Name
Lorenzo Castellano
Organisation Name
Università degli Studi di Milano

Season Team

  • AIAC_2323 - Le Torbiere, Aga e Val Camisana (Area delle incisioni rupestri) - 2009
    Le ricerche svoltesi a Carona tra il 2007 e il 2009 hanno permesso di individuare una vasta area tra le quote 2100 e 2450 m s.l.m., dove sono localizzati massi incisi. Si tratta di blocchi rocciosi di arenaria argillosa (pelite), di distacco dalla parete rocciosa della montagna e di dimensioni variabili, caratterizzati da una superficie piatta e liscia, adeguata ad accogliere le incisioni, realizzate con la tecnica filiforme tramite uno strumento metallico; assai rare sono le figure ottenute a picchiettatura. Le incisioni riguardano motivi simbolici (nodi di Salomone, croci, stelle, cuori, scali formi, reticoli, ecc.), figure di animali, figure antropomorfe sia maschili che femminili, guerrieri e armi, lunghe iscrizioni e date di epoca medievale e moderna. L’area delle incisioni rupestri è stata suddivisa in 3 settori, denominati Le Torbiere (LTB) e Aga (AGA), le più alte in quota, si trovano alle falde del Monte Aga, la Val Camisana (CMS), invece, è la valle percorsa dal fiume Brembo che lì ha le sue sorgenti e che scende verso la località Armentarga. Gli interventi hanno riguardato la numerazione e la georeferenziazione dei massi incisi, il rilievo a contatto delle incisioni, le riprese digitali. Nel 2009 è stato effettuato anche un piccolo saggio di scavo presso la roccia CMS 1, finalizzato al ritrovamento di tracce di frequentazione, che tuttavia non ha dato i risultati sperati. La roccia più interessante è proprio la n. 1 di Val Camisana (CMS 1), completamente rilevata, sulla quale sono state riconosciute alcune figure confrontabili con l’arte delle situle del V sec. a.C. e una serie di iscrizioni in alfabeto leponzio di III-II sec. a.C., che riportano nomi propri, talvolta con patronimico; si tratta probabilmente, in analogia con le dediche rinvenute al passo del Gran San Bernardo, di ex voto di viandanti alle prese con le difficoltà di attraversamento dei monti. Per due volte, infatti, è ripetuto il nome del dio Pennino (in caso nominativo e in dativo), il dio celtico delle vette e dei passi di Montagna. La lettura delle iscrizioni e delle figure più antiche è resa difficoltosa dalle innumerevoli incisioni che sono state praticate sulla superficie rocciosa nel tempo, ma l’utilizzo della luce radente artificiale ha permesso attualmente di leggere 11 iscrizioni sicure. Il prosieguo delle ricerche è finalizzato alla decifrazione delle restanti iscrizioni, alla documentazione di altre rocce e all’apertura di un altro piccolo saggio di scavo nei pressi della roccia CMS 1.
  • AIAC_2323 - Le Torbiere, Aga e Val Camisana (Area delle incisioni rupestri) - 2010
    Nel 2010 l’indagine archeologica è proseguita lungo i lati orientale e settentrionale della roccia CMS 1, per evidenziare eventuali tracce di frequentazione antica. Gli interventi non hanno dato i risultati sperati, a causa dell’intensa attività di erosione e di dilavamento che interessa quel punto. Una prospezione autorizzata con il metal detector in prossimità del masso CMS 1, finalizzata a comporre una mappa di dispersione di materiali sul versante interessato dai fenomeni erosivi, ha permesso il recupero di una fibula di tipo Certosa in bronzo, databile al V sec. a.C., alcuni pezzi di aes rude, databili tra V e IV sec. a.C. e numerosi chiodi in ferro di epoca imprecisata. I punti di ritrovamento dei reperti sono stati registrati con una stazione topografica totale, mantenendo come origine del sistema di coordinate la medesima del cantiere di scavo del 2009. Il programma di rilievi a contatto e di schedatura delle incisioni rupestri ha riguardato in primo luogo i massi della Val Camisana. Allo stato attuale sono state individuate, numerate e georeferenziate n. 133 rocce con incisioni. Nella campagna di ricerche del 2010 sono state rilevate e schedate le rocce CMS nn. 39, 51, 54,56, 58, 62, 66, 67. Sono state, inoltre, rilevate, ma non schedate le rocce nn. 60, 63, 119, 121, 123. Rocce schedate ma non rilevate 53, 55, 57, 61, 64, 65, 68, 69, 124. Sono state, inoltre, ricontrollate 6 iscrizioni leponzie di CMS 1, che verranno pubblicate nell’immediato futuro. Nella loc. Le Torbiere sono state rilevate e schedate le rocce LTB nn. 35, 36, 37, 38. Nella località AGA le rocce nn. 36 e 37. Nella loc. Valsecca (VLS) sono state localizzate e georeferenziate n. 28 rocce. Al fine di valorizzare la roccia CMS 1 e renderla visibile nel suo ambiente anche a chi non può raggiungerla in quota, è stato realizzato dal PROGETTO AZIMUT un rilievo con laser scanner, con il quale sarà realizzato un supporto digitale da porre in consultazione all’interno delle sale del Museo.
  • AIAC_2323 - Le Torbiere, Aga e Val Camisana (Area delle incisioni rupestri) - 2011
    Nel 2011 l’indagine archeologica è proseguita alla base del pendio del piccolo terrazzo dove è localizzata la roccia CMS 1, allo scopo di ricercare eventuali materiali trasportati dall’erosione. Anche questo intervento, come quelli dell’anno precedente non hanno dato i risultati sperati. Il programma di rilievi a contatto e di schedatura delle incisioni rupestri ha riguardato in primo luogo i massi dell’area di Aga. Nella località AGA si è completata la raccolta dei dati delle prime 24 rocce, si è provveduto al rilievo delle rocce nn. 36, 37, 40, 44, 45 e 48 e sono state schedate le rocce nn. 31, 34-45, 47-48. Nella località Le Torbiere è stato eseguito il rilievo della n. 39 ed è stata compilata la scheda della n. 41. Poiché risultavano incongruenze nella prima battuta di georeferenziazione si è proceduto a riposizionare tutte le rocce. Relativamente all’area Camisana, ci si è dedicati alla lettura delle iscrizioni in alfabeto di Lugano della roccia CMS 1, di cui ne sono state trascritte altre 18 (oltre alle 11 già pubblicate). Alcuni survey in altre aree della valle hanno permesso di localizzare rocce incise. In particolare nella loc. Masoni, lungo il sentiero che porta al passo Venina, sono state localizzate e georeferenziate 17 rocce incise con figure e, soprattutto, iscrizioni di epoca storica. Presso il Lago del Becco è stata localizzata una roccia con un gran numero di incisioni con date e scritte riferibili ad un ampio arco cronologico a partire dal 1600.
  • AIAC_2388 - Forcello - 2009
    Il Forcello di Bagnolo San Vito (MN) è il principale abitato etrusco-padano di VI-IV secolo a.C. scoperto finora in Lombardia. Ubicato pochi chilometri a sud-ovest di Mantova, in corrispondenza di un dosso di modesta entità e di forma allungata, fra il paleoterrazzo destro del Mincio ad ovest e la valle fluviale ad est, si estendeva su una superficie di circa 12 ettari, occupando un’area di forma triangolare con la base a nord-ovest. Dal 1981 ad oggi sono state condotte più di 20 campagne di scavo dirette da Raffaele C. de Marinis, dapprima come Soprintendenza Archeologica della Lombardia e dal 1988 come cattedra di Preistoria e Protostoria dell’Università degli Studi di Milano. Le ricerche si sono avvalse della collaborazione delle Civiche Raccolte Archeologiche di Milano dal 1987 al 1993 (Patrizia Frontini) e del Civico Museo Archeologico di Bergamo dal 1990 ad oggi (Stefania Casini). Tra il 1982 e il 1993 gli scavi sono stati condotti con la partecipazione della Cooperativa Ricerche Archeologiche di Trento (CO.R.A.). Le indagini condotte fino ad oggi si sono concentrate su un’area di circa 900 m2 in corrispondenza della parte centrale dell’abitato. Lo scavo stratigrafico dei livelli antropici, che in alcuni punti raggiungono i 2 m di spessore, ha consentito di delineare la presenza di almeno nove fasi insediative, in un susseguirsi di costruzioni, distruzioni e riedificazioni delle strutture d’abitato. E’ stato così possibile ricostruire le vicende che hanno interessato questa piccola porzione dell’insediamento per tutti i circa 150 anni della sua esistenza. Le diverse fasi, denominate con le lettere da A ad I a partire dall’alto, quindi dalla più recente alla più antica, si susseguono senza soluzione di continuità, ad eccezione dei livelli di fase F, i quali risultano separati dai successivi da un potente riporto artificiale di argilla sterile. I materiali rinvenuti - ceramica etrusco-padana, fibule tipo Certosa, fibule e altri ornamenti riconducibili a diverse sfere culturali, anfore greche da trasporto, ceramica attica, manufatti in vetro policromo - dimostrano che questo insediamento, i cui abitanti erano certamente di origine etrusca, rappresentava un centro di traffici di notevole importanza per Etruschi, Greci e popolazioni alpine e transalpine. Le campagne di scavo condotte a maggio-giugno e a settembre del 2009 hanno avuto come obiettivo principale quello di mettere in luce i limiti degli ambienti minori nord-orientali della casa FI di fase F (ca. 500 a.C.), nonché il limite nord-ovest dell’intera abitazione, che ha già raggiunto i 180 m2 di estensione. Si è ripreso innanzitutto lo scavo dell’area nord-orientale, corrispondente ai qq. R19 m-s 2-9, iniziato già lo scorso anno e durante il quale sono stati analizzati solo i contesti più recenti. A quest’area si è aggiunta quella corrispondente ai qq. R18 s-u 16-20 e S18 a-e 12-20, scavata parzialmente fra il 2006 e il 2007, permettendo di indagare contestualmente l’articolata sequenza stratigrafica di una fascia di scavo piuttosto stretta, ma estesa per quasi 20 metri. Sono stati individuati lacerti di piani pavimentali pertinenti a diverse fasi archeologiche ed elementi strutturali, quali grandi buche di palo, nelle fasi più recenti, e canaline di fondazione, nelle fasi più antiche. In particolare gli scavi hanno messo in luce, raggiungendo gli obiettivi preposti, tutto il limite nord-orientale della casa di fase F, consentendo di determinare l’estensione completa dei cinque ambienti piccoli laterali e parte del profondo canale che probabilmente separava l’abitazione da un asse viario dell’abitato. Durante la campagna di maggio è stata inoltre aperta una nuova area di scavo, collocata a nord-ovest delle aree scavate fra il 2002 e il 2008, in corrispondenza dei qq. R19 a-k 2-6 ed e-o 7-11. In questo caso il lavoro effettuato, intrapreso nuovamente a partire dai primi livelli sotto l’agrario, ha permesso di documentare solamente i contesti relativi alle fasi più recenti, che si sono conservati meglio che in altre aree dello scavo. L’andamento del deposito leggermente digradante verso la nuova sezione nord-occidentale fa supporre che, come già rilevato in passato, anche qui si possa trovare - nei livelli più profondi e pertinenti alla fase F - un ampio canale che ha provocato l’abbassamento dei livelli soprastanti e più recenti.
  • AIAC_2388 - Forcello - 2010
    Nel 2010 sono state condotte due campagne di scavo – da aprile a luglio e in settembre – per un totale di circa quattro mesi di lavoro. La campagna di scavo condotta da aprile a luglio ha avuto come obiettivo principale quello di individuare il limite della casa FI di fase F lungo il lato nord-ovest, al fine di mettere in luce l’estensione completa dell’abitazione. L’area indagata a partire dal 2002 e corrispondente ai qq. R18 a-g 13-20 e R19 b-k 1-5, infatti, non aveva permesso di individuare questo limite, mentre le campagne del 2009, concentratesi nelle aree corrispondenti ai qq. R19 m-s 2-9 e ai qq. R18 s-u 16-20 e S18 a-e 12-20, avevano permesso di individuare solo il lato nord-orientale dell’abitazione. Lo scavo è dunque ripreso nell’area aperta nel maggio 2009 e collocata a nord-ovest della sezione 134 e delle aree scavate dal 2002 al 2008, in corrispondenza dei qq. R19 a-k 2-6 ed e-o 7-11. Grazie alla lunga durata della campagna primaverile di quest’anno, organizzata non solo tramite i fondi dell’Università degli Studi di Milano ma anche per mezzo di un cofinanziamento concesso al Comune di Bagnolo San Vito da Regione Lombardia, è stato possibile innanzi tutto raggiungere l’obiettivo prefissato, completando la messa in luce del perimetro della casa FI di fase F. Questa abitazione si configura dunque come un grande oikos aristocratico: presenta una forma rettangolare (17,5x10m circa), per una estensione totale di quasi 180 m2, e una ripartizione regolare dei 15 ambienti interni, disposti secondo un modulo di un ambiente piccolo, uno grande e un altro piccolo, ripetuto per cinque volte. Nuove e importanti informazioni sono state raccolte anche riguardo alle fasi più recenti. Le indagini sono inoltre riprese in un’altra area, il cui scavo era stato interrotto nel 2008. Durante la campagna di settembre 2010 è infatti proseguito lo scavo nella zona corrispondente ai qq. Q18 s-u 13-19 e R18 a-d 11-18, aperta per la prima volta e documentata preliminarmente nel 2005. Qui erano state condotte alcune ricerche solo durante le campagne del 2008, con l’obiettivo principale di verificare, per una porzione più ampia, l’articolazione interna e i limiti della casa FII di fase F. L’area, collocata appena oltre l’allineamento di grosse buche di palo con orientamento SE-NO che delimitano verso SO la casa di fase C, ovvero la più recente struttura abitativa riconoscibile al di sotto del livello di agrario, si è configurata fin da subito quale zona di scarichi esterna agli spazi più propriamente abitativi. Lo scavo di quest’anno ha confermato questa funzione, almeno per quanto riguarda il periodo successivo alla fase F. Fra i materiali rinvenuti durante le campagne del 2010 si segnalano: fibule in bronzo tipo Certosa e di altre tipologie di diffusione nord-italica, figurine votive in lamina bronzea, perline in pasta vitrea, anfore greche arcaiche da trasporto, ceramica attica e, naturalmente, una grande quantità di ceramica locale etrusco-padana.
  • AIAC_249 - Lavagnone - 2008
    _Settore E, luglio 2008_ Il settore denominato E, aperto per la prima nel 2007, ha una superficie totale di 126 m2. Lo scavo ha proseguito l’indagine dei livelli del Bronzo Medio avanzato. Si asportava l’US 3013, in cui sono stati rinvenuti un vago d’ambra, un frammento di tazza del cd. tipo Isolone, una piccola spatola in corno di cervo con impugnatura distinta e parte lavorante a paletta quadrangolare, una fusarola con la base decorata a denti di lupo incisi e alcune anse pertinenti a tazze-attingitoio. Al di sotto appariva quasi l’US 3006, dove è emersa una chiazza di limo giallo e ghiaia di aspetto cumuliforme, caratterizzata dalla presenza sulla superficie di concotti a faccia piana spalmata di pigmento bianco. A distanza di qualche metro verso Est, lungo la parete Sud dello scavo, affiorava un’altra struttura cumuliforme, probabile residuo del degrado di strutture in battuto limo-ghiaioso che insistevano sulla superficie di US 3006=3044 e 3015. In US 3039 è stato rinvenuto un pettine in corno di cervo, del tipo con piccola presa quadrangolare forata e decorato su tutta la superficie a occhi di dado, delle fasi centrali della media età del Bronzo. Alla base di US 3015 emergevano uno strato di sabbia bruna e un’area di ghiaia sciolta in cui vengono individuate tre buche. Nello strato 3006/3044 è stato rinvenuto un pettine in corno di cervo, due piccole spatole frammentarie e un lungo punteruolo in corno di cervo, un affilatoio in pietra, diversi frammenti di tazze con anse sopraelevate e di tazze tipo Isolone. Sotto l’US 3006 apparivano gli strati di limo torbificato marrone scuro (US 3041/3054), e un accumulo di limo nocciola compatto (3061) che sembrava essere delimitato da grosse pietre. In questa fase dello scavo risultavano esposti i livelli di accrescimento (US 3065 e 3041), mentre cominciavano ad affiorare livelli sottostanti (US 3062: strato ghiaioso, US 3043: strato di limo carbonioso e sabbia gialla, US 3057: cumulo ghiaioso giallo, e US 3058, strato formato da ciottoli sciolti). L’US 3041 ha restituito un frammento di crogiolo e un ugello da mantice, una lama di pugnale in bronzo di forma triangolare con base semplice trapezoidale fornita di due grossi ribattini di grosso spessore e con grande capocchia a calotta, mentre un terzo ribattino di minori dimensioni era collocato al centro della base, una ventina di anse di capeduncole, la maggior parte con sopraelevazione ad espansioni laterali coniche e a corna tronche, alcune di tipo lunato. Il pugnale e le anse indicano un orizzonte cronologico delle fasi centrali della media età del Bronzo (BM II B). L’unità stratigrafica principale sottostante è uno strato di limo molto scuro (US 3043) con frequenti carboniche copriva il sottostante strato di sabbia sciolta (US 3040). Sempre nella zona a contatto con il settore C si evidenziava una gettata fortemente antropizzata (US 3070) composta da grossi accumuli di cenere e frequente ceramica, che colmava un avvallamento dello strato sottostante marcato da cocci in scivolata. Tra i materiali rinvenuti si segnala una perla di ambra. L’US 3043 ha restituito una quindicina di anse del tipo a espansioni laterali e a corna tronche e due anse ad apici leggermente espansi e una a gomito che sembrerebbe riferibile a fasi più antiche. L’analisi preliminare dei materiali rinvenuti e la sequenza stratigrafica indagata nel settore E sembrano indicare l’esistenza di lacerti di strutture e livelli databili a fasi avanzate del Bronzo Medio, in particolare al BM II B. A favore di questa datazione depongono la tipologia delle sopraelevazioni delle anse, la maggior parte a espansioni laterali a muso animale e il pugnale in bronzo tipo Bacino Marina dall’US 3010. Inoltre, sono meno frequenti le anse a corna tronche e del tutto assenti quelle ad ascia (un solo esemplare dal terreno agrario).
  • AIAC_249 - Lavagnone - 2011
    La campagna 2011, svoltasi dall’11 luglio al 5 agosto, ha interessato i settori D ed E. Il settore D, vicino alla palude al centro del bacino e al punto di prelievo dei carotaggi per indagini paleoambientali, è stato aperto nel 2007 per ottenere un riscontro stratigrafico alla sequenza degli orizzonti distinguibili nelle carote. È un piccolo saggio (m 5x5) ove le operazioni di scavo sono fortemente ostacolate dalla ingente ingressione d’acqua. Lo scavo ha interessato la parte sommitale del deposito individuando una serie di strati caratterizzati da una lieve pendenza E-W, probabilmente una zona di sponda soggetta ad interventi antropici segnati da apporti ghiaiosi. Le dimensioni dell’area limitano la comprensione degli aspetti strutturali, ma si segnala la consistente presenza di elementi lignei: pali verticali (spesso con testa piegata e spezzata) ed anche legni in giacitura orizzontale, come rilevato asportando US 4012, caratterizzata da un intrico di elementi lignei sovrapposti. I livelli indagati si riferiscono ad un orizzonte di avanzato Bronzo Medio (BM III), fatto di rilievo nel contesto in esame e nell’intera finestra regionale benacense, dove questo orizzonte è scarsamente documentato attraverso scavi stratigrafici; indicatori cronologici sono un’ascia in bronzo ad alette mediane e alcune ceramiche (tra cui un’ansa con espansione semicircolare e profonda insellatura, un’ansa con appendici coniche laterali ed un’ansa a corna tronche con profonda insellatura). Il settore E è stato aperto nel 2007 tra i settori A/Perini e C, per raccordarne le sequenze; la campagna 2011 si è limitata alla porzione occidentale del settore e più prossima al settore A (quadr. D-M /19-26, per un totale di 64 mq). L’intervento ha riguardato livelli interpretabili come stesure antropiche di bonifica, caratterizzate da ciottoli in matrice, di evidente apporto artificiale, e da numerosi reperti tra cui ceramiche frammentate in situ. Approfondendosi, il deposito assume carattere anaerobico ed infatti è a partire da questa quota che affiorano testate di pali verticali. Si rileva un allineamento nei quadr. D21-23, la cui associazione potrà essere avvalorata con analisi dendrocronologiche. Dal punto di vista cronologico, si anticipano alcune considerazioni preliminari sui contesti più significativi per quantità di reperti. L’US 3073 corrisponde ad un assemblage caratterizzato dalla prevalenza di anse a corna tronche, riferibile al BM IIA; questo orizzonte era già stato individuato al Lavagnone (settore B), ma il complesso del settore E è più consistente e stratigraficamente affidabile. Il sottostante strato segna una fase di transizione BM IIA/BM I: alle anse a corna tronche si accompagnano tipologie più arcaiche: anse ad ascia, a T; si segnalano un frammento di capeduncola con ansa a flabello (confrontabile con esemplari noti a sud del Po: Chiaravalle della Colomba –PC, La Braglia –RE, o con anse ad ascia tipo Monate-Mercurago, riferibili al BM I) e una parete di biconico con enorme ansa a bottone, elemento finora ritenuto esclusivo del Bronzo antico.
  • AIAC_886 - Lucone - 2009
    Nel 2009 si è avviata la terza fase delle nuove ricerche archeologiche al Lucone di Polpenazze. Innanzitutto, col sostegno economico di Regione Lombardia, il Comune di Polpenazze del Garda ha acquistato l’area interessata dagli scavi, costituendo il primo nucleo di quello che nelle intenzioni sarà il Parco Archeologico del Lucone. Si è provveduto ad ampliare la recinzione dell’area di interesse archeologico e a dotare definitivamente di collegamento elettrico e di acqua corrente il cantiere di scavo. Per agevolare le attività di scavo e per permettere una migliore conservazione delle strutture lignee è stata predisposta una tensostruttura a doppio spiovente, larga 16 m e lunga 20 m. Si è poi realizzato il microrilievo dell’area del Lucone, e in collaborazione con l’Università di Pisa (Prof. Carlo Baroni) sono state avviate prospezioni geomagnetiche e geoelettriche con il duplice scopo di definire l’estensione dell’insediamento e di saggiare queste strumentazioni nell’ambito di siti umidi. In contemporanea con le attività di scavo si sono invece realizzati transetti di carotaggi (alcune campionature sono già state studiate dal punto di vista palinologico da V. Valsecchi: VALSECCHI et alii 2005), ma esse sono state prelevate da un’area prospiciente il Lucone A, purtroppo al di fuori di un progetto multidisciplinare) e trincee esplorative fuori dall’area dell’abitato, in collaborazione con l’IDPA - CNR (dott. Cesare Ravazzi) per intraprendere uno studio ambientale del bacino. L’intervento del 2009 è nato con l’intento di ampliare l’area di scavo fin qui aperta per comprendere tutti gli interventi fatti dal 1986 a oggi in un unico scavo di forma pressappoco quadrata, in modo da acquisire e standardizzare tutta la precedente documentazione. L’area generale di scavo, comprendente anche i precedenti interventi, misura 14 m x 13 m per un totale di 182 mq. La campagna di scavo 2009 è durata dal 1 luglio al 12 ottobre, con alcune interruzioni per motivi organizzativi. Naturalmente la prima fase dello scavo è consistita nell’asportazione del terreno agrario (US 1). Sotto l’agrario si è documentata la presenza del già noto strato di limo biancastro, ricco di carbonati, con abbondanti resti malacologici che, seppur per larghi tratti decapato, sigilla tutta la stratigrafia precedente (US 2). Asportato questo strato si evidenzia bene una situazione generale costituita da alcuni grandi cumuli compositi di forma allungata, composti da livelli di differente natura, spesso ricoperti o circondati da lenti con ceramica fortemente frammentata. Nelle zone non occupate da queste grandi strutture di scarico, come ad esempio la fascia meridionale dello scavo, la sequenza stratigrafica è piuttosto uniforme. Predominano strati limosi di colore bruno/grigio (USS 40, 41, 50, 51, 58, 60) formatisi in ambiente più o meno umido, che alternano zone di accumulo di materiali ceramici con aree più libere. In questi livelli, tutti affini all’US 3 del 2007, i materiali ceramici sono maggiormente conservati rispetto a quelli posti nei cumuli di scarico. A volte si tratta di vasi integri o frammentati sul posto e con i pezzi ancora in connessione. Lo scavo dei livelli archeologici del Lucone ha come al solito restituito una copiosa messe di materiali archeologici spesso in buono stato di conservazione. Si tratta in gran parte di materiali ceramici, ma sono presenti vari oggetti in osso-corno, fayance, selce, pietra e metallo. In alcuni fortunati casi anche da livelli così alti sono documentati oggetti in legno, come un frammento di immanicatura di pugnale.
  • AIAC_886 - Lucone - 2010
    Nel giugno 2010 ha preso inizio la seconda campagna di scavo che ha interessato l’area definita nel 2009, con lavori preliminari di sistemazione del cantiere. Le indagini archeologiche vere e proprio hanno avuto inizio giovedì 1 luglio e si sono concluse il 14 ottobre in occasione della visita dell’ispettore ICOMOS determinata dall’inclusione del Lucone tra i siti della candidatura transnazionale seriale delle “Palafitte dell’arco alpino” presso la Lista del Patrimonio dell’UNESCO. Lo scavo archeologico è stato preponderante nei mesi di luglio e di agosto, mentre nel mese di settembre si è soprattutto curato il censimento delle strutture lignee. La strategia di scavo 2010 era quella di portare in fase tutta l’area del Settore 1, dal momento che nel 2009 si era abbandonata la ricerca nell’area NE per questioni di tempo e forza lavoro. La caratteristica principale di questa zona era la presenza di due grandi “cumuli di scarico” dalla struttura stratigrafica particolarmente complessa. Con questo termine, forse inappropriato, si indicano delle strutture di forma allungata in senso E-W composte da lenti eterogenee, spesso chiaramente definibili butti di materiali di varia natura. Il senso di queste strutture ancora sfugge, dal momento che le loro caratteristiche suggeriscono un’interpretazione più complessa che quella di semplici aree di scarico. Per questo motivo lo scavo di queste strutture è stato svolto a definizione piuttosto elevata con frequente campionamento per sezioni sottili ed analisi polliniche ed antracologiche. Le due strutture cumuliformi citate sono indicate con le denominazioni complessive di US 84, quella più a nord, e di US 88, quella più a sud, parzialmente scavata nel 2009. Il cumulo di scarico US 84 occupa tutta la porzione N dell’ampliamento a W del 2009, arrivando quasi a ridosso dell’altro cumulo di scarico già individuato nel 2006 (US 10). Esso è composto da numerose lenti eterogenee che si sovrappongono parzialmente e a volte si interdigitano. Si nota una sorta di stratigrafia orizzontale, con le lenti depostesi in un momento più antico posizionate nella parte più orientale della struttura, quella per intenderci più prossima alla riva dell’antico bacino. Il cumulo più meridionale (US 88) presenta una struttura simile, ma più semplificata. Lo scavo non è stato ancora ultimato, poiché si è deciso di preservarne un testimone per due scopi. Innanzitutto per fini didattici, per mostrare la struttura di un cumulo di scarico, anche in previsione dell’ispezione UNESCO. In secondo luogo, a fini scientifici, per preservare una parte di cumulo per l’analisi geomorfologica con lo scopo di ricostruire le modalità di formazione dei singoli elementi costitutivi. Altra situazione riguarda le aree libere dai cumuli di scarico, dove sono presenti i vari strati di limo, più o meno ricchi di fibre vegetali che si sono accumulati intorno ai grandi cumuli di scarico della fase due. Dal momento che questa deposizione in un ambiente che alternava momenti secchi a momenti più umidi è stata progressiva e continua durante l’accrescimento dei cumuli attraverso i butti che li compongono, i livelli esterni spesso si interdigitano con le lenti dei cumuli rendendo la lettura stratigrafica molto complessa. Su tutta l’area di scavo compaiono ormai numerosissimi elementi lignei verticali che sono stati catalogati e inseriti nel database di scavo. Lo scavo dei livelli archeologici del Lucone ha come al solito restituito una copiosa messe di materiali archeologici spesso in buono stato di conservazione. Si tratta in gran parte di materiali ceramici, ma sono presenti vari oggetti in osso-corno, fayance, selce, pietra, metallo e legno.