Name
Giuseppina Renda
Organisation Name
Seconda Università di Napoli

Season Team

  • AIAC_1018 - Norma - 2009
    La drammatica distruzione di Norba, nell’81 a.C., durante la guerra tra Mario e Silla, e il fatto che il pianoro sul quale sorgeva sia rimasto da allora disabitato, rendono questa città un osservatorio privilegiato per leggere l’urbanistica e l’architettura di un centro romano quale si doveva presentare all’inizio del I secolo a.C., prima degli incisivi cambiamenti che segnarono successivamente la vita di tanti centri. La ripresa delle indagini topografiche e archeologiche sul posto, a quasi cento anni di distanza dagli scavi condotti da Raniero Mengarelli e Luigi Savignoni, ha permesso di riportare in luce alcuni degli assi viari urbani, alcuni edifici lungo il principale asse viario della città e nelle immediate vicinanze, di recuperare visivamente il complesso delle terme, con operazioni di decespugliamento. In particolare sono state rimesse in luce due _domus_ subito a valle dell’Acropoli Minore; resti di un complesso a carattere produttivo lungo l’asse principale urbano; un tratto della strada che si diramava dall’asse principale a valle dell’Acropoli Minore e alcune strutture, di carattere privato che prospettavano quella via. Le strade sono risultate tutte lastricate con basoli di calcare, accompagnate da marciapiedi. Questi ultimi presentavano pavimentazione diversa (a lastre di calcare, in basoli, in cocciopesto) secondo i settori. Le due _domus_ rimesse in luce a valle dell’Acropoli Minore, mostrano pianta rettangolare, con fronte di 60 piedi sulla via e rientrano in schemi largamente diffusi soprattutto nell’ambito del II secolo a.C.: atrio con _impluvium_ intorno al quale si organizzano i _cubicula_, _alae_ ai lati estremi dell’atrio; ambienti di rappresentanza sul fondo. Mostrano pavimenti in battuto di tufo, in calcare o in cocciopesto, questi ultimi semplici o con ornati. La sistemazione delle _domus_ nel contesto del Parco archeologico (concordata con la Soprintendenza archeologica) ha contemplato la evidenziazione della loro planimetria con ghiaino di colore diverso in relazione alla funzione dei vani e l’inserimento di divisori lignei ove non si conservavano in alzato le strutture. Lungo la via che dall’asse urbano principale volgeva verso Porta Maggiore è stato riportato in luce un complesso caratterizzato da due ingressi contigui, originariamente facenti capo a una unica proprietà, data la comunicazione interna allora assicurata da una ampia porta aprentesi nell’atrio al quale si accedeva dall’ingresso posto più a valle. La separazione, condotta chiudendo con una tamponatura tale porta, dovette accompagnarsi a cambiamenti di destinazione d’uso in senso produttivo, evidenziati dalla realizzazione nell’ambito dell’edificio di pianciti in basoli e di una vaschetta. Sull’altro lato della via sono iniziate le indagini di un complesso caratterizzato da numerosi vani, articolati intorno a una ampia corte, caratterizzati dal massiccio uso del cocciopesto per impermeabilizzare i loro piani di calpestio e le pareti, dalla presenza di cisterne, vasche, vaschette e canalette di scolo: tali caratteri inducono a proporre l’edificio come funzionale allo svolgimento di attività produttive.
  • AIAC_1018 - Norma - 2012
    Le ricerche hanno riguardato l’impianto urbanistico e l’edilizia privata, privilegiando interventi che avessero ricadute sulla valorizzazione e fruizione del parco archeologico. E’ stato completato lo scavo delle tre strade che si diramavano dal principale asse di attraversamento urbano, sul suo lato settentrionale, a valle dell’Acropoli Minore. Sono risultate tutte lastricate con basoli di calcare, che nella forma e materiale denunciano un intervento di restauro. Le prime due traverse a valle dell’Acropoli Minore dovevano raccordare il traffico che entrava in città da Porta Maggiore. La prima traversa, è apparsa priva dei marcapiedi; si amplia quindi con uno slargo, dal quale si dirama, ad oriente, una strada che sale all’Acropoli Minore; nell’ultimo tratto, approssimandosi all’asse di attraversamento urbano, mostra un solo marciapiede, sul lato orientale. La seconda traversa presenta marciapiedi sui due lati; si dirama da essa un diverticolo ortogonale, lastricato, chiuso al traffico. La terza traversa, che si dirama verso settentrione dall’asse maggiore, proprio dove su questo giunge la strada proveniente da Porta Ninfina, doveva servire la zona centrale della città e presenta ampiezza di carreggiata maggiore delle altre. Seguita per un tratto di 20 m, la via risulta lastricata in basoli di calcare, accompagnata da marciapiedi basolati. I basoli appaiono variabili in forme e dimensioni, non perfettamente combacianti tra loro, con zeppe calcaree nelle connessure; centralmente sulla via vi sono evidenti avvallamenti, dovuti, probabilmente, al cedimento del sistema fognario sottostante. Il basolato della via fu obliterato da uno strato di ghiaia che costituì il nuovo battuto, con restringimento della carreggiata: un intervento che seguì alla distruzione di ampi settori della città nell’81 a.C. Le ricerche sull’edilizia privata nell’isolato tra la seconda e terza traversa, nella sua zona più meridionale, hanno riguardato una vasta _domus_, con complesse fasi edilizie, il cui ingresso si apre sulla terza traversa. La _domus_ mostra una pianta tipica per l’epoca tardo repubblicana: l’ingresso, suddiviso in _vestibulum_ e _fauces, cubicula_ e _alae_ sui lati lunghi e vani di servizio e rappresentanza sui lati corti, distribuiti intorno all’atrio con _impluvium_ in tufo. Nelle stanze di fondo furono ricavati due passaggi ad un secondo atrio con lo spazio centrale scoperto, pavimentato in commesso laterizio con inserti in calcare, ai cui angoli sono stati rinvenuti quattro rocchi di colonne in calcare. Alla fine dello scavo si è proceduto con interventi di sistemazione dell’area: il basolato della prima traversa, lacunoso, è stato integrato con ghiaino di calcare, per garantirne la funzione di supporto alla visita. Per la conservazione della _domus_ si è proceduto alla copertura dei pavimenti, rendendo leggibili, se pur a grandi linee, le destinazioni d’uso degli ambienti. Si è coperto con graniglia rosa di marmo di Carrara gli ambienti interni; con lapillo l’atrio e gli ambienti aperti su questo; in graniglia bianca di calcare il bacino dell’impluvio. Un intervento significativo per la fruizione è stata la realizzazione di due percorsi per i visitatori diversamente abili non deambulanti che permettono di raggiungere due piazzole con ampia visuale degli scavi. Per rendere comprensibile agli ipovedenti la topografia del luogo e la consistenza dei monumenti sono state predisposte mappe tattili a rilievo, con testi in braille.