande bothros già individuato e parzialmente scavato nella scorsa campagna e attribuito al culto di una divinità di carattere infero, verosimilmente Persefone. Procedendo all’asportazione del riempimento rimasto in situ, al di sotto di uno strato di pietre di piccola e media pezzatura, è stato rinvenuto uno strato di terra carboniosa contenente coppe a vernice nera databili verso la fine del II secolo a.C. e un frammento di matrice di terracotta architettonica. All’estremità Nord della fossa si congiungeva una struttura interpretabile come un piccolo condotto, adibito ad un rituale che prevedeva l’immissione dentro il bothros di sostanze liquide, come acqua o altro tipo di libagioni.
Nel settore orientale del complesso (saggio Z1), dove durante le precedenti campagne era stata messa in luce una serie di vani di servizio con orientamento Nord-Sud, divergente rispetto a quello di tutti gli edifici sacri finora messi in luce nell’ambito dell’area sacra, si è messa in luce una porzione del crollo di un muro, pertinente all’edificio di servizio sopra citato, che sappiamo dalle precedenti campagne essere andato in disuso in concomitanza con la costruzione del tempio A. Sotto un potente strato di colmata post-medievale, è stato indagato in particolare un vano che presentava il crollo della copertura ancora in situ, come dimostra la disposizione di tegole e coppi sovrapposti addossati al muro perimetrale sopra menzionato. Proseguendo nell’esplorazione si è potuto inoltre accertare che questo sistema dei vani, datati a suo tempo alla metà del III secolo a.C., si appoggia ad un probabile edificio più antico, del quale è emerso al momento un lacerto di muro con direzione Est-Ovest e che rimane da esplorare nelle prossime campagne.
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en
The 2010 excavations concentrated on two different areas, both situated in the south-eastern sector of the sanctuary. A series of cult pits of various types (partially excavated in 2009), situated a short distance from each other and cut into a floor level, were found outside of the southernmost of the open-air enclosures dedicated to the cult of Demeter (trench R4). The first was a circular pit (diam. 83 cm) lined with small stones, containing small animal bones, ash, charcoal and a few fragments of a small impasto jar. This was clearly a small hearth that had been filled, when it was abandoned, with the residue from animal sacrifices. The fill in a second pit (1.50 x 1 m) revealed a more articulated stratigraphy and was also constituted by the remains of animal sacrifices, an iron nail and three small pyriform balsamaria. Below, there was a layer of burnt animal bones and a series of drinking vessels placed upside down around a pyriform balsamario, that was cut in half and contained the bones of small animals.
The large _bothros_ attributed to a cult of an underworld divinity, probably Persephone, and already identified and partially excavated during the previous campaign, also opened in this occupation level. Continuing with the removal of the remaining fill, below a layer of small and medium sized stones, a layer of charcoally soil was exposed which contained a black glaze cup datable to towards the end of the 2nd century B.C. and a fragment from a mould for an architectural terracotta. A structure interpreted as a small conduit relating to a ritual during which liquids, water or other types of libation, were fed into the bothros from the far northern end of the pit.
Part of a collapsed wall was uncovered in the western sector of the complex (trench Z1), where previous campaigns had revealed a series of service rooms on a north-south alignment, and so differing with respect to all of the cult buildings excavated so far. This belonged to the service structure, which it is known fell into disuse when temple A was built. Below a substantial layer of post-medieval in-fill, one room in particular was investigated in which the collapsed roof was still in situ, as attested by the overlapping arrangement of tiles and imbrices abutting the above mentioned perimeter wall. The excavation also ascertained that this system of rooms, dating to the mid 3rd century B.C., abutted what was probably an earlier building. To date, a section of wall on an east-west alignment has been uncovered and the rest of this building will be explored during the coming campaigns. - Summary Author
- Marisa Bonamici
- Research Body
- Università degli Studi di Pisa
Media
- Name
- Acropoli – Piano del Castello
- Year
- 2011
- Summary
-
it
L’indagine dell’anno 2011 si è svolta interamente nel quartiere occidentale del santuario.
All’estremità sud-est al di sotto di un potente terrapieno di età moderna (XVIII secolo) è stata messa in luce l’originaria linea di smottamento della rupe, che ha parzialmente trascinato a valle la sistemazione dell’area antistante al tempietto di Demetra. Questa sistemazione doveva essere una struttura complessa, composta di una gradinata munita di due ali laterali, originariamente rivestita di intonaco del quale sono state rinvenute tracce. Nell’area nord-est del saggio AB è stata portata in luce una cisterna a pianta circolare rimaneggiata in età moderna (XVIII secolo) ma originariamente in fase con il tempio adiacente. Nell’opera di pulitura delle strutture si è constatato che la cisterna era stata costruita (II secolo a.C.) in posizione addossata ad un muro di terrazzamento arcaico (VII-VI a.C.), con andamento Nord-Est/Sud-Ovest. Da quanto si osserva dalla sezione, la struttura è addossata verso ovest ad un bancone di roccia regolarizzata ed è composta di grandi blocchi di forma pseudo-parallelepipeda rincalzati con lastrine più sottili e piccole schegge. La circostanza ha fatto sì che di tale muro si conservasse un breve tratto, della lunghezza di circa un metro, che dovrà essere accuratamente indagato nelle prossime campagne.
Nel saggio AA, localizzato nell’area adiacente al muro perimetrale posteriore del tempio, è stato rinvenuto il muro di chiusura di un ulteriore recinto (recinto V) che rappresenta l’ultima operazione edilizia nell’ambito del quartiere. La messa in opera di questo cortile ebbe con ogni evidenza lo scopo di colmare lo spazio vuoto interposto tra il recinto IV e il tempietto di Demetra, ambedue preesistenti. All’interno del cortile, in gran parte danneggiato dall’impianto di una fabbrica medievale, è stato rinvenuto in situ uno strato con piccoli focolari caratterizzati dalla presenza costante di balsamarietti votivi e chiodi di ferro. Il quartiere occidentale del santuario dedicato ai culti di Demetra, risulta così composto da una sequenza di cinque aree recintate all’aperto, concluse verso valle da un edificio templare.
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en
This campaign concentrated on the western sector of the sanctuary.
At the south-eastern end, below a massive modern earthwork (18th century), the original line of the cliff came to light from which the landslide fell away, partially dragging the area in front of the tempietto of Demeter downhill. A complex structure must have originally stood in this area, comprising a staircase with two lateral wings. Traces of the original plaster were present. In the area to the north-east of trench AB, a circular cistern was uncovered. Restructured in the 18th century, when first constructed it was in phase with the adjacent temple. During cleaning, it was ascertained that the cistern was built (2nd century B.C.) in a position abutting an archaic terracing wall (7th-6th century B.C.), on a north-east/south-west alignment. In the section, it was seen that this wall was abutted to the west by a rock bench, artificially cut into shape, and that it had been built with large pseudo-parallelepiped blocks wedged with small thin slabs and stone chippings. The wall was preserved for about one metre and will be excavated during coming campaigns.
In trench AA, situated next to the temple’s rear perimeter wall, the closing wall of another enclosure (enclosure V) was found. This represents the last building operation in this quarter. This courtyard appeared to have been created in order to fill the empty space between enclosure IV and the tempietto of Demeter, which were both pre-existing. Inside the courtyard, largely damaged by the construction of a medieval building, a layer characterised by the presence of small hearths containing votive balsamari and iron nails, was uncovered. The western sector of the sanctuary dedicated to the cults of Demeter, therefore resulted as comprising a sequence of five open-air enclosures, ending with a temple building situated towards the downhill area. - Summary Author
- Marisa Bonamici
- Research Body
- Università degli Studi di Pisa
Media
- Name
- Acropoli – Piano del Castello
- Year
- 2012
- Summary
-
it
I lavori di scavo si sono concentrati nel settore sud-orientale del santuario, nell’area compresa tra la fronte del tempietto della dea Demetra e i recinti all’aperto IV e V, individuati nelle ultime campagne. L’intento delle operazioni era quello di indagare le adiacenze della complessa sistemazione di vani ed edifici di culto della parte meridionale dell’area sacra, anche alla luce di alcune prospezioni con georadar, realizzate nella zona nell’estate 2012, che indicavano la presenza di probabili strutture a poca profondità rispetto al piano di calpestio.
Le indagini hanno effettivamente consentito di individuare un edificio di forma quadrangolare di circa 6 metri di lato, interamente conservato sul lato nord, mentre il settore meridionale pare essere stato coinvolto in uno smottamento della pendice sud dell’acropoli, le cui tracce sono state individuate nella campagna 2011, che ha intaccato anche parte del piazzale antistante al tempietto di Demetra. Al di sotto di uno strato contenente materiali ceramici databili in epoca tardomedievale è stato individuato il crollo della copertura dell’edificio, costituita da laterizi e coppi, misto a frammenti di maiolica arcaica. Una volta asportato tale cumulo di macerie è stata riportata in luce una superificie pavimentale in cocciopesto, che riveste interamente l’interno del vano. Si tratta di un piano accuratamente sistemato a mosaico in opera tessellata con tessere di pietra travertinoide di colore chiaro, decorato al centro da un emblema quadrato, realizzato con una pietra di colore bluastro, probabilmente gabbro, che racchiude un elemento floreale con sei petali lanceolati. Al di sotto del pavimento è stato indididuato uno strato di preparazione dello spessore di circa 10 cm e composto da calce mescolata con pietre e laterizi triturati. L’analisi preliminare del tessuto musivo sembra collocarne la messa in opera nella seconda metà del II secolo a.C., cosicché l’edificio doveva essere inserito in una scenografica sistemazione a terrazze insieme all’adiacente tempietto demetriaco. Sul lato ovest dell’edificio con mosaico è stato inoltre individuato un livello di calpestio costituito da un piano di malta che si appoggia al muro perimetrale esterno del vano ed è databile, sulla base dei frammenti di ceramica a vernice nera a pasta grigia e di terra sigillata italica antica raccolti, alla prima metà del I secolo a.C. La presenza di un livello di copertura crollata di epoca basso-medievale, posto direttamente a contatto con uno strato di pavimentazione di epoca tardo-ellenistica, suggerisce l’ipotesi che l’edificio sia stato utilizzato a lungo e che abbia subito numerose risistemazioni nel corso del tempo.
Presso il limite est del saggio è stato inoltre individuato un tratto di muro lungo circa due metri composto da blocchi di pietra di medie-grandi dimensioni, pertinente con ogni probabilità al temenos del santuario e che rimane da indagare ulteriormente. -
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The excavations concentrated on the south-east section of the sanctuary, in the area between the façade of the tempietto of Demeter and the open-air enclosures IV and V, identified during previous campaigns. The aim was to investigate the vicinity of the complex arrangement of cult buildings in the southern part of the sacred area, as georadar surveys undertaken here in 2012 indicated the presence of probable structures at a shallow depth.
The excavations identified a square building (c. 6 x 6 m), well-preserved on the north side, while the southern part seemed to have been effected by a landslide from the south slope of the acropolis, whose remains were found in 2011, that had also cut part of the square in front of the tempietto of Demeter. Below a layer containing late medieval pottery, the collapse of the building’s roof was exposed, made up of tegulae and imbrices mixed with fragments of archaic majolica pottery. Once this rubble was removed, the room was seen to be completely paved with a mortar floor . This was a carefully made mosaic floor in _opus_ _tessellatum_ with travertine type light-coloured stones, decorated at the centre with a square _emblema_. This was made of bluish stone, probably gabbro, and enclosed a floral motif with six lanceolate petals.
Underneath the mosaic was a make-up of lime mixed with stones and crushed brick/tile, about 10 cm thick. A preliminary analysis of the mosaic suggests it was laid in the second half of the 2nd century B.C., thus the building must have been part of a scenographic terracing together with the adjacent tempietto of Demeter. A mortar floor surface was uncovered to the west of the building with the mosaic, abutting its perimeter wall. The fragments of black glaze pottery with grey fabric and early Italian sigillata that were present date the mortar floor to the mid 1st century B.C. The presence of a late medieval roof collapse directly in contact with a late Hellenistic floor, suggests that the building had a long life and underwent numerous alterations during the course of time.
A section of wall about two metres long was identified (but not excavated) close to the eastern edge of the trench. It was built of medium-large stone blocks and probably belonged to the sanctuary’s _temenos_. - Research Body
- Università di Pisa
Media
- Name
- Acropoli – Piano del Castello
- Year
- 2013
- Summary
-
it
Il lavoro è consistito nell’esplorazione dell’area situata immediatamente a est dell’ambiente con pavimento in opera tessellata messo in luce nella campagna 2012.
Dopo aver ampliato di circa sette metri il limite est del saggio ed aver asportato un livello di obliterazione di epoca tardomedievale, è stato individuato uno strato di frequentazione relativo all’edificio pavimentato, esteso su tutta l’area di scavo e caratterizzato dalla presenza di alcuni focolari. Uno di questi, posto sul margine nord-ovest del saggio, era delimitato da un circolo di pietre e ha restituito molto materiale ceramico databile tra la fine del II e gli inzi del I sec. a.C. (ceramica a vernice nera Campana B, balsamarietti, una lucerna e un frammento di statuetta in terracotta) e numerosi frammenti di mandibole di suini e ovini.
Nella zona sud del saggio questo livello è stato intaccato da opere edilizie realizzate in epoca tardomedievale. In particolare, sono stati individuati i resti di una costruzione quadrangolare, probabilmente da interpretare come una torretta e un tratto di stradello lastricato costituito da mattoni e spezzoni di tegole e alcuni frammenti di maiolica arcaica.
Nel settore orientale del saggio è stato messo in luce completamente il tratto di muro già individuato nella precedente campagna, conservato per una lunghezza di cinque metri. Lo strato più antico in fase con questa struttura, che si appoggia al paramento occidentale, ha restituito una moneta di bronzo e un tegame da cucina quasi integro databili alla fine del II secolo a.C. Parimenti, lo scavo della zona a est del muro ha consentito di individure il suo piano di frequentazione costituito da uno strato di argilla grigia con carboni, sul quale era stata praticata una buca livellata con terra mista a moltissimi frammenti di matrici, terrecotte architettoniche, scorie di metallo e ceramica a vernice nera di avanzato II secolo. In attesa di poter allargare l’indagine verso nord e verificare l’eventuale sua prosecuzione, la struttura muraria, la cui costruzione si colloca nella seconda metà del II secolo a.C., appare al momento interpretabile come un tratto della recinzione relativa ad una fase tarda di ampliamento dell’area sacra. -
en
The excavation investigated the area situated immediately east of the room with mosaic floor found in 2012.
The eastern edge of the trench was extended by 7 m and the accumulation of late medieval material removed. An occupation layer relating to the paved building was exposed that extended across the entire excavation area and was characterised by the presence of several hearths. One of the latter, situated at the north-west trench edge, was bordered by a circle of stones and contained pottery datable to between the late 2nd and early 1st century B.C. (Campania B black glaze, _balsamaria_, a lamp and fragment of a terracotta statue) and numerous fragments of pig and sheep/goat mandibles.
In the southern part of the trench, this level was cut by late medieval buildings. In particular, the remains of a square construction, probably a small tower, and a stretch of a small paved road made up of bricks, broken tile and some archaic majolica fragments.
In the eastern part of the trench, a section of wall, identified the previous year, was completely uncovered, and was preserved to a length of 5 m. A bronze coin and an almost intact cooking pan datable to the late 2nd century B.C., were recovered from the earliest layer in phase with this structure, which abuts its west side. Likewise, the excavation to the west of the wall revealed an occupation level made up of a layer of grey clay with charcoal fragments, in which there was a hole filled with soil and numerous fragments of moulds, architectural terracottas, metal slag, and black glaze pottery dating to the late 2nd century. A preliminary interpretation of the wall, prior to extending the trench to the north to check whether it continues, suggests it was a section of an enclosure relating to a late phase when the sacred area was enlarged. - Summary Author
- Marisa Bonamici
- Research Body
- Università di Pisa
Media
- Name
- Acropoli – Piano del Castello
- Year
- 2014
- Summary
-
it
Il lavoro si è svolto nella zona centrale dell’area di scavo nella quale nelle campagne 1999-2001 era stato individuato un complesso di vani quadrangolari con orientamento nord-sud, divergente rispetto agli edifici dedicati alle attività cultuali (templi e cortili all’aperto, disposti secondo l’asse nord-est/sud-ovest) ed interpretati come edifici di servizio. Lo scavo è stato articolato in due saggi contigui: il saggio V, che ha riguardato le immediate adiacenze esterne del recinto I, e il saggio V1, che ha interessato l’interno del vano settentrionale dell’edificio di servizio.
L’esplorazione dell’area esterna al recinto I (saggio V) ha confermato la cronologia relativa alla edificazione di questo ambiente, da porsi alla fine del III secolo a.C., in concomitanza con la costruzione del tempio B. Al di sopra del livello in fase con l’edificazione sono emersi una serie di piani di frequentazione esterna del cortile, ricchi di residui di carbone e databili nel corso della prima metà del II sec. a.C. caratterizzati dalla presenza di due grossi focolari alloggiati in cavità poco profonde ricavate sui piani di calpestio, all’interno dei quali sono stati rinvenuti numerosi esemplari di vasi da fuoco, da dispensa, da mensa, in particolare coppe acrome e a vernice nera, e abbondanti resti faunistici. In questi livelli sono stati inoltre rinvenuti due frammenti ceramici che recano iscrizioni relative a divinità venerate nel santuario. Si tratta di un frammento di olla, databile tra fine IV e inizi III sec. a.C., con iscritto il teonimo uṇ[i] e di un frammento di piattello di presigillata recante l’epigrafe ap, abbreviazione di apa. Le due nuove iscrizioni testimoniano la presenza in questa zona del santuario del dio denominato apa/papa, divinità fondatrice del santuario, accompagnato dalla sua paredra Uni (Iuno).
Dallo scavo del saggio V1 risulta anzitutto precisata la cronologia della costruzione del vano di servizio, che deve porsi all’inizio del III secolo a.C. La presenza di resti di una fornace fa presumere inoltre che il vano sia stato adibito ad attività produttive nell’ambito del funzionamento dell’area sacra e che fosse quindi scoperto. È possibile, ed è ipotesi che rimane da verificare, che in una fase secondaria l’ambiente sia stato coperto e dotato di una apertura regolare munita di soglia. I livelli sottostanti all’edificio sopra descritto, scavati parzialmente in profondità, risultano attribuibili globalmente alle adiacenze esterne del tempio tardo-arcaico come piani di frequentazione e di deposizione di materiali cultuali e votivi. Di straordinario interesse si è rivelato a questo proposito il rinvenimento di un deposito, databile intorno alla metà del IV secolo a.C., costituito da circa trenta coppette acrome deposte volutamente con l’imboccatura verso il basso, accompagnate da due olle e da un grosso frammento di acroterio a disco, pertinente alla copertura del tempio tardo-arcaico. Si tratta con ogni verosimiglianza di un episodio di libagione collettiva forse da mettere in rapporto con la disattivazione del tempio stesso, rappresentato simbolicamente dall’acroterio a disco. -
en
The work took place in the central part of the excavation area where, in 199-2001, a complex of four rooms was identified. They were on a north-south alignment that differed from the cult buildings (temples and open courtyard, arranged on a north-east/south-west axis) and were interpreted as service buildings. The excavation took place in two adjacent trenches: trench V investigated the immediate area outside enclosure I, and trench VI, investigated the interior of the service building’s north room.
The exploration of the area outside enclosure I (trench V) confirmed that it was built in the late 3rd century B.C. at the same time as temple B. Overlying the level in phase with its construction there were a series of occupation layers in the courtyard containing abundant charcoal remains. Datable to the first half of the 2nd century B.C., they were characterised by the presence of two large hearths in shallow hollows cut into the _opus_ _signinum_ floors. The hearths contained numerous examples of cooking pots, storage and table-wares, in particular plain ware and black glazed cups, and abundant faunal remains. Two pottery fragments with inscriptions relating to deities worshipped at the sanctuary were found in these levels. One is a jar fragment, datable to between the late 4th century and the early 3rd century B.C., inscribed with the theonym _uṇ[i]_ and the other is a fragment of a small pre-sigillata plate with the inscription _ap_, abbreviation of _apa_. These inscriptions attest the presence in this area of the sanctuary of the goddess named _apa/papa_, founder of the sanctuary, accompanied by her _paredros_ _uni_ (Iuno).
The excavations in trench VI provided a more precise chronology for the construction of the service room, which must have occurred at the beginning of the 3rd century B.C. The presence of the remains of a kiln suggests that the room was used as a production area relating to the sacred area and therefore was open-air. It is possible, and this remains to be confirmed, that in a secondary phase the room was roofed and provided with an entrance with a threshold. The levels underlying this structure, only partially excavated, can generally be attributed to the external environs of the late archaic temple as occupation surfaces and depositions of cult material and votives. In this regard, a very interesting discovery was a deposit, datable to around the mid 4th century B.C., comprising about 30 small plain cups deliberately placed upside down, accompanied by two jars and a large fragment of a disc acroterion, from the roof of the late archaic temple. This was probably a collective libation ritual perhaps to be associated with the deactivation of the temple itself, symbolically represented by the disc acroterion. - Research Body
- Università di Pisa
- Funding Body
- Comune di Volterra
Media
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Bonamici 2007M. Bonamici, 2007, Volterra (PI). Santuario dell’acropoli, in Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana 2/2006: 428 ss.