Name
Antonino Meo
Organisation Name
Università degli Studi di Pisa

Season Team

  • AIAC_1033 - Badia di Montescudaio - 2008
    Nel 2008 sono proseguite le ricerche alla Badia di Montescudaio, realizzate dall’Amministrazione Comunale e dall’Università di Pisa in regime di concessione ministeriale. Le nuova campagna di indagine è stata mirata al completamento delle sequenze archeologiche nelle aree già iniziate a scavare, e all’apertura di nuovi saggi dislocati in varie zone del chiostro medievale. Nell’area 2000 la nuova campagna di ricerche ha coinciso con il raggiungimento del cappellaccio argillitico nei settori 2000/2100 e 2500/8000, e la prosecuzione dello scavo nel settore 2400/9000, situato davanti alla facciata della chiesa, dove gli intensi usi cimiteriali fino alla prima età moderna hanno rallentato le indagini stratigrafiche ed antropologiche, previste anche per il prossimo anno. In tutte queste zone, superate le fasi funerarie tardo-medievali, è attestata la presenza di inumazioni non solo a partire dal momento della fondazione del monastero (fine XI secolo), ma anche nel periodo precedente, in relazione alla chiesa rurale pre-esistente (fine X secolo). Nelle fasi più antiche (fine X-inizi XI secolo) le tombe situate in prossimità del perimetrale dell’edificio religioso sono spesso definite da elementi litici, mentre le altre sono realizzate in fosse terragne, raramente con segnacolo litico vicino al capo e/o ai piedi. Una situazione del tutto analoga è emersa nei settori 1500 e 1900. Nel chiostro sono stati aperti nuovi saggi di scavo lungo i lati est e sud (sett. 3200 e 3400) e al centro dello spazio aperto, in corrispondenza del pozzo. Per quanto attiene i settori 3200 e 3400 i dati più rilevanti sono legati da una parte alle evidenze fornite dalle strutture murarie sopravvissute, dall’altra alle fasi di frequentazione medievali più antiche, che saranno finite di esplorare nel 2009. Lo scavo del pozzo (sett. 3800) ha messo in luce una stratificazione tipica per questo genere di bacino archeologico. Al di sotto di circa strati connessi ai depositi superiori di tipo agricolo, si sono rinvenuti 3 m di riempimento costituito da elementi litici di varie dimensioni, fino a giungere ai limi ed alle ghiaie depositate sul fondo (4,00-4,30 m dal calpestio attuale). La rimozione degli strati di riempimento ha consentito di definire il periodo di utilizzo (dall’XI ai primi decenni del XVIII secolo d.C.) e la tecnica costruttiva della struttura, oltre che di recuperare numerosi recipienti quasi integri o ricostruibili impiegati per attingere l’acqua (brocche e filtri ceramici, secchi in legno) ed un discreto numero di reperti archeo-botanici, utili alla definizione del paesaggio intorno al sito. Il saggio nel settore 4000 è stato importante per la datazione dell’edificazione dell’abside al pieno XII secolo e per la connotazione dell’area cimiteriale in questa zona, ma andrà proseguito per definire la cronologia e la tipologia di altre fosse terragne che già appaiono tagliate in suoli precedenti alla fondazione del catino absidale romanico. Lo scavo del settore 4500, invece, è stato completato ed ha attestato la preesistenza del perimetrale settentrionale agli ampliamenti del XII secolo. In base ai dati raccolti in occasione delle ricerche del 2008 è stato possibile rivedere la sequenza archeologica preliminare e progettare gli interventi per le indagini previste nel 2009.
  • AIAC_1033 - Badia di Montescudaio - 2009
    Nel 2009 sono continuate le indagini archeologiche alla Badia di Montescudaio, realizzate dall’Amministrazione Comunale e dall’Università di Pisa in regime di concessione ministeriale. Le nuova campagna è stata mirata al completamento delle sequenze in alcune delle aree già iniziate a scavare, ed all’apertura di nuovi saggi nel chiostro medievale. Sono inoltre proceduti lo studio delle murature e la prima quantificazione dei reperti mobili in vista della periodizzazione delle vicende del sito. In questo ambito è proseguito lo scavo nel settore 2400/9000, situato davanti alla facciata della chiesa, dove gli intensi usi cimiteriali fino alla prima età moderna hanno rallentato le indagini stratigrafiche ed antropologiche, previste per ciò anche per il prossimo anno. Anche in questa zona, come presso le altre dell’area 2000, superate le fasi funerarie tardo-medievali, è attestata la presenza di inumazioni non solo a partire dal momento della fondazione del monastero (fine XI secolo), ma anche nel periodo precedente, in relazione alla chiesa rurale pre-esistente (fine X secolo). Per quanto attiene i settori 3200 e 3400, invece, i dati più rilevanti sono legati da una parte alle evidenze fornite dalle strutture murarie sopravvissute, dall’altra alle fasi di frequentazione medievali più antiche. In merito ai setti murari portati in luce è stata trovata la porta di accesso al monastero sul lato sud e si è avuto un quadro più ampio delle differenti fasi di sviluppo dell’area claustrale, che si è confermata come frutto non di un unico momento progettuale, ma di un progressivo accrescimento tra XII e XIV secolo. Del resto, la superficie poi interessata dalle strutture edificate del chiostro, nel periodo precedente al 1100 d.C. era occupata dall’area cimiteriale (per un raggio di 25 m ca. dalla chiesa), probabilmente chiusa da una palizzata, il cui circuito non si discostava molto da quello dei perimetrali esterni del cortile monastico. Tra queste sepolture si segnala la presenza di un’inumazione femminile abbigliata e con corredo, la cui datazione è ancora in corso di definizione. Sono proseguiti infine i lavori nel saggio 4000, le cui sepolture sembrano contrassegnate da una netta preponderanza di individui femminili e di sub-adulti, e da fosse con segnacolo e cuscino litico che si rispettano tra loro, probabilmente a causa di un uso meno prolungato di questa porzione del sito per tali scopi. In alcuni casi sono stati rinvenuti anche i resti di tavole lignee di copertura appoggiate alle pietre a parziale protezione dei resti del defunto. In base ai dati raccolti in occasione delle ricerche del 2009 è stato possibile rivedere la sequenza archeologica, le cui cronologia assoluta e periodizzazione (950 ca. d.C.-1490 ca. d.C., con frequentazioni per spoliazioni dal 1730 al 1850 ca., suddivisa in 5 Periodi), però, sono ancora provvisorie, soprattutto per quanto concerne le fasi più antiche di frequentazione del sito. Lo scavo delle numerose tombe dell’area cimiteriale connessa sia alla chiesa rurale intorno al Mille, sia al monastero a partire dal XII secolo ha consentito quindi una prima valutazione del potenziale paleo-demografico di questo insediamento. È stato possibile infine ricostruire la fisionomia e la strutturazione funzionale del sito monastico, almeno per quanto riguarda il periodo centrale di uso (XII-XIV secolo), ampliando anche la comprensione della situazione ad esso precedente.
  • AIAC_2494 - Palazzo Scotto - 2005
    L’indagine svolta nel corso del biennio 2003/2005 su un’estensione di ca. 1000 m2 tra Lungarno Galilei, Lungarno Fibonacci e Giardino Scotto, immediatamente all’interno delle mura, ha permesso di leggere la seguente sequenza stratigrafica. In età romana imperiale viene costruita una struttura non identificabile di cui è stata rinvenuta una porzione di cocciopesto pavimentale spesso ca. 60 cm. La dimensione sembra essere legata alla necessità di isolare la struttura da un ambiente fortemente umido. Probabilmente nell’altomedioevo la costruzione viene demolita, come indica la profonda rasatura del piano pavimentale, e abbandonata dal momento che l’area viene a trovarsi in una zona paludosa prossima alla riva dell\'Arno. Alla fine dell’XI secolo viene eretta la Chiesa di Sant’Andrea e Vincenzo e si attua un più ampio progetto urbanistico volto a conquistare terre verso l’Arno. Lo scavo ha solo parzialmente messo in luce le prime fasi di vita della parrocchia, che nel corso del XIII secolo sembra legata ad attività di produzione ceramica, come si può desumere associando il dato archeologico al toponimo Baractularia. Nella prima metà del XIV secolo un potente fenomeno esondativo colpisce questo settore del quartiere che viene ricostruito e, in seguito, destinato alla produzione di campane, come dimostrano i resti di un ampio atelier metallurgico. L’attività produttiva continua fino all’inizio del XV secolo, quando, per volere dei fiorentini l’area viene deputata alla costruzione di una cittadella fortificata atta al controllo della parte orientale della città. La costruzione dura circa 30 anni (dal 1440 a dopo il 1470) e comporta la demolizione della Chiesa di S. Andrea e del limitrofo atelier produttivo. Nel 1495 la cittadella viene parzialmente demolita dai pisani insorti. Dopo la riconquista fiorentina, sotto la direzione di Giuliano da Sangallo (1509 – 1512), viene eretta una nuova cittadella, che ricalca la precedente e che nella parte indagata si componeva del Baluardo della Cisterna posto a difesa del ponte della Spina. Nel corso del XVI secolo sono apportate alcune modifiche, testimoniate da ulteriori tracce di cantiere; nel XVII secolo viene parzialmente ricostruito l'edificio contenente l'osteria e la casamatta, mentre continue opere di mantenimento della viabilità interna si susseguono fino alla seconda metà del XVIII secolo. Nel 1781 la fortezza viene smilitarizzata ed, in seguito ad un ordine granducale, iniziano le demolizioni del Baluardo; tra il 1785 e il 1787 vengono edificati i primi due piani dell'edificio che in seguito sarà conosciuto come Palazzo Scotto, parte di un vasto complesso residenziale affacciato sull’Arno. All’inizio del XIX secolo ad oriente del palazzo viene costruito un edificio più basso a cavallo del passaggio per il retrostante giardino. La costruzione, agli inizi degli anni ’30 del XX secolo, di Lungarno Fibonacci porta all’abbattimento dell'edificio con il passaggio e alla realizzazione di un'ala contenete il vano scale. Nel 1936 il palazzo viene trasformato in Regia Questura e parzialmente distrutto nei bombardamenti del 1943. Dopo la guerra l'area viene parzialmente bonificata e la parte ancora in piedi dell'edificio viene trasformata in industria farmaceutica fino agli anni '80.
  • AIAC_2522 - Rocca Cerbaia - 2004
    Lo scavo ha interessato il vano rettangolare d’ingresso (A) di 5x4 m dell’edificio posto nella parte sudoccidentale del sito, nelle immediate adiacenze della porta meridionale della cinta muraria. Si tratta di un edificio a pianta rettangolare orientato NE/SO, di ca. 11x12 m, costituito da almeno 3 ambienti (A, B e C). L’edificio, di cui non è stato individuato il lato nordorientale, in origine poteva raggiungere ca 20 m di lunghezza ed è interpretabile come il palatio novo, citato in un documento del 1339, probabilmente, costruito tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo. L’edificio, eretto perpendicolarmente alla curve di livello, era disposto su due livelli: il piano terra (forse composto da un unico ambiente), delimitato a nordest dalla parete rocciosa, ed il piano superiore impostato, a nordest, sul piano roccioso e in aggetto a sudovest. L’unico accesso individuato, posto al piano terreno lungo il lato sudorientale, aveva una porta in legno a doppio battente, chiusa con un duplice sistema di pali orizzontali che scorrevano all’interno della muratura e da una serratura in ferro. Lo scavo ha messo in evidenza la presenza di una scala, addossata al muro sudoccidentale dell’ambiente e parzialmente rifatta tra la fine XV ed inizio XVI secolo, composta da un basamento in muratura e da un elevato ligneo. L’indagine stratigrafica ha permesso di chiarire come, all’inizio del XVI secolo, dopo un periodo di abbandono durato circa un secolo, l’edificio venga ristrutturato e trasformato in corpo di guardia per i soldati inviati dal governo fiorentino a controllare la Val Bisenzio nel timore che questa fosse la via di transito scelta dalle truppe spagnole dirette su Prato e Firenze. Il grande vano al piano terra viene suddiviso in tre distinti ambienti (A, B e C) e viene realizzata una nuova pavimentazione formata da lastre scistose e frammenti laterizi posti di piatto. Viene probabilmente rifatto anche il solaio del piano superiore, che in questa fase presenta una pavimentazione in mezzane. La copertura era realizzata in embrici e coppi ed era, probabilmente, ad un solo spiovente, inclinato da nordest verso sudovest. Il focolare posizionato al centro dell’ambiente, attestato dalle tracce di termotrasformazione e da un sottile strato di cenere e carboni, risulta di difficile collocazione cronologica e potrebbe essere sia funzionale al riscaldamento dei soldati, sia di eventuali e successivi frequentatori occasionali. L’abbandono della struttura sembra essere effettivo già tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII, quando crolla il solaio del piano superiore, sul quale in parte era già crollato il tetto. La quantità minore di embrici e coppi, rispetto alle mezzane del solaio potrebbe indicare un parziale recupero di questi materiali prima del crollo del solaio stesso. I numerosi frammenti ceramici, interi o ricostruibili, di graffita policroma, di area fiorentina ed emiliana, e di maiolica di Montelupo databili tra la fine del XV e la prima metà del XVI secolo, associati a testi in ceramica grezza, potrebbero testimoniare la presenza, al piano superiore, di un refettorio e di una cucina.
  • AIAC_2522 - Rocca Cerbaia - 2008
    Le indagini archeologiche sono state eseguite all’interno del Palazzo pentagonale, nel punto altimetricamente più levato dell’insediamento. Anteriormente all’XI secolo l’area è caratterizzata da una forte pendenza verso sudest. Le tracce della più antica frequentazione antropica sono determinate dalla presenza di quattro buche per palo e di due focolari, posti nella porzione nordorientale. Le buche, due delle quali con zeppe litiche al proprio interno, sono tagliate direttamente nel cappellaccio argillitico. La disposizione delle buche e dei focolari, fa pensare alla presenza di due distinte strutture lignee - due capanne? - poste nella porzione sommitale del rilievo. L’assenza di reperti non permette una datazione più precisa, che pertanto è stata determinata in maniera relativa, come anteriore alla successiva fase cimiteriale. Nel corso dell’XI-XII secolo, infatti, si instaura una piccola area cimiteriale composta da 7 sepolture infantili, 6 concentrate nella parte orientale del cimitero, orientate E/O, con la testa ad occidente, ed una nella porzione nordorientale, orientata sudovest-nordest con la testa rivolta a sudovest. Le sepolture sono tutte in fossa terragna, ad eccezione di una che è in cassa litica con lastre di copertura. In un momento di poco posteriore all’utilizzo cimiteriale, viene realizzata un cassero, eretto con una muratura in bozze di arenaria, che probabilmente occupava tutta la sommità, e della quale rimane traccia della porzione nordorientale del muro perimetrale settentrionale e di parte del muro sudorientale, tra loro immorsati. Tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo l’area sommitale viene spianata e il cassero demolito, per la costruzione della doppia struttura pentagonale (Palazzo con torre centrale). La costruzione inizia dalla torre centrale, mentre una parte del cantiere si impianta nella porzione meridionale, dove sono presenti la fossa per impastare la calce ed una serie di buche di palo. Ad un momento posteriore, probabilmente durante i lavori di rifacimento databili al XIV secolo, è da riferire la realizzazione di una struttura in pietra, interrata, concava, semicircolare, lunga 4,90 m, larga 0,50 m e profonda 2m, con un dente nella parte centrale, che è stata interpretata come l’alloggiamento per la ruota lignea di un argano sollevatore, avente un elemento verticale, anch’esso in legno, alloggiato nel dente centrale. Terminato l’utilizzo, l’alloggiamento interrato viene obliterato con materiale macerioso, viene costruita una scala in pietra e viene stesa una pavimentazione in lastre di argilloscisti giustapposte a secco, divise in quattro settori corrispondenti agli spigoli della torre. Lo scavo non ha permesso di individuare fasi relative al XV secolo, confermando, almeno in quest’area, un momento di abbandono o quantomeno di scarsa frequentazione dell’edificio. Solo nella prima metà del XVI secolo il Palazzo subisce alcuni interventi di ripristino forse da ricollegare al riarmo della fortezza in funzione antispagnola o ad una nuova proprietà. All’inizio del XVI secolo viene, infatti, rifatta parte della pavimentazione nella porzione sudorientale e ristrutturata la scala, quindi vengono riorganizzati gli spazi interni con la creazione di tre piccoli vani comunicanti antistanti l’ingresso.