- Item
- AIAC_3583
- Name
- San Calocero al Monte
- Date Range
- 1 – 1700
Seasons
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AIAC_3583 - San Calocero al Monte - 2014Il complesso di San Calocero rappresenta uno dei siti più significativi nell'Italia Nord-occidentale per quanto riguarda l'archeologia tardo-antica e paleocristiana. Le indagini sono state iniziate negli anni '30 del XX secolo ad opera di Nino Lamboglia che, proprio in questo sito, ha condotto le prime esperienze di archeologia stratigrafica applicate ad un contesto post-classico. Successivamente tra anni '80 e '90 del Novecento il sito è stato oggetto di una articolata serie di campagne archeologiche della Soprintendenza Archeologica della Liguria sotto la direzione della dott. Giuseppina Spadea per la Soprintendenza e del prof. Philippe Pergola, direttore degli scavi sul campo. A livello strutturale è stato messo in luce un grande muro di contenimento "a riseghe decrescenti" che, secondo gli ultimi studi, può essere datato al III sec. d.C. Al V secolo, invece, va ascritto un setto murario in cui si aprono cinque arcate, in parte ricostruite dai restauri degli anni Ottanta; tali strutture rimangono ancora di incerta definizione. Tra fine del V secolo e primi del VI si impianta una grande basilica a tre navate, che sfrutta anche le precedenti murature. Si tratta dell'unica chiesa martiriale ligure perchè custodisce le spoglie del martire locale Calocero (in realtà un alto funzionario imperiale bresciano in stanza ad Albenga), probabilmente caduto durante le persecuzioni dioclezianee. La chiesa risulta dotata di significativi apparati liturgici di ambito bizantino, con confronti diretti in San Clemente a Roma, mentre un ultimo rinnovamento di tali elementi si ha nel corso dell'VIII secolo, con prestigiosi prodotti di ambito longobardo, tra cui anche la nota epigrafe dell'abbas Marinaces, che sembra collocare il complesso ecclesiastico sotto l'egida dei Benedettini. Meno chiare le vicende del polo religioso nel corso dell'altomedioevo, quando le reliquie santorali vengono in toto o in parte spostate presso il monastero di Civate, in Lombardia (IX secolo). A partire dal XIII secolo si ha un rilancio della sede di culto, che culmina con l'installazione di un importante monastero femminile alla fine del Trecento, che verrà definitivamente abbandonato nel 1593. La campagna di scavo del 2014 doveva iniziare a rispondere ad alcuni interrogativi rimasti irrisolti per l'inaspettata interruzione degli scavi degli anni Ottanta. Le ricerche sono state pertanto incentrate su due sondaggi mirati: uno posizionato di fronte alla facciata della chiesa tardo antica e l'altro collocato sulla balza superiore del convento, nel tentativo di indagare cosa ci fosse attorno al polo religioso. I dati più significativi sono provenuti dal sondaggio di fronte alla facciata. In particolare sono stare trovate una serie di sepolture, fortemente disturbate, a cassa o alla cappuccina, che possono essere datate tra V-VI secolo, quindi in aderenza con la cronologia della fondazione della basilica a tre navate. Ad una fase successiva si ascrive una interessante sepoltura di un soggetto femminile di 13-14 anni deposto prono (con la faccia a terra), indice probabilmente di un tentativo della comunità di proteggersi da una figura che, per qualche motivo, veniva ritenuta inquietante e preoccupante. Per questa tomba sono in corso le analisi al C14. Purtroppo non sono state rinvenute le stratigrafie altomedievali, perchè un pavimento ad acciottolato, probabilmente steso nel corso del XIV secolo, ha comportato lo spianamento dell'area e la conseguente asportazione di molto terreno. In questo settore lo scavo dovrà proseguire, in quanto sotto le tombe più antiche si intravvedono già sottili muri che sembrano connessi a novanta gradi, sicuramente di una fase ancora precedente (imperiale?). Il sondaggio superiore ha invece evidenziato le interessanti tracce della cava tardo medievale che, a partire dal tardo Trecento, è servita per costruire il monastero femminile o per una sua ristrutturazione di poco successiva. Un ulteriore piccolo sondaggio sulla balza superiore appare invece ancora in corso di svolgimento e verrà terminato nel 2015, quando si dovrebbe aprire anche un sondaggio interno alla navata principale, sperando che lì si sia conservata la stratigrafia altomedievale.
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AIAC_3583 - San Calocero al Monte - 2015Il complesso di San Calocero rappresenta uno dei siti più significativi nell'Italia Nord-occidentale per quanto riguarda l'archeologia tardo-antica e paleocristiana. Le indagini sono state iniziate negli anni '30 del XX secolo ad opera di Nino Lamboglia che, proprio in questo sito, ha condotto le prime esperienze di archeologia stratigrafica. Successivamente tra anni '80 e '90 del Novecento il sito è stato oggetto di una articolata serie di campagne archeologiche della Soprintendenza Archeologica della Liguria, sotto la direzione della dott. Giuseppina Spadea per la Soprintendenza e del prof. Philippe Pergola, direttore degli scavi sul campo. Obbiettivo della campagna del 2015 era quello di continuare con lo scavo dell'area in facciata (Saggio VI b), e di aprire una nuova area di scavo che - seppure di modeste dimensioni - andava ad indagare un punto della navata centrale (Saggio X). SAGGIO IV b: Al limite occidentale del sondaggio è venuta alla luce una struttura in muratura a vasca rettangolare, interpretabile come sede di una cremazione diretta (bustum) di epoca tardo imperiale. Per quanto l'analisi puntuale dei corredi sia appena iniziata, la cronologia sembra potersi porre tra metà III e primi del IV secolo. Ad un periodo successivo, ascrivibile al tardoantico (all'incirca entro il VI secolo), vanno invece poste una serie di sepolture posizionate in un contesto di previlegio come quello frontale all'ingresso della chiesa funeraria. Complessivamente, si può affermare che il ritrovamento del bustum tardo imperiale sembra delineare come l'area in epoca antica fosse già destinata ad un uso necropolare. SAGGIO X: I dati più significativi provengono da un contesto di scavo che sembrerebbe ancora tardo imperiale. In particolare è stata messa in luce una superstite porzione di acciottolato che presenta quote assolute compatibili sia con la rasatura del recinto (probabilmente un monumento funerario) tardo-romano, su cui si fonda la chiesa paleocristiana, sia con quella di un foro di evacuazione praticato sul muro stesso, evidenziando come dovesse esserci un sistema di drenaggio dell'acqua appena sottopavimentale. Ad ambito tardo-antico va invece ricondotto ciò che resta di una struttura muraria rettangolare, che si apre a ridosso del limite settentrionale del saggio e che risulta già quasi completamente asportata dal Lamboglia nel 1938. Benchè permangano ancora dubbi interpretativi per questa struttura, va notato come essa, stratigraficamente, si ponga in una fase intermedia tra l'acciottolato tardo-romano e la fondazione della chiesa di VI secolo. L'allineamento di tale muretto risulta perfettamente rispondente a quello del bustum tardo-romano, mentre la chiesa di VI sembra non seguire esattamente la stessa disposizione. Ciò sembrerebbe deporre per una datazione piuttosto precoce della struttura, forse nell'ambito del IV secolo. Ad un periodo ancora successivo, per ora di difficile datazione (tardo-antico/altomedieovo?), si è posta in luce anche una sepoltura a struttura che appariva totalmente e accuratamente svuotata dai resti scheletrici. Anche l'interpretazione di questo manufatto andrà meglio precisata con la prosecuzione dell'intervento e la messa in fase delle varie sepolture. Infine ad una cronologia compresa tra il IX e il XIV secolo va ricondotta una sepoltura che presenta tratti di marcata anomalia, in quanto le ossa appaiono totalmente bruciate in un ambito lontano dalla sepoltura. La salma successivamente al rogo venne tumulata in una fossa e coperta da molto pietrame.
Media
- Name
- San Calocero al Monte
- Year
- 2014
- Summary
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it
Il complesso di San Calocero rappresenta uno dei siti più significativi nell'Italia Nord-occidentale per quanto riguarda l'archeologia tardo-antica e paleocristiana. Le indagini sono state iniziate negli anni '30 del XX secolo ad opera di Nino Lamboglia che, proprio in questo sito, ha condotto le prime esperienze di archeologia stratigrafica applicate ad un contesto post-classico. Successivamente tra anni '80 e '90 del Novecento il sito è stato oggetto di una articolata serie di campagne archeologiche della Soprintendenza Archeologica della Liguria sotto la direzione della dott. Giuseppina Spadea per la Soprintendenza e del prof. Philippe Pergola, direttore degli scavi sul campo.
A livello strutturale è stato messo in luce un grande muro di contenimento "a riseghe decrescenti" che, secondo gli ultimi studi, può essere datato al III sec. d.C. Al V secolo, invece, va ascritto un setto murario in cui si aprono cinque arcate, in parte ricostruite dai restauri degli anni Ottanta; tali strutture rimangono ancora di incerta definizione.
Tra fine del V secolo e primi del VI si impianta una grande basilica a tre navate, che sfrutta anche le precedenti murature. Si tratta dell'unica chiesa martiriale ligure perchè custodisce le spoglie del martire locale Calocero (in realtà un alto funzionario imperiale bresciano in stanza ad Albenga), probabilmente caduto durante le persecuzioni dioclezianee. La chiesa risulta dotata di significativi apparati liturgici di ambito bizantino, con confronti diretti in San Clemente a Roma, mentre un ultimo rinnovamento di tali elementi si ha nel corso dell'VIII secolo, con prestigiosi prodotti di ambito longobardo, tra cui anche la nota epigrafe dell'abbas Marinaces, che sembra collocare il complesso ecclesiastico sotto l'egida dei Benedettini. Meno chiare le vicende del polo religioso nel corso dell'altomedioevo, quando le reliquie santorali vengono in toto o in parte spostate presso il monastero di Civate, in Lombardia (IX secolo). A partire dal XIII secolo si ha un rilancio della sede di culto, che culmina con l'installazione di un importante monastero femminile alla fine del Trecento, che verrà definitivamente abbandonato nel 1593.
La campagna di scavo del 2014 doveva iniziare a rispondere ad alcuni interrogativi rimasti irrisolti per l'inaspettata interruzione degli scavi degli anni Ottanta. Le ricerche sono state pertanto incentrate su due sondaggi mirati: uno posizionato di fronte alla facciata della chiesa tardo antica e l'altro collocato sulla balza superiore del convento, nel tentativo di indagare cosa ci fosse attorno al polo religioso.
I dati più significativi sono provenuti dal sondaggio di fronte alla facciata. In particolare sono stare trovate una serie di sepolture, fortemente disturbate, a cassa o alla cappuccina, che possono essere datate tra V-VI secolo, quindi in aderenza con la cronologia della fondazione della basilica a tre navate. Ad una fase successiva si ascrive una interessante sepoltura di un soggetto femminile di 13-14 anni deposto prono (con la faccia a terra), indice probabilmente di un tentativo della comunità di proteggersi da una figura che, per qualche motivo, veniva ritenuta inquietante e preoccupante. Per questa tomba sono in corso le analisi al C14.
Purtroppo non sono state rinvenute le stratigrafie altomedievali, perchè un pavimento ad acciottolato, probabilmente steso nel corso del XIV secolo, ha comportato lo spianamento dell'area e la conseguente asportazione di molto terreno. In questo settore lo scavo dovrà proseguire, in quanto sotto le tombe più antiche si intravvedono già sottili muri che sembrano connessi a novanta gradi, sicuramente di una fase ancora precedente (imperiale?).
Il sondaggio superiore ha invece evidenziato le interessanti tracce della cava tardo medievale che, a partire dal tardo Trecento, è servita per costruire il monastero femminile o per una sua ristrutturazione di poco successiva. Un ulteriore piccolo sondaggio sulla balza superiore appare invece ancora in corso di svolgimento e verrà terminato nel 2015, quando si dovrebbe aprire anche un sondaggio interno alla navata principale, sperando che lì si sia conservata la stratigrafia altomedievale. -
en
The complex of San Calocero is one of the most important late antique and Early Christian sites in north-western Italy. Nino Lamboglia began investigations here in the 1930s, and his were the first stratigraphic excavations to be carried out on a post-Classical context. Later, in the 1980s and 90s, the site was the object of a series of campaigns undertaken by the Archaeological Superintendency of Liguria, directed by Dr. Giuseppina Spadea, with Prof. Philippe Pergola directing in the field.
A large containing wall with “decreasing offsets” was uncovered, which recent studies date to the 3rd century B.C. A wall in which five arches open, partially reconstructed in the 1980s, dates to the 5th century. The interpretation of these structures remains uncertain.
Between the end of the 5th and the early 6th centuries A.D., a large basilica with three aisles was built reusing earlier walls. This is the only martyrs’ church in Liguria as it houses the remains of local martyr Calocero (in actual fact an imperial functionary from Brescia who was posted to Albenga), who probably fell during Diocletian’s persecutions. The church had significant liturgical furnishings of Byzantine type, with direct parallels at San Clemente in Rome, while the latest renewal of these elements took place in the 8th century, with prestigious Lombard elements, including the known inscription of abbas Marinaces, which seems to place the ecclesiastical complex under the aegis of the Benedictine order. The events surrounding the monastery in the early middle ages are less clear, when the saint’s relics were wholly or partly moved to the monastery at Civitate in Lombardy (9th century). The fortunes of the cult site revived in the 13th century culminating in the establishment of an important convent at the end of the 14th century, later definitively abandoned in 1593.
The 2014 excavations, aimed at answering a number of questions that were left unresolved by the unexpected interruption of the investigation in the 1980s. Work thus concentrated on two _sondages_: one placed in front of the façade of the late antique church and the other on the upper terrace of the convent, in the attempt to understand what lay around the religious complex.
However, the early medieval stratigraphy was not intercepted because a cobblestone floor, probably put down in the 14th century, had caused the area to be levelled with the consequent removal of a large amount of terrain. The excavation will continue in this sector as narrow walls, which appear joined at 90°, and certainly relate to an earlier phase (imperial?) were seen below the earliest tombs.
The upper _sondage_ revealed evidence of interesting traces of the late medieval quarry which, from the late 1300s, was used in the construction of the convent or for its restructuring not long afterwards. Another small _sondage_ on the upper terrace remains to be completed in 2015, when a _sondage_ should also be opened in the main nave, in the hope that the early medieval stratigraphy is preserved there.
Media
- Name
- San Calocero al Monte
- Year
- 2015
- Summary
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it
Il complesso di San Calocero rappresenta uno dei siti più significativi nell'Italia Nord-occidentale per quanto riguarda l'archeologia tardo-antica e paleocristiana. Le indagini sono state iniziate negli anni '30 del XX secolo ad opera di Nino Lamboglia che, proprio in questo sito, ha condotto le prime esperienze di archeologia stratigrafica. Successivamente tra anni '80 e '90 del Novecento il sito è stato oggetto di una articolata serie di campagne archeologiche della Soprintendenza Archeologica della Liguria, sotto la direzione della dott. Giuseppina Spadea per la Soprintendenza e del prof. Philippe Pergola, direttore degli scavi sul campo.
Obbiettivo della campagna del 2015 era quello di continuare con lo scavo dell'area in facciata (Saggio VI b), e di aprire una nuova area di scavo che - seppure di modeste dimensioni - andava ad indagare un punto della navata centrale (Saggio X).
SAGGIO IV b:
Al limite occidentale del sondaggio è venuta alla luce una struttura in muratura a vasca rettangolare, interpretabile come sede di una cremazione diretta (bustum) di epoca tardo imperiale.
Per quanto l'analisi puntuale dei corredi sia appena iniziata, la cronologia sembra potersi porre tra metà III e primi del IV secolo.
Ad un periodo successivo, ascrivibile al tardoantico (all'incirca entro il VI secolo), vanno invece poste una serie di sepolture posizionate in un contesto di previlegio come quello frontale all'ingresso della chiesa funeraria.
Complessivamente, si può affermare che il ritrovamento del bustum tardo imperiale sembra delineare come l'area in epoca antica fosse già destinata ad un uso necropolare.
SAGGIO X:
I dati più significativi provengono da un contesto di scavo che sembrerebbe ancora tardo imperiale. In particolare è stata messa in luce una superstite porzione di acciottolato che presenta quote assolute compatibili sia con la rasatura del recinto (probabilmente un monumento funerario) tardo-romano, su cui si fonda la chiesa paleocristiana, sia con quella di un foro di evacuazione praticato sul muro stesso, evidenziando come dovesse esserci un sistema di drenaggio dell'acqua appena sottopavimentale.
Ad ambito tardo-antico va invece ricondotto ciò che resta di una struttura muraria rettangolare, che si apre a ridosso del limite settentrionale del saggio e che risulta già quasi completamente asportata dal Lamboglia nel 1938. Benchè permangano ancora dubbi interpretativi per questa struttura, va notato come essa, stratigraficamente, si ponga in una fase intermedia tra l'acciottolato tardo-romano e la fondazione della chiesa di VI secolo.
L'allineamento di tale muretto risulta perfettamente rispondente a quello del bustum tardo-romano, mentre la chiesa di VI sembra non seguire esattamente la stessa disposizione. Ciò sembrerebbe deporre per una datazione piuttosto precoce della struttura, forse nell'ambito del IV secolo.
Ad un periodo ancora successivo, per ora di difficile datazione (tardo-antico/altomedieovo?), si è posta in luce anche una sepoltura a struttura che appariva totalmente e accuratamente svuotata dai resti scheletrici. Anche l'interpretazione di questo manufatto andrà meglio precisata con la prosecuzione dell'intervento e la messa in fase delle varie sepolture.
Infine ad una cronologia compresa tra il IX e il XIV secolo va ricondotta una sepoltura che presenta tratti di marcata anomalia, in quanto le ossa appaiono totalmente bruciate in un ambito lontano dalla sepoltura. La salma successivamente al rogo venne tumulata in una fossa e coperta da molto pietrame. -
en
The complex of San Calocero is one of the most significant late antique and Early Christian sites in north-western Italy. Nino Lamboglia began the first excavations here in the 1930s, and gained his first experience of stratigraphic archaeology on this site. Between the 1980s and 1990s, the Archaeological Superintendency of Liguria, carried out a series of excavation campaigns directed by Dr. G. Spadea and Prof. P. Pergola.
The aim of the 2015 campaign was to continue excavating the facade area (Trench VI b), and to open a new area, which – although small – served to investigate a sector of the central nave (Trench X).
Trench IV b:
A masonry-built vat-shaped structure was uncovered on the west side of the _sondage_, interpretable as the site of a cremation (_bustum_) of late imperial date.
A preliminary study of the grave goods suggests a date between the mid 3rd century and the early 4th century.
Subsequently, in the late antique period (c. within the 6th century), a series of burials were placed in a privileged position facing the entrance to the funerary church.
The discovery of the late imperial _bustum_ appears to indicate that the area was already used as a cemetery in antiquity.
Trench X
The most important evidence comes from a context that also seems to be late imperial. In particular the surviving portion of a cobblestone surface was exposed at a level compatible both with the razing of the late-Roman enclosure (probably a funerary monument), on which the Early Christian church was built, and with that of a drainage hole made in the wall itself, showing that there must have been a drainage system just below floor level.
What remained of a walled rectangular structure opening up against the northern edge of the trench and almost completely removed by Lamboglia in 1938 can be dated to the late antique period. Although doubts about the function of this structure remain, it should be noted that stratigraphically it lies in an intermediate phase between the late Roman cobble surface and the foundations of the 6th century church.
This structure was on the same alignment as the late Roman _bustum_, while the 6th century church seemed to have a different orientation. This would suggest a rather early date for the structure, perhaps within the 4th century.
Another tomb structure was uncovered that had been completely and carefully emptied of skeletal remains. It was from a later period which is difficult to date for the moment (late antique/early medieval?). Further excavation and the phasing of the various burials will provide a more precise interpretation of this structure.
Lastly, a burial dating to between the 9th and 14th centuries presented marked anomalies: the bones appeared to have been completely burnt at another site. The remains were then buried in a grave covered by a heap of stones.
Media
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Spadea et al. 2010G. Spadea, P. Pergola, S. Roascio, 2010, Albenga. Un antico spazio cristiano. Chiesa e monastero di San Calocero al Monte: un complesso archeologico dal I d.C. al XVI secolo”, Genova.
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Pergola et al. c.s.PERGOLA, PH., ROASCIO, S., DELLÙ, E,. Esorcizzare la paura della morte in età medievale. Una sepoltura prona da San Calocero di Albenga (SV), in V., Nizzo L., La Rocca (Ed.), Archeologia e Antropologia della morte. III incontro di studi di Antropologia e Archeologia a confronto (Roma, 20-22 maggio 2015). Roma, in c.d.s.
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Pergola et al. 2015PERGOLA, P., SPADEA G., ROASCIO, S., DELLU, E., CASTIGLIA, G., SVEVO, G. VALENTE, R., (2015). Il complesso di San Calocero ad Albenga alla luce dei nuovi dati (campagna di scavo in concessione al Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana del 2014). Rivista di Archeologia Cristiana, (90): 323-379.