-
AIAC_1018 - Norma - 2009
La drammatica distruzione di Norba, nell’81 a.C., durante la guerra tra Mario e Silla, e il fatto che il pianoro sul quale sorgeva sia rimasto da allora disabitato, rendono questa città un osservatorio privilegiato per leggere l’urbanistica e l’architettura di un centro romano quale si doveva presentare all’inizio del I secolo a.C., prima degli incisivi cambiamenti che segnarono successivamente la vita di tanti centri.
La ripresa delle indagini topografiche e archeologiche sul posto, a quasi cento anni di distanza dagli scavi condotti da Raniero Mengarelli e Luigi Savignoni, ha permesso di riportare in luce alcuni degli assi viari urbani, alcuni edifici lungo il principale asse viario della città e nelle immediate vicinanze, di recuperare visivamente il complesso delle terme, con operazioni di decespugliamento.
In particolare sono state rimesse in luce due _domus_ subito a valle dell’Acropoli Minore; resti di un complesso a carattere produttivo lungo l’asse principale urbano; un tratto della strada che si diramava dall’asse principale a valle dell’Acropoli Minore e alcune strutture, di carattere privato che prospettavano quella via. Le strade sono risultate tutte lastricate con basoli di calcare, accompagnate da marciapiedi. Questi ultimi presentavano pavimentazione diversa (a lastre di calcare, in basoli, in cocciopesto) secondo i settori. Le due _domus_ rimesse in luce a valle dell’Acropoli Minore, mostrano pianta rettangolare, con fronte di 60 piedi sulla via e rientrano in schemi largamente diffusi soprattutto nell’ambito del II secolo a.C.: atrio con _impluvium_ intorno al quale si organizzano i _cubicula_, _alae_ ai lati estremi dell’atrio; ambienti di rappresentanza sul fondo. Mostrano pavimenti in battuto di tufo, in calcare o in cocciopesto, questi ultimi semplici o con ornati.
La sistemazione delle _domus_ nel contesto del Parco archeologico (concordata con la Soprintendenza archeologica) ha contemplato la evidenziazione della loro planimetria con ghiaino di colore diverso in relazione alla funzione dei vani e l’inserimento di divisori lignei ove non si conservavano in alzato le strutture. Lungo la via che dall’asse urbano principale volgeva verso Porta Maggiore è stato riportato in luce un complesso caratterizzato da due ingressi contigui, originariamente facenti capo a una unica proprietà, data la comunicazione interna allora assicurata da una ampia porta aprentesi nell’atrio al quale si accedeva dall’ingresso posto più a valle. La separazione, condotta chiudendo con una tamponatura tale porta, dovette accompagnarsi a cambiamenti di destinazione d’uso in senso produttivo, evidenziati dalla realizzazione nell’ambito dell’edificio di pianciti in basoli e di una vaschetta. Sull’altro lato della via sono iniziate le indagini di un complesso caratterizzato da numerosi vani, articolati intorno a una ampia corte, caratterizzati dal massiccio uso del cocciopesto per impermeabilizzare i loro piani di calpestio e le pareti, dalla presenza di cisterne, vasche, vaschette e canalette di scolo: tali caratteri inducono a proporre l’edificio come funzionale allo svolgimento di attività produttive.
-
AIAC_1018 - Norma - 2010
Le ricerche condotte nel 2010 sono state rivolte ad approfondire la conoscenza della forma urbana e dell’edilizia privata: hanno riguardato alcune strade della città e una ampia _domus_ posta lungo un diverticolo diramatesi dalla principale strada est ovest della città, a valle dell’Acropoli minore. Particolare attenzione è stata riservata alla fruibilità del sito e a privilegiare situazioni che permettessero di riportare in luce strutture appena affioranti sotto il piano di campagna, perché gli interventi potessero determinare immediate e incisive ricadute per la valorizzazione del Parco archeologico.
Le strade, conservate appena sotto l’ _humus_, sono risultate tutte ben conservate, pavimentate in basoli di calcare di forme e dimensioni variabili, accompagnate da marciapiedi, pavimentati, secondo i tratti, con piccoli basoli o grandi lastre di calcare. Forti avvallamenti segnano la presenza di fogne sottostanti. Delimitano le strade muri realizzati in opera poligonale, se assolvono funzioni di terrazzamento, o in opera incerta, se coincidono con le strutture degli edifici posti lungo di esse.
La _domus_ è caratterizzata da un doppio ingresso sulla strada; organizzata all’interno con atrio e peristilio, al quale si accedeva da due porte sul lato destro dell’atrio. Intorno all’atrio e al peristilio si dispongono _cubila_ e _alae_, secondo gli schemi canonici delle _domus_ romane in epoca tardo repubblicana. In epoca tardo-repubblicana la _domus_ venne divisa in due proprietà distinte, interrompendo le comunicazioni interne tra atrio e peristilio con tamponature delle porte. La _domus_ che utilizzò il settore originariamente organizzato intorno l’atrio mostra rifacimenti legati a funzioni più spiccatamente produttive. Le strutture della _domus_, per quanto conservate, sono in opera incerta di calcare, con rivestimento di intonaco bianco; i pavimenti sono in battuto di calcare, in cocciopesto o in commesso laterizio. Tutte le soglie sono in lastre monolitiche di calcare. Le vasche dell’impluvio dell’atrio e del peristilio sono realizzate in grandi lastre modanate di calcare, sulle quali poggia una cornice perimetrale realizzata in spezzoni di tegole. Materiali ceramici (scarsi ad eccezione di frammenti di grandi contenitori, per lo più doli) e caratteri costruttivi consentono di proporre che la vita del complesso si possa essere fermata con la distruzione drammatica della città nell’81 a.C.
-
AIAC_1018 - Norma - 2011
Nel 2011 sono proseguiti gli scavi nell’area urbana; in particolare dell’asse stradale con orientamento SSO-NNE, e delle abitazioni facenti parte di un interessante settore residenziale prospicienti tale asse lungo il suo lato orientale. Particolare attenzione è stata riservata a privilegiare situazioni che potessero determinare immediate e incisive ricadute per la valorizzazione del Parco Archeologico.
Gli scavi effettuati negli anni precedenti, nello stesso settore, avevano messo in luce parte di due domus con ingressi contigui sulla via. Tali domus, data la comunicazione interna assicurata da due ampie porte che collegavano l’atrio del secondo edificio con gli ambienti del primo, dovevano fare capo in origine ad un’unica proprietà. Il prosieguo della ricerca sul lato settentrionale della strada ha permesso di individuare un altro ingresso, pertinente ad una terza domus, contigua alle altre, collegata internamente a quella centrale tramite una scala. Anche a quest’ultima si accede direttamente dalla strada. Dal suo ingresso si entra nell’atrio con impluvium che, decentrato rispetto all’ingresso, presenta la vasca rivestita da grosse lastre modanate in tufo.
Intorno a quest’area centrale si organizzano gli ambienti e le alae; sul fondo si dispongono ambienti di rappresentanza e la cucina. I pavimenti sono realizzati in cementizio semplice o con decorazioni geometriche negli ambienti di rappresentanza e nei cubicula, e in semplice terra argillosa negli ambienti di servizio; dell’intonaco, per lo più bianco, restano solo labili tracce sulle pareti del settore orientale. Le strutture di questo edificio presentano oltre ai muri realizzati in opera incerta con scapoli di calcare, anche muri in terra argillosa o con zoccolo in blocchi di calcare e elevato in argilla. I materiali recuperati durante lo scavo, ancora in corso di studio, appaiono pertinenti per lo più a grandi contenitori, anfore e ceramica d’uso comune.
Sulla terrazza a monte della zona residenziale l’ampliamento dello scavo ha permesso di mettere in luce una strada orientata N-S che, partendo dal pianoro d’ingresso, si incrocia con il decumano all’altezza delle domus già indagate a valle dell’Acropoli Minore. La strada, pavimentata con basoli di calcare, presenta uno stretto marciapiede a ridosso del muro di contenimento in opera poligonale sul lato sudoccidentale; sul lato opposto il marciapiede, che presenta una lieve pendenza verso la carreggiata stradale, è completamente pavimentato con basoli in calcare.
È proseguito anche lo scavo dell’asse viario principale che partendo da Porta Serrone di Bove, attraversa in rettifilo tutta la città fino alla gradinata d’accesso all’Acropoli Minore. In particolare è stata indagata l’area prospiciente le terme caratterizzata da un monumentale incrocio. Di particolare impatto visivo si sono rilevate le due strade ortogonali, orientate N-S. La strada che scende verso il settore meridionale della città, pavimentata con basoli in calcare, presenta marciapiedi ben conservati su entrambi i lati e un forte avvallamento sulla carreggiata, dovuto al cedimento della fogna sottostante.
La strada che sale verso il pianoro delle terme, presenta, invece, il marciapiede solo sul lato occidentale, pavimentato in cocciopesto; su entrambi i lati è delimitata da muri di contenimento in blocchetti di calcare di cui restano pochi filari. Il basolato della strada appare piuttosto dissestato e caratterizzato da un forte avvallamento centrale dovuto al cedimento della fogna sottostante.
-
AIAC_1018 - Norma - 2012
Le ricerche hanno riguardato l’impianto urbanistico e l’edilizia privata, privilegiando interventi che avessero ricadute sulla valorizzazione e fruizione del parco archeologico.
E’ stato completato lo scavo delle tre strade che si diramavano dal principale asse di attraversamento urbano, sul suo lato settentrionale, a valle dell’Acropoli Minore. Sono risultate tutte lastricate con basoli di calcare, che nella forma e materiale denunciano un intervento di restauro. Le prime due traverse a valle dell’Acropoli Minore dovevano raccordare il traffico che entrava in città da Porta Maggiore. La prima traversa, è apparsa priva dei marcapiedi; si amplia quindi con uno slargo, dal quale si dirama, ad oriente, una strada che sale all’Acropoli Minore; nell’ultimo tratto, approssimandosi all’asse di attraversamento urbano, mostra un solo marciapiede, sul lato orientale. La seconda traversa presenta marciapiedi sui due lati; si dirama da essa un diverticolo ortogonale, lastricato, chiuso al traffico. La terza traversa, che si dirama verso settentrione dall’asse maggiore, proprio dove su questo giunge la strada proveniente da Porta Ninfina, doveva servire la zona centrale della città e presenta ampiezza di carreggiata maggiore delle altre. Seguita per un tratto di 20 m, la via risulta lastricata in basoli di calcare, accompagnata da marciapiedi basolati. I basoli appaiono variabili in forme e dimensioni, non perfettamente combacianti tra loro, con zeppe calcaree nelle connessure; centralmente sulla via vi sono evidenti avvallamenti, dovuti, probabilmente, al cedimento del sistema fognario sottostante. Il basolato della via fu obliterato da uno strato di ghiaia che costituì il nuovo battuto, con restringimento della carreggiata: un intervento che seguì alla distruzione di ampi settori della città nell’81 a.C.
Le ricerche sull’edilizia privata nell’isolato tra la seconda e terza traversa, nella sua zona più meridionale, hanno riguardato una vasta _domus_, con complesse fasi edilizie, il cui ingresso si apre sulla terza traversa. La _domus_ mostra una pianta tipica per l’epoca tardo repubblicana: l’ingresso, suddiviso in _vestibulum_ e _fauces, cubicula_ e _alae_ sui lati lunghi e vani di servizio e rappresentanza sui lati corti, distribuiti intorno all’atrio con _impluvium_ in tufo. Nelle stanze di fondo furono ricavati due passaggi ad un secondo atrio con lo spazio centrale scoperto, pavimentato in commesso laterizio con inserti in calcare, ai cui angoli sono stati rinvenuti quattro rocchi di colonne in calcare.
Alla fine dello scavo si è proceduto con interventi di sistemazione dell’area: il basolato della prima traversa, lacunoso, è stato integrato con ghiaino di calcare, per garantirne la funzione di supporto alla visita. Per la conservazione della _domus_ si è proceduto alla copertura dei pavimenti, rendendo leggibili, se pur a grandi linee, le destinazioni d’uso degli ambienti. Si è coperto con graniglia rosa di marmo di Carrara gli ambienti interni; con lapillo l’atrio e gli ambienti aperti su questo; in graniglia bianca di calcare il bacino dell’impluvio.
Un intervento significativo per la fruizione è stata la realizzazione di due percorsi per i visitatori diversamente abili non deambulanti che permettono di raggiungere due piazzole con ampia visuale degli scavi. Per rendere comprensibile agli ipovedenti la topografia del luogo e la consistenza dei monumenti sono state predisposte mappe tattili a rilievo, con testi in braille.
-
AIAC_1018 - Norma - 2014
Le ricerche di scavo nel 2014 sono state condotte sul pianoro centrale della città antica, a nord est rispetto al settore residenziale della II traversa ( _domus_ IV, V e VI), indagato negli anni precedenti. Delimitato ad est dalla I traversa, dell’asse viario principale della città a partire dall’Acropoli Minore, il settore indagato si affaccia sulla strada che entra in città da Porta Maggiore.
La scelta di intervenire in questa area del Parco Archeologico è stata dettata dalla esigenza di intervenire per la sicurezza dei resti antichi, messi in evidenza a seguito delle forti precipitazioni atmosferiche dello scorso inverno; al contempo, la dislocazione topografica offriva la possibilità di ampliare il percorso di visita, proprio nella zona iniziale.
L’area indagata ha un’estensione complessiva di 16x12 m ed è caratterizzata da una forte pendenza verso est. Lo scavo ha permesso di riportare parzialmente alla luce una _domus_ dalla pianta canonica: _vestibulum_, _fauces_ e atrio con _impluvium_ rivestito con lastre in tufo, intorno al quale si distribuiscono i diversi ambienti, individuati e non ancora scavati.
Alla _domus_ si accede direttamente dalla strada che da Porta Maggiore conduce al pianoro, attraverso un basso gradino che introduce al _vestibulum_.
Il _vestibulum_ (ambiente A), di 3,50 x 1,50 m, è delimitato da murature realizzate con zoccolo in pietre calcaree sbozzate (spessore 45 cm), di forma irregolare, legate con terra dalla matrice argillosa e pavimentato in cementizio a base fittile.
Dal _vestibulum_, attraverso una soglia monolitica in calcare, si accede alle _fauces_. La soglia d’accesso (dimensioni: 1,83 x 0,38 m) risulta lesionata in più punti ed è delimitata da due blocchi in calcare di forma quadrangolare.
Superata la soglia, si entra nelle _fauces_ (ambiente B), di pianta rettangolare, pavimentate in cementizio a base fittile in continuità con quella dell’atrio.
L’ _impluvium_, leggermente decentrato rispetto al _vestibulum_, ha forma quadrangolare; rivestito da sei lastre in tufo giustapposte, presentava probabilmente un pozzo per attingere l’acqua nell’angolo nord ovest, privo di lastra, non indagato.
L’impluvio (misure 2,80x3,60 m) è caratterizzato da modanature funzionali al convogliamento delle acque nel foro di scolo (diam. 15 cm); quest’ultimo è collocato a margine del lato settentrionale, è lesionato lungo tutti i margini e in particolare nella fascia meridionale; su tutta la superficie sono evidenti i segni lasciati dalle arature effettuate in tempi moderni e alcune tracce di bruciato.
Le forti precipitazioni atmosferiche di quest’inverno hanno anche evidenziato probabili sepolture sull’altura dell’Acropoli Minore ove agli inizi del '900 gli studi avevano già portato in luce una tomba di epoca alto-medievale. È sembrato opportuno quindi procedere con una pulizia superficiale dell’intero settore per meglio comprendere lo stato dei luoghi. Le probabili sepolture sono ubicate nel tratto ad ovest del lato maggiore occidentale del Tempio Minore, ricavate nella carreggiata, tra i basoli della strada che dà l’accesso all’Acropoli Minore da nord ovest. Durante questa prima indagine sono state riconosciute almeno tre fosse, denominate da nord verso sud, tomba 1, tomba 2 e tomba 3; quest’ultima, posta ad una quota superiore rispetto alle altre è stata scavata al fine di evitare che venisse scoperta in seguito a fenomeni naturali.
Lo scheletro in posizione supina, lungo circa 1,55 m, presenta l’arto superiore destro piegato sul ventre, mentre il sinistro risulta disposto lungo il fianco con accanto un chiodo in ferro; quasi del tutto integro esso si presenta mutilo dell’estremità degli arti superiori. Il cranio ad ovest, adagiato sullo strato di preparazione del basolo che funge da cornice al taglio della stessa deposizione, si trova a circa 29 cm di profondità dal piano della carreggiata, leggermente inclinato in avanti sullo sterno; mentre ad est, in corrispondenza dello scapolo di calcare posto come segnacolo della deposizione, l’estremità degli arti inferiori si trovano ad una profondità di 22 cm.