Name
Stefania Quilici Gigli
Organisation Name
Seconda Università di Napoli

Season Director

  • AIAC_1018 - Norma - 2009
    La drammatica distruzione di Norba, nell’81 a.C., durante la guerra tra Mario e Silla, e il fatto che il pianoro sul quale sorgeva sia rimasto da allora disabitato, rendono questa città un osservatorio privilegiato per leggere l’urbanistica e l’architettura di un centro romano quale si doveva presentare all’inizio del I secolo a.C., prima degli incisivi cambiamenti che segnarono successivamente la vita di tanti centri. La ripresa delle indagini topografiche e archeologiche sul posto, a quasi cento anni di distanza dagli scavi condotti da Raniero Mengarelli e Luigi Savignoni, ha permesso di riportare in luce alcuni degli assi viari urbani, alcuni edifici lungo il principale asse viario della città e nelle immediate vicinanze, di recuperare visivamente il complesso delle terme, con operazioni di decespugliamento. In particolare sono state rimesse in luce due _domus_ subito a valle dell’Acropoli Minore; resti di un complesso a carattere produttivo lungo l’asse principale urbano; un tratto della strada che si diramava dall’asse principale a valle dell’Acropoli Minore e alcune strutture, di carattere privato che prospettavano quella via. Le strade sono risultate tutte lastricate con basoli di calcare, accompagnate da marciapiedi. Questi ultimi presentavano pavimentazione diversa (a lastre di calcare, in basoli, in cocciopesto) secondo i settori. Le due _domus_ rimesse in luce a valle dell’Acropoli Minore, mostrano pianta rettangolare, con fronte di 60 piedi sulla via e rientrano in schemi largamente diffusi soprattutto nell’ambito del II secolo a.C.: atrio con _impluvium_ intorno al quale si organizzano i _cubicula_, _alae_ ai lati estremi dell’atrio; ambienti di rappresentanza sul fondo. Mostrano pavimenti in battuto di tufo, in calcare o in cocciopesto, questi ultimi semplici o con ornati. La sistemazione delle _domus_ nel contesto del Parco archeologico (concordata con la Soprintendenza archeologica) ha contemplato la evidenziazione della loro planimetria con ghiaino di colore diverso in relazione alla funzione dei vani e l’inserimento di divisori lignei ove non si conservavano in alzato le strutture. Lungo la via che dall’asse urbano principale volgeva verso Porta Maggiore è stato riportato in luce un complesso caratterizzato da due ingressi contigui, originariamente facenti capo a una unica proprietà, data la comunicazione interna allora assicurata da una ampia porta aprentesi nell’atrio al quale si accedeva dall’ingresso posto più a valle. La separazione, condotta chiudendo con una tamponatura tale porta, dovette accompagnarsi a cambiamenti di destinazione d’uso in senso produttivo, evidenziati dalla realizzazione nell’ambito dell’edificio di pianciti in basoli e di una vaschetta. Sull’altro lato della via sono iniziate le indagini di un complesso caratterizzato da numerosi vani, articolati intorno a una ampia corte, caratterizzati dal massiccio uso del cocciopesto per impermeabilizzare i loro piani di calpestio e le pareti, dalla presenza di cisterne, vasche, vaschette e canalette di scolo: tali caratteri inducono a proporre l’edificio come funzionale allo svolgimento di attività produttive.