Name
Case Nuove
Date Range
99 BC – 99
150 – 199
400 – 450
Monuments
Settlement

Seasons

  • AIAC_2559 - Case Nuove - 2010
    Lo scavo archeologico condotto in località Case Nuove, Cinigiano (GR), è parte del più ampio progetto “The Roman Peasant Project”, sviluppato dalle Università di Pennsylvania, Cambridge e l’Università di Siena. Si è portata alla luce una vasca ricoperta in cocciopesto e installazioni nelle sue immediate vicinanze: due buche di palo nonché un’ulteriore bacino tagliato nello strato geologico e corredato di ulteriori evidenze negative. Tali elementi hanno fatto pensare alla possibile presenza nei pressi della vasca di un macchinario forse una pressa. A N del bacino si individua un taglio interpretato come alloggio per dolio. Nonostante non vi siano relazioni stratigrafiche a collegare le evidenze circostanti di cui sopra, pensiamo che queste fossero tutte parte di un medesimo processo produttivo. Presso il bacino si trova un silo foderato in pietre calcaree. In fase con queste strutture è una superficie di lavoro ricoperta in cocciopesto, probabilmente funzionale alla trituratura, macinatura di qualche prodotto agricolo. All’estremità S dello scavo è stata intercettata una cisterna circolare, funzionale alla raccolta di acqua piovana. Al limite N dell’area scavata è stato individuato un largo taglio ovale, un butto, che conteneva strati interpretati come scarti relativi alla fase costruttiva delle diverse installazioni costituenti il sito, e in parte relativi anche alla fase d’uso dell’area. Muovendosi a S si trova un largo taglio di forma quadrangolare che intercetta gli strati argillosi della collina. Il taglio era riempito con successivi strati di tegole, ciottoli, mentre gli strati più superficiali, di colore nerastro erano ricchi in carbone. La funzione originaria di questo profondo e regolare taglio rimane tutt’oggi non chiara: abbiamo ipotizzato che, andando ad intercettare starti argillosi il taglio potesse essere funzionale all’estrazione dell’argilla utilizzata per la costruzione di strutture in pisé, come matrice per malta o comunque per altre funzioni costruttive. L’assenza di livelli di vita, o comunque di una stratigrafia che metta in relazione le installazioni che abbiamo descritto sopra a causa sia delle recenti arature che di fenomeni di erosione significa che gli unici dati cronologici a nostra disposizione sono i riempimenti di queste strutture. I risultati preliminari suggeriscono la fondazione del sito ed il suo maggiore periodo di utilizzo durante il tardo I secolo a.C. e la prima metà del I secolo d.C. La cisterna conteneva materiale databile alla seconda metà del II secolo d.C. Il riempimento del taglio quadrangolare era l’unica area del sito caratterizzata dalla presenza di pochi esemplari di sigillata africana prevalentemente databile alla prima metà del V secolo d.C. e un articolatissimo repertorio di vasellame da mensa ingobbiato di rosso, prodotto a scala regionale, e ceramica da fuoco. Durante la Fase 1 (I secolo a.C.-I secolo d.C.), il sito doveva essere costituito dalla cisterna, dalla superficie di lavoro, dalla vasca circondata da un dolio e un possibile macchinario, nonché un silo. Poteva trattarsi di una produzione a piccola scala di un prodotto liquido che necessitava la mistura con acqua; forse un olio, derivante da nocciole, canapa, o altro vegetale. In epoca tardo antica le installazioni risultano abbandonate e riempite con detriti.
  • AIAC_2559 - Case Nuove - 2015
    La campagna di scavi 2015 è stata condotta per 8 settimane, funzionali anche alla messa in luce delle evidenze murarie ed i piani d’uso lungo il corridoio situato tra l’impianto termale denominato balneum 1 e le cisterne al fine di consentire il consolidamento strutturale e l’inizio dei restauri. Gli obiettivi principali di questa campagna erano: comprendere l’estensione, l’assetto topografico, e le architetture dell’area del grande complesso nel periodo del suo utilizzo tra media e tarda età imperiale (II-IV d.C.), nonché gli eventuali riusi e trasformazioni occorsi nella Tarda Antichità (V-VII d.C.); nell’area della chiesa, definire la presenza di una struttura religiosa antecedente a quella romanica (XII secolo d.C.). Il sito di Santa Marta, fu la sede tra fine I/inizio II secolo e IV secolo d.C. di due impianti termali coevi, la cui presenza si può giustificare ipotizzando che l’insediamento si collocasse lungo un importante asse viario di collegamento tra costa ed interno. La necessità di costruire due impianti, che verosimilmente superavano i 900 m2 di estensione, può avere una duplice spiegazione: la coesistenza di un impianto privato ed uno pubblico oppure due impianti pubblici di cui uno dedicato alle utenze maschili ed uno a quelle femminili. Entrambi i balnea erano dotati di ambienti con aria e acqua calda, tiepida e fredda, nonché di strutture sia di rappresentanza ed accoglienza che di servizio. Probabilmente almeno 160 mq dovevano essere originariamente ricoperti di pavimenti musivi, di cui una parte è sopravvissuta. L’eccezionalità della Santa Marta romana e tardo-antica è avvalorata dallo studio in corso dei materiali di scavo. L’analisi dei resti faunistici ci restituisce un quadro caratterizzato da una comunità locale che tra I e inizio VII secolo d.C. godeva di una alimentazione privilegiata che poteva contare su un massiccio apporto proteico fornito prevalentemente da suini, ma anche da bovini e caprovini. Molto importante, almeno tra I e V secolo d.C., anche l’apporto della selvaggina. Lo studio del materiale ceramico mostra un sito privilegiato: è il solo, nelle campagne interne della Toscana meridionale, ad avere avuto accesso fino al VI e VII secolo d.C. a merci di importazione mediterranea, tra cui vasellame da mensa prodotto in Tunisia, vino ed olio contenuti in anfore ed importati sia dal Mediterraneo orientale che dal sud Italia. Infine, la presenza di anfore vinarie prodotte nell’hinterland di Santa Marta e ben documentate presso il nostro sito mostra l’importanza della viticoltura nell’area sin dall’età romana. Le indagini presso area 5.000, concentratesi all’esterno della chiesa romanica, lungo il suo perimetrale nord, hanno portato all’individuazione, al di sotto degli strati del cantiere della chiesa di XII secolo, di parte di un edificio religioso più antico. Tale chiesa, databile tra VIII e IX secolo d.C., aveva almeno due absidi, non si esclude che potesse essere triabsidata. Di grandissimo interesse la presenza, sul paramento interno dell’abside più piccola, di un rivestimento di intonaco dipinto in rosso, ocra e azzurro. Attorno alla chiesa si sono intercettate le prime sepolture relative ad un cimitero altomedievale, con alcune tombe caratterizzate da struttura privilegiata.

Media

Name
Case Nuove
Year
2010
Summary
it Lo scavo archeologico condotto in località Case Nuove, Cinigiano (GR), è parte del più ampio progetto “The Roman Peasant Project”, sviluppato dalle Università di Pennsylvania, Cambridge e l’Università di Siena.

Si è portata alla luce una vasca ricoperta in cocciopesto e installazioni nelle sue immediate vicinanze: due buche di palo nonché un’ulteriore bacino tagliato nello strato geologico e corredato di ulteriori evidenze negative. Tali elementi hanno fatto pensare alla possibile presenza nei pressi della vasca di un macchinario forse una pressa. A N del bacino si individua un taglio interpretato come alloggio per dolio. Nonostante non vi siano relazioni stratigrafiche a collegare le evidenze circostanti di cui sopra, pensiamo che queste fossero tutte parte di un medesimo processo produttivo.

Presso il bacino si trova un silo foderato in pietre calcaree. In fase con queste strutture è una superficie di lavoro ricoperta in cocciopesto, probabilmente funzionale alla trituratura, macinatura di qualche prodotto agricolo. All’estremità S dello scavo è stata intercettata una cisterna circolare, funzionale alla raccolta di acqua piovana.

Al limite N dell’area scavata è stato individuato un largo taglio ovale, un butto, che conteneva strati interpretati come scarti relativi alla fase costruttiva delle diverse installazioni costituenti il sito, e in parte relativi anche alla fase d’uso dell’area.

Muovendosi a S si trova un largo taglio di forma quadrangolare che intercetta gli strati argillosi della collina. Il taglio era riempito con successivi strati di tegole, ciottoli, mentre gli strati più superficiali, di colore nerastro erano ricchi in carbone. La funzione originaria di questo profondo e regolare taglio rimane tutt’oggi non chiara: abbiamo ipotizzato che, andando ad intercettare starti argillosi il taglio potesse essere funzionale all’estrazione dell’argilla utilizzata per la costruzione di strutture in pisé, come matrice per malta o comunque per altre funzioni costruttive.

L’assenza di livelli di vita, o comunque di una stratigrafia che metta in relazione le installazioni che abbiamo descritto sopra a causa sia delle recenti arature che di fenomeni di erosione significa che gli unici dati cronologici a nostra disposizione sono i riempimenti di queste strutture.
I risultati preliminari suggeriscono la fondazione del sito ed il suo maggiore periodo di utilizzo durante il tardo I secolo a.C. e la prima metà del I secolo d.C.

La cisterna conteneva materiale databile alla seconda metà del II secolo d.C. Il riempimento del taglio quadrangolare era l’unica area del sito caratterizzata dalla presenza di pochi esemplari di sigillata africana prevalentemente databile alla prima metà del V secolo d.C. e un articolatissimo repertorio di vasellame da mensa ingobbiato di rosso, prodotto a scala regionale, e ceramica da fuoco.

Durante la Fase 1 (I secolo a.C.-I secolo d.C.), il sito doveva essere costituito dalla cisterna, dalla superficie di lavoro, dalla vasca circondata da un dolio e un possibile macchinario, nonché un silo. Poteva trattarsi di una produzione a piccola scala di un prodotto liquido che necessitava la mistura con acqua; forse un olio, derivante da nocciole, canapa, o altro vegetale.
In epoca tardo antica le installazioni risultano abbandonate e riempite con detriti.
en The excavations in the locality of Case Nuove, Cinigiano (GR), are part of “The Roman Peasant Project”, developed by the universities of Pennsylvania, Cambridge and Siena.

A tank lined with _opus signinum_ was uncovered next to which were two post holes and a rock-cut tank associated with other negative evidence. These elements suggest the presence of a piece of machinery close to the tank, perhaps a press. North of the rock-cut tank there was a cut interpreted as a _dolium_ housing. Although these features were not linked by stratigraphic relationships it is thought that they were all part of the same production structure.

Next to the rock-cut tank was a silo lined with stones. An _opus signinum_ work surface, probably for the grinding, chopping of an agricultural product, was in phase with the silo. A circular cistern for rain water collection was identified at the southern end of the excavation.

At the northern edge of the excavation area a large oval cut came to light. This contained layers of material interpreted as the waste material resulting from the construction of the diverse structures constituting the site, and in part relating to the occupation of the area.

Further south was a large quadrangular cut which intercepted the clay layers of the hill. It was filled with successive layers of tile and cobbles, whilst the blackish upper levels were rich in charcoal. The original function of this deep and regular cut remains unclear. It is suggested that as it cut into the clay layers it may have been used for extracting the clay used in the pisè constructions, as a matrix for mortar or other construction-related purposes.

The absence of occupation levels, or any stratigraphy placing the above structures into relationship, due to recent ploughing and erosion, meant that the only dating elements were the fills of these features. Preliminary results suggest that the site’s foundation and major period of use occurred between the late 1st century B.C. and the first half of the 1st century A.D.

The cistern contained material datable to the second half of the 2nd century A.D. The fill of the quadrangular cut was the only area of the site characterised by the presence of a few examples of ARS, mainly datable to the first half of the 5th century A.D., and an assemblage of red-slipped tableware, produced regionally, and cooking wares.

During Phase 1 (1st century B.C.-1st century A.D.), the site was probably constituted by the cistern, work surface, tank surrounded by the _dolium_ and possible piece of machinery, as well as the silo. This may represent a small scale production of a liquid product necessitating the use of water; perhaps an oil, deriving from hazelnuts, hemp or another plant.
In the late antique period the structures were in a state of abandonment and filled with detritus.
Director
Stefano Campana
Team
Archaeobotanist - Anna Maria Mercuri
Archaeozoologist - Michael MacKinnon
Fabric analyst (pottery) - Alessandra Pecci
Geoarchaeologist - Antonia Arnoldus Huyzendveld
Numismatist - Alessia Rovelli

Media

Name
Case Nuove
Year
2015
Summary
it La campagna di scavi 2015 è stata condotta per 8 settimane, funzionali anche alla messa in luce delle evidenze murarie ed i piani d’uso lungo il corridoio situato tra l’impianto termale denominato balneum 1 e le cisterne al fine di consentire il consolidamento strutturale e l’inizio dei restauri.

Gli obiettivi principali di questa campagna erano: comprendere l’estensione, l’assetto topografico, e le architetture dell’area del grande complesso nel periodo del suo utilizzo tra media e tarda età imperiale (II-IV d.C.), nonché gli eventuali riusi e trasformazioni occorsi nella Tarda Antichità (V-VII d.C.); nell’area della chiesa, definire la presenza di una struttura religiosa antecedente a quella romanica (XII secolo d.C.).

Il sito di Santa Marta, fu la sede tra fine I/inizio II secolo e IV secolo d.C. di due impianti termali coevi, la cui presenza si può giustificare ipotizzando che l’insediamento si collocasse lungo un importante asse viario di collegamento tra costa ed interno. La necessità di costruire due impianti, che verosimilmente superavano i 900 m2 di estensione, può avere una duplice spiegazione: la coesistenza di un impianto privato ed uno pubblico oppure due impianti pubblici di cui uno dedicato alle utenze maschili ed uno a quelle femminili. Entrambi i balnea erano dotati di ambienti con aria e acqua calda, tiepida e fredda, nonché di strutture sia di rappresentanza ed accoglienza che di servizio. Probabilmente almeno 160 mq dovevano essere originariamente ricoperti di pavimenti musivi, di cui una parte è sopravvissuta.

L’eccezionalità della Santa Marta romana e tardo-antica è avvalorata dallo studio in corso dei materiali di scavo. L’analisi dei resti faunistici ci restituisce un quadro caratterizzato da una comunità locale che tra I e inizio VII secolo d.C. godeva di una alimentazione privilegiata che poteva contare su un massiccio apporto proteico fornito prevalentemente da suini, ma anche da bovini e caprovini. Molto importante, almeno tra I e V secolo d.C., anche l’apporto della selvaggina. Lo studio del materiale ceramico mostra un sito privilegiato: è il solo, nelle campagne interne della Toscana meridionale, ad avere avuto accesso fino al VI e VII secolo d.C. a merci di importazione mediterranea, tra cui vasellame da mensa prodotto in Tunisia, vino ed olio contenuti in anfore ed importati sia dal Mediterraneo orientale che dal sud Italia. Infine, la presenza di anfore vinarie prodotte nell’hinterland di Santa Marta e ben documentate presso il nostro sito mostra l’importanza della viticoltura nell’area sin dall’età romana.

Le indagini presso area 5.000, concentratesi all’esterno della chiesa romanica, lungo il suo perimetrale nord, hanno portato all’individuazione, al di sotto degli strati del cantiere della chiesa di XII secolo, di parte di un edificio religioso più antico. Tale chiesa, databile tra VIII e IX secolo d.C., aveva almeno due absidi, non si esclude che potesse essere triabsidata. Di grandissimo interesse la presenza, sul paramento interno dell’abside più piccola, di un rivestimento di intonaco dipinto in rosso, ocra e azzurro. Attorno alla chiesa si sono intercettate le prime sepolture relative ad un cimitero altomedievale, con alcune tombe caratterizzate da struttura privilegiata.
en This season’s excavations concentrated on exposing the walls and floors along the corridor between the bath complex, denominated _balneum_ 1, and the cisterns with the aim of consolidating the structures and beginning restoration work.
The main objectives of this campaign were to understand the extension, topographical layout, and architecture of the great complex during the period of its use between the mid and late imperial period (2nd – 4th centuries A.D.), as well as eventual reuse and transformations that took place during the late antique period (5th – 7th centuries A.D.). In the church area, the aim was to uncover evidence of a church pre-dating the Romanesque structure (12th century).

Between the late 1st/early 2nd century and the 4th century A.D., there were two coeval bath complexes on the site of Santa Marta, whose presence can be justified by suggesting that the settlement was situated along an important route between the coast and inland. The need to build two complexes, which probably covered over 900 m2, could have a twofold explanation: the co-existence of private baths alongside the public structure or two public baths, one for men and the other for women. Both _balnea_ had rooms with hot air and hot, warm, and cold water, in addition to reception and service rooms. An area of at least 160 m2 was probably covered by mosaic floors, of which a part survives.

The exceptional nature of Roman and late a ntique Santa Marta was confirmed by the finds study. The faunal analyses revealed a local community that between the 1st and early 7th centuries A.D. had a privileged diet with large amounts of protein provided by pigs, cattle and sheep/goat. The use of game was also substantial, at least between the 1st and 5th centuries. The pottery shows this to have been a privileged site: the only one in inland rural southern Tuscany that had access to Mediterranean imports until the 6th and 7th centuries. These included tablewares made in Tunisia, wine and oil in amphorae from the Eastern Mediterranean and southern Italy. Lastly, the presence of wine amphorae produced in the hinterland of Santa Marta and well-documented on this site attests the importance of viticulture in the area even in the Roman period.

The excavations in area 5000 concentrated on the exterior of the Romanesque church, along its northern perimeter revealing, below the layers relating to the construction of the 12th century church, part of an earlier religious building. This church, datable to between the 8th and 10th centuries A.D., had at least two apses, possibly even three. Interestingly, the interior of the smaller apse was faced with red, ochre, and blue painted plaster. The first burials belonging to an early medieval cemetery were intercepted around the church. Some of the tombs were in privileged positions.
Funding Body
Fondazione Bertarelli

Media

Location

Location
Case Nuove
Easting
11.3465
Northing
42.890436